sienanews.it, 13 agosto 2019
È partito ieri mattina il progetto dei lavori socialmente utili per i detenuti del carcere di Siena. Un gruppo si è messo all'opera per ripulire piazza Santo Spirito dalle erbe infestanti: si tratta della prima uscita a cui seguirà un impegno per la manutenzione e il decoro delle aree verdi in tutto il centro storico.
"Da oggi entra nel vivo la convenzione tra l'amministrazione e il Ministero di Giustizia che prevede di poter impegnare le persone in stato di detenzione nella casa circondariale di Siena per svolgere attività lavorative extra-murarie per la protezione ambientale e per il recupero del decoro di aree verdi e spazi pubblici, nonché attività inerenti la raccolta dei rifiuti, la protezione civile, compreso il piano neve. Nei prossimi giorni, ad esempio, saranno impegnati anche nelle attività collegate alla macchina organizzativa del Palio", spiega l'assessore al Decoro, Aree Verdi e Ambiente Silvia Buzzichelli che, questa mattina, ha voluto incontrare i detenuti impegnati nella pulizia dell'area di Santo Spirito, prospicente la chiesa e la casa circondariale.
"Questo progetto ha una valenza sociale, in cui il Comune di Siena svolge un ruolo attivo e di supporto per l'attuazione delle politiche volte al reinserimento dei detenuti e, dall'altro, è utile per la collettività per realizzare piccoli interventi di manutenzione", prosegue l'assessore. Proprio per questa ragione Buzzichelli, oltre a sottolineare la collaborazione "della direzione della Casa Circondariale e del Magistrato di Sorveglianza", ricorda che "i detenuti sono stati individuati solo tra quelli per cui sussistano le condizioni per l'ammissione al lavoro all'esterno, alla semilibertà, ai permessi o licenze e che sono state compiute tutte le verifiche del caso e sono stati formati dai tecnici del Comune".
agenziagiornalisticaopinione.it, 13 agosto 2019
Reinserimento sociale e lavorativo di giovani entrati nel circuito penale. Decisione della Giunta su proposta dell'assessore Achille Spinelli. Il progetto fa capo all'Autorità giudiziaria minorile. Sostenere i giovani entrati nel circuito penale e sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile, nel loro cammino di reinserimento sociale, e avvicinarli al mondo del lavoro attraverso tirocini formativi e di orientamento: questo l'obiettivo del progetto avviato dall'Ufficio Servizio Sociale - Servizio dell'Amministrazione della Giustizia Minorile, in collaborazione con l'Agenzia del lavoro - Ufficio inserimento lavorativo soggetti svantaggiati, approvato oggi dalla Giunta provinciale su proposta dell'assessore allo sviluppo economico e lavoro Achille Spinelli. I destinatari sono 10/15 minorenni e giovani adulti di età compresa tra i 16 e 25 anni, sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile.
L'Ufficio Servizio Sociale Minorenni (Ussm) - servizio dell'Amministrazione della Giustizia Minorile - tra le sue funzioni annovera anche, nel processo di presa in carico, l'attività di reinserimento sociale di minori e giovani adulti entrati nel circuito penale e sottoposti a misure disposte dall'Autorità Giudiziaria Minorile. L'attività si sostanzia anche in interventi di carattere sociale che possano incidere su percorsi educativi e formativi interrotti o segnati da difficoltà ed insuccessi. L'Ufficio anche nel 2019 ha avviato un progetto di avvicinamento al mondo del lavoro, riservato a 15 minorenni e giovani adulti, di età compresa tra i 16 e i 25 anni, chiedendo la collaborazione dell'Ufficio inserimento lavorativo Soggetti svantaggiati dell'Agenzia del lavoro. L'Obiettivo generale del progetto è l'avvicinamento al mondo del lavoro attraverso i tirocini formativi e di orientamento, ognuno della durata variabile da due a quattro mesi.
L'attuazione del progetto sarà affidata a un Soggetto del Terzo Settore, individuato attraverso una procedura negoziale attivata dall'Ufficio Servizio Sociale Minorenni (Ussm), che provvederà a segnalare i minori e i giovani adulti. Come lo scorso anno saranno coinvolti nel progetto i Centri per l'Impiego dell'Agenzia del lavoro, che avranno il compito di iscrivere i giovani coinvolti come disoccupati, di verificare i requisiti per attivare il tirocinio, di procedere con l'attivazione del tirocinio medesimo e di partecipare a un incontro finale di valutazione dell'andamento e dei risultati conseguiti. L'Accordo proposto ha validità dal giorno della sottoscrizione per la durata di 3 anni, con possibilità di proroga per altri 3 anni.
di Alessia Rabbai
roma.fanpage.it, 13 agosto 2019
Il Garante della Libertà per la Regione Lazio Stefano Anastasìa ha denunciato una condizione critica nel Centro di permanenza per il rimpatrio Roma-Ponte Galeria, nei confronti di 157 ospiti, aggravate dal caldo intenso che si sta registrando in questi giorni. Le criticità riguardano l'assistenza sanitaria, il cibo e i contatti telefonici con l'esterno.
Assistenza sanitaria insufficiente, scarsa qualità, quantità e varietà del cibo, contatti telefonici con l'esterno difficili. Una condizione generale quella degli ospiti del Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma-Ponte Galeria, aggravata dal caldo intenso da bollino rosso che si sta registrando oggi e nei giorni scorsi, con picchi oltre 40 centigradi. A denunciare la situazione è Stefano Anastasìa, Garante della Libertà per la Regione Lazio, al termine della visita di oggi nel Cnp. Si tratta di una struttura che accoglie 157 persone, precisamente 106 uomini e 51 donne. Particolarmente critica è la situazione nel reparto maschile recentemente riaperto e subito riempito, in gran parte da ex-detenuti che vengono trasferiti all'interno della struttura alla fine della pena. Suddiviso in otto sezioni chiuse e separate tra loro da grate e cancellate alte circa otto metri, gli ospiti hanno segnalato alcune criticità, che riguardano la somministrazione dei pasti, l'impossibilità di utilizzare telefoni personali, l'assistenza sanitaria carente e la scarsità del personale, ridotto a soli otto operatori per turno, ciò ricade sugli spostamenti degli ospiti nella struttura, che devono essere sempre sorvegliati.
"Già nelle scorse settimane avevo rappresentato alla Prefetta di Roma il problema della comunicazione con l'esterno, che non può essere garantita dall'uso di telefoni fissi a scheda, troppo dispendiosi economicamente per i trattenuti - ha spiegato Anastasìa - Oggi ho scritto al Direttore generale della Asl Rm3, competente per territorio, affinché sia al più presto riattivato il protocollo con la Prefettura, che fino a ottobre dello scorso anno ha garantito la presenza quotidiana a Ponte Galeria di medici Asl, sia a fini certificatori che per la prenotazione di accertamenti diagnostici e visite specialistiche negli ambulatori del territorio".
di Giuseppe Amato
Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2019
Cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 12 luglio 2019 n. 30626. Nell'ambito dell'attività medica e della cosiddetta "responsabilità di équipe", il principio di affidamento (in forza del quale il titolare di una posizione di garanzia, come tale tenuto giuridicamente a impedire la verificazione di un evento dannoso, può andare esente da responsabilità quando questo possa ricondursi alla condotta esclusiva di altri, contitolare di una posizione di garanzia, sulla correttezza del cui operato il primo abbia fatto legittimo affidamento) consente di confinare l'obbligo di diligenza del singolo sanitario entro limiti compatibili con l'esigenza del carattere personale della responsabilità penale, sancito dall'articolo 27 della Costituzione, perché, spiegano i giudici della Cassazione con la sentenza 30626/2019, il riconoscimento della responsabilità per l'eventuale errore altrui non è illimitato e impone, per essere affermato, non solo l'accertamento della valenza concausale del concreto comportamento attivo o omissivo tenuto rispetto al verificarsi dell'evento ma anche la rimproverabilità di tale comportamento sul piano soggettivo secondo i principi in tema di colpa.
Nel caso di specie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di uno dei chirurghi dell'equipe per non essere state affrontate in modo adeguato le questioni di cui sopra in punto di responsabilità individuale, essendo emerso in fatto che a tale sanitario era stata addebitata la responsabilità per un errore riconducibile ad altro operatore nelle manovre di posizionamento dei divaricatori neppure immediatamente percepibile durante l'intervento.
Come è noto, nell'attività medico-chirurgica, qualora ricorra l'ipotesi di cooperazione multidisciplinare, anche se svolta non contestualmente, nell'apprezzamento della colpa professionale occorre tenere conto che, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto a osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune e unico.
Da ciò conseguendo che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio a errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio. Il mancato rispetto di tale obbligo cautelare, coerentemente, può quindi fondare la responsabilità concorsuale. L'obbligo di garanzia non è ovviamente senza limiti, giacché, in difetto, finirebbe con il fondare una sorta di responsabilità oggettiva di posizione.
La responsabilità per l'errore altrui, cui non si è posto rimedio o non si è cercato di porre rimedio, presuppone infatti, pur sempre, un addebito a titolo di colpa. In questa prospettiva, deve ritenersi che l'errore altrui per poter essere addebitato al sanitario o deve rientrare nel bagaglio di conoscenze di qualsivoglia sanitario medio (non fosse altro che per la sua abnormità ed evidenza) o deve rientrare nello specifico settore in cui anche egli è specializzato.
Deve ovviamente trattarsi di un errore, nei termini di cui si è detto, che quel sanitario sia in grado di percepire nel corso dello svolgimento della sua attività, in ragione delle specifiche mansioni che egli è chiamato a svolgere. Solo se ricorrono queste condizioni la mancata percezione dell'errore e/o il mancato intervento potranno addebitarsi a titolo di colpa al sanitario.
L'ipotesi paradigmatica in cui si può porre la responsabilità di équipe è ravvisabile nell'obbligo posto a carico di tutti i sanitari intervenuti all'atto operatorio di partecipare ai controlli volti a fronteggiare il frequente e grave rischio di lasciare nel corpo del paziente oggetti estranei, conseguendone che non è neppure consentita la delega delle proprie incombenze agli altri componenti, perché ciò vulnererebbe il carattere plurale, integrato, del controllo, che ne accresce l'affidabilità (cfr. sezione IV, 18 giugno 2009, Cazzato e altro).
Diverso discorso deve farsi, invece, per quelle fasi in cui, distinti nettamente, nell'ambito di un'operazione chirurgica, i ruoli e i compiti di ciascun elemento dell'equipe, dell'errore o dell'omissione ne può rispondere solo il singolo operatore che abbia in quel momento la direzione dell'intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica. In queste situazione deve valere il principio del legittimo affidamento sull'altrui competenza professionale e, del resto, la specificità dell'intervento altrui renderebbe impraticabile ipotizzare il profilo di colpa (sub specie, del mancato controllo) che è condizione per la formalizzazione dell'addebito. Esemplificando: l'anestesista non potrebbe essere certo chiamato a rispondere dell'errore del chirurgo, come questi non potrebbe, a sua volta, rispondere di una inidonea somministrazione di anestetico da parte del primo (cfr. sezione IV, 22 maggio 2009, Riva e altro).
di Giulio Benedetti
Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2019
Corte di cassazione - Sentenza 27822/19. L'amministratore commette il reato di appropriazione indebita se non paga i tributi del condominio. È il caso trattato dalla Corte di Cassazione (sentenza 27822/2019) che ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di condominio avverso una sentenza che lo aveva condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata. I condòmini avevano revocato l'incarico all'amministratore perché, dopo che per dieci anni aveva amministrato il condominio, erano arrivate dall'Agenzia delle Entrate alcune cartelle ed avvisi di accertamento relativi a pendenze sottaciute dall'amministratore.
Inoltre i condòmini accertavano che Equitalia aveva emesso nei confronti del condominio una cartella di pagamento per il mancato pagamento dei contributi previdenziali del portiere e altre per l'omesso pagamento delle ritenute di pagamento sulle retribuzioni, sulle fatture emesse dai fornitori e per il mancato pagamento della Tosap (per ponteggi esterni). Una situazione molto insidiosa anche per le proprietà individuali e persino per i beni mobili dei singoli condòmini, a rischio pignoramento.
Il nuovo amministratore concordava con Equitalia un piano di rientro, mentre il precedente professionista non gli aveva consegnato alcun fondo cassa, né gli dava conto dell'accantonamento del Tfr del dipendente. La Corte di Cassazione sosteneva che la condotta dell'amministratore, che aveva trattenuto le somme di cui aveva la responsabilità in ragione del suo ufficio e con destinazione vincolata ai pagamenti nell'interesse del condominio, integrava il delitto di appropriazione indebita: la specifica indicazione del denaro, contenuta nell'articolo 646 del Codice penale, può costituire oggetto del reato di appropriazione indebita poiché il denaro stesso può essere oggetto di trasferimento relativamente al mero possesso, senza che al trasferimento del possesso si accompagni anche quello della proprietà.
osservatoreitalia.eu, 13 agosto 2019
Tra standing ovation, cori, balli e forti emozioni ha preso il via, martedì 23 luglio, la rassegna "La mia Libertà-Note in Carcere", progetto promosso dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi, realizzato insieme all'agenzia Joe & Joe per portare la musica nelle carceri. Ad aprire la rassegna negli istituti penitenziari, il cantautore fiorentino Paolo Vallesi che ha letteralmente entusiasmato le detenute di Rebibbia femminile: un'ora di musica tra cover e pezzi con pezzi celebri come "La Forza della Vita" a "Le persone inutili" e il nuovo singolo "Ritrovarsi ancora" in cui Vallesi non si è risparmiato improvvisando anche emozionanti duetti con le detenute, sulle note di evergreen di Battisti e Mina, che ha trasformato il concerto in un momento di forte coinvolgimento.
Non è stata da meno l'esibizione di Marcello Cirillo e Mario Zamma che hanno trascinato i detenuti del carcere di Velletri e poi quello di Regina Coeli in un vortice di risate e di musica. Prima le esilaranti imitazioni dell'eclettico Zamma, volto storico del Bagaglino, che ha portato in scena i suoi cavalli di battaglia.
Poi è stata la volta del ritmo irrefrenabile di Cirillo che, accompagnato dalla sua band e dalla guest star direttamente da cuba, Irina Arozarena, ha fatto inondato di note e energia i detenuti. In occasione dei due eventi, è stata distribuita una copia del testo del brano di Califano "La mia libertà", che dà anche il titolo al progetto, che i detenuti hanno cantato a squarciagola insieme a Cirillo in apertura e in chiusura dell'evento.
"L'entusiasmo dei detenuti sono la migliore risposta a questo progetto che abbiamo voluto realizzare in omaggio a Franco Califano - ha detto Cangemi partecipando alle iniziative - una delle ultime esibizioni in pubblico di Califano, ormai parecchi anni fa, fu al carcere di Velletri; ero assessore regionale e mi disse che avrebbe voluto portare la musica in tutti gli istituti penitenziari.
Abbiamo voluto coronare il suo sogno e per questo ringrazio le direzioni delle carceri che hanno dato disponibilità a portare questi venti negli istituti, l'agenzia Joe & Joe per la preziosa collaborazione e gli artisti che hanno accettato di fare con noi questa esperienza mettendo a disposizione tempo e talento". La rassegna "La mia libertà-Note in carcere" prosegue a settembre con gli ultimi due concerti in programma: Dolcenera a Rebibbia Nuovo Complesso e Enrico Ruggeri alla casa circondariale di Civitavecchia.
di Massimo Filipponi
gnewsonline.it, 13 agosto 2019
Si svolgerà venerdì 23 agosto nella Casa di Reclusione di Padova il concerto Venezuela. Il popolo il canto il lavoro, spettacolo di canti venezuelani realizzato nell'ambito di un progetto più ampio che comprende anche la vendita di un libro-cd il cui ricavato andrà a sostegno dei progetti di formazione-lavoro dell'associazione venezuelana Trabajo y Persona. La "prima" mondiale del Concerto è prevista per giovedì 22 agosto alle 22 al Meeting per l'Amicizia tra i Popoli di Rimini la cui 40esima edizione scatterà domenica prossima.
Lo spettacolo basato sui canti della tradizione venezuelana legati al mondo del lavoro è coordinato da Francisco José Sanchéz mentre la direzione artistica è affidata la maestro Aquiles Báez. Accompagnerà la straordinaria voce di Yma América, le chitarre di Aquiles Báez e José Francisco Sánchez, Julio Alcocer sarà alle percussioni e Yrvis Méndez al banjo. Presenta l'evento Michael Alberga, insegnante, musicista e presidente Associazione.
ferraraitalia.it, 13 agosto 2019
Nell'ambito del programma ufficiale del Festival di Internazionale, anche quest'anno i cancelli del carcere di Ferrara si apriranno per far entrare i cittadini interessati a conoscere due fra i diversi aspetti del lavoro culturale che si svolge al suo interno. Normalmente sappiamo poco di ciò che avviene all'interno di un carcere, ma soprattutto non conosciamo tutto ciò che si fa per attuare quella rieducazione della persona condannata a cui deve tendere la pena secondo la nostra Costituzione.
Sono diverse le attività trattamentali che si svolgono a Ferrara: l'attività scolastica (dall'alfabetizzazione all'Università), la formazione professionale, la biblioteca, le attività culturali e sportive, il progetto Galeorto, il laboratorio di bricolage, gli incontri con gli studenti, il teatro, la pittura, la fotografia, il cinema, il giornale; ciascuna di queste, nel suo piccolo, contribuisce a ridefinire un pezzo di orizzonte futuro per le persone detenute che vi partecipano.
Fra le varie iniziative, vista la grande partecipazione di pubblico degli anni scorsi, "Il Festival incontra il carcere" sarà riproposta anche quest'anno con lo scopo di promuovere occasioni di comunicazione e di crescita fra le persone che possano aprire una porta nelle barriere culturali ed emotive che fanno del carcere un mondo a parte.
Il 4 ottobre, dalle 19 alle 21, la compagnia di detenuti attori diretti da Horacio Czertok e Marco Luciano presenterà "Album di famiglia", uno spettacolo teatrale che rappresenta la conclusione di un laboratorio di due anni che si colloca nell'ambito del progetto "Padri e Figli" del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna. La proposta del Teatro Nucleo è uno studio sui temi della colpa, del lutto, dell'eredità e del conflitto generazionale attraverso la figura di Amleto nelle varie riscritture del 900, da Heiner Muller a Laforgue, suggerite ai detenuti e da questi rielaborate in scritture biografiche.
Il 5 ottobre, dalle 9.30 alle 12, si svolgerà la seconda edizione de "La città incontra il carcere". Il programma prevede dapprima una visita alla mostra di pittura, con i quadri realizzati da persone detenute nell'ambito del laboratorio artistico attivato all'interno della Casa Circondariale e condotto da Raimondo Imbrò; a seguire ci sarà l'incontro con il comitato di redazione di Astrolabio, composto da 15 persone detenute coordinate dal curatore Mauro Presini e dall'insegnante volontaria Lorenza Cenacchi, che incontrerà e dialogherà con i giornalisti ed i cittadini sul tema della comunicazione tra carcere e società.
La prenotazione alle due iniziative è obbligatoria e distinta e deve essere compiuta entro il 4 settembre; per il teatro occorre scrivere a:
di Tonia Mastrobuoni
La Repubblica, 13 agosto 2019
"Migranti legati e sedati" sotto accusa i voli da Berlino. La Germania conferma, numeri alla mano, di far ricorso sempre più spesso a manette, cinghie e nastri per immobilizzare i migranti da respingere. Nei primi sei mesi di quest'anno la polizia ha legato le mani, a volte persino i piedi, a persone rimpatriate nei loro Paesi d'origine o ricollocate in altri Paesi europei per ben 1.289 volte.
Quanto nell'intero 2018, dieci volte quanto nell'anno dei profughi 2015, quando circa 850 mila richiedenti asilo raggiunsero la Germania soprattutto dalle zone di guerra del Medio Oriente. La conferma dell'aumento delle violenze nei confronti dei migranti da rimpatriare, di cui Repubblica ha dato per prima notizia, è sostanziata dai numeri forniti dal ministero dell'Interno tedesco alla parlamentare della Linke Ursula Jepke, che ne ha chiesto conto in un'interrogazione al Bundestag. La maggior parte dei migranti respinti con le manette o con altri mezzi di coercizione provengono da Algeria, Marocco, Nigeria e Gambia.
Il ministero guidato da Horst Seehofer giustifica il vertiginoso aumento dell'uso di cinghie o manette col fatto che "sono aumentate le persone che resistono ai respingimenti". A una domanda del nostro giornale, il ministero aveva già risposto settimane fa di ritenere legittimo il fatto di legare i migranti (nello specifico i profughi dublinanti da respingere in Italia).
Ma la parlamentare Jelpke ritiene "insopportabile che la disperazione di queste persone venga spezzata in modo sempre più implacabile con la violenza, per rimandarle contro la volontà in posti terribili". Il ministero dell'Interno ha anche ammesso che tra gennaio e fine giugno numerosi respingimenti sono falliti soprattutto durante la fase in cui i migranti venivano accompagnati dalla polizia sugli aerei. In 869 casi a causa di "azioni di resistenza", altre 79 volte per "ragioni mediche".
Ma in 20 casi i migranti o i richiedenti asilo hanno tentato di suicidarsi o si sono auto-inflitti delle ferite, pur di non dover salire sugli aerei. Peraltro, la Germania ammette anche di aver ripreso a utilizzare i charter per i rimpatri. A una domanda del nostro giornale gli uomini di Horst Seehofer avevano ammesso di aver usato gli aerei dedicati ai respingimenti anche per i viaggi in Italia fino alla fine del 2018, da allora non più.
E avevano aggiunto di voler riprendere anche quei viaggi speciali, ritenuti "più efficienti" e meno cari rispetto ai respingimenti singoli sugli aerei di linea. Tuttavia, quanto ai costi, il ministero dell'Interno risponde a Jelpke di aver speso comunque la bellezza di 380mila euro per un volo charter del 13 giugno che ha rimpatriato 34 migranti in Pakistan, scortati da 75 poliziotti.
Aumentano, comunque, anche i migranti che lasciano volontariamente la Germania: tra gennaio e fine giugno sono partiti in 14.500. Ma a quella data le persone che il ministero dell'Interno ha condannato al rimpatrio immediato ammontavano ancora a quasi quattro volte tante, 55.620. Due mesi fa il Bundestag ha approvato un giro di vite nei confronti dei profughi che allunga i tempi di permanenza nei "centri di ancoraggio", consente di rinchiuderli anche nelle carceri normali, alla vigilia della data di rimpatrio, cancella gli aiuti per i dublinanti e rende più severe le regole per chi falsificai documenti di identità. Un pacchetto fortemente voluto da Seehofer, ribattezzato da Ong come Pro Asyl "Legge Vattene".
di Leo Lancari
Il Manifesto, 13 agosto 2019
Bloccati dalla politica dei porti chiusi dell'Italia. Dopo Richard Gere, con la Open Arms anche Banderas e Bardem. Giusto il tempo di lanciare i giubbotti di salvataggio e il gommone si è afflosciato riempiendosi di acqua e scaraventando in mare quanti si trovavano a bordo: 105 migranti, tutti uomini e tra questi anche 29 minori, tra i quali uno di appena 5 anni e uno di 12.
Sono il risultato dell'ultimo salvataggio, il quarto in pochi giorni, messo a punto dalla nave Ocean Viking di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere a 40 miglia dalle coste libiche. I volontari delle due ong fortunatamente sono riusciti a mettere tutti in salvo ma adesso a bordo della nave, che può ospitare al massimo 200/250 persone, si ritrovano in 356 e per quanto sia attrezzata per le emergenze la situazione rischia di diventare pesante.
Sommando i migranti salvati dalla Ocean Viking a quelli presenti sulla Open Arms, a questo punto salgono a 507 i migranti bloccati in mare dalla politica dei porti chiusi dell'Italia. "Una follia", per la ong spagnola giunta ormai al suo undicesimo giorno ferma in mare. "La stanchezza è tanto, ma non è solo fisica. È la consapevolezza della follia di questa situazione, stiamo parlando 160 persone fragili e bisognose di aiuto", spiegano i volontari.
Ieri è stato completato il trasferimento a Malta di due donne con gravi problemi di salute e dei loro familiari, il che ha fatto scendere a 151 il numero sei migranti ancora a bordo. "Siamo con loro con il cuore, in bocca a lupo per le loro vite e il loro futuro", ha scritto sui social la ong.
Intanto Matteo Salvini continua con l'atteggiamento di sempre. "Più d 350 migranti a bordo di una nave norvegese di una ong francese e quasi 160 a bordo di una nave spagnola di una ong spagnola: ribadiamo l'assoluto divieto di ingresso di queste due navi straniere nelle acque italiane", ha ripetuto. "Aprano i porti di Francia, Spagna e Norvegia".
Ma prosegue anche la mobilitazione degli attori. Dopo Richard Gere e Antonio Banderas, ieri è intervenuto a sostegno di Open Arms Javier Bardem. In un video il premio Oscar chiede al premier spagnolo Pedro Sanchez di intervenire perché i migranti che si trovano a bordo possono essere distribuiti in Europa "perché crediamo che sia necessario che un paese membro dell'Europa debba coordinare questo processo e riteniamo che la Spagna sia il più adatto perché è il Paese di origine della ong", ha spiegato Bardem.
Peccato che, almeno per ora, dall'Unione europea non arrivino segnali di nessun tipo. Pur essendoci stati dei contatti con gli Stati, un portavoce della Commissione europea ha spiegato infatti che non è stato avviato il coordinamento" perché "non c'è stata alcuna richiesta da parte degli Stati". Che la politica del Viminale serva soprattutto a raccogliere consensi elettorali lo dimostra il fatto che mentre l'attenzione è concentrata sulle navi delle due ong, continuano gli sbarchi di quanti riescono a raggiungere le coste italiane autonomamente o con barchini che vengono lasciati al largo dalle navi dei trafficanti: 89 solo ieri in tre differenti sbarchi avvenuti Sciacca, in provincia di Agrigento, Lampedusa e Crotone.
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