di Simona Bonfante
Il Riformista, 8 maggio 2026
L’ex Nar, con condotta esemplare, si laurea e ottiene la semilibertà Poi lo Stato si accorge di una sanzione penale vecchia di 35 anni. La vicenda di cui parliamo riguarda un detenuto, esemplare incarnazione della mitologica funzione rieducativa della pena sancita in Costituzione. Un detenuto che non ha mai chiesto sconti, che ha reciso ogni legame con la vita criminale di un tempo, che ha seguito un suo percorso di riscatto e rinascita. Quel detenuto, che ha trascorso ormai più tempo da recluso che da uomo libero, che da solo pochi anni beneficiava della semilibertà che lo ha portato a dedicarsi agli altri: questo detenuto esemplare un giorno di pochi mesi fa riceve una notifica da parte dello Stato. Caro, ci siamo accorti di una sanzione penale vecchia di 35 anni, che, ohibò, pare tu non abbia espiato. Dunque, la espii ora.
di Alfredo Marchetti
La Nazione, 8 maggio 2026
L’ex membro dei Pac scrive alla Nazione: “Qui senza diritti, è giunta l’ora di aprire ai benefici. Da ergastolano mi spetterebbe una cella singola, anche per poter fare lo scrittore”. Chiede di poter riabbracciare suo figlio Cesare Battisti, ex terrorista appartenente ai Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per quattro omicidi i negli anni 70. Il suo appello parte dal carcere di Massa Carrara, dove è detenuto dal 2023, attraverso una lettera inviata a La Nazione. In cui denuncia disparità di trattamento e la violazione dei principi di premialità previsti dall’Ordinamento Penitenziario sull’accesso ai benefici che i detenuti possono ottenere, come i permessi e la semilibertà, una volta scontata una parte della pena.
di Nicole Orlando
Corriere della Sera, 8 maggio 2026
Ci sono colloqui tra i ragazzi bullizzati e i loro aggressori, tra le donne vittime di violenza e gli uomini che le hanno assalite, oppure tra persone accusate di spaccio, reati ambientali o illeciti fiscali e le comunità danneggiate. Incontri protetti, su base volontaria e alla presenza di mediatori, per provare a ricomporre la frattura provocata dal reato. È lo strumento della giustizia riparativa, che corre lungo un binario parallelo - non alternativo - rispetto al procedimento penale e all’esecuzione di una pena. E a Brescia la giustizia riparativa ha ora una sede stabile: è stato inaugurato a Mompiano, in via Sant’Antonio 16, il primo Centro dedicato, all’interno dei locali della Provincia che già ospitavano il Centro di mediazione penale minorile.
Corriere di Verona, 8 maggio 2026
Ci saranno cento ospiti seduti ai tavoli, una brigata composta da trenta detenuti, due cucine da coordinare e una sala allestita nel carcere di Montorio. “Sapori di Libertà - Il cambiamento, servito a tavola”, ideato dal ristorante Yard in collaborazione con la direzione della casa circondariale di Verona, porterà venerdì 22 maggio alle 18.30 una cena benefica dentro il penitenziario veronese, aprendo per una sera le porte della struttura alla città. L’intero ricavato sarà devoluto ad Azione Contro la Fame attraverso “Ristoranti contro la Fame”.
agensir.it, 8 maggio 2026
Per la prima volta dopo anni un’esperienza teatrale nata in carcere viene presentata fuori dalle mura detentive. Accadrà il 15 maggio a Roma, al Teatro della Lumsa, dove alle ore 12 andrà in scena “Il Tunnel dei Sogni”, mise-en-scène realizzata dal gruppo Libere Bolle all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia. È prevista una replica su invito alle ore 17. Lo spettacolo nasce da un percorso sviluppato nel contesto detentivo e si ispira al volume I volti della povertà in carcere, costruito attraverso incontri e raccolta di testimonianze nelle carceri italiane.
di Paolo Siani
volerelaluna.it, 8 maggio 2026
Lorenzo Marone in “Le madri non dormono mai” descrive molto bene la vita di bambini in carcere con le loro madri, “vite fragili tra altre vite fragili: donne e uomini che passano sulla terra troppo leggeri per lasciare traccia. Intorno, a loro a contenerle, un luogo che non dovrebbe esistere, eppure per qualcuno è perfino meglio di casa”. Sono 25 le vite fragili che oggi vivono in carcere da innocenti. Venticinque bambini innocenti vivono oggi in carcere insieme alle loro madri, è quanto emerge dal recente Report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Salvino Leone
ilregno.it, 8 maggio 2026
Se è difficile il perdono individuale, non lo è meno il perdono sociale. Suddividendo in paragrafi alcuni passaggi del discorso del papa alla prigione di Bata, nella Guinea Equatoriale, il portale d’informazione della Santa Sede, Vatican News, titolava: “Non solo reclusione ma anche inclusione”. Mi sembra una felice sintesi di quanto detto dal pontefice, che dà lo spunto a ulteriori riflessioni. Non è questa la sede per trattare il senso della reclusione. È oggetto di pertinenza della Filosofia del diritto, che tuttavia presuppone e comporta interessanti considerazioni etiche.
di Claudia De Martino
Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2026
In un bellissimo libro intitolato “Migrazioni. La verità oltre le ideologie, dati alla mano” (Einaudi, 2024), il sociologo e geografo olandese Hein de Haas spiega chiaramente a un pubblico generalista i risultati del suo lavoro di ricerca Demig (Componenti della migrazione internazionale), condotto all’Università di Oxford. Lo fa attraverso un linguaggio semplice e pulito che arriva anche al lettore meno esperto, attraverso lo smascheramento di 22 “miti” sull’immigrazione che potenzialmente sorprenderanno i lettori di entrambe le sponde politiche.
di Marco Girardo
Avvenire, 8 maggio 2026
Serve anche una risposta culturale. Serve una bonifica paziente del linguaggio pubblico. Serve educare alla complessità, alla verifica, alla distinzione tra critica e disprezzo. Vorrei partire da una constatazione semplice: i discorsi d’odio non nascono nel vuoto di parole, nascono nel vuoto di senso. Non compaiono all’improvviso, come un incidente isolato dentro uno spazio pubblico altrimenti sano. Sono piuttosto il sintomo, spesso estremo, di un ambiente comunicativo che si è progressivamente deteriorato. Prima dell’odio dichiarato, c’è quasi sempre una lunga preparazione: mutano lentamente le parole, si modifica il tono, cambia anzitutto lo sguardo sull’altro (…). Per questo interrogarsi sull’impatto del linguaggio pubblico significa andare alla radice: non solo misurare quante parole d’odio circolano, ma domandarsi quale spazio pubblico le rende possibili, le premia, le accelera e infine le normalizza.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 8 maggio 2026
I partigiani, alla fine della guerra, non volevano un piano di vendetta nazionale, ma un progetto di civiltà: comportarsi per sempre in modo opposto al fascismo, costruire qualcosa che avrebbe reso impossibili quelle violenze, le ingiustizie, tutte le violazioni della democrazia. Ogni anno, quando il 25 aprile si allontana portandosi dietro la polvere delle contestazioni di piazza e delle polemiche di palazzo, resta una domanda sospesa tra le schegge della memoria collettiva. Non perché sia scomoda - le domande scomode vengono raccolte volentieri se servono a colpire qualcuno “dall’altra parte” - ma perché questa in particolare ci dovrebbe interrogare tutti, in Italia, spingendoci a condividere una risposta.
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