di Franco Alberti*
Sole 24 Ore Sanità, 21 aprile 2015
Nella Casa di reclusione di Massa sono state introdotte due importanti novità. L'istituto penitenziario è il primo in Italia che sta consentendo ai detenuti di scegliersi il medico di fiducia e che sta dando ai familiari l'opportunità di monitorare il loro stato di salute attraverso uno sportello informativo.
In analogia a quanto succede per il cittadino libero, che può scegliere il medico di fiducia dall'elenco dei medici presenti che non hanno raggiunto il numero limite massimo degli assistiti, dal primo dicembre scorso, a Massa, è possibile effettuale una prima e seconda scelta di un medico, in base alla disponibilità dello stesso, fra gli otto medici operanti nel penitenziario. Così, all'interno del carcere, anche il detenuto conosce anticipatamente giorni e orari stabiliti d'ambulatorio al pari del cittadino libero.
Una importante novità nello scenario generale che vede all'interno degli istituti penitenziari operare più medici, obbligando la persona costretta al momento del bisogno, urgente o meno, a rivolgersi al medico presente di turno. Quest'organizzazione non permetteva una continuità della cura in quanto era leso, come riferito dal Comitato nazionale di bioetica, il diritto alla continuità della cura; inoltre, mancava completamente quel rapporto medico-paziente raccomandato più volle dall'Oms anche in ambito detentivo.
A Massa, a distanza di tre mesi, da una prima verifica effettuata, si e tonnato un rapporto di fiducia medico-paziente che ha contribuito a una maggiore appropriate/za diagnosti-co-tcrapeutica e ha portato non solo soddisfazione agli utenti, ma anche un risparmio di tipo economico.
Altra rilevante introduzione è stata l'istituzione di uno sportello informativo sanitario, attualmente funzionante due giorni al mese e su appuntamento, al quale possono rivolgersi i parenti o gli aventi diritto per notizie sanitarie, naturalmente a seguito di un consenso scritto da parte del diretto interessato.
Un reale cambiamento rispetto a quanto previsto in precedenza, visto che solo il soggetto detenuto ha diritto d'accesso alla propria documentazione sanitaria in qualsiasi momento mentre purtroppo esiste un vuoto informativo sanitario che riguarda invece i parenti o gli altri soggetti aventi diritto.
Non conoscere le condizioni di salute, in taluni casi, può portare a tristi risvolti e per ovviare a questa mancanza a Massa si è deciso di percorrere una strada diversa. Il locale che ospita lo sportello viene messo a disposizione dalla Direzione del carcere e si trova all'esterno del carcere stesso; le notizie al momento sono fomite direttamente dal responsabile sanitario del presidio, ma in un prossimo futuro saranno fornite dallo stesso medico di riferimento del paziente.
Grazie alla fattiva collaborazione tra chi scrive e la Direzione della casa di reclusione di Massa, queste due iniziative sono state oggetto, prima della loro attuazione, di un confronto con la popolazione ristretta nella Casa di Reclusione. Le novità introdotte sono state condivise e valutate con gli stessi detenuti, durante incontri "ad hoc" dove sono stati raccolti suggerimenti, che li hanno visti particolarmente partecipi. Questi due progetti, che fanno da apripista in Italia nel miglioramento dell'assistenza sanitaria dei detenuti, si inseriscono dopo la riforma della sanità penitenziaria, un'innovazione importante perché ha aperto le porte del carcere a una istituzione, quella sanitaria, il cui mandato primo e unico è la promozione della salute della persona e la sua tutela della salute come paziente,
L'uguaglianza nel diritto alla salute fra detenuti e liberi non significa solo uguaglianza nell'offerta di servizi sanitari. Una buona rete di servizi sanitari è uno strumento necessario, ma non sufficiente, per raggiungere l'uguaglianza dei livelli di salute: ai detenuti va offerta, infatti, l'opportunità dell'accesso al bene salute, tenendo conto delle notevoli differenze di partenza nei livelli di salute, nonché delle particolari condizioni di vita in regime di privazione della libertà, che di per sé rappresentano un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di salute. Queste due innovazioni, nella loro semplicità, contribuiscono quindi a incrementale una logica di continuo miglioramento della gestione della salute "dietro le sbarre", pur rappresentando solo l'inizio di una vera rivoluzione culturale da parte di tutti, in particolare degli operatori sanitari (e non) che vi operano con dedizione.
* Responsabile Presidio distrettuale Asl Massa-Carrara "istituto Penitenziario"
La Provincia, 21 aprile 2015
Tensione senza fine nel penitenziario, nuova denuncia del Sappe. Sembra davvero non avere fine la spirale di tensione e violenza che caratterizza ormai da mesi il carcere di Cremona, da tempo al centro di eventi critici e delle critiche sindacali del Sappe, l'organizzazione più rappresentativa dei baschi azzurri.
"Questa mattina (lunedì 20 aprile, ndr) - si legge nella nota diffusa dal segretario generale del Sappe, Donato Capece - un detenuto straniero si è ferito. Il tempestivo intervento degli agenti di servizio ha impedito che la situazione degenerasse. A seguire si sono rese necessarie le cure dell'uomo presso l'infermeria, ma non è finita lì. Lo stesso detenuto, rientrato in cella, ha dato fuoco a quel che aveva nella sua camera detentiva. Poteva essere una strage.
Fiamme e fumo hanno invaso la cella e la sezione, ma proprio il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha scongiurato conseguenze drammatiche. Il fumo era denso e pericoloso, tale da determinare anche grida di allarme da parte degli altri detenuti, e i poliziotti sono stati eroici nel loro comportamento. Si è reso necessario far evacuare la sezione detentiva. Cinque poliziotti sono rimasti intossicati e sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo supporto dei loro colleghi. Sono stati momenti di grande tensione. Sono stati bravi i poliziotti a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza".
Secondo Capece, "questo gravissimo episodio è sintomatico di una tensione detentiva che noi denunciamo da tempo. Da mesi segnaliamo le criticità interne al carcere, dove evidentemente la situazione sembra sfuggire di mano a direttore e comandante del reparto di polizia penitenziaria, che evidentemente hanno improntato una organizzazione del lavoro e una quotidianità penitenziaria fallimentare sotto il punto di vista della sicurezza e della rieducazione trattamentale".
Il Sappe torna così a chiedere, "nell'indifferenza dell'amministrazione penitenziaria, una ispezione ministeriale e l'allontanamento da Cremona di direttore e comandante della polizia penitenziaria". Nel 2014 - ricorda Capece - nella casa circondariale di Cremona si è registrato un numero di atti di autolesionismo (120) maggiore di quelli del penitenziario di Milano San Vittore (46), che però ha quasi il triplo dei detenuti. "Le responsabilità di direttore e comandante per quel che da mesi avviene in carcere a Cremona mi sembrano palesi e mi sorprende - conclude Capece - che l'amministrazione penitenziaria non adotti adeguati provvedimenti".
di Massimo Mugnaini
La Repubblica, 21 aprile 2015
Una detenuta di 40 anni del carcere fiorentino di Sollicciano ha appiccato il fuoco alle suppellettili della propria cella e un ispettore e cinque guardie carcerarie sono rimaste intossicate dal fumo. Lo rende noto il sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria). La detenuta voleva protestare contro il suo prossimo ricovero in una Rems (residenza esecuzione misure sicurezza). Durante le difficoltose operazioni di spegnimento delle fiamme, afferma il sindacato, viste anche le disfunzioni del sistema antincendio, un ispettore e 5 agenti femminili sono rimasti intossicati dal fumo.
Le cinque agenti, una delle quali in condizioni particolarmente gravi, e due detenute hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. "Si tratta dell'ennesimo gravissimo episodio interno alla casa circondariale di Sollicciano dove purtroppo - afferma il segretario dell'Osapp Leo Beneduci -. Di fronte a tanta ingiustificata non curanza, come sindacato non ci resta che chiedere che il direttore e il provveditore regionale siano sottoposti ad accurate indagini ispettive in sede ministeriale intese ad accertarne le responsabilità rispetto a condizioni di continuo reale e grave rischio per il personale, per l'utenza e per l'intera collettività".
www.oknovara.it, 21 aprile 2015
"Quello del carcere, in Piemonte, è un pianeta complesso e in continua evoluzione". Così l'esordio del "Garante regionale per i detenuti" Bruno Mellano, in aula in Regione, presentando la relazione sulla propria attività. Grazie ai recenti provvedimenti "normativi e organizzativi" si è passati "a un progressivo decremento dei detenuti all'interno delle carceri piemontesi, che da oltre 5.000 sono oggi poco più di 3.500.
Occorre però tener presente che le criticità e illegalità del sistema penitenziario non sono attribuibili in via esclusiva ai problemi di sovraffollamento ma riguardano soprattutto l'efficacia del periodo di detenzione rispetto all'obbiettivo individuale e collettivo della pena". Dalle statistiche, ha aggiunto il Garante, si evince come siano "aumentate di molto le persone in esecuzione penale esterna, che in Piemonte sono circa 2.700.
Pare quindi giunto il momento di approfittare di un'opportunità impensabile fino a qualche anno fa per rilanciare e approfondire una collaborazione istituzionale e sociale mirata a rendere la pena detentiva utile ed efficace". In Piemonte ci sono 13 istituti penitenziari per adulti, 1 carcere minorile e 1 Centro di identificazione ed espulsione, a Torino.
"Tra le emergenze da affrontare - ha concluso Mellano - spicca quella del lavoro per abbattere il rischio di recidiva: è dimostrato che su dieci detenuti che hanno avuto occasione di sviluppare e arricchire la propria professionalità e di abituarsi agli orari e ai ritmi di lavoro, solo tre hanno fatto ritorno in carcere. Da quando i fondi dell'Ufficio ammende non sono più impiegati per finanziare progetti lavorativi, è purtroppo diminuito sensibilmente il numero di detenuti che può accedere al lavoro. Urge trovare nuove forme e nuove risorse per non perdere un'occasione tanto importante per il reinserimento lavorativo dei detenuti".
Qualche dato relativo alla Case circondariali di Novara e Verbania, aggiornati al 24 marzo. Quella di Novara ospitava in totale 161 detenuti (38 stranieri, cioè il 23,17%), ovvero la capienza totale regolare (la tollerabilità massima è fissata invece a 190), mentre quella verbanese 59 (16 stranieri, cioè il 27,59%) su una capienza di 53 (tollerabilità massima a 89). Dei 161 "novaresi" 19 erano in attesa di giudizio, 8 appellanti, 7 ricorrenti e 95 con condanna definitiva (i restanti sotto altre voci); dei 59 "verbanesi" 13 quelli in attesa di giudizio, 4 gli appellanti, 2 i ricorrenti e 36 quelli con condanna definitiva (gli altri sotto altre voci). A Novara si suddividono in 92 "comuni" e 69 al "41 bis" (ovvero il carcere duro per mafiosi etc.), a Verbania fra 34 "comuni" e 24 "protetti".
Per quanto riguarda impieghi e lavori, all'interno e all'esterno. A Novara, fra i semiliberi, 1 lavora in proprio e 1 ha un datore di lavoro esterno (a Verbania nessuno rientra in queste tipologie); 5 sono ammessi al lavoro esterno (2 a Verbania), mentre 1 è alle dipendenze di una cooperativa. Quindi in totale i detenuti "novaresi" che lavorano sono (solo) 8, mentre i "verbanesi" 2. Ma c'è per fortuna il discorso degli interventi socialmente utili (manutenzioni, pulizie etc.), tramite accordi con gli enti locali: a Novara coinvolgono una trentina di detenuti, a Verbania una ventina.
È un aspetto importante, tra l'altro recentemente rilanciato a Novara anche tramite la Provincia che ha sottoscritto un accordo con la Casa circondariale cui hanno aderito la Magistratura di sorveglianza e l'Ufficio esecuzioni esterne. Al tavolo col presidente Besozzi il direttore del Carcere Rosalia Marino, il magistrato di sorveglianza Lina Di Domenico e per l'Ufficio esecuzioni penali esterne la responsabile Santina Gemelli. Previsti interventi in tutto il Novarese con particolare attenzione alla manutenzione stradale e all'edilizia scolastica.
di Gianni D'Anna
www.augustaonline.it, 21 aprile 2015
Partirà nei prossimi giorni l'utilizzo di detenuti della casa circondariale di Augusta per lavori di manutenzione varia sul territorio comunale come previsto dal protocollo siglato dai due enti. L'hanno reso noto questa mattina, durante la conferenza stampa, il commissario straordinario del comune vice-prefetto Maria Rita Cocciufa e il direttore della casa di reclusione Antonio Gelardi. All'incontro erano presenti anche il sovraordinato Raffaele Falconieri e il dirigente della Polizia Municipale Antonino Barbera.
Grande soddisfazione è stata espressa da entrambe gli enti per la sigla dell'accordo che avrà la durata di un anno e che si rinnoverà tacitamente per cinque anni. "Un momento di grande riscatto sociale anche per i detenuti - ha commentato la commissaria Cocciufa - grazie a una serie di considerazioni fatte a seguito di alcune nostre visite nella casa di reclusione. L'ambiente carcerario mi aveva affascinato - ha affermato - una realtà che appare estranea alla comunità, anche se così non è realmente. Alcune di queste persone avranno la possibilità di uscire per mettere a frutto quello che sanno fare, a beneficio della comunità".
La commissione aveva già notato "il gran lavoro fatto dai detenuti per la pulizia del cortile interno del castello Svevo. Adesso con questo protocollo si potrà avere una più organica collaborazione. Anche grazie alla stipulazione di un'assicurazione stipulata per i detenuti, come prevede la legge, siamo pronti all'utilizzo degli elementi che il direttore Gelardi fornirà, per una serie di manutenzioni del verde pubblico, sulle strade o edifici comunali, della segnaletica stradale". Al progetto saranno impegnati il personale dell'ufficio tecnico e della polizia municipale. Come annunciato tra i primi interventi è stato programmato la pulizia di Palazzo san Biagio in occasione della prossima riapertura.
"Ringrazio il direttore Gelardi - ha concluso il vice-prefetto Cocciufa - per la sensibilità dimostrata nell'aver creduto alla positiva interazione tra carcere e comunità. Augusta può vantarsi di essere la prima città siciliana che ha dato il via a una collaborazione del genere". Il direttore ha confermato il suo impegno "Frutto della sintonia tra i due enti per attività di "giustizia riparativa" a favore di detenuti che sono già in regime appropriato.
Da tempo un gruppo di detenuti già escono dalla Casa di Reclusione per andare a cucinare e servire alla mensa per bisognosi dell'associazione "Buon Samaritano" che in cambio spesso organizza collette per l'acquisto di generi di prima necessità per i detenuti bisognosi. È un modo per fare espiare la pena detentiva in maniera diversa, per cercare di restituire alla comunità individui. Una recente normativa - ha spiegato Gelardi - ha permesso ai detenuti di lavorare per comuni e associazioni di volontariato. Ci muoviamo a piccoli passi, collaborando con scuole e associazioni, uno scambio continuo".
Ansa, 21 aprile 2015
Un Primo maggio 2015 anche per la poco nota "economia carceraria". È quello organizzato alla casa circondariale di San Vittore a Milano, dove sarà allestito uno "Speciale padiglione Italia" in occasione dell'apertura di Expo 2015. Si tratta di un'esposizione delle attività produttive legate al cibo e all'ambiente che le cooperative del privato sociale realizzano nelle strutture penitenziarie italiane.
Un'occasione importante per dare visibilità all'economia penitenziaria che non solo produce, ma tenta di generare posti di lavoro per i detenuti e realizzare quell'intervento di inclusione sociale che mira all'abbassamento della recidiva dei reati. Lo speciale padiglione potrà essere visitato dalle ore 15.30 alle 18 da cittadini, imprenditori, ristoratori, commercianti, amministratori pubblici nell'obiettivo di assaggiare, toccare, concordare strategie commerciali, stabilire contatti utili per proseguire una collaborazione fattiva e creare opportunità. La sfida di Expo per l'Amministrazione penitenziaria è far sentire il carcere parte del territorio, rinsaldare il patto sociale e contribuire alla costruzione di una società integrata "buona come il buon cibo" e migliore per tutti.
di Teresa Grasso
La Sicilia, 21 aprile 2015
Un posto più accogliente per incontrare i propri familiari e per vivere con maggiore serenità il percorso di ritorno alla vita vera. Sono stati inaugurati, ieri mattina, i nuovi locali della zona laboratori nel cortile interno dell'Istituto penale per minorenni di Acireale. Una cerimonia partecipata che ha visto protagonisti indiscussi i ragazzi reclusi. Dopo un lungo periodo di inabilità e proprio in occasione dell'arrivo della stagione estiva, una preziosa risorsa per i 20 giovani presenti nell'istituto che trascorrono in questi luoghi buona parte della loro giornata. E proprio qui che i ragazzi svolgono attività ricreative: dalla classica partita di calcetto ai laboratori di ceramica, scultura e falegnameria.
In realtà, per accogliere al meglio gli ospiti che hanno assistito all'evento, i giovani si sono improvvisati pure chef, cucinando con le proprie mani le pietanze offerte nel corso della cerimonia. Nel cortile sono stati collocati due gazebo che saranno utilizzati per i colloqui tra ragazzi e famiglie, ma anche per le attività all'aperto che saranno di volta in volta programmate.
Alla cerimonia erano presenti il dirigente del Centro per la giustizia minorile di Palermo, Angelo Meli, soddisfatto specialmente per l'entusiasmo manifestato dai giovani contenti per le nuove opportunità di cui usufruiranno i giovani reclusi, il direttore generale del Dipartimento per la giustizia minorile, Emanuele Caldarera, il presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, Francesca Pricoco, il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, l'assessore alle Politiche Sociali, Adele D'Anna, il vescovo della diocesi, Antonino Raspanti, assieme agli operatori e i volontari che collaborano con l'istituto.
"Grande emozione e la riprova che investire su questi giovani garantisce per loro uno stimolo e la motivazione per vivere al meglio il difficile quanto necessario percorso che li restituisce alla loro vita, é chiarissimo e la giornata di oggi ne é stata la prova che i ragazzi danno il massimo se comprendono che si ha interesse per la loro vita e il loro percorso di recupero sociale e umano", ha spiegato con tono commosso e particolarmente soddisfatta la direttrice dell'Ipm di Acireale, Carmela Leo.
di Erika Pontini
La Nazione, 21 aprile 2015
Domani sera la cena-evento che segna il traguardo del progetto per il reinserimento dei detenuti. Quindici nuovi cuochi che hanno imparato l'arte di far da mangiare ai più sofisticati clienti. Una cena di 250 persone è il banco di prova che li vedrà impegnati sotto la guida di uno chef d'eccellenza, Giancarlo Polito.
La nuova frontiera di un mondo del lavoro sempre più difficile, stavolta, è dietro le sbarre del carcere di Capanne a Perugia - diretto dalla dottoressa Dina di Mario - dove, anche quest'anno (dopo il successo dello scorso anno) tornano "Golose evasioni", che saranno accompagnate anche dalla performance del clarinettista Gabriele Mirabassi e del chitarrista Roberto Taufic. Saranno loro, quanti stanno pagando con la detenzione i loro sbagli nella società, a preparare la cena a pagamento in programma per mercoledì sera.
E metteranno a tavola anche il cardinale Gualtiero Bassetti, il sottosegretario alla giustizia, Cosimo Ferri, il prefetto Antonella De Miro, il sindaco Andrea Romizi, Luisa Todini, presidente di Poste italiane, Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio e Andrea Fora, presidente Federsolidarietà-Confcooperative. Ma anche i vertici della magistratura, come il presidente della Corte d'appello Wladimiro De Nunzio e il procuratore generale Giovanni Galati. E poi avvocati, pm, imprenditori, assessori e onorevoli.
L'iniziativa si inserisce nell'ambito del progetto "Intra: azioni integrate per la transizione al lavoro delle persone detenute", finanziato dalla Provincia di Perugia e gestito dalla cooperativa sociale Frontiera Lavoro in collaborazione con l'Unione Regionale Cuochi Umbri. Il corso di "Addetto alla cucina" ha previsto 150 ore di lezione ed ha offerto a 15 detenuti del reparto penale "la possibilità di apprendere un mestiere spendibile nel mercato del lavoro, una volta terminato di scontare la pena detentiva".
"La nostra idea - sostiene Roberta Veltrini, presidente di Frontiera Lavoro - è quella di far sentire utili queste persone e aiutarle a reinserirsi nella società a cominciare dal mondo lavorativo, elemento imprescindibile del trattamento educativo. Ecco perché occorre favorire la partecipazione dei detenuti alle attività formative, che risultano indispensabili per l'acquisizione di qualifiche utili per la collocazione nel mercato ordinario del lavoro al momento della dimissione dall'istituto".
Carcere, quindi, come vero luogo di recupero. Gli allievi-chef sono stati 4, già ammessi al lavoro esterno e impegnati nel tirocinio formativo di sei mesi nei migliori ristoranti perugini, insieme ad altri 11 detenuti che, divisi in due turni, preparano ogni giorno il pranzo e la cena per la popolazione dell'istituto. "È un'esperienza bellissima, ricca di soddisfazioni. La mia speranza è di poter fare anche in futuro questo lavoro", dice Angelo, 30 anni. Detenuto-chef.
Quotidiano di Calabria, 21 aprile 2015
Un coltello artigianale è stato individuato nel carcere di Reggio Calabria durante una perquisizione in delle celle. L'arma è stata ricavata dalla lamiera delle bombolette del gas. Un coltello rudimentale, che secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato ricavato dalla lamiera delle bombolette di gas che i detenuti usano per cucinare e riscaldare cibi e bevande, è stato trovato da personale della polizia penitenziaria nella casa circondariale "Panzera" di Reggio Calabria. Lo rendono noto Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale. Il coltello è stato scoperto nel corso di una perquisizione effettuata in locali che sono di uso comune ai detenuti.
"Il coltello, abilmente occultato, è stato trovato all'interno di un intercapedine di locali in uso ai detenuti. È stato realizzato con del materiale tipo lamiera, realizzato schiacciando e modellando la lamiera di una bomboletta di gas in uso ai detenuti per riscaldare e cucinare le pietanze tramite fornellini da camping", ha aggiunto il segretario generale del sindacato Donato Capece.
Per Capece, che esalta "i poliziotti penitenziari di Reggio Calabria per l'importante ritrovamento, che evidenzia la loro professionalità, il loro scrupolo, la loro attenzione", la presenza di un arma di questo tipo "impone domande preoccupanti. A cosa sarebbe servito? Ad una resa di conti tra detenuti o ad un agguato ai poliziotti?". Evidenziando in questo modo anche l'allarme per la sicurezza che da qualche tempo c'è nelle carceri calabresi.
Bellucci ha poi evidenziato come "nei dodici mesi del 2014, nel carcere di Reggio Calabria 'Panzerà si sono contati il tentato suicidio di un detenuto, sventato in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 3 episodi di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette) e 8 colluttazioni". Una situazione che per Capece è "sintomatica del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell'esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all'altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell'esecuzione della pena nazionale".
Il Mattino, 21 aprile 2015
Saranno gli studenti dell'istituto Serra di via Trinità delle Monache a dare il via domani mattina al ciclo di incontri con l'attore ergastolano Aniello Arena nell'ambito del progetto "Early School Leaders. Dall'abbandono al successo dentro e fuori la scuola" che si occupa di combattere il fenomeno della evasione scolastica. Promosso da una rete di 26 soggetti tra enti del terzo settore, enti locali, scuole, università - capofila Ltm, Gruppo Laici terzo mondo Organizzazione Non Governativa con sede a Napoli in via de Pretis 62 - il programma, che si articola in due anni, si impegna a mettete in campo le strategie atte intervenire efficacemente nel contrasto alle principali cause di dispersione e abbandono delle aule.
Nel corso delle tre ore di confronto, l'attore originario di Barra - condannato per la strage di piazza Crocelle a Barra del gennaio 1991 - detenuto presso la casa di reclusione di Volterra sarà accompagnato dal regista Armando Punzo che nel 1997 ha fondato nel carcere la Compagnia della Fortezza www.compagniadellafortezza.org e racconterà il suo percorso: allontanatosi dalla scuola, ha cominciato a vivere secondo la legge della strada fino a incrociare il crimine e poi la detenzione. Il suo riscatto e il suo recupero sono avvenuti proprio grazie al teatro, di cui ha cominciato ad appassionarsi in prigione.
A partire dal teatro, Aniello ha iniziato un percorso di revisione del proprio passato fino a raggiungere il successo con la partecipazione al film "Reality" del regista Matteo Garrone premiato al Festival del Cinema di Cannes dove Aniello ha ricevuto il Nastro d'Argento come miglior attore. In seguito la pubblicazione con la casa editrice Rizzoli del libro autobiografico "L'aria è ottima (quando riesce a passare)".
Durante gli appuntamenti, alle parole si aggiungeranno le immagini di video e di documentari collegati all'attività teatrale nel carcere di Volterra e il testo sarà il pretesto per rispondere alle domande dei ragazzi e affrontare le questioni più spinose legate alle scelte sbagliate e alle conseguenze che queste possono avere sulla vita di un individuo. Gli altri appuntamenti in programma mercoledì alla Volino Croce di via De Gaparis e giovedì all'istituto Leonardo da Vinci di via Foggia.
- Gela (Ct): cancelleria e libri per i detenuti dal Lions club del Golfo
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