anconatoday.it, 27 giugno 2019
È alta tensione al carcere di Barcaglione, dove i detenuti sono ormai in agitazione, in costante crescita dopo la morte di Daniele Zoppi. I detenuti non riescono a trascorrere del tempo con la famiglia, pochissime pene alternative, zero colloqui con i magistrati e un "no" categorico all'applicazione della legge 199, che prevede di scontare gli ultimi 18 mesi di pena in casa.
È alta tensione al carcere di Barcaglione, dove i detenuti sono ormai in agitazione, in costante crescita dopo la morte di Daniele Zoppi. Così i 70 detenuti del carcere hanno scritto una lettera che la Camera Penale di Ancona, già schieratasi al fianco dei detenuti, ha rilanciato e indirizzato al Ministro della Giustizia e alla Presidenza del Consiglio Superiore della magistratura.
Il testo integrale della lettera scritta dai detenuti anconetani
È ormai diverso tempo che vediamo continui rigetti ingiustificati, in ultimo è negato poter passare del tempo in famiglia ai detenuti che usufruiscono dell'articolo 21 esterno al carcere. I rigetti parlano di programmi troppo ampi che l'articolo 21 concerne solo il lavoro e non altro. Ci sentiamo di dissentire fortemente su questo punto perché è lo stesso ordinamento penale che, al capitolo 48 (paragrafo 13) dice testualmente che, "nel provvedimento di assegnazione al lavoro esterno senza scorta, devono essere indicate le prescrizioni che il detenuto o internato deve impegnarsi a rispettare per iscritto, durante il tempo da trascorrere fuori dall'istituto, nonché quelle relative agli orari di uscita e di rientro, tenuto anche conto dell'esigenza di consumazione dei pasti e del mantenimento dei rapporti con i propri familiari e figli, secondo le indicazioni del programma di trattamento".
Ecco noi ci domandiamo come possa essere possibile lavorare all'esterno dell'istituto e non andare a casa e, allo stesso tempo, mantenere i rapporti con i nostri cari? L'uscita dall'istituto per lavorare è un passo molto importante per la vita di un detenuto che ritorna gradualmente alla società, ma soprattutto la continuità del rapporto con la propria famiglia, in primis con i figli, che ricominciano a rivedere la figura paterna fuori dal contesto carcerario, anche se per poche ore e nella propria casa.
Questi dinieghi addirittura allontanerebbero ulteriormente genitore e figli perché, lavorando duramente la settimana, non sarebbe possibile svolgere i colloqui familiari settimanali che si ridurrebbero solo a quello domenicale svolto in molti istituti solo 2 domeniche al mese. Volgiamo ulteriormente far notare le pochissime pene alternative o premiali concesse dalla magistratura di Ancona. Un detenuto, che ha scontato anni di pena, ha partecipato alla vita sociale, ha avuto una forte revisione critica dei propri errori ed è pronto, secondo l'area trattamentale e la direzione, a poter avere la possibilità di scontare la pena in affidamento in prova o ad usufruire dei permessi premio, si vede vanificare tutto dai magistrati di sorveglianza: è quasi impensabile scendere al di sotto dei 4 anni di pena e vedersi accettare positivamente l'affidamento in prova.
Qua siamo in un istituto di reclusione attenuata di neanche 100 detenuti e possiamo assicurare che sono davvero pochi quelli che ogni anno vediamo usufruire del beneficio dell'affidamento in prova e quei pochi sono a fine pena. Stesso discorso vale per i permessi premio, per i quali l'ordinamento penale prevede, per i reati comuni, l'accesso al beneficio dopo aver scontato almeno un quarto di pena.
In questo istituto, per la maggior parte dei casi, bisogna averne almeno scontato i due terzi per vedere accolta l'istanza, prima sono solo una serie di rigetti, ci sono addirittura caso di detenuti in articolo 21 esterno da parecchio tempo, che si vedono rigettare l'istanza perché ritenuto pericoloso o poco affidabile.
Vogliamo puntualizzare che chi accede ad una reclusione attenuata ha sicuramente cessato la pericolosità sociale ed associativa e chiede di accedere ad un percorso trattamentale che possa consentire un reinserimento in società. La legge 199, che prevede di scontare gli ultimi 18 mesi di pena a casa propria, viene quasi sempre concessa negli ultimi giorni di pena.
Teniamo a precisare che tutte le richieste di beneficio che noi detenuti inviamo, son sempre avallate dall'area trattamentale e dalla direzione, che dopo aver valutato ogni singolo caso, vede vanificare tutto il suo operato. Riteniamo di riscontrare dei magistrati di sorveglianza un atteggiamento che sembra ostile e prevenuto nei nostri confronti, un chiaro modo di fare di chi non crede assolutamente nel reinserimento dei detenuti o ostacola il ricongiungimento famigliare. I colloqui con i magistrati dovrebbero essere quasi mensili, qua non sono più di 2 volte l'anno e nelle poche occasioni, quasi sempre in video conferenza.
Il magistrato risponde che non ha il fascicolo a portata di mano e che valuterà in seguito la richiesta. Il giorno 3 giugno 2019 i 2 magistrati assegnati al carcere di Barcaglione sono venuti per controllare le nostre condizioni e se qualche detenuto avesse problemi. Sono a malapena entrati nei reparti detentivo senza neanche darci il buongiorno, sono passati a testa bassa e non hanno controllato né visitato nessuna camera di pernottamento.
Alla fine di questa falsa visita, sono andati via senza fare colloqui individuali con noi. Questo istituto potrebbe essere un fiore all'occhiello, invece ci sono molte richieste di trasferimento in carceri fuori dalle Marche. Abbiamo sbagliato e vogliamo scontrare la nostra condanna, ma vogliamo dignità e speranza e vorremmo che tutti capissero che un detenuto senza speranza è un detenuto morto. Chiediamo un'ispezione da parte degli organi preposti al fine di verificare l'operato dei giudici di Sorveglianza nel caso si configurino comportamenti illegittimi".
di Carmelo Musumeci
pressenza.com, 27 giugno 2019
Dal mio diario dal carcere: "Nel pomeriggio dalle finestre abbiamo sentito la solidarietà colorita e festosa degli anarchici e delle anarchiche fuori dal muro di cinta. Loro arrivano sempre prima di tutti e ci hanno riscaldato il cuore. La mia cella è lontana dal muro di cinta e io non li ho potuti sentire, ma i miei compagni dell'altro lato mi hanno detto che scandivano il mio nome e mi sono commosso."
In più di un quarto di secolo di carcere ho fatto tanti scioperi della fame, e la notizia che due donne detenute lo stiano facendo da più di 28 giorni contro il regime di tortura del carcere duro mi fa stare male. E mi torna in mente quando ero io al loro posto. Ecco il diario di alcuni di quei giorni:
Alle sette del mattino, all'apertura del blindato della cella, ho comunicato alla guardia in modo ufficiale l'inizio dello sciopero della fame. È il primo di dicembre! Lo sciopero della fame degli ergastolani in lotta per la vita per l'abolizione dell'ergastolo è iniziato. Qui nel carcere di Spoleto hanno aderito tutti gli ergastolani e per solidarietà anche i non ergastolani. Questa volta siamo più determinati dell'anno scorso. Siamo più incazzati! Questa volta gli ergastolani in lotta ce la metteranno tutta. Quando lotto non sento il mio corpo prigioniero. Non mi sento più un uomo ombra, mi sento un uomo libero e vivo.
Al passeggio, fra una nebbiolina, un freddo pungente e un'aria triste di feste natalizie, abbiamo parlato del nostro sciopero della fame: "Pensi che servirà a qualcosa questa protesta?" "Non lo so! Ma fra il fare e non fare è meglio fare".
"Fra la sofferenza e gli incubi che ci aspettano per una pena che non finirà mai sarebbe meglio farsi morire subito di fame...". "Dopo 33 anni di carcere mi hanno respinto di nuovo la condizionale. Poi dicono che l'ergastolo esiste solo sulla carta. Mi avevano fatto capire che questa volta me l'avrebbero data... "L'Assassino dei Sogni è capace di farti sognare la libertà per rubartela subito dopo, per farti soffrire di più, per colpirti più in profondità...".
"Se solo avessimo un fine pena!". "È inutile pensarci, quest'anno ho deciso di non attaccare più nessun calendario in cella." "Io non voglio neppure più sapere in che anno siamo. Che c'importa?".
Sesto giorno di digiuno: Un ergastolano dal regime del 41bis scrive: "Cristo può vedere i detenuti, loro non possono vedere lui perché c'è la grata che esclude la visione del cielo.
Lo sciopero della fame continua compatto. Per strada abbiamo perso il povero zio Totò, 85 anni, ha resistito quattro giorni, ma è malato di diabete e non ce la faceva più ad andare avanti. Siamo un po' delusi dai mass media che non stanno dando visibilità alla nostra lotta.
Di giorno spesso indosso una maschera di serenità e di allegria per far coraggio ai miei compagni che stanno dimagrendo a vista d'occhio; la sera, quando la tolgo, resto solo con le mie preoccupazione e i miei pensieri... mi sento responsabile della sofferenza dai morsi della fame dei miei compagni. Forza Silvia e Anna, un sorriso da parte mia e uno da parte del mio cuore.
Il Mattino, 27 giugno 2019
È stata approvata ieri nella seduta del consiglio comunale la delibera a firma dell'assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta per l'istituzione della figura del Garante dei diritti dei detenuti. "Presto sarà possibile procedere alla nomina della figura del Garante - commenta l'assessore Gaeta - un Paese veramente civile è quello teso a tutelare e far rispettare i diritti inalienabili di ogni uomo, compresi quelli dei detenuti.
Il carcere deve rappresentare uno strumento detentivo di rieducazione, non il luogo in cui l'individuo è alienato: come recita l'articolo 27 della nostra Costituzione, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
"I valori di uguaglianza e solidarietà guidano l'azione amministrativa - conclude l'assessore - e il Comune di Napoli con l'istituzione del Garante per i diritti dei detenuti vuole dare seguito proprio alla Carta Costituzionale, individuando così una figura che possa contribuire alla salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone incarcerate, garantendone la dignità ed eliminando ogni forma di marginalità sociale".
forlitoday.it, 27 giugno 2019
Il progetto prevede, nella Casa circondariale di Forlì, una serie di incontri per favorire il recupero della dimensione femminile delle donne carcerate, attraverso la valorizzazione di queste come donne. Le donne vivono la prigione in modo diverso rispetto agli uomini.
La reclusione, porta svalorizzazione e la convinzione che si vivrà per sempre con la macchia della carcerazione. Per questo, il Centro Donna e Pari opportunità del Comune di Forlì, vuole creare un percorso di relazione con le donne recluse che possa aiutarle ad avere maggiore consapevolezza di sé in quanto donne, attraverso il linguaggio e la cura del corpo, per costruire relazioni e soprattutto per stimolare la fiducia in sé stesse.
Il progetto prevede, presso la Casa Circondariale di Forlì, una serie di incontri per favorire il recupero della dimensione femminile delle donne carcerate, attraverso la valorizzazione di queste come donne.
"Quando il Centro Donna mi ha contattato come presidente Europeo delle Estetiste per presentarmi il progetto, sono stata da subito colpita ed entusiasta, perché gli obiettivi del progetto di accrescere l'autostima evitando isolamento e passività delle donne in carcere, è il lavoro quotidiano che conducono tutte le estetiste sulle proprie clienti contrastando la sensazione di inadeguatezza attraverso la cura della propria immagine e della propria figura", afferma Laura Grilli, presidente della Confederazione Europea delle Estetiste che vive e lavora a Forlì.
Il progetto prevede un totale di sei incontri a cadenza settimanale ai quali Grilli, per fornire l'esempio di chi si impegna in prima persona, con la consapevolezza che le conoscenze e capacità delle estetiste possono essere di grande utilità anche in contesti sociali fortemente svantaggiati, ha fornito la propria personale disponibilità. Sarà, quindi, la presidente europea delle estetiste la partner professionale di questa prima edizione del progetto a cui potranno seguire ulteriori edizioni con una partecipazione di altre professioniste dell'estetica del territorio forlivese.
"Sarà necessario, per questi primi incontri, assumere un atteggiamento analitico che possa consentire di mettere a punto tutti i dettagli - spiega Grilli -. Al fine di gettare solide basi per iniziative future che permettano il coinvolgimento di altre colleghe".
L'iniziativa è importante ed il Centro Donna auspica che questa prima edizione serva da stimolo non solo per il mondo professionale dell'estetica ma anche per il coinvolgimento di partner che favoriscano, con il loro contributo, la possibilità di consolidare per prossime edizioni queste iniziative che potranno stimolare nelle donne la possibilità di un futuro diverso.
di Nicola Dante Basile
Il Sole 24 Ore, 27 giugno 2019
L'isola che non c'è non è solo una favola. Esiste, è in Italia e non ha niente che faccia pensare all'allegra comitiva dei folletti e Peter Pan. Qualcosa di magico però vi accade su quest'isola. Tanto più che nelle sue viscere nasconde un vero tesoro che si rinnova ogni santo giorno dell'anno, mentre una linfa vitale sale e ramifica per diventare grappolo d'uva. Regalando un nettare che ha il colore del sole e il sapore del mare.
È il vino Gorgona, dal nome dell'isola che fronteggia a qualche decina di miglia marine la costa livornese. Lo producono un manipolo di vignaioli opportunamente formati dal team di agronomi ed enologi delle tenute Frescobaldi di Firenze, un nome che dal Medioevo incrocia un bel pezzo di storia del BelPaese. Per certo, un protagonista della moderna e qualificata vitivinicoltura italiana.
Proprio quella di cui aveva bisogno la bella e inaccessibile Gorgona, grande quanto può esserlo un fazzoletto di roccia vulcanica spunta milioni di anni fa dal profondo mare blu, con le scogliere che la rendono inavvicinabile ai più. Ad esclusione dei reclusi in regime di "custodia attenuata", ospiti a fine pena del locale penitenziario, nonché ultimo nel suo genere ancora in attività su un'isola della Repubblica. Con loro e per loro, anche un folto numero di agenti di sorveglianza. Con un'unica e civile eccezione: la deliziosa nonnina Luisa dai lunghi capelli bianchi, a un passo dal secolo, che su questo scoglio è nata e, con determinazione, tiene a far sapere di non avere la minima intenzione di trasferirsi altrove. "Né qui nessuno pensa di doverla convincere diversamente", chiosa l'agente che ci accompagna in visita speciale all'isola penitenziario senza inferriate e lucchetti di sicurezza.
Gorgona è la più piccola delle sette isole dell'arcipelago Toscano, ed è merito di questo suo naturale e forzato isolamento se ancora oggi preserva un equilibrio ambientale esemplare, con i verdi pini marittimi scolpiti dal vento che la coprono per una buona parte, il profumo persistente della macchia mediterranea e le rocce a strapiombo che la rendono habitat ideale per i gabbiani che vi nidificano.
Un dono della natura rimasto tale anche per merito dei pochi esseri che in passato l'hanno abitata per scelta - gli eremiti benedettini, certosini, basiliani - o incentivati a farlo dai governanti toscani del tempo, interessati ad avere un avamposto strategico nel controllo dei traffici, quand'anche per tentare di avviare in loco attività agricole e zootecniche.
Che poi sono le stesse attività che impegnano quotidianamente i 92 ospiti di varie nazionalità della colonia penale agricola, che conta un centinaio di capi tra ovini, suini e mucche da latte; campi terrazzati coltivati a uliveti, ortaggi, piccoli frutti destinati alla mensa del carcere. E, appunto, i vigneti di cui si hanno tracce antiche, ma che solo più di recente hanno assunto la funzione produttiva di uve da vino.
Tutto nasce una manciata di anni fa con l'allora direttrice della Colonia penale, Maria Grazia Giampiccolo, che scrisse alla folta comunità dei vinattieri toscani invitandoli a prendere in considerazione l'idea di coltivare in modo professionale un piccolo appezzamento di vecchie e malmesse vigne.
L'idea prefiggeva lo scopo di dare un senso alla funzione stessa del carcere, in quanto luogo di recupero e preparazione al reinserimento nella società dei detenuti a fine pena. Esattamente ciò che hanno detto e scritto proprio in questi giorni il presidente Sergio Mattarella e Papa Francesco, che ha inviato una lettera ai detenuti di Gorgona che quest'anno compie esattamente 150 anni di attività di isola-carcere. Un'idea che dev'essere apparsa stramba ai vinattieri contattati, visto che nessuno di loro ebbe la cortesia di rispondere alla missiva. Meno uno: Frescobaldi che, con non poco coraggio e visione d'insieme, mise a punto per l'occasione un progetto formativo di aiuto ai detenuti denominato "Frescobaldi per il sociale".
Era il 2012 e quel progetto che partiva con un piccolo appezzamento, nel frattempo è cresciuto arrivando a 2,3 ettari. Soprattutto non ha più nulla delle vecchie piante spennacchiate, divenute rigogliose spalliere di Vermentino, Ansonica e una punta di Sangiovese affidate alla cura di Andrea, Asa e Hostrid, mentre altri loro colleghi si occupano della cantinetta completamente attrezzata per la vinificazione.
In tutto sono diciotto i detenuti che, a rotazione e a discrezione e scelta della direzione del carcere, lavorano per il progetto "Frescobaldi per il sociale". Persone che la casa vinicola fiorentina provvede di volta in volta ad addestrare, formare e quindi assumere con regolare contratto civile di categoria. Contratto che, come tiene a dire il presidente Lamberto Frescobaldi, in alcuni casi è stato rinnovato in assunzione vera e propria e impiegato in aziende del gruppo, una volta che la persona ha scontato la pena.
Novemila in tutto le bottiglie di Gorgona 2018 con etichetta disegnata gratuitamente dallo Studio Doni di Firenze. Per buona parte sono già prenotate da grandi ristoranti nazionali ed esteri, a cominciare dall'Enoteca Pinchiorri nella cui ricchissima cantina non poteva mancare una primizia come questa di Gorgona.
Per Carlo Mazzerbo, direttore del penitenziario, "la collaborazione tra noi e Frescobaldi, ancorché essere una bella iniziativa e dare buoni frutti, come si può ben vedere gustando questo bianco di grande personalità, ci ha aiutati a cambiare modello di gestione della vita trascorsa su quest'isola. Qui si lavora per la formazione e la crescita delle persone, e di questo non possiamo che essere entusiasti".
E allora, "se mi si chiede di questa nostra esperienza - risponde Lamberto Frescobaldi (foto, accanto mentre stappa la prima bottiglia e sopra con il direttore del penitenziario) all'interlocutore che ha appena apprezzato l'ottimo pranzo preparato dai detenuti - dico che siamo noi a dovere essere grati all'Amministrazione penitenziaria, al direttore Mazzerbo con tutti i suoi collaboratori e ai detenuti per l'opportunità di lavorare con loro. E aggiungo anche, a tutte quelle altre aziende che non risposero all'invito della dottoressa Giampiccolo". D'altra parte si sa che non è da tutti riconoscere subito le opportunità che il fato ci riserva.
di Laura Di Palma
lavocedelpopolo.it, 27 giugno 2019
Il Vol.Ca (Volontariato Carcere) nasce a Brescia nel 1987 dal volere dell'allora Vescovo, Mons. Bruno Foresti, come gruppo di persone laiche impegnate nel volontariato e come espressione ed appoggio della Pastorale Carceraria della nostra Diocesi, che opera nei due istituti carcerari della città. Era il 1994 quando il gruppo si costituì come associazione Onlus.
Nel 2018 l'associazione Vol.Ca. si è impegnata per la propria riorganizzazione, eleggendo un nuovo Consiglio Direttivo, entrato in carica il 5 aprile dello scorso anno e che vede Caterina Vianelli come presidente e Luisa Ravagnani, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale dal 2015, come vice-presidente.
Durante lo scorso anno, nonostante la scomparsa di alcuni soci fondatori, tra cui lo storico presidente Angelo Canori, (che è stato ricordato, il 25 giugno, durante una santa messa all'Istituto Comboni, nel primo anniversario della sua nascita al Cielo), l'associazione bresciana ha portato avanti, con impegno, le sue numerose attività.
Il 2018 ha visto quindi la ridefinizione dell'associazione e la creazione di vere e proprie Commissioni per ogni attività svolta, una riunione al mese, la partecipazione a varie conferenze ed eventi e la formazione continua dei 44 soci volontari. Il Vol.Ca. ha sede in Via Pulusella 14, in città, dov'è attivo uno sportello al quale si presentano numerose persone, per richiedere informazioni o aiuti economici.
Presso la sede è attivo inoltre un servizio di domicilio postale ed un magazzino. L'associazione gestisce anche 4 appartamenti, che fanno capo alla Congrega per la Carità Apostolica e al Comune di Brescia, tre dei quali sono destinati all'ospitalità maschile ed uno a quella femminile di persone in misura alternativa alla pena o in permesso premio. Per decisione del Consiglio Direttivo gli ospiti degli appartamenti non contribuiscono alle spese se non in forma volontaria e vengono assistiti con vitto e medicine.
Durante l'anno i volontari del Vol.Ca. effettuano numerosi colloqui con i detenuti nei carceri "Nerio Fischione" e "Verziano" e sostengono i loro famigliari con visite a domicilio. Dalla fine del 2016, è inoltre attivo il Segretario Sociale promosso dalla Caritas Diocesana e sostenuto anche dall'associazione Carcere e Territorio. Compito del Segretariato Sociale è lo smistamento e la risoluzione delle richieste portate dai carcerati.
All'interno dei due carceri sono anche presenti magazzini per il vestiario e i generi di prima necessità, si svolgono incontri di catechesi, si celebra la S. Messa e sono stati attivati i corsi di arte-terapia e sartoria. Il tutto nella certezza che la persona vada distinta dal suo reato e in ogni volto sofferente si possa e si debba vedere quello del Signore Gesù.
di Daniela Pellegrino
accentonews.it, 27 giugno 2019
Si parla di cibo, di strade, del lungomare, ma anche di momenti tristi e malinconici, specie quelli legati alle festività, in cui ai ragazzi manca, più degli altri giorni, il contatto con la famiglia e i propri cari. È stato presentato "Transity", un giornale scritto proprio da coloro che non sempre hanno la possibilità di far sentire la propria voce oltre le sbarre.
"La scrittura come libertà". Motivati da questo bisogno e guidati dalla dottoressa Viviana Savarino, dal giornalista Jerry Italia e dalle insegnanti Rosanna Marchisciana e Daniela Ferro, i detenuti hanno messo nero su bianco i loro pensieri, le loro sensazioni e le loro impressioni della città, evidenziandone pregi e difetti.
Si parla di cibo, di strade, del lungomare, ma anche di momenti tristi e malinconici, specie quelli legati alle festività, in cui ai ragazzi e agli uomini di Balate manca, più degli altri giorni, il contatto con la famiglia e i propri cari. A partecipare al giornale sono stati Emanuele Lauretta, Rosario Perna, Salvatore Noviziano, Francesco Novembrini, Daniele Puccio, Carmelo Tomaselli, Carmelo Antonuccio, Liuboslav Garev, Mohamed Ibrahim e Giuseppe Valenti.
"È stato un modo per raccontarci - hanno detto - è importante per noi mettersi in gioco con queste attività. Qui abbiamo il tempo per riflettere e meditare sui nostri sbagli e progetti come questo ci aiutano sicuramente e ci permettono di essere comunque protagonisti di qualcosa di bello". Il giornale, data la risonanza che ha avuto, riprenderà sicuramente a settembre. L'iniziativa era già stata ben accolta dall'ex direttrice della Casa circondariale Gabriella Di Franco e poi sposata pienamente dall'attuale Cesira Rinaldi.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 27 giugno 2019
L'attrice Ambra Angiolini sarà l'artista ospite della performance teatrale "Viva la vida, in viaggio con Frida Kahlo", per la regia di Donatella Massimilla, direttrice artistica del Centro Europeo Teatro e Carcere (Cetec), in programma a Milano venerdì 28 giugno alle 21 alla VII edizione dell'Estate Sforzesca. Il tributo alla pittrice messicana, nato anche in attuazione del protocollo d'intesa del Cetec con l'Associazione di Alta Giustizia messicana per realizzare scambi di esperienze e buone pratiche, ha coinvolto nella scrittura di testi e di poesie le detenute del laboratorio teatrale Cetec Dentro/fuori San Vittore.
Alcune di loro saranno venerdì tra le interpreti delle sedici Fride che invaderanno il palcoscenico, cantando, danzando e recitando pagine dedicate all'artista nelle loro lingue d'origine, accompagnate dalla traduzione anche in LIS, grazie al contributo del Pio Istituto dei sordi di Milano.
Ambra Angiolini, che da tempo sta compiendo una ricerca sulla pittrice messicana, leggerà pagine dal diario di Frida. "Il lavoro autoriale delle attrici Fride detenute, conosciuto attraverso la mostra Frida, oltre il mito allestita al Mudec - spiega Donatella Massimilla - ha emozionato Ambra ed è bastato un attimo perché si sentisse coinvolta, decidendo di esserci e di condividere con noi la performance al Castello".
Sul palco anche Gilberta Crispino, voce di Chavela Vargas, la cantante originaria della Costa Rica amata da Frida, la danzatrice Sonia Cortopassi ed Elodie Lebigre, cantante e ideatrice del carro del carnevale di Viareggio "Adelante" ispirato alla pittrice. Frida Kahlo è stata anche la creatrice di uno stile divenuto iconico, ispiratore di abiti, acconciature, dettagli, accessori e oggettistica.
"Viva la vida" ha voluto rendere omaggio anche a questo aspetto dell'universo della pittrice: dalle 19 saranno attivi una postazione "Truccofrida" realizzato dalla make-up artist Tania Sartini e uno stand con lavori ispirati all'artista di Uliano e Linda Grittini i cui proventi andranno a sostegno dei laboratori teatrali tenuti dal Cetec. "Viva la vida" è inserito anche nel Programma del Milano Pride 2019.
vita.it, 27 giugno 2019
Un pomeriggio speciale per i detenuti dell'Istituto Penitenziario Minorile di Casal del Marmo a Roma: hanno potuto incontrare e giocare insieme a due grandi Campioni dello Sport Mondiale, Ciccio Graziani per il Calcio e Andrea Lucchetta per il Volley.
"Campioni sempre" è un'iniziativa realizzata con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con la Direzione dell'IPM Casal del Marmo di Roma, che mira a trasmettere attraverso pratiche sportive, con il coinvolgimento di testimonial d'eccezione, valori educativi e di impatto sociale per il recupero di giovani detenuti.
Pensando alla pratica sportiva è abitudine associare termini come vittoria, sconfitta, sacrificio, allenamento, squadra. Lo sport però è anche un formidabile veicolo educativo perché consente a qualunque individuo di mettersi in gioco e crescere, perfezionando la propria identità, come sportivo e come persona. Ecco perché è importante che lo sport si pratichi in tutti i contesti sociali, dai circoli, ai quartieri, dalle palestre ai campetti, sino all'interno degli istituti penitenziari.
"Campioni sempre" è un'iniziativa promossa da Sport3000, associazione senza scopo di lucro che opera nel mondo degli eventi sportivi, con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mira a coinvolgere giovani detenuti in attività di animazione sportiva, con l'obiettivo di sostenere, insieme alle direzioni penitenziarie, un processo di recupero e di rieducazione. L'esempio di importanti campioni sportivi e i valori che lo sport incarna, sono uno strumento fondamentale per generare condivisione e percorsi evolutivi, personali e di gruppo.
Nella giornata di Martedì 25 Giugno, all'interno dell'Istituto Penitenziario Minorile di Casal del Marmo di Roma, si è assistito ad un evento davvero unico: due Campioni del Mondo, il calciatore Ciccio Graziani e il pallavolista Andrea Lucchetta, hanno condotto prima un allenamento e quindi organizzato un torneo insieme ai giovani detenuti, che hanno anche avuto la possibilità di iniziare un percorso di avvicinamento al ballo e danze popolari. Un pomeriggio di festa e di animazione, ma anche di "sfida sportiva" che ha consentito ai ragazzi di comprendere quanto lo sport sia importante per recuperare un proprio equilibrio e ristabilire un fondamentale ponte di contatto e di recupero nei confronti della società.
"Iniziative come queste - ha dichiarato la direttrice dell'IPM di Casal del Marmo, Liana Giambartolomei - sono centrali per la riformulazione dello stile di vita del gruppo e ovviamente dei singoli. Lo sport d'altronde è un elemento fortemente ingaggiante e di grande supporto valoriale in termini di rieducazione.
Il coinvolgimento di grandi campioni come è successo nel pomeriggio di ieri presso la nostra struttura è un'opportunità importante per trasmettere ai ragazzi i valori fondanti dello sport, che non sono solo la vittoria o la sconfitta, ma è capacità di sacrificarsi, di stare in gruppo e di credere in se stessi e nelle proprie capacità".
Andrea Lucchetta e Ciccio Graziani al termine del pomeriggio di allenamento hanno dichiarato: "È stato importante riuscire a coinvolgere questi ragazzi in attività sportive, nello specifico nel calcio, nel volley e nell'allenamento al ballo e alla danza popolare, perché qualsiasi iniziativa di carattere sportivo rappresenta un veicolo educativo e rieducativo fondamentale per il reinserimento di questi ragazzi nella società. Lodevole sono le tante progettualità che l'Istituto di Casal del Marmo promuove per il recupero dei detenuti e quella di oggi è stata una testimonianza concreta e molto positiva".
Ristretti Orizzonti, 27 giugno 2019
In data 27.06.2019, dalle ore 10, presso la sala teatro dell'Istituto penitenziario di Carinola, si terrà l'evento conclusivo della progettualità dell'Associazione Akira, finanziata dalla Tavola Valdese. Momento clou sarà la consegna degli attestati ai partecipanti alle due edizioni del corso di formazione di "Animatore turistico". Durante la consegna ci sarà anche una performance degli animatori principianti. Interverranno i referenti della Tavola Valdese e sono stati invitate le autorità del territorio.
Nel pomeriggio, dalle ore 15 alle ore 17, nell'ambito del mese della genitorialità in carcere, vi sarà l'evento "Animare la famiglia" che prevede la possibilità, per i detenuti che hanno partecipato ai percorsi sul tema della genitorialità, di passare del tempo insieme ai propri figli, in uno spazio diverso dalla usuale sala colloqui.
Saranno presenti le psicologhe dell'Associazione Akira, Associazione che ha curato gli incontri sulla genitorialità, che animeranno e faciliteranno il tempo dei papà con i figli, aiutandoli a giocare bene insieme. Durante l'evento, verranno consegnati ai detenuti che hanno partecipato ai laboratori con i figli, i "disegni della famiglia fatti dalla famiglia". Durante l'incontro verrà offerta la merenda da parte del cappellano dell'istituto, Don Luigi Manica.
I giornalisti interessati potranno accedere presso la casa di reclusione accreditandosi all'indirizzo
Coro Carinola In-canto
Nella giornata di venerdì 28 giugno, alle ore 15, presso la sala teatro della Casa di reclusione di Carinola, si terrà un concerto per coro, solisti e tastiera, dal titolo "Sognando Broadway".
Lo spettacolo è offerto a titolo gratuito dal coro dell'Associazione Carinola In-canto, la cui presidente, la prof.ssa Livia Tatta, ed il direttore artistico, Fabio Veneziano, hanno manifestato vivo interesse a condividere con gli ospiti dell'istituto un momento di solidarietà, per alleggerire la quotidianità detentiva e rendere meno penosa la distanza dalla famiglia. Allo spettacolo parteciperanno circa 70 detenuti e sono state inoltre invitate le autorità politiche del territorio.
Il coro è formato da 60 elementi, tutti di Carinola e frazioni, e per l'occasione ne entreranno circa 38. La preparazione musicale è affidata alla prof.ssa Marilù De Santo, anch'essa carinolese, docente presso il conservatorio di Salerno. L'associazione Carinola In-canto è nata lo scorso anno, con il patrocinio del Comune di Carinola ed il coro, già durante le scorse festività natalizie, si è esibito con brani a tema. Olte al coro, l'associazione cura l'organizzazione di eventi vari, tra i quali vanno menzionati "la giornata contro il bullismo", "la giornata contro la violenza sulle donne" ed il Carnevale 2019. I giornalisti interessati potranno accedere presso la casa di reclusione accreditandosi all'indirizzo
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