La Repubblica, 22 luglio 2019
Lo fa sapere l'agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione islamica. "Diciassette spie addestrate dalla Cia sono state identificate e arrestate in Iran". Lo rende noto Farsnews citando il direttore generale del dipartimento di controspionaggio del ministero dell'Intelligence. Nei confronti degli arrestati sono già state emesse alcune condanne a morte. L'accusa è di avere spiato centri sensibili nel Paese. Farsnews, che è vicina ai Pasdaran, definisce l'arresto il secondo colpo dell'intelligence iraniana alla Cia. L'annuncio arriva nel mezzo di una pericolosa escalation nel Golfo di Hormuz, dove una petroliera britannica, la Stena Impero, è stata sequestrata dal governo di Teheran.
di Cristiana Mangani
Il Messaggero, 22 luglio 2019
Uno strappo diplomatico in piena regola con la lettera inviata al ministro dell'Interno Christophe Castaner e la decisione di non essere oggi a Parigi per la nuova riunione dopo quella che si è tenuta nei giorni scorsi a Helsinki. Il Viminale sembra deciso a mandare solo dei tecnici e nessuna presenza politica. Salvini "diserterà", ma nel frattempo ha deciso di scrivere al suo omologo francese. "L'Italia - ha dichiarato - non è più il campo profughi di Bruxelles, Parigi, Berlino. E non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati in arrivo in Europa".
Lo scontro si riaccende nel giorno in cui Sos Mediterranee e Medici senza frontiere annunciano la ripresa delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale davanti alla Libia con una nave battente bandiera norvegese. Le politiche migratorie portate avanti dall'asse franco-tedesca non piacciono proprio a Salvini che, alla vigilia della riunione convocata dal governo francese, riparte lancia in resta.
A spingerlo, gli stessi motivi che hanno agitato il dibattito con Castaner e con il ministro tedesco Horst Seehofer al vertice informale di Helsinki: nella bozza del documento che sarà portato alla riunione di oggi, infatti, Parigi riproporrà la proposta franco-tedesca nella quale si afferma che i migranti vanno sbarcati nel "porto vicino più sicuro".
Una proposta già bocciata da Italia e Malta. E necessario, si legge nella bozza, un "meccanismo più prevedibile ed efficiente" in modo da "consentire lo sbarco sicuro, dignitoso e rapido" dei migranti soccorsi nel "porto sicuro più vicino". Sbarchi che "dovrebbero essere effettuati il più rapidamente possibile, tenendo conto della vulnerabilità delle persone interessate e delle capacità di accoglienza nei porti di sbarco". Un documento al quale Salvini ha risposto con un secco no: "Non lo firmerò mai. È una proposta inammissibile".
Così ieri è tornato all'attacco: Francia e Germania "non possono decidere le politiche migratorie ignorando le richieste dei paesi più esposti come noi e Malta". E per questa ragione non sarà nella capitale francese. Ma ai tecnici del Viminale che parteciperanno ha dato mandato di "muoversi esclusivamente nel perimetro delineato, evitando nuove e d iverse dichiarazioni non coerenti con i lavori svolti finora".
La posizione resta dunque quella espressa nel documento portato da Italia e Malta alla riunione in Finlandia: hotspot in tutti i paesi, redistribuzione obbligatoria dei migranti, rimpatri a livello Ue o ripartiti tra i 28, più espulsioni con la creazione di una lista di "paesi sicuri" in modo che chi proviene da quei paesi sarebbe rimpatriato automaticamente, ulteriore stretta sulle Ong, revisione delle regole Sar per "impedire abusi" che favoriscono un'immigrazione "illegale e incontrollata". Proposte che, scrive ancora Salvini nella lettera a Castaner, "hanno fatto registrare (a Helsinki, ndr) un diffuso apprezzamento apportando al confronto significativi e utili elementi per una nuova impostazione del tema".
Ma intanto lo scontro rischia di spostarsi anche in mare. La Ong francese Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere hanno annunciato il ritorno nelle acque internazionali davanti alla Libia dopo quasi un anno di sospensione dell'attività in seguito al blocco dell'Aquarius. Stavolta ad operare sarà la "Ocean viking", una nave di 70 metri con 31 persone tra equipaggio e volontari battente bandiera norvegese. Cosa pensi dell'iniziativa, Salvini lo ha scritto su twitter nei giorni scorsi: "Adesso partono pure dal Mare del Nord per venire ad aiutare gli scafisti nel Mediterraneo, roba da matti... Ong avvisata, mezza salvata: in Italia non sbarcate".
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 22 luglio 2019
Channel Nkunzimana è un burundese di 26 anni. Ci ostiniamo a parlarne al presente. Orfano di entrambi i genitori, è stato cresciuto dalla sorella del padre e poi sostenuto negli studi (attualmente è al secondo anno di Scienze infermieristiche dell'Università di Ngozi) dalla cugina Dylla Gaelle Gateka e dal di lei compagno Andrea Casale, entrambi cooperanti a Ngozi con Amahoro Onlus e da poco rientrati in Italia. Channel viene visto l'ultima volta il pomeriggio del 29 giugno a Ngozi, nel quartiere di Kinyami. Passano 24 ore e iniziano le ricerche, presso le prigioni ufficiali e soprattutto quelle "non ufficiali".
Vengono esaminate le piste più disparate. Nei giorni precedenti la sparizione Channel ha testimoniato in favore dell'amico Viateur Nzoyihaya, arrestato con l'accusa di violenza sessuale verso una "diciassettenne di Ngozi" di cui non si conoscono le generalità. L'amico viene ritenuto estraneo ai fatti e rilasciato. È una vendetta della famiglia della ragazza?
Alcuni parenti di Channel hanno problemi coi proprietari dei terreni confinanti a Ryarusera, nella provincia di Muramvya. È stato rapito per forzare la situazione? Più semplicemente, Channel è il primo del suo corso e può avvalersi del sostegno di due persone, Dylla e Andrea, economicamente benestanti rispetto alla media del paese.
È stato rapito per invidia, gelosia o a scopo di riscatto? Piste vaghissime, nulla di più, ma in casi del genere ha senso non escludere nulla. Nel frattempo il procuratore generale di Ngozi interroga diverse persone che potrebbero essere informate dei fatti, senza alcuna conclusione significativa. Infine, prende piede l'ipotesi che Channel sia stato vittima di un arresto arbitrario e della successiva sparizione forzata da parte dei servizi di sicurezza. A sostenerlo è Jean Nayabagabo, un attivista dei diritti umani locale.
Il 16 luglio si sparge la voce che Channel sarebbe stato prelevato da alcuni "imbonerakure" (la milizia giovanile del partito al potere) e consegnato a un noto estremista, Alexis Ndayikengurukiye. Torturato in un bistrot di proprietà di un certo Dominique Nyamugarukwa a Vyerwa, un piccolo centro a pochi chilometri da Ngozi, successivamente sarebbe stato trasferito in luogo ignoto da un certo Jovin, responsabile dei servizi di sicurezza a Ngozi. Pare che sia accusato di aver criticato pubblicamente il partito al potere.
Chi conosce Channel lo descrive come estraneo alla politica. Inoltre, non avrebbe mai commesso l'ingenuità di parlare male del governo proprio nella sua roccaforte di Ngozi. Da ormai quattro anni, il Burundi è sprofondato in una profonda crisi dei diritti umani.
Le sparizioni forzate sono entrate a far parte della strategia del governo per tenere sotto controllo le proteste. A volte ci va di mezzo anche chi non protesta e si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Che fine ha fatto Channel?
di Giampaolo Visetti
La Repubblica, 21 luglio 2019
"Adesso sono io il più vecchio di quelli di Mani pulite. Personalmente sento il vuoto di un affetto profondo, inciso dal passaggio pesante e grave del tempo. A livello pubblico il vuoto lasciato è quello di un eccezionale punto di riferimento, intellettuale e culturale, di una visione lucida degli eventi. Spero non si offenda nessuno, ma con questo addio si fa più evidente come nel nostro Paese quel certo modo di intendere l'esercizio della giurisdizione, proprio di Francesco Saverio Borrelli, si sta progressivamente perdendo".
di Paolo Griseri
La Repubblica, 21 luglio 2019
Non si può dire che il suo sia un giudizio distaccato: "Sono stato dipinto come l'uomo delle tangenti. Non ne ho mai intascata una, ma con Mani pulite la mia vita è cambiata radicalmente. Vivo con una normale pensione, non mi lamento e non penso proprio di essere un privilegiato".
di Alberto Simone
ciociariaoggi.it, 21 luglio 2019
Il sindaco ha sottoscritto un accordo con il presidente del Tribunale. Dieci i soggetti ammessi: si occuperanno anche di cura del verde e manutenzione degli immobili. Il Comune di Cassino - così come avevano fatto di recente già alcuni centri del circondario - ha sottoscritto la convenzione con il tribunale di Cassino che permette ai detenuti condannati a meno di 4 anni e coloro che sono sottoposti a indagine di svolgere lavori di pubblica utilità per l'Ente.
Il sindaco e il presidente del tribunale hanno siglato il protocollo che permette di accedere a questa misura alternativa che, ovviamente, segue regole ben precise. La messa alla prova - come recita il codice 168 bis del codice penale - comporta la prestazione di condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché (ove possibile) il risarcimento del danno dallo stesso cagionato.
Comporta altresì l'affidamento dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro, attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare determinati locali. Con la convenzione stipulata ieri, l'Ente consente che dieci soggetti svolgano presso le proprie strutture l'attività non retribuita in favore della collettività per l'adempimento degli obblighi previsti dall'articolo 168 bis del codice penale.
La sede dove potrà essere svolta l'attività lavorativa è dislocata sul territorio e il Comune informerà periodicamente la cancelleria del Tribunale sulla situazione dei posti di lavoro. I soggetti ammessi allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità presteranno presso le strutture dell'Ente le seguenti attività: servizio di supporto in attività socio-assistenziali ed educativi; attività di segretariato sociale; manutenzione di immobili e ambienti di servizio. Gli oneri per la copertura assicurativa sono a carico dell'Ente: se previsti, il Comune potrà beneficiare di eventuali finanziamenti. Salera si dice orgoglioso di quanto fatto.
di Monica Fabbri
sanmarinortv.sm, 21 luglio 2019
Se in Repubblica c'è chi, come il capogruppo di Ssd, vorrebbe aprire un ragionamento sull'applicazione delle misure alternative al carcere, il Segretario al Territorio Augusto Michelotti, interpretando come provocazione la proposta lanciata da Giuseppe Morganti al Congresso dei Radicali, punta invece ad una struttura detentiva di eccellenza, che rappresenti un vanto per San Marino nel mondo. Si va dunque avanti con il progetto assegnato dal Congresso a maggio all'esperto in edilizia penitenziaria Cesare Burdese. L'edificio attuale non è adeguato - spiega il Segretario - e costa allo Stato 25.000 euro l'anno.
Obiettivo: costruire una struttura innovativa, rispondente ai principi e criteri internazionali in materia di trattamento penitenziario e diritti umani. Già a partire dallo studio di fattibilità, l'architetto è stato coadiuvato da un Gruppo di Lavoro costituito, oltre che dai Segretari Particolari delle Segreterie Territorio ed Esteri, dai Comandanti delle Forze dell'Ordine e dal Dirigente dell'Ufficio Progettazione. Sono state elaborate linee guida. Il nuovo carcere ospiterà 24 detenuti in 12 camere doppie. Le sale interne per l'attività saranno 6.
Oltre alla zona giorno per il pranzo troveremo palestra, biblioteca e luogo di culto. Altri ambienti - attrezzati con videosorveglianza - saranno dedicati a visite e incontri con gli avvocati e ci sarà una sala per l'interrogatorio. E ancora: cucina; infermeria con servizi igienici annessi; locale lavanderia; magazzino e zona relax per il personale penitenziario.
Nel progetto diversi uffici, una sala riunioni e si sta valutando anche la possibilità di inserire all'interno dell'Istituto un monolocale attrezzato per il ricongiungimento famigliare. Si vorrebbe realizzare il nuovo carcere a Murata, in zona Carrare. Serviranno circa 4 milioni. "Pensiamo di essere sulla strada giusta. Se poi un domani non si dovesse fare più uso di questi sistemi detentivi - provoca Michelotti - lo trasformeremo in qualcos'altro".
di Marina Della Croce
Corriere della Sera, 21 luglio 2019
Aveva 89 anni e l'inchiesta su Tangentopoli permise di scoperchiare il rapporto illecito tra politici e imprenditori: soldi in cambio di appalti. Ci sono due frasi che, forse più di altre, spiegano dieci anni di scontro tra politica e magistratura, con la procura di Milano in prima linea. Una è del 20 dicembre 1993, due anni dopo l'inizio di Tangentopoli e appena un mese prima della "discesa in campo" di Silvio Berlusconi che lo portò al governo del Paese.
di Laura Distefano
livesicilia.it, 21 luglio 2019
L'ultimo bacio negato. Salvatore Proietto ha potuto solamente sfiorare la foto della sua compagna sulla lapide. Tina ha lottato per 22 giorni, poi la malattia ha vinto. Tutto questo mentre il 40enne randazzese scontava ai domiciliari una pena per droga. Due anni per 70 maledetti grammi di marijuana. Il silenzio di un giudice non gli ha permesso di poter stringere la mano della moglie mentre soffriva in ospedale. E, nonostante le istanze e gli appelli, Salvatore non ha avuto nemmeno il permesso di piangere su quel petto dove il cuore aveva smesso di battere. La sua compagna è andata via. E lui è rimasto intrappolato tra le trame di una giustizia disumana. L'autorizzazione dell'ufficio del Tribunale di Sorveglianza è arrivata solo dopo il funerale.
"Sono inferocito", commenta l'avvocato Baldassare Lauria, difensore di Proietto. "Ci troviamo davanti a una vicenda vergognosa. Sono stati disattesi tutti i principi dell'ordinamento penitenziario. E la cosa ancora più assurda non è che ci siamo trovati davanti a un diniego su cui avremmo potuto discutere, ma ci siamo trovati davanti ad un silenzio assordante. E nonostante questo Proietto ha rispettato la legge e non ha violato i domiciliari".
Salvatore è rimasto in attesa. Sperando. Pregando. Eppure quell'inferno lo aveva già vissuto un anno prima. Quando a luglio, mentre si trovava in una cella del braccio Amenano del carcere di Piazza Lanza, è arrivata la notizia dell'aggravamento di mamma Carmela. Il giudice in quell'occasione (il processo era ancora in corso) ha risposto immediatamente ed ha concesso tre permessi. Ma nonostante questo Salvatore ha aspettato in cella. In attesa che lo venissero a prendere. "Preparati, arrivano presto", gli avevano detto gli agenti della penitenziaria. Ma la scorta lo ha accompagnato al cimitero il 7 luglio 2018. La madre, purtroppo, era morta tre giorni prima. Ancora una volta solo una fotografia su cui piangere. Un dolore nel dolore.
"Anche in questo caso, qualcosa non ha funzionato - afferma l'avvocato -nella macchina della giustizia". Salvatore Proietto ha lasciato il carcere catanese lo scorso anno ad agosto. Ma il giudice ha posto un limite nel concedere i domiciliari: doveva vivere in una casa diversa, perché la sua abitazione era il luogo dello spaccio.
E allora la sorella di Salvatore ha trovato un piccolo appartamento. E Proietto è andato lì con Tina. Ma a Randazzo l'autunno e l'inverno sono molto rigidi. E la mancanza di riscaldamento si è fatta sentire. Istanze su istanze per poter tornare nella sua abitazione. Nulla. La risposta è stata no. Fino alla scorsa primavera. Ad aprile Salvatore ha potuto nuovamente varcare la porta di casa. E con lui c'era Tina. Ma solo per pochi giorni.
Poi la compagna di Proietto è finita in ospedale a Siracusa. Nei nosocomi di Catania non c'erano posti. Ed è cominciato il calvario di carte bollate all'ufficio del Tribunale di Sorveglianza. A senso unico. Tina poi è stata trasferita al Policlinico di Catania in terapia intensiva. È morta. L'hanno portata a casa della suocera di Salvatore. E in 22 giorni, la risposta alla richiesta di autorizzazione non è arrivata. Ha aspettato Proietto, mentre nella sua testa passavano i progetti di una vita insieme. Di un matrimonio pianificato dopo dicembre, quando finirà di scontare la condanna. Tina, pero, non indosserà mai quel vestito da sposa.
"Non ci fermeremo - annuncia l'avvocato Baldassare - questa storia la denunceremo al Csm e anche alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo". In un anno Salvatore ha perso le donne più importanti della sua vita: sua madre e la sua compagna. Lui ha chiesto solo di poterle accompagnare nel loro ultimo viaggio. Al detenuto è stato negato di poter lasciare la sua prigione. All'uomo è stato negato di vivere il suo dolore.
irpinianews.it, 21 luglio 2019
"La Funzione Pubblica Cgil è stata nuovamente costretta ad avviare la prevista procedura conciliativa in Prefettura nei confronti della direzione generale dell'ASL. Vane sono risultate le reiterate richieste di intervento sulla disorganizzazione nella medicina penitenziaria. La ormai cronica carenza di personale, tra tutte le figure professionali previste e l'incremento esponenziale del numero dei detenuti sono divenuti intrecci ingestibili senza un accurato e sensibile intervento" è quanto si legge in una nota stampa a firma della segretaria generale Licia Morsa.
"La carenza di Infermieri Professionali - prosegue - non consente la predisposizione di turni adeguati nelle 24 ore previste di assistenza e la natura del rapporto di lavoro atipico con detto personale di certo non facilita la causa. L'assenza di specialisti, come lo psichiatra, fa degenerale la situazione già precaria tra i circa 600 detenuti al carcere di Bellizzi per esempio".
"Viste le scarse unità in servizio, che svolgono il proprio ruolo nella quasi totale assenza di garanzie e di tutele, non vengono organizzate in turni nel rispetto delle disposizioni normative sull'orario di lavoro. I turni di lavoro non tengono conto dei riposi obbligatori ed in alcuni casi vengono notificati alla fine del mese di riferimento, vale a dire a lavoro svolto, in quanto nessun dirigente è disponibile a firmarli preventivamente".
"Presso l'istituto a custodia attenuata per madri di lauro che dovrebbe ospitare le detenute madri con bambini fino a 6 anni di età, con capienza di posti pari a n. 35 detenute, unico istituto del centro sud, risulta in servizio ancora una sola unità di personale infermieristico che ovviamente non può da sola ricoprire i turni ed assicurare i servizi essenziali di assistenza nelle 24 ore giornaliere, per non parlare dell'assenza del ginecologo. Si stigmatizza il superficiale comportamento dei vertici dell'Asl di Avellino nell'esercizio di un così delicato servizio, non si comprende il reale motivo della cattiva organizzazione, tenuto conto, tra l'altro, che la medicina penitenziaria è a totale carico dello Stato e per l'Asl si tratta di solo partita di giro e che quindi necessita solo interventi organizzativi oculati" conclude Morsa.
- Salerno: Salzano (Partito Radicale) "situazione carcere migliorata, ma c'è tanto da fare"
- La sua lezione dimenticata dai magistrati
- Internet, non è più tempo di irresponsabilità
- Bologna: "Eredi eretici", in scena i ragazzi del Pratello
- Stati Uniti.Innocente dopo 22 anni di carcere,la madre della vittima trova da sola il vero assassino










