di Maria Gabriella Lanza
Redattore Sociale, 2 aprile 2015
Siamo entrati nella Casa degli svizzeri, la "residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza detentive dove saranno ospitati parte dei detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Stanze con bagno, tv, ping pong e niente sbarre alle finestre.
Dopo anni di rinvii, ieri gli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, sono stati formalmente chiusi. I 741 detenuti verranno trasferiti gradualmente nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive: dei veri e propri luoghi di cura gestiti interamente da personale medico dove si punta al reinserimento nella società del paziente. La prima ad essere inaugurata, il 27 marzo, è stata la "Casa degli svizzeri" a Bologna, un'antica abitazione colonica completamente ristrutturata che accoglierà 14 malati psichiatrici provenienti dall'opg di Reggio Emilia.
"Il nostro obiettivo è ridurre la loro pericolosità sociale", spiega il direttore Claudio Bartoletti in una nostra intervista video. "Non ci saranno guardie né sbarre alle finestre, anche se l'intera struttura sarà sorvegliata 24 ore su 24". La Rems, immersa nel verde, ha al suo interno una sala dove svolgere attività ricreative, una cucina e uno studio ambulatorio. Ci sono libri, una tv, un tavolino da ping pong e un bigliardino. Le stanze sono singole o doppie e tutte sono dotate di un bagno personale. I detenuti saranno seguiti da una equipe di 52 persone composta dapsichiatri, psicologi, infermieri, operatori socio-sanitari, terapisti della riabilitazione, educatori e assistenti sociali. In Emilia Romagna è stata aperta anche la struttura di Casale di Mezzani, in provincia di Parma, dove saranno ospitate 10 persone. Entrambe le residenze però sono provvissorie: nel 2016 dovrebbe aprire quella definitiva a Reggio Emilia.
La chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari presenti in Italia è frutto di un lungo percorso iniziato nel 2011 con l'istituzione di una commissione al Senato guidata da Ignazio Marino. Muri cadenti, malati abbandonati nella sporcizia e senza cure e 360 detenuti da dimettere: questo il risultato dell'inchiesta testimoniato da video e foto. Accanto a persone che avevano compiuto crimini efferati, c'era anche chi era stato condannato per reati minori, ma non era più uscito dall'opg: sono i cosiddetti ergastoli bianchi.
Oggi le Rems hanno l'obiettivo di superare la logica degli ospedali giudiziari che l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva definito: "un esempio di estremo orrore, indegno di un paese appena civile". Come spiega Bartoletti: "abbiamo chiamato il nostro progetto "Anche quando è più difficile". Sarà una impresa non semplice, ma siamo convinti che attraverso cure adeguate le persone possono essere riabilitare socialmente".
di Romana Scopano
Il Centro, 2 aprile 2015
Quattro mesi di tempo per studiare progetti alternativi Sirolli (Stop Opg): "No alla Rems di Ripa Teatina". "L'Abruzzo è fermo sulla questione degli Opg". Da ieri, in attuazione della legge 81, sono definitivamente chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari. Non ci saranno più ingressi e dovrà essere avviato un programma di dimissione dei pazienti ancora ospitati. Secondo il comitato Stop Opg, a cui ha aderito anche la Cgil dell'Aquila, la nostra regione è in ritardo, come altre in Italia, e starebbe anche utilizzando in maniera sbagliata i fondi a disposizione. Ci sono 120 giorni di tempo per attivare progetti alternativi, compresi percorsi di riabilitazione e reinserimento dei cosiddetti internati.
"L'Abruzzo è in sofferenza rispetto al problema della salute mentale", ha spiegato Alessandro Sirolli, referente del comitato Stop Opg, "e pur avendo bisogno di fondi per attuare la legge 81, sta impiegando i 4,8 milioni trasferiti dallo Stato per abbattere e ricostruire la Rems, la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di Ripa Teatina, che però sarà pronta solo nel 2018. Nel frattempo, la Rems provvisoria di Guardiagrele è bloccata, visto che si attende il pronunciamento del Tar sulla sospensiva, rinviato al 24 maggio. E non ci sono atti ufficiali neanche sulle dimissioni dei pazienti "dimissibili" dall'Opg di Aversa".
Le strutture sanitarie sorvegliate dovrebbero accogliere nelle regioni di appartenenza i pazienti psichiatrici che hanno commesso reati, internati finora negli ospedali psichiatrici giudiziari. L'Abruzzo ne dovrebbe ospitare 13, di cui 5 sono stati già giudicati dimissibili. Per gli altri 9 va valutato il grado di pericolosità sociale. Sirolli, ex direttore del Centro diurno psichiatrico dell'Aquila, sta attuando la staffetta del digiuno, per richiamare l'attenzione delle istituzioni: alla forma di protesta hanno partecipato ieri anche Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, e Loretta Del Papa, della segreteria Spi-Cgil.
Insieme hanno ribadito la contrarietà alla politica messa in atto dalla Regione - avviata dalla giunta Chiodi e proseguita con D'Alfonso - che prevede la costruzione della Rems di Ripa Teatina: "Le risorse dovrebbero invece essere indirizzate ai servizi pubblici già esistenti", secondo Sirolli, "che vanno sostenuti e riqualificati. Per alcuni pazienti possono essere attivate misure di sicurezza, come la libertà vigilata, in alternativa all'internamento
di Emilio Quintieri (Radicali Italiani)
Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2015
È sempre la solita storia. Ci dobbiamo sempre distinguere in maniera negativa. Nonostante tutto il tempo avuto a disposizione la Regione Calabria non ha attivato nei tempi previsti le strutture alternative per gli internati ed ora rischiamo, come il Veneto, di venir commissariati dal Ministero della Salute. Lo afferma Emilio Quintieri, esponente dei Radicali Italiani.
La chiusura ufficiale degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) sarebbe dovuta avvenire ieri 31 marzo 2015 ma, ad oggi, nessuno di questi luoghi di "estremo orrore", come ebbe a definirli il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha chiuso i battenti come previsto dalla Legge n. 81/14.
E la colpa è da ascrivere anche all'inerzia delle Regioni come la Calabria - prosegue Quintieri - che non avendo le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) non permette la chiusura di questi vergognosi ed indecenti manicomi criminali. In particolare, nel caso specifico, l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto in Provincia di Messina ove sono internati 31 pazienti calabresi, 5 dei quali non sono stati riconosciuti idonei dalla Magistratura di Sorveglianza per essere dimessi perché ritenuti ancora "socialmente pericolosi" sulla base delle relazioni fatte dai Medici Penitenziari.
La Regione Calabria aveva individuato due strutture ove ospitare i detenuti psichiatrici, una nel Comune di Santa Sofia d'Epiro in Provincia di Cosenza, la cui attivazione sarebbe prevista per il 1 luglio 2015 e l'altra nel Comune di Girifalco in Provincia di Catanzaro, in un ex Manicomio, della quale al momento si disconosce la data di presunta attivazione ed ognuna in grado di ospitare 20 internati.
Per queste strutture lo Stato ha devoluto alla Regione circa 7 milioni di euro (6.572.522,28 euro) e, nello specifico, 682.522,28 euro per quella di Santa Sofia d'Epiro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 35.922,23 euro) e 5.890.000,00 euro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 310.000,00 euro) per quella di Girifalco.
Per questi motivi, nel frattempo, la Regione Calabria, ha chiesto alle Regioni limitrofe, di poter ospitare gli internati calabresi non dimissibili. In tal modo, aggiunge l'esponente radicale, viene reso vano il principio della riforma che sancisce la territorialità della misura e della cura e quindi il superamento delle vecchie logiche manicomiali.
Qualcuno considera gli internati come "pacchi postali" ma ci si dimentica che sono esseri umani ed hanno bisogno anche della vicinanza e dell'affetto dei propri familiari che, nella stragrande maggioranza dei casi, specie per questioni di natura economica, non possono raggiungere gli Istituti posti lontano dalla Calabria.
A confermare le dichiarazioni del radicale calabrese anche il Direttore dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto Dott. Nunziante Rosania, originario di Salerno, specializzato in criminologia clinica e in psichiatria e perfezionatosi in psicoterapia e psicanalisi "Per ora non chiudiamo perché non sapremmo dove mandare gli internati pugliesi, calabresi e lucani che non hanno strutture pronte nelle loro Regioni".
Un ulteriore problema è costituito dal fatto che l'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto non potrà più accogliere quei soggetti provenienti anche dalla Calabria che, nelle more, dovessero essere arrestati dalle Forze dell'Ordine e ritenuti incapaci di intendere e di volere da parte della Magistratura oppure quei soggetti autori di reati riconosciuti affetti da vizio parziale di mente che dopo aver terminato la pena ordinaria debbono essere internati per l'esecuzione della misura di sicurezza.
"Di sicuro non potranno rientrare in Opg e io non posso mettermeli in tasca" conclude il Direttore. Ed in Calabria, prosegue Quintieri, non abbiamo nemmeno dei Reparti Penitenziari di Osservazione Psichiatrica eccetto quello, insufficiente, esistente all'interno della Casa Circondariale di Reggio Calabria. Da tempo, ne avrebbe dovuto essere aperto un altro presso la Casa Circondariale di Catanzaro ma né questo Reparto né il Centro Diagnostico Terapeutico è stato aperto e reso funzionante e non se ne comprendono i motivi determinando l'invio dei detenuti per l'osservazione psichiatrica o per la cura di altre patologie negli Istituti Penitenziari attrezzati posti fuori dalla Calabria (Livorno, Napoli Secondigliano, etc.). Ed è provato che gli allontanamenti dei detenuti dal nucleo familiare, specie nei momenti di fragilità psichica, possono risultare del tutto destabilizzanti per gli stessi e comportare atti auto ed eterolevisi anche gravi di tipo suicidario.
Come Radicali - conclude Emilio Quintieri - chiediamo alla Regione Calabria, di attivarsi per l'apertura immediata delle strutture residenziali di Santa Sofia d'Epiro e Girifalco al fin di evitare ulteriori disagi ai cittadini calabresi pazienti/internati ed ai loro congiunti e per evitare la pessima figuraccia del commissariamento da parte del Governo affinché provveda in via sostitutiva a dare attuazione a quanto stabilito dal Parlamento.
Adnkronos, 2 aprile 2015
Il vice direttore, situazione fluida con molte incognite su pazienti regioni non pronte. Non più Opg, ma "Sistema polimodulare di Rems provvisorie". A Castiglione delle Stiviere (Mantova) si è già consumata l'operazione "cambio targhe". Il resto è tutto in itinere. "Una situazione fluida", la definisce il vice direttore Enrico Vernizzi. E delicata.
Sebbene le attività preparatorie all'era post ospedali psichiatrici giudiziari qui siano partite da tempo, sono tutti in attesa di sapere, con il fiato sospeso, quali saranno le evoluzioni dei prossimi giorni, ammette Vernizzi. L'incognita è in particolare sui nuovi arrivi: "Siamo un po' sul chi va là per via di notizie incontrollate secondo cui, non essendo ancora pronte le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza in molte Regioni, con gli altri Opg che si devono svuotare, si potrebbe pensare di mandare i pazienti a Castiglione", struttura che già nelle vesti di Opg era a stretta conduzione sanitaria e ora non chiude di fatto i battenti, ma ospiterà prima le Rems provvisorie per poi diventare sede delle definitive.
"Questo provocherebbe l'implosione di Castiglione", assicura Vernizzi all'Adnkronos Salute. Un'ipotesi così estrema non dovrebbe concretizzarsi, riflettono dalla Regione. Ma certo è che Castiglione potrebbe essere meta per diversi pazienti di altre regioni. E pare che richieste in questa direzione già ne siano arrivate. Oggi i pazienti a Castiglione sono 225, domani il numero potrebbe già cambiare, diminuire ma anche aumentare.
"In teoria siamo già alla soglia massima - spiega Invernizzi - Nei mesi scorsi, raggiunta quota 220 ci dichiaravamo al limite superiore, ai livelli di guardia. Se il numero dovesse crescere ancora saremmo oltre le nostre possibilità attuali. Certo in passato abbiamo raggiunto anche i 330 ospiti, ma in quel modo si lavora, brutto dirlo, sulla quantità più che sulla qualità". E lo spirito della legge che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è un altro.
Questi saranno anche giorni di partenze, per esempio delle 65 donne ospitate a Castiglione: per 9 è già arrivata la comunicazione del trasferimento, destinazione Lazio (Rems di Pontecorvo), e 3 andranno in Emilia Romagna. I pazienti che sono in carico alla Lombardia sono in tutto 165, compresi quelli che rientreranno in questi giorni dall'ex Opg dell'Emilia Romagna. Castiglione ha anche in carico una quarantina di pazienti maschi del Piemonte che, è già noto, non sarà pronto con le Rems prima del 1 settembre.
"Siamo in una fase di passaggio - sottolinea Vernizzi - L'Opg di Castiglione è stato l'unico a conduzione strettamente sanitaria e questo ci ha agevolato come Lombardia nell'avvio delle Rems. Qui non abbiamo aspettato il 31 marzo", data di scadenza dell'ultima proroga concessa alle Regioni. "Quando mesi fa abbiamo capito che non ci sarebbero stati altri rinvii abbiamo cominciato ad attrezzarci, nonostante i fondi statali" previsti dalla legge "siano stati sbloccati solo alcuni giorni fa. Presto dunque sarà possibile mettere mano alla situazione anche da un punto di vista strutturale".
Sulla carta "si prevede di radere al suolo le strutture esistenti perché non adattabili al modello Rems e il programma definitivo è di procedere con la ricostruzione di 6 Rems, in vista di un target di 120 pazienti". Altre 2 Rems, nei piani della Regione, dovrebbero nascere in futuro a Limbiate. Ma attualmente le Rems provvisorie previste a Castiglione sono 8, ognuna da 20 posti per un totale di 160 pazienti.
"La Lombardia, considerato che è consentito alle Regioni più piccole e con meno pazienti di associarsi, ha già acconsentito e firmato convenzioni per ospitare i pazienti di Liguria e Valle d'Aosta". La situazione attuale però resta "difficile da decifrare", osserva Vernizzi.
Al momento a Castiglione, assicura il vice direttore, "una Rems è di fatto già attiva e fungerà da accoglienza e osservazione iniziale dei pazienti appena giunti". I nuovi assegnati, dunque, che non si sa a che ritmo arriveranno. "Ci aspettiamo partenze, ma temiamo anche arrivi da regioni non pronte con le Rems. Se si sale sopra i 20 si dovrebbe accelerare la diramazione verso altre 3 Rems". Fra le note positive c'è il fatto che "negli ultimi tempi c'è stato un incremento delle dimissioni per effetto della sensibilizzazione delle magistrature e dei servizi sociali locali, più disponibili ad accogliere misure di sicurezza alternative".
E c'è anche il pensiero che "forse si sarebbe dovuto cominciare prima". Sulla destinazione dei pazienti, fa notare Vernizzi, "è il Dap che decide. Noi non abbiamo l'autorità per dire no. Possiamo prendere in mano il telefono o scrivere per comunicare eventuali difficoltà. Entro certi limiti potremmo ancora accogliere. Certo se i pazienti continueranno ad aumentare l'avvio delle Rems non sarà agevolato.
Fermo restando che il processo di organizzazione delle nuove strutture non si arresta. La progettazione qui va avanti, come anche le procedure d'appalto, la formazione e anche l'assunzione annunciata di varie figure professionali da psichiatri a infermieri". A parte la pre-Rems già attiva, "gli altri reparti in attesa di ristrutturazione da qualche settimana si stanno attrezzando per la suddivisione dei pazienti in base a diagnosi affini. In alcuni casi si comincia a smistare virtualmente gli ospiti, dove possibile i trasferimenti si stanno già facendo. L'idea è di risolvere la situazione attuale di commistione di persone con situazioni diverse".
di Sandro Addario
www.firenzepost.it, 2 aprile 2015
Il previsto trasferimento di 22 internati gravi dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo all'Istituto Mario Gozzini di Firenze, la struttura a custodia attenuata più nota come "Solliccianino", sta creando fermento e preoccupazione tra gli stessi detenuti della struttura penitenziaria. Dopo la decisione della Regione Toscana, il tam tam è corso veloce tra le celle del Gozzini, tanto che oggi 1 aprile gli stessi detenuti hanno preso carta e penna e consegnato alla Direzione del carcere una lettera aperta, da trasmettere al Garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini.
La preoccupazione maggiore riguarda le possibilità di "convivenza" - pur in ambienti separati - tra detenuti che stanno seguendo un percorso di riabilitazione che può portare anche alla semilibertà e soggetti affetti da patologie psichiatriche gravi. Tanto più che sembra che per "far spazio" ai 22 di Montelupo, qualche decina dei 90 detenuti di Solliccianino dovrà far ritorno in un carcere "ordinario". Resta aperto anche il problema su chi dovrà sorvegliare gli internati: la Polizia Penitenziaria o personale delle Asl? Con quali costi?
"Siamo i detenuti dell'Istituto Mario Gozzini - scrivono nella loro lettera - e abbiamo appreso dai giornali e dalle TV che questa struttura verrà convertita ad uso sanitario per la detenzione di soggetti con patologie psichiatriche (anche gravi) dell'Opg di Montelupo Fiorentino. Siamo sinceramente preoccupati dal momento che questo istituto è nato 25 anni fa come primo carcere a custodia attenuata in Italia allo scopo di seguire e sostenere i progetti delle persone detenute. Si sottolinea poi che il Mario Gozzini (meglio conosciuto in citta come Solliccianino) ospita anche un reparto dove confluiscono detenuti per concludere la pena in semilibertà".
"La nostra preoccupazione - dicono i detenuti - riguarda l'eventuale cambio di destinazione dell'attuale struttura ad uso totalmente psichiatrico e quindi la domanda che ci poniamo è: come finirà il nostro percorso di riabilitazione nella società se verremo abbandonati e trasferiti in altre carceri? Qualcuno tra noi, mentre si trovava in altri Penitenziari, era diventato depresso e non vedeva più il futuro, mentre qui ha ricominciato a sperare".
"L'Istituto - prosegue la lettera - non è preparato all'accoglienza di detenuti con patologie psichiatriche e riconvertirlo a questo scopo comporterà sicuramente un costo ulteriore per Ia società. Ci teniamo a far presente che al momento in questa struttura siamo circa 90 detenuti di cui alcuni in semilibertà e quindi già avviati verso un concreto reinserimento esterno. Tutti gli altri sono occupati durante la giornata in corsi scolastici e di formazione professionali ed in laboratori di tipo culturale e varie attività lavorative".
"A questo punto - concludono i detenuti - ci sentiamo trattati come "merce di scambio" e non come esseri umani che hanno commesso degli errori ma cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato a questa nuova destinazione per l'Istituto Gozzini voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente. Pertanto desideriamo che la nostra situazione ed i nostri pur fragili diritti non vengano sottovalutati chiedendo a chi di dovere di riflettere bene sui percorso che ha intrapreso".
di Livio Coppola
Il Mattino, 2 aprile 2015
Lavoriin corso in Irpinia per ospitare i detenuti degli ex Opg. Con aprile si è avviata la riforma del Ministero della Giustizia che, di fatto, porterà alla chiusura di tutti gli ospedali psichiatrico giudiziari. In Campania sono due (Aversa e Napoli), e in queste ore si è avviata la procedura di trasferimento, ovviamente, graduale, di tutti i condannati che vi risiedevano. In provincia di Avellino nei prossimi giorni ne arriveranno al massimo 10, nella struttura intermedia di Bisaccia, mentre a fine maggio aprirà la vera e propria residenza (Rems) di San Nicola Baronia, che contribuirà con 20 posti al superamento definitivo degli ospedali.
Dal momento in cui il Ministero della Giustizia ha annunciato il varo operativo della riforma, ossia due giorni fa, si era montata un po' di confusione nelle diverse province, chiamate tutte con nuove strutture a contribuire alla chiusura di Opg ormai da tempo considerati desueti e, in alcuni casi, non umani per le condizioni di detenzione di persone che, avendo ricevuto condanne con tanto di certificazione di infermità mentale, necessitano di trattamenti specifici. L'Irpinia, però, recependo il piano di superamento studiato dalla Regione, ha risposto positivamente dando inizio a tutte le opere necessarie a garantire nuova ospitalità innanzitutto ai residenti della provincia che vivevano negli Opg (circa una decina, secondo le ultime statistiche), con la possibilità di dare
spazio anche a soggetti di altra provenienza, ma sempre in base a quanto stabilito da Regione e Asl. In tal senso, il primo plesso ad aprire i battenti sarà la Sir (struttura intermedia di residenza) inserita nell'ex ospedale Di Guglielmo di Bisaccia. "Le prime persone che l'Irpina sarà chiamata a gestire in seno al superamento degli Opg saranno trasferite nei prossimi giorni a Bisaccia - dove sono in corso dei piccoli aggiustamenti per garantire il funzionamento dell'ala dell'edificio destinata a questa nuova funzione - spiega il commissario dell'Asl Avellino Mario Ferrante. Va premesso che i detenuti arriveranno gradualmente dopo la valutazione dì ogni singolo caso (per tipologia dì reato commesso e di patologia psichiatrica). A Bisaccia potranno arrivarne al massimo 10, ma non è detto che si raggiunga questo numero".
Bisaccia sarà una sistemazione temporanea, riservata soprattutto ai detenuti con minore grado di pericolosità, al contempo nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi sarà in funzione un'articolazione ad hoc, sempre di 10 posti, dove potranno trovare posto le persone condannate per ireati più gravi. Il tutto, però, è funzionale al vero e proprio superamento degli Opg, che avverrà con l'apertura delle Rems, residenze che rappresentano la nuova dimensione di vita del detenuto psichiatrico, e che saranno attrezzate per garantire cure e vivibilità, connesse ovviamente alla necessità di scontare la pena. L'Irpinia avrà la sua Rems a San Nicola Baronia, con inaugurazione prevista alla fine di maggio: "I lavori nella ex Rsa di San Nicola inizieranno oggi e abbiamo programmato di terminarli in due mesi - spiega ancora Ferrante - anche in questo caso parliamo di un edificio in buone condizioni, per il quale saranno necessari pochi accorgimenti. Allo stesso tempo è in corso la gara per affidare i servizi interni alla residenza e integrare le risorse umane che l'azienda ha già destinato ai servizi penitenziari".
Dunque per la prima volta l'Irpinia contribuirà al sistema penitenziario psichiatrico. Per Ferrante non c'è da preoccuparsi: "Le criticità possono esserci ma siamo attrezzati per affrontarli, questa riforma può incutere timori più adirsi che a farsi. Il territorio si è fatto trovare più pronto di altri, l'importante sarà applicare la legge in modo puntuale ed efficiente".
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 2 aprile 2015
Il nuovo carcere di Uta comincia a fare acqua da tutte le parti. Non è un modo di dire perché il nuovo complesso penitenziario sardo sembra "fare acqua" nel vero senso della parola. A denunciarlo è il deputato e leader sardo di Unidos, Mauro Pili, pubblicando fotografie e un video che sembrano lasciare poco spazio all'immaginazione. In particolare, si vede una stanza con due estintori circondati da carta bagnata e da un recipiente, oltre a una bottiglia d'acqua capovolta che scende dal tetto. E non mancano delle abbastanza chiare macchie proprio sul soffitto, tipiche di infiltrazioni d'acqua.
Pili così denuncia: "Lo scenario che si presenta nella struttura appena aperta costata 95 milioni di euro è qualcosa di surreale. In queste ultime settimane di pioggia la principale occupazione dentro la struttura è stata quella di tamponare l'avanzata delle perdite. È l'ennesima dimostrazione della superficialità con la quale si è operato in occasione dell'apertura del carcere di Uta".
Poi il leader di Unidos continua: "Il Dap l'ha aperta senza alcun tipo di collaudi e soprattutto negando qualsiasi tipo di verifica degli stessi documenti. Ha imposto a tutti gli uffici pubblici l'apposizione della segretezza di atti autorizzativi, compresa la verifica dell'iter di collaudi". E conclude, annunciando anche un'interrogazione parlamentare: "Tutto questo avviene con la vergognosa copertura della situazione da parte della direzione dello stesso
carcere, che continua a stare in silenzio su quanto sta avvenendo e anzi a negare l'evidenza di queste immagini".
Da ricordare che il carcere di Uta attualmente a regime, ospiterà - assieme al carcere di Sassari -tutti i detenuti del 41 Bis, attualmente dislocati su tutto il territorio italiano. La proposta di concentrare i detenuti a regime speciale nelle due carceri fa discutere e va a scontrarsi con le parole del dottor Roberto Piscitello - direttore generale dei detenuti e del trattamento presso il Dap -ascoltato il giungono scorso dalla Commissione straordinaria dei diritti umani presieduta dal senatore Luigi Manconi.
Così Piscitello disse durante l'audizione: "Nell'assegnazione della misura si evita l'assembramento in pochi istituti di soggetti che facciano parte della medesima associazione o di organizzazioni fra loro contrapposte. E si evita che soggetti di grande spessore criminale siano ristretti nello stesso istituto. I soggetti in 41 bis sono detenuti rigorosamente in celle singole. Come tutti i detenuti hanno diritto a colloqui e momenti socialità con altri detenuti, in gruppi non superiori a quattro". Alla notizia dell'imminente trasferimento dei detenuti sottoposti al regime duro, ha alzato la voce sempre il deputato Mauro Pilli: "La commissione antimafia deve occuparsi immediatamente dello scellerato progetto del Dap di trasferire in Sardegna oltre 200 capimafia".
www.lecceprima.it, 2 aprile 2015
Marconi group, vincitrice della gara bandita dall'amministrazione penitenziaria, non intenderebbe rispettare la clausola sociale. Sit-in presso Borgo San Nicola. Ugl, Cgil e Uil: "Applicati contratti minori, a Lecce 4 persone su 8 sono rimaste fuori. Inaccettabile".
Una nuova vertenza sindacale si profila all'orizzonte e questa volta riguarda gli istituti penitenziari regionali. I sindacati Ugl, Cgil e Uil hanno voluto accendere un faro sui disagi che si starebbero verificando, in queste ore, all'interno del servizio mensa delle carceri pugliesi. Così questa mattina hanno organizzato un sit-in di protesta all'ingresso della Casa circondariale di Lecce. Il dito è puntato contro la nuova ditta che è subentrata nella gestione del servizio, Marconi group srl di Isernia, rea di non aver rispettato la clausola sociale nel cambio d'appalto. Quella stessa clausola, cioè, che mira alla salvaguardia dei livelli occupazionali e retributivi ad ogni passaggio di testimone negli appalti pubblici, così come sancito dalla normativa nazionale che disciplina la materia.
E così come è stato previsto anche dal principale contratto nazionale di categoria, firmato dalle organizzazioni sociali maggiormente rappresentative. La nuova società, invece, stando alla denuncia dei sindacalisti, avrebbe deciso di applicare un contratto di categoria "minore", siglato da sindacati autonomi. E ciò per mantenere la possibilità di assorbire solo una parte dei lavoratori già impiegati sull'appalto, anziché tutti. "Marconi ha selezionato solo una parte del personale che, invece, può vantare un'esperienza ventennale nel settore.
Ed è la prima volta che succede: il Consiglio di Stato si era già espresso in proposito, in occasione dell'ultimo capitolato d'appalto, quando ha ammonito l'amministrazione carceraria ad affidare il servizio alla seconda ditta vincitrice della gara pubblica, condannandola anche al risarcimento dei danni per il mancato guadagno della società in quel frangente di tempo - precisa Maurizio Lezzi di Ugl. E ciò proprio perché la prima classificata non aveva applicato la clausola sociale".
E ancora: "Marconi ha lasciato alcuni lavoratori fuori, ed altri dentro, tutto a sua discrezione. A Lecce ne ha assorbiti la metà, quindi 4 su 8, e su scala regionale appena 18 su 42. In questo modo non sta rispettando neppure le norme previste dal bando di gara formulato dal committente, cioè dal provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria".
La ditta, stando a quanto riferito dallo stesso sindacalista, non si sarebbe neanche presentata al tavolo istituito, in proposito, dall'assessore regionale al Lavoro, Leo Caroli. E oggi gli agenti degli istituti penitenziari avrebbero ricevuto per pranzo un cestino, anziché una pietanza cucinata "perché la nuova società non è ancora pronta per partire con il servizio", puntualizza Lezzi. I sindacati intendono quindi inchiodare l'azienda al rispetto della clausola sociale e si dicono pronti ad impugnare legalmente i contratti già sottoscritti con una parte del personale. In più chiedono all'amministrazione carceraria di intervenire per garantire la piena applicazione delle norme previste dal bando di gara.
Il Centro, 2 aprile 2015
Sono iniziati nello scorso fine settimana gli interventi di pulizia delle spiagge invase da cumuli di rifiuti depositati sulla battigia dalle violenti mareggiate. Ad occuparsi della loro rimozione è una vera e propria task force formata dagli operai della Pulchra, la società mista pubblico-privata che vede il Comune socio di maggioranza, e da una quindicina di internati della Casa Lavoro di Torre Sinello.
Insomma, i turisti che durante le feste di Pasqua arriveranno a Vasto per trascorrere qualche giorno di vacanza, troveranno i lidi puliti e in ordine. Un biglietto da visita importante per una località turistica. "Le mareggiate invernali hanno accumulato sulle spiagge della riserva quantitativi enormi di rifiuti", dice Alessia Felizzi, della Cogecstre, la cooperativa di Penne che ha in gestione l'oasi costiera, "i quindici internati che in questi giorni stanno raccogliendo il materiale spiaggiato a Punta Penna, a Mottagrossa e negli altri lidi del parco costiero, sono alle prese con un lavoro faticoso: polistirolo ovunque ridotto in piccoli frammenti, grossi quantitativi di materiale ingombrante, bidoni, boe e pneumatici. Il Comune di Vasto provvederà allo smaltimento di quanto raccolto. Ringraziamo il direttore, Massimo Di Rienzo, l'educatore Lucio Di Blasio e le guardie della Casa Lavoro per l'impegno nell'organizzazione e tutti i volontari", conclude Felizzi.
Soddisfatto anche l'assessore Marco Marra. "Stiamo facendo il possibile affinché i vastesi e i primi turisti in arrivo a Pasqua trovino le spiagge pulite dai rifiuti", commenta il delegato ai Servizi e alle riserve, "tutti gli operai del Comune sono al lavoro. L'unico rammarico sono la palme della riviera: ci eravamo impegnati ad abbattere le piante infestate dal punteruolo rosso e a sostituirle prima di Pasqua, ma gli uffici sono ancora alle prese con la gara. Per le feste pasquali non si fa in tempo", conclude l'assessore. Risale al 12 marzo la delibera con cui la giunta comunale impegnava la spesa di 72mila euro per il taglio e lo smaltimento delle palme attaccate dal terribile insetto asiatico che ha fatto strage delle rigogliose chiome. Sono in tutto 120 le piante malate, di cui 80 alla Marina e 40 in altre zone della città. Verranno eliminate e sostituite con le palme Washington.
di Giuseppe La Lota
Corriere di Ragusa, 2 aprile 2015
L'iniziativa voluta dal presidente del Consiglio Iacono e patrocinata dal Comune, ha visto la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri: "I detenuti devono poter lavorare in carcere e fuori per una piena riabilitazione".
Dentro una cella esplode quanto di manicheo coabita nell'animo umano: il bene e il male guidati da istinti che segnano e cambiano per sempre la vita di una persona. Henri Charrière, sopravvissuto ai lavori forzati nella Guyana Francesce dell'isola del Diavolo, con il best seller "Papillon" ha fatto la sua fortuna economica e sociale vivendo da uomo libero e onesto fino alla morte nel 1973. Nel volume "Racconti dal Carcere", curato dalla giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radiofonica Rai Antonella Bolelli Ferrera, edito Rai, che raccoglie 26 storie scritte da detenuti-partecipanti al Premio "Goliarda Sapienza" (quinta edizione), c'è uno spaccato di vita che si legge d'un fiato e che ti lascia senza respiro.
Il lavoro letterario svolto da Antonella Bolelli, con la collaborazione di intellettuali e professionisti del calibro di Elio Pecora, Giancarlo De Cataldi, Erri De Luca, Federico Moccia, lo scrittore che ha incatenato l'amore a Ponte Milvio fino a contagiare persino il più vecchio dei 3 ponti di Ragusa, Massimo Lugli, inviato di cronaca nera di Repubblica, e l'attore e regista Carlo Verdone, per citare i più noti, è stato presentato dentro l'auditorium del carcere di contrada Pendente a Ragusa. Moderatore, il capo ufficio stampa del Comune Pino Blundo.
Un evento fortemente voluto e patrocinato dal presidente del Consiglio Giovanni Iacono, che ha subito coinvolto l'amministrazione comunale, il sindaco Federico Piccitto e l'assessore ai Servizi sociali Salvatore Martorana. Un evento che non ha lasciato indifferente neanche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, giunto a Ragusa con un volo destinazione Comiso e ricevuto dal prefetto Annunziato Vardè e dal presidente Iacono.
L'evento "Cultura per la Legalità - Raccontare il disagio" si è articolato in due giornate. Il 30 pomeriggio nel carcere di Ragusa, alla presenza di decine di detenuti che hanno parlato della loro condizione personale davanti al sottosegretario, e il 31 mattina nell'aula Magna D'Arrigo dell'Istituto Fabio Besta. "Da questo incontro - ha detto Antonella Bolelli - spero di ricevere molti racconti dai detenuti di Ragusa per la sesta edizione del premio. Produciamo libri e la Rai realizza pure qualche cortometraggio, tutto senza fini di lucro, i proventi di questi lavori servono a migliorare le condizioni carcerarie".
"Questi che si raccontano - riflette Elio Pecora sui lavori letterari presentati- sono uomini e donne onesti: se nudità e onesta consistono nell'arrivare a mostrarsi in quel che si è, insieme delusi, disperati, e pure ancora affacciati all'attesa. Forse soltanto per consegnarsi per una vicinanza che vale una restituzione".
Grande disponibilità da parte della Direzione del carcere, il direttore Giovanna Maltese, il comandante del personale penitenziario Chiara Morales, la responsabile dell'Area trattamentale Rosetta Noto. Il regista e attore Gianni Battaglia ha arricchito l'emozione dell'evento recitando da par suo alcune poesie di forte impatto emotivo. Ma il clou si è avuto con la testimonianza diretta di Salvatore Saitto, che la mamma chiamava Rore, il vincitore del premio con il racconto "Così mi nasceva la solitudine", tutor lo scrittore Erri De Luca. Saitto ha 64 anni, napoletano verace, capelli bianchi, un volto scavato da sofferenza e diversi anni di carcere. Rore non è il solito detenuto finito dentro per reati comuni, ha da poco conseguito la maturità scientifica ed è iscritto al terzo anno di Giurisprudenza, quando viene contagiato dalla politica del '68 e degli anni di piombo: accusato di essere collaboratore marginale del Brigate rosse, associazione a banda armata. Finì a Fossombrone, i primi 9 mesi in isolamento.
"Dobbiamo parlare alle persone che ci vogliono bene- dice Saitto rivolto agli altri detenuti- anche se siamo delinquenti. Ci siamo fatti strappare il sole dalla pelle. Il reato è anche istigato dalla società, se fossimo stati più tranquilli. Giusto che paghiamo le colpe commesse, ma a un certo punto mi sono detto: in carcere non voglio più tornare. Ho fatto il lavapiatti a Ischia, passando facilmente dall'euforia alla depressione. Amici, riprendiamoci il sole, non vale la pena spendere un solo giorno della nostra vita in un carcere. Soffro sapendo che io stasera uscirò e voi ritornerete nelle vostre celle".
Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo è molto pragmatico nell'affrontare il tema della condizione carceraria. Ascolta il parricida che ha ammazzato il padre perché probabilmente picchiava la madre; quello che rivendica l'innocenza dall'accusa di detenere marijuana, il senegalese presunto scafista che trasportava disperati affermando di non saperlo. "Conosco meglio le carceri da sottosegretario- dice- che da magistrato. La novità è che stiamo dando attenzione al lavoro nelle carceri. Su 200 carceri in Italia, abbiamo finanziato 600 progetti, qualcosa avrà anche Ragusa. Chi lavora in carcere senza retribuzione potrà usufruire sconti di pena. Aspettiamo che le imprese facciano convenzioni con il carcere per assumere beneficiando di forti sgravi fiscali".
Il sottosegretario ha giudicato fattibile la proposta di mettere a disposizione dei detenuti che vogliono lavorare le strutture immobiliari confiscate alla mafia. "Meglio farle fruttare qualcosa che lasciarle morire abbandonate". Riguardo al decreto svuota carceri, il sottosegretario Ferri si ritenuto soddisfatto dei risultati: "Abbiamo ridotto a 50 mila unità i detenuti, rispetto alle 65 mila di prima senza ricorrere ad amnistia e indulto". Il vice ministro ha detto anche di essere favorevole all'"ergastolo della patente" in caso di omicidi della strada, tema molto sentito dopo alcune sentenze della Cassazione favorevoli ai pirati della strada che si sono macchiate di stragi.
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