di Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella, don Armando Zappolini (Comitato Stop Opg)
Ristretti Orizzonti, 1 aprile 2015
Nessuna proroga è stata concessa alla data di scadenza per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. È un risultato positivo, dovuto alla grande mobilitazione del Comitato Stop Opg. Per questo un grazie particolare va a quanti - e sono tanti - hanno partecipato alla "staffetta del digiuno: per chiudere gli Opg senza proroghe e senza trucchi".
Ma decisivo è stato anche l'atteggiamento del Governo che ha respinto le richieste di proroga, in particolare per l'impegno del sottosegretario De Filippo, e l'esistenza della Legge 81, approvata in Parlamento a fine maggio 2014, con il ruolo trainante della Commissione Sanità del Senato. Il 31 marzo 2015 è una tappa fondamentale nella strada dell'affermazione dei diritti e cittadinanza di uomini e di donne finora esclusi. Ma non ci si deve fermare alla chiusura degli istituti e si deve continuare nel percorso di contrasto alle Rems. Dopo questa data si apre una fase carica di speranze ma anche di preoccupazioni e di rischi. Intanto vanno commissariate subito le regioni che non si sono fatte carico delle persone internate dei loro territori.
Va intensificato e completato con le dovute attenzioni per ogni paziente, il trasferimento di oltre 700 persone nei servizi esterni agli Opg, organizzare le dimissioni e privilegiare le misure alternative alla detenzione per evitare nuovi ingressi. Si potrà così rendere sempre più residuale la risposta di internamento nelle Rems. Questa fase "transitoria" va utilizzata per ridurre drasticamente il numero di queste Residenze, sanitarie ma pur sempre inequivocabilmente detentive, indirizzando risorse e personale verso i Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm) e i servizi socio sanitari nel territorio. Anche per evitare categoricamente che gli operatori dei servizi svolgano funzioni di custodia come al tempo dei manicomi.
Purtroppo rimane ancora aperto l'ultimo ospedale psichiatrico, quello di Castiglione delle Stiviere: chiuderlo resta obiettivo necessario per evitare si riaffermi una logica neo-manicomiale. Tutto ciò presuppone l'applicazione corretta della legge 81/2014, che ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona.
Così come bisogna applicare il recente Accordo della Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Comuni) che prevede protocolli di collaborazione tra Magistrature e Asl e l'obbligo di inviare i progetti di cura individuali e di dimissione al Ministero della Salute.
È evidente che serve una forte regia nazionale. È necessaria attenzione e vigilanza per garantire qualità alle dimissioni delle persone ancora presenti negli Opg, per fornire indicazioni e sostegno, ove necessario, agli operatori dei Dsm e agli operatori della giustizia nei nuovi percorsi di presa in carico, impedire soluzioni che non modifichino nella sostanza una cultura manicomiale di segregazione e di abolizione di diritto.
Dal 1 aprile inizia dunque un nuovo percorso: non solo per ridurre drasticamente le Rems che vanno considerate residuali, e attivare percorsi di cura nel territorio, ma per rivedere il codice Rocco che ancora mantiene i malati di mente autori di reato in un recinto speciale che li separa dagli altri cittadini. E per garantire il diritto alla salute e alle cure dei detenuti, troppo spesso oggi negato. È un percorso impegnativo, i diritti si conquistano: servirà una partecipazione responsabile e un'altra mobilitazione.
di Carmela Piccione
Adnkronos, 1 aprile 2015
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando inaugurano oggi a Pontecorvo (Fr) la prima Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) del Lazio che ospiterà 11 donne. Le Rems nascono per superare gli Opg, gli Ospedali psichiatrici giudiziari, la cui esistenza, come sottolineò il presidente emerito Giorgio Napolitano desta "estremo orrore. È inconcepibile - aveva aggiunto - in qualsiasi paese appena, appena civile". Le Rems sono strutture residenziali gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il ministero della Giustizia che garantiscono l'esecuzione della misura di sicurezza e al contempo l'attivazione di percorsi terapeutico-riabilitativi.
La legge prevede infatti la chiusura degli Opg entro il 31 marzo di quest'anno e l'operatività delle Rems dal 1 aprile. La Regione Lazio è tra le prime ad applicare la riforma nei tempi stabiliti dalla legge. Le strutture regionali ospiteranno cittadini (residenti nel Lazio) attualmente internati negli Opg di Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (solo reparti femminili) comprese le donne internate nella Casa di cura e custodia di Sollicciano. Complessivamente la Regione Lazio attiverà da subito quattro strutture provvisorie destinate ad accogliere 79 ospiti, (68 uomini e 11 donne). Per il funzionamento di queste strutture saranno assunti a tempo indeterminato attraverso un concorso pubblico 132 operatori tra medici, psicologi, infermieri, personale ausiliario e amministrativo.
La prima fase del progetto Rems prevede l'attivazione di quattro sedi provvisorie a Pontecorvo, Ceccano, Subiaco, Palombara Sabina. Pontecorvo è un ex Spdc, Servizio psichiatrico di diagnosi e cura. Sarà operativo a partire da domani, avrà 11 posti letto solo pazienti donne. Il personale, in attesa di un regolare concorso è stato selezionato tra i dipendenti della Asl di Frosinone. Il personale è stato, inoltre, adeguatamente formato per poter accogliere e assistere i pazienti che saranno trasferiti, dall'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione dello Stiviere e dalla Casa di cura e custodia di Sollicciano.
La struttura di Ceccano prevede, invece, 20 posti letto per soli uomini. I lavori sono in corso e la loro conclusione è prevista entro il mese di aprile. Anche la struttura di Subiaco prevede 20 posti letto per soli uomini, i lavori sono in corso e l'apertura è prevista entro fine aprile. 28 posti saranno disponibili anche qui per soli uomini a Palombara Sabina. I lavori sono in corso così come le procedure di selezione del personale. La seconda fase vedrà l'attivazione delle tre Rems definitive a Rieti, Ceccano e Subiaco. Il tempo stimato per l'apertura delle Rems definitive va da un minimo di un anno ad un massimo di 2 anni. Solo posti letto per donne a Rieti, solo posti letto per uomini a Ceccano e Subiaco.
Ciascuna Rems dovrà essere dotata di un totale di 24 operatori (12 infermieri, 6 operatori socio-sanitari, 2 medici psichiatri, un tecnico per la riabilitazione psichiatrica, uno psicologo, un assistente speciale, un amministrativo). Nel Lazio gli operatori saranno 27, 3 in più. La Regione, infatti, ritenendo sottostimata la presenza in particolare di medici psichiatri con Dca 233/14, ha chiesto e ottenuto per le Rems maschili che il personale fosse composto da 27 persone. Il totale del personale necessario, a pieno regime per le Rems definitive nel Lazio è di 132 unità. Ad aprile 2013 la Regione Lazio aveva firmato il decreto 96 sul fabbisogno di Strutture sanitarie residenziali terapeutiche alternative agli Ospedali psichiatrici giudiziari. A luglio 2013 è stato firmato il decreto 300 e a febbraio 2014 il Dca 72, con cui sono state individuate le strutture del Lazio da trasformare in Rems.
Queste le categorie di pazienti destinate alle Rems. Internati prosciolti per infermità mentale, internati con infermità mentale sopravvenuta per i quali sia stato ordinato l'internamento in Opg o in Ccc, gli internati provvisori imputati, in qualsiasi grado di giudizio, sottoposti alla Ms provvisorio in Opg. Ed infine, internati con vizio parziale di mente dichiarati socialmente pericolosi e assegnati al Ccc, eventualmente in aggiunta alla pena detentiva. In questa occasione il presidente Zingaretti e il prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli firmeranno un accordo che prevede la messa in sicurezza delle strutture di Pontecorvo attraverso un collegamento tra Rems e prefettura.
di Luigi Nicolosi
Roma, 1 aprile 2015
Gli ex manicomi criminali sono da oggi "fuorilegge". La loro dismissione resta però un miraggio: a Napoli sono soltanto 29 i detenuti in uscita. L'ora X è scattata. Da oggi gli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani sono ufficialmente fuorilegge. I sei istituti del Paese si avviano, più per timore di eventuali commissariamenti che per effettiva presa di coscienza istituzionale, verso la dismissione.
Che ancora oggi, dopo tre proroghe in due anni, stenta a decollare. A farne le spese, nemmeno a dirlo, saranno centinaia di detenuti internati. Sul loro futuro continua infatti ad aleggiare lo spettro di un enorme punto di domanda. Un'anomalia giuridico-sanitaria ai cui tentacoli non è sfuggito neppure il manicomio criminale napoletano. L'Opg di Secondigliano, allo stato attuale e a fronte di una capienza di 100 posti, ospita ancora ben 84 internati. Di questi soltanto 55 sono già beneficiari di un progetto riabilitativo personalizzato che, almeno da un punto di vista esecutivo, vedrà la luce non si ancora bene quando. Di contro sono appena 29 i detenuti in uscita verso strutture atte ad accoglierli. E - questo fa molto riflettere - in nessun caso le famiglie di origine si sono rese disponibili a dar loro ospitalità. Un dramma all'interno di un dramma senza fine. È questo lo spaccato emerso dall'ultimo report stilato da Antigone Campania all'indomani dell'ultima visita all'istituto di via Roma verso Scampia.
Il report. Lunedì mattina, nell'ambito di un "blitz" su larga scala, gli osservatori dell'associazione Antigone e i responsabili regionali fanno capolino, tra gli altri, anche all'Opg di Secondigliano. E le cifre riportate nel documento redatto al termine della visita ritraggono un quadro dalle tinte quanto mai fosche. Infatti, pur trattandosi di "un edificio di recente costruzione e in condizioni manutentive generali discrete", non mancano le criticità.
Alcune anche piuttosto acute: "Tutte le celle - si legge nel testo - hanno il bagno interno, ma nessuno di questi reca la doccia, come prescritto dal regolamento di Esecuzione dell'ordinamento penitenziario, che si trova invece all'esterno, nei corridoi di ogni sezione. Le condizioni igieniche generali non sono sempre soddisfacenti". L'analisi strutturale dell'edificio è però soltanto la punta di un iceberg di proporzioni allarmanti. A rendere l'idea della portata del fenomeno ci pensano, ancora una volta, le cifre.
Più ombre che luci. Il primo dato che salta all'occhio è quello riguardante la popolazione carceraria. Infatti, a fronte di una capienza di 100 posti, al momento della visita di Antigone Campania all'interno dell'Opg di Secondigliano erano presenti ancora 84 internati. Segno che gli accessi alla struttura, seppur in forte calo rispetto al passato, non sono ancora cessati del tutto. Per quanto concerne invece le caratteristiche dei detenuti, appare degno di nota il fatto che, delle 84 unità, 52 abbiano origini campane, 22 laziali, 4 abruzzesi e una molisane. Far rientrare questi ultimi, in assenza di un adeguato piano di coordinamento inter-istituzionale, nelle regioni di provenienza sarà impresa tutt'altro che semplice. E intanto la dismissione dell'Opg napoletano continua ad allontanarsi.
Eventi critici. Nonostante i 69 agenti impegnati nell'Opg di Secondigliano - a fronte comunque dei 118 previsti dalla Pianta organica - gli ultimi sei mesi sono stati un interminabile susseguirsi di eventi critici. Spesso al limite del dramma. Dall'1 giugno al 30 marzo - denuncia il report di Antigone - si sono infatti registrate 32 aggressioni; 3 tentati suicidi; 20 episodi di autolesionismo e 14 di danneggiamento ai beni dell'Amministrazione; 19 infortuni accidentali; 17 violazioni delle norme penali; 2 manifestazioni di protesta e un invio urgente in ospedale.
Rems ferme al palo. Il completamento delle strutture destinate ad accogliere le persone dismesse - le cosiddette Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza - ad oggi resta ancora poco più che un miraggio. E questo nonostante le tre proroghe in due anni di cui, tra gli altri, ha beneficiato anche la Regione Campania. Ovvero l'Ente incaricato per legge della realizzazione.
di Luigi Nicolosi
Roma, 1 aprile 2015
Il presidente di Antigone Campania: le nuove residenze restano un interrogativo. Con le Rems ancora ferme al palo - le due strutture campane non saranno pronte prima dell'estate - l'ipotesi ad oggi più accreditata, e di fallo in dirittura d'arrivo, è quella che conduce all'utilizzo transitorio di strutture pubbliche in regime di sostituzione temporanea: le cosiddette Pre-Rems. A questa circostanza va poi aggiunta l'ormai prossima apertura dei mini reparti psichiatrici in carcere. È qui che confluiranno i non dimissibili, ad esempio nel caso in cui sussista ancora la pericolosità sociale. Il rischio è quindi quello di passare dalla padella alla brace.
"Stiamo purtroppo facendo i conti con un serio problema di adeguamento delle strutture, che ancora oggi non state approntate". Cosi Mario Barone, presidente di Antigone Campania, che spiega: "A livello ministeriale era in corso di approvazione un regolamento per la tutela degli internati. Ma allo stato attuale quello relativo alle Rems non è ancora pronto.
Figuriamoci quello delle Pre-Rems". La fase di transizione dal vecchio modello degli Opg a quello delle residenze per l'esecuzione delle misura di sicurezza rischia quindi di rivelarsi molto più paludosa del previsto: "Nasce adesso - avverte Barone - tutta una serie di problematiche: dalla gestione dei colloqui ai rapporti fra detenuti e legali. Senza dimenticare il tema del personale. La Regione, subentrando all'Amministrazione penitenziaria, come ha intenzione di esercitare e regolare le frizioni di ingresso? Ad oggi non è ancora chiaro".
E così mentre le Pre-Rems di Mondragone, Statigliano e Bisaccia iniziano a "scaldare i motori", resta comunque intatto il problema della riorganizzazione dei flussi in entrata: "Dismessi gli Opg - spiega il presidente di Antigone Campania - sono due i potenziali sbocchi per i detenuti: le Rems e le sezioni psichiatriche in carcere. Gli Opg un tempo ospitavano anche i cosiddetti osservando chiusi gli Opg questa categoria di internati finirà inevitabilmente in carcere. Da un punto di vista culturale questo è un deciso passo indietro".
Barone solleva poi un ultimo ma non meno trascurabile quesito, quello dei progetti individualizzati per la dimissione degli internati: "Per buona parte degli 84 detenuti di Secondigliano i progetti sono stati disposti. Si tratta adesso di valutarli caso per caso, vagliando quindi ad esempio il nucleo familiare di origine, la residenza e altri elementi ancora. Stando così le cose e mancando un unico centro amministrativo fare una previsione sui tempi diventa praticamente impossibile".
Ad allargare ulteriormente il raggio di azione del problema ci pensa il direttore sanitario dell'Asl Napoli 1 Antonella Guida: "A Secondigliano - spiega - sono ancora oggi presenti troppi pazienti provenienti da altre regioni. E se queste ultime non provvederanno a riassorbirli sul proprio territorio saremo costretti a tenere ancora aperta la struttura.
Guai a far venir meno la sinergia tra regioni". Getta intanto acqua sul fuoco il direttore generale dell'Asl Napoli 1 Ernesto Esposito: "Le Rems di San Nicola Baronia e Calvi Risorta (20 posti ciascuna, ndr) saranno pronte rispettivamente entro maggio e agosto. Non ci saranno ritardi".
di Simonetta Zanetti
Il Mattino di Padova, 1 aprile 2015
Sarà un commissario ad acta a realizzare in Veneto una Residenza di esecuzione di misure di sicurezza (Rems) per detenuti psichiatrici. Lo ha annunciato ieri il ministero di Giustizia di fronte alla mancata individuazione di strutture in grado di prestare assistenza alle persone sottoposte a misure di sicurezza detentiva, dopo che ieri è scaduto il termine per la chiusura dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia.
Nel frattempo, una quarantina di detenuti veneti continuerà a stare a spese della Regione negli Opg di Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere, che non chiuderanno immediatamente. "Il Veneto non cambia idea, perché con la nostra scelta stiamo difendendo la dignità dei malati e la sicurezza dei cittadini dall'ennesima vergogna perpetrata da un Governo che scarica qua e là malati di mente pericolosi per se e per gli altri". Con queste parole Luca Zaia motiva la "impreparazione" veneta "strutture inadatte e improvvisate per nostra scelta non ne faremo. Le Rems sono irrealizzabili: giustamente, lo stesso ministero ha indicato severi parametri, sia per le caratteristiche delle stanze di degenza sia per la necessità di attrezzare in maniera molto particolare finestre e uscite, sia per l'obbligo di predisporre un'adeguata recinzione e la relativa sorveglianza. Strutture così in Veneto non ce ne sono e se un futuro commissario ne indicherà una lo farà assumendosene tutte le responsabilità".
la legge che stabilisce la chiusura degli Opg è stata approvata nel 2012. Nel 2013, quindi, il Veneto ha individuato la sede di una Rems definitiva, approvata dal Governo. "Da allora, spiega Zaia, il silenzio più assoluto da Roma fin quando, un paio di settimane fa, sono stati finalmente messi a disposizione i fondi necessari. Solo ora il Veneto è stato messo nelle condizioni di fare le cose per bene e di realizzare una struttura adatta a rispettare la dignità dei malati e la sicurezza dei cittadini. Ma anche lavorando giorno e notte non occorreranno meno di 2-3 anni per realizzare l'opera. Fino a quel momento malati di mente di questa tipologia, non ne arriveranno, se non per manu militari".
Intanto, il Dipartimento interaziendale per la Salute mentale di Verona ha presentato un progetto per far fronte alla ricollocazione dei pazienti. Nel solo Veronese nel 2011 sono stati dimessi 25 pazienti a fronte dei 57 internati; altrettanti nel 2012, a fronte dei 59 internati.
La sezione di Psichiatria ha avviato, su base nazionale, un monitoraggio dei percorsi di cura e riabilitazione - e dei loro esiti - sia dei pazienti già dimessi che dei nuovi autori di reato: il progetto Persone. Una "lente" che osserva i percorsi di cura e attraverso cui i Servizi monitoreranno le loro storie che costituiranno una scheda clinica standardizzata. Al progetto, al momento l'unico in Italia che consente di rilevare quanto accadrà nei territori coinvolti, hanno aderito oltre una cinquantina di Dipartimenti di salute mentale
Zaia: commissariati per difendere dignità malati di mente (Adnkronos)
"Il Veneto non cambia idea, perché con la nostra scelta stiamo difendendo la dignità dei malati, e la sicurezza dei territori e dei cittadini, dall'ennesima vergogna perpetrata da un Governo che scarica qua e là malati di mente pericolosi per sé e per gli altri così come sta facendo con gli immigrati". Con queste parole il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia reagisce all'annuncio da parte del Ministero di Grazia e Giustizia del commissariamento del Veneto in materia di chiusura degli Opg e di attivazione di Rems provvisorie. "Strutture inadatte e improvvisate per nostra scelta in Veneto non ne faremo", prosegue il Presidente.
"Le cosiddette Residenze per l'Esecuzione della Misura di Sicurezza Sanitaria provvisorie (Rems) - aggiunge - sono in realtà irrealizzabili, in quanto, giustamente, lo stesso Ministero di Grazia e Giustizia ha indicato severi parametri, sia per le caratteristiche delle stanze di degenza (anche un banale lavello in ceramica, se infranto, può diventare un pericolo letale per il malato e per chiunque altro) sia per la necessità di attrezzare in maniera molto particolare finestre e uscite, sia per l'obbligo di predisporre un'adeguata recinzione e la relativa sorveglianza. Strutture così in Veneto non ce ne sono e se un futuro Commissario ne indicherà una lo farà assumendosene tutte le responsabilità".
"La legge che decise della chiusura degli Opg - ricorda il Governatore del Veneto - fu approvata nel 2012 e il Governo ha lasciato dormire la questione per 3 anni, mentre il Veneto, già nel 2013, aveva individuato la sede di una Rems definitiva, redatto il progetto e inviato lo stesso al Governo, che lo ha approvato. Da allora il silenzio più assoluto da Roma fin quando, un paio di settimane fa, sono stati finalmente messi a disposizione i fondi necessari. Solo ora il Veneto è stato messo nelle condizioni di fare le cose per bene e di realizzare una struttura adatta a rispettare la dignità dei malati e la sicurezza dei cittadini".
"Anche lavorando giorno e notte - conclude - il buon senso dice che non occorreranno meno di 2-3 anni per realizzare l'opera, partendo dall'indizione della gara d'appalto e seguendo tutte le regole che accompagnano la costruzione di un'opera pubblica. Fino a quel momento malati di mente di questa tipologia, molti dei quali responsabili di gesti di grande efferatezza, in Veneto non ne arriveranno, se non per manu militari da parte di un Governo che, come anche in altre vicende pressoché quotidiane, continua a non tenere nella benché minima considerazione i reali interessi dei cittadini e dei territori".
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 aprile 2015
"Mi auguro che quella di Solliccianino sia una sistemazione provvisoria per i malati mentali provenienti dall'Opg di Montelupo, nell'ottica del loro trasferimento in un'altra struttura a vocazione sanitaria come indicato dalla legge".
Lo ha detto Patrizio Gonnella - presidente di Antigone, tra i responsabili della campagna nazionale Stop Opg - all'indomani della decisione della Regione Toscana di spostare una ventina dei 52 pazienti toscani dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo nel carcere di Solliccianino, un luogo che secondo Gonnella ha una "vocazione esclusivamente carceraria". Secondo Antigone, "la Toscana in tema di Opg sta facendo un percorso complicato e ha fatto fatica a trovare i luoghi alternativi per i malati di Montelupo".
La struttura di Montelupo, nonostante la scadenza del 31 marzo per la chiusura di tutti gli Opg italiani, è ancora aperta. Sono già state individuate sei residenze sanitarie alternative, ma alcune non sono ancora pronte, mentre altre sono attualmente piene. A destare maggior perplessità è soprattutto Solliccianino, un luogo più adatto alla detenzione piuttosto che alla cura.
"È un penitenziario - ha detto il deputato di Fratelli d'Italia Achille Totaro - Adesso verranno portati anche gli internati. Così andrà a carte quarantotto tutto il percorso riabilitativo per i detenuti e il percorso psichiatrico per gli internati". Sul tema interviene anche Giovanni Donzelli, capogruppo regionale di Fratelli d'Italia e candidato governatore, insieme ai consiglieri Fdi Marina Staccioli e Paolo Marcheschi: "La Regione ha deciso di mandare gli ex detenuti dell'Opg di Montelupo in una serie di strutture che non adeguate".
I Radicali: la Regione ha fatto una figuraccia (www.gonews.it)
"La decisione della Regione Toscana di trasferire gli internati non dimissibili dall'OPG di Montelupo al carcere di Solliccianino, dimostra solo che si è arrivati all'ultimo secondo utile per evitare il commissariamento senza avere in mano soluzioni adeguate: una figuraccia, che mette in mostra l'incapacità politica del governatore Rossi di affrontare problemi delicati come quello del superamento degli Opg con gli strumenti della persuasione e della coesione territoriale. La decisione, infatti, è stata presa a solo un giorno dalla scadenza prevista per il superamento dell'Opg di Montelupo
Cosa accadrà ora non si sa: si spera che il trasferimento avvenga solo dopo gli interventi di adeguamento nell'istituto Gozzini, un carcere a custodia attenuata ma pur sempre un carcere. Insomma, non si è voluto, o potuto, comprendere appieno il significato importante contenuto nella legge 81 e si è preferito dar prova di inefficienza politica. "Cambiare tutto per non cambiare nulla?: ma allora è meglio, molto meglio, il commissariamento previsto nella legge 81".
www.castedduonline.it, 1 aprile 2015
Saranno sistemati nell'rsa di via Lombardia a Capoterra. Grande apprensione in paese. Il sindaco Dessì: non creiamo allarmismi.
Scadeva ieri l'ultimatum per la chiusura dei sei Opg (ospedali psichiatrici giudiziari) presenti nel territorio della penisola che provvederà a trasferire tutti i ricoverati in strutture Rems (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) regionali, che ospiteranno i pazienti-detenuti che non possono essere lasciati in libertà a causa dei gravi reati commessi e la resistenza alle cure. La struttura scelta per il territorio sardo, con due moduli di massima sicurezza da otto posti letto ma che ospiterà temporaneamente soltanto sei detenuti-pazienti è l'rsa di Capoterra, che ha sede in via Lombardia, nella zona adiacente alla XXIII Comunità Montana, nota anche come zona "Bronx".
Nella struttura gli ospiti, verranno ricoverati in un'ala vuota e inutilizzata, ma soltanto dopo che questa sarà messa in sicurezza con telecamere di videosorveglianza, inferriate e ogni forma di sicurezza. Il sindaco Francesco Dessì ci tiene a tranquillizzare i cittadini: "Non creiamo allarmismi, i pazienti saranno trasferiti soltanto dopo che la struttura sarà messa in sicurezza e supererà tutti i criteri di idoneità, i pazienti saranno internati in un'ala separata rispetto a quella dove sono ricoverati gli altri ospiti della struttura e saranno sorvegliati 24 ore su 24 da assistenti, infermieri, psicologi e personale qualificato, seguiti in un percorso di recupero sanitario dagli specialisti della Asl 6 di Sanluri. Il ricovero presso la nostra struttura sarà in maniera temporanea e provvisoria, dato che poi se ne farà carico totale la Asl di Sanluri che provvederà a trasferirli in una struttura del loro territorio". Niente panico quindi per questa notizia che pare creare non poca paura e apprensione tra i tanti che hanno appreso la notizia nelle ultime ore.
di Rosalba Emiliozzi
Il Messaggero, 1 aprile 2015
Un marchigiano di Maiolati Spontini, vicino Jesi, si è ucciso nel carcere di Rebibbia dove era detenuto per una storia di stupefacenti subito dopo aver saputo del rigetto di una istanza di scarcerazione. L'uomo, che aveva chiesto la sostituzione della misura cautelare (arresti domiciliari anziché in cella), si è impiccato allo spigolo di una armadietto con un nastro di stoffa ricavato dall'accappatoio. Si chiamava Bruno Plutino.
Il dramma - di cui si è avuta notizia solo ieri - risale a sabato mattina intorno a mezzogiorno. Alle 11,15 gli era stato notificato da Genova il rigetto dell'istanza. I soccorsi sono stati immediati e una dottoressa ha praticato per 40 minuti il massaggio cardiaco e le manovre di rianimazione, ma non c'è stato nulla da fare. Plutino, 42 anni, ex concessionario auto, avrebbe lasciato due lettere per il magistrato: una in busta chiusa, nell'altra un messaggio: "Mi hai condannato a morte". Del dramma si occupa il Garante dei Detenuti del Lazio. Plutino, condannato in primo grado a 16 anni a 8 mesi, non doveva stare in carcere.
Da tempo era gravemente depresso, rifiutava il cibo tanto da essere malnutrito e aver perso in poco tempo quasi 50 chili (da 102 a 58). Uno scheletro di un metro e 83 di altezza che non ragionava più e rifiutava le cure. Allo psichiatra aveva detto "di sentire negati i propri diritti di detenuto". Uno stato fisico e mentale che aveva portato la direzione del carcere di Rebibbia a concludere: "Si evidenza che le attuali condizioni di salute risultano gravemente incompatibili con il regime carcerario con elevatissimo rischio della vita".
La relazione aveva convinto un giudice a sostituire l'ordinanza di custodia cautelare in carcere (emessa per importazione di 670 chili di cocaina) con gli arresti domiciliari in una struttura ospedaliera di Roma, da "individuarsi tempestivamente". Ma i rifiuti di sottoporsi alle cure nel carcere di Ancona, dove l'uomo era stato la settimana scorsa per essere presente adi latri processi, erano stati presi male e il medico penitenziario aveva scritto che il detenuto si trovava "in condizioni stabili con ripresa del peso corporeo". Il giorno dopo Plutino si è ucciso a Rebibbia dove era stato riportato.
www.bresciaoggi.it, 1 aprile 2015
È scoppiata una rissa ieri mattina all'interno del carcere di Canton Mombello. Cinque detenuti albanesi e uno di origine tunisina hanno dato vita a un violento litigio. Coinvolte anche due guardie penitenziarie intervenute per sedare gli animi, che sono finite al Pronto soccorso per le ferite riportate al viso e alle braccia (guaribili in cinque giorni). Contusi anche alcuni detenuti.
Per la Fp-Cgil di Brescia "quanto accaduto stigmatizza un'inefficienza del sistema penitenziario in cui la sicurezza e l'incolumità dei lavoratori della Polizia Penitenziaria non viene garantita, anzi viene messa a repentaglio dal momento che vi è una sofferenza di organico in tutti i ruoli, ma anche e soprattutto con il mancato adeguamento strutturale che preveda l'impiego di mezzi tecnologici per garantire la sicurezza sia dei ristretti che dei lavoratori medesimi. Ormai da troppi anni - ricorda inoltre il sindacato - la Fp Cgil ha gridato, invano, la necessità di chiudere quella struttura ormai vetusta".
Se le rappresentanze degli agenti lanciano l'ennesimo allarme, la direzione del carcere ridimensiona l'accaduto, ricordando come l'impegno è costante e la sicurezza anche in occasione della rissa "non è mai venuta meno". "Stiamo parlando di un carcere, quindi di una realtà in cui convivono persone abituate a un certo stile di vita - ha spiegato la direttrice Francesca Gioieni. Di solito riusciamo a prevenire le tensioni, smistando i detenuti di etnie diverse. L'importante è che nessuno abbia riportato lesioni gravi.
La causa della lite non era legata né a dinamiche di sorveglianza né a carenze di personale. Gli agenti erano due in quel reparto, sei suddivisi sui 4 piani, 60 in tutto il carcere". Sul caso è intervenuta Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza: "La mia solidarietà - ha detto - va agli agenti e a Francesca Gioieni che sta facendo miracoli in un ambiente che va rifatto da cima a fondo".
di Anna Spena
Vita, 1 aprile 2015
Il carcere si "expone" con sei mesi di iniziative a porte aperte in occasione di Expo. Anche questa volta è l'arte a primeggiare: 20 pannelli, realizzati da artisti e detenuti, coloreranno i muri di cinta di Bollate. La seconda casa di reclusione di Milano, Bollate, e l'Expo Village quasi si toccano: sono contigui. È da questa vicinanza che nasce l'idea di "jail Expo": durante i sei mesi dell'esposizione universale il carcere di Bollate si trasforma in una galleria d'arte sia dentro che fuori le mura, anzi, l'arte la vedi proprio sulle mura.
Per questa occasione "Cartabollate", giornale bimestrale del carcere, si trasforma in "(c)artebollate", catalogo che spiega tutte le mostre e le iniziative che si terranno in carcere e che saranno aperte al pubblico ogni venerdì. Il prossimo otto maggio, venti pannelli di tre metri per tre, saranno esposti sui muri di cinta del carcere di Bollate. Il filo conduttore di tutte le opere sarà lo stesso che muove Expo 2015: "Nutrire il pianeta". I pannelli nascono dalla collaborazione tra alcuni artisti dell'Accademia di Brera con circa 40 detenuti del carcere.
"Ogni artista", spiega Catia Bianchi che da dieci anni lavora a Bollate come educatrice nel reparto femminile ed è responsabile dell'organizzazione delle attività culturali, "ha declinato il proprio stile condividendo la creazione dell' opera con i detenuti con cui ha lavorato. La collaborazione con l'Accademia di Brera è datata: Brera organizzava dei corsi di pittura a Bollate, oggi due detenuti sono regolarmente iscritti all'accademia e frequentano i corsi".
All'interno del carcere saranno esposte, per tutto il periodo di expo, quattro mostre: "la prima", spiega Catia Balti, "è una collezione di quadri della Fabbrica Borroni, che pure collabora con il carcere di Bollate; il tema è quello dell'identità". Anche per le altre tre mostre, progetti fotografici, il tema dell'identità sarà quello predominante. "La prima delle mostre fotografiche, ad esempio", spiega Catia Bianchi, "è stata realizzata da Isabella Maia, una giovane studentessa che frequenta l'accademia di Brera. Con il suo lavoro è partita dal volto delle persone per arrivare al ruolo: ha fotografato molti dei detenuti e degli operatori che lavorano a Bollate, il compito dei visitatori sarà distinguere i primi dai secondi".
All'interno del carcere si potrà ammirare anche l'installazione realizzata da Studio Azzurro con i detenuti di Bollate, per la Biennale di Venezia: figure interattive, che dialogano con il pubblico, animandosi al contatto. "Questo", sottolinea Catia Bianchi, "è un modo per dire che ci siamo anche noi. È pero anche un modo creativo per fare "uscire" i detenuti e far vivere loro l'esperienza di Expo. Non sappiamo quanti visitatori di Expo entreranno a Bollate, ma quello che facciamo dentro al carcere deve essere riconosciuto: portiamo avanti un modello di carcere diverso; usciamo e portiamo dentro allo stesso tempo".
Anche il direttore del carcere Massimo Parisi ha dato il suo appoggio per questo progetto: "l'esperienza di Bollate è stimolante e intensa, da senso a quello che facciamo".
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