adnkronos.com, 9 luglio 2019
"Oggi abbiamo visitato l'Istituto a custodia attenuata per detenute madri di Lauro, una struttura penitenziaria che ospita, attualmente, 15 detenute-madri con 17 bambini per rinnovare il nostro impegno verso le persone che vivono uno stato di detenzione". Le deputate 5 Stelle Maria Pallini e Gilda Sportiello fanno tappa ad Avellino presso il centro di detenzione di Lauro, struttura inaugurata tre anni fa e unica nel suo genere in tutto il Mezzogiorno.
"I figli delle detenute - proseguono le deputate - tutti in età infantile o adolescenziale, sono inseriti nei programmi di scolarizzazione, previsti dalle istituzioni scolastiche del posto, e frequentano le scuole della zona". All'interno della struttura operano anche associazioni e volontari impegnati in progetti per favorire l'interazione con l'esterno. "Un aspetto importante delle attività che si svolgono riguarda l'attenzione rivolta ad evitare danni allo sviluppo psico-fisico e relazionale dei bambini ospitati", spiegano Pallini e Sportiello aggiungendo che "nonostante la struttura di Lauro sia una realtà in cui la condizione carceraria è resa più compatibile con la dignità delle detenute, vi è bisogno di un forte sostegno da parte di tutte le Istituzioni per un lavoro più sinergico che coinvolga anche i Comuni e le strutture scolastiche. Inoltre è necessario garantire una maggiore presenza sanitaria e medica".
Le parlamentari assicurano che l'attenzione del M5s sull'Icam rimarrà elevata come già dimostrato in passato. "Ci siamo già interessati alla struttura, grazie ai componenti della Commissione parlamentare bicamerale per l'Infanzia e l'Adolescenza e con l'iniziativa del portavoce regionale Luigi Cirillo. Continueremo la nostra attività per migliorare le condizioni di vita di chi oggi sconta la propria pena nelle nostre strutture detentive", concludono Sportiello e Pallini.
greenplanner.it, 9 luglio 2019
Nelle carceri milanesi sono partiti all'inizio del mese di luglio due progetti, che hanno come obiettivo di fondo migliorare le prospettive future di integrazione dei detenuti. In occasione della presentazione del primo progetto, che vede la collaborazione dei tre istituti carcerari della città, ha commentato l'assessore al lavoro del comune di Milano Cristina Tajani: "Malnatt è un progetto tipicamente milanese sin dal nome, che coniuga alcuni dei tratti distintivi della nostra città come l'attenzione alla ricerca della qualità attraverso l'uso di materie prime a filiera corta e la capacità di saper intuire le tendenze del mercato, rappresentate dall'attenzione alle birre artigianali.
Infine una peculiarità tutta meneghina, fare del lavoro la più importante occasione di riscatto e di attenzione verso gli altri". Malnatt significa in dialetto milanese nato male, proprio in questa definizione troviamo il concetto da cui nasce questo progetto. Fondamentale è stata la collaborazione dell'azienda agricola La Morosina, che ha permesso la coltivazione in loco delle materie prime, questa caratteristica fondamentale fa della birra Malnatt la prima birra agricola e a chilometro zero.
Alla base del progetto però c'è il riscatto per dieci tra detenuti e ex detenuti delle tre principali carceri lombardi che hanno ora la possibilità di reinserirsi nella società e nel mondo produttivo. Ma non solo: l'obiettivo atteso, a 24 mesi dal lancio del progetto sostenuto anche con il supporto del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e del Comune di Milano, è anche quello di generare risorse per sostenere ulteriori progetti che procurino ricadute positive sul sistema di esecuzione penale.
Attualmente in fase di distribuzione presso il canale Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café) e Moderno (e in altri locali che si sono già resi disponibili), le birre Malnatt hanno la peculiarità di essere prodotti ad alta fermentazione, non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia o in fusto.
Totalmente opposto il progetto avviato presso il carcere di Bollate, nonostante le identiche finalità di formazione e integrazione. Realizzato in collaborazione con A2A, l'impianto di trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici darà la possibilità ad alcuni detenuti di rimettersi in gioco attraverso il lavoro, che smaltendo rifiuti possiede una notevole utilità sociale.
"L'impianto di trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici arricchisce il carcere di Bollate di un'ulteriore opportunità per potersi rimettere in gioco attraverso il lavoro. Si tratta anche di un progetto virtuoso che unisce l'attenzione all'ambiente al terzo settore, dimostrando come una proficua collaborazione tra pubblico e privato possa, come fine ultimo, approdare all'inclusione sociale in un'ottica di vera sostenibilità" afferma Cosima Buccoliero, direttore aggiunto della Casa di Reclusione Milano Bollate.
La struttura occupa una superficie di circa 3.000 mq e ha l'autorizzazione al trattamento di 3.000 tonnellate all'anno di rifiuti elettronici, inoltre è dotata di un impianto fotovoltaico per l'autoproduzione di energia green. "L'impianto presentato oggi al carcere di Bollate, oltre al contributo in termini di economia circolare, rappresenta un esempio di integrazione e un'opportunità di sviluppo professionale per le persone coinvolte nel progetto: per questa ragione la componente umana del lavoro vuole essere adeguatamente valorizzata rispetto all'automazione del processo" dichiara Valerio Camerano, amministratore delegato del Gruppo.
Questo progetto è uno dei tanti tasselli che compongono il nostro modello A2A per l'economia circolare: un sistema basato sulla gestione integrata dell'intera catena ambientale, dalla raccolta al trattamento e che prevede che tutti i rifiuti siano avviati a recupero di materia o energia evitando così il ricorso alla discarica".
di Adelaide Pierucci
Il Messaggero, 9 luglio 2019
Sarà un processo per valutare se riguardo alla morte di Valerio Guerrieri - il 21enne romano che si è impiccato a Regina Coeli il 24 febbraio 2017, dove tra l'altro, non doveva essere neanche recluso - ci siano state delle omissioni di chi lo avrebbe dovuto assistere.
Ieri il gip Flavia Costantini ha rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo una delle due psichiatre che ha visitato il detenuto senza allenarsi e i 7 agenti della penitenziaria addetti al controllo ogni quarto d'ora e che invece non si erano nemmeno accorti che già dal giorno prima Guerrieri aveva annodato un lenzuolo col quale si è lasciato andare nel bagno della cella.
Nella stessa udienza il giudice ha disposto l'assoluzione della seconda psichiatra per cui, invece, il pm Attilio Pisani aveva chiesto 6 mesi di carcere in abbreviato. Valerio Guerrieri lo aveva detto al giudice, tre giorni prima, che in carcere non ce l'avrebbe fatta: "Regina Coeli è un caos. Soffro mentalmente, mandatemi a casa". Il giudice così accertata l'incapacità ne aveva disposto la scarcerazione, con l'assegnazione a una Rems, da dove in passato era scappato più volte. Il trasferimento, invece, non era "Per me tutti avevano una responsabilità - dice Ester, al madre. L'assoluzione della psichiatra mi ha sconvolto. Era palese che mio figlio avesse problemi.
Aveva già tentato il suicidio e episodi di autolesionismo". Nel mirino delle indagini, su sollecitazione dell'avvocato Claudia Serafini che assiste il padre della vittima, sono finiti anche il direttore del carcere e i vertici del Dap. A sollecitare il supplemento d'inchiesta è stato qualche mese fa il gip Claudio Carini.
giornaledisondrio.it, 9 luglio 2019
C'é tempo fino al 30 settembre per presentare la propria candidatura. Pubblicato sul sito internet del Comune di Sondrio l'avviso relativo all'elezione del garante per i diritti delle persone limitate nella libertà personale. I cittadini interessati, che siano in possesso dei requisiti previsti dall'art. 3 del Regolamento, possono presentare le proprie candidature, accompagnate da dettagliato curriculum, inoltrando apposita istanza - come da modello disponibile tra gli allegati e pubblicato sul sito comune.sondrio.it sezione Albo Pretorio online - al Presidente del Consiglio Comunale, Maurizio Piasini, entro il giorno 30 settembre 2019, con una delle seguenti modalità: consegna a mano presso l'ufficio protocollo in piazza Campello 1 piano terra negli orari di apertura al pubblico dalle 09:00 alle ore 12:00 e dalle ore 14:30 alle 16:30; via fax al n. 0342.526333; per posta ordinaria o raccomandata; tramite Posta Elettronica Certificata nell'osservanza delle seguenti modalità: dovrà essere spedita da una casella di posta elettronica certificata alla casella
di Davide Orsato
Corriere della Sera, 9 luglio 2019
Il ritrovamento in un punto non "coperto" dalle telecamere. Indagini in corso, si cercano i responsabili. Ma potrebbero non esserci state aggressioni, l'uomo aveva un tasso alcolemico altissimo. L'hanno trovato sul ciglio del binario con il volto tumefatto e ustioni di diverso grado dal bacino in giù, in condizioni gravissime.
Ma su quanto è successo nella notte fra domenica e lunedì a Villafranca, all'interno della stazione ferroviaria, non c'è ancora alcuna certezza. L'uomo, un clochard di nazionalità romena, 42 anni, ora è ricoverato all'ospedale Magalini di Villafranca, in attesa di essere trasferito al centro grandi ustionati di Villafranca. Sul fatto sta indagando la questura di Verona.
Non è esclusa nessuna ipotesi, nemmeno quella dell'aggressione, anche se finora la polizia non ha confermato questa ricostruzione. Il 42enne, al momento dei soccorsi, chiamati dal personale della stazione, risultava completamente ubriaco, con un tasso alcolemico attorno ai 3 grammi per litro, ossia al limite del coma etilico.
Gli ultimi aggiornamenti che arrivano dalla polizia parlano di indagini a tutto campo: nessuna ipotesi rimane esclusa, compresa quella, estremamente difficile da spiegare, di un incidente. Gli investigatori (sul posto anche gli specialisti della scientifica) stanno esaminando fotogramma per fotogramma le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza: il punto in cui è stato trovato l'uomo, però, non sarebbe coperto dagli obiettivi, un dettaglio che complica non di poco le immagini.
Il clochard viveva a Villafranca da circa un anno, spesso dormiva in stazione. Era noto ai servizi sociali del Comune, che - a quanto riferisce il sindaco, Roberto Dell'Oca - gli avevano offerto diversi aiuti, sempre rifiutati. "Non sappiamo ancora quanto è successo - afferma il primo cittadino - se venisse confermato che si tratta di un'aggressione sarebbe gravissimo: episodi di questo genere non appartengono alla comunità civile villafranchese che, da sempre, ha una tradizione di accoglienza".
Quanto accaduto a Villafranca ricorda un caso risalente a dicembre 2017, quando un cittadino marocchino, Ahmed Fdil, anche lui senza fissa dimora, morì carbonizzato. Aveva preso fuoco l'auto in cui dormiva. La verità, terribile, è emersa nel giro di pochi giorni: i responsabili erano due minorenni (un tredicenne, nemmeno imputabile e un diciasettenne) della zona, entrambi non italiani, che avevano lanciato dei fazzoletti di carta a cui avevano dato fuoco. "Lo abbiamo fatto per noia", ha spiegato il più grande ai giudici del tribunale minorile di Venezia.
di Serena De Salvador
Il Mattino di Padova, 9 luglio 2019
I due detenuti del carcere Due Palazzi hanno iniziato a rimettere a nuovo le aule: "È un'occasione unica per restituire qualcosa di buono alla società". Il riscatto comincia salendo su un autobus, mangiando un panino al bar, indossando un paio di scarpe antinfortunistiche. Azioni semplici, ma che assumono un sapore incredibile per chi ha passato gli ultimi anni dietro le sbarre.
È cominciato ieri il progetto che vede Salvatore e Nik, detenuti del Due Palazzi, impegnati per due mesi a tinteggiare gratuitamente le aule del liceo Fermi. Palermitano di 53 anni il primo, albanese di 45 il secondo, hanno negli occhi la frenesia di due bambini mentre con piglio chirurgico analizzano ogni centimetro dei quattro locali al quarto piano dello stabile di proprietà della Provincia.
Quelle aule sono la base di partenza, ma tempo permettendo potranno anche passare ad altre zone. E a giudicare dall'entusiasmo, c'è da scommettere che anche i piani inferiori beneficeranno dell'intervento. "È un'occasione unica per restituire qualcosa di buono alla società", spiegano in coro. La sfida più grande, vera prova di fiducia, è lo spostamento in bus dal carcere a scuola e ritorno. Da soli, con una libertà che sa di impagabile.
Il lavoro sarà duro, perché lo stabile è vetusto e non basta una passata di vernice. Nik e Salvatore hanno già studiato la situazione: "Per fare un bel lavoro dobbiamo rimuovere lo zoccolo di pittura lavabile, levigare e ridipingere tutto. Aspettiamo l'autorizzazione, ma soprattutto speriamo non ci rallenti troppo".
Vogliono davvero rimettere a nuovo la scuola, fermarsi alle quattro aule pattuite sembra fuori discussione: "Le faremo splendere. Meglio fare solo queste ma farle perfette, però se riuscissimo a completare anche altre stanze sarebbe fantastico", spiegano. In attesa dell'arrivo di tutto il materiale, fornito dall'associazione Operatori Carcerari Volontari col contributo di Ca.Ri.Pa.Ro., hanno tolto i banchi e coperto le superfici.
"È un progetto utilissimo per il nostro liceo che deve fare i conti con gli anni che passano", spiega il professor Antonio Trivellato. "Loro sono motivati ed è un messaggio educativo importante", gli fa eco la preside Alberta Angelini, che sta vagliando anche una possibilità ulteriore: "Metteremo a disposizione dei fondi scolastici per portare avanti il progetto. Investiremo su una nuova aula-laboratorio e il rinnovamento grazie in collaborazione con il carcere è un'occasione d'oro".
Degli oltre mille studenti, almeno cento staranno nelle aule messe a nuovo. "Dobbiamo lavorare bene, niente lavori abbozzati. Siamo solo in due, ma ci metteremo tutto l'impegno possibile", dichiara Nik. Per arrivare fin qui hanno frequentato un corso di edilizia e superato la rigida selezione interna: delle decine di detenuti che hanno partecipato alle lezioni solo loro due sono risultati completamente idonei.
avantionline.it, 9 luglio 2019
Ieri alla Camera dei Deputati è stato presentato "L'universo dimenticato" il IV report, patrocinato dal Ministero della Giustizia, prodotto dal Forum Nazionale dei Giovani sulla condizione dei giovani detenuti.
Il Report con la prefazione del Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma e l'introduzione dell'Avv. Luigi Iorio vede i contributi di idee del Prof. Pasquale Bronzo dell'Università La Sapienza, dell'Avv. Riccardo Polidoro Camere Penali, dell'Avv. Andrea Conte dell'associazione italiana giovani avvocati e del Consigliere del Fng, Michele Masulli.
"Il report è un'analisi dettagliata sulla condizione dei giovani detenuti. Il sistema carcerario italiano, contrariamente al dettame costituzionale, sembra non avere più una vera funzione riabilitativa soprattutto tra i giovani", dichiara Maria Cristina Pisani, Presidente Forum Nazionale dei Giovani.
"In questi anni - ha continuato Pisani - come Forum Nazionale dei Giovani abbiamo fatto visita a numerosi istituti penitenziari e attualmente stiamo lavorando, mediante la stesura di progetti, alla realizzazione di attività all'interno delle carceri grazie alla collaborazione avviata in questi anni con le Istituzioni competenti".
"Siamo felici che anche quest'anno il report Carceri abbia potuto avvalersi di contributi di spessore indiscusso e che l'evento di presentazione abbia rappresentato un momento di discussione di alto profilo. Le condizioni degli istituti penitenziari e i diritti dei detenuti parlano all'esterno delle mura delle carceri: rappresentano la cartina al tornasole della società che si costruisce e dei valori che la animano.
Guardiamo con preoccupazione agli alti tassi di recidiva, all'emergenza sovraffollamento, alla frequenza dei suicidi di detenuti e guardie penitenziarie, al debole ricorso, anche rispetto ai maggiori Paesi europei, a misure alternative e ad esperienze di formazione e lavoro che possano sostenere la riabilitazione e il reinserimento del detenuto" ha aggiunto il membro del direttivo Michele Masulli.
"È importante l'impegno dei giovani nella costruzione di una cultura del penale che sappia tenere conto della tradizione di garanzie del nostro Paese e dei valori che il Costituente ha sancito, anche indicando esplicitamente la funzione che ogni pena deve avere. Per questo guardo con favore e interesse alle riflessioni che questo Rapporto consegna a tutti noi" ha dichiarato il Garante dei detenuti Mauro Palma, a margine della presentazione.
All'evento, patrocinato dal Ministero della Giustizia, camere penali e Aiga hanno preso parte inoltre alla presentazione anche l'Avv. Riccardo Polidoro, Camere Penali, l'avv. Antonio De Angelis segretario nazionale Aiga, Michele Masulli membro del direttivo Forum nazionale giovani, l'Avv. Luigi Iorio, la giornalista di La7 Flavia Fratello.
sicilianews24.it, 9 luglio 2019
All'Istituto Penale per i Minorenni di Palermo appuntamento con la cultura brasiliana, alla scoperta della storia e delle tradizioni del Paese sudamericano. Il Consolato Onorario del Brasile in Palermo ha presentato il Brasile ai ragazzi del Malaspina, con la collaborazione dell'Ambasciata del Brasile di Roma e di artisti brasiliani che hanno scelto Palermo come città di adozione. L'incontro è avvenuto nell'ambito del progetto "Attraverso le culture: a scuola con i consoli", l'iniziativa promossa dal Malaspina, in collaborazione con il Centro Diurno e con il coinvolgimento del Corpo Consolare di Palermo, destinata ai ragazzi ospiti delle due strutture (Istituto penale e Centro diurno).
All'incontro erano presenti il direttore del Malaspina Clara Pangaro, la console onoraria del Brasile, Rosalia Calamita, Isabella Russo, referente per le attività connesse all'area "Diritti e interculturalità" per l'Istituto Penale per Minorenni di Palermo, Michelangelo Capitano, direttore del Centro Diurno Polifunzionale. Presenti anche il console onorario della Costa d'Avorio, Ferdinando Veneziani, Meire Cerveira Jarra, Membro del Consiglio dei Cittadini Brasiliani di Roma, sezione di Palermo, il cittadino brasiliano Jamir Marino e gli artisti Edimar Macêdo Costa, Marileide Silva dos Santos, José Carlos da Silva.
Ragazzi del carcere Malaspina, viaggio virtuale alla scoperta del Brasile attraverso i suoni, la musica, il folklore ed i sapori
I ragazzi sono stati condotti in un viaggio virtuale alla scoperta del Brasile anche attraverso i suoni, la musica, il folklore ed i sapori. Molto spazio è stato dedicato alla musica, anche attraverso strumenti a percussioni suonati da José Carlos, che hanno accompagnato le danze di Marileide e di Edimar. Particolarmente toccante la testimonianza di Edimar sulle difficoltà incontrate dall'infanzia fino ai giorni nostri, difficoltà che hanno accompagnato Edimar lungo gli anni fino al raggiungimento di una pace interiore, che ha voluto trasmettere ai ragazzi.
Vari sono stati i momenti in cui i ragazzi sono stati coinvolti, come il canto dell'inno nazionale dei due Paesi, l' "adozione" di uno degli Stati brasiliani attraverso la consegna di una stella simbolica, la consegna dei "nastrini di Bonfim", per esprimere tre desideri da avverarsi, l'assaggio delle "coxinhas de galinha", tipica rosticceria del Brasile, la consegna di opuscoli sul Brasile e di un piccolo souvenir. L'incontro è culminato in un samba eseguito dagli artisti, durante il quale i ragazzi hanno potuto suonare vari strumenti a percussione.
youtg.net, 9 luglio 2019
Venerdì 12 luglio lo scrittore romagnolo Cristiano Cavina incontrerà i detenuti di Uta per una lezione di scrittura creativa. Libri, storie e personaggi saranno al centro del confronto tra l'autore di Casola Valsenio (Ravenna) - vincitore di diversi premi letterari - e i reclusi che nel corso dell'anno hanno lavorato su testi e letture.
L'associazione Tusitala - da anni impegnata in attività con detenuti ed ex, in laboratori di lettura scrittura e messa in scena, attualmente nella Casa Circondariale di Uta con un nuovo corso su memoria e narrazione a partire dal quadro "Giochi di bambini" di Pieter Bruegel - ha invitato Cavina, presente in Sardegna per partecipare a Street Books, il festival del libro di Dolianova, a incontrare i detenuti della Casa Circondariale Ettore Scalas. Lo scrittore, che ha subito accettato, sarà impegnato assieme all'organizzatore del Festival Gianni Stocchino in un dialogo su tecniche e contenuti della scrittura.
Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio (Ravenna) nel 1974 ed è cresciuto con la madre e i nonni materni. È scrittore per talento e pizzaiolo per passione. Parla di letteratura e scrive impastando farina, ha scritto otto romanzi più due dedicati ai ragazzi. "Alla grande" (2002) è stato letto e messo in scena in tutte le scuole d'Italia. Cavina ha vinto numerosi premi come scrittore.
"Fare le pizze è una disciplina della teoria del caos più che dell'arte culinaria. Non sempre le cose vanno come ci si aspetta. È impossibile prevedere in anticipo l'esito finale, anche partendo esattamente dagli stessi presupposti: stesso impasto, stesso forno e stesso condimento non producono la stessa pizza.
Anche minuscole variazioni portano a risultati completamente diversi. Un battito d'ali di farfalla in cucina potrebbe scatenare un uragano in Asia; figurarsi lo sbalzo di dieci gradi nella temperatura del vostro forno a gas. L'importante è saperlo, non prendere le cose troppo seriamente, ed essere pronti a metterci una toppa quando serve" - dal romanzo "I frutti perduti".
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 9 luglio 2019
Proiettato il "Viaggio nelle carceri", poi l'incontro con la vicepresidente della Corte. Che succede se il film, con cui il regista teatrale di "Cesare deve morire" (Fabio Cavalli) racconta il rivoluzionario "Viaggio nelle carceri" compiuto dai giudici della Corte Costituzionale, viene proiettato per la prima volta in un carcere proprio davanti ai detenuti?
Succede che a San Vittore la vicepresidente Marta Cartabia e i detenuti scoprano di condividere la sensazione di essersi sentiti "spiazzati" dalla reciproca conoscenza, che è poi premessa del potenziale cambiamento in ogni autentico incontro. E succede, soprattutto, che i detenuti chiedano conto dello scarto percepibile tra i principi della Costituzione e la loro attuazione nella realtà. Uno scarto che Cartabia non nega certo, ma invita a rileggere con le parole del collega Coraggio fuori dal carcere di Terni: "Ho ricevuto domande talmente drammatiche che ho scoperto di avere solo risposte inadeguate". E quella di Cartabia è che, "di fronte allo scarto, bisogna lavorare per cambiare questa realtà, non rassegnarsi a rinunciare a quei principi".
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