Adnkronos, 1 febbraio 2015
"Il più fervido augurio di buon lavoro al neo eletto Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella" arriva dall'Unione delle Camere penali italiane. I penalisti auspicano "che i temi della riforma della giustizia penale, dell'equilibrio dei poteri dello Stato, del carcere e delle condizioni dei detenuti, restino al centro dell'attenzione della più alta carica dello Stato".
di Errico Novi
Il Garantista, 1 febbraio 2015
È un crollo. Il tasso di fiducia nei magistrati passa dal 41,4% di un anno fa ad appena il 28,8%. Lo dice il Rapporto 2015 dell'Eurispes, presentato ieri a Roma dal presidente dell'istituto Gian Maria Fara. Che definisce il dato su giudici e pm "preoccupante e inatteso".
di Lorenzo D'Albergo
La Repubblica, 1 febbraio 2015
Il Pg della Corte dei conti: "Sicilia e Calabria sono un'altra cosa quella della capitale è solo una combriccola di delinquenti". "Secondo me, quando si parla di mafia a Roma, si fa un errore. C'è un'improprietà di linguaggio. La mafia è tutt'altro".
Si è chiusa così, con una frase a effetto, la giornata dedicata alla cultura della legalità e alla lotta alla corruzione organizzata dagli studenti dell'istituto tecnico Giovanni XXIII di Roma. A pronunciare le parole che giovedì mattina hanno spiazzato buona parte della giovanissima platea della scuola del quartiere di Tor Sapienza è stato il procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola.
Non bastasse lo stupore dei presenti, a sole 24 ore di distanza è arrivata anche la storica maxi-condanna ai Fasciani: i membri del clan di Ostia dovranno complessivamente scontare oltre 200 anni di carcere. La sentenza di venerdì sa in qualche modo di smentita. Per la prima volta, infatti, è stata riconosciuta l'esistenza di un'associazione a delinquere di stampo mafioso nella capitale.
Il "chiarimento tecnico" del Pg è proseguito per alcuni minuti: "Sarebbe pericoloso definire qualunque cosa mafia - ha spiegato davanti a circa cento studenti - si toglie il significato, la potenzialità pericolosa al fenomeno mafioso vero e proprio, che poggia su altre basi. Quella siciliana sul collegamento fra le persone, sulla gerarchia, sulla consuetudine antica. La 'ndrangheta, invece, si costruisce sull'alleanza delle famiglie e così via.
La mafia romana è un'altra cosa. È una combriccola di delinquenti di matrice a volte politica, a volte semplicemente delinquenziale". E ancora, entrando nel merito di Mafia capitale e delle scorribande di Buzzi e Carmignatone subito dopo gli arresti dell'operazione "Mondo di mezzo": "Nella capitale - spiegava in conferenza stampa lo scorso 2 dicembre - non c'è un'unica organizzazione mafiosa, ma ce ne sono diverse.
Oggi abbiamo individuato "Mafia capitale", romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso". Pochi istanti prima di Nottola, a soffermarsi sulle "note vicende capitoline" e a parlare senza mezzi termini di "mafia" era stata l'altra ospite di giornata, la sorella di Giovanni Falcone, Maria: "Ragazzi, ringraziate che la mafia romana si basa su un giro di tangenti non ancora insanguinate. Già questo è un bene".
Dopo la proiezione di un filmato sul magistrato ucciso da Cosa Nostra nella strage di Capaci, una nota a microfoni spenti di Nottola. Salutati gli alunni, il procuratore generale della Corte dei conti è tornato sulla corruzione in Campidoglio: "Il sindaco Ignazio Marino sta facendo bene, rivedendo i bandi uno a uno. Noi dovremo recuperare il danno patrimoniale e quello d'immagine agli enti rimasti coinvolti". Un lavoro che ora spetta ai magistrati della Corte dei conti del Lazio. Il procuratore regionale Raffaele De Dominicis ha quantificato in almeno 1,3 miliardi di euro il possibile danno erariale da contestare ai politici e ai pubblici funzionari finiti sotto inchiesta.
Ansa, 1 febbraio 2015
Luigi Chiatti, il mostro di Foligno condannato a 30 anni di reclusione per gli omicidi di Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci, 4 e 13 anni, terminerà entro l'estate di scontare la sua condanna ma non tornerà automaticamente libero perché sottoposto alla misura di sicurezza per la valutazione della sua pericolosità "che può durare anche tutta la vita".
A ribadirlo è oggi uno dei suoi difensori, l'avvocato Guido Bacino. E sembra - secondo indiscrezioni - che non siano positivi gli elementi raccolti finora su di lui nel carcere di Prato dove è detenuto e che dovranno essere esaminati dal magistrato di sorveglianza. L'avvocato Bacino torna sulla questione dopo un servizio pubblicato oggi dal quotidiano la Repubblica, che parla della possibilità di un ritorno in liberà di Chiatti.
"È già previsto in sentenza - spiega il legale all'Ansa - che la pericolosità di Chiatti venga rivalutata una volta espiata la pena. Non è cambiato nulla". La decisione sarà presa sulle relazioni del personale del carcere. Se come appare probabile il mostro di Foligno dovesse essere ancora ritenuto socialmente pericoloso sarà rinchiuso in un ospedale psichiatrico giudiziario. "E se anche questi venissero aboliti - dice l'avvocato Bacino - ci saranno apposite residenze". Preoccupato per gli scenari futuri è invece l'avvocato Giovanni Picuti, legale delle famiglie Allegretti e Paolucci.
"Nessuno sa cosa accadrà di preciso - dice -, ma possiamo fin d'ora ipotizzare che la prognosi di pericolosità sociale, se confermata, è ben poca cosa quando il carcere psichiatrico avrà chiuso i battenti. Le famiglie delle vittime così come l'opinione pubblica hanno il diritto di essere messe al corrente del percorso riabilitativo compiuto dal Chiatti in carcere, perché la sua pena si è ulteriormente assottigliata".
Chiatti fu arrestato nell'agosto del 1993 venendo condannato all'ergastolo in primo grado essendo stato ritenuto pienamente capace di intendere e di volere. In appello la pena venne però ridotta a 30 anni di reclusione dopo il riconoscimento della seminfermità di mente. Sentenza confermata in maniera definitiva dalla Cassazione. Il fine pena previsto inizialmente per Chiatti era nel 2023 ma a questa data vanno sottratti tre anni indulto e i periodi di liberazione anticipata. Una volta scontata la condanna Chiatti sarà comunque sottoposto ad una misura di sicurezza legata alla seminfermità mentale.
di Alberto Samonà
www.loraquotidiano.it, 1 febbraio 2015
Due persone sarebbero sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori per alcuni bigliettini recapitati a Ciro Carrello, il giovane che si è tolto la vita due giorni fa a Pagliarelli. Due persone sarebbero indagate per minacce nei confronti di Ciro Carrello, 26 anni, il detenuto di origine napoletana, ma residente a Bagheria, che si è tolto la vita due giorni fa nel carcere palermitano di Pagliarelli.
Qualche tempo dopo essere finito in manette, qualcuno aveva recapitato nella sua cella un paio di bigliettini, nei quali il giovane veniva invitato a "stare sereno" e pensare soltanto ai propri familiari. Un episodio, su cui sta indagando la procura di Palermo, che ha iscritto due persone nel registro degli indagati. Uno di loro sarebbe molto vicino al capomafia latitante Matteo Messina Denaro. Non è escluso che le ipotesi di reato per i due possano estendersi all'istigazione al suicidio.
Carrello si è impiccato con un lenzuolo, nell'infermeria del penitenziario in cui era detenuto in isolamento. L'autopsia, eseguita ieri da Paolo Procaccianti, avrebbe escluso che il detenuto si possa essere ucciso. Sul suo corpo non sono stati trovati segni di violenza. Gli inquirenti stanno anche analizzando alcuni biglietti trovati nella cella del suicida.
www.altarimini.it, 1 febbraio 2015
Disperato si stringe una corda al collo e tenta di suicidarsi: è accaduto sabato pomeriggio al carcere dei Casetti di Rimini, dove l'uomo, 30enne, nordafricano, è detenuto per il coinvolgimento nell'operazione "Kebab" su un traffico di stupefacenti. Ad accorgersi di quanto stava accadendo il personale dell'istituto penitenziario che ha allertato subito i soccorsi del 118. La corsa all'Ospedale "Infermi" e le cure immediate hanno impedito che accadesse il peggio. Il 30enne ha raccontato di aver tentato l'estremo gesto in un momento di angoscia, dopo aver chiesto di poter contattare un suo parente al telefono per sincerarsi della sua salute. La chiamata era in attesa di autorizzazione.
di Susanna Schimperna
Il Garantista, 1 febbraio 2015
Quando nasce non è chiaro il suo sesso, o meglio, come dice lui, è "senza sesso". Così d'autorità suo padre lo iscrive all' anagrafe quale femmina, con un nome che lui rifiuterà sempre e che mi ha chiesto di non scrivere (unica limitazione che ha voluto mettermi, e su cui è stato fermissimo).
I genitori lo lasciano già a sei mesi dalla zia Ann, in Scozia, mentre vanno a cercare lavoro in Germania. A 4 anni lui dichiara alla zia che gli piace una bambina, piange quando viene chiamato col nome impostogli all'anagrafe, grida quando gli si ricorda che è una femmina. La zia capisce, o forse, semplicemente, rispetta: e lo chiama Anthony.
Il giorno in cui i genitori tornano a prenderlo lui scalpita, si ribella, si nasconde. Lo portano via lo stesso e con gli altri fratellini nati nel frattempo si trasferiscono a Luino (Varese), dove Anthony viene trattato come uno schiavo: pulizie della casa dalla mattina alla sera, spaccare la legna, proibito giocare, distrarsi, fare qualunque cosa che non sia lavorare e badare ai più piccoli.
Le poche volte che il padre, che per Anthony è il Mostro, lo trova a giocare, lo picchia a sangue, lo frusta o lo bastona, lo mette a pane e acqua chiuso in bagno per tre giorni. Divieto ovviamente di uscire con gli amichetti, un divieto che si estende anche al fratello sedicenne tanto amato e a cui costa la vita, perché quello una sera scappa da una finestrella della cantina e su un motorino ci rimette la pelle. Anthony vuole vederlo ancora una volta, il padre glielo nega. Mai Anthony viene chiamato per nome, solo con un fischio o indirettamente. Ma lui deve chiamare il padre "Signoria".
Anthony trova lavoro, lo perde, scappa di casa. È qui che comincia la sua vita randagia, con tanti lavori che non possono durare perché sui documenti c'è un nome da donna e una foto da uomo, con espedienti di sopravvivenza come fare il giro la sera dei macellai chiedendo pezzi di scarto per il cane, con ripari di fortuna come una buca vicina a un bosco in cui infilarsi per dormire. Poi arriva la malattia, la chemio. I farmaci sono cari, non è più questione solo di mangiare qualcosa.
Impara a rubacchiare nei bed and breakfast, riesce tra furtarelli e lavoretti a comprarsi persino una macchinaccia in cui dormire, e gli sembra felicità. Un giorno un uomo a cui chiede una sigaretta gli fa trovare al mattino, fuori dalla macchina, una vera colazione. Diventano amici, lui frequenta la sua casa, viene accolto e sfamato: "Quel calore mi faceva paura perché non ho mai provato una cosa così". Si era preso anche un cane, lo lascia a questa famiglia quando decide di partire per la Puglia. Quando ne parla piange ancora. Mentre va in Puglia gli sequestrano l'auto, non ha l'assicurazione. Dorme un po' nei campi, un po' da un parroco. Trova un nuovo amico, Domenico, che anche lui gli dà da mangiare e per un po' lo porta nella sua casa a cena, gli fa conoscere la famiglia.
A Roma lo arrestano. Non stragi, non omicidi, non traffico internazionale di droga, ma piccoli furti, guida senza assicurazione, irregolarità. Non può permettersi un avvocato, la sentenza è implacabile: 17 anni di galera sommando tutto.
Ha parole splendide per i poliziotti che lo portano in carcere, per la poliziotta che gli regala 10 euro per le sigarette, per la gentilezza di tutti. In carcere, dove devono dargli una cella singola nella sezione femminile per la sua situazione non prevista dalla legge, continua a ringraziare. Trova tutti umani, più delle persone incontrate fuori. "Il bello è che quando aprono le celle e le chiudono ti danno la buonanotte e il buongiorno" dice delle guardie.
Qui a Rebibbia, nel 2013, la storia di Anthony si intreccia con quella della scrittrice Nina Maroccolo. Lei da qualche anno tiene laboratori di prosa e poesia insieme a Plinio Perilli, ma nella sezione maschile. Ora per la prima volta si trova ad operare in quella femminile. Ha una concezione particolare del suo lavoro: "Gran parte della popolazione carceraria proviene da luoghi geografici ad alta percentuale di analfabetismo, e offrire cultura a chi intimamente la rifiuta significa eliminare ogni possibilità di dialogo, e declinare così verso il fallimento.
Solo l'ascolto poteva consentire il primo accesso di me "persona" ad altre "persone", che non vanno pensate solo come detenute, perché questa è già la formulazione di un pesante giudizio".
Attraverso i racconti, Nina è riuscita a creare dei "ponti". Aiutare i detenuti del suo laboratorio a ripercorrere le proprie esistenze ha significato per loro avere l'occasione di affrontare lutti vecchi e nuovi, e di trasformarli: rendendo così più sopportabile il dolore.
Con Anthony c'è stato anche di più. Nina ha cercato ogni strada possibile per aiutarlo anche legalmente, ma finora non c'è riuscita. Ha però scritto un libro insieme a lui, un libro bellissimo e straziante, che si chiama "Ero nato errore" (ed. Pagine). È stata Nina a parlarmi per mesi interi di Anthony, è stata lei a portargli le mie domande e raccogliere le sue risposte. La ringrazio per questo. Ecco dunque Anthony Wallace, 47 anni, uomo con nome anagrafico da donna, detenuto nel carcere femminile di Rebibbia, Roma. Ancora 15 anni e mezzo da scontare.
Cominciamo dall'inizio, Anthony. Dai suoi primi ricordi.
Giocavo con i bimbetti, andavamo a fare gli scherzi al pastore. Lui portava il gregge a pascolare e noi facevamo scappare le sue pecore. Poi ci siamo accorti dei collie, poveretti, dovevano riportare le pecore insieme. Il pastore si arrabbiava molto con loro, finché capì che eravamo noi, così andava a lamentarsi dai nostri genitori. Mi ricordo molto bene della Pasqua. Vivevo in Scozia allora. In Scozia la Pasqua è molto importante... Era bello perché ogni genitore nascondeva nel giardino ogni tipo di uova e noi bambini dovevamo trovarne il più possibile per diventare vincitori. Era come una caccia al tesoro.
E la scuola?
Il primo anno di scuola elementare l'ho fatto a Inverness. Mi ricordo che la maestra era del Galles, era bellissima, sembrava Lady Diana. Le classi non erano mischiate e la maestra mi aveva messo in quella maschile. Andavo d'accordo con i compagni, non avevo paura di niente. Un giorno un mio compagno, Steven, mi ha messo alla prova. Con delle pinzette cominciò a tirarmi i peli delle braccia. Era una sfida. Faceva male, ma io tenevo duro. Dopo queste prove di resistenza fisica sono diventato il capo di un gruppo di amichetti della stessa stirpe, quella legata ai celti, ai miti, a Re Artù, alle Crociate. Prendevamo dei pezzi di legno, li inchiodavamo e quelle erano le nostre spade. Ci facevamo anche male e la colpa, anche quando non ce l'avevo, doveva essere mia. I genitori litigavano fra loro per proteggere i figli, ma la cosa bella era che per noi quando finiva tutto non c'era rancore. La mia materia preferita era la Storia.
Lei chiama i suoi genitori l'Estranea e il Mostro. Ma poi per l'Estranea, sua madre, ha parole di pietà: dice che fino a un certo punto ha provato a difendervi, ma poi si è arresa perché era una vittima anche lei del Mostro. L'Estranea si è mai dimostrata tenera nei suoi confronti, lei ha mai pensato che le volesse bene?
Mia madre ha avuto qualche dolcezza, sì. Era dispiaciuta di non potere fare di più o dimostrare che mi voleva bene. Credo che capisse la mia sofferenza. Zia Ann è stata una madre vera, e mia madre mi aveva abbandonato dopo il parto e poi mi strappato via da zia Ann, da Inverness. Forse si sentiva in colpa per tutto questo. Comunque prima lei mi abbracciava, mi voleva davvero bene, ma non ha potuto darmi di più, perché era succube del Mostro. È da quel momento che mamma è diventata l'Estranea, da quando si è distaccata.
Non parla mai di amore e di rapporti sessuali. Non sono mai esistiti nella sua vita? C'è stata qualche donna, o qualche uomo, che ha fatto degli approcci con lei?
Nella mia vita ho avuto donne che ho amato. Amare una donna è una cosa bellissima e importante, perché la donna è molto superiore all'uomo, sa dare molto di più. Nella donna amo la dolcezza, la sensibilità, la sua forza e la voglia di capire. Dall'altro lato anche l'uomo deve avere queste qualità anche se spesso non è così... La donna cerca nell'uomo la complicità assoluta che comprende il rispetto. Non ammetto fare sesso con un'altra donna quando amo la mia... Sono un romantico...
Qui a Rebibbia aspetto la libertà per andare dall'amore che amo, ci apparteniamo e lei sarà sempre la mia donna. Io resisto soprattutto per lei che mi ha accettato subito, senza domande, mettendosi a rischio anche con la sua famiglia visto che è sposata. Ho vissuto questo amore anche per la delicatezza ed è stato coinvolgente come un terremoto. I rapporti sessuali li ho conosciuti molto prima, da ragazzo.
La prima volta ero spaventato, era stato talmente bello e le cose belle a volte ti spaventano. Ho scoperto cosa voleva dire due corpi in uno, l'amore totale. Io mi sono sempre sentito e sono eterosessuale. Ad esempio una volta un gay mi ha fatto delle avances, mi sono molto alterato e l'ho mandato a quel paese con tutto il rispetto per il suo essere omosessuale.
Non mi pare che lei abbia trovato aiuto nelle istituzioni. Può raccontare a chi ha provato a rivolgersi e cosa le hanno risposto?
Sono stato dagli assistenti sociali, in comunità che però erano per i tossici e gli alcolizzati, e io non c'entravo niente con queste realtà. Ho visitato molte strutture spiegando la mia situazione, non capivano mai la mia situazione identitaria, mi scambiavano per un trans ma io non ero un trans e loro non sapevano cosa fare. A Firenze ho chiesto aiuto all'Arci-Gay, spesso ai preti... La mia condizione è rara e stato rifiutato in tutto e da tutti, sono stato rifiutato dalla grande ignoranza, dalla facilità di giudicare, sbattuto a destra e a sinistra senza che nessuno mi aiutasse davvero.
Però ringrazio la comunità S. Egidio perché un piccolo aiuto loro me l'hanno dato.
Quali lavori ha fatto per mantenersi?
Ho fatto lo stalliere, il saldatore, il giardiniere, lo spaccalegna, aggiustavo frigoriferi. Per sopravvivenza sono stato poi obbligato a cominciare a rubare, e quando lo facevo stavo male, malissimo. Anche adesso sto male perché non è bello farlo, ma le istituzioni non mi hanno dato scelta.
Il fratello che amava è morto quando eravate ragazzi. Ha qualche rapporto con le sue cinque sorelle?
Nessuna mi ha mai aiutato e non ho più rapporti con loro dal 1982. Mi dispiace sapere che ho dei nipoti e non li conosco. Non so neanche se i miei nipoti sanno che esisto. Ho paura a pensare che potrebbero avere la stessa indole del Mostro. Ma sia chiaro: a questo punto non li voglio proprio conoscere.
Nel libro, lei parlando del carcere dice a Nina: "Qui dentro ho e sto ricevendo cose che fuori non ho mai avuto". Che cosa, precisamente?
Qui a Rebibbia mi hanno dato un po' di dignità, un lavoro che cercavo da anni e qualche intesa con le assistenti. Per esempio, io non potrei avere la giacca classica, ho chiesto il permesso e me la fanno tenere, e così il rasoio che tengo nella mia cella. La doccia la faccio da solo come solo sono nella cella.
Ha mai tentato di uccidersi?
È successo una volta sola, quando mi hanno scoperto il tumore. In quel periodo ero a Torino, mi buttai nel Po. Era la disperazione totale e non ero in me stesso, come quando non mangi da 2/3 settimane, non ti rendi più conto di quello che fai.
Lei è nella sezione femminile e in una cella singola. Preferirebbe stare nella sezione maschile?
Avrei preferito stare nella sezione maschile, ma se devo rimanere al femminile allora preferisco la cella singola. Qui al femminile le donne quando litigano sono peggio degli uomini, fanno rumore in qualunque orario... si mettono a cantare e a danzare, soprattutto le rom, e se provi a dire qualcosa ti saltano addosso. Io mi trovo al primo piano che è più tranquillo del secondo e terzo. Ho fatto qualche conoscenza, perché qui l'amicizia non esiste, anzi qualche volta le ragazze mi bussano alla porta e mi portano dolci e carne. Non voglio essere toccato, e mi rispettano. A loro voglio bene.
Si è sempre sentito diverso da tutti per le sue particolarità fisiche, per il suo essere nato di sesso indefinibile e poi diventato uomo, o sono stati gli altri a farla sentire diverso? E oggi come si sente? "Strano", come dice, solo per un fatto fisico o anche per altri motivi?
Gli altri mi hanno fatto sentire diverso, io invece mi sentivo "superiore" agli altri perché sono particolare. La particolarità sta nella fortuna di possedere come un fiuto e quindi di capire subito le situazioni. Ho forte l'istinto del pericolo, lo so riconoscere... come un animale che ha l'istinto di proteggersi. So riconoscere il bene e così il male. Amo il Tao perché i due opposti si attraggono. Faccio un esempio: è brutto rubare, ma una volta quando avevo rubato ho aiutato una donna con il suo bambino... Questa donna era povera e le avevo dato metà dei soldi rubati. Quel male che ho fatto si è trasformato in bene. Il male ha aiutato il bene... Dirò di più: mi sento un po' come un Tao, perché tutto il male che ho fatto, dato, è diventato bene, un bene che dentro ho sempre avuto.
Mi sento strano non per un fatto fisico, perché so cosa sono, ma è strano che sto lavorando, strano perché ho scritto un libro, strano che qualcuno crede in me, strano sentirsi amato, strano perché queste cose accadono in una vita normale che ho sempre cercato. Amo il mio fisico, il mio corpo, come sono e quello che sono.
Se uscisse dal carcere cosa vorrebbe fare, che vita vorrebbe avere?
Vorrei avere una vita normale, un posto di lavoro. Vorrei finalmente il documento nuovo, perché la mia natura sessuale è maschile, voglio essere Anthony nelle carte. E vorrei un tetto, non una galera.
www.teleradioerre.it, 1 febbraio 2015
Il consigliere regionale Anna Nuzziello interviene sulla situazione delle carceri pugliesi e, in particolar modo, su quella che riguarda la Casa circondariale del capoluogo dauno, che resta, proporzionalmente, la più affollata del distretto. Il kaos delle carceri, però, riguarda tutti gli 11 istituti penitenziari del territorio pugliese, dove, ugualmente, si verifica un esubero della capienza regolamentare.
A Foggia "nonostante il grande impegno profuso dalla direttrice della casa circondariale di Foggia, Mariella Affatato, grazie alla quale, di concerto con i tavoli tecnici e istituzionali, sono state attivate numerose iniziative trattamentali - sottolinea - che vanno nella direzione giusta, e cioè il fine rieducativo della pena, le criticità, però, restano.
In particolare quelle più impellenti, a tutt'oggi, consistono nella carenza di personale delle varie aree rispetto alla pianta organica prevista; nell'obsolescenza degli impianti idrici e termici; nella scarsa efficienza dell'erogazione del servizio socio-assistenziale, comprensivo del servizio psicologico e dell'assistenza psichiatrica ai pazienti, che dovrebbe garantire un monitoraggio costante non solo sotto l'aspetto sanitario specialistico ma anche generico. Relativamente a quest'ultimo punto esistono modalità, procedure e criteri stabiliti dalla legge e vanno perseguiti con maggior vigore".
Il riferimento della consigliera Nuzziello va al lungo e complesso iter che ha impiegato quasi un decennio per realizzare un cambiamento fondamentale in tema di carceri, e cioè la Riforma della Medicina penitenziaria prevista dal decreto legislativo n. 230/1999 e finalmente approvata nel 2008 dalla Conferenza Stato-Regioni con il "sì" allo schema del provvedimento emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La riforma è finalizzata ad una più efficace assistenza sanitaria e alla qualità delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione negli istituti penitenziari, negli istituti di pena per minori, nei centri di prima accoglienza, nelle comunità e negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Ben vengano, allora, le fiaccolate della legalità, le iniziative in tal senso delle associazioni e della comunità operosa, ma i tavoli tecnici della politica e delle istituzioni devono operare più concretamente - conclude Anna Nuzziello - per risolvere davvero i problemi di Foggia, per portare cambiamento e innovazione, per far riemergere un futuro luminoso in fondo al tunnel del degrado, attraverso sinergie ed energie, umane e professionali, senza colore politico. La gente continua a morire di fame. Foggia e i suoi cittadini sono stanchi, offesi, umiliati e chiedono aiuto, rispetto e dignità da parte della politica e delle istituzioni
www.augustaonline.it, 1 febbraio 2015
Saranno dodici i detenuti prescelti a partecipare al corso professionale per pizzaioli che si terrà alla casa di reclusione di Augusta. L'iniziativa è del club service Rotary Augusta di cui è presidente Giuseppe Corbino. Il progetto è stato accolto con molto entusiasmo dal direttore Antonio Gelardi e dai detenuti, pensate che sono state circa 100 le domande presentate. In questa prima fase saranno dodici i detenuti, tutti con pene che stanno per finire, che avranno la possibilità di imparare il mestiere con la qualifica di "apprendista pizzaziolo", con tanto di attestato finale e tessera rilasciati dall'associazione Italia-Malta Pizza Association.
Il corso è stato illustrato ieri mattina , erano presenti, oltre al direttore Gelardi, per il Rotary Giuseppe Corbino e Federico Romano. Gli istruttori Giuseppe Paolini, Vincenzo Perez, Daniele Ucciardo e Giorgio Sortino. Questi ultimi due hanno vinto recentemente il "campionato mondiale pizza bianca" , rispettivamente nelle specialità "Pizza a metro" e "Pizza classica". L'evento si è disputato a Malta, presso la pizzeria "Giardino Mediterraneo" a Marsala Wilga Street.
Il corso, della durata di 40 ore, avrà inizio Lunedì 2 febbraio, si articolerà in lezioni teorico/pratiche nei giorni di lunedì e martedì, dalle ore 9 alle 13. La collaborazione vedrà impegnati il Rotary Club Augusta che provvederà a fornire il materiale didattico (forno, impastatrice, blocchi notes. penne) e di consumo (farina, mozzarella, pomodoro, olio - sale - ecc.): la casa di reclusione che provvederà ad allestire un'area attrezzata per la preparazione dei prodotti, piani di lavoro ecc.; l'Associazione Italia-Malta-Pizza-Association che fornirà abiti da lavoro, Piccola attrezzatura, gli istruttori.
Durante l'incontro con la stampa un clima di entusiasmo tra tutti i protagonisti interni ed esterni. Giuseppe Paolini ha anticipato che "probabilmente, visto il così alto numero di detenuti rimasti fuori dal corso, cercheremo di accontentare più aspiranti pizzaioli, compatibilmente alle regole della casa di reclusione. È importante - ha commentato - che sia offerta una possibilità a queste persone . Con l'attestato che rilasceremo potranno trovare un lavoro dignitoso all'esterno, con la speranza che possa essere un'opportunità per ricominciare da capo".
Grande soddisfazione da parte del presidente Giuseppe Corbino che ha voluto fortemente questo corso :nella speranza che possa essere utile ai detenuti una volta ritornati all'esterno, dopo l'espiazione della pena. Il nostro vuole essere un aiuto concreto per tutti coloro che hanno sbagliato e che hanno voglia di cambiare e trovare un lavoro che gli consenta di vivere normalmente". Il direttore Antonio Gelardi, noto per la sua pragmatica conduzione della casa di reclusione ha sottolineato "l'importanza delle iniziative come questa del Rotary, che offrono una vera opportunità lavorativa agli ex detenuti. Per scegliere i candidati abbiamo cercato di favorire quelli che usciranno entro quest'anno a pena scontata, con un attestato professionale utile per ricominciare".
Al termine dell'incontro con la stampa locale, Giuseppe Paolini con il solito entusiasmo tipico della sua personalità vulcanica ha lanciato la proposta, a fine corso, la giornata finale, istruttori e allievi prepareranno pizze per tutti i circa 500 detenuti e personale della polizia penitenziaria.
di Giorgio Galvani
Il Giornale, 1 febbraio 2015
Solidarietà a quattro zampe. Cuccioli di Labrador affidati ai detenuti che li addestreranno per diventare presto guide sicure di persone non vedenti.
Mirto e Margot, hanno varcato ieri mattina l'ingresso del complesso penitenziario di Capanne alla periferia di Perugia, accompagnati dai responsabili del Lions Club Concordia, promotori di un innovativo progetto, Prison Puppy Raiser (far crescere un cucciolo in prigione) che si pone a supporto del programma Lions Cani Guida per non-vedenti: quattro detenuti si occuperanno, nel rispetto del protocollo della scuola per cani Guida Lions di Limbiate, della loro socializzazione.
Un progetto interamente finanziato dal service perugino fino alla donazione dei cuccioli alla scuola cani guida Lions. Il carcere fornirà lo spazio ed affiderà ai detenuti la cura e l'accompagnamento interno dei cuccioli, che potranno muoversi in ogni spazio dell'istituto penitenziario, con esclusione delle zone di sicurezza. Gli istruttori cinofili della Scuola per Cani Guida Lions di Limbiate formeranno i detenuti affinché siano in grado di insegnare ai cuccioli i comandi utili all'interazione con i futuri compagni di viaggio, nonché nozioni sulla gestione e cura dei loro piccoli nuovi amici. Accudendo Mirto e Margot, nella prima fase della loro vita, i detenuti si sentiranno dunque utili per i non-vedenti di cui gli animali diventeranno successivamente guida.
Negli Stati Uniti, dove il programma Leader Dogs for the Blind, lanciato nel lontano 2002, interessa oggi 6 case circondariali, ha importantissimi risvolti umani e sociali in quanto i reclusi selezionati per il programma, una volta liberi, sono meno inclini ad essere coinvolti in situazioni illegali e sono motivati nel loro nuovo compito di educatori-formatori, sapendo che il ruolo da loro svolto in qualità di puppy raiser sarà determinante per la crescita equilibrata del cane. Partecipano al programma la società svedese Husse, tramite il rappresentante di zona, Gianguido Colato, che fornirà gratuitamente l'alimentazione, ed il veterinario, Stefano Arcelli.
I cuccioli, attentamente selezionati nell'allevamento Enci, Rosacroce Wanals di Massimiliano Perugini, vivranno il carcere come una famiglia molto numerosa. "Quello cui abbiamo assistito oggi è un esempio di positiva partecipazione delle persone detenute ad attività di volontariato sociale, un impegno attivo che ha risvolti umani e sociali di altissimo valore", è quanto dichiarato dalla vicepresidente della Regione Umbria con delega alle politiche sociali, Carla Casciari, intervenuta alla originale consegna dei due cuccioli di labrador a quattro detenuti del complesso penitenziario di Capanne.
"Partecipare a questo progetto - ha aggiunto - da un lato consentirà ai detenuti l'apprendimento di nozioni che potranno tornare utili una volta conclusa la pena per avviare percorsi di autonomia e reinserimento della società, dall'altro avranno sensibilmente contribuito alla socializzazione dei cuccioli anche in vista dell'importante ruolo che andranno a ricoprire come cani guida". "Una iniziativa resa possibile grazie alla disponibilità della direttrice del complesso penitenziario di Capanne, Bernardina Di Mario ? hanno precisato con orgoglio ed un pizzico di commozione, i responsabili del Lions Concordia di Perugia ? che unisce l'amore e la tutela degli animali con la solidarietà verso coloro che senza una guida sicura non riuscirebbero ad orientarsi e talvolta a vivere una esistenza dignitosa".
- Trapani: a Favignana teatro-carcere, nato da un'idea dell'attrice Stefania Orsola Garello
- Taranto: tra sport e sociale, un corso e un torneo di ping-pong per i detenuti
- Immigrazione: violenta connazionale nel Cara di Mineo, fermato nigeriano di 21 anni
- India: Tomaso ed Elisabetta, scarcerati dopo 5 anni, sono arrivati a Milano Malpensa
- Brasile: rivolta in carcere contro il divieto di ricevere cibo dalle famiglie, 1 morto e 4 feriti











