edizionecaserta.com, 13 giugno 2019
A dare l'allarme sono stati i compagni di cella. Non rispondeva alle sollecitazioni e coloro che condividevano con lui la stanza hanno immediatamente capito che qualcosa di grave era accaduto. Se ne è andato via probabilmente per un malore Angelo S., il 38enne originario della zona di Caivano, trovato morto ieri mattina all'interno della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.
L'uomo era detenuto in quanto accusato di reati predatori (rapine nello specifico) commesse sul territorio di Caserta. Questa mattina alle 8 la tragica scoperta: immediati sono scattati i soccorsi dopo l'allarme dei compagni di cella, ma nè il personale della struttura carceraria nè il servizio d'emergenza sono riusciti a salvargli la vita. Nelle prossime ore la salma del 38enne dovrebbe essere restituita ai familiari per l'addio nella sua città natale.
L'Arena, 13 giugno 2019
Il carcere di Montorio diploma cinque nuovi tecnici di scuderia. Nella casa circondariale scaligera, diretta dalla dottoressa Maria Grazia Bregoli, i detenuti seguono appunto un corso, promosso dall'associazione Horse Valley, per ottenere il diploma di "Tecnico di scuderia": circa nove mesi di lezioni che culminano con una prova teorico-pratica tenuta da due esaminatori nazionali dell Aics (associazione italiana cultura e sport).
Proprio l'altro giorno, cinque detenuti hanno sostenuto l'esame finale con successo: per molti di loro il diploma è un segno di riscatto e di impegno, che può aprire la strada ad alcuni benefici e offrire una offerta futura di lavoro. Alcuni poi, prima di entrare in carcere vivevano in famiglie che possedevano dei cavalli: per loro questa attività rappresenta dunque un elemento di continuità con la vita prima dell'ingresso in carcere. Il tecnico di scuderia, infatti, si occupa non solo della pulizia dei box e dei cavalli ma impara a monitorarne le attività quotidiane, a individuare segni di stress o di problematiche fisiche, e a consigliare agli appassionati di equitazione l'approccio migliore, legato a una conoscenza specifica dell'assetto emotivo di ogni cavallo.
L'attività. Alcuni di loro si occupano quotidianamente di 3 cavalli (ma anche di pecore e galline) che vivono all'interno della casa circondariale, mentre un altro gruppo si ritrova settimanalmente nella zona maneggio del carcere per apprendere in un corso certificato dalla Aics l'arte del tecnico di scuderia, figura professionalmente ben definita che va al di là di quella che una volta era l'attività meno qualificata dello stalliere.
Non solo cavalli. Il corso è integrato da una attività di Yoga Kundalini guidata da insegnanti certificati del centro "Yoga Benessere Adi Shakti" di Verona. Grazie a esercizi di respirazione e di rilassamento, si favorisce così una interazione tra uomo e cavallo segnata da calma e tranquillità reciproche.
L'associazione. Da anni Corte Molon, con l'associazione "Horse Valley" diretta da Linda Fabrello, lavora nel campo del sociale utilizzando il cavallo in interventi assistiti per affrontare la disabilità e i problemi emozionali degli adolescenti. Ma anche per dare una maggiore qualità alla vita in carcere, preparando gruppi di detenuti della casa circondariale di Montorio a relazionarsi con il mondo animale.
viveremacerata.it, 13 giugno 2019
Venerdì 31 maggio all'Auditorium Ite "Alberico Gentili", in via Cioci, 6 a Macerata, è stato presentato il libro "La luna è dietro le sbarre, il mare ha il colore del sole" che ha preso forma dall'esperienza della scuola di istruzione per adulti nel carcere di Marino del Tronto.
Sono intervenuti gli autori, Glauco Giostra Ordinario di procedura penale, Facoltà di Giurisprudenza Università degli Studi di Roma La Sapienza e Francesco Petrelli dell'Unione delle Camere Penali Italiane. Ha moderato i lavori Riccardo Minnucci Videomaker di Popsophia.
Il progetto "La Scuola in Carcere" - ricorda la Dirigente scolastica del Centro Provinciale Istruzioni Adulti di Macerata Sabrina Fondato - si è svolto per la maggior parte nella casa circondariale di Marino del Tronto. Sono state raccolte brevi testimonianze riportate da parte di alcuni detenuti e di alcuni giovani migranti, riguardanti ricordi ed esperienze che ricostruiscono le loro storie di vita.
Il progetto rappresenta un tentativo di sviluppare un percorso di integrazione socio-culturale attraverso forme di scrittura partecipata, che ripercorra, attraverso la memoria, i momenti più importanti della vita delle persone che hanno accettato di coinvolgervisi. Le storie di vita sono state raccolte tramite incontri, interviste e laboratori di scrittura con i detenuti ed i migranti, che privilegiassero l'ascolto e l'empatia come atteggiamento da parte degli insegnanti promotori del progetto.
La pubblicazione che ne è derivata è stata fortemente voluta dalla dirigente prof.ssa Sabrina Fondato e dal prof. Nazzareno Cioni, docente di lettere nella casa circondariale, che hanno creduto nel valore educativo e di integrazione del progetto stesso, che mira a far riflettere gli autori delle storie sui loro percorsi di vita personali.
Per la parte grafica la prof.ssa Isabella Crucianelli ha generosamente messo a disposizione le immagini delle proprie opere che meglio potevano essere associate al significato profondo dei racconti. L'attuale fase di disseminazione si pone l'obiettivo di accrescere la conoscenza della comunità scolastica intorno alle circostanze di vita che possono favorire episodi di devianza e di rimuovere qualche pregiudizio nei confronti dell'alterità, del diverso, che possono manifestarsi in tante forme nella società di oggi.
ilcittadinoonline.it, 13 giugno 2019
"Premio speciale della giuria" per tre studenti della sede carceraria di Ranza dell'Istituto enogastronomico di Colle Val d'Elsa - indirizzo dell'Istituto d'Istruzione superiore statale "Bettino Ricasoli" di Siena - al concorso di scrittura creativa in lingua francese "Ça twitte! 140 manières de le dire" organizzato nei giorni scorsi dall'Università per Stranieri di Siena. Gli studenti detenuti sono stati premiati per tre testi brevi dedicati ai migranti e all'esperienza del carcere e hanno ricevuto i libri messi a disposizione per tutti i vincitori del concorso dalla Librairie française di Firenze, sostenitrice dell'iniziativa.
I premi e l'attestato di partecipazione degli studenti di Ranza sono stati ricevuti dal dirigente scolastico dell'Istituto "Bettino Ricasoli", Tiziano Neri, e dalla referente dell'Istituto per la sede carceraria di Ranza, Gilda Penna, che hanno sottolineato l'impegno e la crescente partecipazione degli studenti detenuti verso iniziative di crescita personale e di confronto con il mondo esterno attraverso la scuola e la didattica messa a disposizione dall'Istituto "Bettino Ricasoli".
Il concorso "Ça twitte! 140 manières de le dire" era aperto a tutti i residenti e gli iscritti in istituti della regione Toscana e ha diviso i partecipanti in quattro categorie - due dedicate alla "Prosa" e due alla "Poesia" - aperte a studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado e a studenti e studentesse universitari e adulti, chiamandoli a scrivere testi poetici oppure in prosa a tema libero pari alla lunghezza di un tweet, 140 caratteri.
andriaviva.it, 13 giugno 2019
Incontro con don Riccardo Agresti e il prof. avv. Giuseppe Losappio ed i tutors, avv. Lucio de Benedictis ed il prof. avv. Tiberio Di Bari. Nella mattinata di martedì 11 giugno 2019, i ragazzi del liceo "Carlo Troya" di Andria, coordinati dal tutor esperto avv. Lucio de Benedictis e dal prof. avv. Tiberio Di Bari, quasi a conclusione del Pon - Alternanza scuola lavoro, sono stati ospiti presso la Masseria San Vittore che porta avanti il progetto diocesano "Senza Sbarre".
Gli studenti hanno visto la partecipazione del Prof. Avv. Giuseppe Losappio: magistrale ed applauditissima la sua lezione sulla pena e sulla sua funzione rieducativa, mentre la convincente oratoria di don Riccardo Agresti, accompagnata dalla voce di uno dei suoi ospiti, lascia sempre un groppo in gola.
"San Vittore è una splendida location per un qualcosa che non ha uguali: è un luogo ameno - scrive sui social l'avv. Lucio De Benedictis in merito al progetto- dove si svolge un lungimirante progetto di inclusione di detenuti fonte di speranza per chi, riconoscendo i suoi errori, sta cercando di redimersi e di rendersi utile sia per la società che per se stesso.
Lo Stato qui collabora con la Diocesi (qui rappresentata dal tenace don Riccardo Agresti e da don Vincenzo Giannelli) nel ricostruire l'uomo distrutto dalla dura esperienza carceraria, non con parole, ma facendolo lavorare (i detenuti coltivano terra, producono pasta, ecc.). Alcuni di loro la sera tornano in carcere sapendo però che la mattina dopo non vedranno i tre metri quadrati di una triste cella, ma campi coltivati ed andranno a lavorare, si sentiranno utili".
di Irene Argentiero
La Difesa del Popolo, 13 giugno 2019
"Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" (At 2,1). Inizia così il passo degli Atti degli Apostoli con cui si apre la liturgia della Parola nella domenica di Pentecoste. E si sono ritrovate "tutte insieme nello stesso luogo" le 120 persone che hanno deciso di trascorrere la Pentecoste nel "cenacolo" del "Due Palazzi". Con loro anche una trentina tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria e volontari del carcere di Padova. "Tutti insieme nello stesso luogo", persone di nazionalità, cultura e storie diverse, dalle 8 alle 15, senza contatti con il mondo esterno, senza cellulari, pc o tablet.
"A pranzo in carcere", il titolo dell'iniziativa nata dalla collaborazione tra la direzione e la parrocchia del carcere "Due Palazzi", l'associazione "La Difesa s'incontra" e la cooperativa Work Crossing. "La nostra Pentecoste con voi", annunciava nei giorni scorsi dalla sua pagina Facebook l'associazione (emanazione del settimanale diocesano "La difesa del popolo"), rilanciando un post de "Sulla strada di Emmaus".
"È un'iniziativa semplice - racconta don Marco Pozza, parroco del "Due Palazzi" - nata per far conoscere la realtà del carcere e per dare la possibilità, a chi vuole, di verificare se quello che si conosce o si sa del carcere corrisponde veramente alla realtà". Un'iniziativa semplice, che ha riscosso fin da subito grande consenso. "Per ragioni organizzative si è trattato di una proposta a numero chiuso - spiega don Marco -. Il termine per le adesioni era stato fissato per i primi di maggio. Più di 60 le persone che sono rimaste in lista d'attesa".
Tre i momenti che hanno scandito la Pentecoste nel "cenacolo" del "Due Palazzi". La giornata è iniziata coi racconti e le testimonianze sul e dal carcere. Due ore di dialogo con chi oggi si trova nel "Due Palazzi" per scontare una pena. Ma non solo. Due ore per confrontarsi anche con quei pregiudizi che - prima di scoccare come frecce appuntite dall'arco delle nostre certezze - non tengono quasi mai conto delle storie di vita (tutt'altro che semplici) di chi oggi si trova in carcere. Il dialogo, fatto di parole, si è poi aperto e confrontato con la Parola, durante la celebrazione della messa nella cappella del carcere. Dalla mensa eucaristica si è passati, quindi, alla mensa del "Due Palazzi", per continuare - uno accanto all'altro - il dialogo e la condivisione. Per ascoltarsi e comprendersi, com'è capitato alla gente che - così raccontano gli Atti degli Apostoli - giunta al Cenacolo, sente i discepoli colmi di Spirito Santo parlare nella propria lingua.
"Lo Spirito Santo ci ricorda che Cristo è all'opera anche là dove non si pensa", commenta don Marco Pozza. Una Pentecoste, quella nel "cenacolo" del "Due Palazzi" di Padova, vissuta da "reclusi" dietro le sbarre, ma nella libertà di chi osa andare oltre le barriere della paura e del pregiudizio.
di Francesco Abate
L'Unione Sarda, 13 giugno 2019
E se la Lapponia diventasse la Sardegna e l'ispettore della polizia segreta Jalmari Jyllänketo si chiamasse invece Gianchetto Lodé? Ecco che il romanzo "La fattoria dei malfattori" di Arto Paasilinna (Iperborea) diventa l'ispirazione perfetta per un gruppo di detenuti reclusi nella Casa circondariale di Uta Ettore Scalas, impegnati nella scrittura di un romanzo collettivo.
Dopo aver partecipato al laboratorio di lettura e scrittura creativa portato avanti dalle associazioni Tusitala e Terra Atra, venerdì mattina presenteranno il lavoro finale al resto della popolazione carceraria, agli educatori e psicologi, all'area educativa e al personale del carcere. Il testo verrà poi presentato e distribuito attraverso il Sistema bibliotecario cagliaritano e nel circuito dei Festival letterari sardi.
Dallo scorso febbraio sono stati coinvolti più di quaranta detenuti, di età, nazionalità e culture diverse grazie al lavoro dei volontari Carlo Birocchi, Maddalena Brunetti, Raffaele Cattedra, Rosi Giua, Francesca Mulas e Margherita Riva. A fine giugno partirà il secondo laboratorio del progetto "Narrazioni Scatenate", a cui le associazioni affiancheranno l'attività di cineforum e l'organizzazione di incontri: sono attesi Uliano Lucas, Cristiano Cavina e Gianni Stocchino.
La Nuova Sardegna, 13 giugno 2019
Questo è l'obiettivo della mostra che si terrà nello spazio Faber dal 17 al 22 giugno. Protagonisti i detenuti di Nuchis, autori di dipinti, sculture e opere di artigianato ispirate agli scatti di alcuni fotografi che attraverso le loro immagini hanno portato il mondo esterno all'interno del carcere. "Il varco nel muro" è il titolo della mostra nella quale saranno esposti sia i lavori dei carcerati che le foto dei fotografi.
"L'arte come ponte fra il dentro e il fuori - spiega Edy Baldino, garante dei diritti dei detenuti nel comune di Tempio che ha organizzato l'evento in collaborazione con l'area educativa del carcere di Nuchis e l'autorizzazione e supervisione della direzione penitenziaria.
Il progetto nasce dall'idea di utilizzare l'arte per creare un collegamento fra le persone detenute e il territorio circostante. I detenuti hanno potuto vedere fuori dalle sbarre attraverso gli occhi di fotografi locali, riproducendo, poi, ognuno secondo la propria sensibilità artistica, le immagini più significative del nostro territorio, tanto sotto l'aspetto paesaggistico quanto sotto quello antropologico. Come recita il titolo della mostra, l'arte diventa così un varco nel muro".
Direttore artistico è il fotografo di Tempio Massimo Masu. Hanno collaborato i fotografi Franco Pampiro, Antonello Naitana, Giuseppe Goddi. L'evento è patrocinano dal Comune, dai Lions di Tempio, e dalla coop "Il piccolo principe" di Tempio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 giugno 2019
La vita di Radio Radicale si deciderà nelle prossime 48 ore. Tutto dipende da quello che accadrà nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, da cui uscirà il testo del decreto crescita che giungerà lunedì in aula per essere sottoposto alla fiducia richiesta dal Governo. Ieri pomeriggio i lavori nelle commissioni sono stati sospesi perché, come ha spiegato il presidente della Bilancio Claudio Borghi, la sospensione "servirà per vedere di risolvere la questione". La strada più percorribile potrebbe essere quella di un emendamento presentato dal relatore del decreto crescita, il leghista Centemero.
Proprio il leader del Carroccio, Matteo Salvini, qualche ora prima aveva dichiarato: "Su Radio Radicale non cambio idea rispetto a quanto ho detto prima delle elezioni: non si cancella l'esistenza di una radio con un emendamento e con un tratto di penna. Il mandato a nome della Lega in Commissione è di lavorare affinché questa voce ci sia". Intanto ieri pomeriggio Radio Radicale, Fnsi e Partito Radicale hanno tenuto alla Camera una conferenza stampa: una delegazione dell'emittente radiofonica e del partito di Pannella hanno consegnato alla cancelleria della Presidenza del Consiglio le oltre 170.000 firme raccolta a favore di Radio Radicale su change.org.
Diversi i parlamentari presenti alla conferenza stampa: Laura Boldrini, Renato Brunetta, Graziano del Rio, Luca Paolini, Stefano Fassina, Fabio Rampelli, Federico Mollicone, e Roberto Giachetti, in sciopero della fame da 27 giorni che ha precisato: "se si tagliano i fondi a Radio Radicale si stabilisce a priori che non la si vuol fare partecipare alla gara del servizio". Tutti gli esponenti politici, insieme a Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, si sono trovati d'accordo nel dire che quella per Radio Radicale è una battaglia costituzionale per la libertà di informazione, sui cui deve essere il Parlamento ad esprimersi. Ha chiuso l'incontro Giovanna Reanda, del cdr di Radio Radicale: "Qualsiasi cosa accadrà in questi giorni, noi non la finiamo qui, noi non abbiamo intenzione di morire in silenzio".
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 13 giugno 2019
Vito Crimi si impunta. Salvini: "Su Radio Radicale non cambio idea rispetto a quanto ho detto prima delle elezioni: non si cancella l'esistenza di una radio con un emendamento e con un tratto di penna". Nulla come la battaglia per tenere viva Radio Radicale riesce ad unire l'Italia politica.
Neppure il 25 aprile o la Festa della Repubblica, si potrebbe dire con una bestemmia. E così, dopo che una delegazione "multipartisan" di parlamentari ha consegnato alla Cancelleria di Palazzo Chigi le oltre 167 mila firme raccolte in calce alla petizione lanciata su Change.org dal Partito Radicale, è andata in scena la migliore convergenza politica degli ultimi tempi. "Ci appelliamo alla Lega, che quando vuole si impegna sulle sue battaglie", ha detto Laura Boldrini (Leu) ai colleghi del Carroccio durante la conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio. Ed è tutto dire.
Ma ha fatto bene, l'ex presidente della Camera. Perché mentre nella sala stampa di Montecitorio si susseguivano gli interventi di tutto l'arco parlamentare tranne il M5S (tra gli altri, Luca Paolini della Lega; Stefano Fassina e Federico Fornaro di Leu; Mauro Del Barba, Graziano Delrio, Roberto Giachetti (in sciopero della fame), Filippo Sensi, Stefano Ceccanti, Ivan Scalfarotto e Giuditta Pini del Pd; Fabio Rampelli e Federico Mollicone di FdI; Renato Brunetta di FI e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei giornalisti e dell'Fnsi), nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera le impuntature del Movimento 5 Stelle riuscivano a bloccare perfino i lavori sul Dl Crescita.
È in quella sede, infatti, che si attende il provvedimento che potrà prolungare la vita dell'emittente fino a nuova gara, come previsto dalla stessa maggioranza di governo. Ed è l'ultima chance, perché in Aula sul provvedimento è già prevista la fiducia. E di tempo, Radio Radicale non ne ha molto, a tre settimane dalla scadenza della convenzione con il Mise.
Ma ad un Matteo Salvini che ancora ieri ribadiva: "Su Radio Radicale non cambio idea rispetto a quanto ho detto prima delle elezioni: non si cancella l'esistenza di una radio con un emendamento e con un tratto di penna", spiegando di aver dato mandato in Commissione "di lavorare affinché questa voce ci sia", ha risposto un astioso Vito Crimi.
"Ricordo, per mero dovere di cronaca, che nell'anno 2019 Radio Radicale ha maturato il diritto a percepire 9 milioni di euro, sottolineo 9 milioni di euro", sono i conti del sottosegretario con delega all'Editoria. Un'erogazione che, secondo l'esponente grillino, "dovrebbe rassicurare anche la Lillo Spa che fattura 2,3 miliardi di euro, socio al 25% della Spa che controlla la radio di partito".
Naturalmente Crimi sa bene che questi numeri non vogliono dire molto, di per sé. E soprattutto sa che "per l'anno 2019, ad oggi, Radio Radicale non ha ancora incassato nulla", come ricorda in una nota l'emittente (tecnicamente una Spa al 64% della Lista Marco Pannella, al 6% del Centro di produzione, al 25% della catena di discount della Lillo e al 5% della commercialista Cecilia Angioletti, partecipazioni queste ultime di carattere filantropico, ottenute nel 2000 a seguito di uno dei tanti appelli fatti nel corso degli anni da Pannella per salvare Radio Radicale).
"Nei prossimi giorni - si legge ancora nel comunicato della radio - dovremmo incassare il corrispettivo per il primo semestre 2019 della convenzione con il Mise pari ad euro 4.098.000. La differenza di euro 902.000 viene versata direttamente dal Mise all'Agenzia delle entrate in base alla normativa sullo Split Payment. L'importo che incasseremo è stato anticipato dalle banche per consentirci di svolgere l'attività nel primo semestre di quest'anno. Il contributo per l'editoria di 4 milioni di euro per l'anno 2019 verrà incassato a dicembre 2020 in base al regolamento in vigore su tali contributi". E, come sempre in questi casi, l'emittente potrà ricevere un anticipo della somma "di circa 1,6 milioni dal settembre 2019" solo "se le banche saranno disponibili".
Ma è proprio sulla somma che potrebbe essere stanziata nell'emendamento "salva archivio", previsto come contributo per l'Editoria, che si discute in commissione. I lavori riprenderanno dopo che l'Aula avrà affrontato lo "sblocca-cantieri". L'ultima chance per "un unicum, come il Colosseo" (copyright di Paolini, Lega) è la libertà di voto dei deputati a 5 Stelle. Libertà dai diktat ideologici. "Comunque vada, noi andremo avanti - promette Giovanna Reanda, del cdr di Rr - nessuno si illuda che il nostro stile significhi debolezza".
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