Nova, 5 aprile 2015
I miliziani sciiti seguaci dell'imam al Houthi hanno assaltato oggi il carcere della provincia yemenita di Dalia, nel sud del paese. Secondo quanto riporta il sito informativo yemenita "al Masdar", i miliziani sciiti hanno liberato 800 dei detenuti rinchiusi al suo interno. La zona del sud dello Yemen è teatro da un mese di scontri tra i ribelli sciiti e le milizie popolari e dell'esercito fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e ai gruppi secessionisti del sud.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 4 aprile 2015
Il Tribunale di Belluno applica il Decreto sulla non punibilità per "particolare tenuità del fatto", in vigore dal 2 aprile, e dichiara non punibile la dichiarazione di falsa identità, sanzionabile con 5 anni di carcere. La depenalizzazione muove i primi passi e si applica retroattivamente. Con sentenza del gip di Belluno del 2 aprile 2015 è stata dichiarata la non punibilità dell'autore del reato di dichiarazione di falsa identità. Il gip ha applicato il decreto 28/2015, che fa tabula rasa dei reati puniti fino a cinque anni di pena detentiva oltre che di quelli sanzionati con pena pecuniaria, purché il fatto sia tenue e la condotta non abituale. a depenalizzazione muove i primi passi e si applica retroattivamente.
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2015
In via generale per i reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.
I criteri sui quali deve incardinarsi il giudizio di "particolare tenuità del fatto" sono cosi due: la particolare tenuità dell'offesa, che implica una valutazione sulle modalità della condotta e l'esiguità del danno o del pericolo; la non abitualità del comportamento dell'autore (che non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole).
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2015
Andrea Mascherin è stato eletto da pochi giorni alla guida del Consiglio nazionale forense; succede a Guido Alpa e guiderà il Cnf per i prossimi 4 anni.
Presidente Mascherin, gli avvocati italiani, i più numerosi in Europa, vivono anch'essi un momento di grande difficoltà per effetto di una crisi economica che non risparmia le professioni. Tuttavia almeno con questo Governo hanno ricevuto un riconoscimento importante come interlocutori importanti nei processi di riforma.
di Silvia Barocci
Il Messaggero, 4 aprile 2015
Questione di costi. E non solo. Su come modificare le norme per regolamentare le intercettazioni con l'obiettivo di garantire una maggiore privacy dei non indagati si divide non solo la politica ma la stessa magistratura. Due magistrati di punta, Nicola Gratteri e Carlo Nordio, nel giro di pochi giorni hanno avanzato proposte trasversalmente plaudite ma che nella sostanza divergono.
di Paolo Tosoni
Italia Oggi, 4 aprile 2015
Si prosegue nell'approccio repressivo che è già clamorosamente fallito da Tangentopoli in poi.
Il senato ha dato il via libera al disegno di legge anticorruzione, con il quale è stato riformulato il reato di falso in bilancio, sono state inasprite le pene per il delitto di corruzione a di alcuni altri gravi reati contro la pubblica amministrazione e per quello di associazione di tipo mafioso. In sintesi, il reato di false comunicazioni sociali torna ad essere un reato di mero pericolo (non deve essere provato un danno, ma viene punita la mera condotta di falsificazione), le pene per le società non quotate vanno da 1 a 5 anni di reclusione, da 6 mesi a 3 anni per i fatti più lievi ed è prevista una causa di non punibilità (si tratta di una novità assoluta) per i fatti particolarmente tenui; più alta la pena per la società quotate: reclusione da 3 a 8 anni.
Public Policy, 4 aprile 2015
Sono passati circa due mesi dalla scadenza (fissata il 26 gennaio scorso) del termine per la presentazione degli emendamenti alla proposta di legge sulla diffamazione, tornata in commissione Giustizia alla Camera in seconda lettura. Gli emendamenti depositati sono stati circa un centinaio ma, tra la riforma della prescrizione il decreto anti terrorismo, la II commissione di Montecitorio ancora non ha discusso nemmeno un emendamento.
Eppure in questi ultimi giorni in cui è riesploso il dibattito sulle intercettazioni, questa proposta di legge - approvata già una volta sia dalla Camera che dal Senato - potrebbe tornare presto al centro del dibattito. Tanto più che un emendamento presentato da Area popolare in tema di intercettazioni ricalca il primo criterio di delega contenuto nel ddl penale, sempre all'esame della commissione Giustizia della Camera. Anche se, di recente, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha escluso che la delega sulle intercettazioni contenuta nel ddl sul processo penale possa affiancarsi al testo sulla diffamazione: "Questa cosa (le intercettazioni; Ndr) - aveva detto Orlando - noi la vogliamo portare a fondo, bene se quel veicolo (il ddl sul penale; Ndr) viaggia se no penseremo ad altre strade. Abbiamo visto che talvolta dividere consente di avere una velocità di crociera più rapida". La proposta di legge sulla diffamazione prevede diverse norme. La principale, in sintesi, sostituisce la pena del carcere per chi diffama a mezzo stampa con una multa fino ai 10 mila euro (fino a 50mila se il fatto attribuito è consapevolmente falso). Ma il provvedimento contiene anche diverse altre norme, come l'obbligo di rettifica per il direttore o per il responsabile della testata entro due giorni dalla richiesta o una normativa sulle querele temerarie. Ma anche il contestato articolo sul diritto all'oblio che - come riportato da Public Policy - sembra desinato allo stralcio.
Ma tra il centinaio di emendamenti presentati alla proposta un paio di Area popolare riguardano proprio le intercettazioni. Un emendamento di Area popolare - a firma unica Alessandro Pagano - prevede una delega al governo "per l'introduzione di misure dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetti di intercettazioni".
Nello specifico i decreti di recepimento della delega, da adottare entro un anno dall'entrata in vigore della legge, dovrebbero contenere: "prescrizioni - secondo quanto si legge nell'emendamento - che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione del materiale intercettato, avendo speciale riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento, in particolare dei difensori nei colloqui con l'assistito, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale".
A ben vedere il primo criterio di delega contenuto nel ddl Orlando di riforma del processo penale - sempre all'esame della commissione Giustizia della Camera - ricalca proprio l'emendamento Pagano: "prevedere disposizioni dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione, in conformità all'articolo 15 della Costituzione, attraverso prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione del materiale intercettativo, avendo speciale riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento, in particolare dei difensori nei colloqui con l'assistito, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale".
Un altro emendamento a firma Pagano introduce nel codice penale il reato di riprese e registrazioni fraudolente, punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni di carcere. Nello specifico commetterà il reato "chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque svolte in sua presenza" e fa uso delle stesse "senza il consenso degli interessati". Viene esclusa la punibilità nel caso in cui le riprese o le registrazioni così ottenute vengano utilizzate nell'ambito di un processo o quando queste "sono effettuate nell'ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato". "Il reato - si legge infine nell'emendamento Ap - è punibile a querela della persona offesa".
di Donatella Coccoli
Left, 4 aprile 2015
Le Regioni individuano le nuove strutture sanitarie per i malati di mente autori di reati.
Sono poche centinaia le persone malate di mente che hanno compiuto dei reali, pochissimi dei quali gravi. Eppure suscitano reazioni di questo tipo: "La chiusura degli Opg spaventa medici e pm: rischi per la sicurezza". Titola così La Stampa un articolo del 29 marzo in cui si prospetta la possibilità che internali pericolosi possano essere dimessi e tornare in libertà avendo superato "il limite massimo della pena edittale".
"Un allarme inesistente", replica secco Mauro Palma, vice capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) che si sta occupando della fase di transizione degli Opg, sulla base della legge 81/2014. "In genere per chi ha commesso reati gravi, come l'omicidio pluriaggravato, il massimo della pena edittale prevede trent'anni di carcere o l'ergastolo, quindi non c'è alcun allarme sociale. Non è vero poi che i magistrali di sorveglianza siano preoccupali. Sostengono solo che lo spostamento dei malati sia il frutto di un percorso di accompagnamento. Giustissimo.
E non è allarme", sottolinea, Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell'associazione Antigone aggiunge: "La sicurezza non si costruisce solo con gli agenti o con il sistema penale, ma con interventi di mille tipi e quello sanitario psichiatrico è essenziale". Il 30 marzo Marietti ha visitalo l'Opg di Aversa, dove ha incontrato dei pluriomicidi che, precisa, "non saranno un problema di ordine pubblico e verranno presi in carico da un punto di vista sanitario".
Ma il clima mediatico più o meno "l'orzato" sul passaggio dai sei ex manicomi criminali alle nuove strutture sanitarie regionali Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) è solo uno degli aspetti relativi alla chiusura degli Opg. Il problema più urgente è accogliere i 700 pazienti internati fino al 31 marzo a Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Circa la metà sono dimissibili e molti sono già stati affidati alle comunità e ai servizi dei Distretti di salute mentale dei territori. Per gli altri la sistemazione - perché è esclusa qualsiasi proroga, come ha ribadito fino all'ultimo il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo - potrebbe richiedere settimane e mesi. "Purtroppo nessuno ha la bacchetta magica", continua Palma.
Ogni Regione dovrà assicurare l'assistenza sanitaria dei malati residenti nel proprio territorio e che adesso si trovano sparsi in più istituti. Ma non tutte le amministrazioni sono in regola. Come denunciano i bollettini quasi quotidiani di Stop Opg (il Comitato costituito da molte sigle e associazioni), il Veneto è quella più inadempiente: non ha individuato nessuna struttura.
La Regione guidata dal governatore Zaia sembra che non ne voglia sapere degli "psicolabili pericolosi" come li ha definiti La nuova Venezia e c'è chi spiega questo disinteresse con la campagna elettorale dei leghisti che sfrutterebbe anche i "folli rei". La Regione però sarà commissariata, ha comunicato il 31 marzo il ministero della Giustizia. Le altre regioni in difficoltà sono Friuli Venezia Giulia, Puglia, la Provincia autonoma di Trento e il Piemonte, che forse riuscirà ad aprirne una a settembre.
Secondo la mappa stilata dal comitato, in tutta Italia saranno realizzati 795 posti letto in 34 strutture. Per il momento molte Rems sono provvisorie, ricavate spesso dove là dove già esistevano servizi sanitari. Alcune residenze sono già partite come quelle di Bologna e Parma o quella di Pontecorvo (Frosinone) inaugurata sempre il 31 marzo con il ministro Orlando. Al Sud, Barcellona Pozzo di Gotto è rientrata nel processo di superamento Opg e sono previste già due Rems. Castiglione delle Stiviere, essendo l'unico istituto femminile, e anche l'unico gestito dal Servizio sanitario nazionale e non dal Dap, si trova in una posizione di "apripista".
L'istituto diventerà una Rems con diversi moduli per un totale di 160 posti letto. Si appoggeranno a Castiglione anche la Liguria e la Valle d'Aosta. Stop Opg è molto critico per questo "allargamento" e denuncia che così si potrebbe ricreare un manicomio. Ma come afferma Valeria Verdolini di Antigone, "Castiglione delle Stiviere, dove oggi rimangono 66 donne e 159 uomini ha avuto in passato una miglior gestione della presa in carico dei pazienti. Ha strutture come piscina, teatro, palestra. E nel cambiamento del percorso terapeutico si deve procedere gradualmente". Potrebbe infatti diventare traumatico spezzare il rapporto medico-paziente creato negli anni là dove un tentativo di cura era stato intrapreso.
Adesso occorre aprire una nuova strada, resa impossibile finora dalla struttura stessa degli Opg. Franco Scarpa, responsabile della Uoc Salute in carcere di Montelupo Fiorentino, con 110 pazienti in attesa di partire, ci tiene a ribadirlo: "Il senso della legge è proprio questo: individuare strutture sanitarie con controllo esterno dove attuare un trattamento sanitario riabilitativo completo, senza la pesantezza dell'organizzazione e delle regole della struttura penitenziaria". Con l'individuazione - all'ultimo momento - dell'Istituto Mario Gozzini vicino al carcere di Sollicciano come sede di Rems, lo psichiatra si sente sollevato.
"Siamo salvi", dice, dopo che per giorni aveva temuto che la Regione non riuscisse a trovare il luogo adatto per i suoi pazienti toscani. Se i "vecchi" internati troveranno un luogo per terapie più appropriate, il problema che rimane è quello dei nuovi ingressi e della prevenzione nel territorio. Maria Bronzi psichiatra della Asl Roma A, referente del processo di superamento degli Opg, ogni giorno vede pazienti psichiatrici autori di reati e non solo con marginalità sociale. "Occorre sviluppare da parte degli operatori la capacità di valutare la pericolosità sociale potenziale con un monitoraggio attento - afferma. E se si vuol risolvere bene il problema dei pazienti psichiatrici che compiono dei reati è fondamentale lavorare sugli esordì della malattia".
di Maria Grazia Giannichedda
Il Manifesto, 4 aprile 2015
Il migliaio di internati trasferiti nelle Rems, residenze che hanno lo scopo di custodire e curare. In qualche caso aperte negli ex Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Comunque un passo avanti. Poteva andar peggio: il rinvio della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) le regioni l'avevano chiesto da tempo, dichiarandosi in maggioranza non ancora pronte a un provvedimento che fu annunciato per la prima volta quarant'anni fa, nel 1975, ministro di grazia e giustizia Oronzo Reale.
Ma governo e parlamento, la commissione sanità del senato soprattutto, hanno resistito a queste pressioni e così dal 31 marzo 2015 i sei Opg italiani devono smettere di funzionare. Siamo di fronte a un cambio epocale come lo fu la riforma psichiatrica e come sembrano credere quanti, nelle ultime settimane di dibattito, hanno usato toni di allarme o di trionfo a proposito di questo provvedimento?
Per cercare di capire cosa cambi in realtà per il migliaio di internati attuali e per quelli potenziali è meglio abbandonare i toni forti e osservare da vicino il decreto legge sulle "disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari", decreto nato il 22 dicembre 2011 dentro il cosiddetto decreto svuota carceri e diverse volte rimaneggiato fino alla versione attuale, la legge n. 52 del 31 marzo 2014 corretta dalla legge di conversione del 31 maggio 2014, la n. 81.
Cosa cambia con questa legge? Un punto rilevante: il luogo di esecuzione della misura di sicurezza prevista per l'infermo di mente autore di reato e per il condannato divenuto infermo di mente. Finora questo luogo era l'Opg, oggi è la residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza, la Rems. Cosa non cambia? Un punto non meno rilevante, la struttura della misura di sicurezza definita dal codice penale: si tratta di una misura detentiva che, ovunque sia eseguita, continua a mantenere il duplice scopo di curare e di custodire per far fronte sia all'infermità che alla pericolosità sociale.
Ancora: cambia l'autorità responsabile degli istituti che eseguono la misura di sicurezza psichiatrica. Per gli Opg era il ministero di giustizia, oggi è la sanità regionale. Cambia anche il tipo di personale: prima era prevalentemente giudiziario (con l'eccezione dell'Opg di Castiglione delle Stiviere) da oggi sarà tutto sanitario il personale all'interno della Rems, mentre l'"attività perimetrale di sicurezza e vigilanza" sarà di competenza della pubblica sicurezza. Questo non tragga in inganno: il mandato delle Rems è, unitariamente, alla cura e custodia, e le Rems appena aperte e quelle in progetto evidenziano bene cosa ciò significhi.
La Rems inaugurata il primo aprile dal presidente Zingaretti e dal ministro Orlando a Pontecorvo (Frosinone), destinata a sole donne e collocata in una palazzina attigua alla Casa della Salute, ha un giardino esterno ben recintato, un apparato di video sorveglianza controlla tutti gli ambienti sia interni che esterni, dappertutto vetri antisfondamento.
Nel corso dell'inaugurazione è stato firmato il protocollo per la sicurezza da parte delle autorità sanitarie e del prefetto, alla presenza della direzione del Dipartimento Affari Penitenziari. La regione Toscana ha deliberato di collocare una Rems al Sollicianino, il carcere intitolato a Mario Gozzini, utilizzando un'area dell'istituto che già ospita detenuti a custodia attenuata o in semilibertà e che è a tutti gli effetti una struttura penitenziaria. La Lombardia ha scelto invece la transizione più morbida possibile: le Rems di questa regione saranno collocate nello stesso Opg di Castiglione, basterà un cambio di nome e tirar su qualche tramezzo.
Quale fondamento ha dunque l'allarme sollevato da più parti - da Matteo Salvini della Lega a Gilberto Corbellini sul Sole24ore del 29 marzo - sui pazzi pericolosi che saranno rimessi in libertà? E d'altra parte, come si può, in un tale quadro normativo e amministrativo, affermare che si sta realizzando il passaggio dalla pena alla cura, per usare le parole di qualche esponente del governo?
La sola cura possibile nelle Rems è quella in uso da due secoli negli ospedali psichiatrici civili, quella sempre sacrificata, come sappiamo, alle esigenze della custodia, che qui nelle Rems è anche legittimata dal codice penale. Nessuna vicinanza quindi tra questo provvedimento sugli Opg e la legge 180 del 1978, che non si limita a chiudere i manicomi ma ridefinisce lo statuto del malato di mente e i limiti del trattamento psichiatrico.
Però non è vero che questa chiusura degli Opg sia un pesce d'aprile, come ha detto qualcuno, un gesto privo di rilievo. È invece un passaggio importante perché segnale che si è aperta di nuovo la partita Opg ed è ancora tutta da giocare, senza trucchi però, come diceva lo slogan che ha accompagnato il digiuno a staffetta e le altre iniziative promosse lungo tutto il mese di marzo dalla campagna per l'abolizione degli Opg (www.stopopg.it). Da quando, ad aprile del 2011, ha preso avvio questa campagna si è riusciti a spostare l'attenzione dagli istituti fatiscenti alle persone vittime di aberrazioni giuridiche e alle politiche colpevoli, sia sanitarie che giudiziarie, cha alimentano gli Opg e la domanda di misure di sicurezza.
Sono state rispolverate le sentenze dimenticate della Corte Costituzionale e corretti alcuni dei punti più pericolosi del decreto del 2012, così che oggi è chiaro a tutti che le Rems non sono la sola misura su cui è legittimo concentrare risorse. È stato anche mitigato uno degli aspetti più indecenti della legge penale, precisando che "la misura di sicurezza detentiva non può durare oltre il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso". Ora, insieme alla vigilanza su ciò che accade, bisogna riaffrontare la riforma del codice penale, che sola può consentire l'abolizione della misura di sicurezza psichiatrica e autorizzarci quindi a parlare di diritti, dignità e cura.
di Chiara Rizzo
Tempi, 4 aprile 2015
"Non bisogna creare allarmismi sulla chiusura degli Opg". Intervista allo psichiatra Marco Bertoli, responsabile del Centro di salute mentale di Latisana (Ud).
Gli ospedali psichiatrici giudiziari - gli ex manicomi criminali - o Opg, dall'1 aprile non esistono più. Dopo due anni di rinvii è stata applicata la legge che nel 2011 ha sancito la loro chiusura e il trasferimento dei detenuti in altre strutture. Dall'entrata in vigore della legge si è già registrata una costante diminuzione degli internati: dai 1.072 del 31 dicembre 2014 si è arrivati ai 750 presenti al 31 marzo.
Di queste persone, 250 dovrebbero essere dimesse o trasferite in comunità residenziali più leggere, perché ritenuti meno pericolosi o perché verso la fine della pena. Altre 450 persone dovrebbero essere ospitate nelle nuove strutture, le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Però non in tutte le regioni le Rems sono pronti e, in certi casi, la preoccupazione è grande. Lo psichiatra Marco Bertoli, responsabile del Centro di salute mentale di Latisana (Ud), assicura: "È un evento atteso e necessario. E non ci sarà alcun pericolo per la sicurezza, né per la salute di queste persone recluse".
Cosa ne pensa dell'addio agli Opg?
"Erano istituti anacronistici, e ce n'erano alcuni assolutamente impresentabili e con condizioni di fatiscenza disumane, sia dal punto di vista della struttura sia dell'organizzazione. La loro chiusura è un evento atteso da tempo. Lavoro in Friuli, regione in cui è molto viva per la psichiatria una cultura particolare, dato che siamo la regione dove ha lavorato Franco Basaglia.
Pur non essendosi concentrato sugli Opg, Basaglia ha messo in luce come non è mai la restrizione della libertà che porta a dei risultati, ma un progetto di vita e un accompagnamento del paziente. Penso che nel nostro sistema regionale la cosa più importante anche oggi sia accompagnare le persone che curiamo sui tre assi della vita: avere una casa, un lavoro e la possibilità di socializzare.
Anche per questa cultura, il Friuli ha sempre avuto un numero molto basso di detenuti in Opg. È chiaro, ci sono anche da noi persone con problemi di salute mentale con una pericolosità sociale, ma prima di tutto mi sentirei di sfatare un mito. Negli Opg non tutte le persone detenute hanno commesso delitti, cioè crimini contro le persone: la maggior parte, anzi, sono detenuti per aver commesso reati, cioè per aver violato le leggi che tutelano cose e patrimoni. Per tutti i casi di non pericolosità, da tempo in questa regione abbiamo ovviato attraverso l'affidamento del detenuto a comunità. Al Centro di salute mentale di Palmanova, quando sono arrivato dieci anni fa, avevamo sei persone provenienti da Opg. Due soli di loro avevano commesso dei delitti contro altre persone: tutti e sei li abbiamo comunque portati in comunità, e per loro abbiamo preparato dei progetti".
E com'è andata a finire?
"È finita in tutti i casi benissimo. Non è che in Friuli non ci fossero matti, ma l'importante è saperli accompagnare".
Nelle regioni dove le Rems non sono state ancora aperte, dove finiranno gli internati dei vecchi Opg?
"Due anni fa c'erano più del doppio degli internati, più di 1.400. Dove sono finiti? Sono già stati trasferiti in questi anni nelle comunità esistenti e non è che siano aumentati i crimini. Oltretutto, tra chi sta in Opg la recidiva è rarissima. Anche in questi giorni sono certo che le persone in sovrappiù rispetto ai posti dei Rems non siano state abbandonate a se stesse. L'Opg di Reggio Emilia, che è un centro di riferimento anche per il Friuli, ad oggi mi risulta che non sia stato chiuso. È in una fase di rapida transizione in cui si attende che i vari detenuti siano ospitati nelle comunità di riferimento, e si tratta di comunità che, anche se non sono strutturate come le Rems, hanno una sorveglianza. Non bisogna creare allarmismi".
In base alla sua esperienza, che tipo di percorso si deve attuare per il recupero efficace di un detenuto con problemi psichiatrici?
"Anzitutto bisogna immaginare un percorso individuale in cui si distingue se una persona ha commesso un reato o un delitto, e quanti anni prima è accaduto l'evento. Infatti, più è vicino nel tempo, superiore dovrà essere la sorveglianza, a partire dalle 24 ore al giorno. Inoltre è opportuno non lasciare la persona condannata penalmente nello stesso territorio, ma spostarla in una comunità un po' distante. Dopo di che lo psichiatra e il suo staff dovrebbero fare un progetto di reinserimento, che parta dalla capacità e competenza per il lavoro del detenuto, e chiaramente - se necessario - prescrivere dei farmaci.
Qualche anno, fa mi è stato affidato un ragazzo di origine trentina che era a Castiglione delle Stiviere. Quando lo visitai, mi raccontò che era in Opg da dieci anni e che aveva girato varie strutture: Montelupo, Reggio Emilia e, appunto, Castiglione. Mi raccontò che aveva ucciso la sorella, e io pensai dentro di me che si trattava di un caso difficile. Vedendo la mia faccia perplessa, si affrettò ad aggiungere, quasi a volermi rassicurare: "Ma non volevo uccidere lei, volevo uccidere mio cognato. L'ho sgozzata. Ma non si preoccupi, è che io ero macellaio".
Ho capito che potevo rischiare con lui, era sincero e così gli ho detto: "Mi piaci. Ti porto con me". È venuto in una comunità che seguivo e, dato che in ognuna di esse c'è sempre un luogo di produttività, lui scelse di lavorare come muratore e lo mettemmo in una delle nostre squadre di manovali. Prendeva i farmaci regolarmente, lavorava sodo, era sempre puntuale nei cantieri. Un giorno lo chiamai e mi complimentai. Lui mi rispose: "Sa dottore, nessuno nella mia vita mi aveva detto "mi piaci" come ha fatto lei". Su quella fiducia ha ricostruito la sua vita. È chiaro che i casi che provengono dagli Opg possano fare paura all'opinione pubblica, ma la verità è che tutte le storie, se trovano una base nella fiducia della comunità che accoglie, sono come quella di quell'uomo".
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