di Andrea Alberto Moramarco
Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2019
Corte di Cassazione - Sezione III - Sentenza 25 settembre 2019 n. 39317. La prescrizione in appello del reato di lottizzazione abusiva non fa venir meno i presupposti per l'adozione della confisca. Pertanto, se nonostante l'estinzione del reato vi siano gli elementi oggettivi e soggettivi che consentono al giudice di verificare l'effettiva sussistenza della lottizzazione abusiva, deve essere disposta la confisca urbanistica, in maniera proporzionale alle parti del territorio interessate e senza tener conto dell'attuale offensività della condotta. Questo è quanto afferma la Cassazione nella sentenza n. 39320, depositata ieri.
Il caso - La questione si inserisce all'interno di un processo per il reato di lottizzazione abusiva materiale intentato nei confronti di diversi imputati, accusati di aver trasformato fisicamente e in maniera permanente un terreno a scopo edificatorio, in sostanza attraverso la realizzazione di un campo roulottes. Condannati in primo grado, tutti gli imputati venivano assolti per dichiarata prescrizione del reato dai giudici di appello, i quali revocavano altresì la già disposta confisca, in quanto "le opere abusive erano state rimosse" e "l'attuale assetto del territorio era conforme alla legge". La Procura generale contestava però quest'ultima statuizione, sostenendo l'incongruenza delle motivazioni adottate dalla corte territoriale per giustificare la revoca della misura ablatoria.
Irrilevanza della cattiva condotta - Per la confisca non rileva l'attuale offensività della condotta. La Cassazione condivide la tesi dell'accusa e ritiene che revocare il provvedimento ablatorio, sulla scorta della rimozione dell'insediamento, della cessazione dell'offensività della condotta e dell'attuale conformità del territorio alla legge, "non sia giuridicamente corretto".
Ebbene, i giudici di legittimità ricordano innanzitutto che l'estinzione per prescrizione "non è fattore di per sé ostativo all'applicazione della sanzione della confisca", in base all'articolo 44, comma 2, del Dpr 380/2001 (testo unico). Ciò posto, la confisca in questione ha natura di sanzione amministrativa accessoria e non di misura di sicurezza, la cui adozione, pertanto, si verifica ogni volta il giudice accerti che vi sia stata una lottizzazione abusiva, senza che vi sia la necessità di verifica dell'"attuale perdurante offensività della condotta".
Ad ogni modo, prosegue il Collegio, nel rispetto del diritto di proprietà di cui all'articolo 1 del protocollo n. 1 Cedu, la misura sanzionatoria non dovrà essere applicata indiscriminatamente, "dovendo la sua ampiezza essere, in ogni caso, commisurata, con un criterio di proporzionalità, alle parti del terreno che siano state effettivamente interessate dalla attività lottizzatoria".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 settembre 2019
Il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, critica il comportamento della dirigente sul caso dell'uso degli idranti. Dopo la ricostruzione dei fatti di Tolmezzo, pubblicati su Il Dubbio il 28 maggio scorso, la direttrice aveva replicato con una lettera su gnewsonline.it, il quotidiano del ministero della Giustizia, smentendo in qualche modo la ricostruzione.
Ma ora è il Garante nazionale delle persone private della libertà a rendere pubblico, tramite il suo rapporto, la sua posizione. Innanzitutto sottolinea che la direttrice ha rivelato in una lettera aperta al giornale on line, di conseguenza, a un pubblico illimitato, il nome della persona detenuta interessata ai fatti, con corredo di particolari sui reati per cui è in carcere e sul regime detentivo a cui è sottoposta.
Il Garante, stigmatizza tale iniziativa, perché "si tratta - si legge nel rapporto relativo alla visita effettuata al carcere di Tolmezzo - di propalazioni che, per un verso, integrano la violazione del diritto alla riservatezza che le persone private della libertà non perdono a ragione dello stato di detenzione e, per altro verso, possono anche minare ragioni di sicurezza o di indagine connesse alla tipologia di reati attribuiti a S.H. (inziali del detenuto colpito dal getto d'acqua degli idranti, ndr)".
Sempre nella stessa lettera, la direttrice ha dichiarato che l'uso degli idranti è un "mezzo ordinario" di contenimento nell'Istituto di Tolmezzo e, ancor più, che nel caso specifico, vi sarebbe stato fatto ricorso "ottenute le necessarie autorizzazioni".
Per questo motivo, il Garante nazionale raccomanda alle Autorità responsabili, a livello centrale e locale, di inviare con sollecitudine specifici ed esaustivi chiarimenti in ordine a: quali Autorità all'interno degli Istituti e in particolare della Casa circondariale di Tolmezzo sono legittimate a rendere autorizzazione all'uso di idranti a scopo di contenimento; quale Autorità abbia effettivamente rilasciato la "necessaria autorizzazione" nel caso di specie; da quale annotazione nei registri dell'Istituto risulti detta autorizzazione e se esistono norme regolamentari o ordini di servizio che prevedano il ricorso agli idranti per azioni di contenimento e nel caso si chiede di renderne documentazione.
Ma non finisce qui. Il Garante fa notare che, nonostante la direttrice abbia visionato il video del sistema di sorveglianza insieme alla delegazione, "ne ha fornito, nella sua dichiarazione giornalistica, una rappresentazione diversa e riduttiva (nei tempi, nelle modalità dell'azione, compresa l'apposizione di una coperta a chiusura della porta per ridurre al minimo il defluire dell'acqua dall'interno, negli effetti di tutta l'azione), rispetto a quanto constatato da tutti i presenti".
Inoltre il Garante ha aggiunto che la direttrice "ha omesso, per altro verso, di rendere pubblica informazione del fatto che la mattina di martedì 21 maggio, a quasi due giorni di distanza dall'accaduto, la stanza di S. H. aveva ancora il pavimento bagnato, con visibili pozze d'acqua negli angoli e nel bagno, che era ancora bagnata ogni altra suppellettile, che il materasso era appoggiato al muro e carico di acqua, come il cuscino, che i suoi vestiti, le scarpe, i libri e tutti gli oggetti erano impregnati di acqua".
Tutti elementi, questi, di cui la delegazione in visita ha preso direttamente atto e ha portato innanzitutto alla conoscenza della stesa direttrice. Oltre a ciò il Garante ha rilevato come il tenore giustificatorio della ricostruzione pubblica dei fatti "appaia in contraddizione con l'iniziativa giudiziaria che la direttrice ha dichiarato aver assunto, oltretutto nei confronti del personale che, come lei stessa afferma, è stato autorizzato a mettere in atto tali comportamenti".
Il Garante, nel contempo, auspica quindi che l'Amministrazione penitenziaria avvii una indagine interna per fare chiarezza su quanto accaduto, su eventuali responsabilità, a ogni livello. "La violenza si fonda su una cultura diffusa che va combattuta con ogni mezzo, anche attraverso segnali inequivocabili che comportamenti in tale senso non sono accettabili e comportano conseguenze sul piano disciplinare", conclude.
di Andrea Alberto Moramarco
Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2019
È configurabile il reato di appropriazione indebita quando un soggetto consegni una somma di denaro con specifica destinazione di scopo ad un altro soggetto, il quale fa dei soldi ricevuti un utilizzo differente e del tutto personale. La violazione della fiducia, infatti, integra una condotta appropriativa sanzionabile penalmente. Questo è quanto si afferma nella sentenza della Corte d'appello di Napoli n. 2092/2019, relativa alla vicenda che ha coinvolto una coppia di fidanzati.
Il caso - Al centro di una particolare vicenda c'è un uomo, promesso sposo di una donna dalla quale aveva ricevuto più di 200 mila euro, tra assegni e bonifici, destinati all'organizzazione del proprio matrimonio e ad un investimento presso una banca svizzera. Poco prima delle nozze, i due interrompevano la loro relazione sentimentale, sicché la donna chiedeva al suo ex fidanzato di restituirle tutto il denaro corrisposto. L'uomo, tuttavia, rifiutava nettamente di corrispondere tale somma, ritenendo di non aver assunto in riferimento agli importi ricevuti alcun obbligo di impiego o destinazione a specifiche attività. Per costui, i soldi sarebbero serviti, infatti, a consentire alla coppia un alto tenore di vita e a titolo di retribuzione per le lezioni di tennis da lui stesso impartite alla ex fidanzata. La questione finiva così nelle aule di giustizia, dove l'uomo veniva tratto a giudizio per rispondere dell'accusa di appropriazione indebita.
La decisione - Dopo la condanna in primo grado, l'imputato si difendeva in appello sottolineando il suo compito all'interno della coppia di provvedere ad una "migliore gestione patrimoniale" delle risorse, essendo del tutto vaghi i riferimenti alla celebrazione delle nozze e all'investimento bancario, invocati dalla sua ex. Anche la Corte d'appello, tuttavia, ritiene che sussistano tutti gli elementi che integrano il delitto ex articolo 646 cod. pen.
Ebbene, spiegano i giudici, una volta riscontrata la "fondatezza delle dichiarazioni della persona offesa circa la destinazione del denaro, che doveva essere impiegato nell'organizzazione del matrimonio e ai fini dell'investimento", risulta evidente che l'uomo ha disposto del denaro "in modo autonomo, al di fuori della sfera di vigilanza della proprietaria", dimostrando altresì "coscienza e la volontà di appropriarsi definitivamente delle somme", sapendo di agire senza averne diritto. In sostanza, evidenzia il Collegio, ciò che determina la responsabilità penale è proprio la "violazione della fiducia riposta dalla vittima nei confronti del compagno".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 settembre 2019
La decisione della prefetta dopo il colloquio con il garante. Chiusi quattro settori del centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria e liberati 28 migranti in seguito all'incontro che il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma ha avuto con la prefetta Gerarda Pantaleone.
Sono quindi ventotto, su ottantacinque trattenuti nel settore maschile del Cpr di Ponte Galeria, le persone che sono stati liberate dopo le denunce delle pesanti condizioni che vivono i migranti all'interno. Il Garante nazionale si è attivato su indicazione della clinica legale dell'immigrazione dell'università Roma Tre e a seguito dei sopralluoghi del garante regionale Stefano Anastasìa e dei consiglieri regionali Marta Bonafoni (lista Civica Zingaretti) e Alessandro Capriccioli (+Europa).
In questi giorni la Clinica Legale è stata in contatto costante con alcuni dei trattenuti che, dal 19 settembre, sono stati costretti a dormire all'addiaccio negli spazi esterni del Cpr, dopo che la notizia di un rimpatrio verso la Nigeria, paese di cui sono note le problematiche condizioni di vita e le lacune del sistema di giustizia, ha scatenato una rivolta. In seguito all'ingresso del delegato del Garante, si sono potute documentare le situazioni all'interno. Le condizioni di vita sono risultate allo stremo.
Dormivano su pochi materassi gettati in terra: bagni, spazi comuni e camerate nelle sezioni coinvolte sono inutilizzabili. Tutto è buio e coperto di fuliggine, l'aria all'interno risultava irrespirabile e i pochi oggetti che accompagnano la vita quotidiana in questo luogo di sospensione delle vite dei reclusi erano sparsi per i cortili. I migranti trattenuti si lamentano in particolare modo della mancanza di cure mediche adeguate vista che da un anno non era più operativo il protocollo con l'Asl che consentiva cure e controlli più celeri.
Da ricordare che nel corso dei disordini che si sono verificati venerdì scorso nel Cpr di Ponte Galeria di Roma, il Garante nazionale è stato costantemente in contatto con la Prefettura della Capitale sull'evolversi degli eventi. Per questo motivo, il giorno dopo, il Garante ha inviato un proprio delegato a verificare direttamente la situazione.
I danni risultavano importanti: due settori completamente danneggiati e resi inutilizzabili dalle fiamme appiccate da alcuni ospiti, mentre in altri tre settori sono inagibili solo le aree destinate alla socialità. I posti letto compromessi sono in tutto fra i 16 e i 20. I vigili del fuoco hanno dichiarato agibili i restanti ambienti del Centro.
Per tale motivo, alcuni ospiti sono stati spostati: in parte sono stati alloggiati in altri settori del Cpr laddove vi erano posti disponibili, mentre altri sono stati trasferiti nel Cpr di Palazzo San Gervasio in Basilicata. A causa del forte odore di bruciato, che persisteva, alcuni dei migranti trattenuti nel Centro hanno trascorso la notte all'aperto. In quella stessa mattinata, il Garante nazionale ha congiuntamente monitorato un'operazione di rimpatrio forzato verso la Nigeria, già da tempo in programma, che partiva proprio dal Cpr di Roma.
Tale operazione, realizzata con un volo charter, era stata proprio all'origine dei disordini, con un'aggressione a un operatore e l'incendio che ha danneggiato il Centro. Infine, come detto, dopo l'incontro tra la prefetta e il Garante, è stato svuotato un settore del Cpr che inizialmente era stato considerato agibile.
Nel frattempo, nella giornata di ieri, su sollecitazione del garante regionale Anastasìa è stato rinnovato il protocollo d'intesa tra la Asl competente e la Prefettura, per la riattivazione dei servizi sanitari pubblici nel Centro. "Resta attivo - fa sapere però Anastasìa - tra le cause della protesta, l'ingiustificato divieto di uso dei telefoni personali, con le conseguenti difficoltà di comunicazione con l'esterno delle persone trattenute che speriamo la prefettura voglia finalmente superare".
di Valeria Eufemia
Il Resto del Carlino, 26 settembre 2019
"Grave carenza di personale", la direttrice Eleonora Consoli coglie l'occasione per far presente il problema. "Un altro anno si aggiunge al glorioso e nobile passato della nostra storia", con queste parole il comandante di reparto, commissario coordinatore Pio Mancini, ha aperto la cerimonia del 202esimo anniversario dalla fondazione del Corpo di polizia penitenziaria che si è tenuta questa mattina alla Casa Circondariale di Marino del Tronto.
Alla presenza delle più alte autorità civili e militari della provincia - tra i quali il prefetto Rita Stentella, il questore Luigi De Angelis, il vescovo Monsignor Giovanni D'Ercole, il vice sindaco Giovanni Silvestri, e i comandanti e rappresentanti delle forze dell'ordine - il comandate ha espresso sincera gratitudine nei confronti di tutti gli agenti.
"Quest'anno pagine esaltanti di silenziosa dedizione e professionalità - ha detto - hanno visto la polizia penitenziaria di Ascoli Piceno impegnata con consolidata esperienza operativa nell'attività istituzionale. Celebriamo oggi l'annuale del Corpo, coscienti dell'importante lavoro svolto al servizio della collettività e pronti a continuare ad offrire entusiasmo, professionalità ed efficienza, con sempre maggiore senso del dovere e grande umanità.
La polizia penitenziaria è consapevole delle sue potenzialità e del compito istituzionale affidatogli che è più di ogni altro complesso, insidioso, rischioso, ricco di problemi e di asperità, anche se il più delle volte, purtroppo, non è riconosciuto". Il comandante ha poi voluto ricordare tutti i caduti della polizia "i quali non hanno esitato a sacrificare con silenzioso eroismo la loro vita, difendendo dagli attacchi della criminalità organizzata e dal terrorismo i più alti principi di giustizia".
Il Gazzettino, 26 settembre 2019
Si sono commossi Salvo e Nic i due detenuti che hanno trascorso l'estate tinteggiando aule e laboratori del liceo scientifico Fermi, durante la cerimonia per la fine dei lavori di ieri. "Sono felice di questa esperienza, ho dei figli della vostra età e anche loro vanno a scuola - ha detto Salvo - quanto ho fatto mi ha riempito di gioia e soddisfazione. Grazie a tutti coloro che si sono impegnati per darci questa grande opportunità di riscatto con la società".
"Siamo arrivati nella scuola un po' spaesati, ma abbiamo iniziato subito a lavorare - ha aggiunto emozionato Nic - più che un lavoro per noi è stato un divertimento, lavorando fuori dal carcere le giornate passavano più velocemente e abbiamo ottenuto il risultato". Ai due imbianchini è stato quindi consegnato dai rappresentanti di classe, un attestato per il lavoro svolto. Il progetto di lavoro socialmente utile per i detenuti è stato creato dalla Onlus Ocv (Operatori Carcerari Volontari), finanziato dalla Fondazione Cariparo in collaborazione con la Casa di Reclusione. Si tratta del secondo anno di vita dell'iniziativa, l'estate del 2018 ha visto i detenuti tinteggiare l'istituto Belzoni.
"I nostri 970 studenti al rientro hanno trovato un liceo più pulito e luminoso - ha detto la dirigente Alberta Angelini - grazie a tutti quelli che hanno contribuito". Presenti il presidente della Provincia, proprietaria dello stabile del Fermi, Fabio Bui e il consigliere delegato Luigi Bisato. "Ognuno di noi nella vita può avere dei problemi - ha detto Bui - ma questi non cancella la persona che resta al centro e progetti come questo diventano un'opportunità per ricostruire una vita".
"Un progetto importante perché non è simbolico ma pratico - ha aggiunto Bisato - questi signori lavorando tutta l'estate hanno migliorato la scuola". "La pena deve tendere alla riabilitazione - ha sottolineato il direttore del Due Palazzi Claudio Mazzeo - il lavoro all'esterno è un'offerta aggiuntiva al lavoro interno, dal forte valore perché unisce il carcere alla società e auspico che il progetto si ripeta".
di Andrea D'Aurelio
ondatv.tv, 26 settembre 2019
Una convenzione fra il Comune di Sulmona e la Direzione del carcere di via Lamaccio per il volontariato attivo dei detenuti a beneficio della città. È quanto ha annunciato il sindaco, Annamaria Casini, nel corso della cerimonia del 202esimo anniversario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria che si è svolta nella struttura carceraria alla presenza del Direttore, Sergio Romice, del Comandante di reparto della Scuola di Polizia Penitenziaria Sarah Brunetti, del rappresentante della Prefettura dell'Aquila e delle altre cariche dello stato.
Una festa che guarda al futuro, all'ampliamento della struttura carceraria, che sarà portato a compimento per la primavera del 2020 con il nuovo padiglione che potrebbe entrare in funzione per dicembre 2020. Ma le difficoltà sono concrete e dietro l'angolo.
"Il carcere di Sulmona"- come ha rilevato il Segretario Confederale Uil Mauro Nardella- "proprio per la carente presenza di baschi blu che dalle 310 unità del 2010 si ritrova ad operare con poco più di 250 persone e per di più in un contesto che, contrariamente a dieci anni fa, conta al suo interno 420 detenuti tutti di elevata caratura criminale, si ritrova a vivere in sofferenza il lavoro dei suoi uomini".
"È una situazione che andrebbe constatata. Mi auguro che nei posti giusti e nei tavoli giusti ci sia questa possibilità per ottenere i giusti rinforzi"- ha esordito il Direttore Romice che auspica un carcere sempre più collegato con le realtà sociali del territorio, alla luce dell'ampliamento della struttura.
Nasce proprio per perseguire questo obiettivo il progetto "Mi riscatto per Sulmona" che vedrà i detenuti impegnati come volontari in lavori socialmente utili come accadde nell'era Federico quando alcuni reclusi coadiuvarono il Comune nelle operazioni di sgombero della neve in piazza Capograssi.
"Con questa convenzione l'apporto delle nostre risorse si struttura meglio"- ha concluso Romice mentre il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, ha ribadito che la convenzione che sarà sottoscritta a breve mira ad agevolare "sia la rieducazione del detenuto ma anche la società stessa che ospita l'istituto e quindi anche queste persone". La Casini ha ricordato che la presenza del carcere di massima sicurezza è fondamentale anche per la battaglia tesa a salvaguardare il Palazzo di Giustizia.
di Vilma Brignone
targatocn.it, 26 settembre 2019
Da domani fino al 29 settembre Saluzzo con il progetto "Un viaggio la città scopre il carcere" è sede della rassegna che ha come obiettivo il diritto di accesso e partecipazione dei detenuti alla vita culturale della comunità. Nel programma la prima dello spettacolo teatrale "Scusate il disturbo" nel carcere Morandi, seminari formativi, il convegno "il valore della scuola in carcere", una mostra alla Croce Nera e visita guidata al museo della Memoria carceraria.
Un singolare "matrimonio" tra Matera 2019 e Saluzzo è quanto si concretizza nella capitale del Marchesato da domani giovedì 26 al 29 settembre prossimo. La città è infatti una delle sedi della rassegna "Con lo Sguardo Dentro, Matera 2019 capitale europea della cultura. Diritto di accesso e partecipazione dei detenuti alla vita culturale della comunità" grazie alla presenza di una "scuola ristretta" nel penitenziario Morandi: il corso carcerario dell' Istituto Soleri Bertoni.
Legato a questo è nato il progetto "Un viaggio: la città scopre il carcere" (che ha come punto nodale il convegno "Il valore della scuola in carcere" venerdì 27 settembre) ed frutto della collaborazione tra il Soleri-Bertoni, le Associazioni Voci Erranti Onlus, Liberi Dentro Odv e Cascina Macondo Aps e la Casa di reclusione "Rodolfo Morandi", con il patrocinio del Comune.
Obiettivi dell'iniziativa, che presenta un programma fatto di teatro, seminari, convegno, mostre, film e una visita guidata al museo della Memoria carceraria in Castiglia, sono garantire il diritto dei detenuti a partecipare alla vita culturale della comunità e far conoscere ai cittadini le attività formative realizzate nell'ambiente carcerario. Info 0175 46662.
Il programma
Giovedì 26 settembre ore 17 Carcere Rodolfo Morandi, Sala Polivalente "Prima" cittadina dello spettacolo "Scusate l'attesa" Il teatro dei ristretti incontra la città (26-29 settembre 2019)
27 Settembre Ore 10.30-12.30 Casa di Reclusione Rodolfo Morandi, Sala Polivalente Seminario di formazione "Cittadinanza e Inclusione" per studenti del territorio e studenti ristretti.
Ore 14.30-17.30 La Castiglia, Sala Rovasenda Seminario di aggiornamento/formazione "Il valore della scuola in carcere" aperto ai docenti e ai cittadini del territorio.
Ore 17.45 Confraternita della Misericordia-Croce Nera Inaugurazione di Opere Libere mostra dei laboratori artistici della scuola in carcere con interventi musicali del Coro della scuola cittadina.
28 Settembre Ore 9.30-12.30 Multisala Italia Proiezione del film La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi incontro di Educazione alla legalità proposto agli studenti della città.
29 Settembre Ore 15-17 La Castiglia Visita guidata al Museo della memoria carceraria.
di Luca Verdolini
lavoce.it, 26 settembre 2019
Si inaugurerà il prossimo 3 ottobre, presso il "Centro Servizi Camerali Galeazzo Alessi", la mostra fotografica "Scatti in Libertà", patrocinata dal Comune di Perugia, che resterà aperta fino a domenica 6. L'esposizione propone 25 scatti d'autore realizzati sia durante le lezioni del corso per "Addetto alla cucina", svolte dai rinomati chef "Moschettieri del Gusto" Catia Ciofo, Andrea Mastriforti, Antonella Pagoni e Cristiano Venturi, sia in occasione della cena di gala "Golose Evasioni", giunta alla sua quinta edizione. Eventi promossi e gestiti dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia.
Si tratta di un'esperienza raccontata con bravura e delicatezza da quattro straordinari fotografi, Martina Mencarelli, Luca Michetti, Rita Paltracca e Matteo Vicarelli. Il loro reportage coglie i diversi aspetti "degli attori" di un istituto di pena: insieme ai detenuti, che sono comunque, il soggetto predominante, gli agenti di Polizia Penitenziaria, gli educatori e i volontari.
Il percorso fotografico descrive le numerose iniziative che tali soggetti hanno posto in essere per riempire di contenuto il transito verso il pieno reinserimento nella società. Un passaggio che non è un privilegio, ma al contrario una doppia fatica: quella di condividere con gli altri, nel reciproco rispetto, luoghi, spazi, regole, insieme a quella di fare i conti con il proprio passato e con la possibilità di un cambiamento. Per arrivare a crederci. Fino in fondo.
La fotografia riesce così a rendere percepibile, al di là della retorica e del pregiudizio, qualcosa di intangibile, stimolando uno sguardo diverso su uno spaccato di realtà tanto complesso da decifrare per chi non vi è mai entrato in contatto. Nella splendida cornice dell'ex Borsa Merci nel cuore storico della città, si apre, quindi, per il visitatore un mondo apparentemente lontano che l'esperienza della mostra "Scatti in Libertà" può contribuire a rendere più vicino. I quattro fotografi hanno frequentato la struttura penitenziaria, hanno conosciuto i detenuti, si sono confrontati con loro e li hanno fotografati, immortalandone la volontà e la speranza di un passaggio verso una vita migliore per sé e per la società che saprà accoglierli.
"Ci siamo avvicinati con grande discrezione al mondo penitenziario, dichiarano i quattro fotografi, e abbiamo lentamente maturato il desiderio di realizzare un percorso fotografico che raccontasse quello che avviene dentro. Ci hanno colpito molto questi percorsi in transito, verso una nuova vita. Ragazzi disposti a metterci la faccia. A ripartire dai propri errori. Siamo rimasti colpiti molto dalla disponibilità di questi allievi speciali. In un tempo in cui la gente si fotografa per spirito puramente edonistico, loro hanno accettato di comunicare la loro vita in transito, cogliendo in questo un sincero amore per il lavoro che viene fatto all'interno del laboratorio di cucina del carcere perugino". Guardando le foto esposte nella mostra si avverte la serenità dei semplici momenti di vita quotidiana, si respirano la sofferenza, la speranza di chi è costretto a vivere in quella dimensione, il rispetto di chi prova a rinascere e a riscattarsi. "Scatti in Libertà" è un'occasione per conoscere il carcere, capirlo, guardarlo con occhi diversi, lontano da pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni. Le porte del carcere si aprono. La speranza viaggia sulle immagini.
chietitoday.it, 26 settembre 2019
Venerdì 27 settembre, alle ore 16, i cancelli del carcere di Lanciano si apriranno per accogliere la comunità esterna. Infatti, esperite tutte le necessarie procedure autorizzative, ospiti esterni potranno partecipare a un evento a carattere culturale ed artistico, ma soprattutto di grande spessore umano e per finalità di solidarietà sociale.
All'interno del teatro del carcere "Il Piccolo Fenaroli", la compagnia teatrale di detenuti "Il Ponte per la Libertà", condotta dal produttore e regista Carmine Marino, interpreterà "L'Avaro" di Moliere nella libera rivisitazione di Carmine Marino. I detenuti hanno scelto e voluto far dono del loro lavoro artistico alla comunità esterna ed all'associazione "Alliance for stroke unit", che col suo presidente Gabriele Lombardozzi, dirigente medico della omonima unità ospedaliera di Pescara, si pone al servizio del reparto e della cittadinanza tutta.
Gli ospiti esterni hanno scelto di versare un libero contributo e l'intero generoso incasso verrà devoluto dal carcere all'associazione per l'acquisto di strumentazione utile alla cura dell'ictus cerebrale. Lombardizzi, da parte sua, farà precedere alla rappresentazione un suo intervento formativo sul tema dell'ictus, della sua notevole diffusione, della prevenzione e cura, con un approccio incentrato sulla centralità della persona e della sua dignità in ogni fase e tempo della sua esistenza.
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