Il Velino, 5 aprile 2015
Giudizio positivo sugli sforzi per risolvere il problema del sovraffollamento. Questa mattina il deputato del Partito Democratico Enza Bruno Bossio e il Senatore del gruppo Misto Francesco Molinari si sono recati alla casa circondariale di Paola per una visita ispettiva senza preavviso, accompagnati dal radicale Emilio Quintieri, dal dirigente del Pd Gabriele Petrone e dall'avvocato Sabrina Mannarino, tesoriere della camera penale di Paola.
La visita, che ha avuto una durata di circa 2 ore, si è svolta senza alcun problema e la delegazione, stante l'assenza del direttore Caterina Arrotta e del comandante di reparto della Polizia Penitenziaria commissario Maria Molinaro, è stata accompagnata dal comandante facente funzioni Ercole Vanzillotta, dal coordinatore della sorveglianza generale Attilio Lo Bianco e da altri Agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria.
I parlamentari hanno potuto verificare le buone condizioni della struttura e le molteplici iniziative positive poste in essere nei confronti dei detenuti volte alla loro rieducazione. Al termine della visita, la delegazione ha riconosciuto e valutato positivamente gli sforzi compiuti dal governo e dall'amministrazione penitenziaria per risolvere il problema del sovraffollamento e per migliorare le condizioni generali di detenzione all'interno dell'istituto, sforzi posti in essere per ottemperare, tra l'altro, alla sentenza pilota "Torreggiani" della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ed alle prescrizioni del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
Il comunicato di Emilio Quintieri
Continua senza sosta l'attività di Sindacato Ispettivo negli stabilimenti penitenziari calabresi svolta dall'Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico, sostenuta energicamente dai rappresentanti territoriali dei Radicali Italiani. Questa mattina, la Parlamentare, si è recata alla Casa Circondariale di Paola (Cosenza) unitamente al collega Francesco Molinari, Senatore del Movimento Alternativa Libera, accompagnata dal radicale Emilio Quintieri, da Gabriele Petrone, Dirigente Pd e dall'Avvocato Sabrina Mannarino, Tesoriere della Camera Penale di Paola, aderente all'Unione delle Camere Penali Italiane per una visita ispettiva senza preavviso.
La visita, che ha avuto una durata di circa 2 ore, si è svolta senza alcun problema e la delegazione, stante l'assenza del Direttore Caterina Arrotta e del Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Maria Molinaro, è stata accompagnata dal Comandante facente funzioni Ispettore Ercole Vanzillotta, dal Coordinatore della Sorveglianza Generale Ispettore Attilio Lo Bianco ed altri Agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Nell'ambito dell'ispezione è stata riscontrata la seguente situazione : la Casa Circondariale di Paola a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, ospita 194 detenuti (12 in esubero), tutti appartenenti al Circuito Penitenziario della Media Sicurezza. Tra questi, 147 sono condannati definitivi e 47 i giudicabili (15 in attesa di primo giudizio, 14 appellanti e 18 ricorrenti) e 34 gli stranieri. Rispetto agli anni precedenti, quindi, le presenze sono notevolmente ridotte atteso che i detenuti che vi erano ristretti erano oltre 300. In questi giorni di Pasqua, a circa 15 detenuti, è stato concesso un permesso premio dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente di trascorrere le feste fuori dal carcere con i propri familiari. E questa è un'altra positiva esperienza trattamentale che in altri posti, purtroppo, non avviene.
Durante l'ispezione sono stati visitati attentamente i Reparti detentivi a regime ordinario (il 2° ed il 5°), il Reparto a Custodia Attenuata ed il Reparto Isolamento, tutti i locali dell'Area Trattamentale (Palestra, Teatro, Cappella, Scuole, Laboratori Multimediali, etc.). Sono state visitate anche le Sale adibite ai Colloqui con i Familiari, le Sale Colloquio Avvocati e la Ludoteca, recentemente ristrutturate dal Governo e rese a norma del nuovo Regolamento di Esecuzione Penitenziaria.
Tutte le celle del carcere tirrenico sono dotate di doccia al loro interno, già da alcuni anni, contrariamente a quanto avviene in tanti altri Istituti Penitenziari della Calabria e dell'Italia. Vi sono numerose opportunità di formazione e di socializzazione anche se, quanto al lavoro, sono pochissimi i detenuti che riescono a lavorare alle dipendenze dell'Amministrazione Penitenziaria. Al riguardo, da anni, è stata stipulata una convenzione con il Comune di Paola per l'impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità ma, al momento, nessun recluso è stato ammesso a svolgere tale attività esterna in favore della collettività ed a titolo del tutto gratuito.
Dal punto di vista strutturale, l'unica criticità riscontrata, è la chiusura della lavanderia poiché sottoposta a sequestro giudiziario da parte della locale Autorità Giudiziaria ma, a quanto pare, tale problematica è in via di risoluzione poiché sono stati effettuati i lavori prescritti ed a breve, quindi, dovrebbe essere riaperta.
Nel frattempo, per il lavaggio del materiale di casermaggio (lenzuola, coperte, etc.), l'Istituto è costretto ad avvalersi dell'aiuto della vicina consorella Casa Circondariale di Cosenza. In definitiva, la delegazione, in modo unanime, ha riconosciuto e valutato positivamente gli sforzi compiuti dal Governo e dall'Amministrazione Penitenziaria per risolvere il problema del sovraffollamento e per migliorare le condizioni generali di detenzione all'interno dell'Istituto, sforzi posti in essere per ottemperare, tra l'altro, alla Sentenza pilota "Torreggiani" della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ed alle prescrizioni del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.
www.lecceprima.it, 5 aprile 2015
La polizia penitenziaria ha sedato i facinorosi, tutti tarantini, senza usare la forza, anche perché la sedizione non ha trovato sponda in altri detenuti e questo ha permesso di evitare che la situazione finisse del tutto fuori controllo. Diciotto ore di fila di lavoro per arrivare poi a trasferirli.
Sei detenuti, tutti di Taranto, hanno inscenato una rivolta nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Una situazione molto spinosa, che non solo ha esposto il personale a ovvi rischi, ma che l'ha anche obbligato a tour de force di diciotto ore di fila, prima per bloccare i facinorosi e poi per trasferirli altrove.
Anche perché i sei avrebbero continuato a dar sfogo della loro rabbia, per motivi futili (pù che altro, sembra che sia stato tentativo di mettere in atto una dominio territoriale) persino una volta posti in isolamento, sfasciando tutto e minacciando gli agenti. Insomma, una situazione fuori controllo con il rischio di future rappresaglie, anche pesanti.
Il fatto è avvenuto nella quarta sezione del primo reparto di reclusione. È andato però a vuoto il tentativo dei tarantini di coinvolgere altre persone recluse nella stessa sezione e questo ha consentito di evitare che la situazione degenerasse. Gli agenti di polizia penitenziaria, però, hanno vissuto momenti di forte tensione, specie all'inizio della sedizione, quando la situazione era fluida e non si sapeva quale piega avrebbe potuto assumere.
Tutto s'è risolto separandoli, dunque, e, in seguito dislocandoli in altre carceri di Puglia. La vicenda è rimasta in sordina giorni fino a ora, per ragioni di sicurezza. E anche perché solo nelle ultime ore s'è realmente risolto tutto. Il tumulto risale, infatti, alla giornata di martedì, e a rilanciare la vicenda all'attenzione dell'opinione pubblica è oggi Ruggiero Damato, segretario provinciale dell'Osapp, una delle sigle sindacali di rappresentanza della polizia penitenziaria.
La storia riporta in auge il problema della vigilanza dinamica. Con le celle aperte, sale il rischio di aggressioni o, come in questo caso, di tentativi di rivolta. A Lecce nelle scorse settimane non sono mancati episodi gravi, in qualche caso con agenti feriti.
I sei tarantini, fortunatamente, non hanno trovato sponda negli altri detenuti e, senza usare la forza, il personale in servizio in quel momento è riuscito a sciogliere il gruppo. I detenuti sono poi stati trasferiti nelle celle d'isolamento per essere sottoposti al consiglio di disciplina. Per tutta risposta, nelle rispettive stanze hanno distrutto coperte, lenzuola e arredi, minacciando i loro controllori. Da qui la decisione finale di trasferirli in vari istituti della regione nel primo pomeriggio di ieri, fra Trani, Turi e Foggia, in modo da dividerli e soffocare nuove ribellioni.
"Senza usare la forza, una decina di agenti sono stati costretti a lavorare per diciotto ore di fila, con tre mezzi per le traduzioni dei detenuti, per il trasferimento presso altri istituti regionali, in modo da isolarli e garantire l'ordine e la sicurezza dell'intero istituto, turbato da tale evento", spiega Damato, congratulandosi peraltro con la direzione del carcere "per la celerità dell'intervento", oltre che con "tutti gli uomini e donne della polizia penitenziaria per l'attaccamento al servizio e alla dedizione dimostrata".
Ai primi di marzo due poliziotti hanno subito aggressioni nel carcere di Lecce e solo pochi giorni addietro lo stesso Damato aveva convocato una conferenza per annunciare la presentazione di un dossier sulla sicurezza da consegnare nelle mani del premier Matteo Renzi. La situazione in Puglia non è incoraggiante e l'Osapp l'ha già detto in più occasioni: gli agenti si sentono scarsamente tutelati dallo Stato.
"Non è la prima la volta che il carcere di Lecce diventa palcoscenico di consimili situazioni di grave disagio e rischio - dichiara intanto il segretario generale dell'Osapp, Leo Beneduci - ma, a parte le indubbie responsabilità di carattere organizzativo della locale direzione e del provveditore regionale Giuseppe Martone per quanto riguarda una puntuale valutazione del livello di pericolosità di particolari soggetti detenuti, occorre non dimenticare che l'Italia penitenziaria ritorna a fare acqua da tutte le parti in particolar modo rispetto ai rischi a cui il personale di polizia penitenziaria è sottoposto quotidianamente".
"Non può quindi sottacersi - conclude Beneduci - che sussiste l'esigenza sempre più urgente che il dormiente ministro Andrea Orlando, almeno per ciò che riguarda le condizioni del sistema penitenziario, disponga finalmente per i necessari provvedimenti intesi a una completa riorganizzazione del carcere e della polizia penitenziaria che vi opera anche in relazione a progetti che vedano il Corpo staccarsi finalmente dall'inetta amministrazione penitenziaria per assumere in toto le incombenze di carattere organizzativo e gestionale".
Il Messaggero, 5 aprile 2015
Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di Rieti: salvato dall'Agente di Polizia Penitenziaria in servizio, il detenuto si trova attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Protagonista, ieri sera, un detenuto tunisino, ristretto per il reato di rapina.
"L'insano gesto – posto in essere mediante impiccamento - non è stato consumato per il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari, ma il detenuto si trova attualmente in gravi condizioni in ospedale. Ha tentato di impiccarsi nel bagno della cella ma soltanto grazie all'intervento provvidenziale dell'Agente di sezione si è evitato che l'estremo gesto avesse conseguenze fatali. Immediatamente soccorso dal personale medico ed infermieristico presente in carcere, il detenuto è stato successivamente trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale cittadino, dove tutt'ora si trova ricoverato in gravi condizioni. L'ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria", denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
Stefano D'Antonio, segretario reatino del Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, sottolinea che "alla data del 31 marzo scorso erano detenute a Rieti 239 persone. Negli ultimi dodici mesi del 2014, nel penitenziario reatino, si sono contati 2 tentati suicidi, sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, 19 episodi di autolesionismo, 19 colluttazioni e 2 ferimenti. Numeri su numeri che raccontano un'emergenza purtroppo ancora sottovalutata, anche dall'Amministrazione penitenziaria che pensa alla vigilanza dinamica come unica soluzione all'invivibilità della vita nelle celle senza però far lavorare i detenuti o impiegarli in attività socialmente utili".
"Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere - come a Rieti - con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici", conclude Capece. "Ma non si può e non si deve ritardare ulteriormente la necessità di adottare urgenti provvedimenti: non si può pensare che la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri laziali e del Paese sia lasciata solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia".
Ansa, 5 aprile 2015
Un incendio si è sviluppato intorno alle 3 in una cella dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino (Firenze). Ad appiccarlo, a quanto si apprende e per cause in corso di accertamento, un internato. Per spegnerlo sono intervenuti due agenti della polizia penitenziaria i quali hanno prima fatto uscire e messo in sicurezza il detenuto, poi hanno fermato le fiamme con estintori e un idrante prima che si propagassero nelle sale attigue. L'incendio ha provocato seri danni alla stanza distruggendo mobili e suppellettili. Attualmente nella Villa dell'Ambrogiana di Montelupo sono ospitati 118 internati che, prossimamente, saranno destinati alle Rems, in previsione della chiusura degli Opg.
www.oknovara.it, 5 aprile 2015
Grazie al lavoro svolto dai detenuti della Casa Circondariale, coordinato e supportato organizzativamente, logisticamente e operativamente da Assa, è stato ripristinato un gradevole stato di decoro nella zona retrostante la stazione ferroviaria di Novara.
L'intervento ha interessato la Via Leonardo Da Vinci e alcune vie limitrofe, e rientrava nell'ambito delle "Giornate di tutela ambientale" sulla base del protocollo sottoscritto da Comune di Novara, Magistratura di Sorveglianza, Casa Circondariale, Uepe Ufficio esecuzioni penali esterne, e Assa.
All'avvio dei lavori ha portato il suo saluto a tutto il personale coinvolto il presidente di Assa, l'avvocato Marcello Marzo, che ha sottolineato l'importanza dell'intervento di pulizia in una zona molto centrale della città, punto nevralgico di grande passaggio e frequentazione, evidenziando i risvolti estremamente positivi dell'attività sia dal punto di vista ambientale e di decoro urbano, a beneficio di tutti i cittadini, e sia dal punto di vista sociale, in quanto si stanno strutturando reali e graduali percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di persone soggette a misure restrittive della libertà e che ha visto oggi impiegati, a fornire il supporto tecnico logistico ai detenuti in "permesso premio" per lo svolgimento del lavoro volontario, i soggetti del progetto "cantieri di lavoro" (banditi dal Comune di Novara ai sensi della legge regionale 34/2008) creando dunque un percorso di continuità e integrazione tra la prima fase lavorativa, proposta con le attività di "volontariato" previste dalle giornate dedicate al recupero ambientale, e la seconda fase, più strutturata, quella dei cantieri di lavoro, dove le persone sono assunte con un regolare stipendio previsto dalla normativa vigente. L'area è stata pulita dai vari rifiuti presenti e dalle erbe infestanti.
Gazzetta del Sud, 5 aprile 2015
Del "The day after" degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, tra i ritardi della sanità regionale e le esigenze di garantire la sicurezza sociale, si parlerà sabato prossimo con i ministri della Giustizia, Andrea Orlando, e dell'Interno, Angelino Alfano.
I due ministri, infatti, parteciperanno alla tavola rotonda organizzata nel teatro dell'Opg di Barcellona, con il presidente della Commissione giustizia del Senato Nitto Palma, il presidente della commissione Affari sociali della Camera Pierpaolo Vargiu, il vicepresidente del Csm Giovanni Lengnini, il sottosegretario del ministero della Salute Vito De Filippo, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa.
I lavori saranno coordinati dal presidente Tribunale di sorveglianza di Messina e coordinatore nazionale magistrati di Sorveglianza, Nicola Mazzamuto e dal direttore dell'Opg Nunziante Rosania, che hanno organizzato due giornate di lavoro durante le quali si confronteranno giuristi e psichiatri che metteranno al centro del dibattito "il malato di mente autore di reati tra politiche sicuritarie e percorsi individuali di reinserimento sociale".
E due giornate di lavoro inizieranno venerdì prossimo con gli interventi del presidente della Corte d'appello Mario Zumbo, del procuratore generale Giovanni D'Angelo, del presidente del Tribunale di Barcellona Michele Galluccio, del procuratore facente funzioni Francesco Massara; di Cosimo D'Arrigo, del direttivo della Scuola superiore magistratura; del giudice Maria Teresa Arena, presidente della sezione di Messina dell'Associazione magistrati, e dei presidenti dei due Ordini degli avvocati Francesco Russo e Vincenzo Ciraudo e del presidente della Camera minorile Antonio Centorrino. Sempre venerdì seguirà il dibattito "La psichiatria giudiziaria tra istituzioni totali e servizi territoriali" al quale parteciperanno tra gli altri il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria Santi Consolo e lo psichiatra Vittorino Andreoli.
www.marsicalive.it, 5 aprile 2015
Gli studenti entrano nella realtà del sistema carcerario grazie alla testimonianza di due ex detenuti. È stato un vero successo l'incontro dibattito che si è svolto al teatro Talia di Tagliacozzo tra gli studenti dell'Istituto onnicomprensivo "Argoli" e i detenuti di Rebibbia.
L'obiettivo è stato quello di confrontarsi sui temi della legalità e cercare insieme di approfondire l'argomento. scuola Argoli, incontro al Talia di Tagliacozzo con i detenuti di Rebibbia.
L'incontro rientra nel progetto di educazione alla legalità, coordinato dalla professoressa Claudia Sansone per il turistico e dalla professoressa Ester Mordini per le medie. Al faccia a faccia hanno preso parte il sindaco Maurizio Di Marco Testa, Giovanni Iacomini, docente nella scuola di Rebibbia e due ex detenuti in libertà da pochi mesi. Numerose le domande che gli studenti hanno rivolto agli ex detenuti che hanno raccontato le loro storie e le vicende giudiziarie che li hanno visti coinvolti trasmettendo loro un messaggio positivo per la loro crescita formativa. scuola Argoli, incontro al Talia di Tagliacozzo con i detenuti di Rebibbia.
Uno dei due ex carcerati ha evidenziato anche la necessità della rieducazione del detenuto e quanto sostanzialmente avviene nella realtà soprattutto quando si trova a confrontarsi con la società e il mondo del lavoro. Secondo loro, questo è ciò che poi causa la recidiva di reato. Ha poi anche rilevato le modalità di trattamento diversificate tra una struttura carceraria e un'altra. Ha spiegato che le attività riabilitative sono: arte, cultura, musica e teatro di cui loro sono primi attori e fondatori grazie a una compagnia teatrale "Assai" che svolge rappresentazioni in molte parti d'Italia e con la collaborazione di noti artisti di teatro.
www.ottopagine.it, 5 aprile 2015
Uova di Pasqua ai figli dei detenuti, un bel gesto di solidarietà all'ingresso del Carcere di Ariano Irpino quello promosso dai Volontari della Misericordia di Fontanarosa, in collaborazione con l'ufficio colloqui che con il responsabile Ettore Sommariva e l'assistente capo Fedele Cifaldi hanno coordinato al meglio l'iniziativa, fortemente apprezzata dal comandate della Polizia Penitenziaria Tiziana Perillo e dal direttore della Casa Circondariale arianese Gianfranco Marcello. A consegnare i doni, il governatore dell'associazione Alfonso Cerundolo e il volontario Marco De Dominicis. Un bel gesto che ha commosso le mamme dei bambini in visita ai loro mariti rinchiusi nel penitenziario di via Cardito. E non è la prima iniziativa del genere, già a Natale e alla Befana grazie all'impegno della Caritas e altre associazioni si è dato vita a gesti di solidarietà per queste famiglia, con la speranza di alleggerire in qualche modo il dolore e la distanza legato all'assenza di un genitore.
di Gina Musso
Il Manifesto, 5 aprile 2015
Una forma di deportazione dolce, espulsioni in piena regola presentate come un'opportunità d'oro a persone disperate. È ciò che aspetta migliaia e migliaia di migranti clandestini e/o richiedenti asilo, provenienti in maggioranza da Eritrea e Sudan e approdati in Israele negli ultimi anni. Al momento se intercettati dalla polizia vengono rinchiusi in centri di raccolta come quello di Holot, in pieno deserto del Negev, altrimenti si "infiltrano" nel tessuto economico delle città finendo impiegati nei lavori più umili e peggio pagati. In un titolo di prima pagina qualche tempo fa (il manifesto, 7 gennaio 2014), il giorno in cui sfilarono in massa a Tel Aviv per reclamare i loro diritti, li avevamo chiamati "Gli isralieni". In Israele li chiamano appunto "alieni", o appunto, "infiltrati".
Netanyahu sente particolarmente il "problema" e le politiche sui flussi dei suoi governi non hanno mai fatto sconti agli stranieri "irregolari". L'ultima trovata chiama in causa un paese africano (forse due), che con Tel Aviv vanta già collaborazioni a più livelli, in primis sul piano tecnologico, militare e di intelligence. Sono a buon punto le trattative con il Ruanda, infatti, lo ha rivelato il presidente ruandese Paul Kagame e confermato il ministro degli Interni israeliano Gilad Erdan, per concludere un affare che porterebbe soldi freschi nelle casse di Kigali e svuoterebbe d'incanto - nelle speranze del governo israeliano - i centri di raccolta. Ai circa 50 mila sudanesi ed eritrei illegalmente presenti sul territorio israeliano verrebbe in pratica detto: non posso rispedirti nel tuo paese perché dici che lì la tua vita sarebbe in serio pericolo; allora ti dò un biglietto aereo per Kigali, un visto d'ingresso e 3.500 dollari ("non una piccola somma per certi paesi", sottolinea Erdan al quotidiano israeliano Yediot Ahronot), con la possibilità (del tutto teorica) di lavorare.
È un suggerimento, chiaro, una prospettiva che può apparire di tutto rispetto. Soprattutto se scappi da una guerra e l'unica alternativa è quella di restare in stato di detenzione senza limite. Al Ruanda un eventuale accordo porterebbe finanziamenti multimilionari e accordi commerciali privilegiati. Come minimo.
Una simile trattativa sarebbe in corso anche con l'Uganda, ma la notizia non è altrettanto confermata. Certo è che già a partire dall'estate del 2013 decine di immigrati in attesa di asilo sono stati segretamente trasferiti proprio in Uganda, come denunciato a più riprese da un altro quotidiano israeliano, Haaretz. E dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che non fu mai informato dell'operazione. In questo caso però i migranti avevano ricevuto 1.500 dollari a testa. E l'Uganda le solite garanzie economiche. Lontani i tempi di Idi Amin, anche Kampala ha da tempo con Israele ottime relazioni, soprattutto nel settore della difesa.
www.rainews.it, 5 aprile 2015
In prigione da otto mesi anche il corrispondente del Washington Post Jason Rezaian. Il segretario di Stato americano John Kerry ha sottolineato che la questione è stata sollevata in ogni incontro con le controparti iraniane Tweet 8 Jason Rezaian di S.B. 04 aprile 2015 Come si declinerà l'accordo quadro sul nucleare iraniano non è ancora chiaro. L'intesa definitiva arriverà entro il 30 giugno ed è sui dettagli che si giocherà la vera partita. Al di là dell'uranio e delle centrifughe però agli americani sta a cuore anche un'altra questione: le sorti dei quattro americani detenuti nel Paese.
Tra questi anche il corrispondente del Washington Post Jason Rezaian, con doppia nazionalità americana e iraniana, nel carcere di Evin a Tehran da circa 8 mesi. Il segretario di Stato americano John Kerry non ha dato risposte al riguardo, si è limitato a sottolineare che la questione del rilascio è stata sollevata in ogni incontro con le controparti iraniane.
"Un processo per il risolvere il problema è in corso" ha detto ancora il capo della diplomazia Usa, rispondendo a chi gli chiedeva se la liberazione potesse essere un gesto di "avvicinamento" dell'Iran al momento della firma definitiva dell'accordo. Oltre a Rezaian nelle carceri iraniane ci sono anche l'ex marine Amir Hekmati, detenuto in Iran dal 2011 e il pastore cristiano Saeed Abedini. Resta invece il giallo sulla vicenda di Robert Levinson, un agente dell'Fbi a riposo che aveva lavorato anche per la Cia, scomparso più di otto anni fa sull'isola iraniana di Kish. Teheran nega di averlo arrestato, ma Washington ritiene che sia detenuto in Iran.
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