di Emanuele Isonio
valori.it, 29 luglio 2019
Meno spese per ordine pubblico e carceri, maggiore gettito fiscale e prodotto più sicuro: uno studio dall'università di Messina spiega perché l'antiproibizionismo è un buon affare. Per avere un ordine di grandezza: il reddito di cittadinanza tanto sbandierato dal governo Conte ha richiesto poco più di 4 miliardi di euro di spese. Ebbene, un'eventuale legalizzazione delle droghe leggere produrrebbe un beneficio netto per lo Stato anche maggiore: tra 6 e 8 miliardi di euro.
I legislatori non possono certo dire di non conoscere questi numeri, perché sono stati presentati, ormai tre anni fa, proprio alla Camera da Ferdinando Ofria, professore associato di Politica economica dell'università di Messina. Mai come nella precedente legislatura infatti l'Italia era arrivata vicina a permettere una legalizzazione della cannabis. 218 fra deputati e senatori, riuniti in uno specifico intergruppo parlamentare, avevano firmato una proposta di legge. Rimasta, nonostante tutto, lettera morta.
Le voci considerate - Il calcolo di Ofria, spiegato nell'audizione alle Commissioni Giustizia e Affari Sociali, non è difficile da comprendere. Altro non è che un'analisi costi-benefici (e di questi tempi, dopo la querelle-Tav del ministro Toninelli, il termine dovrebbe essere ormai di ampio dominio). Da un lato, tra i costi connessi a un'eventuale liberalizzazione, sono state considerate due voci: le maggiori spese sanitarie di cura e disintossicazione, i costi legati alla regolamentazione del nuovo mercato legale (struttura dell'agenzia per la gestione di produzione e vendita, controllo sul rispetto della legislazione, campagne di informazione per i consumatori).
Dall'altro lato, vengono conteggiati i risparmi: una riduzione delle spese di repressione, un maggiore gettito fiscale, una migliore qualità del prodotto venduto, un contrasto alla criminalità organizzata. Sul fronte delle maggiori spese da prevedere, si è fatto riferimento all'esperienza del Colorado. "Lo Stato americano, nel 2014, ha introdotto una regolamentazione simile a quella proposta dall'intergruppo parlamentare" spiega Ofria. "I risultati empirici verificati in quel caso hanno smentito che ci siano aumenti nei consumi di droghe leggere in seguito alla legalizzazione, né ha mostrato aumenti significativi nei costi sanitari".
L'indagine statistica era stata condotta dal Dipartimento per la Salute Pubblica e l'Ambiente dello stato del Colorado: ad essere coinvolti, 17mila ragazzi delle scuole medie e superiori. Lo studio aveva registrato un numero di studenti che avevano fatto uso di cannabis nel 2015 minore rispetto alle precedenti indagini del 2009 e del 2011 effettuate nello stesso Stato. Negli ultimi 30 giorni prima dell'intervista, solo il 21,2% ha consumato marijuana nel Colorado, stessa percentuale riscontrata negli altri stati Usa (21,7%) dove il mercato della cannabis non è legale. Anche per quanto riguarda i costi per regolare il nuovo settore, non sono stati registrati aumenti rilevanti: "quantitativamente - spiegava Ofria ai parlamentari - possono essere assimilati a quelli sostenuti per il controllo pubblico del consumo di tabacco e sigarette".
Ben diverso il discorso per le spese evitate.
A partire da quelle relative alla repressione: "si tratta principalmente - prosegue Ofria - di minori costi che forze dell'ordine, magistratura e sistema carcerario si troverebbero ad affrontare se venisse cancellato il reato di produzione e vendita delle droghe leggere, le quali, stando alle stime della Direzione Investigativa Antimafia, rappresentano oltre il 50% del mercato degli stupefacenti".
Nelle nostre carceri, il costo dei detenuti per reati di droga si attesta su 1,083 miliardi di euro l'anno, pari al 37% del costo totale dei detenuti. Il risparmio legato ai detenuti per droghe leggere quindi si aggirerebbe su 540 milioni di euro. Ad essi si devono aggiungere poi quasi 230 milioni di euro, relativi alle spese evitate per contrastare i reati di traffico e possesso di droghe leggere (che già oggi rappresentano una quota minima delle spese totali di ordine pubblico, circa lo 0,6%). Totale: 770 milioni di risparmi.
La fonte di gran lunga più significativa di benefici per lo Stato deriva però da un'altra voce: quella del gettito fiscale derivante dalla liberalizzazione. Oggi, l'acquisto di cannabis da pusher e criminalità è ovviamente esentasse (senza considerare la dubbia qualità del prodotto commercializzato). Se gli acquisti fossero fatti alla luce del sole, verrebbero ovviamente tassati, al pari di quanto avviene ad esempio per le sigarette. E infatti l'aliquota ipotizzata nel calcolo dell'università di Messina è analoga a quella per i tabacchi, circa il 75% del prezzo di vendita.
Le maggiori entrate sotto forma di imposte, a seconda del prezzo ipotizzato di vendita, oscillerebbe tra i 5,3 e il 7,9 miliardi di euro l'anno. Tutto considerato quindi, la stima dei benefici varia dai 6 gli 8,7 miliardi. "Il calcolo - spiega Ofria - può variare per eccesso se si considera la possibilità di coltivare in proprio la cannabis, o per difetto se ti tiene in considerazione il possibile indotto di questo nuovo mercato (produzioni agricole, dolciarie, tessili, medicali) e l'ipotesi che lo Stato si renda garante della genuinità del prodotto, con significativi effetti sulla salute e costi sanitari".
Il legame tra liberalizzazione e aumento della qualità del prodotto non è affatto da sottovalutare: "con il mercato delle droghe leggere in mano alle organizzazioni criminali nessun consumatore sa esattamente cosa sta assumendo". Lo aveva confermato nel 2016, uno studio dell'università di Berna: erano stati analizzati 191 campioni di marijuana sequestrati sul territorio svizzero. Il 91% di essi risultava contaminato.
Mischiate con la cannabis venduta dai pusher erano state riscontrate ammoniaca, lacca per capelli, lana di vetro, piombo, ferro, alluminio, cromo, cobalto e altri metalli pesanti altamente nocivi. Tutte queste sostanze vengono aggiunte per aumentare il peso dell'erba ed avere più profitti, ma che possono causare al consumatore anche danni più gravi rispetto al thc.
Peraltro, in favore della liberalizzazione, pesa anche un po' di sano pragmatismo: il consumo è ormai un fenomeno di massa, soprattutto in Italia.
Secondo l'Osservatorio europeo delle droghe, il 19% dei ragazzi italiani tra i 15 ed i 34 anni, ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi dodici mesi: in Europa una percentuale maggiore ce l'ha solo la Francia. "Come tutti i fenomeni di massa è più efficace regolarlo che proibirlo: impedire l'accesso al mercato legale non riduce la domanda: sposta solo i consumatori su quello illegale" commenta Ofria.
di Gianni Sartori
noblogs.org, 29 luglio 2019
Dopo aver già trascorso oltre undici anni nelle carceri bulgare, Jock Palfreeman si è visto rifiutare nuovamente la libertà condizionale. Arrestato a Sofia nel 2007, il trentaduenne antifascista australiano era stato condannato nel 2009 a venti anni per aver ucciso un estremista di destra (definito un "hooligan" ossia un teppista del calcio, ma imparentato con un noto pezzo grosso della politica) che con altri neonazisti stava aggredendo e picchiando due rom.
L'australiano era intervenuto in difesa delle vittime del brutale pestaggio consentendo loro di mettersi in salvo, ma venendo a sua volta aggredito dal gruppo di fascisti. Nello scontro uno di loro rimaneva ucciso da una coltellata inferta, per legittima difesa, da Jock.
Lo svolgimento del processo risale al 2008-2009, l'appello al 2010-2011. Nonostante in questa circostanza venisse confermata la versione di Jock (ossia di essere intervenuto per fermare il pestaggio dei rom) la condanna è rimasta invariata.
Pare che le autorità bulgare abbiano messo in campo ogni genere di sotterfugi per impedire un processo equo (per esempio impedendo alla difesa di visionare le immagini delle telecamere di sicurezza), ottenere una pena esorbitante e rifiutarne (in contrapposizione anche ai propri stessi trattati) l'estradizione in Australia.
E nonostante tutti gli appelli contro la condanna non gli viene ancora consentito di poter rientrare nel suo paese per scontarvi gli anni di pena residui.
In aprile Jock era entrato in sciopero della fame (per 33 giorni) per protestare sia contro i maltrattamenti inflitti ai detenuti, sia contro la corruzione e gli abusi di potere delle dalle autorità carcerarie (in particolare del capo del personale della prigione di Sofia, Desilav Angelov Traykov).
Altro scioperi della fame, e azioni di protesta organizzati dalla Bpra (Bulgarian Prisoners Rehabilitation Association, Associazione dei prigionieri bulgari), si erano svolti nel 2018 (uno sciopero era iniziato ancora nel dicembre 2017) per ottenere le dimissioni del direttore del carcere centrale di Sofia, Peter Krestev. Costui si era reso responsabile di un inasprimento delle condizioni detentive: riduzione e soppressione delle attività, dei congedi penitenziari, dell'ora d'aria e della possibilità di acquistare alimenti e altro. Non solo.
Durante il suo mandato erano aumentati gli episodi qualificabili come tortura e alcuni gruppi di narcotrafficanti - protetti se non addirittura manovrati dalla direzione - agivano indisturbati con ogni genere di abusi nei confronti degli altri detenuti. Le azioni di protesta erano proseguite nonostante la repressione (i detenuti in agitazione rischiavano il raddoppio puro e semplice della pena) ottenendo che il primo ministro Borissov richiedesse le dimissioni sia del direttore Krestev, sia di Svilen Tsvenatov (responsabile dell'esecuzione delle pene). Significativamente Jock ha sempre chiesto che eventuali donazioni in suo favore vengano inviate alla Bpra di cui è stato tra i fondatori nel 2014.
di Alessia La Villa*
Ristretti Orizzonti, 29 luglio 2019
Proseguono all'interno della Casa circondariale di Livorno le iniziative legate al sostegno della genitorialità e la piena adesione alla campagna "Non un mio crimine ma una mia condanna". Dopo il pic nic di primavera a base di pane e olio, la festa di Maggio con pony e clown, Venerdì 26 Luglio è stata la volta della "Cocomerata con papà".
Come nelle migliori tradizioni estive, grazie ai volontari della Comunità di Sant'Egidio e alla sinergia con la Direzione e gli operatori penitenziari, bambini, mamme e papà hanno vissuto un pomeriggio davvero entusiasmante. Ombrelloni, tavoli in legno, giochi d'acqua, musica ma soprattutto tanto cocomero fresco: questo lo scenario che i piccoli si sono trovati davanti una volta entrati nell'Area Verde del carcere.
Ad accoglierli all'ingresso, come di consueto, l'educatrice e il responsabile area esterna della Polizia Penitenziaria "Per noi è molto importante che i bambini, vengano accolti non appena varcato il cancello, da figure che ormai hanno imparato a conoscere e che a loro volta li conoscono per nome uno per uno" riferisce l'educatrice.
La cura della genitorialità è il fiore all'occhiello della Direzione del Dott. Carlo Mazzerbo: "l'attenzione al bambino e l'implementazione delle competenze genitoriali sono sicuramente tra gli elementi centrali del nostro progetto d'istituto" dichiara il Dott. Mazzerbo "ecco perché oltre a singole giornate d'incontro tra bambini e papà, colloqui in ludoteca con Telefono Azzurro, abbiamo recentemente organizzato con la Misericordia di Livorno un corso di "Manovre di disostruzione pediatrica" rivolto a tutti i papà e al personale che opera a contatto con i bambini.
È giusto che i papà, anche se detenuti, sviluppino competenze di cura e responsabilità verso i loro bambini e che in questo percorso venga coinvolto anche il personale".
Grazie alla straordinaria animazione dei volontari della Sant'Egidio, nonostante le temperature elevate, il pomeriggio a base di cocomero è volato via. Stringendo un piccolo acquario colorato costruito insieme ai papà, i bambini si sono avviati verso l'uscita con il sorriso sulle labbra ed un ciao che per noi che li aspettiamo ha sempre il sapore di un arrivederci a presto.
*Funzionario Giuridico Pedagogico Casa Circondariale Livorno Reparto Media Sicurezza
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 29 luglio 2019
Oggi Maurice Kamto, leader del Movimento per la rinascita del Camerun, la principale forza di opposizione del paese, entra insieme a 107 suoi sostenitori nel sesto mese di carcere. Dovranno rispondere, di fronte a un tribunale militare (già di per sé un atto illegale), di ribellione, ostilità contro la madrepatria, incitamento all'insurrezione, distruzione di proprietà ed edifici pubblici e insulto al presidente della Repubblica. Per Amnesty International si tratta di prigionieri di coscienza che dovrebbero essere prosciolti da ogni accusa.
Oltre a chiedere il rilascio dei 108 detenuti, l'organizzazione per i diritti umani ha reso pubbliche le testimonianze di 59 oppositori arrestati il 1° giugno durante una protesta pacifica nella capitale Yaoundé e successivamente rilasciati. Non prima di essere stati umiliati e torturati negli uffici del ministero della Difesa. I soldati se la sono presa soprattutto con sei donne: "Quando siamo arrivate, i gendarmi ci hanno obbligate a fare esercizi fisici: braccia larghe, piegate sulle ginocchia. Mentre ero in quella posizione mi hanno preso a calci sulla testa e sul seno. Poi ci hanno detto di stenderci a terra e rotolare, e continuavano a prenderci a calci. Ci hanno portato su e giù per le scale mentre assumevano la posizione dell'anatra.. Poi, le flessioni. Quando non ce l'ho fatta più, mi hanno presa a cinghiate".
Questa è un'altra testimonianza: "I gendarmi ci stavano aspettando, ognuno di loro era munito di un bastone di legno, un cavo di gomma e un manganello. Hanno iniziato a picchiarci, in particolare sulle orecchie. Poi ci hanno costretti a muoverci come le anatre nel fango. Dopo il rilascio ho trascorso una settimana in ospedale, avevo delle fratture e ferite su tutto il corpo". La storia del Camerun degli ultimi anni è piena di orrori (si legga qui e qui). Ora si è aggiunto questo nuovo capitolo.
di Andrea Oleandri*
articolo21.org, 28 luglio 2019
Con due suicidi negli ultimi due giorni sono diventati 28 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno. Un numero che segna un vero e proprio dramma del sistema penitenziario del nostro paese. Gli ultimi due detenuti ad uccidersi sono stati un polacco di 32 anni nel carcere di La Spezia e un romeno di 37 anni nel carcere di Reggio Calabria.
di Charlotte Matteini
tpi.it, 28 luglio 2019
Commentando l'omicidio del carabiniere Mario Rega Cerciello, ucciso a Roma da due malviventi nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 luglio nel quartiere Prati di Roma, il ministro dell'Interno Matteo Salvini non ha perso occasione per fare una delle sue solite sparate demagogiche, populiste e totalmente prive di fondamento giuridico.
di Alessandro D'Amato
nextquotidiano.it, 28 luglio 2019
"Stiamo mutuando da alcuni Paesi europei anche la forma del lavoro obbligatorio in carcere perché è troppo comodo uccidere e poi starsene sdraiati sul lettino": Matteo Salvini a Unomattina ha precisato meglio rispetto a Twitter cosa intendeva quando parlava di lavori forzati per i detenuti.
di Nicola Galati
einaudiblog.it, 28 luglio 2019
24.07.2019. Roma. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato la Casa Circondariale Rebibbia "Raffaele Cinotti" ed ha cenato presso il ristorante realizzato all'interno dell'Istituto Penitenziario. 25.07.2019. Roma. L'Associazione Antigone ha presentato il proprio rapporto di metà anno sulle carceri italiane. Due notizie importanti, seppure passate in sordina, che devono essere lette in correlazione.
di Franco Corleone
L'Espresso, 28 luglio 2019
Ritrovarsi nel terzo anniversario della scomparsa di un grande giudice di sorveglianza, di un efficace garante dei diritti delle persone private della libertà, di un capo riformatore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria non è un fatto rituale, ma un'occasione di impegno civile in tempi duri e cupi. Nella sede del Consiglio Regionale della Toscana, sarà presentato (nella Sala Gigli alle ore 11) il volume "Carcere e Giustizia, ripartire dalla Costituzione" che raccoglie la discussione nata sull'uso populistico della giustizia penale e del carcere, quali armi contro i nemici sociali avvenuta in un convegno sullo stesso tema svoltosi l'8 e 9 febbraio scorso.
Come riferimento per la lettura viene presentato un testo di Margara di estrema attualità su come rispondere alle leggi ingiuste e razziste. "Meno stato e più galera", così si esprimeva profeticamente Margara e questa affermazione consente di mettere al centro del dibattito due questioni: l'intreccio tra penale e politica, il significato che la giustizia e il carcere hanno assunto nel senso comune.
La violenza del linguaggio di molti politici che ripudiano i principi della Costituzione, obbligano a tornare ai valori fondamentali del diritto di Cesare Beccaria. Le reazioni all'omicidio di un carabiniere a Roma ad opera di due giovani americani sono davvero impressionanti per falsità, strumentalità, demagogia e cattiva retorica. Davvero un insulto alla concezione del diritto penale di Aldo Moro.
tusciaweb.eu, 28 luglio 2019
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nel corso di una comunicazione in commissione al Senato - L'esperimento eseguito lo scorso 11 giugno. "Useremo i droni nelle carceri, un sopralluogo è stato effettuato a Mammagialla". Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nel corso di una comunicazione in commissione al Senato.









