Il Centro, 19 giugno 2019
Di Benedetto (Lista Legnini): "Subito la nomina". Smargiassi (M5S): "In 5 anni voi non lo avete fatto". "L'Abruzzo è forse l'unica regione a non avere il garante per i detenuti. Auspico che la nomina venga discussa il prima possibile in Consiglio regionale". Così Americo Di Benedetto, consigliere regionale del gruppo Legnini Presidente, su una questione che per anni è stata al vaglio del consiglio abruzzese nella passata legislatura. Anche per motivi legati alla esigenza di una maggioranza qualificata, ma anche per problemi in seno alla maggioranza, il centrosinistra non è riuscita ad effettuare la nomina. Il consigliere di centrosinistra che è all'opposizione, nella nota sottolinea che "nel carcere dell'Aquila due detenute del reparto di massima sicurezza sono in sciopero della fame dal 29 maggio. Protestano per l'isolamento a cui sono costrette e denunciano una struttura chiusa e dura.
La garanzia della certezza della pena non può escludere la tutela dei diritti basilari delle persone, men che meno privarle di un senso di umanità", si legge ancora nella nota. "Ma l'Abruzzo", continua Di Benedetto, "ha diversi istituti penitenziari e tutti con tante problematiche. Alla luce di queste considerazioni si rileva ancor più l'urgenza della nomina del Garante regionale dei detenuti".
Ma arriva la replica del M5S che dice: "Ha il sapore della beffa leggere le parole del consigliere Di Benedetto, che chiede a gran voce la nomina di un Garante dei detenuti dopo che per 5 anni il suo centrosinistra non è stato in grado di intavolare un dialogo costruttivo per individuare una figura abruzzese, senza dover andare a pescare fuori dalla Regione".
Ad affermarlo è il consigliere regionale Pietro Smargiassi. "Ricordo perfettamente", spiega, "come la scorsa giunta abbia rinviato per decine di sedute il problema, disinteressandosene completamente. Non posso soprassedere sull'ottuso atteggiamento di chi per 54 mesi di governo si è ostinato a presentare sempre un solo nome, per ragioni probabilmente diverse da quella della competenza che mai nessuno si è permesso di contestare.
Rita Bernardini è senza dubbio una persona preparata e voce di rilievo sulla tematica delle carceri, ma non può essere considerato l'unico profilo spendibile. Le condanne da lei riportate, seppur relative ad atti di disobbedienza civile, rappresentano un fattore sul quale non si può soprassedere. Per questo il M5S provò, invano, a presentare alla Giunta e al presidente una rosa di nomi di spicco. L'augurio", conclude il 5 Stelle, "è che, contrariamente a quanto successo col centro sinistra, il governo regionale voglia aprire un dialogo diverso per arrivare alla nomina di una personalità abruzzese, di comprovata esperienza e sensibilità sul tema".
di Veronica Altimari
romatoday.it, 19 giugno 2019
Al via l'Orto solidale, iniziativa promossa dal Centro oratori di Roma e Medicina solidale: centro estivo per i bambini che vivono nelle occupazioni. Parola d'ordine: solidarietà. Ma anche accoglienza, socialità, incontro. Questo quanto accade nella struttura di Isola Solidale a partire da oggi, martedì 18 giugno, in via Ardeatina.
Un'opportunità di crescita, formazione e attività estiva a beneficio di oltre 50 bambini provenienti per lo più dall'occupazione Spin Time Labs di via Santa Croce in Gerusalemme, balzata agli onori della cronaca per la riaccensione della corrente elettrica da parte dell'elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski, lo scorso 12 maggio.
I piccoli che in questi giorni prenderanno parte al campo estivo "Bambini al centro è promosso dall'associazione Medicina Solidale e dal Centro oratori romani con il sostegno di McDonald's e Comunità e Servizi srl. Un momento di incontro e formazione che non va a beneficio solo dei bambini,. L'Isola solidale infatti da oltre 50 anni a Roma accoglie i detenuti (grazie alle leggi 266/91, 460/97 e 328/2000) che hanno commesso reati per i quali sono stati condannati e che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, si ritrovano prive di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica.
"Sono loro a curare l'orto, a preparare la merenda e a seguire i bambini nelle loro attività - spiega Alessandro Pinna, presidente di Isola solidale - quindi questo progetto a un duplice aspetto. Da un lato i più piccoli imparano il rispetto della natura, dall'altro a chi è in situazione di fine pena un'opportunità di incontro con la società esterna".
irpiniaoggi.it, 19 giugno 2019
Il Garante campano delle persone private della liberà personale, Samuele Ciambriello, ha scritto agli organi di informazione per denunciare la situazione che si registra nel carcere di Avellino, a Bellizzi Irpino, dove i detenuti rifiutano di rientrare in cella, dopo il periodo di aria, per la carenza di acqua e l'impossibilità a rinfrescarsi e lavarsi.
Lo stato di tensione, che potrebbe degenerare in una forma di protesta più intensa e preoccupante per le guardie carcerarie, viene così descritta: "Nelle carceri si sta consumando un'altra emergenza, non meno preoccupante, la carenza idrica, che in questi giorni di caldo rovente sta gettando nel caos diversi istituti penitenziari, limitando la fornitura d'acqua nelle ore notturne. È una scelta inadeguata e improduttiva".
Lo stesso Ciambriello fa sapere: "La società Alto Calore che gestisce il servizio idrico, deve rafforzare la fornitura per i 582 detenuti presenti. In questo carcere dal 2012 c'è un nuovo reparto, che conta quindi 150 detenuti in più, ma il sistema non funziona a regime. Non è stata adeguata la rete idrica e arriva un quantitativo di acqua inferiore alle necessità. Già nel 2015 ci fu una rivolta dei detenuti per questa emergenza", avverte con preoccupazione Samuele Ciambriello.
di Dario Stefano Dell'aquila
napolimonitor.it, 19 giugno 2019
Il 12 luglio del 1968, mentre il sole rende incandescenti l'aria e il cemento, durante l'ora d'aria, circa seicento detenuti del carcere di Poggioreale (che ospita complessivamente 1870 detenuti maschi e 160 donne) immobilizzarono gli agenti di custodia. In breve, riescono ad aprire le celle dei padiglioni e a prendere possesso di parte degli edifici. Una volta aperte le celle, si legge nelle cronache dell'epoca, "vetri infranti, infissi divelti, mattoni asportati, mobilio distrutto. La sala di rappresentanza è ridotta ad un ammasso di rottami, i muri sono anneriti dal fumo per gli incendi appiccati dai rivoltosi, le celle inabitabili per mancanza di panche, brande e pagliericci; i padiglioni sono privi dei cancelli di ferro, abbattuti per ricavarne rudimentali armi".
Colpi di mitra feriscono gravemente alle spalle due detenuti, tre agenti di custodia riportano ferite che richiedono le cure dell'infermeria. I detenuti si asserragliano nei padiglioni Salerno e Livorno. Fuori il carcere si radunano preoccupati i familiari, dall'alto dei tetti fazzoletti che sventolano e grida di protesta. Accorrono i magistrati e i rinforzi circa cinquecento agenti di polizia penitenziaria; da Roma di urgenza arriva il rappresentante della Direzione generale degli istituti di prevenzione e di pena del Ministero di grazia e giustizia. Si apre una trattativa, lunga e non semplice, che si conclude il giorno successivo e che porta al rientro di una protesta che poteva avere un bilancio molto più grave.
Il motivo primo della rivolta è la grave mancanza di acqua, erogata solo per qualche ora al mattino. Da settimane era in atto una protesta pacifica (con battitura delle celle). La direzione aveva promesso che si sarebbe trovata presto una soluzione. Invece, è arrivato il caldo, in reparti che ospitano anche sedici detenuti per cella, così l'ultimo episodio non è che l'innesco di una miccia accesa da tempo. Durante le trattative, le delegazioni dei detenuti chiedono un miglioramento della vita detentiva e sollecitano la riforma dell'ordinamento penitenziario, considerato che ancora si applica in quegli anni il regolamento approvato nel 1931 durante il fascismo. Nei giorni successivi, mentre il prefetto interviene con i tecnici dell'acquedotto napoletano, prima ancora che il problema dell'acqua venga risolto, ottocento detenuti vengono trasferiti di urgenza, mentre i rappresentanti degli agenti di custodia lamentano di essere sotto-organico (ce ne sono circa quattrocentocinquanta a Poggioreale).
16 giugno 2019, sono trascorsi cinquantun anni. Nel padiglione Salerno, scoppia una protesta accesa che non assume i contorni di una rivolta, ma ci somiglia un po'. Il sole è ancora lì a rendere incandescenti le celle, i cortili e il cemento, ancora si sta in quattordici per cella. Nel mese di gennaio nel carcere sono presenti 2.296 persone (tutti maschi, non c'è più la sezione femminile) rispetto alla capienza di 1.638 posti. La protesta nasce da un episodio, la richiesta di ricovero per un detenuto con febbre alta, ma anche qui le ragioni del malessere derivano da un più generale di sofferenza.
Nella sua visita ispettiva di marzo scorso, il Garante nazionale per le persone prive della libertà, Mauro Palma, aveva dichiarato di "apprezzare lo sforzo di migliorare le condizioni materiali dei reparti, tuttavia a fianco a quelli ristrutturati, alcuni sono invece appena accettabili e altri del tutto inaccettabili" e inoltre di aver riscontrato "gravi criticità e una certa difficoltà da parte dell'area sanitaria a raggiungere tutte le persone e a rispondere ai bisogni di una popolazione che spesso viene dalle fasce più marginali e quindi già deprivate anche sotto il profilo della salute".
A ciò "si aggiungono le condizioni materiali che coinvolgono anche le strutture sanitarie: il Servizio di assistenza intensificata (Sai) posto nel padiglione San Paolo ha bisogno di interventi di adeguamento, così come l'ambulatorio di primo soccorso. Il degrado dell'ambiente non deve spingere ad abbassare l'attenzione nei confronti dei pazienti". Ed anche il Garante regionale, Samuele Ciambriello, aveva più volte richiamato l'attenzione sui rischi del sovraffollamento e su ciò che comportava in termini di aggravamento delle condizioni detentive.
Sarebbe sbagliato pensare o dire che in questi cinquanta anni nulla è cambiato, anzi. È anche (soprattutto) grazie alle proteste e alle lotte cominciate nel 1968 che si è avuta una riforma dell'ordinamento penitenziario, che sono state introdotte le misure alternative, che sono nate istituzioni di garanzia, come appunto quelle dei Garanti nazionale e regionale, che si è cercato in più modi e forme di dare sostanza al principio costituzionale per il quale la pena non può essere contraria al senso di umanità. Eppure, nonostante tutte le conquiste ottenute, i due passi avanti ogni passo indietro, Poggioreale ci ricorda che a separare queste due rivolte sono cinquantun anni che valgono poco più di un giorno. Perché tanto poco vale questo tempo che è passato senza che fossimo in grado di cambiare veramente lo stato delle cose e avere il coraggio di ammettere che ci sono luoghi che non vanno riformati. Più semplicemente, vanno chiusi.
di Antonio Averaimo
Avvenire, 19 giugno 2019
I dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria parlano da soli: 2.296 detenuti a fronte di una capienza di 1.638, ovvero un tasso di sovraffollamento del 140 per cento. Basta questo per fare del carcere napoletano di Poggioreale una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento.
Le cronache degli ultimi giorni parlano di una violenta rivolta scoppiata domenica nel padiglione Salerno a causa delle condizioni di salute preoccupanti di un detenuto. Ma è facile vedere dietro la protesta- e lo ha ammesso lo stesso capo del Dap Francesco Basentini, che lunedì ha visitato il carcere - l'insofferenza per le condizioni di vita nel penitenziario partenopeo, il più sovraffollato d'Italia.
"Quello del sovraffollamento è un problema che accomuna molte carceri - afferma Ciro Auricchio, segretario regionale dell'Unione sindacale della Polizia penitenziaria della Campania-. Poggioreale però è un caso limite, con 800 detenuti in più rispetto alla capienza".
A questo va a sommarsi "la carenza di agenti: in tutta la Regione ne mancano 600, a Poggioreale 200". "Quanto accaduto - sostiene Vincenzo Palmieri, segretario regionale campano dell'Osapp - è stato il culmine di problemi che esistono da tempo. Si pone anche un problema di sicurezza per gli agenti di Polizia penitenziaria".
Il rischio di "una nuova pro - testa è dietro l'angolo", denuncia Pietro Ioia, presidente dell'Associazione degli ex detenuti. Non è la prima volta che si verificano disordini fuori e dentro le mura dell'istituto. Nel febbraio scorso, i parenti di un detenuto - deceduto all'interno del carcere per le complicazioni di un'influenza - e gli altri detenuti portarono avanti per diversi giorni una clamorosa protesta contro le condizioni disumane in cui scontano la loro pena.
Domenica, invece - e qui il condizionale è d'obbligo, vista la riservatezza che circonda gli ambienti carcerari - l'intero padiglione in cui è andata in scena la rivolta dei detenuti sarebbe stato letteralmente devastato. Il caldo torrido degli ultimi giorni certamente complica tutto. Infatti, proprio nei giorni precedenti alla rivolta, il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, raccogliendo le denunce provenienti dalle carceri della regione aveva denunciato la carenza di acqua corrente e altri disservizi: uno scenario che si ripresenta puntuale ogni anno.
La legge introdotta nel 2010 sull'esecuzione domiciliare delle pene - che ha consentito di scontare presso la propria abitazione o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, la pena detentiva non superiore a 18 mesi - non ha prodotto significativi miglioramenti a Poggioreale e nelle altre carceri sovraffollate. Celle affollate, mancanza di attività, alto numero di suicidi e casi di malasanità in carcere fanno di Poggioreale un caso emblematico di tutti i limiti del sistema carcerario italiano.
"Già c'è il problema del sovraffollamento - spiega il Garante dei detenuti della Campania. A questo si deve aggiungere il fatto che due padiglioni e mezzo sono inagibili. I detenuti sono dunque costretti a vivere come bestie. Sono stati stanziati dal ministero delle Infrastrutture 12 milioni di euro già trasferiti al provveditorato regionale alle Opere pubbliche.
La soprintendenza ha fatto un sopralluogo, ma i lavori rischiano di iniziare tra due anni. Non possiamo continuare a comprimere più di 2.400 persone. Propongo di nominare un commissario ad acta con l'obiettivo di coniugare efficacia ed efficienza".
Per Ciambriello c'è un'unica soluzione al problema: "Emettere pene alternative al carcere. Solo 892 detenuti di Poggioreale sono condannati in via definitiva. Potremmo limitare la custodia cautelare solo ai reati gravi". Intanto il Dap ha comunicato l'avvio di interventi immediati nel padiglione interessato dalla protesta di domenica. Ma la tensione a Poggioreale resta altissima.
di Ciro Cuozzo
anteprima24.it, 19 giugno 2019
Aggressioni, evasioni, sommosse e problemi di salute. La situazione di emergenza nelle carceri campane è pronta ad esplodere con il caldo torrido. Penitenziari sempre più affollati con una popolazione detenuta che si aggira intorno alle 8mila presenze a fronte di un organico di Polizia Penitenziaria ridotta di circa 800 unità in quanto sceso al di sotto dei 4mila dipendenti amministrate ma non tutte presenti operativamente negli Istituti a servizio h24.
L'allarme arriva dal Sindacato Autonomo di Polizia penitenziaria, organismo più rappresentativo della categoria, che attraverso il segretario nazionale Emilio Fattorello chiede alle istituzioni competenti di "mettere mano senza indugio alle dovute soluzioni in un Sistema Penitenziario che implode in Regione e nella fattispecie intervenire sulla Struttura di Poggioreale dove non può esistere più una popolazione detenuta di tale dimensione ed in regime di custodia aperta".
Uno scenario apocalittico che il Sappe ripercorre carcere per carcere, sottolineando gli ultimi episodi. Dalle ultime clamorose evasioni che hanno interessato la Casa di Reclusione di Carinola e l'Istituto Penitenziario Minorile di Nisida alle aggressioni e sommesse andante in scena in altri penitenziari.
La Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere continua a registrare eventi critici di varia natura, dobbiamo riportare negli ultimi giorni aggressioni al Personale ivi in servizio. Apprendiamo di una prima aggressione avvenuta presso il Reparto Tevere ove un detenuto per futili motivi che accedeva al passeggio ha colpito con violenza con un pugno l'Assistente in servizio che ha dovuto far ricorso alle cure mediche. Altro episodio violento nei confronti del Personale di Polizia Penitenziaria è stato posto in essere da un detenuto con problemi psichici che con una stampella ha colpito prima un collega e poi altri due che erano intervenuti, per tutti e tre i colleghi contusi è stato necessario recarsi al Pronto Soccorso per le cure del caso ove gli è stata riconosciuta una prognosi di 7 giorni cadauno.
Restando sempre sull'Istituto Sammaritano dobbiamo ricordare un tentativo di evasione sventato dal Personale di Polizia Penitenziaria posto in essere da un detenuto che aveva scavalcato il muro del "Cortile passeggi" e si avviava verso il muro di cinta. Altro evento critico che viene riferito è costituito dalla morte naturale di un detenuto risalente ad alcuni giorni fa. Tra l'altro ci giunge notizia a seguito dei numerosi eventi critici dell'Istituto che il Direttore ed il Comandante, come sembra, siano stati convocati dal Prefetto di Caserta.
Ad Ariano Irpino non era terminata ancora l'eco della partenza dei detenuti ritenuti più rivoltosi qualche giorno addietro che nella giornata di ieri due detenuti del circuito "Media Sicurezza" ristretti per reati comuni hanno con violenza aggredito con pugni e calci un nostro collega colpevole solo di averli richiamati al rispetto delle regole mentre gli stessi erano di rientro dai colloqui con i familiari. Il collega mal capitato è stato trasportato all'Ospedale civile di Ariano ove gli è stata attribuita una prognosi di giorni 10 s.c. per le lesioni subite al volto e ad altre parti del corpo.
Nella Casa Circondariale di Benevento anche ieri si sono vissuti momenti di tensione e panico per un incendio doloso causato da un detenuto sottoposto a osservazione psichiatrica che ha appiccato il fuoco alle suppellettili della cella. Ben tre agenti sono stati intossicati dal fumo tossico ed acre sprigionatosi dalla combustione di vario materiale e hanno dovuto far ricorso alle cure che il caso imponeva in due Ospedali cittadini.
Casa Circondariale di Avellino come già riportato dalla scrivente O.S., negli ultimi giorni, l'Istituto Irpino è stato interessato da eventi critici cruenti che hanno visto precisamente in data 11 c.m. un gruppo di detenuti appartenente al circuito Alta Sicurezza ha messo in atto un vero e proprio raid punitivo nei confronti di altri detenuti ubicati in altra Sezione, in data 14 c.m. altro detenuto senza apparenti motivi ha con inaudita violenza colpito un Assistente Capo con pugni al volto tanto che il mal capito è stato costretto al ricovero presso l'ospedale civile cittadino dove gli sono state prestate le cure del caso per le evidenti lesioni subite e nella stessa settimana e con esattezza sabato 15 giungo è stato rinvenuto un telefonino nascosto nell'ano di un detenuto proveniente dalla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, uno dei tanti rinvenimenti del genere che dall'inizio dell'anno hanno raggiunto notevoli cifre (circa 30).
Infine non si può fare a meno di riportare l'eclatante rivolta dei detenuti del Padiglione "Salerno" presso la Casa Circondariale di Poggioreale che ben 220 di essi hanno devastato la Struttura detentiva per futili motivi, notizia questa rimbalzata alla cronaca nazionale in data 16 c.m. e che ha visto il giorno successivo la veloce passerella del Capo del Dipartimento Francesco Basentini che si è limitato ad ascoltare alcuni detenuti, autori del folle gesto, quale la rivolta messa in atto evitando un dovuto confronto con il Personale della Polizia Penitenziaria e di altri Comparti che operano nella Struttura nonostante lo scrivente lo abbia invitato a ciò. A tal proposito è doveroso segnalare l'ottima gestione del grave evento critico in Poggioreale da parte del Comandante Commissario Coordinatore Gaetano Diglio e tutto il Personale presente in servizio, oculata gestione che è riuscita a garantire l'incolumità fisica sia dei detenuti rivoltosi che del Personale ivi operante.
sinapsinews.info, 19 giugno 2019
L'Assessore alle Politiche Sociali Roberta Gaeta ha incontrato questo pomeriggio i rappresentanti del Tavolo Comunale per la tutela delle persone recluse e prive di libertà, cui partecipano associazioni, comitati, movimenti cittadini attivi sul tema delle carceri, in seguito dell'episodio verificatosi domenica scorsa nella Casa circondariale di Poggioreale, che ha visto coinvolto il detenuto L.D.L. attualmente ricoverato all'ospedale "Cardarelli".
"Preme acquisire notizie - spiega l'Assessore - circa lo stato di salute del detenuto ed esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia, che sta vivendo un momento di grande dolore e preoccupazione. Un Paese veramente civile - continua la Gaeta - è quello teso a tutelare e far rispettare i diritti inalienabili di ogni uomo, compresi quelli dei detenuti. Come Amministrazione ci stiamo adoperando per la nomina del Garante cittadino dei diritti dei detenuti".
"Il Tavolo" - chiarisce l'Assessore Gaeta - "ha espresso grande preoccupazione per il sovraffollamento degli istituti penitenziari in città: si pensi che soltanto nel carcere di Poggioreale si ha un sovrannumero di circa mille persone rispetto alla capienza massima regolamentare. Preoccupano, inoltre, le conseguenti condizioni igienico-sanitarie e strutturali dell'istituto, che richiede urgenti interventi di manutenzione e messa in sicurezza. Questa precarissima condizione produce una difficoltà gestionale da parte del personale penitenziario addetto, che non è preparato a fronteggiare queste emergenze, e nel contempo è alla base di un crescente malessere nella popolazione carceraria".
"I valori di uguaglianza e solidarietà guidano l'azione amministrativa - conclude l'Assessore - e il Comune di Napoli con il Tavolo sta portando avanti attività che saranno di supporto al Garante cittadino dei detenuti, che verrà nominato a breve". All'incontro ha partecipato anche la dott.ssa Carol Pellecchia, referente dell'Osservatorio carceri e misure alternative alla detenzione del Servizio Politiche di integrazione e nuove cittadinanze, diretto dal dr. Fabio Pascapè.
napoli.fanpage.it, 19 giugno 2019
Un giovane detenuto del carcere di Poggioreale è stato posto in isolamento per essere curato dalla scabbia: la scoperta dei familiari quando ad un colloquio hanno saputo dell'assenza del giovane, al quale era stata diagnosticata la malattia infettiva. L'avvocato ha fatto sapere a Fanpage.it di aver chiesto al Garante che "vengano disposti gli opportuni accertamenti e provvedimenti per il caso in questione" e che al giovane venga garantito di ricevere "tutte le cure idonee al caso".
Un caso di scabbia all'interno del carcere napoletano di Poggioreale. È la denuncia presentata dai familiari di un giovane detenuto, il cui avvocato ora chiede accertamenti e provvedimenti. La segnalazione di questo caso di scabbia all'interno delle mura del carcere di Poggioreale è un fatto che lascia pensare, soprattutto alla luce degli ultimi casi di cronaca che hanno portato sotto le luci della cronaca nazionale il carcere napoletano, tra la rivolta avvenuta nel padiglione Salerno nello scorso fine settimana ed il tentativo di suicidio di un detenuto in una cella appena ventiquattro ore dopo, fortunatamente evitato dall'intervento di un agente della penitenziaria.
Il caso di scabbia è stato segnalato a Fanpage.it dall'avvocato del giovane detenuto, che ha spiegato anche come sia emersa la vicenda in maniera quasi "casuale".
È stata la madre del giovane a chiedere spiegazioni sull'assenza del figlio, detenuto dallo scorso aprile presso il padiglione Livorno del carcere di Poggioreale: lo scorso 14 giugno, infatti, la donna si era presentato per un colloquio nel penitenziario napoletano, chiedendo di parlare col figlio e scoprendo che lo stesso era assente perché affetto da scabbia e dunque si trovava in isolamento per ricevere le cure necessaria. La conferma è arrivata poi anche all'avvocato stesso, che pochi giorni dopo ha chiesto un riscontro alla casa circondariale stessa. E così l'avvocato ha chiesto al Garante dei detenuti che "vengano disposti gli opportuni accertamenti e provvedimenti per il caso in questione", e che al giovane venga garantito di ricevere "tutte le cure idonee al caso".
gnewsonline.it, 19 giugno 2019
Abbiamo ricevuto e abbiamo deciso di pubblicare questa testimonianza di un volontario che, insieme ad altri, è entrato nelle celle del carcere di Rimini per trascorrere una giornata con i detenuti. Un evento che potremmo definire storico: il 13 giugno scorso, la Chiesa nelle sue più belle espressioni di volontariato ha scelto di condividere per un giorno la sofferenza dei detenuti. Un giorno in carcere, non nelle sale tradizionali, ma dentro le sezioni, nelle celle.
Tutto è iniziato con la Comandante dell'istituto, Aurelia Panzeca, che ha espresso vivo apprezzamento per l'iniziativa e un cordiale saluto. Di Pardo, il capo dell'area educativa, ha parlato dei momenti difficili del carcere, tra cui alcuni episodi di autolesionismo. Poi, dopo un breve momento di preghiera, a due a due, noi volontari siamo entrati nelle sezioni: lunghi corridoi che attraversano le celle. Italiani e stranieri, persone "diversamente delinquenti".
"Domani è il mio compleanno e lo vorrei festeggiare oggi con voi", mi dice uno di loro: un'amicizia nel segno della gratuità. I colloqui sono sereni e carichi d'ascolto. Gli sguardi intensi, ma senza giudizio. Volti segnati dalle sofferenze, a volte dalle cicatrici da coltello. Alcuni evidenziano i tagli fatti alle braccia con la lametta. Ma tutto è superato dalla festa di questo incontro. Pranzo alle 12. Le celle si chiudono, ma è un momento intimo e gioioso. Poi l'ora d'aria alle 13. Il caldo non toglie la forza per camminare, parlare, giocare a calcio.
Un rubinetto dell'acqua sempre aperto. Qualche volontario ha provato a chiuderlo, invano: "l'acqua deve essere sempre fresca!". Alle 15 la conta e poi il momento di condivisione. Alcuni ragazzi, rientrati per cavilli burocratici dalle comunità del progetto Comunità Educanti con i carcerati (CEe) della comunità Papa Giovanni XXIII, raccontano sino alle lacrime le loro emozioni. Mario Galasso, presidente della Caritas, condivide questa riflessione: "Ci avete accolto benissimo. Bisognerebbe che la società civile possa accogliere allo stesso modo voi quando uscirete".
Un grande applauso alla Polizia penitenziaria, al direttore, agli educatori, veri eroi che nel quotidiano lavorano in condizioni difficili. Poi, fra confusione e gioia, condividiamo fragole, ciliegie, gelati e dolci. La festa finisce. Alle 17 tutti tornano nelle celle. Nessuno l'ha detto, eppure la domanda serpeggiava nell'aria: e adesso? Forse tutto rimane come prima o forse nulla può rimanere uguale. Il futuro, ce lo dirà!
news-town.it, 19 giugno 2019
41-bis, divieto di lettura in cella, detenzione e repressione. Se ne parlerà mercoledì 19 giugno (ore 18) nello spazio sociale CaseMatte, all'interno dell'ex ospedale di Collemaggio all'Aquila. Si chiama "Oltre le sbarre" il pomeriggio organizzato da 3e32/CaseMatte, durante il quale verranno presentati i libri "L'inferno dei regimi differenziati" e "Mi chiamano sbandato", la campagna Pagine Contro la Tortura e Matricola 1312. "Abbiamo voluto organizzare questo incontro in una città come L'Aquila -scrivono in una nota gli organizzatori - dove nel carcere Le Costarelle Anna e Silvia, due militanti detenute nella sezione AS2, dal 29 maggio scorso sono in sciopero della fame per protestare contro le condizioni dell'istituto penitenziario aquilano".
"Il carcere di Preturo, infatti, è una struttura deputata solo al regime 41bis, ma da oltre un anno è stata creata una sezione femminile di AS2 (Alta Sicurezza 2) dove le persone detenute avrebbero diritto a un trattamento diverso anche rispetto al 41bis.
Ma l'istituto aquilano non è in grado di differenziare i trattamenti e, di fatto, Anna e Silvia subiscono una carcerazione peggiore rispetto a quella a cui avrebbero diritto. Per questo ieri un gruppo di militanti anarchici ha occupato la sala Rivera della sede comunale dell'Aquila, e ha calato uno striscione da una gru in Piazza Duomo. Una protesta sostanzialmente pacifica che è riuscita a stimolare un inizio di dibattito sull'argomento in città".
"È di assoluta importanza infatti -prosegue il comunicato- che un carcere, dove peraltro si applica un regime di detenzione duro, non sia del tutto isolato dal territorio e la comunità in cui si trova perché solo in questo modo si può contribuire al rispetto dei diritti dei detenuti, la cosa di cui ci importa. Tanto più in una regione in cui vergognosamente ancora manca la figura, presente in tutte le altre regioni d'Italia, del Garante dei detenuti".
"Anche per questo domani - concludono gli organizzatori - si sviscereranno questi aspetti, affrontando le complessità senza pregiudizi e partendo dalla condivisione di una critica possibile anche al regime del 41bis, un regime carcerario così duro da sembrare a molti una sorta di vendetta inconciliabile con uno Stato di diritto e a cui sono sottoposti esseri umani sul nostro territorio e che quindi ci riguarda tutte e tutti".
Nel corso dell'incontro verrà presentato "L'inferno dei regimi differenziati" (Libriliberi Editore). Dietro sigle e numeri si nasconde quello che Alessio Attanasio definisce "L'inferno dei regimi differenziati", un mondo fatto di divieti, isolamento e limitazioni, progettato e costruito per isolare e costringere "alla resa" il prigioniero.
Alessio Attanasio è un giovane che dal 2002 vive ininterrottamente in regime differenziato. Per la sua azione instancabile fatta di reclami, scioperi e corrispondenza è stato trasferito numerose volte in diverse carceri, completando il giro delle sezioni 41bis del Paese. Contestualmente si parlerà di Pagine contro la Tortura, campagna nazionale contro il divieto di ricevere dall'esterno libri e stampe d'ogni genere nelle sezioni 41bis, alla presenza dei promotori della campagna.
A CaseMatte verranno presentati anche "Mi chiamano sbandato", il primo libro di Edmond, autore del blog Matricola1312 e dell'autoproduzione "Ho innalzato sogni più alti de ste mura". Una raccolta di racconti e poesie per abbattere il muro dello stigma sociale. Una testimonianza di lotta e di voglia rivalsa. L'autore, in arte Edmond, ha combattuto a lungo dietro le sbarre. Le sue poesie e i suoi testi in prosa sono diventati prima il cuore del blog Matricola1312, poi reading in giro per l'Italia e infine un libro. Sarà presente una delle ideatrici del blog.
- L'Aquila: "Dalle sbarre alle stelle", il progetto del Tsa sbarca all'università di Sassari
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