Aki, 22 aprile 2015
Si tratta della prima sentenza emessa nei confronti di Morsi da quando è stato destituito e messo agli arresti a luglio 2013. L'ex presidente - il primo eletto dopo la rivoluzione del 2011 che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak - è sotto processo anche per cospirazione contro lo Stato, spionaggio e per fuga dal carcere. Anche per queste altre accuse potrebbe subire una condanna a morte. I suoi legali hanno già fatto sapere che impugneranno la sentenza emessa oggi del tribunale penale del Cairo. L'ex presidente egiziano Mohamed Morsi è stato condannato a 20 anni di carcere nel processo per l'uccisione di alcuni manifestanti il 5 dicembre del 2012 nei pressi del palazzo presidenziale.
Lo annunciano i media arabi. Morsi, destituito a luglio del 2013, rischiava la pena di morte. Si tratta della prima sentenza emessa nei confronti di Morsi da quando è stato destituito e messo agli arresti a luglio 2013. L'ex presidente - il primo eletto dopo la rivoluzione del 2011 che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak - è sotto processo anche per cospirazione contro lo Stato, spionaggio e per fuga dal carcere. Anche per queste altre accuse potrebbe subire una condanna a morte. I suoi legali hanno già fatto sapere che impugneranno la sentenza emessa oggi del tribunale penale del Cairo.
www.onuitalia.com, 22 aprile 2015
Il personale italiano dell'Italian National Support Element, ha consegnato alla direzione del carcere centrale della capitale della Somalia Mogadiscio, 5 macchine da cucire, 1300 metri di tessuti vari, 25 paia di forbici e varie scatole di materiali vari quali aghi e gessetti, a completamento della fornitura di materiali già già in uso nella struttura carceraria. I materiali sono destinati ad avviare dei corsi di formazione professionale per i detenuti (a breve scadenza di pena) finalizzati al reinserimento nella società civile degli elementi che hanno scontato il loro debito verso la società. Alla consegna hanno presenziato il Colonnello Bernardo Mencaraglia con i suoi collaboratori, i rappresentanti del Ministero della Giustizia e della municipalità di Mogadiscio.
Nova, 22 aprile 2015
È scontro tra il ministero della Giustizia marocchino e le Ong e le associazioni per i diritti umani locali a causa della presentazione del progetto di legge di riforma del codice penale in parlamento a Rabat. Secondo il presidente della Coalizione marocchina per l'abolizione della pena di morte, Abdel Rahim al Jamii, "la bozza di riforma del codice penale contrasta con i principi della Costituzione marocchina che invece sancisce il diritto alla vita come primo diritto dell'essere umano". Le associazioni contestano al governo di non aver abolito la pena di morte all'interno della riforma. Il testo viene difeso invece dal ministro della Giustizia, Moustapha Ramid, secondo il quale "abbiamo compiuto grossi passi in avanti. Se prima era prevista la pena capitale su 31 reati con questa riforma sarà prevista solo per 8".
di Fulvio Cerutti
La Stampa, 22 aprile 2015
È il caso di Hercules e Leo, due primati usati per la sperimentazione. Ora la Corte dovrà decidere se liberarli o meno.
Fino a qualche giorno fa Hercules e Leo erano "semplicemente" due scimpanzé destinati alla sperimentazione animale applicata dalla Stony Brook University di Lond Island (New York). Ma non tutti la pensano così: per la prima volta negli Usa, un giudice ha equiparato la condizione dei due animali a quella dei detenuti umani.
Barbara Jaffe, giudice della Suprema Corte di New York, ha accolto la richiesta di "habeas corpus" per Hercules e Leo avanzata dall'organizzazione animalista Nonhuman Rights Project. Così come accade per gli esseri umani, la valutazione dell'habeas corpus prevede che i due "detenuti" (in questo caso chi li rappresenta) debbano comparire davanti al giudice che dovrà valutare le motivazioni della loro "detenzione", giudicare se si tratta di una detenzione arbitraria o meno, ed eventualmente stabilirne la liberazione.
Gli attivisti, in due anni di battaglie, hanno motivato la richiesta evidenziando l'elevata intelligenza e le capacità emotive dei due primati, condizioni che meritano il rispetto dei diritti naturali, compreso il diritto di essere liberi da trattamenti "disumani". Ora la Stony Brook University dovrà fornire alla corte sufficienti motivazioni legali per giustificare lo stato di detenzione e cattività in sono tenuti Leo e Hercules.
La Nonhuman Rights Project spera che il giudice decida di liberare i due esemplari che verrebbero così trasferiti nel "Save the Chimps a Fort Pierce" (Florida), dove centinaia di altri scimpanzé vivono in una struttura dove è stato ricreato un habitat simile a quello africano. Non è il primo caso del genere nel mondo, ma rimane comunque una decisione storica in un panorama generale in cui le battaglie per liberare gli animali-detenuti da zoo, acquari, circhi e laboratori è ancora molto complessa. La vittoria più importante gli animalisti l'avevano ottenuta a Buenos Aires (Argentina): i giudici avevano riconosciuto l'orango Sandra come "persona - non umana" e, in quanto tale, avevano deciso di attribuirle il diritto di essere liberata perché "illegittimamente tenuta prigioniera", per oltre 29 anni, in uno zoo.
Più recentemente, negli Stati Uniti, un tribunale aveva invece respinto una richiesta di liberazione - molto simile a quella di Sandra - per lo scimpanzé Tommy che si trova in uno zoo di New York. Altra sconfitta l'aveva dovuta sopportare la Peta nel 2011 che aveva perso la causa contro il parco marino Sea World per la "riduzione in schiavitù" di cinque orche. Leo e Hercules dovranno attendere il 6 maggio per la prima udienza, il primo passo verso una possibile nuova vita.
di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
La rottamazione della sezione di "Alta Sicurezza 1" del carcere di Padova è iniziata. E Giuseppe è stato il primo questa mattina ad essere trasferito. Immaginavo che sarebbe stato nella lista di quelli che non sarebbero stati declassificati perché gli avrebbero fatto pagare l'evasione tentata sei anni fa, anche se poi, arrivato a Padova cinque anni fa e trattato finalmente con un po' di umanità, aveva finalmente iniziato a scontare la sua pena in modo dignitoso, costruttivo ed in positivo. Però troppo spesso il carcere non ha lo scopo di educare, ma deve solo punire. Giuseppe da alcuni mesi frequentava la redazione di "Ristretti Orizzonti" e incontrava centinaia di studenti durante la settimana nel progetto "Scuola-Carcere" e rispondeva con timidezza a tutte le loro domande.
di Sara Papalia
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
Ancora a proposito della chiusura dell'Alta Sicurezza a Padova. Mi chiamo Sara Papalia e mio padre, Antonio, è uno dei tanti detenuti della Casa di reclusione di Padova che in questi giorni vedono la loro vita, i loro percorsi e i rapporti con i loro famigliari appesi a un filo.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 21 aprile 2015
C'è tutta la sproporzione del mondo in cui viviamo, tutto il peso delle disuguaglianze che sopportiamo e pratichiamo, nella corsa di centinaia di migranti sul lato del peschereccio egiziano, per protendersi verso le luci del mercantile che si sta avvicinando a mezzanotte.
Fino a far inclinare il barcone con la forza della disperazione e della speranza che diventano la stessa cosa: per poi rovesciarlo nel naufragio che condanna alla morte certa i profughi trasformati in prigionieri nelle stive chiuse a chiave dai trafficanti di schiavi.
di Pierluigi Battista
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Ecco indetto per giovedì il vertice straordinario dell'Unione Europea, dopo l'ecatombe del Mediterraneo. Ma che sia straordinario davvero. Operativo subito. Coordinato senza gelosie, ripicche, esclusivismi, manovre dilatorie. Circostanziato nella definizione dei costi economici che le operazioni di contrasto a questa strage continua comportano necessariamente. Realistico nella definizione degli obiettivi urgenti.
di Adriana Cerretelli
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2015
Nonostante ami proclamarsi campione mondiale della difesa dei diritti umani e si fregi con orgoglio del premio Nobel per la pace, l'Europa non è facile alla compassione. Ancora meno alla solidarietà. Quando nell'estate del 2013 il siriano Bashar Assad rovesciò armi chimiche sui propri civili presunti ribelli, rumoreggiò immediato lo sdegno ma poi i Governi Ue preferirono voltare la testa. L'anno scorso nel Mediterraneo sono morti 3.200 emigranti senza sortire reazioni degne di nota in fatto di concrete azioni comuni. Con buona pace di allarmi, proteste e sollecitazioni italiane.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 21 aprile 2015
Dal naufragio è emerso il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. "Nessuna pena, 700 zozzoni in meno da sfamare!", scrive in un post "Mladic", l'anonimo che per vomitare odio online si è scelto come nickname quello del generale serbo noto come "il boia di Srebrenica".
E conclude: "Nessuno li ha chiamati, speriamo nel mare grosso sempre". Una ferocia raggelante. Ma niente affatto isolata. Il naufragio del peschereccio libico, col suo carico di anime inghiottite dal mare a poche ore di navigazione dalla terra dove sognavano una vita diversa, pare aver fatto emergere non solo il dolore di milioni di italiani ma anche il cinismo più becero di una minoranza di anonimi. Razzisti elettrizzati dalla possibilità di dare sfogo, nascosti dai "nickname", ai loro sfoghi biliosi.
Sia chiaro: non parliamo delle critiche alla gestione dell'emergenza. Ogni opinione ostile alle scelte degli ultimi governi e ogni rimpianto per il "cattivismo" di Bobo Maroni, i patti scellerati con Gheddafi e i respingimenti, per quanto possano risultare indigesti a chi s'appella agli accordi internazionali, ai diritti umani, alla Costituzione, ha diritto a essere espressa. Ovvio. Anche criticare pesantemente Renzi e Alfano, Orlando o Mattarella è del tutto legittimo. Ci mancherebbe.
Così come sono sgradevoli ma legittime le ironie, dopo certe intercettazioni dell'inchiesta Mafia capitale ("con gli immigrati si fanno molti più soldi") sul ruolo delle cooperative: "Mi associo con deferenza al lutto che coop rosse ed Onlus vaticane e non, hanno subito".
Negli sfiati di cui parliamo, però, c'è di più. "Si temono 700 morti... io avrei temuto di più 700 vivi da mantenere!", posta "Moshe" a commento di un pezzo sul Giornale titolato "Ecatombe nel Mediterraneo, si temono 700 morti". Ivano Colzani, uno dei pochi che si firma, fa i conti: "1.350 (costo mensile per profugo) x 700 (nr. presunto di profughi affondati) x 12 (numero di mesi di presenza e mantenimento sul suolo italico) = 11.340.000 Euro risparmiati". Che i numeri siano falsi perché sostenere provvisoriamente un profugo fino alla definizione del suo status costa molto meno, come spiega un documento contro i luoghi comuni del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'interno, non importa.
Conta lo sfogo: "Non capisco perché questi profughi che partono da Paesi sud-sahariani non si vadano a rifugiare nelle nazioni africane confinanti dove non c'è guerra e vengano dritti in Italia", sbuffa Parsifal1. Non sa che in realtà secondo l'Onu ci sono nel mondo 50 milioni di rifugiati e il Kenya ne ospita mezzo milione, la Repubblica del Congo quasi due di sfollati interni, il Sudan 743 mila esterni e 1,2 milioni interni, la Nigeria un milione e mezzo, il Sudafrica 2 milioni? Secondo Parsifal1, invece, vengono tutti in Italia "perché i nostri politici venduti hanno fatto leggi che garantiscono a questa gente una casa e uno stipendio che un giovane disoccupato italiano può solo sognarsi...".
"Tersicore" conferma: "È chiaro che se si promette a tutti i poveri del mondo alloggio, vitto, e sanità gratis per tutta la vita, e senza dare nulla in cambio, e a nostre spese...". La casa? Lo stipendio? Il vitto? In regalo tutta la vita? L'importante è spararla... È falso che "non danno nulla in cambio", come dimostra la fondazione Moressa secondo cui, ad esempio, esistono già 497 mila aziende fondate da immigrati che complessivamente contribuiscono con circa l'8% al Pil? Chissenefrega! "Sono "africani", spiega sprezzante l'anonimo Rapax: "Non combattono, fanno lavorare le donne, si fanno predare... e hanno capito che è meglio non fare un c...o e farsi mantenere da dei cog...ni occidentali... almeno accettino i rischi".
"Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate", posta su Facebook il gruppo musicale Nobraino. "È ormai da molti anni che non mangio il tonno in scatola. l'ultimo che avevo divorato, perché ne ero molto ghiotto, aveva un colore nero!", scrive schifato "Scandalo".
E prosegue: "I pescatori siciliani pescano tutto!! quindi per non diventare cannibale ho deciso di non mangiarlo!!". "Obiettore" si associa: "Non mangerò più pesce pescato nel Mediterraneo". A proposito, e la sepoltura dei corpi? "Non pagheremo mica noi i funerali di questi clandestini vero?", chiede "giangol".
"Bare a nostro carico? saranno anche queste di mogano da 8.000 euro cadauna...", butta lì sarcastico l'anonimo "non rassegnato". Niente di nuovo: dopo il naufragio dell'ottobre 2013 già si lagnò un certo "Stegalas": "Altro sperpero di denaro pubblico: nei loro posti, i cadaveri manco li seppelliscono decentemente, li calano nella nuda terra dentro un sudario ed amen... Noi invece: 363 bare di buona qualità per un totale di 1.500 x 363 = 544.500 euro... 363 loculi per un totale di 1.800 x 363 = 653.400 Tour marittimo: circa 20 mila euro". Insomma: quanti soldi! "Sarebbe bastato lasciare al mare il compito di fare pulizia...".
Sono in diversi, a invocare quella "pulizia": "Spiace dirlo, ma amico mare...", posta "gianniverde". "Forza Mediterraneo, avanti così", esulta Luci60. "Appena 700? Peccato avrebbero dovuto essere almeno 7.000 e con loro tutti i cattocomunisti italidioti!", strilla "emigrante 48". "Finalmente una notizia positiva dal fronte del mare. I nemici invasori hanno subito una notevole perdita! Ma non è sufficiente per vincere la guerra contro i clandestini invasori. Speriamo in sempre più consistenti naufragi futuri", scrive "seccatissimo".
"Non danno soldi ai pensionati perché dobbiamo mantenere tutti quegli animali bastardi che vengono qua", telefona Daniele da Brescia al filo diretto "la catapulta" a Radio Padania. E il conduttore, senza fare una piega: "Penso che dicendo animali si riferisca ai clandestini che arrivano a frotte dalle coste dell'Africa...". E tutto in mezzo a noi, a poche ore dalla morte in mare di centinaia e centinaia di uomini, donne, bambini. E senza che chi in questi anni ha seminato odio provasse un minimo di rossore.
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