di Gianfranco Macigno
gnewsonline.it, 10 settembre 2019
Spiragli "Teatri dietro le quinte" è la sezione teatrale progettata dalla compagnia teatrale "Interazioni elementari", che si terrà da oggi a sabato nell'ambito dell'edizione dell'Estate Fiorentina 2019. Oltre che all'Istituto penale per minorenni "G Meucci", che apre i suoi spazi al pubblico offrendo alla città un luogo in cui i protagonisti diventano il teatro ed i giovani detenuti che partecipano ai laboratori organizzati nell'istituto, gli spettacoli verranno messi in scena nel Teatro Spazio Alfieri e nel Cinema Teatro di Castello. Al "G. Meucci", via degli Orticellari 18, gli spettacoli iniziano oggi alle 18.30 con una dimostrazione di lavoro, a cui parteciperanno i giovani attori detenuti e un gruppo di attori esterni, curata da Emmanuel Gallot-Lavallée.
Domani alle 10.30 Sasà Striano, ex detenuto ora attore professionista, incontrerà i giovani detenuti e il pubblico esterno. Mercoledì alle ore 18.00 l'attore Filippo Frittelli e i giovani attori detenuti presentano lo spettacolo One Man Jail. Alle 19.30 Dimostrazione di lavoro del laboratorio esperienziale Fiori nel Deserto-Saharat Zohra a cura di Verdiana Dolce e Davide Martiello. Sabato 14, infine, alle 17.00 festa finale con la partecipazione dei laboratori dell'istituto e alle 19.00 concerto conclusivo di Peppe Voltarelli. Tutti gli spettacoli sono aperti al pubblico a offerta libera.
di Vito Totire
labottegadelbarbieri.org, 10 settembre 2019
I numerosi suicidi che si sono verificati a Bologna negli ultimi anni sono passati rapidamente nel dimenticatoio: quelli nelle carceri in particolare o quello in questura nel 2017, i tanti legati a situazioni di povertà e abbandono ma anche quelli ancor meno "prevedibili" come la vicenda della farmacista del Pilastro, un suicidio importante come tutti gli altri che tuttavia non ha indotto una sufficiente riflessione sui metodi di indagine adottati dalle istituzioni.
Quella del 10 settembre 2019 - Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio - è una iniziativa/scadenza utile che non dobbiamo sprecare. Occorre cercare di non ridurre il tutto a qualche convegno e a pochi spazi sui media. Occorrerebbe definire dal basso un programma collettivo costruito dalle comunità locali senza delega ai tecnici ripristinando piuttosto con i tecnici la antica ma essenziale dialettica della "validazione consensuale".
Molti anni fa a Bologna esisteva un Tavolo per la salute mentale. Dell'esistenza di questo tavolo non abbiamo più notizia. Si potrebbe riattivare? Non che il problema del suicidio sia inevitabilmente e automaticamente connesso alla psichiatria. Un nesso esiste, in alcune circostanze (vedi il testo di Scheff citato in coda) ma il problema di fondo è superare le costrittività sociali, materiali, psicologiche che sono quasi sempre all'origine delle condotte suicidarie.
Un recente articolo (su Il Fatto quotidiano) ha descritto il quadro epidemiologico mondiale. Si è registrato un significativo calo dei suicidi soprattutto a vantaggio delle donne nei Paesi extra-occidentali. L'autore dell'articolo (Pino Arlacchi) correttamente correla questo andamento sia al miglioramento delle condizioni materiali e relazionali di vita sia come disconferma delle pregresse ipotesi eziologiche genetiste/lombrosiane.
Abbiamo cercato di iscriverci a uno degli eventi clou di quest'anno in Italia, previsto a Roma il 16-17 settembre. Troppo tardi, iscrizioni chiuse: non si potrà seguire neanche in streaming. Saremmo andati volentieri ad ascoltare e discutere. Leggendo meglio il programma però sono sorti dubbi sull'impostazione del suddetto convegno. L'iniziativa si ripete ogni anno da diversi lustri. Avevamo all'inizio intravisto un'impostazione positiva (sulla lunghezza d'onda della esperienza storica del Centro per la prevenzione del suicidio di Los Angeles) e avevamo soprattutto sperato che il convegno annuale di Roma desse avvio a una solida e capillare rete per la prevenzione.
Ci pare che all'iniziale impostazione - certo già molto accademica e "scientista" - si stia sovrapponendo la longa manus delle multinazionali farmaceutiche. Non potremo discutere con i relatori del convegno e dunque le nostre perplessità le approfondiremo altrimenti. Accanto a relazioni di assoluto e drammatico interesse (il rischio suicidario nella popolazione carceraria) ve ne sono altre che destano preoccupazione in quanto fanno riferimento ad asserite "evidenze genetiche" (come abbiamo visto assolutamente disconfermate dalle osservazioni di Pino Arlacchi) e altre che ripropongono mezzi "miracolistici" per prevenire e affrontare il fenomeno: uso del litio o dei farmaci antipsicotici long-acting; stimolazione magnetica transcranica (!); e ben due comunicazioni (in una giornata e mezza) sull'uso della Esketamina, farmaco "stupefacente", approvato con una velocità incredibile - pare con l'appoggio di Trump - in un contesto come quello statunitense già devastato dallo strapotere delle multinazionali del farmaco e da una tragica epidemia ancora in atto causata da oppiacei legali.
Ci sono nel convegno romano altri argomenti importanti (sarebbe utile ascoltarli) sul rapporto fra internet e suicidio, sul rapporto fra social e identità personale. E ci sono relazioni "sorprendenti" come quella su "cannabis e rischio suicidario" ma anche in questo caso preferiamo ascoltare o leggere prima di criticare in maniera aprioristica.
Tuttavia preoccupa - senza ovviamente voler insinuare giudizi negativi su tutto il convegno - il peso dell'industria farmaceutica. Viene correttamente segnalata alla luce del sole la sponsorizzazione da parte di ben 14 case farmaceutiche fra le quali, in pole position - anche dal punto di vista dell'impostazione grafica della locandina - proprio la casa che produce la Esketamina. La precisazione secondo cui la sponsorizzazione non è condizionante ...suona come una excusatio non petita.
La questione che stiamo discutendo è drammatica dunque intendiamo evitare polemiche e critiche aprioristiche. Anche per questo chiediamo il massimo di partecipazione dal basso e di trasparenza.
Ogni comunità locale dovrebbe adottare un piano di osservazione e di prevenzione. È necessario evitare che anche le tragedie e i lutti diventino occasione di profitto per le case farmaceutiche. Profitti che sono sotto gli occhi di tutti (vedi il testo di Goetze, citato in coda) e che sono stati resi pubblici anche in relazione all'ultimo "farmaco miracoloso" cioè l'esketamina. La prevenzione non si fonda sui farmaci ma sulle condizioni materiali e sulla qualità delle relazioni umane.
di Luigi Putignano
Il Piccolo, 10 settembre 2019
Ha fatto tappa in questo fine settimana nella sala Fittke la mostra degli elaborati che hanno preso parte al concorso artistico per persone detenute "A mano libera" su iniziativa del gruppo scout del "Clan Arcobaleno" dell'Agesci Ts 2 Nordest. Sono giunti 11 elaborati realizzati da cinque detenuti, giudicati in base a tecnica d'esecuzione, creatività e messaggio trasmesso.
"L'idea del concorso d'arte - ha spiegato la scout Giorgia Linardon - è nata l'anno scorso dopo un percorso di approfondimento e dibattito sul tema della pena e della realtà del carcere". La mostra rientra all'interno delle attività del Progetto Area Giovani del Comune, cui hanno collaborato, tra gli altri, la docente di storia dell'arte e membro della giuria Lucia D'Agnolo, lo scrittore Pino Roveredo e la garante comunale dei detenuti Elisabetta Burla.
"Abbiamo deciso - così Linardon - di attribuire tre premi di 300, 200 e 100 euro. Per finanziare il montepremi e le altre spese per la preparazione della mostra abbiamo organizzato diverse attività di autofinanziamento". Si è trattato di un percorso non facile dal punto di vista burocratico: il bando è stato prima approvato dal Provveditorato di Padova e poi inoltrato a tutti i direttori delle carceri coinvolte.
Tre i temi: "Come vorrei decorare la mia parete", "La mia vita tra 20 anni" e "Una giornata in libertà". Il primo premio se l'è aggiudicato Luca Trimarco, della casa circondariale di Gorizia, per "l'originale, intrigante, e un po' misterioso, accostamento di nomi e date alle macchie cromatiche e per l'uso felicissimo del colore". Ex aequo per la seconda piazza tra Bmt, del carcere di Udine, e il Gruppo laboratorio Arteducativa composto da Salvo Pietro, Giovanni Pinna e Jean Luca Falchetto, del carcere di Verona Montorio. Terzo premio a Vasquez Lopez Andres Felipe del carcere di Pordenone.
affaritaliani.it, 10 settembre 2019
La sala sarà aperta la pubblico su invito. L'iniziativa rientra tra le novità della Movie Week. Apre il 18 settembre la "Sala Fuoricinema" una sala cinematografica e teatrale all'interno del carcere di Bollate, ma aperta al pubblico (su invito). È una delle novità della Movie Week, che partirà il 13 settembre, andando avanti per una settimana fino al 20, con manifestazioni diffuse in tutta a città.
L'iniziativa che riguarda la casa di reclusione di Bollate nasce dall'idea dell'associazione Fuoricinema e dal "sogno" della direzione dello stesso carcere. Bollate infatti "aveva una sala teatro che necessitava di restauro", come ha raccontato la direttrice, Cosima Buccoliero, questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Reale. È così che personale sia "interno che esterno al carcere", muratori ed elettricisti, "si sono prodigati a titolo di volontariato per realizzare la sala e far prendere corpo a quella che fino a poco tempo prima era solo un'idea".
L'obiettivo è quello di "aprire il carcere alla città", nella speranza che la sala "sia usata, con le dovute precauzioni, per proiezioni cinematografiche aperte al pubblico e per diffondere la cultura del cinema ai detenuti che non possono frequentarlo all'esterno", per contribuire alla loro crescita e al loro riscatto, ha aggiunto al direttrice. L'inaugurazione il 18 settembre, all'interno del quadro della Movie Week, rappresenta "un momento simbolico" per la manifestazione stessa, secondo l'assessore alla Cultura, Filippo Del Corno.
di Gennaro Maiorano
infocilento.it, 10 settembre 2019
Continuano le attività dirette ai detenuti della casa circondariale. È stato pubblicato nei giorni scorsi il bando relativo ad un nuovo progetto: la musicoterapia. Quella promossa dalla direttrice Gabriella Niccoloi è una iniziativa finalizzata a favorire attività che consentano di attenuare il disagio legato alla condizione dei carcerati. Il bando mira ad individuare cooperative, associazioni o professionisti che possano avviare questo progetto con i detenuti.
Il carcere di Vallo della Lucania non è l'unico in Italia ad aver avviato questo esperimento adottato anche in altre strutture con importanti risultati. Molti sono anche i casi di spettacoli musicali tenuti nelle varie case circondariali italiane. Quello di Rebibbia ha addirittura una propria band ufficiale. La musicoterapia è soltanto uno dei progetti svolti in favore dei detenuti vallesi. Da tempo, infatti, questi sono coinvolti anche in altre attività come quelle teatrali.
santegidio.org, 10 settembre 2019
La Comunità di Sant'Egidio, la World Coalition against the Death Penalty e la Life Wire Foundation con una dichiarazione congiunta hanno invitato i governanti della Nigeria a far prendere parte al Paese a un movimento globale in crescita, in particolare in Africa, quello per l'abolizione di fatto e di diritto della pena di morte. Le organizzazioni stimano che 2.000 persone siano nel braccio della morte in Nigeria.
Dopo essersi recati in visita a diversi carceri nigeriani, le organizzazioni si sono incontrate alla fine di agosto nella capitale, Abuja, insieme a rappresentanti di altri soggetti, come il Nigerian Bar Association, per discutere della riforma del sistema carcerario e dell'abolizione della pena capitale. La dichiarazione congiunta firmata alla fine dell'incontro è disponibile al seguente link (Documento).
Nel meeting è stata discussa la recente legge di riforma del sistema penitenziario, in cui con il cambio della denominazione di "Nigerian Prison Service" in "Nigerian Correctional Service" l'enfasi è posta su un reinserimento del condannato nella società, piuttosto che sul carattere afflittivo della pena.
Nella visita alle prigioni è evidente il problema del sovraffollamento, dovuto a una presenza di un elevato numero di persone in attesa di un processo (più del 75%) o di una condanna. Nella dichiarazione si esorta a continuare il processo di riforma, per approfondire l'indirizzo avviato con il cambio di denominazione, per evitare reclusioni di durata indefinita in attesa di processo. Una specifica Commissione si è formata per sostenere questo percorso.
I soggetti partecipanti all'incontro di Abuja hanno trovato come premessa comune condivisa in modo unanime l'abolizione della pena di morte. Alla fine del 2008, più di 2000 persone risultano condannate a morte e attendono il giorno dell'esecuzione nelle celle nigeriane. 46 di loro sono stati condannati nel 2018. Nell'ultimo decennio, "solo" sette esecuzioni hanno avuto luogo. Un recente emendamento delle leggi permette la commutazione della pena capitale in pena detentiva dopo una reclusione di dieci anni. Da questa modifica, una moratoria "di fatto", non esplicitata, ha ridotto drasticamente il numero delle esecuzioni. I soggetti firmatari della dichiarazione offrono la loro cooperazione per assicurare l'implementazione della riforma e di lavorare insieme per una piena moratoria delle esecuzioni e l'abolizione della pena capitale.
Il Manifesto, 10 settembre 2019
Dalla firma degli accordi di pace sono stati uccisi 167 dirigenti indigeni e 140 guerriglieri Farc che avevano deposto le armi. Tra le vittime dell'ultimo weekend di sangue anche ambientalisti, contadini e un candidato sindaco. Non passa quasi più un giorno, in Colombia, senza che scorra del sangue: di un leader sociale, di un dirigente indigeno, di un ex combattente, di un candidato politico.
L'elenco è interminabile. Tra venerdì e sabato sono stati assassinati il dirigente sociale José Cortes, a Nariño, e tre ex guerriglieri delle Farc: due a Cúcuta, Milton Urrutia Mora e José Milton Peña Pineda, e uno in Chocó, Jackson Mena. Tutti e tre impegnati nel processo di reinserimento nella vita civile e tutti e tre lasciati privi di quelle misure di protezione che il governo si era impegnato ad assicurare. Con loro sono 140 gli ex combattenti uccisi a partire dalla consegna delle armi nel dicembre del 2016.
Poco prima, tra il 4 e il 6 settembre, erano caduti tre leader sociali ad Antioquia, portando a 13 il numero delle vittime nel dipartimento dall'inizio del 2019: il difensore dell'ambiente Fernando Jaramillo, che si era opposto ai progetti minerari nella regione, e due dirigenti contadini della giunta di Acción comunal La Milagrosa, un modello di organizzazione di base attivo soprattutto nelle aree rurali.
E sempre il 6 settembre un'operazione dell'esercito nella Valle del Cauca aveva provocato la morte di un giovane indigeno, Omar Gusaquillo, e il ferimento di un altro, Diego Alexis Vega: secondo le testimonianze, l'esercito avrebbe fatto fuoco malgrado il giovane avesse gridato: "Non sparate, siamo disarmati, siamo della Guardia indigena". L'obiettivo, pare, sarebbe stato quello di montare un "falso positivo" del genere di quelli assai diffusi sotto il governo di Álvaro Uribe, quando i militari presentavano come guerriglieri caduti in combattimento giovani innocenti assassinati per via extragiudiziale.
Appena prima, la Onic, l'Organizzazione nazionale indigena della Colombia, aveva denunciato l'assassinio di tre dirigenti indigene nei dipartimenti di Arauca e Cauca, proprio alla vigilia della Giornata internazionale della donna indigena, il 5 settembre: due dirigenti nasa e una leader del popolo Makaguan, la 70enne Magdalena Cucubana, nota per la sua profonda conoscenza delle tradizioni del suo popolo. Omicidi a cui la Onic ha risposto ribadendo la propria opzione per la pace "con giustizia sociale": "Crediamo che il conflitto, la violenza e il ricorso alle armi non abbiano alcun futuro nel nostro paese", ha affermato l'organizzazione, ricordando come, dalla firma dell'accordo di pace, siano stati 167 i leader indigeni assassinati.
Ma in vista delle elezioni regionali del 27 ottobre non vengono risparmiati neppure i candidati politici. L'aspirante sindaco del municipio di Toledo, in Antioquia, Orley García è stato raggiunto sabato da 13 colpi di arma da fuoco, appena cinque giorni dopo l'assassinio di Karina García, candidata a sindaca del municipio di Suárez, nel Cauca, insieme alla madre e ad altri quattro leader sociali e militanti politici.
Alle minacce e agli attentati "alla vita di quanti aspirano a esercitare incarichi politici", come pure di dirigenti sociali, difensori dei diritti umani ed ex combattenti, il partito Farc ha reagito sollecitando per l'ennesima volta il governo a "dare risposte efficaci" e ribadendo il proprio impegno a favore del processo di pace. E il governo, per tutta risposta, ha ordinato - di fronte alla ripresa delle armi da parte dei dissidenti delle Farc - il ridimensionamento delle misure di protezione assicurate ai membri del partito che hanno invece optato per la via della pace.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 9 settembre 2019
Non solo coca: dal Canada all'Italia, le 'ndrine vogliono controllare lo spaccio delle nuove sostanze. Le famiglie della Locride e della costa Tirrenica ottengono 18 milioni di euro da un chilo di polvere.
"Ricordati che il mondo si divide in due: quello che è Calabria e quello che lo diventerà". Cosi un anziano boss della piana di Gioia Tauro spiegava a un giovane rampollo delle famiglie d'élite della costa Tirrenica lo spirito di conquista che anima la 'ndrangheta. Di territori e di mercati, di servizi e di business: quindi di droghe. Un'occupazione progressiva della torta criminale internazionale che si è tradotta nel tempo nella colonizzazione di aree inesplorate, a volte impensabili, ma utili a rigenerare la forza dell'organizzazione e le ambizioni di espansione.
Dopo aver conquistato l'Europa (Germania, Olanda e ora Est Europeo) la mafia più ricca e potente in Italia, con un fatturato di decine di miliardi di euro all'anno, cerca nuovi e più remunerativi spazi anche nel narcotraffico mondiale. Non abbandona la cocaina, business planetario ormai gestito in regime di semi-monopolio grazie a una sfilza di broker saldamente ancorati ai cartelli sudamericani, e punta dritta al traffico di droghe sintetiche che, per dirla coi numeri, sono un affare ancora più gigantesco (se possibile) della polvere bianca.
La parola magica è "Fentanyl" ed è in grado di mutare scenari e geopolitica del crimine organizzato. Spiega Antonio Nicaso, docente universitario di crimine organizzato in Nord America e autore di numerosi saggi sulla 'ndrangheta insieme al procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri: "Un chilo di polvere di Fentanyl costa 10.500 euro. Lavorato con le attrezzature e le sostanze del caso può generare un milione di pillole. Ognuna di queste viene rivenduta sul mercato a 20 dollari". Va da sé che la nuova frontiera del business sia questa.
E i segnali che "i calabresi" stiano mettendo le mani sulla nuova gallina dalle uova d'oro del narcotraffico è nelle pieghe di una recente operazione delle autorità canadesi che ha portato in carcere gli eredi del boss Paolo Violi, emigrato in Nord America settant'anni fa e ucciso in una sanguinosa faida con la potente enclave mafiosa dei Rizzuto.
Uno di loro è stato condannato un anno fa. "Nelle more dell'indagine - racconta Nicaso - sono saltate fuori alcune conversazioni che hanno evidenziato un confronto tra famiglie calabresi sull'opportunità di entrare in questo mercato".
Ai dubbi espressi da alcuni vecchi, le giovani leve hanno risposto più o meno cosi: "Che te ne frega se muoiono tante persone? Anche nelle guerre si muore. Vuoi mettere il guadagno che facciamo col Fentanyl? Prima o poi troveremo un equilibrio dei dosaggi, intanto andiamo avanti". I morti sono i giovani americani e canadesi travolti dalla nuova emergenza sociale che questo oppiaceo sintetico potentissimo, nato come antidolorifico farmaceutico ma ben presto finito nello sconfinato mondo del deep web, ha creato negli ultimi anni in Usa.
Ventotto mila morti solo nel 2017. Fonte: i Cdc statunitensi, cioè i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie. Il mese scorso il presidente Donald Trump ha detto all'agenzia Reuters che l'America sta "perdendo migliaia di persone a causa del Fentanyl", puntando il dito contro il mercato cinese. Ma non è tutto cinese, o almeno non più, il mercato che si sta sviluppando attorno a questa sostanza: "Dopo quella fase datata 2010, anche i cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nueva Generacíon hanno cercato di entrare nel business e dal 2015 sono diventati produttori diretti - evidenzia Nicaso. Dal 2017 la ndrangheta commercializza Fentanyl e ha iniziato in Canada a opera dei Violi.
Centinaia di relazioni internazionali sottolineano l'interessamento delle grandi mafie verso questo mercato. La 'ndrangheta ha deciso di investire in maniera massiccia: si tratta delle famiglie della Locride e della costa Tirrenica". Al netto di una forma di darwinismo criminale che l'ha sempre contraddistinta nelle capacità evolutive di intercettare nuove frontiere di business, è poi chiaro perché "i calabresi" spingano sulla nuova droga. "Al di là dei profitti, vi sono ragioni di opportunità - precisa Nicaso.
La produzione delle droghe sintetiche non è soggetta a travagli incidentali di natura geopolitica, come è accaduto ad esempio per l'eroina in Afghanistan quando scoppiò la guerra oppure come si registra quando le Farc di turno siglano accordi coi governi sudamericani limitando la produzione di foglie di coca". A questo concetto è collegato il vantaggio dell'indipendenza dal principio attivo che guida invece la produzione di cocaina ed eroina.
E cioè il Fentanyl è una droga sintetica, potenzialmente producibile all'infinito, scollegata dal concetto di coltivazione della pianta base. Si realizzano le dosi in un seminterrato. Su Internet si trovano manuali "fai da te". In Italia, al momento, si contano i primi morti, "ma in due o tre anni l'emergenza sarà pienamente compresa anche nel nostro paese". Nel frattempo la 'ndrangheta avrà già fatto affari d'oro. Magari anche con il tramadolo, meglio conosciuto come "la droga del combattente", molto diffusa tra le truppe del Califfato in territori di Jihad.
Negli ultimi tre anni solo nel porto di Gioia Tauro, scalo notoriamente "sfruttato" dalle 'ndrine, sono state sequestrate circa 50 milioni di pastiglie. I carichi provenivano dall'India ed erano diretti in Libia: "Il sospetto è che venisse utilizzato come merce di scambio in Africa - puntualizza Nicaso. Non si capisce ancora di cosa, magari di servizi logistici per il traffico internazionale di droga". Il dato medico è sconcertante. "Ciò che è in commercio negli Usa ed è all'origine della stragrande maggioranza delle overdose mortali da oppiacei sono i derivati del Fentanyl prodotti clandestinamente".
Il dottor Riccardo Gatti da oltre trent'anni si occupa di droga e dirige il dipartimento interaziendale Dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. "Il boom di decessi è iniziato quando i trafficanti di droga hanno cominciato a miscelare eroina, cocaina e metanfetamine con questi oppiacei sintetici", afferma. Chi usa questi preparati "ne ricava sensazioni piacevoli ma anche, rapidamente, tolleranza (cioè necessità di aumentare nel tempo la dose per ottenere il medesimo effetto) e dipendenza grave".
E, aggiunge Gatti, "data la "resa" diversa dei derivati del Fentanyl le preparazioni non hanno una "potenza" costante e il rischio di overdose è quindi molto alto". Un grave problema è che i dati ufficiali sulle overdose letali non distinguono le morti causate da Fentanyl preparato in laboratori clandestini da quelle causate dal prodotto farmaceutico.
In Italia l'eroina "di strada" è promossa a prezzi molto bassi, evidentemente si cercano nuovi clienti da fidelizzare, ma "circolano anche molte ricette contraffatte per i farmaci oppiacei". Sarebbe questo il segno che "c'è un certo numero di dipendenti da farmaci che potrebbero essere agganciati dal mercato dello spaccio: se questo avvenisse e se anche da noi circolassero preparati contenenti Fentanyl, la situazione potrebbe diventare rapidamente molto critica e le morti per overdose da oppiacei potrebbero avere un rapido incremento", avverte Gatti.
di Francesco Floris
redattoresociale.it, 9 settembre 2019
L'esperto di sicurezza Roberto Cornelli sul cambio di passo che serve al Viminale di Luciana Lamorgese: "Basta con l'ossessione per i fatti di cronaca e le risposte emergenziali". Tra le priorità: contrastare i suicidi degli agenti di polizia e fare una legge sulle polizie private.
di Rossella Guadagnini
adnkronos.it, 9 settembre 2019
"Sta succedendo qualcosa nell'universo femminile che può mettere in difficoltà la mafia, sia all'interno dell'organizzazione, che all'esterno". Lo sottolinea all'Adnkronos Nando dalla Chiesa, docente universitario, che da oggi, lunedì 9 settembre, fino a venerdì 13, dirigerà la Summer School on Organized Crime del Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-politici dell'Università degli Studi di Milano, dedicata per questa IX edizione al tema "Mafia e donne".









