di Luigi Manconi e Valeria Fiorillo
La Repubblica, 17 giugno 2019
La Corte europea dei diritti umani ritiene inaccettabile l'ergastolo che esclude ogni possibilità di riabilitazione. Il dottor Santi Consolo è uno che se ne intende. È il magistrato che dal 2014 al 2018 ha guidato il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dichiarandosi favorevole, in più di una circostanza, all'abolizione dell'ergastolo ostativo.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 17 giugno 2019
Il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria sta spingendo per ridurne il raggio di competenza. Appello ai parlamentari di Carlo Mele, che ricopre il ruolo per la provincia di Avellino: impegnatevi per evitare che venga cancellata una figura di tale importanza.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 giugno 2019
In aula la proposta di legge di Forza Italia: procedimento disciplinare per chi sbaglia. Sì della Lega, grillini possibilisti. I magistrati, alle prese con lo scandalo delle nomine mercanteggiate, temono che la politica approfitti del loro momento di debolezza.
di Armando Spataro
La Repubblica, 17 giugno 2019
La vicenda Palamara-Ferri continua, pur con inaccettabili generalizzazioni, ad alimentare duri
commenti sui metodi di "gestione" delle nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari a opera del Csm. Le critiche investono anche il partito di cui fanno parte i due parlamentari coinvolti nelle ormai note chiacchierate notturne.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 giugno 2019
Lo sfogo del presidente uscente dell'Associazione nazionale magistrati: "Mi dispiace soprattutto che l'Anm abbia perso l'occasione per voltare pagina". È stato presidente dell'Associazione nazionale magistrati per poco più di due mesi, uno dei mandati più brevi nella storia del "sindacato dei giudici".
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 17 giugno 2019
Quasi ogni ministro della giustizia negli anni scorsi è stato autore di una riforma "epocale". In realtà si è sempre trattato di bricolage in questo o quel settore della complessa macchina, mai capace di mutare significativamente lo stato dei problemi.
Ora è annunciata una nuova iniziativa legislativa. Benvenuta se affrontasse seriamente il problema dei problemi della giustizia italiana: quello gravissimo dei tempi della giustizia civile e penale. Si è chiesto mille volte, da tutti. Il problema però rimane enorme e strutturale. Sono necessari strumenti moderni, qualificato personale delle cancellerie, semplificazione dei pesanti e spesso inutili adempimenti procedurali. E forse occorrerebbe pensare che anche gli oltre 230.000 avvocati italiani sono parte del problema.
Ma, inevitabilmente, dei tanti e diversi problemi che affliggono il sistema giudiziario italiano, ora tiene banco quello rivelato dalla vergogna dei traffici notturni tra parlamentari e magistrati per coprire alcuni posti rilevanti in uffici giudiziari. In proposito vorrei non si sottovalutasse il linguaggio sguaiato di quei signori, adatto certo alla natura delle loro trame, ma brutto segno, pensando che si tratta di membri del Parlamento e della Magistratura, una élite - senza offesa - della Repubblica.
All'ordine del giorno c'è la riforma della legge elettorale per la parte del Csm composta da magistrati. Di quella eletta dal Parlamento non si parla. Quasi ogni quadriennale elezione si è svolta sotto nuove leggi. Tutte all'insegna della lotta al correntismo nella magistratura. Spesso si trattava di leggi che volevano favorire questa o quella componente della Associazione dei magistrati. Il più delle volte le intenzioni politiche non si sono realizzate. Ciò perché le associazioni di magistrati esistono e non si cancellano per legge.
Una volta esse si distinguevano per significative diversità riguardanti il ruolo del giudice giurista, chiamato ad interpretare le leggi prima di applicarle, oppure relative alla visione dell'organizzazione degli uffici giudiziari e delle loro priorità. Visioni diverse, radicate nella storia, fondate sulla Costituzione: legittime, ma diverse. Chi ancor oggi proclama che i giudici non interpretano, ma applicano le leggi, dice una sciocchezza.
Nel corso della storia, sembravano crederci personaggi illustri e meno illustri, da Giustiniano a Robespierre. Ma non è mai stato vero. Il sistema delle leggi, con la Costituzione al vertice, è più complesso di quanto costoro mostrino di credere. E le opzioni interpretative, degnamente argomentabili, sono molteplici. In questo contesto la magistratura in particolare a partire dagli anni 60 del secolo scorso - prese a dividersi, dando inizio a forti, talora violente, spesso nobili discussioni. E il Csm, in un modo o nell'altro eletto dai magistrati, ne è stato lo specchio. Con pagine buie o almeno inadeguate, certo.
Ma anche con pagine di altro segno. La magistratura, con la Sezione disciplinare del Csm, ha espulso e sanzionato i magistrati iscritti alla P2. Quale altra istituzione della Repubblica lo ha fatto? Associazioni di magistrati, un tempo chiaramente identificabili per la loro impostazione culturale e professionale, progressivamente sono state viste come strumenti di gestione di clientele elettorali. Però le storie che ora emergono sono storie trasversali alle correnti, che vedono capi e capetti gestire interessi loro, forti dei voti ottenuti e che manovrano.
Purtroppo la caduta del senso istituzionale che si manifesta anche nella magistratura (eletti e elettori sono tutt'uno), non si cura con espedienti legislativi. Siamo di fronte ad un problema di etica e dignità professionale. Ora circola l'idea strampalata, oltre che incostituzionale, di far eleggere i magistrati del Csm mediante sorteggio.
Nel clima creatosi attorno al Csm per l'imperdonabile colpa di quei signori, si parla seriamente di elezione mediante sorteggio! Si dice che si vogliono eliminare le deviazioni clientelari che si nascondono sotto le diversità, che nascono dal dibattito sui caratteri della funzione del magistrato. Pur attenuate esse però esistono ancora, meritano rispetto e valorizzazione. La soluzione del sorteggio tende invece a eliminarle dal luogo in cui, secondo Costituzione, l'autonomia e indipendenza della magistratura dovrebbe essere garantita.
di Giuliano Zulin
Libero, 17 giugno 2019
I guai della giustizia non si risolvono con un accordo tra correnti, tocca ai partiti darsi una mossa. Ma le idee sono confuse. Premessa non di poco conto. Secondo un sondaggio pubblicato ieri dal Quotidiano Nazionale solamente il 14% degli italiani sa cosa sia il Csm, Consiglio superiore della magistratura.
Figuriamoci quanti cittadini hanno contezza invece dell'Anm, Associazione nazionale magistrati. Ancora meno. Incredibile, la giustizia è una materia fondamentale della società, tuttavia la stragrande maggioranza della gente non ne conosce il funzionamento. Immaginiamo poi che solo gli addetti ai lavori siano edotti della differenza tra un pm, pubblico ministero, e un giudice.
Tra la procura e il tribunale. Fra chi si occupa delle indagini e coloro i quali hanno il compito di emettere sentenze. Mentre sulla salute ci sentiamo, sbagliando, tutti dottori, e in ambito calcistico ci consideriamo allenatori migliori di Ancelotti o Allegri, quando entriamo in contatto con un magistrato accendiamo invece un cero alla Madonna. Sai come entri, non come ne esci. Come possiamo dunque giudicare quello che sta accadendo al Csm o all'Anm?
Ieri si è dimesso il presidente del cosiddetto sindacato delle toghe. Dicono che abbia lasciato in quanto "travolto" dallo scandalo che ha investito il Consiglio superiore, organo di autotutela dei giudici e previsto da più articoli della Costituzione. Pasquale Grasso, presidente fino a ieri mattina, ha mollato il colpo con queste parole: "Vi ho ascoltato e compreso. Ovviamente rassegno le mie dimissioni, lo faccio serenamente, dicendo no a me stesso. Nel ricordo di un grande intellettuale del passato, che ricordava che i moralisti dicono no agli altri, l'uomo morale dice no a se stesso".
E poi: "Vi rispetto più di quanto voi abbiate rispettato me". Incomprensibile. Qual è stata la colpa di Grasso? Lui faceva parte di una corrente, Magistratura indipendente, che aveva chiesto ai consiglieri togati autosospesi del Csm di non lasciare. L'Anm però ne aveva sollecitato con forza le dimissioni. Tocca fare un'altra premessa: il Consiglio superiore della magistratura è composto da presidente della Repubblica, un vice, due pezzi grossi della Cassazione, 16 membri della magistratura e i cosiddetti laici, ovvero professori o uomini di legge votati dal Parlamento. Neanche trenta persone formano il Plenum, che è la massima autorità all'interno del Csm. Bene, morto un Papa se ne fa un altro.
Così alle 16.30 l'Anm ha scelto il nuovo presidente: Luca Poniz, che di mestiere fa il pm a Milano, e fa parte della corrente Area. Vanno invece a un'altra corrente, Unicost, la vicepresidenza e la segreteria dell'associazione. Vicesegretario infine è un membro di Autonomia & Indipendenza, la corrente di Pier Camillo Davigo, che rientra così a fare parte della giunta. Ci avete capito qualcosa? No, ma forse nemmeno i giudici sono consapevoli di essere sotto choc. Di essere fuori dalla realtà. Le correnti?
Mettiamoci nei panni di un cittadino. Per quale motivo deve esistere la destra e la sinistra o il centro pure nella magistratura? Come si fa a parlare di indipendenza del giudizio se Anm e Csm si spartiscono i posti, come prevede la legge, in base a chi governa in quel momento il sindacato togato? Poniz, dopo l'elezione ha detto: "C'è una gigantesca questione morale all'interno della magistratura. Il fango non interessa tutti noi, io mi sento estraneo come molti di noi, ma c'è stata una degenerazione delle correnti in carrierismo. Il magistrato deve tornare a fare il suo mestiere".
Giusto. E ancora: "Stop alle porte girevoli tra politica e magistratura". Bene. Peccato che sia proprio la Costituzione, come abbiamo scritto prima, a imporre una commistione tra politica e magistratura all'interno del Csm e quindi a tutti i livelli della giustizia. È impossibile immaginare un cambiamento se la riforma parte dai giudici. Non spetta a loro proporre o votare leggi. Tocca al Parlamento e al governo escogitare qualcosa.
Però quel qualcosa sarà un brodino, dato che Lega e M5S hanno idee opposte su procure e dintorni. Forza Italia ne ha altre ancora e il Pd è l'ultimo partito che può metterci becco, visto che il cosiddetto scandalo è nato proprio dalle cene fra membri del Csm ed esponenti dem. Per cui c'è poco da essere ottimisti. I cittadini sognano di ottenere processi più brevi, meno delinquenti in giro e punizioni per i magistrati che sbagliano. Ma dovranno accontentarsi di belle parole. I problemi quotidiani della gente non interessano più di tanto. Le correnti sono più importanti.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 17 giugno 2019
Dalla prescrizione bloccata alle intercettazioni a strascico, ecco la giustizia manettara dei Cinque stelle. La prescrizione congelata. Il trojan, il micidiale virus inoculato nel telefonino. E lo spazza-corrotti.
Non basta: il programma giustizialista del partito più giustizialista d'Italia è un work in progress. All'orizzonte dei 5 Stelle c'è un'altra strettoia per gli imputati: la reformatio in peius della pena inflitta in primo grado. I grillini non fanno sconti e nel loro "manifesto" sulla giustizia sognano un mondo a misura di manette. Del resto nel programma dei 5 Stelle si fa un riferimento esplicito, quasi una dichiarazione di guerra, ai "colletti bianchi che non pagano per le malefatte commesse". Ci vorrebbe più galera, se non altro per dare al popolo la soddisfazione di vedere i potenti nella polvere.
E allora occorre accelerare per realizzare una rivoluzione che è già a buon punto e che sta già dispiegando i suoi effetti: si pensi all'uso del trojan. "E, importante allargare... l'uso del trojan, ad una platea più vasta di reati e in particolare a quelli contro la pubblica amministrazione", si legge in un testo scritto in vista delle elezioni del 4 marzo 2018.
Detto fatto, il caso Palamara è la dimostrazione di come le nuove tecnologie possano "arare" i dialoghi fra commensali, fino ai sospiri. Per una parte dell'opinione pubblica va bene cosi, anche se le intercettazioni sono per loro natura uno strumento grezzo, avrebbero bisogno di trascrizioni accurate e meditate e non di essere sbattute in tempo reale sui giornali. Ma è cosi un po' su tutti i temi, con i 5 Stelle che premono sul pedale e i leghisti che frenano o dovrebbero frenare. E ci si chiede come possano coabitare due forze che anche sulla giustizia hanno culture, sensibilità, filosofie opposte. Dunque, mentre Salvini si indigna per le conversazioni pubblicate dai quotidiani, i 5 Stelle invitano i media ad una scorpacciata, divulgando tutto ma proprio tutto quello che c'è nelle reti della polizia giudiziaria.
Ed ecco che la cultura del sospetto fa un passo in avanti con le pagine dedicate alla reformatio in peius: "Il diritto di impugnare una sentenza di condanna - scrive il Movimento alla vigilia del 4 marzo 2018 - non può comportare che dall'appello della stessa ne possa conseguire solo un beneficio per l'imputato senza che questo rischi, quando ne sussistono le condizioni, una rivalutazione complessiva dell'entità della pena anche in senso peggiorativo".
Insomma, al peggio, è il caso di dirlo, non c'è limite. Si tratta solo di capire come questa idea possa essere applicata. Ad esempio inasprendo le pene, oppure pagando penali salatissime o, addirittura, in certi casi riformulando in secondo grado il capo d'imputazione. Per gli imputati che cercano di scrollarsi di dosso una condanna, potrebbe diventare pericoloso o addirittura controproducente giocare la carta dell'appello.
E tutto questo mentre la riforma in dirittura d'arrivo della prescrizione rischia di complicare in modo infernale anche la vita di chi è stato assolto: si può rimanere in balia dei tempi di un'eventuale impugnazione, dentro una tenaglia per mesi se non per anni. Siamo sul piano inclinato di una giustizia sempre più dura, quasi feroce che taglia le garanzie e i diritti in contrasto con la predicazione leghista e più in generale con il programma del centrodestra che è stato abbandonato e tradito. Ma i 5 Stelle sono già oltre: dopo aver introdotto il whistleblowing (la delazione tra dipendenti pubblici) si studia già il passo successivo. La denuncia anonima fra le toghe. E cosi la delazione potrebbe arrivare fino alla magistratura.
di Bruna Aimar
targatocn.it, 17 giugno 2019
Intervista a Biba Bonardi, Presidente dell'associazione che svolge la sua attività di volontariato all'interno del carcere Morandi di Saluzzo. "Liberi dentro" è un'associazione di volontariato che opera all'interno della Casa circondariale Rodolfo Morandi di Saluzzo; nasce alla fine degli anni Novanta da un gruppo di persone desiderose di esercitare il proprio impegno civile aiutando chi si trova in regime di restrizione della libertà e spesso lontano da familiari e amici.
All'epoca il volontariato penitenziario non era ancora molto sviluppato. L'associazione viene poi riconosciuta come Onlus nel 2009, e oggi ne è Presidente Biba Bonardi.
- Come sei entrata a far parte di questa associazione e con quale motivazione?
Ho aderito all'associazione dopo qualche anno dalla sua costituzione, nel 2000; sono venuta a contatto con il mondo carcerario perché chiamata, in qualità di docente di lingua francese, a dare un supporto volontario e gratuito ai detenuti che sostenevano la maturità come privatisti, e da lì ho conosciuto i volontari di "Liberi dentro" diventando con gli anni Presidente della Onlus; è un'associazione apartitica e aconfessionale.
- Quali sono gli obiettivi della Onlus?
Dare supporto materiale e sostegno morale ai detenuti e ai loro familiari, e stare vicino a chi ha sbagliato, senza giudicare. Senza mai dimenticare che queste persone hanno commesso reato, e senza mai dimenticare il male patito dalle vittime, crediamo che nessun uomo coincida con il suo errore, e siamo convinti che a ognuno debba essere data una possibilità di riscatto; un tema che ci interessa molto sviluppare nel futuro è quello della giustizia riparativa, cioè di come una persona che ha commesso reato possa in qualche modo fare qualcosa per riparare il danno compiuto. All'interno di un carcere vi sono tante persone in stato di necessità e non sono molte le associazioni che si occupano di questo settore. In carcere si instaurano relazioni cariche di umanità, anche se non è sempre facile resistere alle frustrazioni e alle delusioni.
- Conosciamo tutti le criticità delle carceri italiane ovvero sovraffollamento, carenze strutturali, mancanza di opportunità di lavoro e formazione, elevata presenza di stranieri, problematiche sanitarie, in particolare forme di disagio psichico con un tasso elevato di suicidi, scarso investimento di risorse e di personale per progetti di rieducazione: su quali di questi aspetti i volontari di Liberi dentro supportano i detenuti?
I detenuti vengono informati della nostra presenza tramite il passaparola fra di loro o la segnalazione degli Educatori, e hanno la possibilità di incontrarci con una semplice richiesta scritta, la famosa "domandina". Il nostro campo d'azione è molto vasto: si va dal sostegno concreto per il rinnovo della patente, dei documenti, per le pratiche fiscali e assistenziali, all'aiuto scolastico per gli studenti dei corsi interni o privatisti, alla collaborazione con la biblioteca di Saluzzo per far entrare e uscire i volumi imprestati, alla partecipazione alla redazione interna (articolo quindicinale sul Corriere di Saluzzo), all'organizzazione di una partita di calcio, di una conferenza, o di uno spettacolo teatrale, al colloquio di sostegno personale vero e proprio...ultimamente si è unita a noi una giovane psicologa, che segue lo sportello di ascolto tenuto da detenuti verso altri detenuti. L'aiuto in queste attività è la base per instaurare una relazione con i detenuti fondata sul rispetto reciproco. L'elevata presenza di stranieri è una realtà anche nel carcere di Saluzzo; con alcuni di loro è difficile il dialogo, sia per motivi culturali che linguistici.
- Quanti sono i volontari e come si sono formati?
Al momento siamo una quindicina, di entrambi i sessi, non sono molti i giovani che si avvicinano a questo mondo e alcuni, anche se ben inseriti, hanno dovuto interrompere l'attività per impegni di lavoro. Sono necessari maturità ed equilibrio psicologico uniti ad una forte motivazione. Pochi i pensionati, quasi tutti noi lavoriamo e dedichiamo all'associazione il nostro tempo libero, garantendo ciascuno la presenza da una a tre o più ore settimanali. Alcuni di noi hanno fatto corsi di formazione a Torino in quanto esiste un coordinamento regionale Piemonte e Valle d'Aosta delle associazioni di volontari penitenziari. È importante mantenere i contatti fra di noi. Molto stretta a questo proposito la collaborazione con la Garante cittadina. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ci sono problemi legati alla sicurezza! In quasi 20 anni, ho avuto paura una volta sola, per l'atteggiamento aggressivo di un detenuto.
- Hai organizzato incontri rivolti alla popolazione per sensibilizzare e riflettere sulla condizione delle persone recluse, come pensi sia sentito il tema del perdono?
Sicuramente è più sentito di come possa sembrare, perché tocca il cuore di tutti. Lo scorso anno abbiamo organizzato a Saluzzo un incontro sul perdono, molto partecipato, a cui è poi seguito il corso sul perdono. Ottima affluenza c'è stata anche quest'anno alla serata di proiezione del docu-film "Spes contra Spem". Raccontaci del progetto "Casa di Donatella", nato come - importante supporto al percorso di cambiamento e reinserimento del detenuto. "La Casa di Donatella" è stata inaugurata nel 2016; intitolata ad una volontaria scomparsa, è un alloggetto adiacente al Cimitero, che ci è stato dato in comodato gratuito dal Comune di Saluzzo, aperto per dare ospitalità temporanea ai detenuti in permesso premio, a quelli che hanno ottenuto un lavoro all'esterno o sono in regime di semilibertà. Questa Casa è nata come cosa piccola, ma è diventata grande, in quanto punto di incontro del detenuto con la famiglia, strumento di coesione sociale e di ritorno alla normalità nel percorso di recupero della persona. Al momento la Casa di Donatella è sempre occupata, a volte anche dai familiari che vengono da lontano e non possono permettersi un albergo. Molto spesso è anche elemento indispensabile per ottenere il permesso dal magistrato di sorveglianza, in quanto occorre un domicilio a cui appoggiarsi e chi abita lontano non ce l'ha.
- Che cos'è il progetto genitorialità, quando e come è nato?
È un progetto nato due anni fa con la consulenza del professor Antonio De Salvia, e consiste in questo: un detenuto insieme ad un volontario si impegna ad ideare e creare manualmente un oggetto da regalare al figlio che lo verrà a trovare e, con questa semplice modalità, viene stimolato a raccontare la sua esperienza di papà. Siamo un gruppo di 4-5 volontarie, anche del gruppo Crivop, che ci ritroviamo con una decina di detenuti un pomeriggio alla settimana...è sempre un momento di dialogo familiare e sereno.
- L'ingresso in un carcere per la prima volta, anche solo come visitatore, ha un forte impatto emotivo su chiunque; dal vostro punto di vista, come vivono i bambini, figli di detenuti, questa esperienza?
Sicuramente si tratta di un momento molto delicato, non sempre però l'esperienza è traumatica: pochi giorni fa un detenuto, a proposito dell'incontro con il suo bimbo di cinque anni, venuto da Roma, mi ha raccontato che è stato bellissimo; tutto il merito è stato però della mamma, che lo ha preparato all'incontro con il papà in modo che non fosse traumatizzato dal contesto. Da qualche anno è disponibile una saletta colorata, con libri e giocattoli, per ricostruire, sia pure solo per un paio d'ore, un ambiente familiare e sereno.
- Rispetto all'associazione, quali sono le problematiche allo stato attuale?
Le criticità dell'associazione sono legate al fatto che siamo pochi e abbiamo difficoltà a fare rete, anche se ci riuniamo almeno una volta al mese. Da punto di vista economico ci sono da coprire le spese di manutenzione e miglioria della "Casa di Donatella".
- Ci vuoi parlare delle prossime iniziative di "Liberi dentro" che coinvolgeranno la popolazione?
A settembre parteciperemo alla Tre giorni "La città scopre il carcere" organizzata dal Liceo Soleri Bertoni e le Scuole ristrette. In questo ambito organizzeremo anche, in collaborazione con la Garante cittadina Bruna Chiotti, una conferenza dello scrittore Pino Roveredo, Garante dei Detenuti per il Friuli Venezia Giulia.
- Come vi fate conoscere? Avete un sito o una pagina FB?
Non abbiamo un sito, se qualcuno ci aiutasse in questo, sarebbe molto ben accetto; esiste una pagina FB del gruppo, ma ci facciamo conoscere soprattutto con il passaparola. Siamo aperti a nuovi ingressi, la realtà del carcere non deve spaventare, anzi è un'esperienza che arricchisce.
- Come raccogliete i fondi?
Con il 5 per mille, con le donazioni da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo e con la raccolta fondi nelle giornate organizzate con l'associazione di Guide turistiche Gaia. Quest'anno abbiamo scelto la Valle Grana, domenica 23 giugno andremo a visitare antiche cappelle, chiese affrescate, il maestoso Santuario di San Magno e non solo. Prevista anche la possibilità di pranzare presso il Santuario con gli gnocchi al Castelmagno. Vi aspettiamo! Occorre prenotarsi entro il 16 giugno, per il pranzo, o entro il 21 per la visita, tramite i seguenti contatti:
- Ci vuoi ricordare il Codice Fiscale della Onlus?
Con molto piacere! Assistenti Volontari Penitenziari "Liberi dentro" Onlus Saluzzo C.F. 94035300048 ...grazie a tutti in anticipo!
salernotoday.it, 17 giugno 2019
Ciambriello: "Le strutture che ospitano i detenuti, spesso antichissime, hanno tubature e condotte usurate dal tempo che non riescono a rifornire di acqua tutti i piani degli edifici e a far fronte a una popolazione carceraria così massicci".
Al carcere di Salerno manca l'acqua: a lanciare l'allarme, Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania. "Nelle carceri si sta consumando un'altra emergenza, non meno preoccupante: la carenza idrica, che in questi giorni di caldo rovente sta gettando nel caos diversi istituti penitenziari - ha fatto sapere il Garante.
Le strutture che ospitano i detenuti, spesso antichissime, hanno tubature e condotte usurate dal tempo che non riescono a rifornire di acqua tutti i piani degli edifici e a far fronte a una popolazione carceraria così massiccia. Per risparmiare in qualche Istituto si pensa a limitare la fornitura d'acqua nelle ore notturne. Scelta inadeguata e improduttiva".
L'allarme - Le segnalazioni e le proteste sono giunte da Salerno, da Santa Maria Capua Vetere, Ariano Irpino, Napoli e Bellizzi Irpino. Ovviamente, la carenza idrica provoca tensioni ed emergenze sanitarie: Ciambriello lancia il suo appello alle società che gestiscono i servizi idrici, al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria affinché, con lavori urgenti di adeguamento della rete idrica, provvedano a scongiurare l'emergenza.
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