di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 giugno 2026
Dal 23 maggio il detenuto E.C. ha iniziato lo sciopero della fame nel carcere di Pavia. La protesta estrema nasce dalla negazione del diritto alla telemedicina e dal mancato accesso ai colloqui con il suo specialista psichiatra di fiducia. Un caso seguito da vicino dall’associazione Yairaiha. Il prossimo 9 giugno l’avvocato difensore affronterà un’udienza con il magistrato di sorveglianza, il quale non ha ancora fornito alcuna risposta alle istanze presentate. Il caso di E.C. porta alla luce le enormi difficoltà che i detenuti affrontano quotidianamente per veder garantita la propria salute. L’uomo si trova in regime di privazione della libertà senza alcuna soluzione di continuità dal 15 novembre del 2021.
novaradio.info, 3 giugno 2026
“A Sollicciano la capienza regolamentare dice 502 posti ma quelli effettivamente disponibili sono 366, quindi il tasso di affollamento supera il 170%” con gli attuali 620 reclusi. Ma Il problema va oltre il sovraffollamento: le condizioni, soprattutto materiali, dell’istituto, sono forse le peggiori che io conosca. Ovviamente in tutto questo poi starci in tanti diciamo è peggio: i due problemi si sovrappongono e rendono la situazione veramente impressionante”. Il giudizio, senza appello, arriva da Alessio Scandurra, responsabile dell’Osservatorio permanente sulle carceri dell’associazione Antigone, e che quindi ha ben presente lo “stato dell’arte”, in chiave comparata, dei penitenziari in tutta Italia.
di Simona Segalini
Libertà, 3 giugno 2026
L’appello di Maria Rosa Ponginebbi, garante dei detenuti del Comune di Piacenza, per ricevere collaborazione da parte della comunità piacentina. Sovraffollato (come altre strutture dello stesso genere, purtroppo), gravato da infiltrazioni d’acqua piovana, fili elettrici scoperti e condizioni igienico-sanitarie per lo meno discutibili. Nonostante gli sforzi anche dell’attuale direzione, il carcere delle Novate arranca in mezzo a mille difficoltà. E, alle denunce arrivate fin qui dal fronte sindacale sugli esiti quotidiani di quei 416 posti che oggi sono occupati da 570-580 persone, ve n’è un’altra, pronunciata dalla garante dei detenuti: latita il lavoro e la povertà estrema caratterizza una parte sempre maggiore degli ospiti.
di Elisa Campisi
Avvenire, 3 giugno 2026
Un migrante arrivato in Italia illegalmente, che sotto pressione per l’indigenza in cui vive commette l’errore di cercare guadagni facili attraverso lo spaccio. Una volta arrestato, la sua storia sarebbe potuta finire con il carcere e un decreto di espulsione subito dopo aver finito di scontare la pena. Invece, sul finire del periodo di detenzione, l’uomo incontra la cooperativa sociale Nazareth, che opera a Cremona e inserisce nel mondo dell’agricoltura persone fragili altrimenti scartate. Inizia raccogliendo more, ma una mora dopo l’altra recupera dignità, tanto che alla fine, grazie al lavoro in cooperativa, ottiene un permesso di soggiorno.
di Antonio Averaimo
Avvenire, 3 giugno 2026
Nel penitenziario, che ospita oltre 2mila persone, si è dovuta annullare una funzione religiosa per via del sotto organico. Don Enzo Miranda: “Da tempo ci sono difficoltà, ma domenica scorsa la situazione è esplosa definitivamente”. La carenza di agenti di custodia è l’altra faccia del problema del sovraffollamento che affligge le carceri italiane. Domenica scorsa, erano talmente pochi nel penitenziario napoletano di Poggioreale che si è giunti a sopprimere la Messa domenicale, alla quale partecipa normalmente oltre un centinaio di detenuti. “Difficoltà ce ne sono sempre state negli ultimi anni, ma domenica la situazione è esplosa definitivamente, per così dire”, racconta uno dei cappellani del carcere, don Enzo Miranda.
di Stefano Caredda
romasette.it, 3 giugno 2026
Per la prima volta in una sala fuori dalle mura del carcere di Rebibbia con una rilettura dell’Otello di Shakespeare. L’ideatrice: beneficio enorme, basta vedere i tassi di recidiva di chi fa queste attività. C’è un sogno che si realizza dopo 13 anni. E tutti possono vederlo avverarsi dalla platea del Teatro Nazionale di Roma. Andrà in scena infatti qui uno spettacolo che vede protagoniste alcune attrici detenute, che saliranno per la prima volta su un palco allestito fuori dalle mura di quella casa circondariale femminile di Rebibbia che le ospita in questo periodo della loro vita.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 3 giugno 2026
L’omicidio alla stazione Certosa di Milano e getta nuove ombre sui giovani di origine straniera. In alcuni casi i giovani sono stati coinvolti in progetti di aggregazione educativa e la pace tra bande è stata stipulata. L’omicidio alla stazione Certosa di Milano, ancora da chiarire sotto il profilo dei moventi, getta nuove ombre inquietanti sui giovani di origine straniera: questa volta non i maranza con radici nordafricane, né i presunti islamisti, ma una pandilla sudamericana, sebbene non si sappia ancora precisamente quale. Anche la vittima tuttavia aveva origini sudamericane: era un tranquillo lavoratore, insieme al fratello e a un amico, dopo aver accompagnato a casa il padre.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 3 giugno 2026
I caporali pachistani si avvalgono di manodopera afghana arrivata in riva allo Ionio dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan nel 2022. Sotto ricatto anche gli indiani del Punjab che dall’Agro pontino sono arrivati in Calabria. “Già nel 2020 ai tempi del Covid avevamo capito che la miccia era pronta ad esplodere ed avevamo presentato una denuncia in Procura. La strage di Amendolara ha dimostrato plasticamente la pericolosità della situazione. Purtroppo avevamo ragione”. Silvano Lanciano è un sindacalista della vecchia scuola. Batte i campi di raccolta palmo a palmo. Coadiuvato dalla Flai Cgil della Sibaritide e del Pollino conosce alla perfezione i meccanismi di intermediazione illecita che infestano da decenni le campagne agrumicole a nord della Calabria.
di Daniela Fassini
Avvenire, 3 giugno 2026
L’appello della flotta di giustizia, 13 organizzazioni che salvano vite in mare. Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), più di 6.490 persone sono annegate o sono scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo; dalla stessa data, ricorda la Justice Fleet la Flotta di Giustizia, una rete di 13 Ong attive in mare a salvare migranti, 41 navi di soccorso umanitario sono state fermate dalle autorità italiane, per un totale di 1.075 giorni, ovvero quasi tre anni. “Solo nel 2026 - denuncia Sos Humanity - cinque navi di soccorso civili sono state bloccate nei porti dal governo italiano, mentre nel primo trimestre del 2026 più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando l’Oim ha iniziato a registrare i decessi e le persone disperse nel 2014”. La Justice Fleet punta il dito contro le politiche italiane che ostacolano le navi di soccorso per aver contribuito al disastro umanitario in corso e all’aumento del numero di vittime ai confini dell’Europa.
di Anna Maria Merlo
Il Manifesto, 3 giugno 2026
Intesa che accontenta le destre tra Parlamento, Consiglio e Commissione: accordi bilaterali con paesi terzi sui return hub lontano dall’Europa. Sull’onda della crescita dei consensi all’estrema destra in Europa, la Ue mostra un volto feroce verso i migranti e si dota di un regolamento draconiano per espellere gli indesiderati. Nella notte tra lunedì e martedì, Parlamento europeo e Consiglio si sono messi d’accordo, sulla base della proposta fatta dalla Commissione nel marzo 2025, su un “nuovo sistema comune” per permettere “rimpatri” con procedure “più rapide, più semplici, più efficienti”.
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