Ristretti Orizzonti, 4 aprile 2015
Un detenuto, per caso, si è impiccato nel carcere modello di Rebibbia. Ovviamente nessuno ne parla. Giornali e televisioni danno spazio soltanto ai suicidi eccellenti, chi se ne frega se si micca un poveraccio.
Aveva chiesto al Tribunale di Sorveglianza di concedergli gli arresti domiciliari. Non sapeva che gli arresti domiciliari si concedono soltanto ai colletti bianche, o a chi può pagarsi uno psichiatra che dichiari che Tizio non sopporta il carcere, magari va in depressione.
La depressione carceraria è una malattia da ricchi. Non importa sapere di che cosa fosse accusato il suicida rompiscatole, ma se aveva deciso di chiedere gli arresti domiciliari non doveva essere colpevole di qualche reato grave. Altrimenti lui e magari il suo avvocato avrebbero risparmiato l'istanza. Una riforma della giustizia che non ponga rimedio alle storture del sistema carcerario è una riforma inutile. Di carcere si muore, si continua morire. I Tribunali di Sorveglianza sono plotoni di esecuzione. ovviamente di esecuzione della pena.
Urge qualcuno che sorvegli i Tribunali di Sorveglianza, e forse basterebbe che i garanti dei diritti dei detenuti garantissero quello che dovrebbero garantire. Ma i garanti, almeno molti di essi, intervengono solo dopo, e il dopo è sempre tardi, il dopo è mai. Si era parlato della possibilità, per il giudice del processo, di concedere gli arresti domiciliari con la sentenza, o di lasciare comunque al giudice, anche dopo la sentenza, la competenza in materia di arresti domiciliari o di altre misure alternative. ma questo avrebbe intaccato lo strapotere dei Tribunali di Sorveglianza. E gli strapoteri, come si sa sono poteri a potenza privilegiata.
Domandiamoci, anche se la domanda è retorica, cosa può aver provato il giudice di sorveglianza alla notizia del suicidio provocato dal rigetto di una istanza di arresti domiciliari., ammesso che la notizia gli giunga alle orecchie togate. Brevemente un ricordo personale. avevo chiesto gli arresti domiciliari per un mio assistito semiparalizzato e sofferente di attacchi epilettici. Davanti al Tribunale di Sorveglianza il mio assistito fu portato in barella, legato perché non cadesse in caso di una crisi epilettica. Il Procuratore della Repubblica espresse parere favorevole,
il che non succede quasi mai. Quando fu il mio turno di parlare, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza, era una donna, mi disse : avvocato è inutile che parli, la situazione del suo assistito non ha bisogno
di essere perorata, parla da sé. Uno si sarebbe aspettato che l'istanza venisse accolta. Invece passarono tre giorni, poi qualcuno decise che il Tribunale dovesse decidere per il rigetto dell'istanza. Io e il mio assistito ci sentimmo presi in giro, in sostanza la Presidente, dicendomi che era superflua la mia arringa a corredo dell'istanza, aveva leso il dirotto alla difesa. Ma occorre abituarsi all'ingiustizia della giustizia. Soltanto i radicali, che non contano nulla, si preoccupano della situazione carceraria.
Soltanto i radicali, che sono sensibili al problema, danno voce ai detenuti. Ma Radio Radicale è poco ascoltata, e se qualcuno che potrebbe intervenire ascolta per mero caso Radio Radicale, e la sua rubrica "Radio Carcere", fa orecchi da mercante. Il Ministro Orlando, Guardasigilli, fa tenerezza per la sua smaccata incompetenza. Qualcuno gli dica che un altro poveraccio si è impiccato in un carcere modello, tanto per non perdere tempo in attesa delle riforma della giustizia. La nostra legge ha suicidato un altro essere umano, non volendo o non potendo capire che un detenuto è comunque e prima di tutto un essere umano.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 4 aprile 2015
Giovedì pomeriggio ho guardato il Papa che lavava i piedi ai detenuti e li baciava e abbracciava, e gli agenti penitenziari che invidiavano i detenuti. Sabato mattina ho letto un pezzo sul Guardian che spiegava che la cristianità è una religione di perdenti, e dopo un andamento un po' tortuoso concludeva che questo è il bello.
(Sui 530 commenti, almeno 400 fraintendevano). Ieri pomeriggio sono andato al cimitero degli acattolici (ma cristiani, i più) alla Piramide di Caio Cestio, e ho trovato un coreano inginocchiato per decifrare le scritte sulla tomba di Antonio Gramsci, mentre all'altro capo gruppi di occidentali si facevano fotografie sguaiate davanti al sepolcro di Keats.
Voi magari conoscete la tomba di Umberto Missori: è abbastanza vicina all'entrata, a destra. È semplice, registra l'alfa e l'omega, il 1942 (era mio coetaneo) e il 1999. E la domanda, maiuscola: Novità? Forse lo conobbi, trovo poco sul suo conto: doveva essere socialista, o radicale, o le due cose, fu arrestato nel 1995 (se è lui, come credo) nell'inchiesta sulla cooperazione. Immagino che abbia dettato lui la domanda con cui interpellare i provvisori passanti. Quanto a rispondergli, ci sta tutto: Sì, No, Non so. Domani poi è domenica di Pasqua. Il giorno in cui il fallimento è riscattato, dice l'articolo del Guardian. Hallelujah.
di Piero Sansonetti
Il Garantista, 4 aprile 2015
Non è che uno vuole essere malizioso, o complottista o chissà che. Solo che mette in ordine un po' di avvenimenti buffi e si fa un'idea. Gli avvenimenti sono questi. Il governo Renzi annuncia la riforma della giustizia. La riforma non piace ai Pm. In settembre i Pm spediscono avvisi di garanzia ai candidati renziani per la regione Emilia. Renzi allora frena sulla riforma. Poi a dicembre Renzi torna a parlare di riforma della giustizia e viene approvata una leggina sulla responsabilità civile. I pm si indignano. E aprono uno scandalo sul padre di Renzi. A questo punto Renzi frena di nuovo. Il suo ministro della giustizia apre a Gratteri (il Pm sceriffo di Reggio Calabria). Il padre di Renzi viene scagionato.
Però si spara una intercettazione e fango contro il ministro Lupi, perché l'Ncd continua a mantenere una linea garantista. I Pm vogliono punire l'Ncd. Renzi fa fuori Lupi. L'Ncd è all'angolo. I Pm sono soddisfatti. Ed ecco che scende in campo Woodcok, il Pm che ha aperto più inchieste lui su persone famose di tutti gli altri Pm d'Europa messi in sieme (e ha ottenuto un numero pazzesco di archiviazioni). E che fa? Tira una carrettata di fango contro D'Alema, spargendo intercettazioni (prive di notizia di reato) un po' ovunque. Renzi è abbastanza contento. Noi, nei giorni scorsi, avevamo ipotizzato che ci fosse un patto tra Renzi e Pm, una specie di Nazareno-Due. Forse non era mica una nostra fantasia...
di Francesco Ridolfi
www.ilquotidianoweb.it, 4 aprile 2015
I detenuti sono 2.367 mentre i posti disponibili sono 2670. Secondo il ministero della Giustizia in Calabria non c'è sovraffollamento ma in realtà le cose stanno un po' diversamente e tra la polizia penitenziaria emerge un problema di sicurezza. In Calabria ci sono in totale, secondo quanto riporta il ministero della Giustizia con statistiche aggiornate al 31 marzo 2015, 13 istituti carcerari per complessivi 2.670 posti disponibili a fronte di 2.367 detenuti ospitati. Limitandosi a questi numeri sembrerebbe di poter dire che no, in Calabria non c'è sovraffollamento, anzi ci sarebbero altri 300 possibili posti a disposizione.
Ma in realtà la situazione appare un po' diversa perché se nei totali il sovraffollamento non c'è nei casi specifici delle singole carceri le cose cambiano e, inoltre, comincia a sorgere, a sentire gli esponenti sindacali di categoria, anche un problema di sicurezza legato al numero di agenti di polizia penitenziaria in servizio.
In primo luogo tra i 13 istituti di pena indicati dal ministero figura ancora il carcere di Lamezia che però alcuni mesi fa è stato improvvisamente svuotato dei suoi detenuti. Infatti nella statistica del ministero, a fronte dei 46 posti disponibili, Lamezia Terme ospita 0 detenuti. Quindi il numero dei carcerati va ripartito non più in 13 strutture ma in 12. Ma anche questo non è del tutto vero in quanto un altro istituto, quello di Crotone, a fronte di 86 posti disponibili in verità ospita solo 4 detenuti di cui uno straniero. e il perché è presto detto: il carcere è in ristrutturazione quindi non può ospitare proprio nessuno.
Evidenziato ciò, dunque, i penitenziari disponibili in Calabria scendono a 11 mentre i posti realmente utilizzabili, al netto del venir meno di Lamezia Terme e Crotone, scendono da 2.670 a 2.538. Il margine si è assottigliato ma ancora siamo entro i limiti visto che il totale dei detenuti in Calabria è di 2.367 unità di cui 55 donne (20 a Castrovillari, 1 a Cosenza e 34 a Reggio Calabria "Panzera") e 310 stranieri.
Una puntualizzazione va fatta per la struttura di Laureana di Borrello che è riservata solo a detenuti a basso indice di pericolosità pertanto le sue disponibilità (34 posti) e i detenuti ospitati (17) vanno considerati a parte. Andando a guardare in dettaglio i dati si scopre che esistono in Calabria quattro penitenziari in provincia di Cosenza, due in provincia di Catanzaro (uno in verità è Lamezia di fatto inattivo mentre quello del capoluogo è il più grande della regione con 627 posti disponibili e 538 "ospiti"), uno a Crotone (anch'esso inutilizzabile), cinque in provincia di Reggio Calabria ed uno in provincia di Vibo Valentia.
Di questi ben 6 presentano un lieve problema di sovraffollamento (Cosenza 237 detenuti contro 220 posti, Paola 187 detenuti contro 182 posti, Rossano con 230 detenuti contro 215 posti, Locri con 125 detenuti contro 89 posti, Palmi con 164 carcerati contro 152 posti e Reggio Calabria "Panzera" con 242 carcerati contro 184 posti disponibili) ma in linea di massima il problema sembra essere rientrato anche grazie all'apertura di nuovi padiglioni in diverse strutture come ad esempio Vibo Valentia che oggi ospita 306 detenuti contro i 407 posti disponibili.
Ma, come detto, adesso il problema che comincia a manifestarsi con forza nelle carceri calabresi è un altro ossia quello della sicurezza perché anche in forza della spending review il personale di Polizia penitenziaria in servizio nelle strutture non sempre è in numero adeguato in rapporto ai detenuti senza contare che in Calabria, secondo voci ufficiosi, starebbero stendando a decollare i progetti di sorveglianza dinamica tesi consentire un controllo migliore degli ospiti delle strutture.
Ristretti Orizzonti, 4 aprile 2015
"La Sardegna dal mese di marzo conta non più 12 ma 10 Istituti Penitenziari. Sono stati infatti cancellati dagli elenchi del Ministero della Giustizia le Case Circondariali di "Sa Stoia" a Iglesias, nel Sulcis, e di "Bonu Trau" a Macomer, nel Nuorese. Un chiaro segnale di una chiusura ormai inappellabile". Lo afferma Maria Grazia Caligais, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", con riferimento ai dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria relativi alla capienza regolamentare e alla presenza dei detenuti aggiornate al 31 marzo scorso.
"Sembrano quindi del tutto tramontate - sottolinea Caligaris - le speranze degli amministratori locali che avevano assunto alcune iniziative per mantenere in piedi gli Istituti Penitenziari. Lo svuotamento degli edifici, con il trasferimento degli Agenti e degli Educatori, sancirà la chiusura definitiva delle Case Circondariali rendendo necessario un progetto per evitarne il degrado".
"Alla riduzione del numero degli Istituti e quindi dei posti letto passati da 2.774 del mese di febbraio ai 2.671 del mese scorso corrisponde però - osserva la presidente di Sdr - una crescita complessiva del numero dei detenuti. Erano 1.834 e sono diventati 1.849 con un incremento di presenze a Tempio Nuchis (+ 32), Cagliari Uta (+23), che con 659 posti regolamentari diventerà presto la struttura penitenziaria regionale più grande per presenze, e Sassari Bancali (+ 10), quest'ultimo ormai giunto quasi alla saturazione (341 detenuti per 363 posti). Le situazioni più delicate attualmente sono tuttavia quella di Nuchis, dove a fronte di 167 posti sono rinchiuse 199 persone, e di Massama Oristano 266 posti per 282 presenze, trattandosi entrambe destinate al regime di Alta Sicurezza".
"Restano perlopiù sottodimensionate le Case di Reclusione di Is Arenas (70 presenti per 176), Isili (84 per 185) e Mamone (120 per 392). Aldilà dei numeri però è evidente che - conclude Caligaris - è cambiata notevolmente in Sardegna la fisionomia dei cittadini privati della libertà la maggior parte dei quali ormai non solo vengono dalla Penisola ma sono inquadrati in circuiti di alta sicurezza. Una condizione significativa per la tipologia di reati loro ascritti che desta non poche preoccupazioni per l'aumento dei rischi di diffusione e radicamento di forme di criminalità organizzata nel territorio isolano".
www.gonews.it, 4 aprile 2015
Il Consigliere regionale Nicola Nascosti interviene sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e la creazione di Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive) a partire dal 31 marzo scorso che interessa sei strutture a livello nazionale e una in Toscana, a Montelupo Fiorentino. Una questione a suo avviso "gestita malissimo, perché non si è stati attenti al progetto con cui si voleva de-istituzionalizzare questi pazienti, che sono, però, socialmente pericolosi, non solo a loro stessi, ma anche ad altri".
Nascosti fornisce inoltre alcune importanti cifre circa la ricollocazione dei pazienti. "Considerate le condizioni inaccettabili più volte rilevate negli Opg - spiega Nascosti - la loro chiusura, è un evento importante perché pone in primo piano il diritto alla cura (secondo il concetto psichiatrico di "recovery") e non alla punizione delle oltre 700 persone "custodite", colpevoli di delitti e giudicate incapaci di intendere e di volere".
"Il modello proposto - aggiunge il consigliere - passaggio previsto dalla Legge 81/2014, è quello delle "Residenze sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza (Rems)" strutture in grado di accogliere gli internati nel rispetto del diritto alla cura e all'inclusione sociale oltre che a garantirne la misura detentiva. Ogni Rems dovrebbe ospitare al massimo 20 internati per consentire un approccio più mirato, attento alle caratteristiche di ogni internato. In altre parole, e in teoria, queste strutture saranno destinate a ricoveri e non a reclusioni, alla cura e non alla custodia, il tutto volto al recupero e alla deospedalizzazione. Tuttavia le Rems - incalza Nascosti - non saranno comunità terapeutiche ma, piuttosto, luoghi di contenimento, e nella fase iniziale ci saranno due tipi di Rems: quelle di valutazione e di stabilizzazione e quelle degli stabilizzati".
Alla luce di queste premesse il consigliere regionale Nascosti si chiede: "Se, per un verso, è un evento atteso, per un altro verso la perentorietà della data di chiusura, nelle attuali condizioni, alimenta un dubbio: realtà o manovra elettorale? Non basta, infatti, chiudere (o annunciare la chiusura) delle vecchie strutture per considerare il problema risolto. Dovevano infatti essere già state realizzate le Rems in grado di accogliere queste persone per le finalità prima dette".
Possiamo parlare di una rivoluzione?
"La realtà è ben diversa dall'enfasi posta sulla chiusura - risponde Nascosti - Dopo tanto tempo, convegni, tavoli, parole, infatti, non risulta che le regioni abbiano ancora potenziato i servizi sanitari e reso fruibili le strutture alternative. Molte non sono ancora pronte, molte sono piene. In altri termini le Regioni, tra queste la Toscana, sono inadempienti perché finora hanno dimostrato di non riuscire a trovare una soluzione adeguata nei tempi previsti dalla legge".
"Restando nell'ambito della Regione Toscana, si pensi che fino alle ore 13.00 del 31 marzo la sede dell'istituto Mario Gozzini (struttura adiacente al Complesso Penitenziario di Sollicciano, ma autonomo sia come funzioni che come edificio ndr) non era prevista ed erano in corso trattative con l'assicurazione Unipol per l'acquisto di Villa Nova. Evidentemente la trattativa non è andata a buon fine e si è optato per l'istituto Gozzini, che è un carcere, sia pure a custodia attenuata che ritengo assolutamente non adeguato alle esigenze".
"Cosa sia veramente accaduto per tale opzione non è dato saperlo - aggiunge Nascosti - eppure il tempo c'è stato e sono stati spesi molti soldi dei contribuenti per lavori presso l'Opg di Montelupo Fiorentino. Nella recente delibera della Regione toscana, si stabilisce infatti:
- di impegnare la Asl 10 di Firenze ad eseguire l'analisi di fattibilità inerente la quantificazione e qualificazione degli interventi di adeguamento dell'Istituto Mario Gozzini a Sollicciano (conosciuto come "Solliccianino"), corredandola di cronoprogramma;
- di attivare un tavolo regionale congiunto delle autorità coinvolte nel processo di superamento dell'Opg, coordinato dalla Direzione Generale Diritti di cittadinanza e coesione sociale, con la partecipazione del Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria per la Toscana, del Presidente del Tribunale di Sorveglianza, del Direttore Generale dell'Asl 10 di Firenze ed il supporto dei Settori regionali e territoriali competenti, al fine di garantire la sinergia delle azioni di rispettiva competenza e presidiare il monitoraggio ed il coordinamento degli interventi volti ad assicurare il superamento dell'Opg;
- di organizzare corsi di formazione per gli operatori per la progettazione e organizzazione di percorsi terapeutico-riabilitativi e le esigenze di mediazione culturale;
- di riqualificare i dipartimenti di salute mentale, contenendo il numero complessivo di posti letto da realizzare nelle strutture sanitarie;
di predisporre percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate in Opg.
"Come si vede è tutto "da farsi" - tira le somme il consigliere regionale Nascosti e fornisce un po' di numeri importanti per capire a che punto siamo. Dal 2011 sono stati promossi e sostenuti a livello regionale 65 programmi di dimissione dall'Opg, per favorire il rientro degli internati toscani. I 65 percorsi di dimissione attivati sono stati diretti per il 73% in comunità terapeutiche psichiatriche, per il 9% in comunità terapeutiche per doppia diagnosi, il 14% in residenze sociali e il 4% al domicilio proprio o dei familiari. Con varie delibere, la giunta regionale ha stabilito il potenziamento della rete dei servizi territoriali, l'attivazione delle residenze intermedie, la realizzazione di una residenza destinata ad accogliere i pazienti internati con misure di sicurezza detentiva, la formazione professionale e l'aggiornamento continuo degli operatori, l'adeguamento della dotazione di personale, il sostegno dei percorsi di dimissioni per gli internati toscani e gli stranieri senza fissa dimora".
"Ad oggi nell'Opg di Montelupo sono presenti 115 internati, di cui 49 toscani, il resto da altre regioni. In più, 1 toscano è nell'Opg di Reggio Emilia e 2 donne toscane sono nell'Opg di Castiglione delle Stiviere. I pazienti di altre regioni verranno presi in carico dalle rispettive Regioni. La Regione Toscana ha individuato soluzioni innovative, basate su tre livelli:
1° livello: Rete ordinaria dei servizi territoriali
2° livello: Residenze intermedie e moduli
3° livello: Residenza con sorveglianza intensiva
Per quanto riguarda i pazienti toscani, queste le soluzioni individuate:
- per alcuni di loro (14) ci sono percorsi di dimissione in corso;
- per 22, l'Istituto Mario Gozzini a Sollicciano (sorveglianza intensiva);
- 12 andranno nella struttura realizzata nel padiglione Morel presso l'ospedale di Volterra (servirà la zona da Massa Carrara all'isola d'Elba) (struttura intermedia);
- 10 nella comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla, già funzionante (struttura intermedia);
- 8 a Le Querce, a Ugnano, Firenze (struttura intermedia);
per l'Area vasta sud sono stati individuati 2 moduli, ciascuno di 4 posti, in due strutture a Siena e Arezzo, che entreranno in funzione a ottobre.
"Il passaggio dal controllo del Ministero della Giustizia a quello della Sanità, con conseguenti significativi cambiamenti nella gestione dei pazienti pone diverse problematiche relative alla conversione prevista dalla Legge che all'interno delle Rems, prevede la presenza del solo personale sanitario e siano ricoverati i pazienti psichiatrici considerati socialmente più pericolosi".
"Inappropriate - spiega Nascosti - sembrano le misure adottate per la nuova gestione dei pazienti e, soprattutto, per la messa in sicurezza degli operatori che lavoreranno nelle Rems. Mentre, infatti, negli Opg è prevista la polizia penitenziaria che quotidianamente affianca e aiuta nel rispetto delle regole nella struttura, nelle Rems la polizia penitenziaria non ci sarà. Al momento, infatti, la legge affida il compito di gestire gli internati al solo personale interno alle Rems, con la collaborazione della Polizia penitenziaria solo all'esterno della struttura ed eventualmente in caso di spostamenti; è previsto un monitoraggio video-camerale all'interno del perimetro della Rems, in teoria affidata al Ministero della Giustizia, quindi all'amministrazione penitenziaria. Di fatto, però, non è previsto l'utilizzo del personale, con un controllo da remoto. il che non è esattamente sinonimo di sicurezza, né per il personale né per la collettività. L'unico personale di vigilanza sul luogo sarà, perché questo prevede la legge, la guardia privata".
"Il problema di sicurezza del personale che lavorerebbe nelle strutture - aggiunge ancora Nascosti - non si fermerebbe al pericolo legato alle malattie psichiche dei pazienti e quindi socialmente pericolosi. Infatti, una percentuale di internati è costituita che fanno parte di organizzazioni malavitose. Quindi, c'è la possibilità di convivenza anche con eventuali membri di cosche e clan che, in assenza di una polizia penitenziaria, potrebbero ritessere rapporti malavitosi. Tra i 20 internati accolti nelle Rems, quindi, basterebbe che solo uno fosse legato alla malavita per procedere con minacce più o meno velate al personale sanitario, che non avrebbe un contatto significativo con la Polizia penitenziaria, ma solo con la vigilanza privata che non può intervenire fisicamente in caso di emergenza".
"La legge che ha sancito la chiusura dei "manicomi criminali", ha un vulnus: a causa di una norma contenuta nella legge i giudici sono tenuti a revocare le misure di sicurezza per gli internati giudicati pericolosi che, però, abbiano superato il limite massimo della pena edittale, cioè quella che avrebbero dovuto scontare in carcere se fossero stati giudicati capaci di intendere e di volere. Occorre quindi una modifica del codice penale che, in caso di vizio di mente, consenta di detenere e curare le persone più gravi in case circondariali.
E nel frattempo? Ciò che preoccupa è la possibilità di distinguere chiaramente le funzioni socio-sanitarie da quelle di sorveglianza, custodia e sicurezza che non competono a chi si occupa di salute mentale. Occorre, quindi, arrivare a dei protocolli operativi molto precisi sulle singole responsabilità e le singole funzioni per garantire i diritti degli utenti, quelli degli operatori sanitari e quelli dei cittadini".
"Altra criticità - conclude Nascosti - è la carenza cronica di personale. Infatti, l'impegno per le attività delle Rems potrebbe causare un apporto di personale che non è dedicato esplicitamente a queste strutture con una riduzione dei servizi per tutti gli altri utenti".
"In conclusione, le intenzione sono buone, ma la questione è stata gestita malissimo, perché non si è stati attenti al progetto con cui si voleva de-istituzionalizzare questi pazienti, che sono, però, socialmente pericolosi, non solo a loro stessi, ma anche ad altri".
www.toscanamedianews.it, 4 aprile 2015
La denuncia dell'Osapp: "Siamo sicuri che sia infarto? Meglio escludere Notte Bianca". Il carcere fiorentino doveva essere coinvolto nell'evento. "Ieri mattina verso le 8,30 un detenuto di origine tunisina di 43 anni, Mohamed Sassi, ristretto nella sezione giudiziaria del carcere di Firenze Sollicciano è deceduto, all'apparenza, a seguito di infarto. Per quanto ci è dato di conoscere a nulla sono valsi i protratti tentativi di soccorso posti in essere nell'immediatezza dal personale sanitario e da quello di polizia penitenziaria. Alle ore 9 è stato dichiarato il decesso".
Lo riferisce il sindacato Osapp, l'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, tramite il segretario generale, Leo Beneduci. "Ci auguriamo - scrive ancora l'Osapp - che effettivamente le cause del decesso siano da ascrivere a motivi cardiaci tenuto conto che nel recente passato dell'istituto fiorentino altre morti dubbie erano stato attribuite al consumo di sostanze stupefacenti, così come ci auguriamo che il ristretto che svolgeva attività lavorativa come addetto alle pulizie fosse stato sottoposto ai prescritti controlli sanitari per l'idoneità al lavoro". "Peraltro - conclude Beneduci - qualcuno prima o poi dovrebbe prendere atto che l'istituto penitenziario di Sollicciano viaggia sulla media di un decesso a settimana per cui come primo intervento sarebbe il caso di escludere che l'Istituto diventi nei prossimi giorni sede degli apertivi e della notte bianca organizzati dalla direzione e senza che il personale ne venisse in alcun modo informato".
Radicali: Stato incapace, assicurare diritto alla salute
Dopo la notizia diffusa dall'Osapp sulla morte (probabilmente per infarto, ndr) di un detenuto nel carcere di Sollicciano, sono intervenuti Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, rispettivamente segretario e presidente dell'Associazione radicale Andrea Tamburi: "Aldilà della causa della morte del detenuto, è preoccupante questo aumento del tasso di decessi nelle carceri toscane: lo Stato è incapace di custodire i propri cittadini"
Buzzegoli e Lensi si soffermano sul problema della salute in carcere: "Secondo un'indagine dell'Agenzia Regionale della Sanità, il 71,8% dei detenuti toscani è affetto da almeno una patologia, spesso incompatibile con la detenzione: una difficoltà che si acuisce vista l'assenza di livelli assistenziali sanitari adeguati". Infine i due esponenti radicali ricordano l'impegno della segretaria di Radicali Italiani: "Rita Bernardini è giunta al 30° giorno di sciopero della fame per proporre l'amnistia: unica soluzione in grado di porre fine a questa crudele mattanza che avviene nelle carceri italiane".
La Nuova Sardegna, 4 aprile 2015
Che fine hanno fatto i documenti riservati, tra i quali i registri dei detenuti, dell'ex carcere di Macomer? Chi può consultarli liberamente e accedere a notizie riservate delicatissime? A porsi queste domande è Donato Capece, segretario generale del Sappe, il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria, il quale dopo le notizie diffuse nel corso di un programma televisivo andato in onda una settimana fa, ha manifestato preoccupazione per l'accessibilità ai documenti e ai registri della struttura penitenziaria nella quale sono stati reclusi detenuti legati al terrorismo islamico considerati pericolosi soprattutto per l'opera di proselitismo che potrebbero aver compiuto nei confronti di altri detenuti finiti in carcere per reati comuni.
"Trovo sorprendente - scrive in un comunicato - che materiale riservato e sensibile come i registri a vario titolo riferiti ai detenuti dell'ex carcere di Macomer possano essere ancora oggi nella condizione di essere accessibili a tutti. Vuol dire che l'Amministrazione penitenziaria ha sottovaluto l'importanza di quei carteggi, e questo è grave.
A Macomer erano detenuti fondamentalisti islamici e il Sappe aveva in più occasioni sottolineato come il carcere fosse luogo sensibile, da monitorare costantemente per scongiurare pericolosi fenomeni di proselitismo del fondamentalismo islamico tra i detenuti presenti in Italia. La polizia penitenziaria, attraverso gruppi selezionati e all'uopo preparati, monitora costantemente la situazione, ma non dimentichiamo che oggi è ancora significativamente alta la presenza di detenuti stranieri in Italia".
Donato Capece sottolinea inoltre che indagini condotte negli istituti penitenziari di alcuni paesi europei tra cui Italia, Francia e Regno Unito hanno rivelato l'esistenza di allarmanti fenomeni legati al radicalismo islamico, "che anche noi come primo sindacato della polizia penitenziaria - scrive - abbiamo denunciato in diverse occasioni".
Si sofferma poi sul proselitismo e sul fatto che detenuti comuni si siano trasformati in estremisti sotto l'influenza di altri detenuti già radicalizzati. Parla infine "del gravoso compito affidato alla polizia penitenziaria di monitorare costantemente la situazione nelle carceri per accertare l'eventuale opera di proselitismo di fondamentalismo islamico nelle celle, ma fa capire - conclude - anche le gravi responsabilità di chi non ha protetto con le dovute accortezze il materiale cartaceo riferito alla detenzione a Macomer di detenuti islamici particolarmente pericolosi e fanatici".
di Ferdinando Bocchetti
Il Mattino, 4 aprile 2015
In fila dalle 3 del mattino per visitare i detenuti del carcere di Secondigliano. C'è chi ha dormito in auto, chi è in piedi e chi è appoggiato a sedie di fortuna. Tutti ad aspettare le 8 del mattino, quando il cancello dell'istituto penitenziario si apre e potranno iniziare le procedure per l'accettazione dei familiari dei detenuti in attesa dei colloqui con i propri congiunti. Per ogni detenuto possono entrare tre adulti e due bambini fino ad otto anni.
"Le guardie carcerarie - dice Giovanna - arrivano verso le 6,30 e così nasce una sorta di lista. Se tutto fila per il verso giusto, dopo aver fatto la fila notturna, te la cavi in sette-otto ore". Qualcun altro reclama alzando la voce: "È come essere alla posta, con gente che non vedi in fila ma che entrano prima degli altri". Centinaia di persone, dal lunedì al venerdì, devono esser sottoposte ai controlli di legge prima di avere accesso alle sale predisposte per i colloqui. E così in tanti trascorrono la notte in attesa, pur di essere i primi ad entrare.
La Città di Salerno, 4 aprile 2015
Il 31 marzo sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) che in Campania sono due, ad Aversa e Napoli. Si è aperto un nuovo percorso con il graduale trasferimento delle persone internate negli Opg ai servizi esterni. Resta però ancora da capire quale sarà il destino degli internati che lasciano i sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che dovranno essere ospitati nelle Rems, le Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza.
Le strutture non sono ancora pronte e in Campania saranno due, in provincia di Caserta e di Avellino. Nel frattempo sono state attivate le pre-Rems, a Rocca Romana, in provincia di Caserta (20 posti letto), a Mondragone in provincia di Caserta (8 posti letto) e a Bisaccia in provincia di Avellino (10 posti letto). La Regione Campania ha poi previsto che ogni provincia sia dotata di una sezione di salute mentale in carcere. Inoltre la legge 81/2014 fa obbligo alle aziende sanitarie di predisporre per i cittadini autori di reato e con patologie psichiche, un Progetto terapeutico riabilitativo individuale (Ptri) da trasmettere alla magistratura.
"Questa attività viene garantita per la Asl Salerno dal servizio Superamento Opg e salute mentale in carcere, articolazione della sanità penitenziaria, che opera in diretta collaborazione ai servizi del Dipartimento di salute mentale e dell'autorità giudiziaria - spiega il direttore generale della Asl Salerno Antonio Squillante. L'apertura della sezione di salute mentale in carcere, nella casa circondariale di Salerno, ampliando l'offerta di servizi a questo particolare tipo di pazienti, permetterà una ulteriore collaborazione inter-istituzionale".
"Con notevoli difficoltà per il coinvolgimento delle risorse necessarie ovvero di dirigenti medici, psicologi e personale del comparto - prosegue Squillante - l'Asl è riuscita, a far partire dal 1° aprile la struttura della salute mentale in carcere presso la casa circondariale di Salerno. Tale organizzazione consente di accogliere questa particolare tipologia di pazienti fornendo adeguate risposte che salvaguardano la dignità della persona in un contesto assistenziale particolare". Per l'attivazione del servizio di salute mentale l'Asl ha attivato una gara per l'individuazione di un'agenzia interinale che fornisca 2 ostetriche, 3 fisioterapisti, 28 infermieri, 3 assistenti sociali, 9 operatori socio sanitari.
- Pesaro: l'on. Ricciatti (Sel) visita il carcere "Istituto modello ma edifici fatiscenti"
- Reggio Calabria: Nasone (Agape); in carcere il concetto di rieducazione è riduttivo
- Ragusa: Donne a Sud entrano nel carcere per "curare le emozioni" dei sex offender
- Torino: Sappe; detenuto marocchino aggredisce un poliziotto penitenziario
- Pisa: tornano le "cene galeotte" nel carcere di Volterra










