Ristretti Orizzonti, 31 gennaio 2015
Visita dell'Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, presso l'Istituto Ferrante Aporti in data 2 febbraio 2015. Lunedì 2 febbraio 2015, alle ore 11.15, l'Arcivescovo di Torino, Mons. Nosiglia, farà visita al Ferrante Aporti per benedire una statua di Don Bosco che troverà spazio nella cappella dell'Istituto. Tale iniziativa si inserisce nel programma dei festeggiamenti del Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (Castelnuovo d'Asti, 16 agosto 1815 - Torino, 31 gennaio 1888). Il manufatto, intagliato in legno di tiglio e raffigurante don Bosco che abbraccia due adolescenti, è opera dell'artigiano Aldo Pellegrino di Boves (Cn), donata al carcere minorile da alcuni amici di Don Ricca, salesiano da 35 anni, cappellano del carcere minorile. Vuole essere un omaggio a Don Bosco che ritorna nel carcere minorile in ricordo di quella visita nella Pasqua del lontano 1885 (allora l'Istituto era noto come "La Generala"). Si auspica che l'evento possa, inoltre, essere preparatorio ad un'eventuale, tanto attesa, visita del Santo Padre, in occasione dell'annunciato pellegrinaggio a Torino, il 21 giugno 2015. All'evento, a cui sono state invitate le massime Autorità civili, religiose e militari, presenzieranno il Direttore dell'Istituto Ferrante Aporti, Dott.ssa Gabriella Picco e il Dirigente del Centro Giustizia Minorile di Torino, Dott. Antonio Pappalardo.
di Youmna Dimashqi, traduzione e sintesi di Claudia Avolio
www.arabpress.eu, 31 gennaio 2015
"Save the Rest" è la campagna lanciata dagli attivisti siriani per chiedere il rilascio dei detenuti nelle carceri del regime di Assad diffondendo le loro storie e foto, ricordando sia chi è morto sotto tortura che quanti si trovano ancora in carcere o di cui non si conosce la sorte. A prendere parte all'iniziativa sono anche molti attivisti di diversi Paesi in cui si trovano a vivere i siriani, dalla Turchia al Libano, dalla Germania alla Francia (anche in Italia, ndt", che hanno scritto striscioni come "Ai detenuti che hanno lavorato per una Siria democratica e civile, vi aspettiamo sul cammino che conduce alla libertà".
Bassam Ahmad, portavoce del Violation Documentation Center, partecipa alla campagna spiegando che l'idea su cui si basa è riportare sotto i riflettori una questione che nessuno può dimenticare e identificando la scelta di svolgerla a ridosso dei colloqui di Mosca nel tentativo di fare pressioni sulla comunità internazionale perché faccia qualunque cosa pur di salvare i detenuti. Tra gli obiettivi primari dell'iniziativa c'è anche la comunicazione con le organizzazioni che si occupano dei diritti umani e delle questioni legate ai detenuti.
Come fa notare lo stesso Ahmad, le recenti stime circa il numero di detenuti in Siria portano alla luce dati terrificanti: 200 mila le persone detenute finora di cui almeno 15 mila morte sotto tortura nelle carceri del regime, almeno 1500 bambini e bambine sottoposti ad arresti arbitrari ed almeno 1700 donne. La campagna chiede il rilascio anche di chi è prigioniero dei battaglioni che rivendicano la propria appartenenza alla rivoluzione siriana e dei prigionieri di Daish (conosciuto in Occidente come Isis).
"Save the Rest" andrà avanti fino a febbraio e prevede anche dei presidi di fronte alle ambasciate. Tra le pagine Facebook che diffondono le storie dei detenuti siriani c'è quella dal titolo "Io sono un detenuto, io sono una detenuta: questa è la mia storia nelle carceri del regime". Raccoglie decine di storie raccontate dagli amici dei detenuti, come quella di un padre che ha visto i suoi figli in sogno, uno studente universitario che ha lasciato il suo banco vuoto tra i compagni e famiglie che hanno ricevuto le carte di identità dei figli da parte dei servizi di sicurezza come se fossero morti sotto tortura e invece erano ancora vivi, e questo per ricattarne i famigliari.
"Non ricordo la data in cui sono stata incarcerata, non ricordo l'anno né il giorno né il mese. Ho dimenticato perfino in che braccio mi trovavo, trasformata in un numero. Tu ora sei un numero sfollato, e lui è un numero detenuto, quest'altro è un numero rifugiato e quell'altro è un numero martire. Per non trasformarci tutti in dei numeri, chiediamo che riportino i detenuti da noi. Scrivete e reclamateli perché un giorno possiamo dimenticare i numeri": così Sham conclude il memoriale della sua detenzione sulla sua pagina. Quando finirà il gioco dei numeri in Siria?
www.clandestinoweb.com, 31 gennaio 2015
Una prigione come le altre? No, quello del Brasile è il carcere più pericoloso che possa esistere. I dati parlano chiaro: 75 detenuti dal 2013 sono morti nel complesso della "Pedrinhas" di Sao Luis. I tumulti di quell'anno terminarono con almeno 13 morti. Durante un altro scontro fra fazioni rivali furono decapitate tre persone, le teste esibite come trofei.
Questo è quanto riporta il quotidiano online Dagospia, che nel dare la notizia a sua volta cita Darren Boyl per "Mail On Line". Ma quale è la causa di tutto questo orrore? Come per l'Italia, ma occorre sottolineare che non si arriva a tanto nelle carceri, il problema è quello del sovraffollamento carcerario. Detenuti stipati in piccole celle, poco spazio per respirare e tante persone da tenere a bada. Si tratta di un duplice problema: da una parte infatti il sovraffollamento priva i detenuti di spazi "umani", costringendoli a spazi "inumani", poi aumenta il rischio di malattie. Dall'altra il problema si ritorce sulla sorveglianza. Più difficoltoso il controllo tra i detenuti. Infatti, guardando al caso straniero di Pedrinhas, il numero dei detenuti negli ultimi 20 anni è quadruplicato. Dagospia riporta che "sono in 500.000 dietro le sbarre, la quarta popolazione carceraria al mondo, dopo Russia, Stati Uniti e Cina. I motivi di una simile crescita sono legati agli arresti per droga, alla mancanza di assistenza legale e alla mancanza di volontà di creare nuovi spazi per la detenzione".
Ansa, 31 gennaio 2015
L'Ohio riprogramma sette condanne a morte nel tentativo di trovare nuove droghe letali, una decisione che si traduce nel fatto che non ci saranno esecuzioni capitali nello stato nel 2015 per la prima volta dal 1999. L'annuncio riguarda sei esecuzioni che erano in calendario quest'anno e una nel 2016 e segue la decisione della giustizia di ritardare le condanne a morte in attesa che una nuova politica sulle esecuzioni venga decisa. La nuova politica include l'uso di droghe che l'Ohio non ha.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 31 gennaio 2015
In Grecia ci sarà anche una radicale rivisitazione del sistema carcerario, è uno dei primi provvedimenti che il nuovo governo di sinistra capitanato da Tsipras si appresterà a fare. Il neo vice ministro della Protezione del cittadino e dell'Ordine pubblico - che corrisponde al ministro degli Interni nostrano - ha anticipato che la sua prima azione politica sarà la completa abolizione del carcere di tipologia c, una sorta di 41 bis in salsa greca, la detenzione di rigore nei confronti dei detenuti accusati o condannati definitivamente per terrorismo, ma anche dei prigionieri comuni per reati di grave entità.
Il neo ministro in questione si chiama Yiannis Panousis, un professore di criminologia, ex appartenente al partito di sinistra democratica denominato Dimar, non eletto con Syriza ma nominato ministro da Tsipras. La prima mossa di Panousis è stata quella di rimuovere le barriere metalliche di fronte al Parlamento, in pieno centro di Atene. Un gesto simbolico che è soprattutto un messaggio ai cittadini, come per dire: "Non abbiamo paura delle proteste".
Le transenne erano state installate negli anni passati nel tentativo di contenere le veementi manifestazioni organizzate contro le misure di austerity imposte dalla Troika e applicate dai governi di centrosinistra e centrodestra che si sono succeduti dal 2010 ad oggi. Ma come abbiamo anticipato, il ministro della Protezione del cittadino e dell'Ordine pubblico non si fermerà solamente a un gesto simbolico. Per ora sono entusiasmanti per chi combatte contro la tortura istituzionalizzata in nome della sicurezza.
Ma cos'è il carcere di tipo C che il vice ministro vorrebbe abolire? Tutto nasce dall'evasione di Christodoulos Xiros, membro dell'ex organizzazione 17 Novembre. Xiros si trovava in carcere dal 2003 condannato a sei ergastoli e l'anno scorso aveva ottenuto un permesso premio per le festività natalizie dal 30 dicembre fino al 7 gennaio. Egli non si è mai più presentato alla prigione di Korydallos, scatenando la rabbia dei politici e dei mass media in tutto il Paese. Dopo la sua fuga, l'ex ministro della Giustizia, Charalambos Athanassiou, ha annunciato una riforma del sistema carcerario e la costruzione della prima prigione ad alta sicurezza in Grecia.
Detto, fatto. Nella cittadina di Domokos il carcere è stato tramutato in uno ad alta sorveglianza, installando videocamere, porte blindate, infissi e finestre antiproiettile, mentre il territorio circostante è stato presidiato dall'Ekam, unità speciale antiterrorismo, e soldati armati dell'esercito. Per quanto riguarda la riforma carceraria, i detenuti greci sono suddivisi in tre tipi: A, B, C. I prigionieri C sono prigionieri politici, persone condannate per rapine, estorsioni, attentati terroristici, tutti etichettati come pericolosi per la società e destinati a scontare la propria pena di dieci o più anni nella prigione di alta sorveglianza a Domokos.
Ma le misure speciali non finiscono qui, infatti i detenuti di tipo C non hanno nessun diritto a permessi di libertà, le ore d'aria sono pressoché inesistenti, così come le chiamate e i colloqui con i parenti, la posta viene censurata, vengono sottoposti ad isolamento e c'è la permanenza dentro il carcere di forze di polizia con poteri speciali.
Al di là del trattamento disumano dei prigionieri, la riforma non ha nemmeno tenuto conto di alcuni aspetti fondamentali. La città di Domokos non ha le strutture primarie, come per esempio le strade, ma allo stesso tempo si è deciso di investire una somma non indifferente di denaro pubblico nella costruzione di un carcere ad alta sorveglianza. La cittadina non dispone di sufficienti risorse d'acqua per rifornire sia il carcere sia tutti i cittadini.
Inoltre, il diritto alla salute dei prigionieri non viene garantito, dato che nella struttura vi è presente un presidio medico che non ha il personale adeguato (è presente un solo medico) e i mezzi necessari. Ciò ovviamente ha scatenato il malcontento dei detenuti imprigionati e si sono mobilitati per opporsi fermamente a quest'agghiacciante riforma: nelle città di Korydallos, Corfù e Domokos i detenuti si sono rifiutati più volte di rientrare nelle loro celle dopo l'ora d'aria e a Trikala alcuni hanno intrapreso lo sciopero della fame.
Già da marzo 2014 i detenuti avevano cominciato a lottare contro questa riforma, lotte culminate con lo sciopero della fame iniziato il 23 giugno, che ha coinvolto ben 4.500 prigionieri (su un totale di 12.000 circa) in tutte le carceri greche e si è concluso il 1° luglio. Contemporaneamente all'esterno si sono formate assemblee di solidarietà ai detenuti, si sono organizzati cortei, presidi e azioni militanti.
Anche all'estero sono state promosse iniziative di solidarietà con i prigionieri in lotta in Grecia, con mobilitazioni, dibattiti e azioni di propaganda, non solo in Europa, ma anche negli Usa e in Sudamerica. Inoltre, anche in alcune carceri, in Germania e Svizzera, diversi prigionieri hanno aderito alla mobilitazione tramite scioperi della fame.
Ora il nuovo vice ministro Yiannis Panousis ha promesso di voler abolire questa carcerazione differenziata. Non sarà sicuramente una passeggiata visto che il partito con il quale Syriza si è dovuto alleare per poter governare la Grecia è di formazione populista e quindi assolutamente non sensibile a queste tematiche. Ma non è detto che non trovino voti tra i moderati di centro sinistra. Sicuramente dalla Grecia tira una ventata nuova, fortemente libertaria.
Redattore Sociale, 30 gennaio 2015
Sedici Garanti sostengono la proposta della Redazione di Ristretti Orizzonti: "Aprire il confronto sui temi della pena". Lettera aperta al ministro Orlando: "Bisogna portare gli addetti ai lavori a confrontarsi con le persone detenute".
di Antonio Pennacchi*
Corriere della Sera, 30 gennaio 2015
Pochi anni fa - era l'8 ottobre del 2010 - nella stazione della metro Anagnina a Roma vengono a diverbio, per questioni di fila, un ragazzo italiano di vent'anni e una donna romena di trentadue, di professione infermiera, sposata e con un figlio. Pare che poi - andandosene - il ragazzo le abbia detto: "Ma non te lo insegnano al Paese tuo a stare in fila?".
di Antonio Pennacchi*
Corriere della Sera, 30 gennaio 2015
Pochi anni fa - era l'8 ottobre del 2010 - nella stazione della metro Anagnina a Roma vengono a diverbio, per questioni di fila, un ragazzo italiano di vent'anni e una donna romena di trentadue, di professione infermiera, sposata e con un figlio. Pare che poi - andandosene - il ragazzo le abbia detto: "Ma non te lo insegnano al Paese tuo a stare in fila?".
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2015
È incensurato. Il caso a Genova: il procuratore voleva l'archiviazione per non ingolfare il lavoro, ma la parte civile si è opposta. Ha rubato una scatola di cioccolatini al supermercato del valore di soli 8 euro ma sarà processato.
di Simona D'Alessio
Italia Oggi, 30 gennaio 2015
Non punibilità di reati per "particolare tenuità del fatto" verso il via libera, in commissione giustizia, alla Camera. È stata presentata dal relatore David Ermini (Pd) la proposta di parere sul decreto legislativo 130/2014, varato dall'esecutivo a dicembre, che recepisce proposte elaborate dalla commissione ministeriale (presieduta dal professor Francesco Palazzo) con l'obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge 67/2014 sulle pene detentive non carcerarie.
- Giustizia: Pagano (Dap); vogliamo valorizzare il lavoro delle cooperative in carcere
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