partitoradicale.it, 7 agosto 2019
Dal 15 al 18 agosto visite del Partito Radicale insieme all'Unione Camere Penali, parlamentari, Garanti dei detenuti, militanti nelle carceri di tutta Italia. Da giovedì 15 agosto a domenica 18 agosto, in tutta Italia, su iniziativa del Partito radicale con l'Unione delle Camere Penali Italiane, si terrà la terza edizione del "Ferragosto in carcere", una massiccia visita ispettiva nei 190 istituti di pena sul territorio nazionale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 agosto 2019
L'ex Acna, in Val Bormida, fu protagonista di un grande disastro ambientale. Il mese scorso è tornato in auge, con il beneplacito di comuni piemontesi, la proposta di costruire un nuovo carcere nelle aree ex Acna. Si tratta in realtà di una proposta già esposta due anni fa - poi ripresa nel mese scorso - dall'ex sindaco di Cengio (Savona) Sergio Marenco.
Tutto è dovuto dalla chiusura, nel 2016, del carcere di Savona creando diverse difficoltà per lo smistamento dei carcerati obbligando il trasferimento nelle Case circondariali di Marassi a Genova, Sanremo- Imperia o in Toscana. Il progetto - ancora non presentato - sarebbe sul modello della casa circondariale di Bolzano.
Francesco Dotta, il primo cittadino di Cengio, si dice convinto per la candidatura della sua amministrazione per la realizzazione del carcere. Ma è una buona idea? Per alcune associazioni ambientaliste, compresa Antigone che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, l'idea è pessima. Perché? Parliamo di terre fortemente inquinate, dove la bonifica non è tuttora completata, frutto di un disastro ambientale, forse uno dei più terribili che ha coinvolto l'Europa.
A fine novembre 2016, un periodo di piogge intense è culminato con una grande piena dei corsi d'acqua del Piemonte meridionale. In alcuni fiumi la piena ha assunto carattere di vera e propria alluvione, testimoniata anche dall'emergenza in termini di protezione civile che ha caratterizzato quei giorni. Gli abitanti del posto hanno testimoniato la presenza di un odore acre, a tratti nauseabondo.
L'alluvione è stata così dirompente che interi tratti di fascia ripariale sono rimasti stravolti e persino distrutti, con abbattimenti di alberi anche di grosse dimensioni. Inoltre, i sedimenti fluviali sono stati depositati nell'ampia fascia pianeggiante ai lati del fiume e grazie alla colorazione diversa del suolo dei terreni agricoli sono rimasti chiaramente visibili anche per diversi mesi dall'evento alluvionale.
Da più parti sono state fatte segnalazioni di odori caratteristici dei sedimenti tipicamente associati alla pluridecennale vicenda dell'ex-Acna. In quell'anno, quindi, è ritornato a galla la memoria storica del grande disastro ambientale. Il 23 luglio di più di 30 anni fa una grande nube tossica si sollevò dallo stabilimento Acna di Cengio: in poche ore raggiunse numerosi comuni sul confine tra Liguria e Piemonte, causando intossicazioni e forti preoccupazioni tra la popolazione.
La fuoriuscita di gas tossici era solo l'ultima di una lunga serie di incidenti e danni ambientali causati dall'Acna, contro la quale si battevano da tempo i comuni della val Bormida, valle che dall'entroterra di Savona si estende fino al Basso Piemonte lungo il corso del fiume Bormida. La vicenda dell'Acna e dei decenni che furono necessari per riuscire a chiuderla è esemplare nella storia dell'ambientalismo in Italia: l'incidente del 1988 contribuì alla fine dello stabilimento nel 1999, mentre i danni ambientali per la val Bormida e i suoi comuni sono evidenti ancora oggi.
L'Acna nasce a Cengio nel 1882, col nome di Dinamitificio Barnieri e cresce nei primi anni del novecento. E fin da subito colora di ruggine il fiume Bormida. Nel 1912 produce 750 tonnellate di dinamite, buona parte delle quali scaricate sulla popolazione libica nella omonima campagna coloniale. E alla grande espansione corrisponde la grande carneficina, la Prima guerra mondiale. È all'Acna di Cengio che si fabbricano acido nitrico, fenolo, tritolo, acido pricrico, balistite.
Poi, nel dopoguerra, coloranti e intermedi. Nel 1916 dall'impianto di acido picrico si scaricano nel fiume cinquanta metri cubi al giorno di acque di lavorazione. L'inquinamento si distende per settanta chilometri a valle della fabbrica. La certezza dell'inquinamento causato dalla produzione Acna emerge fin dal 1950. Ma è dai primi del novecento che il cancro alla vescica è considerata malattia professionale per chi lavora i derivati dell'anilina.
Nel libro "Un giorno di fuoco", del 1963, lo scrittore Beppe Fenoglio descriverà così il fiume che raccoglieva gli scarti dell'industria: "Hai mai visto Bormida? Ha l'acqua color del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d'erba. Un'acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna".
Nel 1925 l'Italgas rileva l'impianto per renderlo una fabbrica di coloranti, nel 1929 il regime fascista rende lo stabilimento uno dei centri dell'immensa Acna (Aziende Chimiche Nazionali Associate), ma nonostante l'intervento del Governo il progetto è un fallimento e nel 1931 l'Acna viene svenduta alla Montecatini. L'Acna mantiene lo stesso acronimo, ma diventa "Società anonima colori nazionali affini" e poi "Aziende Colori Nazionali e Affini".
A parte la parentesi della Seconda Guerra Mondiale, che vede l'Acna tornare alla produzione bellica, il centro di Cengio diventa un importante polo chimico dell'Italia repubblicana, con una storia che nei decenni successivi vede contrapposte da un lato le proteste degli abitanti della valle per i livelli insostenibili di inquinamento e dall'altra un fronte compatto di politica, industria e sindacati, più attenti alla tutela dei posti di lavoro.
Nel 1938 l'Acna viene citata in giudizio dagli agricoltori della Valle del Bormida, tuttavia nel 1959 il Servizio idrografico di Genova ha stabilito che le acque sia pure inquinate non provocavano danni all'attività agricola e nel 1962 il processo si conclude dando torto ai contadini e condannandoli al pagamento delle spese processuali.
Alla fine degli anni 60 l'acquedotto di Strevi viene chiuso, le sue acque si tingevano di colore diverso ogni giorno, nel 1970 il sindaco di Aqui Terme sporge una denuncia contro ignoti per l'avvelenamento delle acque per il consumo umano. Nel 1974 viene iniziata un'azione penale contro 4 dirigenti dell'Acna, ma verranno assolti 4 anni dopo.
Con la promulgazione della Legge Merli "norme e tutela delle acque dall'inquinamento" del 1976, spuntò fuori la denuncia che l'Acna avrebbe iniziato a disfarsi dei rifiuti di nascosto e ad alterare le concentrazioni. La legge 426/ 98 "Nuovi interventi in campo ambientale" ha inserito il sito dell'Acna dei Siti di Interesse Nazionale (Sin), portando alla chiusura definitiva della fabbrica nel 1999, dopo più di 100 anni di attività.
Nel 2000 la Commissione Parlamentare d'inchiesta sui rifiuti ha accertato che una quantità di rifiuti dell'Acna pari a 800 mila tonnellate è stata smaltita illegalmente nella discarica di Pianura, nella periferia di Napoli. Si è avviata una bonifica che nell'ottobre del 2010 viene data per terminata dall'allora ministra Stefania Prestigiacomo, dal governatore della regione e dall'ex numero uno della Protezione civile Guido Bertolaso.
Ma non è così. La conferma è arrivata direttamente dal sito di Eni-Syndial (società proprietaria dell'area dell'Acna), dove, nell'elenco dei principali interventi di bonifica in corso, si trova anche quello di Cengio, con la dicitura: "Completamento della bonifica del sito, mediante capping della zona A1".
Il sito di Syndial indica anche quali sono i tempi per portare a termine gli interventi e li fissa all'inizio del 2020, ossia a dieci anni dall'annuncio di fine bonifica da parte di Stato e Regioni. Syndial chiarisce inoltre quanto è costata finora quella che l'allora ministro dell'Ambiente Willer Bordon nel 2000 definì "La madre di tutte le bonifiche". Al 30 settembre del 2018 il costo dell'operazione era di 330 milioni di euro e Syndial stima di spenderne altri 5 per terminare i lavori. Più del doppio dei 300 miliardi di lire previsti vent'anni fa. Resta il fatto che c'è una discarica dove sono radunati i rifiuti industriali dell'impianto e c'è chi vorrebbe costruirci vicino un nuovo carcere.
di Carlo Bellotto
Il Mattino di Padova, 7 agosto 2019
Azione legale della Cgil, ministero condannato a pagare. Avviate altre venti cause gemelle dopo il passaparola. Ha lavorato come magazziniere in carcere ma non è stato pagato il giusto. Così lui, detenuto napoletano quarantenne che sta scontando la pena al Due Palazzi, ha fatto causa al ministero della Giustizia e, assistito dall'avvocato Marta Capuzzo dello studio legale Moro si è visto riconoscere 2 mila euro di differenze retributive tra quanto ricevuto e quanto di spettanza, detratta la somma di mantenimento in carcere. L'azione legale è stata promossa dalla Cgil Funzione Pubblica di Padova con ricorso per decreto ingiuntivo.
"Altre tre cause simili sono in discussione a settembre e stiamo partendo con un'altra ventina che riguardano tutti detenuti del carcere padovano" assicura l'avvocato Capuzzo. Infatti c'è stato un passaparola tra i detenuti e parecchi vogliono provare a racimolare qualcosa. La sentenza è del giudice del Lavoro Mauro Dallacasa che ha condannato il ministero della Giustizia a pagare in favore di un lavoratore i 2 mila euro di differenze retributive in relazione all'attività lavorativa svolta durante la permanenza in carcere.
Il detenuto napoletano, dietro le sbarre da parecchi anni, fa il magazziniere a rotazione, assieme ad altri detenuti. Un lavoro di manodopera per mandare aventi la struttura penitenziaria. Si riceve la merce, la si porta nei magazzini, un'occupazione identica a quella che farebbe un magazziniere esterno al Due Palazzi. Ma ecco cosa dice la legge. Lo stipendio che il ministero deve corrispondere ai detenuti in base alle ore lavorate non può scendere sotto ai due terzi di quanto prevede il contratto nazionale di categoria.
Inoltre e questo è stato determinante nella decisione di questa causa di lavoro, la paga prevista dal ministero non è stata aggiornata dal lontano 1993 e quindi da 26 anni. Secondo l'ordinamento penitenziario la Commissione ministeriale istituita per aggiornare periodicamente il trattamento economico dei detenuti teoricamente avrebbe dovuto riunirsi ogni 6 mesi per adeguare i salari dei detenuti. Infatti il conguaglio della retribuzione dovuta al detenuto campano era di circa 4 mila euro per circa 4 anni di lavoro, seppur a turnazione. Ma come detto è stata detratta la quota, non certo indifferente, di mantenimento dietro le sbarre. Il ministero aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo formulando varie eccezioni preliminari, tutte respinte.
"I lavoratori" dichiarano Sergio Palma, della segreteria confederale della Cgil di Padova, Alessandra Stivali e Roberta Pistorello, della segreteria provinciale della Fp Cgil di Padova "sono tali a prescindere dallo status giuridico del momento e come tali hanno diritto alla giusta retribuzione, a non essere sfruttati, a vedere rispettati i propri diritti. Vale la pena ricordarlo in un tempo in cui ci sono ministri che invocano i lavori forzati, che sarebbero contrari ai principi fondamentali della nostra Costituzione, invece di adoperarsi per evitare che i crimini si compiano e che nessuna vendetta potrà risarcire".
di Gaetano Trigilio
ondatv.tv, 7 agosto 2019
Il Garante dei detenuti per la Regione Abruzzo Professor Gianmarco Cifaldi ha visitato la Casa di Reclusione di Via Lamaccio a Sulmona. Il professor Cifaldi è stato eletto "Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale". il 23 luglio scorso dal Consiglio Regionale d'Abruzzo. Come prima visita alle 8 strutture penitenziarie dell'Abruzzo ha voluto visitare la Casa di Reclusione di Sulmona in quanto istituto complesso.
Ma quali sono i compiti del Garante? Quali i poteri nei confronti dell'Amministrazione? Vigilare che ci sia il rispetto dei diritti della persona sia pure nel rispetto della certezza della pena questi in sintesi il compito del garante, come ha osservato Cifaldi al nostro microfono. Compito impegnativo quello del Garante, come dicevamo 8 sono gli istituti di pena in Abruzzo, ed una popolazione detenuta di oltre 2.000 unità contro una capienza regolamentare di 1.645 posti; notevole dunque il sovraffollamento. Dobbiamo dire che per svariati motivi, sia politici che di leggi regionali, in Abruzzo la figura del Garante dei detenuti è stata assente per oltre 10 anni. L'Abruzzo è stata una delle poche regioni inadempienti, rispetto alla legge nazionale che ha istituito la figura del Garante.
Oggi il garante c'è ed è ben qualificato. Il Professor Gianmarco Cifaldi è sociologo, criminologo, professore aggregato presso l'Università D'Annunzio di Chieti - Pescara ma ha già insegnato all'Università dell'Aquila, Bari e Napoli, ha tenuto conferenze in molti paesi, tra cui Cina e Russia. Molte sono le sue pubblicazioni scientifiche, gran parte delle quali relative proprio all'universo carcerario.
Come dicevamo Cifaldi ha voluto visitare in primis la struttura penale di Sulmona, dove è stato ricevuto, con ogni cordialità, dal direttore dell'istituto, dottor Sergio Romice e dal Comandante della Polizia Penitenziaria commissario coordinatore dottoresse Sarah Brunetti. Il Garante ha visitato la struttura ha incontrato gli operatori ed i detenuti. Ha cercato di inquadrare le problematiche di un istituto complesso con la presenza di oltre 400 detenuti.
di Paolo Rodari
La Repubblica, 7 agosto 2019
Diventa un caso Salvini che ringrazia la Madonna per il via libera alla legge. Avvenire: "Accostamenti sconcertanti". La replica del ministro: "I cattolici ragionano con la propria testa". A Lucca in piazza il capo della diocesi.
Lo scontro fra Matteo Salvini e gran parte del mondo cattolico è frontale. Dopo l'approvazione del decreto sicurezza bis è Avvenire, per conto dei vescovi italiani, ad andare all'attacco: "(In)sicurezza al bis", è il titolo scelto per la prima pagina di ieri, in un'edizione che parla di "accostamenti sconcertanti" riferendosi alle parole del vicepremier sul fatto che il decreto sia passato nel giorno in cui i devoti della Madonna di Medjugorje festeggiano la natività della Vergine Maria (ma non è così ufficialmente per la Chiesa).
"Questo è tempo di resistenza umana e civile", incalza su Twitter padre Antonio Spadaro, gesuita come Francesco, direttore di Civiltà Cattolica, a dimostrazione che per lui l'uso distorto da parte di Salvini dei simboli religiosi è fatto acclarato. E posta una vignetta del Manifesto che ritrae la Madonna su un gommone in mezzo al mare.
Sono diversi i preti contro Salvini. Molti condividono l'hastag diventato trending topic su Twitter: #Mattarellanonfirmare. Don Davide Milani, ex portavoce della diocesi di Milano, prevosto a Lecco e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, commenta così su Twitter il fatto che la natività di Maria non cada, per Salvini, l'8 settembre: "Mi auguro, signor ministro, che sia più rispettoso, preciso e competente a proposito delle realtà terrene che è chiamato ad amministrare". Mentre l'arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, aderisce a una manifestazione di Libera assieme al sindaco Tambellini e si fa fotografare con un cartello con su scritto: "La disumanità non può diventare legge".
Salvini non usa i simboli religiosi a caso. C'è qualche esponente della gerarchia che lo sfrutta per far lievitare un certo dissenso cattolico contro Francesco. Lui lo sa e sta al gioco per guadagnare a sua volta consenso in una parte dei credenti. Così si spiega la reazione piccata del vicepremier ad Avvenire: "Sia i cattolici che gli italiani ragionano con la propria testa - dice.
E ancora: "Nella cover del telefonino ho la medaglietta della madonna di Medjugorje. Spero che Avvenire me lo permetta. Bisogna resistere al fatto che tutti devono rispettare diritto nazionale e internazionale? Italiani, cattolici compresi, ragionano liberamente. Buona fortuna sia ad Avvenire che a Civiltà Cattolica".
Da tempo il solco fra il governo e la Chiesa si è fatto largo. Dopo un primo tentativo dei 5 Stelle di legare con le gerarchie, oggi la distanza sembra insanabile. Così anche fra il governo e i credenti di altre chiese: per le Chiese evangeliche il decreto sicurezza è "criminalizzazione".
Durissima la reazione dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). In un comunicato l'agenzia si è detta "preoccupata" per l'approvazione del decreto, un testo "che impone sanzioni più severe alle imbarcazioni e alle persone che effettuano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo".
Il decreto, composto da 18 articoli, prevede tra le altre cose pene fino a un milione di euro per le navi private che effettuano il salvataggio di persone e che non rispettano il divieto di ingresso nelle acque territoriali. Per Greenpeace si tratta di un "atto liberticida e inutilmente crudele". Mentre Open Arms lancia l'hashtag #megliomultatichecomplici. "Il decreto sicurezza bis è legge. Difficile trovare le parole per spiegare alle persone a bordo che averle salvate ha un prezzo. Un milione di euro", scrive la Ong.
primopianomolise.it, 7 agosto 2019
Dalla conferenza stampa del Garante dei diritti della persona Leontina Lanciano, organizzata in giunta e aperta dal governatore Donato Toma, l'appello alle famiglie a pensare all'affido: prendersi cura temporaneamente di bimbi o adolescenti con storie difficili con l'obiettivo di farli rientrare nei propri nuclei di provenienza, rafforzati dall'affetto che solo una famiglia può dare. Il costo delle rette dei minori affidati ai centri lo sostengono i Comuni. Nel 2018 l'Ambito di Campobasso ha speso 900mila euro. Per questo, ha spiegato il presidente Toma, la Regione ha deciso di andare incontro alle amministrazioni con un contributo.
I minori rappresentano uno dei settori di competenza del Garante. Figura istituita nel 2015 e che con il mandato di Lanciano, ha evidenziato Toma, "si è consolidata e ne è aumentata la conoscenza".
Interventi nei casi urgenti, comunicazione, protocolli, iniziative e progetti. Restando ai minori, sono una novantina quelli stranieri non accompagnati presenti in Molise: 80 i tutor formati.
Un altro fronte è quello della lotta al bullismo, sono in cantiere iniziative con le scuole più periferiche e in corso di ultimazione il manuale anti bullismo realizzato insieme all'Usr. C'è poi l'attività di sensibilizzazione all'affido condotta insieme al vicepresidente del Consiglio Gianluca Cefaratti. L'invito di Lanciano è a non farsi condizionare da fatti gravi come quelli di Bibbiano. In Italia, dice citando un report dell'Istituto degli Innocenti di Firenze, 26mila minori sono affidati, 12mila a centri residenziali per minori. Il Molise, nel rapporto con la popolazione totale under 18, è al secondo posto con il 2,9 per mille.
Altra situazione difficile, quella delle carceri. Se Larino è "un fiore all'occhiello, non si può dire lo stesso di Campobasso e Isernia". Il penitenziario del capoluogo di regione è stato teatro di rivolte e tentativi di evasione. Alla Garante arrivano in media dieci richieste al giorno da parte di chi è privato della libertà: sono 387 in totale i detenuti in Molise, a fronte di una capienza regolamentare delle strutture di 270.
Oltre al filtro istituzionale per le richieste, l'ufficio guidato da Lanciano è attivo con il finanziamento di attività teatrali, ricreative, formative. Per rendere concreta la finalità rieducativa della pena. Un esempio per tutti, porta la Garante nella sala giunta di Palazzo Vitale: il libro del detenuto per reati di mafia (40 anni di pena) dal titolo "Da criminale a criminologo", si è laureato appunto in criminologia.
Pur con un organico ridotto all'osso, in questi due anni di mandato, Lanciano ha portato a casa molti risultati. La chiave del successo? La caparbietà, dice il governatore Toma. L'entusiasmo, aggiunge lei. Fra le altre cose ha promosso l'iniziativa culminata con lo stanziamento da parte della Direzione Salute della Regione di 130mila euro con cui l'Asrem acquisterà un sistema di refrigerazione del cuoio capelluto per prevenire l'alopecia quando si è sottoposti a chemioterapia.
di Mathias Hariyadi
La Repubblica, 7 agosto 2019
La scelta tra punizione corporale e il carcere. È accaduto ad Aceh. Tutti i condannati sotto i vent'anni. Tra loro un buddista, sorpreso con una donna che non è la moglie. Proibite anche "le coccole". Fustigati perché intrattenevano relazioni amorose contrarie alla sharia: vi è anche un giovane buddista tra i 14 ragazzi e ragazze che, nell'ultima settimana, sono stati costretti alla esecuzione pubblica della pena dalle autorità della provincia indonesiana di Aceh - "territorio speciale" dell'isola di Sumatra, dove vige la legge islamica. Lo si apprende da Asianews.
Quei 32 colpi di canna sulla schiena. Lo scorso primo agosto, decine di persone erano presenti quando 11 persone venivano portate in piazza da una moschea nel centro di Banda Aceh, capoluogo della provincia. Alla presenza del sindaco Aminullah Usman, il giustiziere ha fatto piovere sulla schiena dei condannati tra gli otto ed i 32 colpi di canna (in rattan). Le autorità avevano sorpreso i sei uomini e le cinque donne - tutti nella tarda adolescenza o 20enni - in atteggiamenti amorosi con persone dell'altro sesso.
Sorpreso in una stanza d'albergo con una donna. I funzionari hanno fornito dettagli solo sul caso dell'unico imputato non musulmano, un buddista identificato con le iniziali R.O. La polizia lo ha sorpreso all'interno di una stanza di hotel, con una donna che non era sua moglie. Di solito, i non musulmani possono scegliere se essere puniti o no sotto la legge islamica, nota nella regione come Quanun. Perciò R.O. ha scelto 27 frustate per evitare un lungo procedimento giudiziario e la prigione. Il giorno dopo, il sindaco Usman ha ammonito hotel ed imprese: "Abbiamo avvertito gli hotel di non pensare nemmeno ad infrangere le regole, affittando camere a coppie non sposate. Altrimenti, revocheremo le loro licenze", ha dichiarato ai giornalisti.
Anche "le coccole" sono un reato grave. Il 31 luglio scorso, tre persone di Lhokseumawe (villaggio a poche ore da Banda Aceh) sono state frustate 100 volte ciascuna per aver fatto sesso prematrimoniale. Tra queste vi era un 19enne che aveva avuto rapporti con una ragazza minorenne. Circa il 98% dei cinque milioni di residenti di Aceh sono musulmani.
La sharia è entrata in vigore intorno al 2005 in seguito a un accordo di pace fra Jakarta ed il Movimento per la liberazione di Aceh (Gam), gruppo separatista islamico. Secondo la legge islamica, persino "le coccole" fanno parte di una serie di reati (come gioco d'azzardo, consumo di alcolici o rapporti extraconiugali) punibili con uno specifico numero di colpi di canna.
di Ornella Fulco
trapanisi.it, 7 agosto 2019
L'appello lanciato qualche mese fa sulla pagina Facebook continua a produrre frutti. Nuove donazioni, infatti, sono giunte alla Casa circondariale "Pietro Cerulli" di Trapani a beneficio dei detenuti. L'associazione Live Onlus, presieduta da Andrea Zalamena e rappresentato per l'occasione dalla tesoriera Francesca Fontana, ha donato tavolini e sedie di plastica e delle copertura in canneto da collocare nei cortili di passeggio dove i detenuti trascorrono le loro ore d'aria, un regalo particolarmente utile e gradito in questi mesi di gran caldo estivo.
Costituita nel giugno 2008, la Live Onlus ha portato a termine progetti di varia natura con i fondi raccolti attraverso le aste benefiche. A sostegno dei suoi progetti collaborano numerosi club calcistici professionistici come Parma, Livorno, Genoa, Brescia, Latina e Trapani. Tra i suoi testimonial più prestigiosi i calciatori Leonardo Bonucci, Patrick Cutrone e Alvaro Morata. La Live onlus ha fatto sapere che continuerà nella beneficienza in favore dei detenuti, attraverso ulteriori iniziative che sono attualmente allo studio.
Anche i detenuti della sezione "Ionio" del carcere trapanese hanno ricevuto in dono, dalla parrocchia "Madre della Divina Provvidenza" di Bari un calcio balilla che consentirà loro un po' di svago durante la detenzione. "Siamo lieti - si legge sulla pagina della Casa Circondariale - di sapere che in Italia esistono ancora persone che credono nei valori della solidarietà verso i soggetti più deboli della società".
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 7 agosto 2019
Il Riot Village di Uds, Link e Rete della conoscenza. Pronti a un "autunno caldo" di mobilitazione contro "il governo del peggioramento". Al km 227 della statale Jonica uno sbiadito cartello arcobaleno indica "Sovereto another beach project". Svolta a sinistra e si percorrono 2mila metri di sterrato tra buche, sassi e pozze d'acqua.
Poi, finalmente, "l'altra spiaggia" si apre agli occhi, in un bosco di macchia mediterranea affastellato da centinaia di tende multicolori. Il campeggio studentesco più grande d'Italia, il Riot village di Uds, Link e Rete della conoscenza si è dato appuntamento qui, sulle rive dello Jonio, per il secondo anno di fila. In un'oasi naturalistica, in mezzo a una foresta ideale per la nidificazione delle tartarughe, incorniciata da dune di sabbia color tiziano.
Il bosco e la spiaggia di Sovereto sono nel mirino di speculatori e 'ndrine da anni, in uno dei territori più mafiosi e mafiogeni d'Italia. "Nel 2017 appiccarono in pieno agosto, in pieno giorno e in più punti un incendio immenso - ci racconta all'entrata Francesco Perri, animatore dell'Arci crotonese - e solo grazie ai campeggiatori e ai volontari si è riusciti a evitare una tragedia".
L'area è presidiata nel periodo estivo da questo camping gestito dall'Arci. Che nel giro di poco tempo è diventato meta ambita di festival politico-sociali. "C'è stato prima il meeting Tende rosse dei giovani del Pdci, poi sono arrivati i dottorandi dell'Adi e dal 2018 ospitiamo il Riot. L'anno scorso hanno messo le tende per la festa nazionale quelli di Dema, il movimento di De Magistris e a fine agosto attendiamo anche il camp di Potere al Popolo".
L'oasi di Sovereto rientra nella campagna RigeneriAmo la natura, concepita da Legambiente con il supporto di Intesa San Paolo e Notte della Taranta per salvaguardare l'habitat e frenare l'erosione costiera. Il Riot è un villaggio ripartito in piazzole regionali e una "piazza nazionale". Poi c'è il palco dei concerti, l'area riunioni, lo spazio dibattiti e gruppi di lavoro, i punti ristoro. Al baretto incontriamo Giulia Biazzo, 22 anni, siciliana di Vittoria.
Da qualche tempo è la coordinatrice nazionale di Uds: "Questo Riot si può definire un ecosistema felice in mezzo alla miseria del presente. Quest'anno festeggiamo i 25 anni e ne è passata acqua sotto i ponti dal 1994 quando Uds venne fondata dalla confluenza dei gruppi di Milano con i sindacati studenteschi tosco-emiliani e i collettivi antimafia di Sicilia e Campania". Per il 25ennale sono scesi in Calabria Luciana Castellina, Don Ciotti, Francesca Chiavacci di Arci, Franco Sinopoli di Flc.
Hanno dibattuto di '68, di social forum, di lotta alle mafie nei territori. Biazzo ripercorre la lunga storia dell'Uds. Dal primo statuto degli studenti nel 1998 alla decisione di estromettere le giovanili di partito nel 1999 "per una liberazione dei saperi fuori dalle geometrie di partito". Poi la nascita della rete studentesca, Genova 2001, la decisione di andare ugualmente in Piazza Alimonda malgrado il niet della Cgil. La Cgil, appunto. "Con i confederali stringemmo un patto di lavoro, non neghiamo ci fosse una dipendenza economica da loro pur nell'indipendenza di azione politica, specie nei territori".
Poi il patto si rompe nel 2006, Uds prosegue da sola, subisce la scissione di Reds (Rete degli studenti medi) e nel 2010 guida il movimento dell'Onda. "Un grande movimento di massa contro la Riforma Gelmini, il berlusconismo, l'aziendalizzazione delle scuole, perché la crisi non volevamo né dovevamo pagarla noi".
Poi si arriva ai giorni nostri, a Renzi, alla legge 107, al 5 maggio 2017 con "lo sciopero sociale contro la buona scuola". Infine il governo giallo-bruno, "con il 30% degli studenti che vota Lega - rammenta Biazzo - L'individualismo imperante che tuttavia non vuol dire necessariamente indifferenza quanto piuttosto crisi di partecipazione come necessità di una nuova partecipazione. Il mondo scolastico di oggi genera depressione, stress, affaticamento, competizione sfrenata, solitudine, vige un sistema punitivo e afflittivo, dove le telecamere fuori dagli istituti servono al controllo sociale mentre gli edifici sono logori e vetusti. Aprire un giornaletto d'istituto è ormai complicato e fare propaganda politica un'impresa. Ecco perché c'è la necessità di un vero sindacato studentesco, un sindacato politico come direbbe Trentin". Ora la speranza degli studenti è riposta nei Fridays for future, "parole semplici per riconquistare il futuro a partire dal prossimo sciopero del 27 settembre per il futuro, il lavoro, l'ecologia". L'autunno sarà caldo, anzi caldissimo, qui ne sono tutti convinti.
"Sfideremo questo "governo del peggioramento" a cominciare dall'assemblea nazionale degli studenti di metà ottobre contro l'aziendalizzazione delle scuole, i Pcto che non superano l'alternanza scuola-lavoro ma anzi l'aggravano in nome dell'autoimprenditorialità e contro la graduale svalutazione del valore legale del diploma. E comunque reclameremo un nuovo modello di sviluppo contro razzismo e sessismo perché in ogni caso non vogliamo scuole d'oro in un mondo di merda!".
Anche gli universitari sono pronti a mobilitarsi in vista di settembre. "L'autonomia universitaria produce disuguaglianza, atenei di serie a e b - rimarca Camilla Guarino della Link - Così come nefasti sarebbero gli effetti dell'autonomia regionale differenziata. Già oggi regioni come la Calabria non coprono le borse di studio a differenza di altre come il Piemonte e rendere strutturale questa disparità sarebbe incostituzionale. Così come aberrante è il cosiddetto prestito d'onore che il ministro ha proposto. Anche noi siamo interessati ai Fridays e su questo movimento investiamo tanto, per riappropriarci del nostro futuro, cambiare la società per cambiare l'università, una università nuova, aperta, inclusiva, con finanziamenti per tutti, per dare una direzione nuova al paese".
Il village si è chiuso ieri e il bilancio è più che positivo. C'è un incremento di partecipazione inaspettato. Gli organizzatori calcolano 1.300 campeggiatori, il 40% in più del 2018. C'è fame di politica, di incontrarsi, di fare società reale, lontana dalle solfe delle dirette Facebook di Salvini e dalle panzane di "democrazia diretta" della Casaleggio Associati. La spiegazione di questo successo del Riot 2019 prova a darcela Stefano Kenji Iannillo, dell'Arci di Avellino, un attivista che di Riot non se ne perde uno da 13 anni.
"Essere riusciti a ospitare il Riot in un luogo politico gestito da Arci, in cui si fa turismo responsabile, in cui un bene comune viene restituito alla collettività e sottratto alle grinfie della mafie è di per sé un fattore determinante per il successo. Questo è un luogo includente, non gerarchico e la sinistra sulla questione di come si sta insieme, di quali luoghi si scelgono per confrontarsi ha fallito in questi anni.
Qui invece proviamo a fare pedagogia sociale, pedagogia della resistenza con prezzi popolari, Km 0, plastica 0, politica ovunque. C'è un convivere cooperativistico, turni di lavoro uguali per tutti, i giovani non sono a capo chino riversi sullo smartphone, a me sembra un piccolo socialismo eterodosso. E c'è persino l'abolizione del tempo, da buoni rivoluzionari". Arrivederci, dunque, al 2020. Per riconquistare il futuro, abbandonando le miserie del presente.
comune.fi.it, 7 agosto 2019
"La giornata di Ferragosto saremo in carcere - dichiarano i consiglieri comunali Antonella Bundu e Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) - assieme alla delegazione organizzata dall'Associazione Progetto Firenze, con i suoi membri, Tommaso Grassi e Luca Maggiora (segretario della Camera Penale di Firenze).
L'emergenza carcere non fa parte dell'agenda politica nazionale da ormai troppo tempo, in un contesto dove diminuiscono i crimini, aumentano le persone detenute ma continua a gonfiare un diffuso senso di insicurezza, colpevolmente alimentato da troppo forze politiche. La visita "cella per cella", che si inserisce all'interno dell'iniziativa a nazionale "Ferragosto in carcere" del Partito Radicale, sarà indispensabile per proseguire il nostro impegno su questa tematica. Ribadiamo inoltre quanto chiesto il primo luglio, che il Garante dei detenuti del Comune di Firenze possa essere scelto dal Consiglio Comunale o almeno tramite bando, per dare la giusta rilevanza a una figura importantissima per creare un ponte tra Sollicciano, Gozzini e la città".
Il comunicato stampa
La mancata approvazione del nuovo ordinamento penitenziario ha dato l'ultimo, e definitivo contributo, per distogliere l'attenzione dall'emergenza carcere, ormai divenuta ordinaria amministrazione. In un momento storico, come quello attuale, in cui si invocano continuamente politiche di carcerazione e di repressione, mortificando così l'istituto dell'esecuzione esterna, i luoghi dell'esecuzione della pena subiscono ulteriori forti stress strutturali e funzionali. Una lunga serie di emergenze continua a imporsi su un sistema in crisi cronica prendendo il sopravvento all'interno del già difficile meccanismo della carcerazione: sovraffollamento, grosse difficoltà strutturali, mancanza di prevenzione e di tutele e sanitarie, difficile applicazione dei percorsi di rieducazione e risocializzazione, mancanza di personale specializzato, scarsa attenzione alle misure alternative, ostacoli alla piena attuazione della legge 81 per la gestione delle patologie psichiatriche. Il carcere in Italia continua ad allontanarsi sempre di più dal rispetto dei precetti costituzionali sulla finalità della pena.
Per queste ragioni, il Partito Radicale ha organizzato una nuova serie di visite in numerosi istituti penitenziari lungo tutta la Penisola. L'iniziativa, che si svolgerà nei giorni 15-18 agosto coprendo il maggior numero possibile di carceri, coinvolgendo parlamentari, sindaci, consiglieri regionali e comunali, per non pochi dei quali questa sarà la prima visita nei luoghi della pena in Italia.
A Firenze, il prossimo 15 agosto, il carcere di Sollicciano sarà visitato da una delegazione composta da attivisti dell'Associazione Progetto Firenze, dal segretario della Camera Penale fiorentina e dai consiglieri comunali del gruppo Sinistra Progetto Comune. La loro sarà una visita "cella per cella" con l'obiettivo di verificarne di persona e in dettaglio le problematiche e continuare a costruire un ponte tra il carcere cittadino, le istituzioni, e la città.
La delegazione sarà composta da:
Antonella Bundu, consigliera comunale Sinistra Progetto Comune; Dmitrij Palagi, consigliere comunale Sinistra Progetto Comune; Luca Maggiora, segretario Camera Penale di Firenze; Grazia Galli, Associazione Progetto Firenze; Sandra Gesualdi, Associazione Progetto Firenze; Maria Milani, Associazione Progetto Firenze; Sandra Gesualdi, Associazione Progetto Firenze; Emanuele Baciocchi, Associazione Progetto Firenze; Massimo Lensi, Associazione Progetto Firenze (responsabile delegazione); Tommaso Grassi, ex consigliere comunale Firenze Riparte a Sinistra.
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