di Antonio Averaimo
Avvenire, 27 agosto 2019
"Dodici persone in celle da quattro, assenza di verde e di spazi per la socialità, risse e disperazione" Il cappellano del carcere: "Dalla disumanità si scappa". Catturato ieri sera il detenuto evaso.
È scappato un detenuto da Poggioreale, embè? Perché stupirsi davanti a una evasione dal carcere? È la cosa più naturale che possa accadere. Quello che è innaturale è tenere rinchiuse delle persone in una situazione disumana e degradante".
Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale, ha affidato a un post durissimo su Facebook il suo pensiero in merito alla rocambolesca evasione del detenuto polacco 32enne Robert Lisowski, avvenuta domenica mattina nel penitenziario napoletano: una fuga breve, il detenuto è stato ricatturato ieri sera. Accanto alla foto del lenzuolo appeso - così, calandosi dal muro di cinta, è scappato il senza fissa dimora in carcere con l'accusa di aver assassinato un cittadino ucraino - i giornali hanno affiancato titoli sul "record" della prima fuga dopo 100 anni. Ma di "record", il carcere più sovraffollato d'Italia, ne conta ben altri. E "da un albero cattivo non possono nascere frutti buoni".
Don Franco, il suo commento all'evasione però, che tra l'altro è avvenuta proprio dopo la Messa da lei celebrata, ha fatto discutere. Nel migliore dei casi è stato ritenuto provocatorio, nel peggiore addirittura offensivo della famiglia del cittadino ucraino ammazzato dal detenuto evaso...
"In questo momento io intendo solo tenere alta l'attenzione sulle condizioni gravissime in cui versa il carcere di Poggioreale. Parliamo di un istituto penitenziario nel quale ci sono quasi mille detenuti in più rispetto alla capienza prevista. Questo rende impossibile qualsiasi tentativo di renderlo vivibile. La presenza nostra come Chiesa o di psicologi, educatori, volontari si scontra con l'impossibilità di incidere in una realtà così sovraffollata e caotica. Una realtà indifendibile".
Negli ultimi mesi d'altronde a Poggioreale si sono registrate diverse rivolte. Dopo l'ultima, settimana scorsa, è seguita una durissima relazione del Garante nazionale dei detenuti sulle condizioni del penitenziario...
"Il Garante dei detenuti fa il suo lavoro. Ciò che ha scritto è vero. Ma anche la direttrice Maria Luisa Palma - il cui operato è stato messo in discussione dalla presa di posizione del Garante - lavora in modo egregio, e così la polizia penitenziaria, i volontari ecc. Ma questo non basta a fare di Poggioreale un luogo umano. Ho sentito persino dire da qualcuno, in queste ore, che la colpa dell'evasione sarebbe da attribuire al fatto che pur essendoci pochi agenti della polizia non sono state sospese le attività trattamentali. Che sono le uniche a dare una parvenza di legalità alla situazione qui dentro. Senza contare che la Santa Messa non rientra nelle attività che il carcere offre ai detenuti, ma è un diritto inalienabile della persona. In ogni caso mi piace richiamare il Vangelo: da un albero cattivo non si possono trarre frutti buoni. Il carcere di Poggioreale e, in generale, il carcere com'è inteso in Italia non possono garantire nulla di buono".
Il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha dichiarato: "A Poggioreale lo Stato ha fallito. Ora il carcere sia immediatamente chiuso e abbattuto"...
"Non è una proposta cattiva. Il carcere di Poggioreale è una struttura solo detentiva. Non c'è un angolo di verde, non c'è spazio per la socialità. Per far fronte alla condanna inflitta all'Italia dall'Unione Europea a causa del trattamento disumano riservato ai detenuti nelle nostre carceri, qui si sono aperti i corridoi durante il giorno. Ma è un'ipocrisia: esistono ancora celle che dovrebbero ospitare tre-quattro detenuti e arrivano a ospitarne anche 12. Le altre carceri campane e italiane pure sono sovraffollate, così risulta impossibile alleggerire Poggioreale. Il risultato è una situazione ormai ingestibile".
Presto dovrebbe sorgere un altro carcere in Campania, che alleggerirebbe gli altri penitenziari...
"Ma vede, nemmeno questa è la vera soluzione al problema. La Costituzione non parla mai del carcere. Anzi, ne parla una sola volta, ricordando che la pena non dev'essere troppo lunga. La vera soluzione sono le misure alternative al carcere, una strada intrapresa da dieci anni dall'arcidiocesi di Napoli col centro di pastorale carceraria. La mia esperienza personale nel centro e le statistiche ci dicono che l'80 per cento di coloro che finiscono di scontare la pena in carcere torna a delinquere, mentre la recidiva scende al 10% per chi termina di scontarla in altre strutture che rispondono meglio alla funzione rieducativa della detenzione. Serve un percorso verso un modello non repressivo, che troppi governi hanno promesso e mai realizzato. Per paura di perdere consenso".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 agosto 2019
L'accusa del Cappellano, Don Franco Esposito. "Io mi meraviglio non per uno che scappa ma per l'ottanta per cento che dopo aver finito la pena in carcere ritorna a commettere reati e quindi vi rientra. Il carcere ha fallito, il carcere non risponde alla giusta domanda di sicurezza che i cittadini vogliono dalle istituzioni", così ha scritto ieri su Facebook don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale dal quale domenica scorsa è evaso il 32enne polacco Robert Lisowski attraverso una lunga fune.
Don Franco non giustifica l'evasione, ma ha voluto spostare l'attenzione sul fatto che carceri come quello di Poggioreale non hanno i requisiti per essere rieducativi e non servono certo al reinserimento della persona detenuta nel tessuto sociale.
"Allora mi domando - ha proseguito il cappellano - se il carcere non è questo, qual è il suo compito a cosa serve? Eppure il compito che la Costituzione dà a questa istituzione è quello di far sì che attraverso la pena il detenuto raggiunga una sua maturità sociale prendendo coscienza del male compiuto e iniziando una vita legale nel rispetto delle regole. Quindi se un carcere non riesce a fare quello che la Costituzione gli affida diventa una struttura anticostituzionale e quindi fuorilegge".
Sulla caccia a Robert Lisowski all'uomo sono impegnate tutte le forze di polizia. Il caso vuole che le criticità del carcere di Poggioreale sono emerse esattamente una settimana fa attraverso la pubblicazione del report a cura dell'autorità del Garante nazionale delle persone private della libertà. Una situazione impietosa quella del carcere napoletano. Dalle osservazioni poste dal Garante, emerge che si tratta di un edificio vecchio che presenta condizioni materiali che non soddisfano quello che richiede l'ordinamento penitenziario. Le stanze di pernottamento delle persone detenute sono estremamente disomogenee. Si va dai cosiddetti "cubicoli" con i servizi igienici a vista, ai cameroni da 14 persone. Particolarmente degradate alcune sezioni, come quella per persone malate o disabili, con letti a castello anche a tre piani.
Condizioni che possono essere considerate in violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentale e dei diritti umani che inderogabilmente vieta "trattamenti o pene inumane o degradanti", secondo l'interpretazione che di tale precetto è data dalla Corte di Strasburgo. A tutto questo si aggiungono casi che potrebbero profilare il rischio maltrattamento.
Dopo la pubblicazione, la direttrice del carcere ha reagito dicendo che l'autorità del Garante è stata ingenerosa. E lo ha fatto attraverso la pubblicazione della sua lettera nel giornale on line del ministero della Giustizia. "Ci tengo a ribadire - fa sapere il garante nazionale Mauro Palma - che non è una questione di essere generosi o non generosi, a volte è un po' come quando si cura una malattia, è importante avere un quadro della situazione nella sua complessità e non accontentarsi di qualche anestetico e di piccoli miglioramenti. Noi le indicazioni le abbiamo riportate nel rapporto e, se si dovesse fare un tavolo di discussione, io ripartirò da quelle raccomandazioni".
Sull'evasione, anche il garante della regione Campania Samuele Ciambriello ha detto: "Tre anni fa il ministero delle Infrastrutture ha destinato alla Campania 15 milioni per ristrutturare 5 padiglioni obsoleti del carcere di Poggioreale. In 3 anni sono state fatte solo due visite per verificare lo stato dell'arte dei padiglioni e i lavori non sono mai iniziati. È uno scandalo, una cosa indegna". A Poggioreale, ha ricordato Ciambriello, "l'anno scorso ci sono stati 4 suicidi, nelle carceri della Campania si sono registrati 77 tentativi di suicidio. Se non c'è stata una strage - ha concluso - dobbiamo ringraziare gli agenti della polizia penitenziaria".
di Giuliana Covella
Il Mattino, 27 agosto 2019
"La verità è che lo Stato è assente, il carcere ha fallito e non risponde alla giusta domanda di sicurezza che i cittadini vogliono dalle istituzioni. Fino a quando i nostri politici non prenderanno atto di questa verità, fino a quando le pene saranno "pagate" solo col carcere, non ci sarà niente di che meravigliarsi".
Don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale, lancia una provocazione sui social: "Perché stupirsi? Secondo me dovrebbe fare più notizia il fatto che a Poggioreale non avviene nessuna rieducazione per evitare la recidiva".
Padre, il post che ha scritto sulla sua pagina Facebook ha lasciato spazio, a partire dal titolo, a polemiche ma anche a interrogativi sulla reale situazione delle carceri. Perché lo ha scritto?
"Il mio "embè" era provocatorio, perché è normale che qualsiasi detenuto voglia scappare dal carcere. E questo fa giustamente notizia, ma dovrebbe farlo altrettanto il fatto che l'80% dei detenuti rientra in carcere dopo aver scontato la pena, perché non viene rieducato alla cultura della legalità e di una vita e un lavoro onesti".
Questo dato si riferisce però all'intero Paese...
"Certamente, ma di quell'80% una buona percentuale riguarda Poggioreale: da quando sono qui non c'è mai stato finora nessun progetto che abbia dato realmente la possibilità al detenuto di rifarsi una vita una volta uscito".
Ma 400 detenuti, in 15 anni, da quando lei è il cappellano del carcere, sono riusciti a tornare a una vita normale...
"Premesso che non voglio alcun merito. Ma ci va dato atto che abbiamo creato una comunità di accoglienza che si chiama "Liberi di volare" e che ha sede in una struttura donata dal cardinale Sepe in via Giuseppe Buonomo al Rione Sanità. Qui ospitiamo una quindicina di detenuti che devono finire di scontare gli ultimi anni di pena, ma ci sono anche quelli agli arresti domiciliari e in regime di semi libertà. Ecco la vera rieducazione: misure restrittive alternative al carcere. I detenuti svolgono attività artigianali e laboratori vari, così da favorire il loro concreto reinserimento nella società e nel mondo del lavoro. Oggi molti sono pizzaioli, ristoratori, artisti e artigiani".
Qual è l'attuale situazione di Poggioreale?
"Sta letteralmente scoppiando, ma da anni è così. Vergognoso ci siano meno di 20 educatori per 2.400 detenuti che peraltro vivono in celle anguste rispetto a una capienza di oltre 1.400 persone. I problemi sono tanti. Le attività rieducative coinvolgono appena il 10% dei reclusi. Gli specialisti come psicologi e assistenti sociali a disposizione? Al massimo tre o quattro per gli stessi 2.400 detenuti. E cosa ancor più grave è che nessuno viene preso in carico da uno psicologo ad esempio, perché il medico cambia di continuo".
Qualche sindacato di polizia penitenziaria si è detto contrario alle attività di cui le parla. Cosa ne pensa?
"Quello di cui non c'è sicuramente bisogno è restringere le attività trattamenti o le celebrazioni religiose. Sarebbe assurdo. I detenuti sono esseri umani e sono già limitati nei loro diritti. Ecco perché credo che l'unica possibilità di un progetto serio di rieducazione e reinserimento sia usufruire di misure alternative a una cella. Tra i circa 400 carcerati che hanno vissuto l'esperienza della nostra comunità di accoglienza, uno o due sono tornati a delinquere".
Di chi è la responsabilità affinché un carcere assolva alla sua funzione?
"Anzitutto della politica. Che ben vengano le visite ispettive periodiche di consiglieri regionali o parlamentari, ma se non c'è la volontà di intervenire rimarranno solo sterili passerelle. Va bene denunciare il degrado e le strutture fatiscenti, ma c'è bisogno anche di riformare il nostro sistema carcerario. Finché il carcere rimarrà l'unica istituzione dove far scontare la pena, nulla cambierà. La stessa riforma dell'ex ministro Orlando, che prevedeva tra l'altro sostegni per le comunità di accoglienza, è stata affossata dall'attuale Governo. Noi stessi non abbiamo nessun aiuto dallo Stato".
Conosceva l'evaso?
"Non benissimo. L'ho visto poche volte. So che domenica ha partecipato alla messa, dove erano una settantina e non duecento. Ma non è un pericoloso criminale, come lo hanno dipinto. Lo abbiamo aiutato con i beni di prima necessità, perché non ha famiglia e quando era fuori viveva di espedienti".
di Conchita Sannino
La Repubblica, 27 agosto 2019
Sorpreso in strada al Corso Garibaldi da squadra mobile e carabinieri. Era da solo. Il questore Giuliano: "Orgoglioso delle donne e degli uomini del mio ufficio, sinergia con i carabinieri".
Dopo una frenetica caccia all'uomo e due giorni di fuga, è stato catturato a Napoli Robert Lisowski, il detenuto 32enne di nazionalità polacca evaso dal carcere di Poggioreale calandosi con una corda dal muro di cinta. Si nascondeva non distante dal Corso Garibaldi, in via Camillo Porzio, nei pressi della vecchia pretura. Dunque in una zona non lontana dal carcere di Poggioreale, da cui era scappato in modo rocambolesco, con un clamoroso flop del sistema di videosorveglianza del carcere, e senza che nessun agente lo notasse mentre si calava con una fune fatta di lenzuola annodate, in pieno giorno. L'evaso si trovava dunque a meno di un chilometro di distanza dal carcere, non si era allontanato dalla zona.
L'hanno arrestato squadra mobile e carabinieri, sorprendendolo in strada. Lisowski era solo. È un pericoloso assassino: un anno fa uccise a coltellate un uomo di nazionalità ucraina, che gli aveva impedito di molestare una donna. "Sono orgoglioso delle donne e degli uomini della questura, che hanno lavorato con impegno e professionalità straordinari. Questa cattura è inoltre frutto di una perfetta sinergia e di un efficace scambio di informazioni con i colleghi dell'Arma dei Carabinieri": è il commento del questore di Napoli, Alessandro Giuliano.
cronachefermane.it, 27 agosto 2019
L'Unione delle Camere Penali italiane, con il suo Osservatorio Carcere, ha aderito alla campagna promossa dal Partito Radicale e Radio Radicale 'Ferragosto in carcerè, visitando gli istituti penitenziari territoriali. Nell'occasione, l'avvocato Simone Mancini, responsabile regionale dell'Osservatorio Carcere Ucpi, insieme ad una delegazione della Camera Penale di Fermo composta dall'ex presidente, l'avvocato Igor Giostra e dai colleghi Michelangelo Giugni e Valeria Gobbi, si è recato il 16 agosto nell'istituto penitenziario di Fermo.
La finalità di tale iniziativa è consistita nel verificare le condizioni intra-murarie dei detenuti, insieme a quelle del personale dell'istituto, situazioni che indubbiamente si riflettono nel livello di qualità della vita. Grazie alla cortese collaborazione offerta dalla direzione dell'istituto di Fermo, è stato possibile accedere a zone abitualmente interdette ed è stato possibile mostrare ai detenuti la vicinanza della Camera Penale di Fermo e dell'Osservatorio Carcere alle criticità della vita carceraria.
"Proprio in conseguenza dell'allarmante situazione nell'ambito detentivo, l'Ucpi - ricordano il responsabile Osservatorio Carcere dell'Ucpi, l'avvocato Simone Mancini e il presidente della Camera Penale di Fermo, l'avvocato Andrea Albanesi - ha recentemente proclamato l'astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per il giorno 9 luglio scorso.
Passando ai numeri: l'istituto penitenziario di Fermo non presenta ad oggi particolari criticità di organico. A fronte della previsione di 54 unità di personale, va rilevato che solo un dipendente è prossimo al pensionamento ma ben 4 nuovi impiegati sono in arrivo. È stata rilevata anche l'assenza di problematiche di sovraffollamento, circostanza verificatasi in passato in concomitanza con una certa carenza di organico: la popolazione consiste in circa 50 detenuti, di cui il 45% risulta essere composto da stranieri, essendo per quest'ultimi maggiormente difficoltoso reperire un'attività lavorativa ed un'abitazione tale da permettere l'accesso alle misure alternative alla detenzione.
L'assistenza sanitaria è garantita dalla presenza di un medico ed un infermiere, al bisogno si ricorre anche all'intervento della guardia medica di turno e l'infermeria risulta dotata di defibrillatore.
All'interno della Casa di reclusione di Fermo è prevista una piccola sezione riservata a detenuti in attesa di giudizio (la cosiddetta sezione circondariale), c'è un'ulteriore sezione per detenuti in stato di semilibertà, con 4 posti cadauno. Oltre all'insufficienza degli spazi all'interno delle celle, un punto di criticità su cui indubbiamente bisogna riflettere consiste, nonostante l'impegno umano e professionale di tutto il personale, nella difficoltà di gestione dei soggetti che presentano problematiche psichiatriche, stante la carenza di adeguate strutture che potrebbero condurre ad un approccio e ad un supporto più adeguato nei confronti di soggetti particolarmente vulnerabili, a diretto beneficio anche della convivenza tra i detenuti". E per concludere, nella loro nota, il responsabile Osservatorio Carcere dell'Ucpi, l'avvocato Simone Mancini e il presidente della Camera Penale di Fermo, l'avvocato Andrea Albanesi chiedono maggiori iniziative di carattere sociale e lavorativo, quelle ossia importanti anche per il "recupero ed il reinserimento sociale del detenuto, ratio ispiratrice dello stato di detenzione".
tuttoggi.info, 27 agosto 2019
Si terrà da lunedì 2 a domenica 8 "Fresche Frasche", laboratorio di Land Art tenuto da Marco Barbieri (in arte Dem) e parte dei laboratori gratuiti promossi nell'ambito di Orto21, l'iniziativa di agricoltura sociale da Associazione Demetra, volto alla creazione di un orto sinergico con la collaborazione di detenuti della Casa circondariale di Terni e volontari.
In cosa consiste Fresche Frasche? Questa volta la formazione sarà dedicata alla Land Art con il laboratorio di autocostruzione "Fresche Frasche" con Marco Barbieri in arte Dem. Durante il workshop, utilizzando gli sfalci vegetali, sarà possibile imparare a preparare e realizzare strutture stabili e durature di medie-grandi dimensioni, e come progettarle attraverso una serie di schizzi preparatori.
Chi è Dem? Marco Barbieri, noto come Dem nel mondo dell'arte, come un moderno alchimista, crea personaggi bizzarri, creature surreali, abitanti di uno strato impercettibile della realtà umana. Multiforme e ironico, le sue opere che spaziano dal wall-painting, all'illustrazione, alla pittura su tela, si arricchiscono di un linguaggio simbolico che invita ad elaborare un proprio codice d'accesso per questo mondo enigmatico ed arcano. L'avvicinamento a tematiche antropologiche e legate alla natura stimola l'artista a una costante sperimentazione, giunta negli
ultimi anni alla produzione di un film e alla creazione d'installazioni composte esclusivamente da materiali naturali.
Oltre alla produzione nelle fabbriche abbandonate e nei boschi, scelti come sfondo ideale per i suoi lavori, Dem vanta varie pubblicazioni ed esperienze espositive, come la personale alla Oro Gallery di Goteborg e la partecipazione alla mostre Street Art, Sweet Art al Pac di Milano, Nomadaz alla Scion Installation di Los Angeles e Cctv all'Apostrophe Gallery di Hong Kong.
Il progetto Orto 21 - Il progetto "Orto21" propone attività formative e pratiche di giardinaggio, orticoltura, frutticoltura e piccola manutenzione dello stabile del Centro di Palmetta al fine di promuovere la formazione e l'integrazione sociale di detenuti del Carcere di Terni, l'educazione e la formazione di adulti e bambini, il rispetto per l'ambiente, la creazione e il consolidamento di legami sociali. Ampio spazio anche alla formazione con dei percorsi aperti a tutti i cittadini, tra cui un corso di potatura di ulivi e alberi da frutto e uno sul giardinaggio. Incontri informativi rivolte alle aziende agricole del territorio e incontri di sensibilizzazione e promozione riguardo alle misure alternative alla detenzione e a progetti sperimentali sull'economia carceraria.
agrigentonotizie.it, 27 agosto 2019
La struttura non è dotata di prese di approvvigionamento speciali, basta un minimo guasto e il servizio idrico si interrompe anche per la Casa circondariale. Anche questa volta, l'acqua è tornata alla casa circondariale "Di Lorenzo" di contrada Petrusa ad Agrigento. Non sarà però l'ultima volta che il carcere - sia il settore detentivo che quello degli accasermati della polizia penitenziaria - resterà senza il prezioso liquido. È un problema ventennale. Un disservizio che, periodicamente, viene a determinarsi. E questo perché la struttura carceraria non è dotata di prese di approvvigionamento speciali.
Basta dunque il minimo guasto - hanno fatto notare ieri dalla casa circondariale - e anche il carcere Di Lorenzo ne risente, inevitabilmente. Domenica, dopo l'intervento della Prefettura di Agrigento, sono dovute intervenire le autobotti dei vigili del fuoco per rifornire la casa circondariale. Lo si è fatto, naturalmente, per evitare che potesse innescarsi una sorta di rivolta fra i detenuti che hanno anche a che fare, spesso, con la mancanza di acqua calda. Ieri, però - sia grazie al rifornimento dei pompieri del comando provinciale di Villaseta che al ripristino dell'ordinaria erogazione idrica - l'acqua c'era e non si registravano né disservizi, né tantomeno disagi.
di Laura Rio
Il Giornale, 27 agosto 2019
In onda su Raitre il percorso di sei giovani sulla via Francigena. Dalla cella al mare. "È come uscire dall'Inferno". "È come riscoprire l'aria". "È come vedere il mondo come non lo hai mai visto".
Sono le sensazioni - ingenue solo se non hai passato gli ultimi anni dietro le sbarre - dei ragazzi protagonisti della docu-serie "Boez-Andiamo via". Sei giovani (cinque maschi e una femmina) in regime di detenzione, in carcere o in comunità o ai domiciliari, che intraprendono un pellegrinaggio, un cammino reale e dello spirito.
Novecento chilometri di strada, cinquanta tappe, dal Colosseo alla punta della Puglia, Santa Maria di Leuca, sulla via Frangicena del Sud, per viaggiare per l'Italia e dentro se stessi e, magari, attraverso questa esperienza capire come reimpostare la propria vita su una strada completamente diversa. Boez andrà in onda dal 2 al 13 settembre su Raitre alle 20,20: 10 puntate dalla durata di circa mezz'ora l'una, con la regia di Roberta Cortella e Marco Leopardi (coproduzione Rai Fiction-Stemal Entertainment) con il benestare del ministero della Giustizia.
Sei ragazzi dalla vita segnata fin dalla nascita: figli della strada, di famiglie disagiate o delinquenziali, che non hanno conosciuto altro nella loro breve esistenza e condannati per furto, spaccio, rapina omicidio, estorsione. A piedi e con zaino in spalla, accompagnati da due educatori, si mettono in cammino per sessanta giorni e devono sopravvivere con pochi euro al giorno, chiedendo ospitalità per dormire, per lavarsi, anche per un pasto. Che non fanno fatica a trovare.
Il tutto documentato dai ragazzi stessi attraverso i telefonini, oltre ovviamente dalle troupe, per rendere più realistico il racconto. Passo dopo passo, i sei giovani recuperano la voglia di parlare, di confrontarsi, di raccontare le loro esperienze. Chi, come Maria, è stata "fatta sposare" da ragazzina e ora ha un figlio che non vede e le manca tanto, chi come Alessandro, Matteo, Kekko, Omar, Francesco è passato dai furterelli allo spaccio a reati più gravi.
La serie, il cui titolo ricorda un writer, è stata presentata ieri a Roma e prima al Giffoni Film Festival. Ha un carattere sperimentale già provato in altri Paesi: il cammino è una forma di recupero, una pena alternativa che può portare a risultati positivi. E, in ogni caso, è un modo per far conoscere vite di ragazzi chiusi in carcere che, magari, potranno essere recuperati e reinseriti nella società. Durante le ore passate a camminare e, di sera, nel buio delle tende riflettono sulla loro vita e si ripropongono, una volta fuori dalla sbarre, di cambiare. Poi chissà...
"Boez è una di quelle esperienze che danno un senso profondo al nostro lavoro - sottolinea Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction -. Raccontiamo storie e vi cerchiamo sempre un raccordo con la contemporaneità in funzione del servizio pubblico. La serie.documentario riduce al minimo la mediazione spettacolare e narrativa, e mette al centro una sfida che riguarda la condizione di chi è detenuto e che sconta una pena alternativa: il lungo cammino della via Francigena, cammino dei pellegrini e qui cammino verso la speranza di poter ricominciare una nuova vita. Tutti e sei i ragazzi, infatti, sono sulla soglia che può decidere di un destino e aprirlo alla libertà".
La Andreatta sottolinea anche che "il senso di una fiction è legato non solo a ciò che racconta, ma anche alla rete di relazioni con la società e le istituzioni che crea il contesto decisivo per sperimentare la novità di lavori che escano dal perimetro delle convenzioni: essenziale in questo senso è stata la collaborazione con il Ministero della Giustizia che ha condiviso il progetto". L'arrivo a Santa Maria di Leuca, l'affaccio sull'immensità del mare, rappresenta il premio e la soddisfazione di tutti: cominciare a sognare una vita migliore.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 27 agosto 2019
Alex, Andrea, Dumitrita, Giuliano, Ion, Ndrec, Nox, Pietro, Yassine e Youness: sono i dieci componenti della Giuria MicroCosmo dal carcere di Verona del Film Festival della Lessinia (Ffdl) 2019 che valuteranno film provenienti da 32 Paesi e assegneranno un premio speciale, ideato e costruito dagli stessi detenuti. Il Ffdl è l 'unico concorso cinematografico internazionale esclusivamente dedicato a cortometraggi, documentari, lungometraggi e film di animazione sulla vita, la storia e le tradizioni in montagna. Nato nel 1995, il Ffdl ha si svolge quest'anno dal 23 agosto al 1° settembre a Bosco Chiesanuova (Vr) e prevede, oltre ai 67 film in programma, numerosi eventi speciali, retrospettive, mostre, incontri e dibattiti.
Da nove anni l'Associazione MicroCosmo organizza e coordina i lavori di una delle sei giurie collaterali, composta da detenuti e detenute. "Il punto di vista di una persona detenuta -affermano gli organizzatori - è interessante per la sua specificità e deve coinvolgere il cittadino libero in una riflessione attenta alle esperienze e come valore aggiunto alla percezione che ordinariamente un film muove nelle persone libere".
L'assegnazione del Premio MicroCosmo rientra nel più vasto e articolato progetto La Montagna Dentro che coinvolge, nel corso di un intero anno, i detenuti partecipanti proponendo elementi del paesaggio come dimensioni interiori da elaborare e approfondire tramite la scrittura e altri strumenti espressivi. L'Albero e la Madre terra sono stati i temi proposti quest'anno per narrazioni realizzate con diversi linguaggi, dalla scrittura, alla fotografia, alla graphic novel. Le attività laboratoriali sono state documentate in un video che sarà presentato sabato 31 agosto. nel corso della cerimonia di chiusura del Ffdl presso il teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova.
di Francesco Tiziano
Gazzetta del Sud, 27 agosto 2019
Due giorni con i detenuti reggini per monitorare le loro condizioni di vita, il rispetto del diritto alla salute, la tutela della dignità, e annotare le crepe strutturali. Alle carceri Panzera e Arghillà, le due "ispezioni" della delegazione del Partito Radicale-Unione Camere Penali Italiane hanno fatto emergere un quadro da allarme rosso.
Dal report conclusivo degli osservatori - come scrive Francesco Tiziano nella Gazzetta del Sud in edicola - la Casa circondariale Panzera "presenta bagni in condizioni degradate, con accessori e sanitari corrosi dalla ruggine". Inoltre, "il dato maggiormente problematico è costituito dall'accorpamento del carcere Panzera alla struttura di "Arghillà" con esponenziale aumento della popolazione detentiva e senza l'ampliamento del personale".
- Niger. "Se questo è un uomo, un'altra volta ancora"
- Quel sogno di Icaro per i diritti dei detenuti e dei cittadini
- Padova: dal Venezuela al carcere Due Palazzi, la speranza è in musica
- Venezia: vecchi distributori automatici di bevande rigenerati dai carcerati
- Stop alle Ong dei cieli, l'Italia blocca gli aerei che avvistano migranti









