La Nuova Sardegna, 21 aprile 2015
"Sgomento nel carcere di Cagliari-Uta per la morte di un detenuto. L'uomo, G.P.C., originario di Arbus, si è sentito male nel primo pomeriggio di ieri. Nonostante l'immediato intervento degli Agenti della Polizia Penitenziaria, degli Infermieri e dei Medici è deceduto per un arresto cardio-circolatorio". Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", facendo osservare che "l'evento luttuoso, il primo nella nuova Casa Circondariale di Cagliari, ha provocato un profondo cordoglio". "L'uomo, che aveva subito diverse carcerazioni, era considerato un detenuto tranquillo. Avrebbe compiuto 70 anni proprio oggi essendo nato il 20 aprile 1946. Diabetico, era ricoverato nel Centro Clinico".
"Una domenica infausta - sottolinea Caligaris - che impone una riflessione. In questo caso si è trattato di un evento acuto imprevedibile ma è chiaro che occorre un'attenzione particolare verso una realtà, a venti chilometri dal capoluogo di regione, dove sono attualmente ristrette oltre 500 persone".
Ansa, 21 aprile 2015
"L'Unione delle Camere penali italiane (Ucpi) e anche la Camera penale fiorentina auspicano che la Casa Circondariale "Mario Gozzini" di Firenze non venga trasformata in Rems" perché "non sussistono le condizioni necessarie per l'accoglimento e la cura dei pazienti dell'Opg (di Montelupo Fiorentino, ndr) e soprattutto verrebbe cancellata una struttura di custodia (ma soprattutto di recupero sociale del detenuto) perfettamente funzionante e confacente al dettato costituzionale in tema di recupero del condannato".
Così, il referente dell'Osservatorio Carceri della Camera Penale di Firenze, avvocato Luca Maggiora, dopo una visita all'istituto Mario Gozzini di Firenze, effettuata unitamente ai colleghi Rosa Todisco e Michele Luzzetti, anch'essi componenti dell'Osservatorio fiorentino, e ai colleghi Riccardo Polidoro, Davide Mosso e Gabriele Terranova rispettivamente responsabile dell'Osservatorio Carcere e membri dell'Osservatorio Carcere dell'Ucpi.
"Abbiamo visitato la struttura in oggetto - riferisce l'avvocato Maggiora. La visita è stata organizzata a seguito della ipotesi di trasferimento degli internati dell'Opg di Montelupo a seguito della dismissione dello stesso. La casa circondariale Mario Gozzini è struttura detentiva a custodia attenuata dove bene viene attuato il principio rieducativo della pena. Molti sono i laboratori in cui i detenuti esprimono le proprie capacità creative e non tese al recupero sociale post delictum". Inoltre, prosegue, "abbiamo riscontrato un oggettivo buon funzionamento della struttura ed un clima disteso e collaborativo non solo dei detenuti ma anche degli operatori, tutti, che ivi prestano la propria attività lavorativa".
di Marzia Paolucci
Italia Oggi, 21 aprile 2015
Dal prossimo maggio fino a ottobre sette detenuti della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso saranno impegnati per sei mesi nella digitalizzazione di circa 900 mila pagine di atti del Consiglio superiore della magistratura. Una parte di quelle migliaia di fascicoli che vanno dal 1970 al 2002, oggi stipati nel deposito atti di viale Trastevere di proprietà dell'Agenzia del demanio (che ne chiede la restituzione).
Dal prossimo maggio fino a ottobre sette detenuti della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso saranno impegnati per sei mesi nella digitalizzazione di circa 900 mila pagine di atti del Consiglio superiore della magistratura. Una parte di quelle centinaia e migliaia di fascicoli oggi stipati nei locali dell'ufficio adibito a deposito atti di viale Trastevere di proprietà dell'Agenzia del demanio (che ne chiede la restituzione).
Atti che peraltro si sarebbe dovuto distruggere in base alla delibera della precedente consiliatura e che invece saranno in parte digitalizzati da cinque detenuti e trasportati dall'ufficio al laboratorio informatico del carcere romano, da altri due. In particolare, si tratta di 595 fascicoli dell'Ufficio studi dal 1970 al 2002, 90 faldoni della Sezione disciplinare dal 1980 al 1990, 253 faldoni della Commissione antimafia dal 1985 al 2001 e di 2662 fascicoli personali dei magistrati, già fuori servizio nel periodo 1985-2001.
Un progetto seguito dalla Commissione di sorveglianza sugli archivi ricostituitasi a febbraio scorso e composta dal vicepresidente Csm, vicesegretario generale, un funzionario dell'Archivio di stato e uno del Ministero dell'interno. L' obiettivo è quello di ridurre il materiale cartaceo del Consiglio e creare opportunità lavorative per i detenuti nel laboratorio informatico dell'istituto romano come già avvenuto per un analogo progetto relativo alla digitalizzazione dei documenti del tribunale di sorveglianza di Roma.
L'importo complessivo del progetto, pari a 43.130 euro, è quasi interamente a carico del Csm e servirà a finanziare la formazione, il pagamento degli stipendi dei detenuti e l'acquisto di cinque scanner in sostituzione dei vecchi già in dotazione a Rebibbia. Per parte sua, il ministero della giustizia, attraverso la Cassa delle ammende sostiene la spesa di 780 euro per l'acquisto di carburante e materiale di cancelleria.
Un'intesa inter-istituzionale tra il Consiglio superiore della magistratura e il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la cui fase di realizzazione è affi data alla Direzione della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso su cui per ora vige il più assoluto riserbo visto che né il Csm né il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria hanno fornito maggiori ragguagli in merito.
L'unica fonte di riferimento è la delibera che appare sul sito del Consiglio all'indirizzo www.csm.it, dal titolo "Progetto di de materializzazione dei documenti del Consiglio superiore della magistratura situati presso l'immobile di proprietà dello stato sito in Roma, viale Trastevere". Ed è lo stesso testo della delibera che cita la creazione all'interno del carcere di Rebibbia di "una struttura organizzata per l'informatizzazione dei dati cartacei attraverso la scannerizzazione dei documenti".
"Questa attività", è scritto nel documento, "oltre che portare a una significativa professionalizzazione del settore, successivamente spendibile all'esterno, ha permesso di dare lavoro negli anni a molti detenuti creando nella struttura un'attività consolidata che, in via permanente, può garantire quei servizi ad altre amministrazioni pubbliche e private".
Ed ecco come funzionerà il servizio a cui si vuole evidentemente dare un profilo tecnico di lungo respiro: due detenuti ammessi al lavoro esterno trasporteranno i faldoni dall'archivio di viale Trastevere a Rebibbia per poi restituire i documenti in digitale al Csm. Digitalizzazione che avverrà su supervisione del Consiglio Superiore da parte dei restanti cinque detenuti formati sui programmi software di scansione e indicizzazione dello stesso Consiglio mentre il controllo di garanzia sulla riservatezza dati sarà congiunto, con la partecipazione sia del personale Dap - Dipartimento amministrazione penitenziaria sia del Csm.
di Franco Alberti*
Sole 24 Ore Sanità, 21 aprile 2015
Nella Casa di reclusione di Massa sono state introdotte due importanti novità. L'istituto penitenziario è il primo in Italia che sta consentendo ai detenuti di scegliersi il medico di fiducia e che sta dando ai familiari l'opportunità di monitorare il loro stato di salute attraverso uno sportello informativo.
In analogia a quanto succede per il cittadino libero, che può scegliere il medico di fiducia dall'elenco dei medici presenti che non hanno raggiunto il numero limite massimo degli assistiti, dal primo dicembre scorso, a Massa, è possibile effettuale una prima e seconda scelta di un medico, in base alla disponibilità dello stesso, fra gli otto medici operanti nel penitenziario. Così, all'interno del carcere, anche il detenuto conosce anticipatamente giorni e orari stabiliti d'ambulatorio al pari del cittadino libero.
Una importante novità nello scenario generale che vede all'interno degli istituti penitenziari operare più medici, obbligando la persona costretta al momento del bisogno, urgente o meno, a rivolgersi al medico presente di turno. Quest'organizzazione non permetteva una continuità della cura in quanto era leso, come riferito dal Comitato nazionale di bioetica, il diritto alla continuità della cura; inoltre, mancava completamente quel rapporto medico-paziente raccomandato più volle dall'Oms anche in ambito detentivo.
A Massa, a distanza di tre mesi, da una prima verifica effettuata, si e tonnato un rapporto di fiducia medico-paziente che ha contribuito a una maggiore appropriate/za diagnosti-co-tcrapeutica e ha portato non solo soddisfazione agli utenti, ma anche un risparmio di tipo economico.
Altra rilevante introduzione è stata l'istituzione di uno sportello informativo sanitario, attualmente funzionante due giorni al mese e su appuntamento, al quale possono rivolgersi i parenti o gli aventi diritto per notizie sanitarie, naturalmente a seguito di un consenso scritto da parte del diretto interessato.
Un reale cambiamento rispetto a quanto previsto in precedenza, visto che solo il soggetto detenuto ha diritto d'accesso alla propria documentazione sanitaria in qualsiasi momento mentre purtroppo esiste un vuoto informativo sanitario che riguarda invece i parenti o gli altri soggetti aventi diritto.
Non conoscere le condizioni di salute, in taluni casi, può portare a tristi risvolti e per ovviare a questa mancanza a Massa si è deciso di percorrere una strada diversa. Il locale che ospita lo sportello viene messo a disposizione dalla Direzione del carcere e si trova all'esterno del carcere stesso; le notizie al momento sono fomite direttamente dal responsabile sanitario del presidio, ma in un prossimo futuro saranno fornite dallo stesso medico di riferimento del paziente.
Grazie alla fattiva collaborazione tra chi scrive e la Direzione della casa di reclusione di Massa, queste due iniziative sono state oggetto, prima della loro attuazione, di un confronto con la popolazione ristretta nella Casa di Reclusione. Le novità introdotte sono state condivise e valutate con gli stessi detenuti, durante incontri "ad hoc" dove sono stati raccolti suggerimenti, che li hanno visti particolarmente partecipi. Questi due progetti, che fanno da apripista in Italia nel miglioramento dell'assistenza sanitaria dei detenuti, si inseriscono dopo la riforma della sanità penitenziaria, un'innovazione importante perché ha aperto le porte del carcere a una istituzione, quella sanitaria, il cui mandato primo e unico è la promozione della salute della persona e la sua tutela della salute come paziente,
L'uguaglianza nel diritto alla salute fra detenuti e liberi non significa solo uguaglianza nell'offerta di servizi sanitari. Una buona rete di servizi sanitari è uno strumento necessario, ma non sufficiente, per raggiungere l'uguaglianza dei livelli di salute: ai detenuti va offerta, infatti, l'opportunità dell'accesso al bene salute, tenendo conto delle notevoli differenze di partenza nei livelli di salute, nonché delle particolari condizioni di vita in regime di privazione della libertà, che di per sé rappresentano un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di salute. Queste due innovazioni, nella loro semplicità, contribuiscono quindi a incrementale una logica di continuo miglioramento della gestione della salute "dietro le sbarre", pur rappresentando solo l'inizio di una vera rivoluzione culturale da parte di tutti, in particolare degli operatori sanitari (e non) che vi operano con dedizione.
* Responsabile Presidio distrettuale Asl Massa-Carrara "istituto Penitenziario"
La Provincia, 21 aprile 2015
Tensione senza fine nel penitenziario, nuova denuncia del Sappe. Sembra davvero non avere fine la spirale di tensione e violenza che caratterizza ormai da mesi il carcere di Cremona, da tempo al centro di eventi critici e delle critiche sindacali del Sappe, l'organizzazione più rappresentativa dei baschi azzurri.
"Questa mattina (lunedì 20 aprile, ndr) - si legge nella nota diffusa dal segretario generale del Sappe, Donato Capece - un detenuto straniero si è ferito. Il tempestivo intervento degli agenti di servizio ha impedito che la situazione degenerasse. A seguire si sono rese necessarie le cure dell'uomo presso l'infermeria, ma non è finita lì. Lo stesso detenuto, rientrato in cella, ha dato fuoco a quel che aveva nella sua camera detentiva. Poteva essere una strage.
Fiamme e fumo hanno invaso la cella e la sezione, ma proprio il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha scongiurato conseguenze drammatiche. Il fumo era denso e pericoloso, tale da determinare anche grida di allarme da parte degli altri detenuti, e i poliziotti sono stati eroici nel loro comportamento. Si è reso necessario far evacuare la sezione detentiva. Cinque poliziotti sono rimasti intossicati e sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo supporto dei loro colleghi. Sono stati momenti di grande tensione. Sono stati bravi i poliziotti a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza".
Secondo Capece, "questo gravissimo episodio è sintomatico di una tensione detentiva che noi denunciamo da tempo. Da mesi segnaliamo le criticità interne al carcere, dove evidentemente la situazione sembra sfuggire di mano a direttore e comandante del reparto di polizia penitenziaria, che evidentemente hanno improntato una organizzazione del lavoro e una quotidianità penitenziaria fallimentare sotto il punto di vista della sicurezza e della rieducazione trattamentale".
Il Sappe torna così a chiedere, "nell'indifferenza dell'amministrazione penitenziaria, una ispezione ministeriale e l'allontanamento da Cremona di direttore e comandante della polizia penitenziaria". Nel 2014 - ricorda Capece - nella casa circondariale di Cremona si è registrato un numero di atti di autolesionismo (120) maggiore di quelli del penitenziario di Milano San Vittore (46), che però ha quasi il triplo dei detenuti. "Le responsabilità di direttore e comandante per quel che da mesi avviene in carcere a Cremona mi sembrano palesi e mi sorprende - conclude Capece - che l'amministrazione penitenziaria non adotti adeguati provvedimenti".
di Massimo Mugnaini
La Repubblica, 21 aprile 2015
Una detenuta di 40 anni del carcere fiorentino di Sollicciano ha appiccato il fuoco alle suppellettili della propria cella e un ispettore e cinque guardie carcerarie sono rimaste intossicate dal fumo. Lo rende noto il sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria). La detenuta voleva protestare contro il suo prossimo ricovero in una Rems (residenza esecuzione misure sicurezza). Durante le difficoltose operazioni di spegnimento delle fiamme, afferma il sindacato, viste anche le disfunzioni del sistema antincendio, un ispettore e 5 agenti femminili sono rimasti intossicati dal fumo.
Le cinque agenti, una delle quali in condizioni particolarmente gravi, e due detenute hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. "Si tratta dell'ennesimo gravissimo episodio interno alla casa circondariale di Sollicciano dove purtroppo - afferma il segretario dell'Osapp Leo Beneduci -. Di fronte a tanta ingiustificata non curanza, come sindacato non ci resta che chiedere che il direttore e il provveditore regionale siano sottoposti ad accurate indagini ispettive in sede ministeriale intese ad accertarne le responsabilità rispetto a condizioni di continuo reale e grave rischio per il personale, per l'utenza e per l'intera collettività".
www.oknovara.it, 21 aprile 2015
"Quello del carcere, in Piemonte, è un pianeta complesso e in continua evoluzione". Così l'esordio del "Garante regionale per i detenuti" Bruno Mellano, in aula in Regione, presentando la relazione sulla propria attività. Grazie ai recenti provvedimenti "normativi e organizzativi" si è passati "a un progressivo decremento dei detenuti all'interno delle carceri piemontesi, che da oltre 5.000 sono oggi poco più di 3.500.
Occorre però tener presente che le criticità e illegalità del sistema penitenziario non sono attribuibili in via esclusiva ai problemi di sovraffollamento ma riguardano soprattutto l'efficacia del periodo di detenzione rispetto all'obbiettivo individuale e collettivo della pena". Dalle statistiche, ha aggiunto il Garante, si evince come siano "aumentate di molto le persone in esecuzione penale esterna, che in Piemonte sono circa 2.700.
Pare quindi giunto il momento di approfittare di un'opportunità impensabile fino a qualche anno fa per rilanciare e approfondire una collaborazione istituzionale e sociale mirata a rendere la pena detentiva utile ed efficace". In Piemonte ci sono 13 istituti penitenziari per adulti, 1 carcere minorile e 1 Centro di identificazione ed espulsione, a Torino.
"Tra le emergenze da affrontare - ha concluso Mellano - spicca quella del lavoro per abbattere il rischio di recidiva: è dimostrato che su dieci detenuti che hanno avuto occasione di sviluppare e arricchire la propria professionalità e di abituarsi agli orari e ai ritmi di lavoro, solo tre hanno fatto ritorno in carcere. Da quando i fondi dell'Ufficio ammende non sono più impiegati per finanziare progetti lavorativi, è purtroppo diminuito sensibilmente il numero di detenuti che può accedere al lavoro. Urge trovare nuove forme e nuove risorse per non perdere un'occasione tanto importante per il reinserimento lavorativo dei detenuti".
Qualche dato relativo alla Case circondariali di Novara e Verbania, aggiornati al 24 marzo. Quella di Novara ospitava in totale 161 detenuti (38 stranieri, cioè il 23,17%), ovvero la capienza totale regolare (la tollerabilità massima è fissata invece a 190), mentre quella verbanese 59 (16 stranieri, cioè il 27,59%) su una capienza di 53 (tollerabilità massima a 89). Dei 161 "novaresi" 19 erano in attesa di giudizio, 8 appellanti, 7 ricorrenti e 95 con condanna definitiva (i restanti sotto altre voci); dei 59 "verbanesi" 13 quelli in attesa di giudizio, 4 gli appellanti, 2 i ricorrenti e 36 quelli con condanna definitiva (gli altri sotto altre voci). A Novara si suddividono in 92 "comuni" e 69 al "41 bis" (ovvero il carcere duro per mafiosi etc.), a Verbania fra 34 "comuni" e 24 "protetti".
Per quanto riguarda impieghi e lavori, all'interno e all'esterno. A Novara, fra i semiliberi, 1 lavora in proprio e 1 ha un datore di lavoro esterno (a Verbania nessuno rientra in queste tipologie); 5 sono ammessi al lavoro esterno (2 a Verbania), mentre 1 è alle dipendenze di una cooperativa. Quindi in totale i detenuti "novaresi" che lavorano sono (solo) 8, mentre i "verbanesi" 2. Ma c'è per fortuna il discorso degli interventi socialmente utili (manutenzioni, pulizie etc.), tramite accordi con gli enti locali: a Novara coinvolgono una trentina di detenuti, a Verbania una ventina.
È un aspetto importante, tra l'altro recentemente rilanciato a Novara anche tramite la Provincia che ha sottoscritto un accordo con la Casa circondariale cui hanno aderito la Magistratura di sorveglianza e l'Ufficio esecuzioni esterne. Al tavolo col presidente Besozzi il direttore del Carcere Rosalia Marino, il magistrato di sorveglianza Lina Di Domenico e per l'Ufficio esecuzioni penali esterne la responsabile Santina Gemelli. Previsti interventi in tutto il Novarese con particolare attenzione alla manutenzione stradale e all'edilizia scolastica.
di Gianni D'Anna
www.augustaonline.it, 21 aprile 2015
Partirà nei prossimi giorni l'utilizzo di detenuti della casa circondariale di Augusta per lavori di manutenzione varia sul territorio comunale come previsto dal protocollo siglato dai due enti. L'hanno reso noto questa mattina, durante la conferenza stampa, il commissario straordinario del comune vice-prefetto Maria Rita Cocciufa e il direttore della casa di reclusione Antonio Gelardi. All'incontro erano presenti anche il sovraordinato Raffaele Falconieri e il dirigente della Polizia Municipale Antonino Barbera.
Grande soddisfazione è stata espressa da entrambe gli enti per la sigla dell'accordo che avrà la durata di un anno e che si rinnoverà tacitamente per cinque anni. "Un momento di grande riscatto sociale anche per i detenuti - ha commentato la commissaria Cocciufa - grazie a una serie di considerazioni fatte a seguito di alcune nostre visite nella casa di reclusione. L'ambiente carcerario mi aveva affascinato - ha affermato - una realtà che appare estranea alla comunità, anche se così non è realmente. Alcune di queste persone avranno la possibilità di uscire per mettere a frutto quello che sanno fare, a beneficio della comunità".
La commissione aveva già notato "il gran lavoro fatto dai detenuti per la pulizia del cortile interno del castello Svevo. Adesso con questo protocollo si potrà avere una più organica collaborazione. Anche grazie alla stipulazione di un'assicurazione stipulata per i detenuti, come prevede la legge, siamo pronti all'utilizzo degli elementi che il direttore Gelardi fornirà, per una serie di manutenzioni del verde pubblico, sulle strade o edifici comunali, della segnaletica stradale". Al progetto saranno impegnati il personale dell'ufficio tecnico e della polizia municipale. Come annunciato tra i primi interventi è stato programmato la pulizia di Palazzo san Biagio in occasione della prossima riapertura.
"Ringrazio il direttore Gelardi - ha concluso il vice-prefetto Cocciufa - per la sensibilità dimostrata nell'aver creduto alla positiva interazione tra carcere e comunità. Augusta può vantarsi di essere la prima città siciliana che ha dato il via a una collaborazione del genere". Il direttore ha confermato il suo impegno "Frutto della sintonia tra i due enti per attività di "giustizia riparativa" a favore di detenuti che sono già in regime appropriato.
Da tempo un gruppo di detenuti già escono dalla Casa di Reclusione per andare a cucinare e servire alla mensa per bisognosi dell'associazione "Buon Samaritano" che in cambio spesso organizza collette per l'acquisto di generi di prima necessità per i detenuti bisognosi. È un modo per fare espiare la pena detentiva in maniera diversa, per cercare di restituire alla comunità individui. Una recente normativa - ha spiegato Gelardi - ha permesso ai detenuti di lavorare per comuni e associazioni di volontariato. Ci muoviamo a piccoli passi, collaborando con scuole e associazioni, uno scambio continuo".
Ansa, 21 aprile 2015
Un Primo maggio 2015 anche per la poco nota "economia carceraria". È quello organizzato alla casa circondariale di San Vittore a Milano, dove sarà allestito uno "Speciale padiglione Italia" in occasione dell'apertura di Expo 2015. Si tratta di un'esposizione delle attività produttive legate al cibo e all'ambiente che le cooperative del privato sociale realizzano nelle strutture penitenziarie italiane.
Un'occasione importante per dare visibilità all'economia penitenziaria che non solo produce, ma tenta di generare posti di lavoro per i detenuti e realizzare quell'intervento di inclusione sociale che mira all'abbassamento della recidiva dei reati. Lo speciale padiglione potrà essere visitato dalle ore 15.30 alle 18 da cittadini, imprenditori, ristoratori, commercianti, amministratori pubblici nell'obiettivo di assaggiare, toccare, concordare strategie commerciali, stabilire contatti utili per proseguire una collaborazione fattiva e creare opportunità. La sfida di Expo per l'Amministrazione penitenziaria è far sentire il carcere parte del territorio, rinsaldare il patto sociale e contribuire alla costruzione di una società integrata "buona come il buon cibo" e migliore per tutti.
di Teresa Grasso
La Sicilia, 21 aprile 2015
Un posto più accogliente per incontrare i propri familiari e per vivere con maggiore serenità il percorso di ritorno alla vita vera. Sono stati inaugurati, ieri mattina, i nuovi locali della zona laboratori nel cortile interno dell'Istituto penale per minorenni di Acireale. Una cerimonia partecipata che ha visto protagonisti indiscussi i ragazzi reclusi. Dopo un lungo periodo di inabilità e proprio in occasione dell'arrivo della stagione estiva, una preziosa risorsa per i 20 giovani presenti nell'istituto che trascorrono in questi luoghi buona parte della loro giornata. E proprio qui che i ragazzi svolgono attività ricreative: dalla classica partita di calcetto ai laboratori di ceramica, scultura e falegnameria.
In realtà, per accogliere al meglio gli ospiti che hanno assistito all'evento, i giovani si sono improvvisati pure chef, cucinando con le proprie mani le pietanze offerte nel corso della cerimonia. Nel cortile sono stati collocati due gazebo che saranno utilizzati per i colloqui tra ragazzi e famiglie, ma anche per le attività all'aperto che saranno di volta in volta programmate.
Alla cerimonia erano presenti il dirigente del Centro per la giustizia minorile di Palermo, Angelo Meli, soddisfatto specialmente per l'entusiasmo manifestato dai giovani contenti per le nuove opportunità di cui usufruiranno i giovani reclusi, il direttore generale del Dipartimento per la giustizia minorile, Emanuele Caldarera, il presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, Francesca Pricoco, il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, l'assessore alle Politiche Sociali, Adele D'Anna, il vescovo della diocesi, Antonino Raspanti, assieme agli operatori e i volontari che collaborano con l'istituto.
"Grande emozione e la riprova che investire su questi giovani garantisce per loro uno stimolo e la motivazione per vivere al meglio il difficile quanto necessario percorso che li restituisce alla loro vita, é chiarissimo e la giornata di oggi ne é stata la prova che i ragazzi danno il massimo se comprendono che si ha interesse per la loro vita e il loro percorso di recupero sociale e umano", ha spiegato con tono commosso e particolarmente soddisfatta la direttrice dell'Ipm di Acireale, Carmela Leo.
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