di Valter Vecellio
America Oggi, 8 gennaio 2015
La questione è indubbiamente spinosa e lacerante; come spinose e laceranti sono tutte le cose che riguardano la vita e la morte; e in particolare quando si arriva a un punto, ben sintetizzato da Leonardo Sciascia, quando la speranza non è più l'ultima a morire, ma morire è l'ultima speranza.
La Difesa del Popolo, 8 gennaio 2015
La sperimentazione coinvolge dal 2004 dieci carceri italiane, compresa Padova. Ogni anno la Cassa delle ammende ha versato in media 4 milioni di euro per impiegare 170 detenuti nel settore delle mense interne agli istituti di pena. I risultati ci sono ma non basta: rubinetti chiusi dopo l'incontro tra i presidenti delle 10 cooperative interessate e il ministro Orlando.
Askanews, 8 gennaio 2015
Rossomando, Amoddio, Sorial e Iacono. Al Ministro della giustizia, per sapere, premesso che: nel 2003 il Dap, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha avviato un progetto sperimentale in dieci istituti penitenziari italiani (Trani, Siracusa, Ragusa, Rebibbia circondariale, Rebibbia reclusione, Torino, Milano-Bollate, Padova e Ivrea)
di Daniele Biella
Vita, 8 gennaio 2015
Prorogato al 31 gennaio il servizio in scadenza che coinvolge dieci carceri, altrettante coop e centinaia di lavoratori detenuti e non. Ma senza un rapido finanziamento strutturale, l'esperienza, valutata positivamente anche dai direttori degli Istituti di pena, volgerà al termine. Come si può cancellare un esperimento che funziona, piuttosto che renderlo strutturale una volta per tutte?
di Maria Brucale e Rosalba Di Gregorio
Il Garantista, 8 gennaio 2015
Per i medici il corleonese non sa più parlare, non risponde agli stimoli, ma per i giudici è ancora in grado di fare il boss. Bernardo Provenzano deve crepare al 41 bis. Così ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Roma nel respingere il reclamo presentato dai suoi legali.
Agi, 8 gennaio 2015
"Il Collegio ritiene che le restrizioni trattamentali in esame siano pienamente giustificate e funzionali rispetto alla finalità di salvaguardia dell'ordine e delle sicurezza pubblica, sussistendo il pericolo di continuità di relazioni criminali tra Bernardo Provenzano e la potente organizzazione di appartenenza, che annovera latitanti di massimo spicco (quale Matteo Messina Denaro); con la conseguenza che il regime speciale di cui all'articolo 41 bis deve essere confermato".
www.valledaostaglocal.it, 8 gennaio 2015
Enrico Formento Dojot ha rivolto ai carcerati e alle loro famiglie gli auguri "di un sincero e sereno 2015"; l'affollamento dei penitenziari sta diminuendo ma resta il problema del reinserimento nella società. "Posso assicurare l'impegno dei Garanti per un miglioramento concreto delle condizioni carcerarie". Lo ha detto Enrico Formento Dojot, Garante dei diritti dei detenuti per la Valle d'Aosta, rivolgendo ai carcerati e alle loro famiglie gli auguri "di un sincero e sereno 2015".
"So che le mie possono apparire, ai vostri occhi, ancora parole astratte - si legge nella lettera di auguri formulata da Formento Dojot. Si è chiuso un anno fatto di luci ed ombre per i detenuti nelle carceri italiane. Penso, ad esempio, alle misure deflattive dell'affollamento, ma anche alle criticità insorte nell'applicazione dei benefici del nuovo ordinamento penitenziario, nei quali riponete affidamento".
"La quasi totalità dei commentatori vede un 2015, in generale, denso di incognite - prosegue il Garante valdostano - soprattutto dal punto di vista della tanto auspicata ripresa dell'economia e, conseguentemente, dell'occupazione, che tanto vi sta a cuore, perché rappresenta lo snodo verso un vero reinserimento nella vita sociale dopo la detenzione". Eppure qualche segnale positivo non manca "e occorre coglierlo - afferma Formento Dojot. L'affollamento sta diminuendo e, nel corso di un incontro con i Garanti, il ministro della Giustizia ha comunicato la sua intenzione di convocare gli Stati generali delle carceri, coinvolgendo tutti gli addetti ai lavori e gli esperti del settore, per una riflessione complessiva sulla detenzione in Italia".
Agenparl, 8 gennaio 2015
Poiché il costo di 480 euro ciascuna delle magliette della polizia penitenziaria era apparso piuttosto elevato, Alessandro De Pasquale, Segretario Generale del Sippe, il 19.12.2014, aveva inviato una email al vice capo vicario del Dap, dott. Luigi Pagano, chiedendo chiarimenti in merito all'assurda vicenda, lo stesso Pagano, rispondendo nella stessa giornata al sindacato, dichiarava che avrebbe dato i dati esatti della questione; dati che purtroppo non sono mai arrivati.
Mentre però lo Stato se la prende con comodo nel comunicare i dati corretti - dichiara De Pasquale - la ditta che si è aggiudicata l'appalto scrive al Sippe riferendo che la notizia relativa "ad una aggiudicazione di magliette polo ignifughe per il personale della Polizia Penitenziaria, non corrisponde alla realtà. Per un errore di digitazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato indicato un importo di aggiudicazione di 793.000,00 euro anziché di 79.300,00?.
L'azienda ha inviato anche uno stralcio del contratto dal quale si evince l'importo esatto ma, secondo il Sippe, quello che conta per gli italiani è ciò che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e fino a quando non se ne provi l'inesattezza, mediante esibizione di atto autentico rilasciato dal Ministro Guardasigilli o dall'archivio centrale dello Stato, tutti gli atti pubblicati si presumono conformi all'originale e costituiscono testo legale. De Pasquale auspica che il Dap e il Ministero della Giustizia rettifichino il testo pubblicato in Gazzetta ufficiale in modo da chiarire la questione agli italiani.
Se il vice Capo vicario del Dap Pagano avesse fornito i dati promessi il 19.12.2014 - conclude De Pasquale - la vicenda si sarebbe chiarita già da tempo, senza sollevare alcuna polemica, tanto da necessitare un'interrogazione parlamentare da parte del Movimento cinque stelle della Camera dei Deputati.
Ansa, 8 gennaio 2015
L'autopsia effettuata ieri sul corpo del 19enne romeno morto in carcere a Venezia due giorni fa ha confermato che si tratta di un suicidio. Il dato, reso noto dalla procura, emerge dalle risultanze dell'autopsia eseguita dall'anatomopatologo Antonello Cirnelli alla presenza del medico nominato dai genitori del giovane. Il ragazzo, che viveva nel comasco con la madre separata, si era temporaneamente trasferito a Mestre dove stava con il padre, operaio in difficoltà economiche.
Proprio qui era stato prelevato dai carabinieri su istanza del Tribunale di Como per dei carichi pendenti relativi a danni al patrimonio. Una volta rinchiuso nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore aveva ottenuto dal Gip di Venezia gli arresti domiciliari ma nelle more del reperimento di una comunità cui affidarlo il giovane si è suicidato nel bagno della cella che condivideva con altri due detenuti usando una striscia di lenzuolo come cappio mentre fingeva di farsi la doccia. Scattato l'allarme, dato dagli stessi, sul posto sono intervenuti i sanitari che hanno constatato la morte; sia la scientifica dell'arma che un primo esame medico sul cadavere alla presenza del Pm Lucia D'Alessandro, avevano già escluso atti di violenza sia da parte della polizia penitenziaria che da altri carcerati. Gli atti, sulla vicenda, saranno trasmessi al Tribunale di Como.
Giornale di Monza, 8 gennaio 2015
Il suicidio di un detenuto ha riacceso i riflettori sul penitenziario di Sanquirico dopo l'allarme lanciato dai Sindacati di Polizia penitenziaria nelle scorse settimane sulla preoccupante escalation di autolesionismo (ben 75 nei primi sei mesi, uno ogni cinque giorni). Martedì 23 dicembre 2014 un recluso di 28 anni, mentre si trovava in infermeria, pochi minuti prima delle 7, ha preso la cintura dell'accappatoio e ha tentato di impiccarsi alle grate. L'uomo è stato soccorso e trasportato al Policlinico di via Amati in codice rosso. È morto in ospedale il 3 gennaio 2015.
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