www.onuitalia.com, 22 aprile 2015
Il personale italiano dell'Italian National Support Element, ha consegnato alla direzione del carcere centrale della capitale della Somalia Mogadiscio, 5 macchine da cucire, 1300 metri di tessuti vari, 25 paia di forbici e varie scatole di materiali vari quali aghi e gessetti, a completamento della fornitura di materiali già già in uso nella struttura carceraria. I materiali sono destinati ad avviare dei corsi di formazione professionale per i detenuti (a breve scadenza di pena) finalizzati al reinserimento nella società civile degli elementi che hanno scontato il loro debito verso la società. Alla consegna hanno presenziato il Colonnello Bernardo Mencaraglia con i suoi collaboratori, i rappresentanti del Ministero della Giustizia e della municipalità di Mogadiscio.
Nova, 22 aprile 2015
È scontro tra il ministero della Giustizia marocchino e le Ong e le associazioni per i diritti umani locali a causa della presentazione del progetto di legge di riforma del codice penale in parlamento a Rabat. Secondo il presidente della Coalizione marocchina per l'abolizione della pena di morte, Abdel Rahim al Jamii, "la bozza di riforma del codice penale contrasta con i principi della Costituzione marocchina che invece sancisce il diritto alla vita come primo diritto dell'essere umano". Le associazioni contestano al governo di non aver abolito la pena di morte all'interno della riforma. Il testo viene difeso invece dal ministro della Giustizia, Moustapha Ramid, secondo il quale "abbiamo compiuto grossi passi in avanti. Se prima era prevista la pena capitale su 31 reati con questa riforma sarà prevista solo per 8".
di Fulvio Cerutti
La Stampa, 22 aprile 2015
È il caso di Hercules e Leo, due primati usati per la sperimentazione. Ora la Corte dovrà decidere se liberarli o meno.
Fino a qualche giorno fa Hercules e Leo erano "semplicemente" due scimpanzé destinati alla sperimentazione animale applicata dalla Stony Brook University di Lond Island (New York). Ma non tutti la pensano così: per la prima volta negli Usa, un giudice ha equiparato la condizione dei due animali a quella dei detenuti umani.
Barbara Jaffe, giudice della Suprema Corte di New York, ha accolto la richiesta di "habeas corpus" per Hercules e Leo avanzata dall'organizzazione animalista Nonhuman Rights Project. Così come accade per gli esseri umani, la valutazione dell'habeas corpus prevede che i due "detenuti" (in questo caso chi li rappresenta) debbano comparire davanti al giudice che dovrà valutare le motivazioni della loro "detenzione", giudicare se si tratta di una detenzione arbitraria o meno, ed eventualmente stabilirne la liberazione.
Gli attivisti, in due anni di battaglie, hanno motivato la richiesta evidenziando l'elevata intelligenza e le capacità emotive dei due primati, condizioni che meritano il rispetto dei diritti naturali, compreso il diritto di essere liberi da trattamenti "disumani". Ora la Stony Brook University dovrà fornire alla corte sufficienti motivazioni legali per giustificare lo stato di detenzione e cattività in sono tenuti Leo e Hercules.
La Nonhuman Rights Project spera che il giudice decida di liberare i due esemplari che verrebbero così trasferiti nel "Save the Chimps a Fort Pierce" (Florida), dove centinaia di altri scimpanzé vivono in una struttura dove è stato ricreato un habitat simile a quello africano. Non è il primo caso del genere nel mondo, ma rimane comunque una decisione storica in un panorama generale in cui le battaglie per liberare gli animali-detenuti da zoo, acquari, circhi e laboratori è ancora molto complessa. La vittoria più importante gli animalisti l'avevano ottenuta a Buenos Aires (Argentina): i giudici avevano riconosciuto l'orango Sandra come "persona - non umana" e, in quanto tale, avevano deciso di attribuirle il diritto di essere liberata perché "illegittimamente tenuta prigioniera", per oltre 29 anni, in uno zoo.
Più recentemente, negli Stati Uniti, un tribunale aveva invece respinto una richiesta di liberazione - molto simile a quella di Sandra - per lo scimpanzé Tommy che si trova in uno zoo di New York. Altra sconfitta l'aveva dovuta sopportare la Peta nel 2011 che aveva perso la causa contro il parco marino Sea World per la "riduzione in schiavitù" di cinque orche. Leo e Hercules dovranno attendere il 6 maggio per la prima udienza, il primo passo verso una possibile nuova vita.
di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
La rottamazione della sezione di "Alta Sicurezza 1" del carcere di Padova è iniziata. E Giuseppe è stato il primo questa mattina ad essere trasferito. Immaginavo che sarebbe stato nella lista di quelli che non sarebbero stati declassificati perché gli avrebbero fatto pagare l'evasione tentata sei anni fa, anche se poi, arrivato a Padova cinque anni fa e trattato finalmente con un po' di umanità, aveva finalmente iniziato a scontare la sua pena in modo dignitoso, costruttivo ed in positivo. Però troppo spesso il carcere non ha lo scopo di educare, ma deve solo punire. Giuseppe da alcuni mesi frequentava la redazione di "Ristretti Orizzonti" e incontrava centinaia di studenti durante la settimana nel progetto "Scuola-Carcere" e rispondeva con timidezza a tutte le loro domande.
di Sara Papalia
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
Ancora a proposito della chiusura dell'Alta Sicurezza a Padova. Mi chiamo Sara Papalia e mio padre, Antonio, è uno dei tanti detenuti della Casa di reclusione di Padova che in questi giorni vedono la loro vita, i loro percorsi e i rapporti con i loro famigliari appesi a un filo.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 21 aprile 2015
C'è tutta la sproporzione del mondo in cui viviamo, tutto il peso delle disuguaglianze che sopportiamo e pratichiamo, nella corsa di centinaia di migranti sul lato del peschereccio egiziano, per protendersi verso le luci del mercantile che si sta avvicinando a mezzanotte.
Fino a far inclinare il barcone con la forza della disperazione e della speranza che diventano la stessa cosa: per poi rovesciarlo nel naufragio che condanna alla morte certa i profughi trasformati in prigionieri nelle stive chiuse a chiave dai trafficanti di schiavi.
di Pierluigi Battista
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Ecco indetto per giovedì il vertice straordinario dell'Unione Europea, dopo l'ecatombe del Mediterraneo. Ma che sia straordinario davvero. Operativo subito. Coordinato senza gelosie, ripicche, esclusivismi, manovre dilatorie. Circostanziato nella definizione dei costi economici che le operazioni di contrasto a questa strage continua comportano necessariamente. Realistico nella definizione degli obiettivi urgenti.
di Adriana Cerretelli
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2015
Nonostante ami proclamarsi campione mondiale della difesa dei diritti umani e si fregi con orgoglio del premio Nobel per la pace, l'Europa non è facile alla compassione. Ancora meno alla solidarietà. Quando nell'estate del 2013 il siriano Bashar Assad rovesciò armi chimiche sui propri civili presunti ribelli, rumoreggiò immediato lo sdegno ma poi i Governi Ue preferirono voltare la testa. L'anno scorso nel Mediterraneo sono morti 3.200 emigranti senza sortire reazioni degne di nota in fatto di concrete azioni comuni. Con buona pace di allarmi, proteste e sollecitazioni italiane.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Dal naufragio è emerso il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. "Nessuna pena, 700 zozzoni in meno da sfamare!", scrive in un post "Mladic", l'anonimo che per vomitare odio online si è scelto come nickname quello del generale serbo noto come "il boia di Srebrenica".
E conclude: "Nessuno li ha chiamati, speriamo nel mare grosso sempre". Una ferocia raggelante. Ma niente affatto isolata. Il naufragio del peschereccio libico, col suo carico di anime inghiottite dal mare a poche ore di navigazione dalla terra dove sognavano una vita diversa, pare aver fatto emergere non solo il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. Razzisti elettrizzati dalla possibilità di dare sfogo, nascosti dai "nickname", ai loro sfoghi biliosi.
Sia chiaro: non parliamo delle critiche alla gestione dell'emergenza. Ogni opinione ostile alle scelte degli ultimi governi e ogni rimpianto per il "cattivismo" di Bobo Maroni, i patti scellerati con Gheddafi e i respingimenti, per quanto possano risultare indigesti a chi s'appella agli accordi internazionali, ai diritti umani, alla Costituzione, ha diritto a essere espressa. Ovvio. Anche criticare pesantemente Renzi e Alfano, Orlando o Mattarella è del tutto legittimo. Ci mancherebbe.
Così come sono sgradevoli ma legittime le ironie, dopo certe intercettazioni dell'inchiesta Mafia capitale ("con gli immigrati si fanno molti più soldi") sul ruolo delle cooperative: "Mi associo con deferenza al lutto che coop rosse ed Onlus vaticane e non, hanno subito".
Negli sfiati di cui parliamo, però, c'è di più. "Si temono 700 morti... io avrei temuto di più 700 vivi da mantenere!", posta "Moshe" a commento di un pezzo sul Giornale titolato "Ecatombe nel Mediterraneo, si temono 700 morti". Ivano Colzani, uno dei pochi che si firma, fa i conti: "1.350 (costo mensile per profugo) x 700 (nr. presunto di profughi affondati) x 12 (numero di mesi di presenza e mantenimento sul suolo italico) = 11.340.000 Euro risparmiati". Che i numeri siano falsi perché sostenere provvisoriamente un profugo fino alla definizione del suo status costa molto meno, come spiega un documento contro i luoghi comuni del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'interno, non importa.
Conta lo sfogo: "Non capisco perché questi profughi che partono da Paesi sud-sahariani non si vadano a rifugiare nelle nazioni africane confinanti dove non c'è guerra e vengano dritti in Italia", sbuffa Parsifal1. Non sa che in realtà secondo l'Onu ci sono nel mondo 50 milioni di rifugiati e il Kenya ne ospita mezzo milione, la Repubblica del Congo quasi due di sfollati interni, il Sudan 743 mila esterni e 1,2 milioni interni, la Nigeria un milione e mezzo, il Sudafrica 2 milioni? Secondo Parsifal1, invece, vengono tutti in Italia "perché i nostri politici venduti hanno fatto leggi che garantiscono a questa gente una casa e uno stipendio che un giovane disoccupato italiano può solo sognarsi...".
"Tersicore" conferma: "È chiaro che se si promette a tutti i poveri del mondo alloggio, vitto, e sanità gratis per tutta la vita, e senza dare nulla in cambio, e a nostre spese...". La casa? Lo stipendio? Il vitto? In regalo tutta la vita? L'importante è spararla... È falso che "non danno nulla in cambio", come dimostra la fondazione Moressa secondo cui, ad esempio, esistono già 497 mila aziende fondate da immigrati che complessivamente contribuiscono con circa l'8% al Pil? Chissenefrega! "Sono "africani", spiega sprezzante l'anonimo Rapax: "Non combattono, fanno lavorare le donne, si fanno predare... e hanno capito che è meglio non fare un c...o e farsi mantenere da dei cog...ni occidentali... almeno accettino i rischi".
"Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate", posta su Facebook il gruppo musicale Nobraino. "È ormai da molti anni che non mangio il tonno in scatola. l'ultimo che avevo divorato, perché ne ero molto ghiotto, aveva un colore nero!", scrive schifato "Scandalo".
E prosegue: "I pescatori siciliani pescano tutto!! quindi per non diventare cannibale ho deciso di non mangiarlo!!". "Obiettore" si associa: "Non mangerò più pesce pescato nel Mediterraneo". A proposito, e la sepoltura dei corpi? "Non pagheremo mica noi i funerali di questi clandestini vero?", chiede "giangol".
"Bare a nostro carico? saranno anche queste di mogano da 8.000 euro cadauna...", butta lì sarcastico l'anonimo "non rassegnato". Niente di nuovo: dopo il naufragio dell'ottobre 2013 già si lagnò un certo "Stegalas": "Altro sperpero di denaro pubblico: nei loro posti, i cadaveri manco li seppelliscono decentemente, li calano nella nuda terra dentro un sudario ed amen... Noi invece: 363 bare di buona qualità per un totale di 1.500 x 363 = 544.500 euro... 363 loculi per un totale di 1.800 x 363 = 653.400 Tour marittimo: circa 20 mila euro". Insomma: quanti soldi! "Sarebbe bastato lasciare al mare il compito di fare pulizia...".
Sono in diversi, a invocare quella "pulizia": "Spiace dirlo, ma amico mare...", posta "gianniverde". "Forza Mediterraneo, avanti così", esulta Luci60. "Appena 700? Peccato avrebbero dovuto essere almeno 7.000 e con loro tutti i cattocomunisti italidioti!", strilla "emigrante 48". "Finalmente una notizia positiva dal fronte del mare. I nemici invasori hanno subito una notevole perdita! Ma non è sufficiente per vincere la guerra contro i clandestini invasori. Speriamo in sempre più consistenti naufragi futuri", scrive "seccatissimo".
"Non danno soldi ai pensionati perché dobbiamo mantenere tutti quegli animali bastardi che vengono qua", telefona Daniele da Brescia al filo diretto "la catapulta" a Radio Padania. E il conduttore, senza fare una piega: "Penso che dicendo animali si riferisca ai clandestini che arrivano a frotte dalle coste dell'Africa...". E tutto in mezzo a noi, a poche ore dalla morte in mare di centinaia e centinaia di uomini, donne, bambini. E senza che chi in questi anni ha seminato odio provasse un minimo di rossore.
Grazia Maria Coletti
Il Tempo, 21 aprile 2015
Continueranno a ingrassare facendo affari d'oro sulla pelle dei disperati che cercano la terra promessa in Italia e invece trovano una bara d'acqua nel Mare Nostro. È questo l'unico dato certo, oggi. Il resto, cioè i 976 scafisti arrestati dall'Italia negli ultimi mesi, cifra diffusa dal premier Matteo Renzi nelle ore seguenti all'ecatombe dei 950 migranti al largo delle coste della Libia, è solo un bel numero ma che resta sulla carta. In realtà, come spiegano fonti interne al Viminale, solo qualche decina di quei Caronti assassini, che approfittano della fame di felicità di chi fugge da guerre e persecuzioni, sarebbe ancora dietro le sbarre. Arrivare a un 10 per cento, assicurano, sarebbe già un bel risultato. Ma difficilmente è così.
È come una tela di Penelope, infatti, il lavoro di forze di polizia e militari che identificano e fermano i mercanti di uomini sulla base delle segnalazioni dei migranti trasportati sui barconi. Fermati, dopo 5 giorni al massimo, gli scafisti tornano liberi in attesa del rinvio a giudizio. E chi li rivede? Del resto non sono sprovveduti. Sanno che vengono da noi in ipotesi di reato, in un paese dove se verranno identificati saranno arrestati. In quel caso sono supportati da un cordone di "complicità criminali" per rientrare a casa.
E quando ciò non avviene c'è difficoltà nel reperire fatti di reato: chi ha denunciato non è in grado di fornire prove, "non gli fanno la ricevuta dei soldi presi". Chi li accusa poi viene avvicinato nei Cie e indotto a cambiare versione. "Spesso abbiamo gente che dichiara di essersi sbagliata". E pensare che la legge che prevede la punizione per il reato di ingresso illegale in Italia punisce gli scafisti con la reclusione fino a 12 anni (se viene dimostrato che hanno preso denaro) e una sanzione di 15mila euro per ciascun immigrato fatto sbarcare.(E c'è l'aggravante per trattamento inumano e degradante, gli immigrati chiusi nelle stive ne sono un esempio). Fargli pagare di tasca in soldoni era stato pensato proprio per scoraggiare i mercanti di carne umana da macello, si fa notare.
Ma ipotizzare che qualcuno paghi la sanzione è pura fantascienza, spiegano ancora. Immaginiamo solo che qualcuno dei 28 sopravvissuti al disastro del peschereccio ribaltatosi con centinaia di persone nella notte tra sabato e domenica a 60 miglia dalla Libia indicasse chi è lo scafista che ha portato alla morte centinaia di compagni che resteranno seppelliti nel Canale di Sicilia dove è affondata l'imbarcazione nella quale erano stati rinchiusi. Lo scafista, semmai fosse preso, dovrebbe sborsare una cifra fantasmagorica: 15 mila euro per 100 immigrati fanno già un milione e mezzo. Una somma che in questo caso va ancora moltiplicata, perché su quella barca lunga neanche 23 metri erano stipati 950 persone, come ha raccontato il bengalese trentenne ricoverato all'ospedale di Catania.
E anche se la testimonianza deve ancora trovare riscontri, come ha spiegato il procuratore di Catania Giovanni Salvi su quel barcone capovoltosi davanti al mercantile "King Jacob" andato in soccorso non c'erano meno di 700 migranti. Quindi la somma da sborsare sarebbe di 14 milioni 250mila euro. Come su tutto il lavoro sprecato delle nostre forze dell'ordine e dei militari che ascoltano i superstiti alla ricerca di indizi. L'individuazione dei traghettatori avviene infatti su indicazione della persone trasportate dagli scafisti.
La loro denuncia viene usata come un segnale di vicinanza al paese che dovrà dare il via libera alla richiesta di asilo politico per non entrare nella clandestinità. Anche perché ottenere un sì non è poi così scontato come ha dimostrato la prefettura di Varese, che ha respinto il 70 per cento delle richieste di asilo. Ma difficilmente le denunce resistono. "Va verificato quanti di questi "Caronte" denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina vengono effettivamente rinviati a giudizio e processati e qui senz'altro la questione si complica - conferma Giorgio Innocenzi, segretario generale nazionale della Confederazione sindacale autonoma di polizia.
Infatti una volta denunciati gli stranieri vengono tenuti nella migliore delle ipotesi qualche giorno in detenzione dopo di che vengono rilasciati in attesa di giudizio, in questa fase molti scappano, altri evidentemente più avvezzi al nostro sistema giudiziario, confutano il reato che nasce spesso da dichiarazioni fatte a caldo da alcuni migranti che si fatica a suffragare con i fatti".
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