di Errico Novi
Il Dubbio, 18 giugno 2019
Alla vertice sulla giustizia mancano poche ore. Domani il guardasigilli Alfonso Bonafede e la plenipotenziaria della Lega Giulia Bongiorno tireranno le somme sia sulla riforma del processo e che sulle nuove regole per il Csm. Ma un tema è destinato a restare fuori dal discorso: quello che, negli auspici di Salvini e della ministra alla Pa, dovrebbe impedire la pubblicazione delle intercettazioni- gossip. Bonafede è netto: è giusto che finisca sui giornali "ciò che ha rilevanza pubblica". D'altronde l'ultimo tentativo di mettere ordine, il decreto Orlando, è stato di nuovo congelato proprio con un provvedimento caro a Salvini, il decreto Sicurezza bis.
di Antonio Mattone
Il Mattino, 18 giugno 2019
Il linguaggio di alcuni politici con degli slogan che stanno diventando un mantra di giustizialismo come "buttare la chiave", "marcire in galera", certezza del carcere", non lasciano ben sperare. Che qualcosa non andasse per il verso giusto si percepiva da qualche tempo. Piccoli segnali di un malessere che piano piano si andava insinuando nei corridoi e tra i reparti del carcere di Poggioreale.
camerepenali.it, 18 giugno 2019
La detenzione in Italia è un inferno fuori legge: 148 le morti in carcere nel 2018, 57 ad oggi nel 2019. Un morto ogni 3 giorni. Una strage di Stato a cui non si vuole porre rimedio. La delibera dell'Unione. La dura protesta esplosa nel carcere di Napoli-Poggioreale per ottenere il ricovero ospedaliero di un detenuto in gravi condizioni di salute è l'ennesima rivolta nelle carceri italiane dove sovraffollamento, caldo, mancanza di acqua, condizioni igieniche drammatiche, assenza di attività trattamentali, ricoveri urgenti non eseguiti rendono la detenzione un inferno fuori legge: 148 le morti in carcere nel 2018, 57 ad oggi nel 2019. Un morto ogni 3 giorni. Una strage di Stato a cui non si vuole porre rimedio.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 18 giugno 2019
Dopo lo scandalo. Domani vertice, ma per il premier "non si fanno interventi a caldo". Tanta saggezza spiegata dalle divisioni tra alleati. Vecchie e nuove. Salvini incalza e M5S manda la palla in tribuna. Difficili anche gli interventi richiesti da tutti. Piedi di piombo.
"La riforma della giustizia deve essere meditata bene, non possiamo intervenire per reazioni emotive e a caldo". Con poche parole, pronunciate a Parigi mentre partecipa a un salone aeronautico, il presidente del Consiglio certifica che le divisioni nella maggioranza impediscono passi avanti sulla giustizia.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2019
La stragrande maggioranza dei magistrati italiani non si riconosce nelle condotte che stanno emergendo. Anzi, giustamente considera offensivo qualsiasi accostamento. E tuttavia non le può e non le deve ignorare, serve uno scatto etico perché tutti noi siamo all'altezza di un compito difficile ma cruciale come l'amministrazione della giurisdizione". Lo dice in un'intervista al Sole 24 Ore il neo presidente dell'Anm, Luca Poniz. "La questione morale esiste però e si chiama carrierismo esasperato", afferma Poniz.
Nel suo discorso di insediamento lei riconosce l'esistenza di una "questione morale" all'interno della magistratura. Vede il rischio di una crisi sistemica, che l'eccessiva permeabilità di alcuni magistrati alle sollecitazioni della politica riesca in quello che non è riuscito a fare il ventennio berlusconiano, la distruzione della credibilità della magistratura?
"No. Su questo bisogna essere chiari. La stragrande maggioranza dei magistrati italiani non si riconosce nelle condotte che stanno emergendo. Anzi, giustamente considera offensivo qualsiasi accostamento. E tuttavia non le può e non le deve ignorare, serve uno scatto etico perché tutti noi siamo all'altezza di un compito difficile ma cruciale come l'amministrazione della giurisdizione. Anm stessa deve essere promotrice di un confronto ampio e senza reticenze. Senza nessuna volontà di nascondere la spazzatura sotto il tappeto: la richiesta di trasmissione degli atti per l'avvio di un procedimento disciplinare interno va in questa direzione".
Innegabile però che l'indagine di Perugia costituisca l'aspetto più deteriore di quella che è però una prassi che ha largamente preso campo all'interno della magistratura, il carrierismo malato, a danno della stessa amministrazione di giustizia...
"Questo è vero. Ed è questa la vera questione morale. Però come Anm non siamo stati certo reticenti, abbiamo denunciato già da tempo, ci sono i nostri congressi e non solo a provarlo, buon ultimo quello di Siena, le distorsioni di un sistema al quale però troppi sono sensibili".
In qualche modo però si era provato, anche di recente, a mettere in campo rimedi, come il Testo unico della dirigenza approvato nella passata consiliatura per ridurre i margini di discrezionalità e allargare quelli di prevedibilità...
"Il Testo unico della dirigenza è stato una grande illusione, quella di tipizzare il più possibile tutti gli elementi da prendere in considerazione per l'assegnazione degli incarichi. La realtà però si è dimostrata quella di una totale sottovalutazione del lavoro tipico di un magistrato, quello giudiziario, a vantaggio di quelli extragiudiziari o para-giudiziari. Così si è costruito un percorso lungo il quale il magistrato molto ambizioso sa benissimo su cosa puntare per ottenere meriti da fare valere".
Ma allora è un nostalgico di quella "anzianità senza demerito" che ha caratterizzato invece il passato?
"Nostalgico non lo so. No, non è affatto nostalgia di quello, ma una decisa rivisitazione dei criteri di valutazione dell'esperienza di lavoro. Faccio solo notare che il sistema attuale permette che al medesimo posto possa concorrere un magistrato con12 anni di anzianità e uno con 28. Con il primo però che magari si è distinto in attività che con l'esercizio della giurisdizione non hanno molto a che fare, e che come tali si prestano a letture comparative opinabili, per essere eufemistici. Regole sbagliate che hanno fatto da cavallo di Troia per la degenerazione dei comportamenti".
Da parte di Area, il suo gruppo associativo, è stato proposto di evitare di presentare candidature di corrente alle prossime elezioni suppletive del Csm. Condivide?
"Va spiegato bene: la proposta in sé non ha nulla a che vedere con una brutale idea di "condivisione di responsabilità" senza distinzione alcuna. La proposta intende correggere uno dei difetti del sistema elettorale attuale, e vuole evitare che le candidature siano necessariamente riferibili a un gruppo associativo, con la correlata attività di promozione del candidato secondo le modalità a cui abbiamo assistito in questi anni. Serve invece una reale apertura della competizione anche a chi un gruppo non ha. In questa prospettiva, condivido la proposta, che si completa con quella di mettere a disposizione le stesse strutture dell'Anm per la presentazione e diffusione delle candidature".
Si profilano interventi sul processo penale, alla caccia di certezza dei tempi, soprattutto, sulla durata delle indagini preliminari. Con quali rischi?
"Vorrei che su questo punto non si facesse demagogia. Come se a un pubblico ministero faccia piacere trattenere a oltranza i fascicoli e le indagini aperte. La durata dovrebbe essere commisurata alle risorse messe a disposizione. Sa cosa avverrebbe con l'introduzione di una maggiore rigidità, magari accompagnata da sanzioni processuali, come sembra di capire? Che il pubblico ministero, per rispettare i tempi, le indagini neppure le farebbe, con la completezza richiesta, con evidente rischio di un approccio meramente burocratico all'indagine.
di Ugo Magri e Maria Rosa Tomasello
La Stampa, 18 giugno 2019
Venerdì convocato il plenum per l'insediamento di due componenti - Ma l'arrivo di nuove carte da Perugia fa presagire altre tempeste. Il Csm volta rapidamente pagina. Venerdì si riunirà il plenum in seduta straordinaria per accogliere due nuovi membri: Giuseppe Marra, fino a ieri in forza al Ministero della Giustizia, e Ilaria Pepe, consigliere alla Corte d'Appello di Napoli.
Subentreranno al posto di quelli che si sono dimessi in conseguenza dello scandalo nomine, Gianluigi Morlini e Corrado Cartoni. Saranno quindi formalizzate le elezioni suppletive che a ottobre rimpiazzeranno altri due dimissionari. Ma la riunione convocata dal vice-presidente, David Ermini, non si limiterà a questi adempimenti. Non per nulla sarà presente il capo dello Stato che, secondo fonti autorevoli di Palazzo dei Marescialli, non solo seguirà attentamente il dibattito ma legittimerà gli avvicendamenti nel Consiglio, pronuncerà un discorso prevedibilmente severo sui mercanteggiamenti portati a galla dalle inchieste e darà l'impulso necessario perché l'organo di autogoverno dei magistrati riprenda a svolgere in pieno le sue funzioni.
In altre parole, Sergio Mattarella decreterà ufficialmente la fine dei tentativi di azzerare il Csm che vedono protagoniste le componenti più penalizzate dai nuovi equilibri: dunque anzitutto Magistratura Indipendente e alcuni esponenti laici di centrodestra (in particolare Fi e Fd'I) destinati a perdere la presa che esercitavano su nomine, promozioni e carriere.
La nuova geografia del Csm vedrà crescere viceversa il peso tanto di Autonomia e Indipendenza (la corrente di Piercamillo Davigo) quanto di Area-Magistratura democratica. Rafforzato ne risulterà pure il ruolo di Ermini, che Palamara e Lotti avevano individuato come principale bersaglio delle loro manovre.
Ma altre tempeste potrebbero scatenarsi sul Csm con l'arrivo a Palazzo dei Marescialli delle nuove carte inviate dalla procura di Perugia che indaga sull'ex presidente dell'Anm Luca Palamara. Pesano le nuove rivelazioni dell'inchiesta, che fanno luce sulle trame per orientare i vertici delle procure.
"Loro ti possono dire che io sono la P5... che sono quello che fa le nomine" dice Palamara, che già sospetta di essere stato intercettato a lungo, all'amico pm Stefano Fava. Al faldone sarebbe allegata, tra le altre, anche una conversazione (di cui non si conosce ancora il contenuto) intercettata il 27 maggio tra Palamara e il procuratore generale di Cassazione Riccardo Fuzio, che nei giorni scorsi aveva avviato l'azione disciplinare contro di lui e contro i cinque consiglieri del Csm presenti alla riunione notturna in un albergo romano, quattro dei quali hanno già lasciato l'incarico.
Ieri, nel giorno in cui il plenum è convocato in via straordinaria per prendere atto delle dimissioni di Cartoni e Lepre (che tornano ai loro incarichi a Roma e a Paola), l'aria è tesa. Fuzio vota e lascia velocemente la sala. L'unico a prendere la parola è Giuseppe Cascini, leader di Magistratura democratica, che ricordando uno dei fondatori di Md, Salvatore Senese, magistrato e parlamentare scomparso ieri, commenta amaro: "Alla luce dei conciliaboli triviali di cui leggo in questi giorni, penso che sia andato via un gigante in un'epoca di nani. In questo momento buio per le istituzioni anche per lui abbiamo il dovere di non arrrenderci".
È una seduta lampo, con un unico altro atto formale. Paola Braggion, di Magistratura indipendente, viene eletta con un voto all'unanimità nuovo membro effettivo della commissione disciplinare in sostituzione di Cartoni.
di Concetto Vecchio
La Repubblica, 18 giugno 2019
Nel mirino di chi cavalca lo scandalo rischiano di finire la parte sana dei giudici e le authority di garanzia. Assume una forza simbolica la presenza del presidente Sergio Mattarella venerdì al plenum del Csm. La preoccupazione sulla delegittimazione della magistratura è infatti vivissima da parte della presidenza della Repubblica.
di Dimitri Buffa
L'Opinione, 18 giugno 2019
Forse adesso qualche deputato e senatore leghista avrà capito che stupidaggine ha compiuto votando ad occhi chiusi senza neanche un paio di giorni di riflessione leggi incostituzionali e abominevoli come il cosiddetto "Spazza corrotti". Quella che permette (oltre alla retroattività di vendette giudiziarie come nel caso Formigoni) di piazzare i "trojan" anche nei telefoni di chi è sospettato di corruzione o del mitico "traffico di influenze", altro reato che ancora non si riesce a capire come si possa definire su basi concrete e non solo ideologiche.
E forse quando il vento comincerà a soffiare e a "spazzare via" nella loro direzione sarà sicuramente troppo tardi. Ma questi scandali montati ad arte nel mondo del Csm e della magistratura in generale - che consistono nel mettere in piazza le varie "scoperte dell'acqua calda" di repertorio - adesso mostrano il loro vero volto: che è quello di una doppia controffensiva, politica e mediatico-giudiziaria, da parte del pensiero unico grillino, troppo presto dato per sconfitto.
Infatti il risultato certo della pubblicazione - sempre arbitraria quantunque incoraggiata dallo stesso ministro Alfonso Bonafede - di brandelli spesso poco comprensibili delle intercettazioni dei vari Palamara, Ferri, Lotti eccetera cosa stanno producendo, molto prima che una vera e propria indagine possa essere incardinata e ad anni luce da un futuro processo? Dal punto di vista ontologico un vero e proprio processo alle intenzioni di chi parla a ruota libera, non sospettando che anche il cazzeggio possa diventare reato.
Dal lato pratico, però, il risultato vero consiste nel ripristino a tavolino di una maggioranza grillina e filo Davigo (sconfitta sul campo) in seno al Csm, nonché la ripresa "alla grande" di una ondata di giustizialismo teleguidato che poi coinciderà con la futura campagna elettorale dei Cinque Stelle. Che sarà diretta in primis contro la stessa Lega di Matteo Salvini. Con il corollario di una epurazione in chiave anti-renziana del Pd, che a quel punto sarà pronto per un accordo di vassallaggio con gli stessi grillini dopo future elezioni che Salvini rischia di vedere vincere da altri.
Uno scenario da incubo che per gli italiani si tradurrà nello slogan "più tasse (e che tasse, patrimoniale, Imu sulla prima casa, ecc.) per tutti". Per scongiurare questo immaginario da Venezuela occorrerebbe, invece che tante dirette su Facebook che francamente rasentano la malattia mentale della paranoia ossessiva, uno scatto di coraggio da parte della stessa Lega. Questa è una manovra a tenaglia, l'alleato è a dir poco infido, la magistratura si ricompatta dietro Piercamillo Davigo e Marco Travaglio e avrà il potere in un nuovo Csm dopo le elezioni suppletive. E le loro nomine nessuno le bollerà mai come figlie di chissà quali manovre di palazzo.
Un capolavoro di ipocrisia, come ha giustamente detto Luca Lotti, che forse è uno che parla troppo al telefono e nelle riunioni conviviali, ma che di sicuro la sveglia al collo ancora non ce l'ha. Così come non ce l'abbiamo tutti noi che assistiamo a questo sfacelo sgomenti e inerti, non difesi da alcuna istituzione, neanche dalla presidenza della Repubblica, la cui prudenza sconfina nell'attendismo. Ma cosa vogliamo ancora aspettare? Al Governo abbiamo già delle persone buone a nulla e capaci di tutto. Hanno fatto leggi che distruggono lo stato di diritto e che si applicano soprattutto contro i nemici politici. Se si rompono anche gli equilibri in istituzioni di garanzia come la magistratura - e pure lì prevarranno i giustizialisti - non possiamo che attenderci processi di piazza, epurazioni e vendette collettive. Il modello Erdogan-Maduro è già pronto. Andrà di moda nella prossima stagione, pre e poi post-elettorale? A Salvini una pulce nell'orecchio bisognerà pur metterla. O no?
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 18 giugno 2019
Ora è ufficiale: il Gup ha detto sì. La presidenza del Consiglio dei ministri e i ministeri della Difesa e dell'Interno saranno parti civili insieme all'Arma dei carabinieri e alla famiglia Cucchi, nell'eventuale processo agli otto militari (tra cui alcuni alti graduati) accusati di aver depistato e insabbiato le violenze subite da Stefano Cucchi mentre era nelle mani dei carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre 2009. Durante la prima udienza preliminare, ieri, la giudice Antonella Minunni ha accettato le richieste avanzate dal governo e dal generale Giovanni Nistri.
Un atto sicuramente non inatteso, come non è sorprendente l'autorizzazione concessa anche all'associazione Cittadinanzattiva e ai tre agenti della polizia penitenziaria accusati erroneamente durante il primo processo proprio a causa delle attività di depistaggio. (La giudice ha invece escluso il Sindacato dei Militari perché all'epoca dei fatti non esisteva).
Decisamente meno scontata invece la decisione del Gup di accettare come parte lesa anche il carabiniere Riccardo Casamassima, il militare che con sua moglie Maria Rosati, anche lei in forza all'Arma, aveva per primo rotto il muro di omertà, raccontando cosa aveva sentito in caserma, e aveva così permesso alla procura di Roma di riaprire l'inchiesta sulla morte del geometra morto il 22 ottobre 2009 all'ospedale Pertini. Dopo quella deposizione l'appuntato scelto Casamassima percepisce di essere diventato il target di ritorsioni e denuncia di essere stato demansionato. Che sia vero o no, sicuramente su di lui c'è un fuoco di fila per dipingerlo come "inaffidabile". Ancora adesso, durante il processo bis che vede alla sbarra cinque carabinieri di cui tre accusati di omicidio preterintenzionale.
Lo stesso generale Nistri colse l'occasione dell'incontro con la sorella della vittima e con la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, nell'ottobre scorso, per parlarne male - almeno così riferì Ilaria Cucchi, tanto che Casamassima finì per querelare il suo comandante generale. Oggi ci sarà una nuova udienza e il 17 luglio il Gup deciderà se rinviare a giudizio gli otto indagati dal pm Giovanni Musarò: il generale Alessandro Casarsa, i colonnelli Lorenzo Sabatino e Francesco Cavallo, il maggiore Luciano Soligo, il luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, il capitano Tiziano Testarmata e i militari Luca De Cianni e Francesco Di Sano.
di Vinicio Nardo
Il Dubbio, 18 giugno 2019
Sono tempi difficili per la magistratura, colpita dalle vicende che sappiamo. Lo sono pure per la giurisdizione che perde di credibilità agli occhi dell'intera collettività. E noi avvocati ne facciamo parte, ragion per cui sarebbe sbagliato chiamarsi fuori o, peggio, inferire con critiche generalizzate. La magistratura resta sana e deve essere sostenuta nella sua reazione, di cui peraltro cominciano già a vedersi i primi risultati.
Non per questo va minimizzata la deriva autoreferenziale e sclerotizzante di cui la vicenda Palamara rappresenta certo l'aspetto più sorprendente, mentre già si aveva sentore di una pratica sommersa di mediazioni tra correnti che hanno perso molto dell'originario spirito ideale. Un protagonista del passato come Luciano Violante ha parlato di "concezione proprietaria della funzione giurisdizionale da parte della magistratura".
Il nuovo Presidente dell'Anm, Luca Poniz (per lui auguri sinceri!), ha esordito con affermazioni forti. Ha detto che in Costituzione c'è scritto che il magistrato non deve pensare alla carriera ed ha dettato una serie di regole per esaltare lo spirito di servizio. Programma ambizioso, è difficile che basti l'appello alle coscienze (per giunta senza inibire l'accesso al Cosmag, sito di graduatorie e concorsi).
Una riforma del Csm, volta a contrastare la spartizione carrieristica, appare ineludibile. Ma caso vuole che proprio adesso sia all'attenzione del Parlamento anche la riforma della separazione delle carriere. Una concomitanza che fa intensificare le opinioni contrarie che in questi giorni vengono espresse con la consapevolezza dell'accresciuta attenzione pubblica al tema. Ed infatti, il fuoco di sbarramento pare avere abbandonato i ritornelli un po' consunti del passato, tipo la "cultura della giurisdizione" ed il "pericolo di assoggettamento al potere politico" dei pubblici ministeri.
Alla sottomissione dei Pm ormai non crede nessuno, adesso ci si concentra sull'argomento dell'appartenenza alla giurisdizione. Tema portante della contrarietà alla separazione delle carriere è che, in tempi di populismo giudiziario, sganciare i Pm dai Giudici significherebbe creare una casta di super poliziotti dotati di poteri, autonomia e preparazione tali da favorire deviazioni autoritarie. Il Pm che condivide la carriera e la cultura del Giudice - si afferma - garantisce il rispetto dei diritti di tutti e non cede alle lusinghe del potere di cui dispone.
Tutto molto bello, ma avrei due obiezioni. La prima è che anche l'avvocato è parte della giurisdizione e, tuttavia, riesce ad essere garante del ruolo che svolge (quello difensivo) senza dover condividere la propria carriera con altri. La tenuta etica e culturale dei soggetti della giurisdizione va ricercata in se stessi, non nel sostegno esterno, quasi ad ammettere che da soli non se ne ha la forza.
La seconda osservazione è che proprio i fatti di questi giorni smentiscono che il sistema delle carriere congiunte sia in grado di evitare il fenomeno paventato dell'ipertrofia dei Pm. Fenomeno drammaticamente in atto, basti pensare che al centro delle trame in corso di disvelamento c'erano i prossimi incarichi delle grandi Procure.
A questo si aggiunge che il ruolo dei pubblici ministeri è preponderante dentro l'Anm: si guardino i presidenti degli ultimi anni. Inoltre, la consacrazione della politica spartitoria si è vista proprio nella componente requirente dove - alle ultime elezioni del Csm - i Pm candidati erano quattro, quanto i posti assegnati. Rigorosamente uno per corrente!
Inevitabile chiedersi: di più e di peggio della situazione attuale cosa potrebbe succedere se le carriere venissero separate? Quanto agli altri argomenti di battaglia, rimane l'intramontabile classico della mozione degli affetti: il giudice è bravo e serio, quindi è ingeneroso metterne in discussione l'imparzialità. Come dire, giochiamo gli internazionali di tennis anche se arbitra mio cugino, perché lui è persona integerrima; e se protesti fai la figura del malfidente. Ovviamente, non è un buon modo di ragionare. I sistemi devono poter stare in equilibrio in ogni evenienza, anche in quella più remota e patologica.
E l'unico equilibrio possibile si fonda oltre che sull'imparzialità, anche sulla "terzietà": requisito previsto dall'art. 111 della Costituzione che, chiaramente, presuppone l'appartenenza a carriere diverse, governate da Organi di governo separati.
Il Giudice il cui avanzamento in carriera dipenda anche dal PM non si colloca dentro un sistema equilibrato: pertanto il cambiamento ci vuole. Salvo che ci si arrenda alla "concezione proprietaria" di cui parla Violante. Salvo illudersi che si possa davvero cancellare qualsiasi pensiero di carriera dalle menti (e l'accesso al Cosmag dai computer).
*Presidente dell'Ordine avvocati di Milano
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