corrierepeligno.it, 18 giugno 2019
Il Consigliere regionale Americo Di Benedetto (Legnini Presidente) è intervenuto oggi per richiamare l'attenzione dell'Assemblea regionale sulla necessità, ed urgenza, di adivenire al più presto alla nomina del Garante dei detenuti. Infatti l'Abruzzo, complice anche una legislazione regionale complessa, non è riuscita finora a centrare l'obiettivo.
Secondo Di Benedetto "Nel carcere dell' Aquila due detenute del reparto di massima sicurezza sono in sciopero della fame dal 29 maggio. Protestano per l'isolamento a cui sono costrette e denunciano una struttura chiusa e dura! La garanzia della certezza della pena non può escludere la tutela dei diritti basilari delle persone, men che meno privarle di un senso di umanità. La pena in uno stato di diritto non deve mai perdere il faro della rieducazione e della speranza. Voltaire diceva che il grado di civiltà di una nazione si misura dalla condizione delle proprie carceri".
"L'episodio dello sciopero della fame - sottolinea Di Benedetto - evidenzia la criticità di un carcere come quello dell'Aquila, adibito esclusivamente a detenuti e detenute in 41 bis ed ora anche con una sezione per detenute in massima sicurezza. L'Abruzzo ha diversi istituti penitenziari e tutti con tante problematiche. Alla luce di queste considerazioni si rileva ancor più l'urgenza della nomina del Garante regionale dei detenuti. Auspico, pertanto, che la nomina venga discussa il prima possibile in Consiglio regionale. L'Abruzzo è forse l'unica regione in Italia a non averlo". "Il Garante - spiega il capogruppo di "Legnini Presidente" - serve per aiutare le stesse Istituzioni a capire le problematiche di un mondo diverso da quello nostro, il mondo della reclusione. Questo mondo non va delegato solo agli addetti ai lavori, direttori, funzionari e agenti penitenziari, ma deve coinvolgere la società nel suo complesso".
"Il carcere - conclude Di Benedetto - non deve essere una scuola per poi tornare a delinquere, ma deve aiutare a far cambiare in positivo le persone che hanno sbagliato! Non è una cosa semplice, ma va perseguita".
regione.toscana.it, 18 giugno 2019
Franco Corleone: "Non sono più accettabili ritardi su impegni già presi. La mia iniziativa è solo l'inizio, voglio risposte chiare e comprensibili". Da mezzanotte, tre giorni di sciopero della fame. Partono da questa notte i tre giorni di digiuno del garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone. Annunciato lo scorso 11 giugno ai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione dei progetti per il teatro stabile di Volterra, quello che comincia adesso, spiega Corleone, "è solo l'inizio di una serie di digiuni che intendo seguire".
Gli obiettivi "chiari e comprensibili" della sua iniziativa, annuncia il Garante, riguardano in questa prima fase gli istituti di Firenze, Livorno e Pisa. "Intendo conoscere la data di inaugurazione della seconda cucina a Sollicciano, così come quella di alta sicurezza a Livorno e l'esatta apertura dei servizi igienici della sezione femminile di Pisa. Non sono più accettabili ritardi o tempi improbabili per opere da troppo tempo promesse", spiega il garante regionale.
Ma sul tavolo c'è anche altro, a dimostrazione di quanto sia urgente e non più procrastinabile una "vera riforma del carcere in Toscana. È urgente - spiega Corleone - una decisione limpida e coerente sulla destinazione del Gozzini come sede di una Casa delle donne, non di un carcere femminile. Un istituto, cioè, rispettoso della differenza di genere, per una detenzione che offra la possibilità di un reale reinserimento sociale e una pratica di esercizio di diritti e responsabilità".
E tra gli "impegni da mantenere", Corleone torna su quello del Teatro stabile di Volterra: "Chiedo un tavolo di confronto tra tutti i soggetti che hanno responsabilità". Tra questi cita il provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria, quello alle opere pubbliche, la sovrintendenza dei Beni culturali e architettonici. "Bisogna definire un progetto di valore culturale e una decisione che salvi il finanziamento".
Il Garante ricorda anche la petizione lanciata su Change che ha riscosso un "vasto consenso, arrivando finora a oltre 2mila firme. L'obiettivo - spera Corleone - è che alla fine degli spettacoli di quest'anno ci possa essere l'annuncio che finalmente un progetto è stato scelto e si realizzi una straordinaria opportunità di crescita sociale e recupero architettonico".
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2019
Sicurezza pubblica - Misure di prevenzione - Individuazione categoria tipica - Giudizio sulla attuale pericolosità sociale - Elementi della valutazione. Il giudizio di prevenzione si compone di due fasi: la prima è diretta ad accertare l'inquadramento del proposto in una della categorie tipiche di pericolosità previste agli artt. 1 e 4 del d.lgs. 159/201, mentre l'altra, successiva, è finalizzata a formulare, in funzione dell'attualità della pericolosità, un giudizio sul rischio concreto di commissione di condotte illecite e pertanto, avendo ad oggetto il comportamento futuro del preposto, impone una valutazione della complessiva personalità dello stesso, risultante da ogni manifestazione sociale della sua vita, sulla scorta di elementi obiettivamene identificabili e non rimessi all'arbitrario apprezzamento del giudicante.
• Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 3 giugno 2019 n. 24658.
Sicurezza pubblica - Misure di prevenzione - In genere - Sistema normativo in materia di misure di prevenzione - Conformità convenzionale ad esito della sentenza Cedu De Tommaso c. Italia - Requisiti. In tema di misure di prevenzione il giudizio di pericolosità necessario al fine di rendere le misure conformi convenzionalmente, in un'ottica costituzionalmente orientata ad esito della sentenza della Corte EDU De Tommaso c. Italia, si fonda su un'interpretazione restrittiva dei presupposti per l'applicazione ai c.d. "pericolosi generici" e, dunque, sull'oggettiva valutazione di fatti sintomatici collegati ad elementi certi e non su meri sospetti, significativi di un'effettiva tendenza a delinquere del proposto.
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 2 marzo 2018 n. 9517.
Misure di prevenzione - Misure personali - Indiziato di appartenere ad associazione di tipo mafioso - Pericolosità attuale del proposto - Valutazione specifica. Posto che nel procedimento applicativo delle misure di prevenzione personali nei confronti degli indiziati di appartenere a una associazione di tipo mafioso, è necessario accertare l'"attualità" della pericolosità del proposto, tale requisito non può discendere in via automatica dalla sola individuazione di appartenenza del soggetto all'associazione mafiosa, pur se riferibile a compagini storiche, ma richiede un'analisi specifica rapportata ai tempi di intervento e agli elementi di fatto accertati al momento applicativo.
• Corte di cassazione, sezioni Unite penali, sentenza 4 gennaio 2018 n. 111.
Sicurezza pubblica - Misure di prevenzione - Appartenenti ad associazioni mafiose - Mafie storiche - Presunzione di pericolosità - Buona condotta carceraria - Irrilevanza - Ragioni. Ai fini dell'applicazione di misure di prevenzione nei confronti di appartenenti alle "mafie storiche" (mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita), la presunzione semplice di pericolosità sociale confermata dall'esistenza di elementi indicatori della persistenza e attualità del vincolo, quali la rilevanza del tipo di contributo fornito all'associazione mafiosa e la condivisione del progetto antagonista e antistatuale dell'associazione mafiosa manifestatosi nella reiterata commissione di crimini violenti finalizzati agli scopi criminali dell'associazione, non può essere scalfita dalla buona condotta carceraria che non è indicativa della concreta cessazione dello stato di pericolosità e dell'esplicito recesso dal vincolo associativo.
• Corte di cassazione, sezione II penale, sentenza 23 maggio 2018 n. 23128.
Sicurezza pubblica - Misure di prevenzione - Pericolosità sociale - Misure di prevenzione personali - Accertamento della pericolosità attuale per ogni categoria di soggetti destinatari della proposta - Necessità - Elementi desumibili da procedimenti penali - Possibilità - Limiti. In tema di misure di prevenzione personali, la valutazione del requisito di attualità della pericolosità sociale deve essere effettuata per tutte le categorie dei soggetti indicati nell'art. 4, D.Lgs. n. 159 del 2011, che possono essere assoggettati a misure di prevenzione personali con la conseguenza che, non essendo ammissibile una presunzione di pericolosità derivante esclusivamente dall'esito di un procedimento penale, è onere del giudice verificare in concreto la persistenza della pericolosità del proposto, specie nel caso in cui sia decorso un apprezzabile periodo di tempo tra l'epoca dell'accertamento in sede penale e il momento della formulazione del giudizio sulla prevenzione.
• Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 5 giugno 2014 n. 23641.
di Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno, 18 giugno 2019
Basentini dopo i disordini: presto lavori al padiglione Salerno. "Le proteste nel carcere di Poggioreale, provocate, secondo una prima ricostruzione, dal presunto ritardo nelle cure a un detenuto ritenuto in gravi condizioni di salute, hanno in realtà solo fatto precipitare una situazione determinata dallo stato di gravi condizioni di fatiscenza del padiglione Salerno": questa l'impietosa analisi di Francesco Basentini, capo dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, che ieri mattina ha visitato l'istituto al centro della violenta rivolta di domenica.
Circa duecento detenuti hanno messo a soqquadro celle e corridoi del padiglione, minacciando gli agenti con pezzi di mobili e altri oggetti. La rivolta è poi rientrata al termine di una trattativa condotta dal comandante del reparto di polizia penitenziaria, Gaetano Diglio, e dal provveditore regionale, Giuseppe Martone.
I più violenti tra i protagonisti della rivolta sono stati trasferiti in altre carceri. Il capo del Dap, accompagnato da Maria Luisa Palma, direttrice dell'istituto, dal provveditore regionale e da Samuele Ciambriello, garante dei diritti dei detenuti della Campania, ha visitato tutti i reparti del padiglione dove si è svolta la protesta e ascoltato a lungo le ragioni dei detenuti.
Al termine della visita, Basentini ha parlato di "condizioni di deterioramento strutturale innegabili, per affrontare le quali è stato disposto, con l'Ufficio tecnico del Provveditorato, un cronoprogramma di lavori, da interventi immediati per rendere vivibile il reparto fino alla ristrutturazione complessiva del padiglione. Si è inoltre accertato e chiarito che Luciano De Luca, il detenuto affetto da gastroenterite era già stato accompagnato al pronto soccorso e dimesso in quanto dai medici non era stato ritenuto necessario il ricovero".
Dopo i colloqui con il capo dipartimento, gli stessi reclusi che avevano organizzato la protesta hanno provveduto a ripulire le aree danneggiate. La madre di Luciano De Luca, Tina, tuttavia non è convinta che l'emergenza sia stata superata. "Mio figlio - racconta in lacrime - è uno scheletro. Venerdì, quando l'ho visto, era tutto viola intorno agli occhi. Non so spiegare quello che sta passando. Ha sbagliato, deve pagare e lo sta facendo, ma non deve rimetterci la vita. Mi hanno riferito - prosegue - che i risultati delle le analisi sono buoni.
Eppure, quando stamattina ho chiesto di sapere come sta, le guardie penitenziarie si sono limitate a dirmi: pensiamo che stia bene. Nella cella in cui era detenuto, nel padiglione Salerno, erano in 15. È svenuto più volte e un altro recluso che se n'è accorto ha urlato per farsi sentire, per chiedere aiuto. Oggi alcuni compagni di cella di mio figlio sono stati trasferiti per punizione, ma quelle persone hanno solo voluto aiutare Luciano. Le condizioni dei detenuti nel carcere sono pessime".
L'avvocato di De Luca, il penalista Celestino Gentile, non è riuscito ancora a incontrarlo: "Sembra che gli stiano somministrando delle flebo e che non sia in grado di svolgere il colloquio con il difensore. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà mia cura tornare in carcere per verificare il suo stato di salute. Magari, se è il caso, chiederò anche di far entrare un medico scelto dalla famiglia per farlo visitare. Il punto è che, secondo l'ordinamento, serve l'autorizzazione della direzione del carcere. In sua assenza non è possibile far entrare un medico. La cosa strana e preoccupante è che, come mi ha spiegato la madre, già venerdì il giovane manifestava segni di profondo malessere".
Metropolis, 18 giugno 2019
Come se non bastasse il dramma sovraffollamento e le critiche sulle condizioni di abbandono dei detenuti, esplode l'emergenza legata alle condizioni strutturali del carcero di Poggioreale. A mettere a nudo l'ennesima criticità legata alla gestione del penitenziario napoletano - ritenuto uno dei peggiori d'Italia - è stata la visita del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) Francesco Basentini che si è recato, ieri mattina, nella Casa circondariale in seguito alla protesta che, domenica, ha visto protagonisti 200 detenuti.
Rivolta rientrata al termine di una trattativa condotta dal comandante del reparto di Polizia Penitenziaria dell'istituto Gaetano Diglio e dal Provveditore regionale Giuseppe Martono. Il capo del Dap, accompagnato da Maria Luisa Palma, direttrice dell'Istituto, dal Provveditore regionale e da Samuele Ciambriello, garante dei diritti dei detenuti della Campania, ha visitato tutti i reparti del padiglione "Salerno" dove si è svolta la protesta e ascoltato a lungo le ragioni dei detenuti.
"Dal sopralluogo e dagli incontri - si legge - è emerso che la protesta provocata, secondo una prima ricostruzione, dal presunto ritardo nelle cure a un detenuto ritenuto in gravi condizioni di saluto, hanno in realtà solo fatto precipitare una situazione determinata dallo stato di gravi condizioni di fatiscenza del padiglione.
Condizioni di deterioramento strutturale innegabili, per affrontare le quali è stato disposto, con l'Ufficio tecnico del Provveditorato, un cronoprogramma di lavori, da interventi immediati per rendere vivibile il reparto fino alla ristrutturazione complessiva del padiglione. Si è inoltre accertato e chiarito che il detenuto affetto da gastroenterite era già stato accompagnato al pronto soccorso e dimesso in quanto dai medici non era stato ritenuto necessario il ricovero.
Dopo i colloqui con il Capo Dipartimento, gli stessi detenuti hanno provveduto a ripulire le aree danneggiate nel corso della protesta". A rimarcare l'importanza dogli interventi di ristrutturazione da realizzare all'interno del penitenziario è anche il Garante dei Detenuti della Campania, Samuele Ciambriello: "La visita del Dap nella persona del capo Basentini è un segnale importante - le parole di Ciambriello - Ora bisogna accelerare con ì lavori di ristrutturazione, e che siano radicali".
Ciambriello ha chiesto interventi immediati per procedere alla ristrutturazione di alcuni padiglioni del carcere napoletano. Oltre al padiglione Salerno (dove domenica c'è stata la protesta dei detenuti), bisognerò procedere alla ristrutturazione, a giudizio di Ciambriello, anche dei padiglioni Livorno, Milano e Napoli.
Oltre ai problemi strutturali di Poggioreale, il garante affronta anche la questione delle scarse risorse umane messe in campo: "Il sottorganico degli agenti, il cui lavoro è encomiabile, è un problema reale: dì 4.000 impiegati in Campania, 800 al giorno di media non lavorano per varie motivazioni, fra cui la principale è il logorio psicofisico professionale, per cui chi rimane fa dei turni massacranti. Basentini ha detto che in Campania entro settembre saranno allocati 70 nuovi agenti".
Per Ciambriello i soldi per mettere a posto il carcere ci sono già. "Ho già denunciato l'esistenza di 12 milioni di euro di finanziamenti da tre anni, ne dispone il Provveditorato regionale delle opere pubbliche che, per ora, ha fatto solo sopralluoghi: con quella cifra si sistema tutto, non solo apportando piccole ristrutturazioni in economia".
modenatoday.it, 18 giugno 2019
Il Governo, il Parlamento e il territorio ce la stanno mettendo tutta per il Sant'Anna". Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, componente della Commissione Giustizia". Il carcere di Sant'Anna è stata meta di una visita istituzionale da parte della deputata M5S Stefania Ascari, insieme ai consiglieri comunali M5S Giovanni Silingardi ed Enrica Manenti.
Accompagnata dal direttore Federica Dallari, la delegazione pentastellata ha incontrato persone detenute, agenti della Polizia Penitenziaria ed educatori. "Abbiamo visitato i reparti del vecchio e del nuovo padiglione - sottolinea la deputata - rivelando le differenze. A ottobre avevo presentato un'interrogazione parlamentare sul carcere, a cui il Ministero ha risposto in modo molto rassicurante. È stata confermata l'intenzione di dare risorse alla struttura per sistemare gli aspetti più vetusti da un punto di vista della sicurezza e dell'informatica, soprattutto potenziando gli organici".
Nella risposta all'interrogazione è stato ricordato il nuovo padiglione da 150 posti, ma non solo. "Nel corso del 2018 sono stati finanziati interventi di adeguamento dell'impianto elettrico dei locali dell'impresa di mantenimento - si rimarca nel testo - e dell'impianto termoidraulico presso la cucina detenuti e il magazzino".
V'è poi il nodo del personale. Undici gli agenti in più arrivati lo scorso settembre. "Con la legge di bilancio per il 2019 è stata pianificata l'assunzione di 1.300 unità del Corpo di Polizia Penitenziaria nell'anno 2019 - è aggiunto nel testo di risposta - e di 577 unità dal 2020 al 2023, con uno stanziamento di maggiori risorse per 71 milioni e mezzo di euro, per il triennio 2019-2021.
Inoltre, nella medesima direzione si iscrive l'immissione in ruolo di 976 allievi vice-ispettori che lo scorso mese di marzo hanno terminato il relativo corso di formazione. Quanto invece al ruolo dei sovrintendenti, sono tuttora in corso le procedure per il concorso interno a complessivi 2.851 posti per la nomina alla qualifica di vice-sovrintendente del ruolo maschile e femminile del Corpo".
I pentastellati hanno conosciuto progetti avviati in carcere per avvicinare le persone detenute al reinserimento sociale. "Trentacinque sono donne - prosegue Ascari - e l'aspetto che fa più riflettere è che oltre il 50% è composto dai cittadini extracomunitari senza titolo di soggiorno, mentre il 30% è italiano. Fa riflettere sulle persone clandestine e interrogare su una gestione del problema dell'immigrazione molto più complessa, a cui il Parlamento e il Governo stanno ponendo un'attenzione alta".
Un'attenzione richiesta dai consiglieri comunali M5S a livello locale. "Chiederemo al Comune di fare tutto il possibile per agevolare il corretto funzionamento della casa circondariale - conclude Silingardi - e dare sostanza all'articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena.
Il Comune deve portare avanti progetti per consentire ai carcerati d'iniziare un percorso che possa reinserire funzionalmente le persone nella vita sociale. Altri soggetti hanno avviato convenzioni, protocolli e progetti: è necessario lo faccia anche il Comune di Modena. Porteremo il punto in Consiglio, vedremo cosa risponderà la Giunta".
abruzzoweb.it, 18 giugno 2019
"La situazione delle due donne detenute nel reparto di massima sicurezza del carcere dell'Aquila risulta preoccupante e ritengo vada verificata con urgenza. Conosco l'impegno costante e quotidiano del personale di Polizia penitenziaria e di tutta la struttura operativa a Costarelle, ma le notizie che arrivano non sono positive. Ho pertanto presentato una interrogazione al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere un suo immediato intervento".
Così la deputata del Pd Stefania Pezzopane dopo aver appreso la notizia che "dal 29 maggio scorso due detenute del reparto di massima sicurezza del carcere dell'Aquila sono in sciopero della fame per protestare - scrive nell'interrogazione Pezzopane - per l'isolamento totale a cui sono sottoposte". Il tutto proprio nel giorno della protesta all'Aquila di due gruppi di anarchici che si oppongono alle restrizioni imposte dal regime carcerario del 41bis e chiedono la chiusura della sezione Alta Sicurezza 2: il primo ha occupato la sala Cesare Rivera di Palazzo Fibbioni e l'altro il cantiere del palazzo adiacente al Duomo, sede dell'Arcidiocesi dell'Aquila, ancora in Ricostruzione.
La parlamentare abruzzese del Pd ha chiesto inoltre al ministro Bonafede di "verificare se la condizione di isolamento prevista dallo statuto carcerario non sia in contrasto con principi costituzionalmente sanciti e con i più elementari diritti umani e come intenda risolvere una situazione così pericolosa visto che le due donne sono già al diciassettesimo giorno di sciopero totale della fame".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 giugno 2019
La denuncia di Vincenzo Messina, il padre di Tiziano, detenuto a Rebibbia. "Mio figlio rischia di morire, è gravemente malato ed è ancora in carcere perché ancora non hanno individuato una struttura sanitaria in grado di ospitarlo". È il grido di dolore di Vincenzo, il padre di Tiziano Messina, un ragazzo di 27 anni in carcere dal 2017 accusato di tentato omicidio e in attesa della sentenza di Cassazione. Ma in carcere è incompatibile a causa di un batterio che ha contratto in ospedale durante un intervento urgente che ha subito a dicembre.
Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è obbligato a trovargli una struttura idonea a curare la sua patologia, perché in carcere rischia di non farcela più. Attualmente è recluso nel reparto G14 di Rebibbia, una sezione per i detenuti malati. Ma l'ambiente non è assolutamente compatibile con la sua patologia. È dimagrito a dismisura, sanguina e può muoversi solo attraverso una sedia a rotelle. "Ogni volta che lo hanno portato in ospedale - denuncia a Il Dubbio il padre di Tiziano - noi familiari non venivamo mai avvertiti e lo apprendiamo solamente quando andiamo a fare il colloquio".
Tiziano Messina entra in carcere che sta bene, dopodiché a dicembre scorso ha un episodio di aritmia, il cuore gli pulsa fortemente, una tachicardia che ha messo in allarme gli operatori del carcere tanto da mandarlo urgentemente all'ospedale Pertini per una visita. I medici scoprono che ha una patologia al cuore e lo operano tramite un sondino.
Durante questo intervento contrae un batterio ospedaliero, resistentissimo agli antibiotici e gli ha creato dapprima problemi intestinali, poi con il passar del tempo dei forti dolori al petto. Fanno l'ecografia e scoprono che è dovuto da una piccola perdita del pericardio, la quale ha creato un ematoma. Passa qualche mese e la sua situazione non migliora. Anzi, si aggrava.
Siamo a febbraio quando il suo avvocato, Domenico Pirozzi, visto l'aggravarsi delle condizioni di salute di Tiziano, ha chiesto alla Corte d'Appello di Roma di autorizzare il suo trasferimento in struttura specialistica: i giudici rispondono alle istanze della difesa disponendo che la Direzione di Rebibbia inviasse una relazione in tempi brevi, 7 giorni, e si determinasse sulla compatibilità del detenuto e della sua malattia rispetto a quanto poteva offrire la struttura carceraria alla sua guarigione.
Il 13 febbraio, scaduto il termine, la Corte ha ricevuto la relazione, ma "al fine di escludere eventuali profili di incompatibilità" ha nominato un perito perché predisponesse la perizia medica, con lo scopo di "accertare se sussistono patologie che rendono incompatibile la detenzione di Messina Tiziano con il regime carcerario e anche se dette patologie possano essere adeguatamente trattate e curate presso la struttura del carcere".
All'esito della perizia emerge che Tiziano non ha ricevuto alcun giovamento dai trattamenti sanitari, anzi le patologie si moltiplicano aumentando di intensità. L'aggravamento delle condizioni è la ragione per cui il difensore chiede un nuovo accertamento sulla compatibilità.
Dopo un continuo ping pong, arriviamo così alla fine di aprile, quando il difensore propone nuova istanza di sostituzione della misura chiedendo gli arresti domiciliari nella casa della famiglia di Tiziano. "A seguito del colloquio avuto oggi si evidenzia un ulteriore perdita di peso, riferiva 43 kg ma dice che il medico indicasse fossero 51 spiegando che la bilancia era tarata male", scrive l'avvocato alla Corte nella sua richiesta.
Sembrava che questa richiesta avesse dato finalmente l'esito sperato, cioè quello di mandare Tiziano agli arresti domiciliari in una struttura di cura adeguata alle sue specifiche patologie: la Corte ha disposto nuova perizia e il perito ha osservato che la patologia può sì essere farmacologicamente controllata, ma che l'intervento terapeutico sarebbe stato di difficile attuazione in ambiente penitenziario, così da rendere attuabile solo una detenzione in struttura ospedaliera adeguata alla stabilizzazione del quadro clinico.
Il 22 maggio la Corte ha ordinato i domiciliari presso una struttura adatta e il Dap avrebbe dovuto individuarla. Ma nulla di fatto. Siamo così arrivati all'11 giugno e il difensore ha presentato istanza alla Corte per sostituire la misura con gli arresti domiciliari: la Corte deciderà domani se lasciare Tiziano ad attendere in carcere di essere curato in modo adeguato, oppure se mandarlo a casa agli arresti domiciliari. Ma nel frattempo Tiziano peggiora sempre di più.
di Valentina Rigano
mbnews.it, 18 giugno 2019
Lunedì 17 giugno, tre attivisti di +Europa Brianza hanno visitato la casa circondariale di Monza, in occasione trentaseiesimo anniversario dell'arresto di Enzo Tortora e in accordo con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. I delegati hanno incontrato la direttrice dell'istituto, dottoressa Maria Pitaniello, e un rappresentante della Polizia penitenziaria, ricevendo le loro osservazioni.
Hanno poi visitato la sezione di prima accoglienza, le sezioni 2 e 4 del circuito di media sicurezza in regime di custodia aperta (con le porte delle celle che restano aperte durante la giornata), la sezione dedicata agli ospiti in monitoraggio sanitario/psichiatrico e la sezione di isolamento, dove attualmente è presente un solo detenuto con problemi psichiatrici.
L'associazione, in una nota, ha poi comunicato come "la casa circondariale di Monza presenta una delle situazioni di peggiore sovraffollamento carcerario in Italia" dove gli ospiti "tutti di sesso maschile, sono 648 su una capienza di soli 403 posti, per un sovraffollamento del 161%, di cui 287 stranieri, ovvero il 44%". Particolarmente difficile il quadro legato alle dipendenze, "con 295 detenuti che soffrono di problemi legati all'alcol, alle sostanze stupefacenti o al gioco d'azzardo." La situazione di maggior sovraffollamento e fragilità si trova nelle sezioni del circuito di "media sicurezza".
"La direttrice del carcere ha lamentato l'eccessivo turn-over del personale medico, assunto mediante contratti a termine, mentre sarebbe necessaria una presenza prolungata e costante", ha scritto Francesco Condò, referente della delegazione, che ha proseguito "un altro problema è quello della carenza di educatori, che sono solo quattro invece dei sei previsti dall'organico, mentre positivo è l'avvio nei prossimi giorni dei lavori di ristrutturazione dell'ex settore femminile e della caserma di polizia penitenziaria interna, finora inagibili, la cui messa a disposizione potrebbe arginare il sovraffollamento della struttura". Infine l'associazione ha reso noto che in due camere di mancavano le lenzuola, con gli ospiti che dormivano su un materasso in gommapiuma e un cuscino privo di rivestimento.
Redattore Sociale, 18 giugno 2019
Il Consiglio comunale approva una mozione presentata dal Gruppo socialista per creare la figura di garanzia delle persone private della libertà personale. Non avrà poteri effettivi, ma opererà per migliorare la qualità della vita dei reclusi.
Verrà nominato anche a Cagliari il Garante delle persone detenute: un'autorità di controllo della legalità nei luoghi di detenzione. Approvata all'unanimità in Consiglio comunale una mozione presentata nel luglio di due anni fa dal gruppo socialista composto fa Francesco Ballero e Raimondo Perra. "Dotata di autonomia e indipendenza - hanno spiegato i relatori - alla nuova autorità si potrà rivolgere il singolo detenuto per ottenere l'effettiva tutela dei propri diritti.
Una figura di cerniera tra la realtà carceraria e l'esterno. Svolge funzioni di osservazione e vigilanza e ha la facoltà di promuovere iniziativa e momenti di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti dei detenuti". Approvata la mozione, inserita all'ordine del giorno dell'ultimo consiglio anche se ormai datata, in Giunta già da qualche tempo si stava lavorando alla nascita del garante, ormai attivo in varie altre grandi città italiane tra cui anche Nuoro e Sassari.
"Gli ambito di intervento specifici - spiegano Ballero e Perra - si possono essere diversi. Dalle visite periodiche di controllo ai luoghi di detenzione, alle iniziative di ascolto dei problemi dei detenuti, maanche la pressione e collaborazione con le amministrazioni penitenziarie per risolvere eventuali problemi. Potrà anche effettuare denunce pubbliche in caso di violazioni delle leggi sull'ordinamento penitenziario o sui regolamenti degli istituti di pena".
Il Garante, rispetto a possibili segnalazioni (telefonate, e-mail, lettere) si rivolge all'autorità competente per chiedere chiarimenti o spiegazioni, sollecitando gli interventi e le azioni necessarie per il ripristino di eventuali diritti violati del detenuto violati. Una figura nuova e sperimentale, non ancora dotata di poteri effettivi e non prevista dall'ordinamento penitenziario, ma che servirà comunque per ridurre i disagi che attualmente pagano le persone condannate che devono scontare le pene in carcere.
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