di Sara Volandri
Il Dubbio, 21 agosto 2019
Le cifre ufficiali: nel 2019 un caso ogni 5 giorni. È un male oscuro quello che divora la polizia francese, in assoluto la più colpita dai casi di suicidio tra le forze dell'ordine europee. Un male che viene da lontano e che, negli ultimi 20 anni, ha mietuto oltre mille vittime.
Cifre da capogiro che evocano un vero e proprio allarme sociale. E nel tempo le cose sembrano peggiorare, come denunciano i sindacati d'oltralpe. Dall'inizio dell'anno 46 poliziotti si sono tolti la vita in Francia, in media uno ogni cinque giorni, questi i numeri dell'emergenza diffusi dalle organizzazioni di categoria che chiedono al governo un piano d'urgenza, annunciando una clamorosaì protesta in occasione del G7 il prossimo fine settimana a Biarritz con una "marcia bianca" che riunirà migliaia di agenti.
Una problematica molto sensibile, in parte tabù, quella dei suicidi che attanaglia il mondo della polizia in Francia, valutata da sindacati e osservatori come un "grido d'allarme" per attirare l'attenzione su condizioni di lavoro sempre più difficili e pericolose. "Finora nessun piano ha risposto all'emergenza e ora aspettiamo risposte chiare", ha dichiarato Christophe Rouget del Sindacato dei dirigenti della sicurezza interna.
In base ai dati registrati dalla Direzione generale della polizia (Dgpn), dal 1997 oltre 1.000 agenti si sono suicidati in stragrande maggioranza maschi, all'87% si tratta di ufficiali e agenti in servizio sul campo. Servizi di medicina preventiva e di sostegno psicologico sono stati creati senza sortire grandi risultati. Al di là di problemi personali, a gravare sui poliziotti molte "ferite invisibili" quali sovraccarico di lavoro, disorganizzazione dei servizi, crescente violenza nelle periferie metropolitane, mancato riconoscimento del proprio operato e lontananza da casa.
Lo scorso aprile il ministro dell'Interno Christophe Castaner aveva in tal senso annunciato la creazione di una "cellula di prevenzione" per i suicidi tra i poliziotti, potenziando l'assistenza psicologica all'interno dei commissariati, Negli ultimi mesi la crisi dei gilet gialli con decine di manifestazioni che sono degenerate in guerriglia urbana ha aumentato la pressione sugli agenti in prima linea. Che molto spesso hanno reagito in modo brutale e sproporzionato contro i dimostranti, mettendo in evidenza un addestramento approssimativo e una scarsa capacità nel gestire lucidamente lo stress del confronto di piazza.
"Più che cercare di risolvere le conseguenze, urge far fronte alle cause profondi del malessere che porta i poliziotti al suicidio, rivedendo l'organizzazione quotidiana del lavoro e aumentando i mezzi a disposizione" sottolinea Marc Loriol, sociologo e ricercatore del Cnrs, esperto di protezione sociale e stress lavorativo.
di Melissa Aglietti
Il Manifesto, 21 agosto 2019
Ahmed Benchemsi, giornalista e direttore delle comunicazioni di Human Rights Watch per il Medio Oriente e del Nord Africa, è stato espulso martedì da Algeri con l'accusa di essersi infiltrato nelle proteste contro il governo, incontrando "senza autorizzazione" alcuni esponenti dell'Hirak (movimento) algerino. Secondo le autorità locali, Benchmesi sarebbe entrato illegalmente nel Paese allo scopo di servire "l'agenda di una potenza straniera volta a infiltrarsi all'interno delle manifestazioni". Il responsabile di Hrw era stato fermato dalla polizia il 9 agosto scorso nella capitale e rilasciato dieci ore dopo, alla mezzanotte di venerdì. All'uomo erano stati sequestrati il doppio passaporto marocchino-statunitense, il computer e il telefono e gli era stato intimato di sbloccare i due dispositivi. Benchemsi era arrivato in Algeria il primo agosto ed era stato arrestato solo otto giorni dopo, mentre seguiva il 25esimo venerdì di manifestazioni pro-democrazia nel Paese.
"Benchemsi era in Algeria per fare il suo lavoro: osservare il rispetto dei diritti umani", ha detto Kenneth Roth, direttore dell'organizzazione non governativa. "Il suo arresto del tutto arbitrario dimostra che le autorità algerine non vogliono far sapere al mondo delle proteste di massa nel Paese". Dopo le dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika avvenute in aprile, l'Algeria è precipitata in un limbo politico, con le manifestazioni per l'allontanamento dell'intera vecchia classe politica e a favore di una maggiore democrazia che continuano a infuocare le piazze della capitale.
di Monica Ricci Sargentini
Coriere della Sera, 21 agosto 2019
"Sono felice, grazie a Dio oggi ha vinto la giustizia". Ha le lacrime agli occhi Evelyn Beatriz Hernandez quando il giudice pronuncia la sentenza di assoluzione che mette fine a 30 mesi di calvario passati in carcere con l'accusa di aver ucciso il figlio appena nato.
La nascita - Evelyn aveva partorito da sola nell'aprile del 2016 nel bagno della sua casa nella regione centrale di Cuscatlan. Aveva solo 18 anni ed era incinta di otto mesi in seguito a uno stupro di gruppo. Il bambino era nato morto ma nel 2017 un tribunale della città di Cojutepeque l'aveva condannata a 30 anni per omicidio dopo che i pubblici ministeri avevano sostenuto la sua colpevolezza per non aver cercato cure prenatali. Successivamente la sentenza era stata cancellata, ed il processo è iniziato da capo. Questa volta un giudice di Ciudad Delgado ha stabilito che non vi sono sufficienti prove contro la 21enne, per la quale l'accusa aveva chiesto ben 40 anni di carcere.
La legge - In El Salvador dal 1998 è in vigore una delle leggi più restrittive al mondo sull'aborto che è vietato in qualsiasi caso. Le donne, anche se minorenni, anche se stuprate, anche se in gravi condizioni di salute, sono obbligate a portare a termine la gravidanza a qualsiasi costo. Il codice penale prevede la condanna da due a otto anni di reclusione per chi interrompe la gravidanza, ma spesso l'aborto, anche se spontaneo, viene considerato un omicidio aggravato punito dunque con pene che vanno dai 30 ai 50 anni di prigione: anche nei casi di feti nati morti.
Amnesty International - Da tempo le associazioni per i diritti umani chiedono una riforma della legge draconiana. Amnesty International ha salutato l'assoluzione di Evelyn "come una vittoria per i diritti delle donne in El Salvador". "Nessuna donna dovrebbe essere accusata di omicidio soltanto perché ha avuto un'emergenza medica" ha detto Erika Guevara-Rosas, direttrice dell'ong per le Americhe. "Amnesty International chiede al Salvador di mettere fine una volta per tutte alla pratica vergognosa che criminalizza le donne" ha aggiunto.
Le donne in carcere - Attualmente in El Salvador ci sono 16 donne che scontano pene detentive per aborti oppure per gravidanze finite con la morte del bambino.
Ristretti Orizzonti, 20 agosto 2019
Il 9 luglio l'Unione delle Camere penali ha indetto, per denunciare la drammatica situazione nelle carceri, una giornata di astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale, che ha avuto al centro una assemblea pubblica a Napoli.
di Dario Ferrara
Italia Oggi, 20 agosto 2019
Scatta la severa aggravante introdotta nel 2015, che aumenta la pena di metà, per il commercialista che elabora un modello per evadere al fisco e lo offre ai clienti. E ciò anche se il professionista non agisce soltanto consulente ma è direttamente interessato. Carcere per il commercialista che elabora il modello per evadere al fisco e lo offre ai clienti, scatta in quel caso la severa aggravante introdotta nel 2015 che aumenta la pena di metà. E ciò anche se il professionista non agisce soltanto consulente ma è direttamente interessato: risulta coinvolto nelle società in favore delle quali viene elaborato lo schema per frodare l'erario, da ritenersi seriale in quanto può essere applicato in altre circostanze. L'articolo 13 bis del dlgs 74/2000, infatti, richiede soltanto un concorso qualificato del commercialista nel reato mentre non si può escludere l'aggravante solo perché il professionista agisce anche per un proprio tornaconto personale. È quanto emerge dalla sentenza 36212/19, pubblicata il 19 agosto dalla terza sezione penale della Cassazione.
Replica fondamentale. Sì al ricorso del procuratore della Repubblica dopo che il Riesame converte in arresti domiciliari la misura cautelare della custodia in carcere disposta dal gip. Secondo il tribunale l'aggravante ex articolo 13 bis del dlgs 74/2000 non si configura perché sui quattro episodi contestati in uno il commercialista agisce in proprio, come socio della compagine, e negli altri mancherebbe il requisito della serialità. Il cospicuo incremento di pena voluto dal dlgs 158/15 serve a punire commercialisti, avvocati e altri professionisti che svolgono attività di consulenza fiscale quando offrono ai clienti schemi per eludere gli obblighi fiscali laddove i modelli possono essere riprodotti in molti altri casi.
Dolo rafforzato. Nella specie il commercialista è indagato per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ma l'aggravante scatta anche per reati come fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione, omesso versamento di Iva e ritenute. E non può ritenersi che l'interesse personale sia di ostacolo; anzi, il dolo di evasione risulta rafforzato perché fra le persone che concorrono nel reato c'è piena condivisione d'intenti: il commercialista non agisce soltanto per riscuotere il compenso professionale ma anche per un proprio interesse patrimoniale a evadere l'imposta.
di Lucia Izzo
studiocataldi.it, 20 agosto 2019
La legge di conversione del Decreto sicurezza bis in vigore dal 10 agosto 2019 inasprisce le pene per diversi reati, tra cui l'oltraggio a pubblico ufficiale. Il decreto sicurezza bis, convertito dalla legge n. 77/2019 in vigore dal 10 agosto 2019 (sotto allegata), apporta diverse innovazioni in materia di contrasto all'immigrazione clandestina e, con il corposo "pacchetto sicurezza", incide anche sul codice penale, inasprendo le pene per varie fattispecie di reato, tra cui l'oltraggio a pubblico ufficiale.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 20 agosto 2019
Chi potrebbe essere il ministro della Giustizia in un eventuale governo "giallorosso"? Visti i rapporti di forza in Parlamento, l'attuale Guardasigilli, il pentastellato Alfonso Bonafede, parte decisamente favorito. La sua riconferma, in un esecutivo Conte bis, sarebbe pressoché certa. In ottimi legami con il premier e con il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, il suo nome non farebbe molta fatica ad essere riproposto per via Arenula.
di Alessandro Giuliani
tecnicadellascuola.it, 20 agosto 2019
Nel decreto sicurezza bis c'è anche la "stretta" sui reati commessi verso i pubblici ufficiali, quindi anche verso gli insegnanti e tutto il personale in servizio nella scuola. La norma - che appare anche come una risposta all'escalation di casi di violenza verso i docenti e la richiesta di una legge ad hoc - è contenuta nella conversione in legge con modificazioni, pubblicata in G.U. il 9 agosto scorso del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica.
Ecco quanto è stato approvato a pagina 186 della Gazzetta Ufficiale, serie Generale del 9 agosto: "Art. 341bis (Oltraggio a pubblico ufficiale). Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d'ufficio ed a causa o nell'esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato".
Ma cosa significa offendere "l'onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale"? Secondo gli articoli 339 e 336 del codice penale, si tratta di reati che corrispondono a "violenza o minaccia" oppure alla "resistenza a pubblico ufficiale". Come già scritto dalla Tecnica della Scuola, atti violenti contro i professori possono essere costituiti non solo da offese, percosse, lesioni e violenza privata, ma il reato scatta anche in caso di stalking, minaccia e diffamazione. Anche l'ingiuria, oggi depenalizzata, costituisce reato se rivolta ad un pubblico ufficiale: si tratta, infatti, di oltraggio a pubblico ufficiale, delitto che può essere commesso dall'alunno che insulti apertamente il docente o che lo denigri in presenza di altre persone.
Cosa deve fare un docente aggredito - Se subisce un'aggressione verbale o fisica, il docente deve informare, con una lettera scritta, il preside nonché, visto l'art. 2087 del Codice civile inerente la responsabilità del Dirigente (obbligato ad adottare le necessarie misure atte a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti). Ricordiamo che il docente aggredito deve chiedere allo stesso di prendere provvedimenti per garantire le condizioni di sicurezza in ambito lavorativo previste dalla legge e scongiurare il ripetersi di ulteriori aggressioni in grado di provocare danni morali, fisici e/o biologici nei propri confronti.
Se sono stati riportati traumi o ferite bisogna recarsi subito in pronto soccorso per le cure del caso e chiedere il rilascio del relativo certificato medico attestante la diagnosi e le circostanze che hanno causato la richiesta di cure mediche presso la struttura ospedaliera (la certificazione dovrà essere allegata alla successiva denuncia da presentare alla polizia giudiziaria o ai carabinieri). Il dirigente scolastico, avvisato dal grave episodio accaduto in servizio, ha l'obbligo della denuncia, relativamente ai reati perseguibili d'ufficio (art. 331 del Codice penale). La denuncia va presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.
Cosa dice il Codice Penale - L'art. 357 del Codice Penale dispone che "agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali, coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa". Agli stessi effetti, come disposto dal secondo comma dell'art. 357 novellato dalla l. n. 86/90 e successivamente modificato dalla l. n. 181/92, "è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi".
Dalla lettura della norma, pertanto, si evince che la qualifica di pubblico ufficiale va attribuita a tutti quei soggetti che "concorrono a formare la volontà di una pubblica amministrazione; coloro che sono muniti di poteri: decisionali; di certificazione; di attestazione di coazione" (Cass. Pen. n. 148796/81); "di collaborazione anche saltuaria" (Cass. Pen. n. 166013/84).
Pubblico ufficiale - L'articolo 358 c.p., a propria volta, dispone che "sono incaricati di pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni d'ordine e della prestazione di opera meramente materiale".
Secondo la dottrina prevalente per incaricato di pubblico servizio dovrebbe intendersi un soggetto che pur svolgendo un'attività pertinente allo Stato o ad un altro Ente pubblico non è dotato dei poteri tipici del pubblico ufficiale e, d'altra parte, non svolge funzioni meramente materiali.
La qualità di pubblico ufficiale è stata riconosciuta nel tempo a diversi soggetti. A titolo esemplificativo sono considerati pacificamente pubblici ufficiali: i consulenti tecnici, i periti d'ufficio, gli ufficiali giudiziari e i curatori fallimentari, quali ausiliari del giudice (Cass. Pen. 16.6.1983; 11.5.1969); i portalettere e i fattorini postali (Cass. n. 5.10.1982); gli ispettori e gli ufficiali sanitari; i notai; il sindaco quale ufficiale del governo; i consiglieri comunali (Cass. n. 18.11.1974); gli appartenenti alle forze di polizia e armate; i vigili del fuoco e urbani; i magistrati nell'esercizio delle loro funzioni (ecc.).
Anche gli insegnanti delle scuole pubbliche lo sono, così come ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, che ha ribadito la qualità di pubblico ufficiale per l'insegnante di scuola media nell'esercizio delle sue funzioni non circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma esteso "alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi" riconoscendo tutti gli elementi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un genitore (riferimenti: art. 357 Codice penale, legge n. 86/90, legge n. 181/92, sentenze Corte di Cassazione n. 229/1986 - n. 6685/1992 - n. 3004/1999 - n. 15367/2014)
Anche i docenti di scuola paritaria, nell'esercizio delle loro funzioni, sono "pubblici ufficiali"; così pure il coordinatore didattico e il gestore.
Sono definiti incaricati di pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio; per pubblico servizio si intende un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima. Alcuni esempi di incaricati di pubblico servizio: i bidelli, i dipendenti comunali che preparano i certificati senza avere potere di firma, i dipendenti delle aziende sanitarie locali.
ilpescara.it, 20 agosto 2019
Due gravi fatti di cronaca che fanno riemergere una situazione insostenibile e pericolosa per via del sovraffollamento di detenuti e del personale insufficiente. Il carcere "San Donato" di Pescara sta diventando ingestibile e gli agenti di polizia penitenziaria rischiano quotidianamente la loro incolumità, oltre a faticare parecchio nel gestire e sorvegliare i tanti, per meglio dire troppi, detenuti che affollano la Casa circondariale.
È dei giorni scorsi la notizia, passata in sordina per non alimentare ulteriori polemiche, dell'ennesimo suicidio avvenuto in una cella di detenzione. A togliersi la vita è stato un 33enne della Bulgaria che si è impiccato con un lenzuolo.
Questo macabro episodio fa seguito a un altro fatto di cronaca trapelato per vie non ufficiali che poteva avere anche in questo caso conseguenze mortali. Un poliziotto sarebbe stato aggredito da un giovane nordafricano dopo una visita medica. Il recluso pretendeva la prescrizione di una terapia specifica, non avallata dal dottore del carcere che ha rischiato di rimanere sfregiato con una lametta dal facinoroso paziente. Indiscrezioni rivelano che l'azione sarebbe stata sventata solo grazie al tempestivo intervento dell'agente in divisa, che a seguito della colluttazione scaturita sarebbe rimasto però contuso nel tentativo di disarmare l'assalitore. Il poliziotto ha riportato lesioni e traumi guaribili in 15 giorni.
All'interno del penitenziario pescarese sarebbero stati rinvenuti telefoni cellulari e addirittura della droga. Le cause di queste pericolose situazioni sarebbero riconducibili alla totale mancanza di sicurezza nella quale gli operatori sono costretti a lavorare, tra sezioni aperte, a stretto contatto con soggetti violenti e in preda a problemi psichiatrici.
Il corpo di polizia penitenziaria si sottopone quotidianamente a uno stress continuo, aggravato da turni di lavoro massacranti. Persino la pausa pasto alla mensa serale si è ridotta a soli dieci minuti, come già ampiamente documentato in una relazione che le forze sindacali hanno consegnato al Prefetto di Pescara a seguito del sit-in di fine maggio per protestare in merito al ripristino dei turni di 8 ore.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2019
Corte di cassazione - Sezione VI - Sentenza 19 agosto 2019 n. 36229. Escluso l'abuso d'ufficio per il dirigente scolastico che organizza viaggi culturali e soggiorni invernali senza indire una gara, se la spesa resta sotto una certa soglia. La corte di cassazione, con la sentenza 36229, accoglie il ricorso del "preside" condannato in appello per abuso d'ufficio.
Al ricorrente erano state mosse principalmente due imputazioni: aver concesso ad una cooperativa l'uso di locali dell'istituto per fare lezioni individuali e organizzare gite senza indire una gara e senza via libera del consiglio di istituto. Per i giudici però in caso di concessione a terzi dei locali non era prevista dal decreto interministeriale, allora vigente, una preventiva autorizzazione dell'ente territoriale, in genere in Italia comune o provincia. Diversa è la circostanza del danno economico provocato all'istituto, costretto a pagare alla provincia i canoni con i suoi fondi per inadempienza della cooperativa. In tal caso al preside può essere contestato il danno erariale, ma non l'abuso d'ufficio. Lo stesso vale per le gite assegnate ad un tour operator senza gara.
In questo caso un decreto interministeriale stabiliva che al di sotto dei 2 mila euro il dirigente scolastico potesse procedere alla scelta del contraente senza alcuna formalità. Superato il tetto, come nella vicenda esaminata, era invece necessario mettere a confronto le offerte di almeno tre ditte. Una previsione che si completava chiarendo che le istituzioni scolastiche erano tenute al rispetto delle norme dell'Unione europea sugli appalti e sulle forniture di beni e servizi.
A questa si appella il ricorrente ricordando la sua prevalenza sul regolamento. E il codice appalti, almeno nella forma rimasta in vigore fino al 2016, apriva al cottimo fiduciario per "lavori, servizi, e forniture in economia" consultando, in trasparenza almeno cinque operatori per importi pari o superiori ai 25 mila euro. Una soglia poi alzata a 40 mila. Una norma prevalente sulle disposizioni di carattere regolamentare anche se dettate per la contrattazione in ambito scolastico










