di Roberto Sanna
La Nuova Sardegna, 6 aprile 2015
Uno short movie sull'ex carcere del fotografo Luigi Bossalino. "Della galera non aver paura". La voce graffiante e amara di Joe Perrino fa da sottofondo per quasi sei minuti alle immagini in bianco e nero del carcere abbandonato di San Sebastiano scattate dal fotografo sassarese Luigi Bossalino, che ha assemblato musica e immagini in uno short movie pubblicato su Youtube. Un progetto covato per oltre un anno, dopo la visita al carcere ormai vuoto aperto al pubblico per la prima volta grazie al Fai nell'edizione del 2014 di Monumenti aperti.
I segni del tempo. In quel week-end migliaia di persone si sono messe pazientemente in coda per vedere finalmente dal di dentro uno dei luoghi che più hanno segnato la storia della città. Svuotato una volta per tutte anche da sfumature storiche e quasi romantiche come l'evasione acrobatica di Graziano Mesina aggrappato a un palo della luce, la detenzione di una notte di Dario Fo prelevato di peso dal Teatro Verdi o i tornei di calcetto tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria con Gianfranco Zola a dare il calcio d'inizio.
Oggetti quotidiani. Da queste immagini San Sebastiano appare soltanto quello che era diventato nel tempo, una struttura desueta al centro della città, un vecchio e cadente palazzone dell'Ottocento ancora oggi ingombrante sotto tutti i punti di vista se non è stato nemmeno capace di accogliere un'opera teatrale che rappresentava la sua storia. Un giorno, forse, diventerà qualcosa di dignitoso, adesso è soltanto un luogo di brutte sensazioni che le fotografie fanno emergere impietosamente. Insieme al senso di un abbandono quasi frettoloso, con gli effetti personali dei detenuti ancora nelle celle, i muri scrostati e cadenti, pagine di giornali attaccate alle pareti, pacchetti vuoti di Marlboro ammucchiati su un tavolino, pantaloni stropicciasti abbandonati su una sedia. Tutto quello, insomma, che legittimava l'idea comune di un carcere medioevale dove i detenuti prima di tutto dovevano cercare di non perdere la dignità. Impresa non semplice, perché a San Sebastiano non c'erano nemmeno i bagni chiusi, figuriamoci gli spazi e tante altre cose ancora.
Il bianco e nero. Tutto questo è rimasto nella macchina fotografica di Luigi Bossalino, che un anno fa si è messo pazientemente in coda per vedere anche lui dall'interno questo luogo della memoria sassarese. Quarant'anni, appassionato di heavy metal e della Dinamo Basket, nipote dell'ex Miss Italia Paola Bossalino (che ebbe una parte anche nel film "L'avventuriero" con Anthony Quinn e Rita Hayworth), è tornato dalla visita con cinquecento scatti fissati nella memory card e un tumulto di sensazioni tutte da decifrare. Sensazioni che ha cominciato a sfrondare fino a decidere che la cosa giusta era quella di fare un video fotografico o meglio uno short movie.
La musica di Joe. "In realtà ho impiegato un mese a realizzarlo - racconta l'autore - ma il vero problema è stato quello di scegliere le immagini. Non perché non ne avessi, ma perché continuavo a scorrere e sentivo che qualcosa non andava, non mi convinceva. Sicuramente quando ho scattato le foto non ero nella situazione migliore, con tutta quella gente intorno era impossibile concentrarsi e isolarsi. Alla fine ho avuto l'idea giusta: provare col bianco e nero. E mi si è aperto un nuovo mondo, improvvisamente il lavoro è decollato". Restava poi il problema della colonna sonora. E Luigi Bossalino si è rivolto ai social network, chiedendo aiuto ai suoi amici: "Ho messo un post nella mia bacheca per avere idee e suggerimenti, mi serviva la musica giusta per rendere il video ancora più comunicativo, una canzone che avesse come tema la galera. Un'amica mi ha fatto il nome di Joe Perrino, che conosco da anni, ma non volevo disturbarlo".
La storia sulle note. Un pensiero errato, perché è stato proprio il rocker cagliaritano a farsi vivo sempre su Facebook. Non per proporsi, addirittura per lamentarsi di essere stato tenuto all'oscuro dell'iniziativa: "Ho saputo che il mio vecchio amico non mi ha pensato per il suo lavoro" è stato più o meno il tenore dell'intervento di Nicola Macciò (vero nome di Joe Perrino) che apriva così le porte a una collaborazione. "Mi ha proposto due brani dall'ultimo disco Canzoni di Malavita II, pubblicato in gennaio: "Malavita", appunto, ed "Er più dei più". Ho scelto la prima, mi sembrava più adatta all'argomento".
Corridoi vuoti. Si comincia con le immagini dell'ingresso del carcere, mentre la canzone parte col rumore dei passi delle guardie penitenziarie dentro i corridoi della galera che per sedici anni ospiterà il protagonista della canzone "per un'infame sciagurata donna". Il resto sono le immagini forti di un carcere svuotato quasi all'improvviso nel luglio del 2013, dopo aver accolto il primo detenuto nel 1871. In quella giornata estiva l'appello ha contato 143 uomini, 13 donne e un bambino piccolo che la mamma aveva voluto tenere con sé anche in quel luogo inospitale.
Il futuro. Tutti trasferiti nella moderna struttura situata a Bancali, periferia della città, in poche ore. Alle 16,30 era tutto finito, un'operazione velocissima della quale si vedono tutti i segni nelle foto. Un giorno non troppo lontano, dicono i politici, San Sebastiano verrà riqualificato. Per adesso resta una struttura che evoca fantasmi e suscita emozioni e proprio per questo stuzzica la creatività artistica. "Guardate questa cella e odiatela" è la frase che a un certo punto compare in una foto: forse il carcere di via Roma diventerà davvero un museo, per adesso è soltanto questo.
di Enrico Novi
Il Garantista, 5 aprile 2015
"È tornato il metodo inquisitorio, ma senza garanzie". Beniamino Migliucci, Presidente dell'Unione Camere Penali, spiega come ormai tutto avvenga al di fuori dal Codice di procedura. Ma a che processo andiamo incontro? Ma siamo sicuri che vige ancora la riforma del processo accusatorio, quella introdotta nel 1988? O non siamo già tornati all'inquisitorio, a quel tipo di sistema processuale che potremmo chiamare inquisitorio inconscio?".
di Giuseppe Gargani
Il Garantista, 5 aprile 2015
In occasione di vari convegni giuridici tenuti a Bruxelles o in altre località le domande ricorrenti degli esperti non italiani sono sempre state: come è possibile che il Parlamento italiano sia senza iniziative di fronte alla pubblicazione di parti importanti del processo penale riservate o non, e di parti non rilevanti che hanno il solo scopo di mettere in cattiva luce le personalità interessate; e poi, come è possibile che una volta stabilità l'obbligatorietà dell'azione penale si lasci alla discrezionalità del magistrato decidere quale indagini portare avanti.
di Giovanna De Minico
Il Sole 24 Ore, 5 aprile 2015
In molti punti le nuove disposizioni entrano in conflitto con regole comunitarie e costituzionali.
E al Senato il disegno di legge di conversione del decreto legge sul terrorismo. Esso fa riflettere le persone comuni, non solo i giuristi, sulla misura di equilibrata coesistenza tra la prevenzione efficace dal terrorismo e la difesa effettiva delle libertà fondamentali. Tre i suoi terreni di intervento.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 5 aprile 2015
Giudici Ue e autorità per la protezione dei dati disegnano i confini di tutela delle persone
Web reputation tutelata anche sui motori di ricerca di internet. L'interessato ha il diritto di chiedere a Google, e in generale a tutti i gestori di motori di ricerca, la rimozione dei risultati, che vengono elencati, a volte innumerevoli, al solo digitare i dati identificativi, anche parziali, di un interessato. O almeno di eliminare lo snippet, quelle brevi righe a corredo del risultato della ricerca, a volte esplicative, a volte fuorvianti, molto spesso incomprensibili.
Adnkronos, 5 aprile 2015
Il caso, inoltre, per i penalisti "rappresenta un ulteriore campanello di allarme se si considera che già la Lombardia aveva deciso di trasformare in Rems a vigilanza rafforzata l'Opg di Castiglione delle Stiviere, con un'operazione che assomiglia molto ad un cambio di etichetta, e che il Piemonte e la Liguria avevano deciso di destinare i propri malati a quella struttura. Non vorremmo - ma abbiamo motivo di temerlo - che una riforma di portata storica, grazie a scelte di questo tipo, si trasformasse in un'operazione gattopardesca".
di Giovanni Maria Giacobazzi
Il Garantista, 5 aprile 2015
Fatta la legge trovato l'inganno... ma questa volta a "barare" è il consiglio superiore della. magistratura che attribuisce un potere incredibile al capi degli uffici.
Oltre a questo quotidiano, ria sempre alquanto perplesso, sono stati in pochi quelli che hanno dato risalto in maniera critica alla delibera sulle ferie del Consiglio superiore della magistratura dello scorso 26 marzo. L'argomento era molto tecnico e nessuno ha sentito l'esigenza di approfondirò il tema. Anche perché tutti si erano convinti che Matteo Renzi fosse riuscito nell'impresa. Cioè tagliare da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati. Una grande vittoria per il premier che con un colpo di slide aveva spazzato via i privilegi della casta togata. Come si ricorderà, il taglio dei giorni di ferie era stato motivato da Renzi con l'esigenza di avere
una giustizia più veloce. Una boutade degna del miglior teatro d'avanspettacolo. Infatti, a stretto giro, era arrivata la riforma della prescrizione che renderà i processi eterni.
La delibera del 26 marzo, per la cronaca, ora stata preceduta da un parere dell'Ufficio Studi e Documentazione del Csm, interessato sia dalla Quarta Commissione, quella che si occupa delle valutazioni di professionalità, circa le possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro, e sia dalla Settima, quella per l'organizzazione degli uffici giudiziari, per la definizione dei giorni lavorativi e per ì riflessi sui termini dì deposito dei provvedimenti, sia con riferimento al lavoro del giudice che del pubblico ministero.
Pur premettendo, scrivevano nella delibera i togati all'unanimità, che "l'unica interpretazione possibile è, supportata da argomenti tecnico-giuridici, l'attuale permanenza dei 45 gg di ferie", la componente laica "ha manifestato la radicale opposizione, col conseguente rischio dì una insanabile frattura istituzionale nell'operato funzionale dell'autogoverno e di una sospensione sine die della trattazione e discussione all'o.d.g. del tema
delle ferie dei magistrati con conseguenti gravi ricadute negativo disfunzionali sulla organizzazione tabellare e feriale dogli uffici giudiziari".
Oltre a ciò, continuavano i togati, "si deve prendere atto della vigenza del decreto del ministro della Giustizia che presuppone l'individuazione del monte ferie dei magistrati in 30 gg, Un provvedimento, sulla cui legittimità dovranno esprimersi eventualmente i giudici competenti a seguito dei ricorsi presentati, con il quale abbiamo dovuto responsabilmente fare i conti".
Ma dietro queste frasi che facevano propendere per l'effettività del taglio delle ferie, la realtà che emergeva dalla lettura della delibera ora ben diversa. Giungendo ad una conclusione alquanto sorprendente. E cioè che invece di tagliarle le ferie il governo le aveva allungate. Dando anche un potere incredibile ai capi dogli uffici nella concessione dei giorni dì ferie.
Premesso che il lavoro svolto dal magistrato non è in alcun modo assimilabile al pubblico impiego, non ha orari di lavoro, obblighi di presenza in ufficio (salvo per udienze e turni) avendo obblighi puramente prestazionali e che le ferie devono essere un perìodo di effettivo recupero dello energie psicofisiche da parte del magistrato, il Csm, esaminati i provvedimenti del governo, attestava che il perìodo feriale (la sospensione dei termini) e le ferie dei magistrati non saranno più necessariamente coincidenti. Il magistrato potrà dunque prendere giorni di ferie in qualsiasi periodo dell'anno e non solamente d'estate.
Il criterio a cui improntarsi sarà la flessibilità, che deve contemperare le esigenze del magistrato con quelle dell'ufficio, e la programmazione, dovendo coordinare le assenze con il servizio. Con una forte responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici che saranno tenuti ad assicurare la tutela del magistrato con la piena funzionalità dell'ufficio. Aspetto questo, l'eccessiva discrezionalità dei capi, criticato ex post dal gruppo di Magistratura indipendente.
E "l'allungamento"? In primis nella giornata del sabato. I sabati non saranno più considerati giorni lavorativi: "La giornata del sabato impone la presenza in ufficio esclusivamente per assicurare udienze e turni calendarizzati, o attività urgenti, sopravvenute ed indifferibili". Quindi non sarà necessario più chiedere il sabato come ferie. Poi si potranno chiedere ferie anche per giorni singoli, pur se coincidenti con udienze, senza doverli accorpare, purché il magistrato lavori in ufficio o a casa nei giorni precedenti e/o successivi.
Quindi si dovrà assicurare al magistrato di turno nei giorni festivi o in turni di notte "misure atte a garantire il recupero delle energie lavorative", con assenze programmato godibili nell'immediatezza o successivamente, Ed infine il periodo immediatamente precedente e quello successivo alle ferie prese dal magistrato dovranno essere periodi di "avvicinamento" e di "rientro" che consentano il deposito dei provvedimenti ed il riordino dell'ufficio e la preparazione delle udienze e della piena attività. Alla faccia del taglio.
di Giuseppe Emmolo
www.ilsussidiario.net, 5 aprile 2015
Una volta si diceva che per ogni scuola che apre un carcere chiude; ciò per evocare una grande verità: il futuro di un popolo è garantito dall'avere una buona scuola e un sistema formativo efficace. Alla luce dell'esperienza che ora narriamo, si potrebbe modificare quell'antico adagio dicendo: affinché un carcere chiuda o quanto meno vi siano meno detenuti in un paese, sarebbe sufficiente, più che aprire nuove scuole, che in quelle già esistenti lo studio si trasformasse in un'esperienza significativa, capace di incidere nel ragazzo, di farlo crescere umanamente, di fargli metter su giudizio.
Sono amabili ingenuità? La notizia che lunedì 23 marzo scorso un gruppo di studenti - per lo più maggiorenni - di una scuola superiore (Istituto De Nicola di Sesto San Giovanni, Milano) abbia fatto visita ai detenuti del carcere di Bollate non avrebbe in sé nulla di speciale: sono tanti i politici o i giornalisti che visitano gli istituti di pena, anche gli studenti - con i dovuti permessi e nel rispetto dei protocolli - possono entrare in un carcere e constatare le condizioni in cui in Italia si espia la pena. Invece la notizia è di quelle vere, che ci parlano cioè di un cambiamento e di una novità.
Prima di tutto quella visita non è stata effettuata a beneficio di semplici detenuti ma di detenuti-studenti, che nel carcere di Bollate si stanno diplomando in ragioneria, ed infatti, "dentro", vi è la sezione staccata dell'Istituto Primo Levi. E poi la notizia è che gli studenti di Sesto non si sono limitati alla classica visita di cortesia: dopo adeguata preparazione, hanno allestito uno spettacolo teatrale dove i ruoli sono state distribuiti in parti uguali tra gli studenti liberi e gli studenti detenuti. Quindi, con le prove e l'allestimento, è avvenuto un incontro, una conoscenza reciproca, un'esperienza che continuerà. Ed è già qui il famoso reinserimento. Che stupore constatare che in fondo persone che hanno rubato, spacciato o che hanno commesso altri reati sono persone come noi! Che immediatezza di sguardo nei detenuti, che notano subito se li giudichi o li guardi per quello che sono o per quello che hanno fatto.
L'iniziativa ha preso spunto dalla recente (6 marzo) Giornata europea dei Giusti. Come si sa i Giusti sono tutti coloro che di qualsivoglia nazionalità, purché non ebrea, hanno salvato - mettendo a repentaglio la propria vita - quella di donne, uomini e bambini ebrei durante la Shoah. È la Knesset di Israele a deliberare, dopo approfondite indagini, se uno è stato un giusto o meno ed ad aver diritto, nello Yad Vashem, la Foresta dei Giusti di Gerusalemme, ad un albero in suo ricordo. Il messaggio è stato quello di far capire a tutti che, anche in un carcere, come nella scuola pubblica, si può e si deve avere il coraggio dei Giusti. E non è scontato che si debba esser giusti in un carcere: non basta scontar la pena, bisogna espiare "bene" il male fatto, ovvero cambiare.
Si dice che il carcere - date le recidive - non renda migliori: questo esperimento però sembra portare in una direzione diversa. Non è scontato nemmeno che a scuola ci si debba comportare da giusti: non basta frequentare, occorre imparare, giorno dopo giorno, con la costanza e la relazione virtuosa e lo studio, il senso di responsabilità.
Gli attori-studenti hanno messo in scena un testo scritto dal grande Eugène Jonesco sulla base di un fatto storico realmente accaduto nel lager di Auschwitz: la storia di Massimiliano Kolbe, frate polacco morto nell'agosto del '41 dopo aver offerto la propria vita in cambio di quella di un deportato. L'iniziativa è stata possibile grazie a due associazioni di volontariato, "Croce padre Kolbe" e "Incontro e Presenza", benemerite perché sono accreditate presso il ministero di Grazia e Giustizia per il reinserimento dei detenuti a fine pena. Merito dell'iniziativa in parte va a Gariwo, gruppo di persone attente alla memoria del Bene nella storia e che hanno promosso il fenomeno storico dei Giusti in Italia e in Europa. E tuttavia la scintilla che ha permesso tutto è l'unità didattica sull'Illuminismo: tutto è partito dallo studio del grande Cesare Beccaria e dal suo Dei delitti e delle pene.
E così, dai banchi di scuola, si è potuta agganciare la realtà umana del carcere. Come attraversare la contraddizione e la complessità di un contesto educativo problematico come quello della scuola? Con una proposta, rendendo bello l'apprendimento e l'insegnamento, tutti presenti e pazienti come all'appello della prima ora in classe, senza cedere al lamento, al j'accuse, insomma senza dover aspettare sempre tutto dall'alto. È l'esperienza di una positività in atto che consente di non demordere e non fluttuare nell'azione educativa, tenendo fisso lo sguardo sulla proposta e l'eventuale corrispondenza negli studenti che si muovono e seguono, in una parola si responsabilizzano. Occorre coinvolgere gli studenti in un percorso che va dalla relazione personale alla messa in atto di momenti espressivi: da una mostra a un'uscita didattica, a un diverso viaggio di istruzione, a un teatro in cui al centro sia la didattica e l'apprendimento quotidiano, in un gioco paziente, nel tempo, correggendo le strategie se è il caso, comunque puntando sulla positività di una proposta che richiede la libertà dei ragazzi.
È recente un articolo sul Corriere di Pierluigi Battista che lamenta la "messinscena" del rogo di libri sui gay da parte dei giovani di Forza Nuova.
Con tutta la stima per l'editorialista del Corriere, che paventava un improbabile ritorno del nazismo (non ci sono più le stesse condizioni storiche), come non capire che il dramma è nelle scuole e nelle agenzie educative, che non intercettano la voragine - oramai - del bisogno di modelli, di incontri, di proposte?
In un dibattito pubblico perfino don Gino Rigoldi, che di emarginazione se ne intende, ebbe a dire: "siete voi a scuola che potete offrire l'effettiva possibilità che i giovani si educhino e crescano responsabili, perché quando vengono da noi (al Beccaria) i guai son già stati fatti!".
Nel corso dei primi tre mesi del 2015 si sono tolti la vita, all'interno delle carceri italiane, già dieci detenuti su un totale di 21 decessi (rivista Ristretti Orizzonti). Non è solo questione di condizioni disumane in cui l'unica liberazione sembra essere la morte, ma - come per i giovani o gli studenti delle nostre scuole - si tratta di guardare bene la persona di oggi, la sua paura di esistere, la fragilità del vivere, l'inconsistenza di se stessi, l'orrore dell'inadeguatezza di sé, una solitudine incolmabile e incancellabile. Se gli insegnanti non intercettano la "realtà", se la loro preoccupazione non passa da una posizione intellettualisticamente critica alla passione per ciò che caratterizza l'uomo oggi la loro sarà azione vana.
Dire, 5 aprile 2015
In 10 anni di attività oltre 110mila colloqui effettuati nelle carceri del Lazio, mille al mese, 120 studenti/detenuti immatricolati alle università del Lazio (rispetto ai 12 censiti nel 2005) che sostengono regolarmente gli esami: un aumento degli iscritti del 575% grazie al Sistema Universitario Penitenziario implementato nel Lazio.
Più di 950 detenuti ed ex detenuti avviati al lavoro con le cooperative sociali e con i progetti realizzati in partnership con importanti aziende italiane. Sono questi alcuni dei risultati del Modello Lazio per la gestione del disagio penitenziario del Garante dei detenuti del Lazio. Una esperienza che ha anche consentito all'Università di Tor Vergata l'istituzione del Master di II° livello in "Intermediatore del disagio penitenziario". I risultati sono riepilogati all'interno della Relazione sull'attività del Garante nel 2014 inviata in queste ore, come previsto dalla normativa, al Presidente del Consiglio Regionale Daniele Leodori e a tutti i Consiglieri, al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e ai componenti della Giunta Regionale.
"Nel 2003- ha detto il Garante Angiolo Marroni- il Lazio è stata la prima regione a dotarsi di una Authority per la tutela dei diritti dei reclusi. In questi anni abbiamo sviluppato un modello istituzionale che ha coinvolto Enti pubblici e privati, istituzioni di ogni ordine e grado, il mondo della cooperazione e grandi imprese. Abbiamo dato, con il nostro lavoro, una speranza a chi è in carcere senza dimenticare il diritto alla sicurezza dei cittadini; abbiamo cercato di trasmettere la cultura della legalità e di cancellare il pregiudizio che accompagna i detenuti".
La bontà della nostra attività è confermata dai dati, spiega. "La recidiva per chi sconta la pena in carcere è del 70 per cento, per chi beneficia di misure alternative è del 20 per cento. Su 950 persone che, attraverso il nostro ufficio, hanno trovato un impiego, solo 8 hanno nuovamente commesso reati, meno dell'1 per cento. Il nostro modello consente più dignità in carcere e più sicurezza per i cittadini". Dal Report emerge che due progetti del Garante sono stati segnalati quali best practice dal Ministero di Giustizia da replicare sul territorio nazionale: il primo è la Teledidattica - Università in carcere, realizzato con l'Università di Tor Vergata, che consente ai detenuti dell'Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, di seguire a distanza le lezioni universitarie.
Il secondo è relativo alle Carte dei Servizi Sanitari, realizzato per consentire il pieno rispetto del Diritto alla Salute anche ai reclusi. Nel settore dell'Immigrazione, il Garante è punto di riferimento per i detenuti stranieri, per gli ospiti del Cie di Ponte Galeria e per quelli del Cara. Il Garante è attivo anche in ambito internazionale. Lo scorso anno l'Unione Europea ha finanziato un progetto di prevenzione dei reati sessuali e, sempre nel 2014, sono stati instaurati rapporti con la Commissione Europea per i diritti umani, il Garante del carcere di Wormwood Scrubs (Londra) e con il Ministero della Giustizia norvegese. "Abbiamo realizzato un lavoro - ha concluso Marroni - che resterà nella memoria di una Regione che, in questo campo, può dire con orgoglio che è stata ed è diversa dalle altre. Per questo sono convinto che, alla fine di una esperienza decennale, non sarebbe giusto disperdere questo patrimonio che è di tutti. Credo sia doveroso continuare a dare una speranza a chi soffre in carcere; a tutti coloro cui dedichiamo tanto del nostro impegno".
Ansa, 5 aprile 2015
Il Gip del Tribunale di Ascoli Piceno Giuliana Filippello ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Mohamed Ben Alì, il tunisino di 24 anni indagato per omicidio preterintenzionale in relazione alla morte di Achille Mestichelli, il detenuto ascolano di 53 anni morto il 18 febbraio nell'ospedale di Torrette ad Ancona, dove era stato ricoverato 5 giorni prima per le lesioni riportate durante una lite in cella con il nordafricano.
Finora Ben Alì era indagato a piede libero; l'ordinanza gli è stata notificata nella casa circondariale, dove è rinchiuso poiché per un traffico di droga fra Napoli e il Piceno. Secondo la procura ascolana, per futili motivi, il tono di voce troppo alto, Ben Alì avrebbe aggredito Mestichelli colpendolo ripetutamente al capo, al tronco e in altre parti del corpo, provocandogli lesioni personali gravissime: un trauma cranico encefalico fratturativo con ematoma epidurale, focolai contusivi multipli, fratture costali multiple.
- Paola (Cs): Bruno Bossio (Pd), Molinari (Misto) e Quintieri (Radicali) ispezionano carcere
- Foggia: Osapp; sei detenuti tentano una rivolta, distruggono arredi e minacciano agenti
- Rieti: Sappe; detenuto tenta il suicidio, salvato da un agente di Polizia penitenziaria
- Firenze: incendio nell'Opg Montelupo appiccato da un internato, nessun ferito
- Novara: detenuti al lavoro nella zona dietro alla stazione, coordinati dall'Azienza Assa










