di Erika Pontini
La Nazione, 21 aprile 2015
Domani sera la cena-evento che segna il traguardo del progetto per il reinserimento dei detenuti. Quindici nuovi cuochi che hanno imparato l'arte di far da mangiare ai più sofisticati clienti. Una cena di 250 persone è il banco di prova che li vedrà impegnati sotto la guida di uno chef d'eccellenza, Giancarlo Polito.
La nuova frontiera di un mondo del lavoro sempre più difficile, stavolta, è dietro le sbarre del carcere di Capanne a Perugia - diretto dalla dottoressa Dina di Mario - dove, anche quest'anno (dopo il successo dello scorso anno) tornano "Golose evasioni", che saranno accompagnate anche dalla performance del clarinettista Gabriele Mirabassi e del chitarrista Roberto Taufic. Saranno loro, quanti stanno pagando con la detenzione i loro sbagli nella società, a preparare la cena a pagamento in programma per mercoledì sera.
E metteranno a tavola anche il cardinale Gualtiero Bassetti, il sottosegretario alla giustizia, Cosimo Ferri, il prefetto Antonella De Miro, il sindaco Andrea Romizi, Luisa Todini, presidente di Poste italiane, Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio e Andrea Fora, presidente Federsolidarietà-Confcooperative. Ma anche i vertici della magistratura, come il presidente della Corte d'appello Wladimiro De Nunzio e il procuratore generale Giovanni Galati. E poi avvocati, pm, imprenditori, assessori e onorevoli.
L'iniziativa si inserisce nell'ambito del progetto "Intra: azioni integrate per la transizione al lavoro delle persone detenute", finanziato dalla Provincia di Perugia e gestito dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro in collaborazione con l'Unione Regionale Cuochi Umbri. Il corso di "Addetto alla cucina" ha previsto 150 ore di lezione ed ha offerto a 15 detenuti del reparto penale "la possibilità di apprendere un mestiere spendibile nel mercato del lavoro, una volta terminato di scontare la pena detentiva".
"La nostra idea - sostiene Roberta Veltrini, presidente di Frontiera Lavoro - è quella di far sentire utili queste persone e aiutarle a reinserirsi nella società a cominciare dal mondo lavorativo, elemento imprescindibile del trattamento educativo. Ecco perché occorre favorire la partecipazione dei detenuti alle attività formative, che risultano indispensabili per l'acquisizione di qualifiche utili per la collocazione nel mercato ordinario del lavoro al momento della dimissione dall'istituto".
Carcere, quindi, come vero luogo di recupero. Gli allievi-chef sono stati 4, già ammessi al lavoro esterno e impegnati nel tirocinio formativo di sei mesi nei migliori ristoranti perugini, insieme ad altri 11 detenuti che, divisi in due turni, preparano ogni giorno il pranzo e la cena per la popolazione dell'istituto. "È un'esperienza bellissima, ricca di soddisfazioni. La mia speranza è di poter fare anche in futuro questo lavoro", dice Angelo, 30 anni. Detenuto-chef.
Quotidiano di Calabria, 21 aprile 2015
Un coltello artigianale è stato individuato nel carcere di Reggio Calabria durante una perquisizione in delle celle. L'arma è stata ricavata dalla lamiera delle bombolette del gas. Un coltello rudimentale, che secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato ricavato dalla lamiera delle bombolette di gas che i detenuti usano per cucinare e riscaldare cibi e bevande, è stato trovato da personale della polizia penitenziaria nella casa circondariale "Panzera" di Reggio Calabria. Lo rendono noto Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale. Il coltello è stato scoperto nel corso di una perquisizione effettuata in locali che sono di uso comune ai detenuti.
"Il coltello, abilmente occultato, è stato trovato all'interno di un intercapedine di locali in uso ai detenuti. È stato realizzato con del materiale tipo lamiera, realizzato schiacciando e modellando la lamiera di una bomboletta di gas in uso ai detenuti per riscaldare e cucinare le pietanze tramite fornellini da camping", ha aggiunto il segretario generale del sindacato Donato Capece.
Per Capece, che esalta "i poliziotti penitenziari di Reggio Calabria per l'importante ritrovamento, che evidenzia la loro professionalità, il loro scrupolo, la loro attenzione", la presenza di un arma di questo tipo "impone domande preoccupanti. A cosa sarebbe servito? Ad una resa di conti tra detenuti o ad un agguato ai poliziotti?". Evidenziando in questo modo anche l'allarme per la sicurezza che da qualche tempo c'è nelle carceri calabresi.
Bellucci ha poi evidenziato come "nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Reggio Calabria 'Panzerà si sono contati il tentato suicidio di un detenuto, sventato in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 3 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette) e 8 colluttazioni". Una situazione che per Capece è "sintomatica del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena nazionale".
Il Mattino, 21 aprile 2015
Saranno gli studenti dell'istituto Serra di via Trinità delle Monache a dare il via domani mattina al ciclo di incontri con l'attore ergastolano Aniello Arena nell'ambito del progetto "Early School Leaders. Dall'abbandono al successo dentro e fuori la scuola" che si occupa di combattere il fenomeno della evasione scolastica. Promosso da una rete di 26 soggetti tra enti del terzo settore, enti locali, scuole, università - capofila Ltm, Gruppo Laici terzo mondo Organizzazione Non Governativa con sede a Napoli in via de Pretis 62 - il programma, che si articola in due anni, si impegna a mettete in campo le strategie atte intervenire efficacemente nel contrasto alle principali cause di dispersione e abbandono delle aule.
Nel corso delle tre ore di confronto, l'attore originario di Barra - condannato per la strage di piazza Crocelle a Barra del gennaio 1991 - detenuto presso la casa di reclusione di Volterra sarà accompagnato dal regista Armando Punzo che nel 1997 ha fondato nel carcere la Compagnia della Fortezza www.compagniadellafortezza.org e racconterà il suo percorso: allontanatosi dalla scuola, ha cominciato a vivere secondo la legge della strada fino a incrociare il crimine e poi la detenzione. Il suo riscatto e il suo recupero sono avvenuti proprio grazie al teatro, di cui ha cominciato ad appassionarsi in prigione.
A partire dal teatro, Aniello ha iniziato un percorso di revisione del proprio passato fino a raggiungere il successo con la partecipazione al film "Reality" del regista Matteo Garrone premiato al Festival del Cinema di Cannes dove Aniello ha ricevuto il Nastro d'Argento come miglior attore. In seguito la pubblicazione con la casa editrice Rizzoli del libro autobiografico "L'aria è ottima (quando riesce a passare)".
Durante gli appuntamenti, alle parole si aggiungeranno le immagini di video e di documentari collegati all'attività teatrale nel carcere di Volterra e il testo sarà il pretesto per rispondere alle domande dei ragazzi e affrontare le questioni più spinose legate alle scelte sbagliate e alle conseguenze che queste possono avere sulla vita di un individuo. Gli altri appuntamenti in programma mercoledì alla Volino Croce di via De Gaparis e giovedì all'istituto Leonardo da Vinci di via Foggia.
di Desirèe Alabiso
www.corrieredigela.com, 21 aprile 2015
Gesto di solidarietà e funzione di servizio da parte del Lions club Golfo di Gela. A beneficiarne sono stati i detenuti della Casa circondariale di contrada Balate, ai quali è stato dato in dono materiali scolastico e di cancelleria, in particolare penne, album da disegno, colori e calcolatrici). La consegna è avvenuta in forma ufficiale il 14 aprile scorso, con una sobria cerimonia all'interno dell'Istituto di detenzione, presenti i vertici del club Lions del Golfo e quelli della Casa circondariale.
A rappresentare i primi c'era il presidente del club Franco Guarnera, il segretario Leo Buscemi, il rappresentante della 23ª zona Lions e la consigliera Angela Rinzivillo e Massimo Giordano; per il carcere, la direttrice Gabriella Di Franco, il comandante responsabile della sicurezza e la responsabile del trattamento Viviana Savarino. È intervenuta anche la dirigente scolastica della San Francesco Giovanna Palazzolo, la cui scuola ha una sezione staccata all'interno dell'Istituto di pena di contrada Balate.
Il Lions Club si occupa di solidarietà con diversi progetti, tra cui la donazione di libri scolastici agli alunni con famiglie in difficoltà, Il Club ha anche inviato un contributo per la costruzione di una scuola in Burkina Faso per permettere a centinaia di bambini di andare a scuola e ricevere quell'istruzione di base che permette di avere una vita migliore e speranze per il futuro.
Tutti i progetti coinvolgono il territorio di Gela e limitrofi e prevedono il più delle volte donazioni di materiale scolastico ed altro.
"Il Lions Club investe soprattutto nella cultura - ha detto la prof.ssa Angela Rinzivillo, socia fondatrice del Lions Club Golfo di Gela - che è veicolo di libertà non solo fisica ma soprattutto mentale. È anche per questo che appoggiamo con convinzione la preside Giovanna Palazzolo, che insieme ai suoi docenti sta facendo un ottimo lavoro". Una novità di quest'anno è l'inserimento nel materiale di cancelleria ed anche di alcuni libri di testo e romanzi del 900, così da incrementare la crescita e lo sviluppo di interessi nei detenuti che hanno scelto di seguire i corsi di scuola media.
L'iniziativa è presente da tre anni nella Casa circondariale di Gela. I corsi sono tenuti da docenti che giornalmente si occupano della didattica. Hanno una durata di tre ore al giorno e coinvolgono in tutto 12 detenuti. "Hanno cominciato in 18 - ci dice la Giovanna Palazzolo - e quest'anno 3 o 4 di loro sosterranno l'esame di licenza media. È un modo per garantire loro, dopo un percorso formativo, la possibilità di spendere il loro titolo di studio per l'inserimento nel mondo del lavoro".
Solidarietà dunque e cultura come veicolo di libertà. L'Istituto penitenziario si trova in un contesto territoriale particolarmente complesso, caratterizzato da disagio economico-sociale, criminalità organizzata, la voglia di riscatto sembra essere comunque più forte e negli ultimi anni Gela sembra essere al centro di alcuni programmi statali di aiuto, le istituzioni, in questo caso la scuola e alcune associazioni come i Lions si stanno impegnando a diffondere l'educazione alla legalità. Si sono avviati progetti per il recupero sociale delle persone detenute. Uno dei tanti progetti in corso è l'allestimento di una sala lettura all'interno dell'Istituto, la lettura è in fondo apertura verso il mondo, apre la mente e allevia il tempo.
www.barilive.it, 21 aprile 2015
Gran finale nel pomeriggio per il progetto "Un calcio dietro le sbarre". L'iniziativa organizzata dall'Associazione italiana calciatori in collaborazione con Aps Fuorigioco si completerà con un incontro di calcio, la prima "Partita per la Legalità". Fischio d'inizio alle 14 sul terreno di gioco interno dell'istituto penitenziario minorile "Fornelli" di Bari. I ragazzi detenuti scenderanno in campo insieme a grandi campioni del calcio, magistrati, giornalisti e altri operatori del diritto. Hanno già dato adesione all'iniziativa, tra gli altri, Morgan De Sanctis, Simone Perrotta, Damiano Tommasi, Nicola Legrottaglie, Cristian Manfredini, Mauro Esposito, Ezio Rossi oltre al sindaco di Bari, Antonio Decaro, all'assessore allo Sport, Pietro Petruzzelli, e al presidente del Bari, Gianluca Paparesta. L'iniziativa ha previsto un percorso di allenamenti e laboratori didattici sul gioco del calcio, tenuti da allenatori esperti messi a disposizione dall'Aic.
di Luca Celada
Il Manifesto, 21 aprile 2015
Stati Uniti. Report contro i laboratori scientifici dei federali. In 32 casi, mandati a morte degli innocenti. L'Fbi ha ammesso che anomalie nei propri laboratori di medicina legale, avrebbero contribuito a centinaia di errori giudiziari negli ultimi 20 anni, compresi almeno 32 casi di pena capitale. Almeno 14 detenuti condannati a morte in base a prove "discutibili" sono stati giustiziati o sono deceduti in prigione in attesa di esecuzione.
Secondo il Washington Post, che ha condotto un indagine congiunta col programma investigativo della Cbs, "60 Minutes", le irregolarità confermate anche dagli ispettori del ministero di giustizia, si sarebbero verificate nel reparto preposto alle analisi dei capelli, spesso utilizzate per stabilire la colpevolezza di un imputato.
Nel rapporto stilato dal Office of Inspector General si legge che dal 1980 al 2000, 26 dei 28 specialisti impiegati dal laboratorio forense dell'Fbi hanno "regolarmente enfatizzato risultati in modi che hanno favorito l'accusa". Nel 95% dei 268 casi persi finora in esame le testimonianze degli esperti sarebbero "discutibili". Le rivelazioni giunte in seguito a numerosi ricorsi presentati dall'Innocence Project e dall'associazione nazionale degli avvocati penali (Nacdl) hanno indotto il senatore Blumethal del Connectucut a chiedere un ulteriore riesame di migliaia di processi.
Le analisi della scientifica dell'Fbi vengono utilizzati infatti anche dalle procure distrettuali di tutto il paese. Intanto sono in corso controlli su altri 1.200 casi. Si tratta di una vicenda che mette in luce una verità sempre più evidente, in riferimento agli innocenti uccisi per errore negli Stati che applicano la pena di morte (32 più lo stato federale e le forze armate). In Usa nel 2014 sono stati giustiziate "solo" 35 persone, il minor numero da vent'anni a oggi, in parte a causa della carenza di "farmaci" utilizzati per le iniezioni letali.
Da quando l'ultimo produttore di tiopental sodico (penthotal), la Hospira, ha sospeso le operazioni nell'impianto di Liscate in Lombardia, la mancanza di veleni ha messo in crisi la macchina della morte.
Diversi Stati hanno improvvisato esecuzioni usando barbiturici e altri farmaci per improvvisare cocktail mortali, che in diversi casi hanno provocato strazianti agonie in contravvenzione al mandato costituzionale di "morte umanitaria".
Per questa ragione alcuni stati come California, Ohio e Tennessee hanno sospeso le esecuzioni e dichiarato una moratoria. Altri hanno ritenuto di "sperimentare" ulteriormente: a marzo lo Utah ha reintrodotto la fucilazione, la settimana scorsa l'Oklahoma ha approvato il soffocamento mediante gas azoto "somministrato via maschera a gas". A fronte di questo scempio, a breve la questione del metodo dovrebbe essere presa in esame della corte suprema. Mentre non è prevista un'abolizione della pena in se stessa (ancora considerata valida dal 60% degli americani), le rivelazioni sul reparto "Csi" dell'Fbi potrebbero favorire riforme per facilitare il riesame delle sentenze.
Attualmente - ad esempio - solo California e Texas ammettono appelli basati unicamente sull'emergere di nuovi dati scientifici. Solo dal 2001 in Texas ci sono state 42 scarcerazioni in base a nuove analisi del Dna. Gli archivi dell'Innocence Project registrano ad oggi in America un totale di 1.064 "assoluzioni retroattive". La vicenda getta un ombra sulle tecniche forensi così decantate in cinema e tv come definitive garanzie di giustizia. Mentre i risultati dei laboratori venivano presentati alle giurie come "scientificamente inequivocabili", il rapporto segnala che, in particolare nell'analisi dei capelli, non ci sarebbero i margini per giustificare questa certezza. Lo scandalo non è il primo a coinvolgere i laboratori Fbi: già nel 2007 era stato determinato che errori nelle analisi dei proiettili avevano potenzialmente compromesso 4° anni di testimonianze in tribunale.
www.ncr-iran.org, 21 aprile 2015
Appello ai giovani perché protestino contro le esecuzioni ed esprimano la loro vicinanza alle famiglie delle vittime. Per contrastare la massiccia crisi interna ed esterna, specie dopo il passo indietro fatto nel corso dei negoziati sul nucleare, la contemporanea diffusione delle proteste degli insegnanti, degli operai e di altri strati della popolazione, il disumano regime teocratico ha intensificato le esecuzioni in una maniera senza precedenti per paura dell'aumento delle rivolte popolari. Oltre il 70% delle condanne a morte è stato eseguito in segreto e il regime teocratico non ha rilasciato alcuna informazione su queste atrocità.
La scorsa settimana (dal 12 al 18 Aprile), i boia hanno impiccato almeno 65 detenuti. Quarantacinque di questi sono stati giustiziati solo nelle prigioni della città di Karaj. Il 13 Aprile otto detenuti sono stati impiccati nella prigione centrale di Karaj ed altri 13 in quella di Ghezel Hessar. Il giorno dopo 19 detenuti sono stati impiccati nella prigione di Gohardasht e il 15 Aprile i boia ne hanno impiccati altri cinque nella stessa prigione. Tra questi vi era anche Javad Saberi, minorenne all'epoca del suo arresto.
In questo stesso periodo è stato impiccato un detenuto il 12 Aprile a Mehriz (nella provincia di Yazd), otto sono stati impiccati il 12 e il 15 Aprile ad Arak, tre il 14 e 15 Aprile a Shiraz, quattro detenuti sono stati impiccati il 13 Aprile ad Esfahan e altri quattro a Zahedan il 18 Aprile. Due di queste esecuzioni, quella di Mehriz e quella di Shiraz, sono state pubbliche. Un gran numero di questi detenuti giustiziati erano ragazzi sotto i 30 anni ed erano tra quelli che avevano partecipato alla protesta contro l'ondata di esecuzioni collettive nella prigione di Ghezel Hessar ad Agosto. Moltissimi sono stati giustiziati perché accusati di traffico di droga, ma secondo le loro famiglie non avevano avuto mai niente a che fare con al droga.
I detenuti delle prigioni di Karaj hanno iniziato a protestare il 12 Aprile dopo il trasferimento in isolamento dei loro compagni di cella, in preparazione dell'esecuzione delle loro criminali condanne a morte. I detenuti hanno gridato: "Non ci lasceremo uccidere". Allo stesso modo anche le famiglie dei detenuti in attesa di essere giustiziati, riunite di fronte alle prigioni hanno gridato: "Non ve li lasceremo giustiziare". Sembra che per le prossime settimane il regime teocratico abbia in programma di impiccare 200 detenuti nel braccio della morte delle prigioni di Gohardasht e Ghezel Hessar. Molti familiari di questi detenuti hanno chiesto di potersi recare alle prigioni per incontrare i loro cari per l'ultima volta.
Temendo le rivolte dei detenuti, il regime dei mullah ha fatto trasferire quelli in attesa di esecuzione in alcune prigioni delle città vicine, come la più grande prigione di Tehran, in Hassanabad Varamin Road, e la prigione centrale di Qazvin. La Resistenza Iraniana esorta la popolazione, ed in particolare i giovani, a protestare contro queste esecuzioni criminali e ad esprimere la loro vicinanza e la loro solidarietà alle famiglie delle vittime. Sottolinea inoltre che il silenzio e l'inerzia dimostrate dalla comunità internazionale, per il bene dei colloqui sul nucleare, a seguito dell'impennata delle esecuzioni arbitrarie e collettive, non fa che incoraggiare questi assassini ad uccidere ancora il popolo iraniano e a continuare la loro marcia verso l'acquisizione della bomba atomica.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Nova, 21 aprile 2015
Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte 22 membri dei Fratelli Musulmani accusati dell'attacco contro la stazione di polizia di Kerdasa nel 2013. Il verdetto è stato emesso ieri. Fra i condannati 14 sono al momento detenuti nelle carceri egiziane, mentre otto sono stati condannati in contumacia. Essi sono accusati della morte di un ufficiale di polizia, Mahmoud Ibrahim Abdul Latif. La corte ha inoltre condannato a 10 anni di carcere altri 14 imputati minorenni, per i reati di tentato omicidio, possesso illegale di armi e violenza contro agenti di polizia. Le condanne a morte dovranno essere ratificate dal gran muftì d'Egitto, Shawqy Allam.
Nova, 21 aprile 2015
La polizia libanese ha lanciato una operazione "su vasta scala" all'interno della prigione di Roumieh, a est di Beirut, dove venerdì scorso si è scatenata una rivolta durante la quale i detenuti hanno preso in ostaggio per breve tempo 20 guardie carcerarie. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Nouhad Machnouk in un'intervista all'emittente radiofonica "Voce del Libano". L'operazione è stata condotta all'alba da un'unità speciale delle Forze di sicurezza interne nel Blocco D, dove è scoppiata la rivolta della scorsa settimana e dove sono detenuti la maggior parte dei prigionieri islamisti.
Secondo Machnouk, la rivolta è stata causata dal sovraffollamento del reparto. "Eventi del genere sono normali quando si trovano 1.100 persone all'interno di un Blocco in grado di ospitare 400 detenuti, cosa che aumenta le possibilità di alleanze tra gruppi terroristici", ha osservato il ministro. Una situazione causata anche dalla chiusura temporanea del Blocco B che, ha annunciato Machnouk, "riaprirà entro 15 giorni". "I prigionieri saranno distribuiti in modo sicuro all'interno del carcere per limitare le comunicazioni tra i gruppi", ha concluso il ministro libanese.
Agi, 21 aprile 2015
Dovrà rispondere di spionaggio Jason Rezaian, corrispondente del Washington Post da Teheran, arrestato l'anno scorso e finora detenuto senza incriminazione. Lo ha riferito il quotidiano americano, citando l'avvocato del giornalista, Leilah Ahsan. Tra le accuse mosse contro di lui, anche "collaborazione con governi ostili" e "propaganda contro le autorità".
Per Teheran, Rezaian ha raccolto informazioni "sulla politica interna ed estera" del Paese, dandole a "individui con intenti ostili". Immediata la reazione del caporedattore del Wp, Martin Baron, secondo cui "è assurdo e abietto affermare che il lavoro di Jason sia come free lance che come corrispondente del Post a Teheran fosse spionaggio o rappresentasse una minaccia alla sicurezza dell'Iran". Rezaian, giornalista con la doppia cittadinanza iraniana e americana, era alla guida dell'ufficio di corrispondenza del Wp in Iran dal 2012. Sul suo caso era intervenuto lo stesso presidente Barack Obama, che il mese scorso aveva esortato Teheran a rilasciare immediatamente gli americani detenuti nelle carcere iraniane.
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