di Pavlos Nerantzis
Il Manifesto, 4 aprile 2015
Ventidue detenuti politici che fanno lo sciopero della fame - oggi è il 34 esimo giorno - per l'abolizione delle carceri speciali e di un insieme di misure di emergenza rischiano la morte, mettendo a dura prova il governo di Alexis Tsipras. Sparsi in vari ospedali, cinque di loro, secondo i medici, sono in fase di de-regolarizzazione definitiva delle loro funzioni organiche, uno ha già avuto due infarti, mentre la vicenda, poco prima della pasqua ortodossa, sta offuscando la cronaca sulle trattative tra Atene e i creditori internazionali.
Tutto è cominciato il 2 marzo, quando una trentina di detenuti accusati o condannati per rapine, attentati terroristici, tutti considerati "pericolosi" dallo stato ellenico, hanno deciso lo sciopero della fame per protestare contro la "crociata antiterrorismo" degli ultimi anni, che prevede tra l' altro la detenzione dei familiari dei presunti terroristi.
In un comunicato firmato da Dimitris Koufontinas, membro dell'organizzazione 17 novembre, e Kostas Gournas, membro di Lotta Rivoluzionaria, ambedue prigionieri nel carcere speciale di Domokos, si legge che i detenuti lottano per "l'abolizione di alcuni articoli del codice penale che si riferiscono alle organizzazioni criminali e terroristiche, per la revoca della legge di emergenza che prevede misure speciali, l'abolizione dei tribunali speciali e delle prigioni di tipo Gamma, simbolo dello stato d'eccezione dei prigionieri politici".
La creazione delle carceri speciali, da parte del vecchio governo, fu la goccia che fece traboccare il vaso della protesta contro un sistema penitenziario anacronistico e repressivo. Maltrattamenti, pestaggi, torture sono all'ordine del giorno nelle prigioni greche, tra le più sovraffollati d'Europa. Non solo: la mancanza del personale medico, la sporcizia nelle celle e negli spazi comuni - non a caso epatite e altre malattie sono molto diffuse - ma soprattutto il regolamento disciplinare, che si fa sempre più rigido, danno l'immagine di un vero e proprio inferno, non degno né della storia né della civiltà ellenica. Non a caso ogni anno non sono pochi i detenuti che decidono di mettere fine alla loro vita. L'ultimo è stato un pakistano che si è impiccato il 24 marzo proprio nello stesso carcere dove sono rinchiusi Koufontinas e Gournas.
Centinaia sono in attesa del processo, visto che secondo la legislatura greca, una persona può essere detenuta fino a 18 mesi prima di essere processata. Che la situazione sia disumana lo dimostrano i frequenti scioperi della fame, le rivolte, le fughe, ma pure le statistiche e le condanne della Grecia da parte della Corte europea dei diritti umani.
Nel 2014 i reclusi nelle prigioni greche, che al massimo possono ospitare 9 mila persone, erano 2700. Più della metà sono extracomunitari e la maggioranza è arrestata perché ha tentato di entrare clandestinamente in territorio ellenico oppure per delitti legati all'uso di droga. In condizioni di lusso, invece, vivono i detenuti neonazisti di Alba Dorata e personaggi politici condannati per corruzione.
Il governo di Antonis Samaras non solo non ha fatto nulla per migliorare la situazione, ma ha creato le carceri speciali. Il pretesto è stato l'evasione, nel 2014, di Christodoulos Xiros, membro del 17 novembre, condannato a sei ergastoli e in carcere dal 2003. La sua scomparsa dopo un permesso premio per le feste di Natale (Xiros è stato arrestato di nuovo pochi mesi fa) aveva provocato dure reazioni tra i conservatori e i socialisti, finché Samaras aveva deciso di costruire il primo carcere speciale, detto Gamma, a Domokos, una cittadina a una trentina di chilometri a nord di Lamia.
I detenuti sorvegliati dai reparti delle forze speciali della polizia e da militari armati fino al collo, senza permessi di libertà, con ore d' aria quasi inesistenti, senza la possibilità di comunicare con il mondo esterno, con videocamere, porte blindate e finestre antiproiettile, vivono isolati in un carcere tutto nuovo ma medioevale, diventato il simbolo della repressione. Erano seguite proteste contro la riforma del sistema penitenziario da parte di migliaia di detenuti, mobilitazioni organizzate da gruppi anarchici e attivisti della sinistra, ma Samaras era rimasto fermo.
Nel tentativo di raccogliere voti, poco prima delle elezioni del gennaio scorso, il suo governo aveva puntato sulla sicurezza, mentre Syriza aveva promesso la chiusura immediata del carcere di tipo Gamma. Ieri il ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha presentato un progetto di legge che prevede, tra l'altro, l'abolizione delle carceri speciali. Per alcuni detenuti politici e simpatizzanti della lotta armata non è sufficiente. Lo stesso pensano alcuni gruppi anarchici - che ieri hanno rischiato di scontrarsi con la polizia nel quartiere ateniese di Exarchia - per i quali Syriza "è sempre espressione del potere" e "nemico di classe".
Poche settimane fa gli anarchici, in segno di solidarietà ai detenuti in sciopero della fame, hanno occupato per alcune ore la sede centrale di Syriza ad Atene. Mercoledì scorso una ventina di attivisti, sono entrati nel "sagrato" del Parlamento, dove non ci sono più le barriere metalliche, per esprimere la loro solidarietà ai "compagni incarcerati in lotta".
Una protesta del tutto pacifica che ha provocato una marea di reazioni. Per Nd e Pasok "lo Stato è stato travolto", mentre nel governo ci sono due linee di pensiero: c'è chi, come il portavoce e il rappresentante parlamentare di Syriza, considera l'atto "provocatorio e incomprensibile", mentre per la Presidente del Parlamento Zoi Konstantopoulou "non c'è stata alcuna invasione".
www.contropiano.org, 4 aprile 2015
L'attivista per i diritti umani Nabeel Rajab è stato arrestato ieri in Bahrein - paese alleato dell'Arabia Saudita - per aver pubblicato alcuni tweet nei quali denunciava le pratiche di tortura utilizzate contro i prigionieri reclusi nelle carceri della piccola petro-monarchia. La moglie di Nabeel, Sumaya Rajab, ha dichiarato che venti auto della polizia si sono presentate davanti alla loro abitazione per portare l'attivista in carcere.
Rajab, che ha fondato il centro per i diritti umani del Bahrein nel 2002, era stato arrestato già a settembre quando aveva descritto su Twitter i servizi di sicurezza nel paese come "incubatore ideologico" per jihadisti. L'attivista, accusato di aver insultato le istituzioni pubbliche e l'esercito, era stato rilasciato su cauzione in attesa del processo previsto per il 14 aprile.
di Vincenzo Vitale
Il Garantista, 3 aprile 2015
Non mi stancherò mai di denunciare come e quanto il governo Renzi si sia arreso alla magistratura in vario modo e soprattutto in modo inaspettato. Innanzitutto, ormai di prescrizione non si può più parlare, essendo stato di fatto l'istituto abolito dal governo. Infatti, l'effetto di due modifiche legislative è proprio questo: da un lato, si sono introdotte pause di sospensione del tempo deputato alla prescrizione; dall'altro, invece, aumentando a dismisura le pene previste per alcuni reati, dal momento che la prescrizione è agganciata alla previsione della pena edittale (cioè prevista dal testo di legge), la si è allungata oltre ogni immaginazione.
di Luigi Manconi
Il Foglio, 3 aprile 2015
Mercoledì scorso, nell'aula del Senato, intorno a mezzodì, un brivido ha percorso molte auguste schiene. È stato quando ha fatto irruzione rumorosamente la formula "agente provocatore". Non era la riproposizione, esausta se non folclorica, di un classico della feroce rissosità terzinternazionalista: "Taci, nemico del popolo!", "Taci tu, agente provocatore!". Niente di ciò.
di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2015
Più ombre che luci nel testo approvato dal senato, dalla propaganda governativa a soluzioni che non convincono i pm impegnati sul campo sbattere contro il muro del Pd. di Alessandro Mantovani L'aumento delle pene per mafia, corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione è un ottimo spot per i tweet del "rottamatore" che fu. "Approvata legge # anticorruzione: stretta sui reati di mafia, falso in bilancio, aumentano pene per corruzione Pa # lavoltabuona", cinguettava martedì Matteo Renzi dopo il voto del Senato.
di Andrea R. Castaldo
Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2015
Del famoso programma di Ferdinando II di Borbone "Feste, farina e forca", il Governo dimentica i primi due e applica l'ultimo. È quanto emerge dal Ddl licenziato al Senato e in viaggio alla Camera per la definitiva approvazione. Infatti, l'insieme di disposizioni in tema di reati contro la pubblica amministrazione, le associazioni mafiose e il falso in bilancio trova il denominatore comune nel generalizzato aumento delle pene e nella complessiva severità repressiva. L'equazione tra inasprimento delle pene e diminuzione dei reati è però tutt'altro che certa e comunque non automatica come si vorrebbe far credere. Del resto, fin quando la riforma delle leggi penali consisterà nell'inseguire gli umori dell'opinione pubblica, sedandoli con l'illusione del diritto penale come panacea di ogni male, i nodi che asfissiano la legalità quotidiana saranno impossibili da sciogliere. Beccaria già ammoniva sull'illusoria efficacia general-preventiva della pena, se limitata alla sola fase della minaccia e non alla sua applicazione concreta. E uno degli aspetti critici del nostro sistema penale è la tensione dialettica tra due poli contrapposti, che si elidono a vicenda: da un lato, la finalità rieducativa della pena, costituzionalmente imposta, e dunque un diritto penitenziario a essa informato, che ha reso meno afflittiva la sanzione detentiva e incerta nella reale durata; dall'altro, l'implementazione del catalogo dei reati, alcuni dal dubbio sapore offensivo e il generalizzato ricorso al carcere, specie in occasione di emergenze sociali.
di Maria Antonietta Calabrò
Corriere della Sera, 3 aprile 2015
Soro: selezionare le notizie da pubblicare. Gratteri: utili ma va trascritto solo il necessario. "Di fronte al fenomeno, sempre più diffuso, del processo mediatico, emerge con forza l'esigenza di un' adeguata selezione delle notizie da diffondere", in modo che si eviti che finiscano in pasto all'opinione pubblica "spaccati di vita privata (delle parti ma soprattutto dei terzi) del tutto estranei al tema della prova". È il Garante della privacy, Antonello Soro, a scriverlo in una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in cui chiede che vengano adottate le necessarie misure per "evitare la "pesca a strascico" nella vita degli altri".
di Domenico Cacopardo
Italia Oggi, 3 aprile 2015
Un segnale s'era avuto con l'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, una rimasticatura di tutti i luoghi comuni da tempo in circolazione su Massimo D'Alema. Sembrava un attacco gratuito, ma, nei fatti, era una sorta di anticipazione di ciò che sarebbe venuto dopo una settimana: il caso Cpl Concordia-Ischia. Se all'Isola del Giglio naufragò la nave Concordia, a Ischia deraglia, infatti, la cooperativa Cpl Concordia, uno dei colossi emiliani, presente in tutt'Italia e, apprendiamo ora, anche a New York.
Una questione di appalti (la metanizzazione) all'interno di un intenso rapporto corruttivo, per il momento presunto, e, quindi, oggetto di un atto di accusa (e cattura del sindaco Ferrandino). Il tutto inizia con la denuncia presentata (2013) dal presidente del consiglio comunale di Cava dè Tirreni, Antonio Barbuti che ha firma un esposto contro l'aggiudicazione di un lavoro simile alla Cooperativa Cpl Concordia. È facile immaginare che l'attività d'indagine sia consistita nell'intercettazione a tappeto di tutti coloro che operavano nella Concordia e che con la Concordia avevano rapporti.
Attraverso questo metodo è balzato agli occhi dei pubblici ministeri di Napoli quanto era accaduto e stava accadendo tra l'appaltatore e il sindaco Ferrandino. L'ordinanza con la quale la Gip Amelia Primavera dà il via alla fase attuale del procedimento (con varie restrizioni in carcere), mette in rilievo gli elementi di reato e sottolinea, tra l'altro, che "per comprendere fino in fondo e per delineare in maniera completa il sistema affaristico organizzato e gestito dalla Cpl Concordia, appare rilevante soffermarsi sui rapporti intrattenuti tra i vertici della cooperativa e l'esponente politico che è stato per anni il leader dello schieramento politico di riferimento per la stessa Cpl Concordia, che è tra le più antiche cosiddette "cooperative rosse", ovvero l'onorevole Massimo D'Alema".
Certo, si afferma subito che D'Alema è estraneo alle indagini, ma questo non è un "favore" concesso all'uomo politico, ma un deciso e inoppugnabile "disfavore", giacché è la coda avvelenata di un'altra questione a cui è sicuramente estraneo, la metanizzazione di Ischia. Lo definiamo un "disfavore" per le ragioni che sono sotto gli occhi di tutti. I media si sono impadroniti delle intercettazioni che lo riguardavano: conversazioni alle quali non ha mai partecipato, svoltesi tra altri soggetti, nelle quali si faceva il suo nome con riferimento a tre azioni della cooperativa, tre contributi annuali da 20.000 euro alla Fondazione Italiani- Europei, l'acquisto di alcune copie di un suo libro "Non solo euro", l'acquisto di 2000 bottiglie di vino prodotte dall'azienda che gestisce con la moglie.
Non c'è difesa nei confronti di questo metodo: non sei imputato e non puoi difenderti in nessuna sede giudiziaria e non hai strumenti legali di difesa nei confronti di coloro che ricevono l'indiscrezione e la pubblicano, la diffondono e la commentano. Coloro, infatti, che ne scrivono sui giornali e ne parlano sui media esercitano il diritto di cronaca e non c'è barba di giudice in Italia che abbia voglia di intervenire a tutela del "terzo" estraneo al procedimento in corso contro i responsabili della Concordia e il sindaco di Ischia. È inutile soffermarsi sulle distorsioni che provoca il mero metodo delle intercettazioni: finché il parlamento non deciderà di adottare una nuova legge organica che, senza impedire l'uso dello strumento, disciplini le posizioni "estranee", i pubblici ministeri ne dispongono legittimamente e ne disporranno.
Certo, se in alcuni nasce il sospetto che tutto sia stato voluto e che in realtà, la presenza nelle intercettazioni di un nome grosso come quello di D'Alema abbia potuto ingolosire gli inquirenti in vista del clamore mediatico del suo coinvolgimento, questo sospetto va respinto con decisione, insieme a ogni riferimento al curriculum lucano del pm Woodcock, contitolare dell'inchiesta. La questione è un'altra ed è quella posta sul tappeto.
Quello che sembra difficile accettare, è la supina, acritica funzione esercitata dai media, pronti a ripetere e ampliare le scarne (si fa per dire) informazioni diffuse, senza alcuna capacità critica o di riflessione. Per esempio la diffusione dell'istituto della fondazione, come strumento di dibattito e formazione politica, al quale contribuiscono ampiamente, nel mondo, imprenditori più o meno illuminati, più o meno interessati alle evoluzioni del clima politico, più o meno disposti ad aiutare, anche economicamente, coloro che portano avanti idee accettabili e gradite. La valutazione che l'ordinanza della Gip Primavera fa balenare è che il "sistema" (una brutta parola generica che significa tutto e il contrario di tutto, abusata in passato per la costruzione di teoremi, talora confermati, talora crollati) di sostegno a D'Alema e alla fondazione da lui presieduta fosse finalizzato all'ottenimento di aiuti illeciti.
Una tesi tutta da provare, naturalmente. Ma la semplice illazione, per la voce da cui proviene, ha una micidiale sostanza accusatoria, nei confronti della quale non c'è difesa. Gli altri due elementi, l'acquisto del libro e dei vini, sono parvità di materia, "piccolezze" direbbe un osservatore neutrale, sui quali non sembra necessario soffermarsi anche se si sono rivelate utili "ad colorandum".
Intanto, dal palazzo di giustizia partenopeo, filtra l'indiscrezione di un imminente interrogatorio di D'Alema per chiarimenti sul "sistema" e sui benefici che ne avrebbe tratto. Certo come "persona informata sui fatti", ma ciò non attenuerà, anzi accentuerà il "battage" mediatico. Una barbarie per un giurista di scuola anglosassone, difensore dei diritti del cittadino, fra i quali spicca quello alla propria onorabilità. L'assordante silenzio del Pd (e dei vari titolari di fondazioni politico-culturali) in materia non è nuovo e reitera quello del passato. Nessuno che pensi di poter cadere nella medesima inevitabile trappola. Accadrà. Accadrà.
di Liana Milella
La Repubblica, 3 aprile 2015
Giovanni Legnini. Il vicepresidente del Csm promuove la manovra. anti-corruzione: "Ora non si può dire che non ci sono strumenti di contrasto". La manovra anti-corruzione? "È un dato di fatto. Ci sono norme che prima non c'erano". Governo promosso? "Il percorso delle riforme sta andando avanti". Falso in bilancio debole? "È un reato sanzionato più duramente". Le intercettazioni? "Niente bavagli a magistrati e giornalisti".
Il vice presidente del Csm con Repubblica fa il punto sui temi caldi del momento. Arresti per corruzione a raffica.
La politica arranca?
"In questi mesi il quadro è cambiato. Penso ai provvedimenti sull'attività e la funzione dei magistrati, alcune riforme già approvate o in itinere, l'emersione di gravi fenomeni corruttivi, e una grande attenzione dei cittadini sulla lotta al malaffare. Sono temi che consiglierebbero ai titolari di funzioni pubbliche e alla magistratura associata di riposizionare il confronto su basi nuove".
E sarebbe?
"Dopo il voto sul ddl anti-corruzione al Senato e gli altri interventi non si può più dire che il nostro Paese non ha strumenti di contrasto. Il percorso delle riforme sta andando avanti. E io, nella mia piena indipendenza di giudizio, mi sento di darne atto al governo, al Parlamento, al Guardasigilli".
Quindi una promozione?
"Vorrei solo dire che il reato di Auto-riciclaggio prima non c'era e adesso c'è. Il voto di scambio è stato ridefinito. Sul falso in bilancio s'invocava un intervento da più di 10 anni e finalmente è stato approvato un testo. Sulla corruzione si chiedeva maggiore rigore, e si può valutare il ddl come si vuole, ma non c'è dubbio che miri a rendere la lotta più efficace. Potrei continuare sul processo civile e altri temi".
Fermiamoci al falso in bilancio. Vista l'attesa non poteva essere meno frutto di un compromesso?
"Cerco di rispondere alla domanda con una domanda. Quando la norma sarà definitivamente approvata sarà più facile o no combattere le falsificazioni dei bilanci societari finalizzati a costituire fondi neri per gli scopi più vari, anche corruttivi? Questo è il punto, non quale sia la migliore soluzione possibile tra quelle adottabili".
Tre punibilità diverse, con un'anomalia, società quotate intercettabili, le altre no. La Consulta boccerà?
"Quando il trattamento penale differenziato corrisponde a una diversa intensità delle condotte allora una graduazione delle sanzioni è giustificata".
Giustamente lei diceva che bisogna tener conto della pressante richiesta di moralità dell'opinione pubblica. Consentire le intercettazioni non è sintonico?
"La risposta può essere rintracciata dentro la composizione della maggioranza parlamentare, in particolare del Senato".
Intercettazioni. Il Garante chiede una legge per non pubblicabile. Come lo giudica?
"Su questo delicato e controverso tema personalmente mi è chiaro ciò che non bisognerebbe fare, ovvero limitarne l'utilizzo da parte della magistratura e imbavagliare la stampa...".
Ma è quello che si sta cercando di fare, si comincia con le intercettazioni e poi si vieterà qualcos'altro.
"Da diversi anni il valore costituzionalmente garantito della riservatezza personale si è radicato nella cultura dei cittadini. Se si tratta di reprimere reati non c'è riservatezza che tenga. Se questa esigenza non c'è, deve prevalere il principio costituzionale, che è un diritto fondamentale della persona. Ciò vale per la magistratura e vale per la stampa".
Lei andrà ancora in piazza per qualche manifestazione. La gente vuole sapere o no come si comportano i politici con le imprese?
"Premesso che la mia attuale funzione non mi consente un eccessiva frequentazione della piazze, che peraltro ho sempre ascoltato con interesse, penso che tale esigenza vada soddisfatta con gli strumenti dell'ordinamento. Se c'è un reato si persegue, se non c'è devono funzionare le norme su trasparenza e prevenzione".
Il caso D'Alema, già suo compagno di partito. Come giudica la sua reazione furibonda contro i giudici?
"Mi ci vede quale vice presidente del Csm a polemizzare con le personalità politiche o a commentare le loro reazioni? Sul merito ho già detto pubblicamente ciò che penso e lo ribadisco. È maturo il tempo di una legge sulle intercettazioni che non imbavagli nessuno, ma che tuteli la riservatezza delle persone non indagate, e anche le persone indagate per fatti che esulano dall'oggetto dell'indagine".
La politica è tuttora molto aggressiva contro la magistratura. Ricorda un po' Berlusconi. Non preferirebbe più rispetto per le decisioni dei giudici?
"Non condivido la parte assertiva della domanda. Quanto al quesito, certo che preferisco una politica che rispetta le decisioni dei giudici. Anzi, è necessario un mutamento di clima tra magistratura e potere politico nella direzione di un rapporto meno conflittuale e teso a individuare le riforme per far sì che la giustizia non sia più un handicap per il sistema Paese, ma un fattore di evoluzione etica e di crescita economica. E occorre ascoltare di più la magistratura quando chiede più personale, coperture degli organici e risorse. Su questo il governo è in ritardo".
Ristretti Orizzonti, 3 aprile 2015
"Noi guardiamo i pochi detenuti presenti qui a Castelfranco con una certa invidia. Loro usciranno quando avranno scontato la pena, nessuno chiederà loro dove andranno e cosa faranno. Noi dovremo, invece, dimostrare di avere un lavoro e una casa. Con i pregiudizi che ci riguardano, ma chi ce lo dà un lavoro o una casa dopo anni di detenzione?". Chi parla è un internato nella casa lavoro di Castelfranco Emilia (Mo) e le sue parole sono state citate da un avvocato nel corso della conferenza stampa di presentazione degli atti del convegno intitolato "Poveri o pericolosi?", che si è svolto a Castelfranco il 20 ottobre 2013.
È passato un anno e mezzo e la situazione non può dirsi migliorata. La Casa lavoro di Castelfranco ospita un centinaio di internati e meno di dieci detenuti; questi ultimi sanno quando finirà la pena, i primi la pena l'hanno già scontata ma vengono ritenuti "socialmente pericolosi" e su di loro grava una "misura di sicurezza" aggiuntiva, che risale al Codice Rocco del 1930. In pratica, gli internati - senza casa, senza lavoro, senza una famiglia in grado di accoglierli - restano reclusi a tempo indeterminato. "Ergastolo bianco" è l'espressione che spesso viene utilizzata per definirli.
Quella di Castelfranco è una delle quattro strutture aperte in Italia. Del centinaio di internati, circa 15 sono stranieri, nessuno è residente in Emilia-Romagna. Da anni il Comune - alla conferenza stampa sono intervenuti il sindaco, Stefano Reggianini, e l'assessore Giovanni Gargano - chiede un ripensamento sulla struttura carceraria presente nel suo territorio per ciò che non ha funzionato rispetto alle aspettative. Chiede al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) una scelta netta: o un forte investimento per dare concretezza all'espressione "casa lavoro" o il superamento di questa esperienza.
E oggi avanza la preoccupazione che la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziari (Opg) possa scaricarsi anche su strutture come questa, giudicate inadatte alla presa in carico di problematiche così complesse. Piuttosto, secondo Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti, "il superamento degli Opg va preso a punto di riferimento per praticare il tante volte enunciato principio della territorialità della pena, trasferendo gli internati alle regioni di appartenenza". Bruno ha poi detto che il 15 aprile incontrerà il nuovo capo del Dap, Santi Consolo, per chiedere che vengano mantenuti gli impegni che il suo predecessore aveva espresso proprio nel corso del convegno di Castelfranco Emilia dell'ottobre 2013, e che sono agli atti.
"È necessario ridare speranza a tutti gli internati ai quali non viene riconosciuto il diritto di sapere né quando né se potranno riacquistare la propria libertà", ha spiegato la Garante. La quale, rifacendosi alla nuova legislazione sugli Opg, ha aggiunto che "non sarebbe comprensibile la previsione di una durata massima per la misura di sicurezza prevista per gli infermi e per i seminfermi di mente, ma non per i soggetti reclusi nelle Case lavoro". Ai vertici del Dap recentemente rinnovati si chiede di non rimandare ulteriormente "una decisione i cui contorni sono da tempo chiari, e l'aver superato il problema del sovraffollamento delle carceri apre possibilità maggiori che in passato".
Le Case di Lavoro "rappresentano il conclamato fallimento della funzione rieducativa della pena- ha aggiunto- e forniscono una risposta di tipo esclusivamente segregante a domande che possono trovare risposta assistenziale e sanitario". In particolare, "a Castelfranco Emilia manca il lavoro, ovvero il presupposto stesso di esistenza dell'Istituto, nonostante il ricco patrimonio agrario e laboratoriale a disposizione, da anni del tutto inutilizzato". Le potenzialità enormi della struttura carceraria e il senso di spreco che ne deriva sono stati sottolineati da tutti i soggetti intervenuti alla presentazione degli atti del convegno.
Alla conferenza stampa, questa stamattina nella Sala Consigliare del Comune, hanno partecipato anche Patrizia Tarozzi (direttore Ufficio esecuzione penitenziaria di Modena), Paola Cigarini (presidente Conferenza regionale volontariato), Gianpaolo Ronsisvalle (Camera penale di Modena), Giuseppe Basellis (Centro servizi volontariato Modena).
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