di Giuseppe Tesauro
Il Mattino, 11 luglio 2019
Molti anni e ben tre edizioni (1935, 1954. 1989) di sicuro successo dell'"Elogio dei giudici scritto da un avvocato" hanno offerto a lettori non necessariamente di cultura giuridica uno spaccato importante del sistema Giustizia.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 11 luglio 2019
Al Palazzo Pubblico di Siena si può ammirare un famoso affresco del '300 dedicato agli "Effetti del buongoverno". Oltre alle solite immagini allegoriche della Sapienza, della Concordia e della Giustizia, in alto, collocata proprio al di sopra del punto in cui le mura medievali della città separano simbolicamente i boschi e la campagna dall'ordine urbano delle case, c'è l'immagine di una donna nuda, alata e seducente: è l'allegoria della Sicurezza.
di Laura Ambrosi
Il Sole 24 Ore, 11 luglio 2019
Corte di cassazione, sentenza 10 luglio 2019, n. 30414. Nei reati tributari è illegittimo il sequestro finalizzato alla confisca diretta sull'intera somma giacente sul conto del contribuente alla data del sequestro: il profitto sequestrabile è solo il saldo al momento della consumazione del delitto.
A confermare questo principio è la Corte di Cassazione, con la sentenza 30414di ieri. Il legale rappresentante di una società veniva indagato per il reato dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (articolo 2 Dlgs 74/2000). Il Gip disponeva il sequestro finalizzato alla confisca diretta sulle somme presenti sul conto corrente della società e, per l'eventuale differenza, per equivalente sulle disponibilità del legale rappresentante.
Il provvedimento cautelare veniva confermato dal Tribunale del riesame e l'indagato ricorreva in Cassazione. Tra i diversi motivi, eccepiva l'illegittimità del sequestro operato anche sulle somme pervenute sui conti della società dopo l'emissione del decreto di sequestro. Questo denaro, infatti, non poteva rientrare nella nozione di profitto di reato, perché incassato in un momento successivo.
La Corte, accogliendo questa eccezione, ha ricordato che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta è possibile nei confronti della società solo su denaro o altri beni fungibili o direttamente riconducibili al profitto di reato commesso. La natura fungibile del denaro, però, non consente la confisca diretta delle somme, nel caso in cui si abbia la prova che queste non possano in alcun modo derivare dal reato e non costituiscano profitto dell'illecito.
Il sequestro e la conseguente confisca diretta possono legittimamente avere ad oggetto un importo dell'entità esatta dell'imposta evasa, ma solo se tale somma era già presente sui conti correnti al momento di commissione del delitto o al suo accertamento. Per le somme confluite in epoca successiva, il sequestro è legittimo solo se è dimostrato che siano in un qualche modo collegabili al reato.
ilgiornalenuovo.it, 11 luglio 2019
Ciani (Demos): decisione fondamentale in un tempo difficile per caldo e sovraffollamento. Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la mozione del vicepresidente della Commissione Sanità Paolo Ciani, che prevede cure terapeutiche individualizzate per i detenuti affetti da disturbi mentali. La mozione ha avuto parere favorevole dell'assessore competente e a breve sarà tramesso alle ASL.
"Chiunque conosca l'universo del carcere sa che il tema della salute mentale è fondamentale per tutti". È quanto dichiara Ciani, che è consigliere regionale di Democrazia Solidale - Demos. "In un tempo difficile per il pianeta carcere - per il caldo, per il continuo aumento della popolazione detenuta (il Lazio è la terza regione per numero di detenuti presenti in Italia) il sovraffollamento, la percentuale degli uomini e delle donne che transitano per il carcere affetti da patologie psichiatriche, polidipendenze, in condizioni di fragilità e marginalità sociale - l'approvazione in Consiglio Regionale della mozione per predisporre percorsi riabilitativi terapeutici individualizzati entro 90 giorni per i detenuti affetti da problematiche di salute mentale è un passaggio importante per garantire una omogeneità delle procedure della presa in carico dei servizi di salute mentale presenti nelle carceri del Lazio e continuità assistenziale. È uno dei segni di prossimità e di attenzione al tema della salute mentale. Sarà l'Osservatorio regionale per la salute in carcere, istituito dalla Regione a monitorare le fasi di questo percorso", conclude Ciani.
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 11 luglio 2019
Corte di cassazione - Sezione III penale - Sentenza 10 luglio 2019 n. 30403. Il rilascio successivo dell'autorizzazione paesaggistica non sana il precedente reato paesaggistico. Di fronte a diversi capi di imputazione della Corte di appello di Caltanissetta ha proposto ricorso per Cassazione (sentenza n. 30403/19) l'imputato evidenziando in particolare come la Corte territoriale, nonostante specifico motivo d'appello, non avesse tenuto conto che il parere della Sovrintendenza aveva dato atto che le opere avevano determinato un carico volumetrico minore rispetto alle opere autorizzate e che, quindi, il fatto contestato non sussisteva.
La Cassazione ha accolto solo parzialmente l'appello in quanto ha evidenziato come i giudici di merito avessero omesso di motivare in ordine alla valutazione dell'accertamento di compatibilità paesaggistica, limitandosi a richiamare il principio generale secondo cui il rilascio postumo dell'autorizzazione paesaggistica non estingue il reato paesaggistico. Ricorda la Cassazione che il rilascio postumo dell'autorizzazione paesaggistica da parte dell'autorità preposta alla tutela del vincolo è ipotesi diversa dal cosiddetto accertamento di compatibilità paesaggistica, introdotto per alcuni interventi minori dall'articolo 1, comma 36, della legge 308/2004.
Niente deroga in sanatoria. E la deroga al principio generale per il quale l'autorizzazione paesaggistica non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione anche parziale degli interventi è limitata agli interventi minori individuati dall'articolo 181, comma 1-ter del Dlgs 42/2004, soltanto per i quali, ferme restando le sanzioni amministrative, non si applicano le sanzioni penali previste dal comma 1 dell'articolo 181 del medesimo Dlgs.
Il Giornale, 11 luglio 2019
Coni e Regione con il progetto "sport out" che coinvolge 18 istituti di pena. Lo sport fa bene ma in carcere fa meglio. Perché è strumento perfetto per trasmettere i valori fondamentali del vivere civile, il rispetto delle regole, per convogliare energie in direzione positiva.
L'unico limite è coniugare l'attività sportiva con e le misure di sicurezza. In questa direzione ci si muove da tempo e proprio con queste finalità c'è stata ieri la visita al Beccaria dell'assessore regionale allo Sport e giovani, Martina Cambiaghi, che ha consegnato le attrezzature sportive del progetto "Sportout".
La delegazione formata dai membri del Coni Lombardia, il presidente Oreste Perri, il vice presidente Alessandro Vanoi, il consigliere Claudio Pedrazzini e Claudia Giordani, delegato di Milano, è stata ricevuta da Cosima Buccoliero, direttore dell'Istituto minorile milanese, e dal responsabile della Polizia Penitenziaria, Marco Casella. Giunto alla seconda edizione, il progetto "SportOut" di Regione Lombardia in collaborazione con Coni Lombardia è finalizzato a incentivare la pratica motoria su tutto il territorio lombardo con uno stanziamento complessivo di 183 mila euro (140 mila euro di Regione e 43 mila del Coni). L'iniziativa si articola su quattro punti e prevede, oltre all'attività nei 18 istituti di pena lombardi, anche la mappatura dello sport regionale, il finanziamento dei 18 licei sportivi lombardi e la valorizzazione delle periferie attraverso l'attività fisica.
Nelle ultime settimane sono state consegnati in tutti i 18 istituti di pena lombardi le attrezzature per il cardiofitness (bici da spinning cyclette e step) per incentivare la pratica di tipo aerobico. Un modo per stimolare movimento, attività sportiva e benessere psicofisico all'interno degli istituti penitenziari; fattori che giocano un ruolo significativo per favorire modelli relazionali positivi in vista di un futuro percorso di reinserimento sociale.
"E' unanimemente riconosciuta la valenza sociale ed educativa dello sport. Per questo motivo Regione Lombardia e Coni si impegnano affinché la pratica sportiva sia sempre più diffusa - ha spiegato l'assessore Cambiaghi - così come quella nelle carceri è finalizzata a canalizzare l'energia fisica verso uno sbocco non violento utile dal punto di vista relazionale ma soprattutto fortemente educativo".
teleromagna24.it, 11 luglio 2019
Un detenuto nel carcere di Ferrara si è suicidato impiccandosi nella sua cella. Ne dà notizia il sindacato Sappe, con Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto e Francesco Campobasso, segretario nazionale: "Il carcere di Ferrara è ormai al collasso. Continuano gli eventi critici, ai quali ormai il personale di polizia penitenziaria fa fatica a far fronte", dicono.
Un altro detenuto, con problemi psichiatrici, ha sfasciato la stanza, rompendo i tubi di scarico. "Si tratta di una situazione drammatica ormai insostenibile. È necessario un intervento politico che affronti il problema del disagio psichiatrico in carcere.
Purtroppo, come spesso accade in Italia, piuttosto che migliorare ciò che non funziona bene, si preferisce distruggere l'esistente, in nome di un presunto e fuorviante principio di tutela della dignità della persona", prosegue il Sappe. "Chi ha fatto chiudere gli ospedali psichiatrici dovrebbe verificare il danno causato all'organizzazione delle carceri, ormai piene di gente con gravi disagi psichici, ingestibili all'interno delle nostre strutture".
di Donatello Baldo
Corriere del Trentino, 11 luglio 2019
Scandurra (Antigone): "A Spini un eccesso di automazione che toglie umanità". Nuovi agenti di Polizia penitenziaria in arrivo per il carcere di Trento. Lo annuncia Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia nel governo Conte, a fronte delle preoccupazioni di Maurizio Fugatti circa la carenza di personale nella casa circondariale di Trento.
"Fra le nuove forze - assicura - saranno previsti certamente agenti per la casa circondariale di Trento". Ma per Alessio Scandurra, responsabile nazionale dell'Osservatorio detenzione dell'associazione Antigone "la priorità è la mancanza di educatori: esiste un eccesso di automazione che toglie umanità".
La "situazione esplosiva" del carcere di Spini di Gardolo, così definita dal governatore Maurizio Fugatti, non deriva dal sovraffollamento o dalla carenza di personale della Polizia penitenziaria. Ne è convinto Alessio Scandurra, responsabile nazionale dell'Osservatorio Detenzione dell'associazione Antigone, che bolla come "scemenza" la ricetta di aumentare gli agenti per risolvere i problemi della Casa circondariale del capoluogo: "Ogni volta che succede qualcosa si alza la voce dei sindacati di polizia che invocano un aumento degli organici. Ma in Italia abbiamo un rapporto detenuto-agente tra i più alti del mondo, sicuramente il più alto d'Europa".
"La media delle ultime rilevazioni è di un agente ogni 1,9 detenuti, in Trentino siamo a 1,7, meglio che altrove. È pur vero che gli agenti di polizia penitenziaria devono occuparsi anche di mansioni non pertinenti - osserva Scandurra - perché fanno un po' di tutto, persino i magazzinieri e i baristi all'interno degli istituti. Ma la soluzione non è certo un aumento degli organici, piuttosto una riorganizzazione. Magazzinieri e baristi costerebbero meno allo Stato se non fossero agenti penitenziari".
Semmai, come sottolinea anche la Garante dei detenuti Antonia Menghini, i problemi di organico sono nell'area educativa, dove si riscontra "la situazione più critica". Nella relazione annuale presentata negli scorsi giorni, si evidenzia che "la pianta organica, predisposta sulla base delle originarie 240 presenze, prevedrebbe 6 funzionari, più una figura di supporto. Attualmente, e praticamente da sempre, a causa di assenze o distacchi, gli operatori presenti sono 3. Il rapporto tra numero di educatori e numero di detenuti appare dunque largamente deficitario".
Non sono però soltanto i numeri che fanno la qualità della detenzione: "Ci sono realtà con sovraffollamento importante che riescono a mettere in campo azioni positive - osserva Scandurrra - anche se non c'è dubbio che numeri adeguati alla dimensione degli spazi sia da tenere in altissima considerazione".
Ma, come detto, non è il caso di Trento: "Le criticità di Spini sono da ricercare altrove", anche in un cambio di atteggiamento dell'amministrazione penitenziaria: "È così ovunque - osserva Scandurra - in molte realtà sta aumentando la tensione in conseguenza all'aumento della rigidità imposta alla detenzione: stanno prevalendo le posizioni retrograde, che ci sono sempre state ma che grazie al nuovo corso politico si sentono legittimate".
Oltre il quadro nazionale "sempre più ostile", c'è il quadro locale da tenere in considerazione: "La struttura di Spini è di nuova generazione, l'impressione che abbiamo raccolto nelle visite effettuate all'interno dell'istituto non è stata positiva. Tutt'altro - puntualizza l'esponente di Antigone - perché a fronte a un livello elevato di automazione, con citofono e interfono per comunicare con i detenuti, il risultato è quello di una solitudine palpabile, di una distanza di umanità evidente".
La comunicazione interna, la possibilità di interazione, svolgono un ruolo fondamentale durante la detenzione: "La persona detenuta ha un sacco di problemi, ha difficoltà a relazionarsi con l'esterno, anche attraverso i canali burocratici ufficiali. Cerca informazioni, cerca risposta alle mille domande sulla sua situazione, sui problemi di salute. La vicinanza è importane, anche psicologicamente, quindi se questa distanza aumenta, con le persone che si sentono sole e isolate, di conseguenza aumenta la tensione", e non sarà l'interfono di ultima generazione a colmare il senso di solitudine e isolamento.
A Trento, nella Casa Circondariale di Spini di Gardolo, che dal 2011 è nella nuova sede alla periferia della città, la percentuale di stranieri detenuti è tra le più alte d'Italia: "Questo è un problema che si deve gestire - afferma Scandurra - anche attraverso la possibilità di misure alternative alla detenzione".
Ma un problema minore rispetto alla mancanza di continuità nella gestione interna della struttura: "Il carcere è una struttura amministrativa complessa - ricorda Alessio Scandurra - e se i direttori sono a scavalco con altri istituti, spesso sostituiti o trasferiti, le criticità aumentano a causa di un'incapacità organizzativa e gestionale".
La semplice "ricetta" di aumentare gli organici di polizia penitenziaria si rivela un pannicello caldo, un intervento, da solo, inadeguato e palliativo: "In un istituto di detenzione i problemi sono molti, diversi per ogni realtà. Le risposte, di conseguenza, devono essere puntuali e diversificate".
consiglio.marche.it, 11 luglio 2019
Nuovo sopralluogo nel carcere ascolano, anche alla luce di alcune segnalazioni pervenute all'Autorità di garanzia. La criticità maggiore riguarda la vivibilità dei luoghi non ancora pienamente ripristinata nonostante che dal 2018 non esista più la sezione di massima sicurezza.
Nell'ambito dell'ulteriore azione di monitoraggio messa in atto nei giorni scorsi ed alla luce di alcune segnalazioni, il Garante dei diritti, Andrea Nobili, torna a visitare il carcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno. Una delle maggiori criticità riscontrate riguarda il mancato adeguamento della struttura all'accoglienza di detenuti aventi caratteristiche sostanzialmente diverse da quelli in regime di 41 Bis, sezione che è rimasta operativa dagli anni '80 fino al 2018, quando ne è stata disposta la chiusura
"Un problema - sottolinea Nobili - che avevamo già riscontrato a marzo, nel corso di un nostro sopralluogo, e per il quale avevamo allertato gli organismi competenti. Oggi verifichiamo che la situazione non si è ancora normalizzata, con tutte le ripercussioni del caso, soprattutto in relazione alla vivibilità dei luoghi".
In particolare, vengono palesate l'inadeguatezza degli spazi nelle camere di pernottamento, adibite anche a usufrutto multiplo e con grate alle finestre, che si assommano alle sbarre creando problemi alla vista, nonché l'inappropriata disposizione della sala colloqui, ancora provvista delle caratteristiche riservate agli ex detenuti appartenenti al circuito di massima sicurezza.
Dal sopralluogo è emerso anche che l'utilizzo della zona verde presente nel carcere risulta essere estremamente contingentato, con evidenti problemi soprattutto nel periodo estivo, e che ormai da mesi il campo da calcio è inutilizzabile. Nella precedente visita, il Garante aveva anche segnalato una scarsa valutazione del percorso trattamentale, "la cui offerta - ribadisce oggi - è esigua rispetto alle esigenze della popolazione carceraria presente a Marino del Tronto. Come non si riscontra attività di tipo scolastico che sappiamo essere allo stesso modo importante".
torinoggi.it, 11 luglio 2019
Il Consigliere regionale Grimaldi (Luv), insieme ai due deputati Pd Gribaudo e Rizzo Nervo, ha effettuato un sopralluogo nella struttura dove bei giorni scorsi è morto Hossain Faisal. "Gli operatori fanno quello che possono, ma bisogna superare e chiudere queste realtà. Non si può morire in una struttura pubblica". Una visita per verificare la situazione all'interno della struttura del Cpr di corso Brunelleschi, alla luce dei tagli recenti voluti dal Governo e dopo la morte di Hossain Faisal, avvenuta nei giorni scorsi. Con risultati preoccupanti.
"Sono presenti 158 ospiti su 161 di capienza massima. In inverno la caldaia era rotta e ora è invece l'impianto di raffrescamento a essere spento e lo sarà ancora per i prossimi giorni. Spesso la gente dorme fuori, di giorno, le ore che non sono riusciti a dormire di notte". Così Marco Grimaldi, consigliere regionale di Liberi Uguali e Verdi. Con lui, anche Chiara Gribaudo, vicecapogruppo del Pd alla Camera e Luca Rizzo Nervo, sempre del Pd.
"Ma c'è di peggio, perché queste strutture offrono condizioni anche peggiori rispetto alle carceri. Non ci sono bagni per disabili, ma ci hanno detto che addirittura il sistema di allarme e di richiesta di aiuto non funzionano, sono stati rotti e mai sostituiti e se gli operatori, che fanno quello che possono, non si accorgono che in quel momento che sta succedendo qualcosa, si rischia di non accorgersi dell'emergenza". "Siamo per il superamento di queste strutture e per la loro chiusura, perché la situazione è inaccettabile". E si parla anche della necessità di reintrodurre una commissione che monitori le situazioni in strutture come queste. "Mi recherò in procura per condividere elementi che mi sembrano importanti - conclude Grimaldi. In queste ore si è parlato molto di quel che è successo collegandolo a possibili abusi, colluttazioni o elementi medici non rilevati. Ma se il caso non rientrasse in nessuno di questi tre ambiti, è comunque grave. Non è accettabile morire in una struttura pubblica".
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