di Gianni Balduzzi
www.termometropolitico.it, 6 aprile 2015
È tanto il clamore sui 170mila stranieri arrivati nel 2014 tramite gli sbarchi in Sicilia, un numero molto maggiore di quelli degli anni precedenti, la principale preoccupazione è sempre stata quella legata alla criminalità che gli stranieri porterebbero.
Ansa, 6 aprile 2015
Marco Pannella ha visitato ieri il carcere di Rebibbia e oggi, insieme ad una delegazione radicale, che comprende anche Rita Bernardini, si recherà a Regina Coeli. Intanto, interviene su Radio radicale in merito alle condizioni delle carceri.
La Presse, 6 aprile 2015
"Secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria al 31 marzo 2015 i detenuti presenti nei 200 istituti penitenziari italiani sono 54.122 e tornano a risalire dopo gli effetti dovuti ai vari provvedimenti svuota-carceri e, soprattutto, alla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le sostanze stupefacenti leggere (hashish e marijuana) a quelle pesanti (eroina, cocaina)". Lo ricorda Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani, giunta oggi al 32° giorno di sciopero della fame.
di Pietro Melati
La Repubblica, 6 aprile 2015
Ora che l'Italia somiglia un po' di più all'abituale stile di vita di un boss di Cosa Nostra, con le corruzioni diffuse, le mafie liquide, le cosche militarmente insediate da Roma in su, lui, l'antico maestro, l'ultimo corleonese (Riina e Provenzano hanno ormai imboccato il viale del tramonto) era costretto in una celletta illuminata e videosorvegliata 24 ore su 24, nell'area riservata del carcere di Nuoro, con il bagno alla turco al centro del locale.
di Michele Bocci
La Repubblica, 6 aprile 2015
Processo rallentato da altre Regioni in condizioni arretrate. Sull'ipotesi Gozzini è polemica in Toscana. L'Opg di Montelupo non chiuderà subito e nemmeno tra qualche settimana. Ci vorranno mesi perché la struttura venga svuotata completamente. Chi si aspettava la fine degli ospedali psichiatrici giudiziari il primo aprile ha fatto uno sbaglio. Il percorso è ancora piuttosto lungo e lega tra loro tutte le regioni. La Toscana non è di quelle messe peggio nell'apertura dei servizi di accoglienza alternativi ma comunque non è pronta. E in più potrebbe essere condizionata da altre regioni che sono ancora più indietro.
Lo dicono anche dalla Rsu dell'Opg: "Non sappiamo cosa succederà, nessuno è in grado di dire quanto tempo ci vorrà per chiudere davvero Montelupo". Il punto, intanto, è che ogni ospite dell'Opg deve essere valutato dagli psichiatri e dal tribunale di sorveglianza, che deve dire in quale struttura può essere accolto. Quindi prima vanno concluse queste pratiche (ultimamente sono stati valutati una dozzina di reclusi e solo per sei si è ritenuta possibile la liberazione). La Regione ha già ipotizzato dove mandare i toscani. Il punto è che la legge prevede che ogni amministrazione locale riprenda nelle sue strutture alternative i suoi cittadini.
Su 115 pazienti internati a Montelupo, i toscani sono 49. Gli altri devono essere accolti dalle loro regioni. E se queste non sono pronte? Dal ministero alla Salute hanno fatto sapere che almeno 6 amministrazioni sono indietro e il termine di dismissione degli Opg per loro è slittato a settembre. Cosa succederà agli ospiti di Montelupo che non potranno rientrare nella loro regione per carenza di strutture? "Teoricamente - dicono sempre dalla Rsu - teoricamente potrebbero anche essere messi temporaneamente in strutture detentive". Oppure potrebbero restare a Montelupo.
La Toscana comunque avrà il suo lavoro da fare per dare un'alternativa agli opg. Si è deciso di avere, oltre ai vari servizi territoriali o domiciliari per i pazienti meno pericolosi, sei Rems, residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza. Saranno di due tipi: Cinque di queste (a "Le Querce" a Firenze, ad Aulla, Volterra, Abbadia San Salvatore, Arezzo) saranno di primo livello, una (l'istituto Gozzini a Sollicciano) di secondo, nel senso che accoglierà i pazienti più pericolosi. Quest'ultima struttura è stata scelta pochi giorni fa, dopo che prefettura, questura, e Comune hanno sconsigliato Villanova, scelta da Asl e Regione, perché troppo vicina al pediatrico Meyer.
Ma sul Gozzini ci sono state varie polemiche di chi non lo ritiene comunque adatto. L'azienda sanitaria fiorentina è stata incaricata di verificare che interventi sono necessari per ricavare uno spazio dedicato alle persone in arrivo da Montelupo e dai primi sopralluoghi si è chiarito che saranno necessari-lavori che potrebbero richiedere mesi. E ieri l'osservatorio carcere dell'Unione camere penali ha denunciato le "inadempienze di molte regioni", sottolineando come in Toscana "la giunta, dopo tanti tentennamenti, ha infine deciso di destinare gli internati toscani dell'Opg al Mario Gozzini.
Avevamo denunciato che l'opg toscano, sebbene cancellato per legge, fosse ancora in piena attività e fosse destinato a sopravvivere chissà per quanto tempo, vista l'incapacità della Regione di individuare soluzioni adeguate per le strutture alternative previste dalla legge, miseramente documentata dalle plurime e variegate ipotesi formulate nell'arco di oltre tre anni e sempre rapidamente accantonate. Tuttavia la scelta operata rappresenta il peggiore epilogo che potesse immaginarsi".
di Stefania Saccardi (Vicepresidente della Regione)
La Repubblica, 6 aprile 2015
si fa fatica a comprendere le polemiche contro la scelta di dare ospitalità, in un'ala dell'istituto a custodia attenuata "Mario Gozzini", ad una parte dei detenuti dell'attuale Opg di Montelupo. Sono quasi 15 anni che la Regione Toscana ha intrapreso un percorso per rispondere al problema dell'internamento giudiziario in un modo alternativo agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Era il 2001 quando a Firenze fu aperta la Struttura Residenziale Psichiatrica "Le Querce", una sperimentazione (imitata peraltro da altre Regioni) che sta a monte dell'attuale chiusura degli Opg e delle sentenze che l'hanno anticipata. Perché l'esperienza de Le Querce, che in questi anni ha ospitato oltre 65 persone, ha consentito di comprendere che un'alternativa all'Opg è possibile.
Intanto perché il cosiddetto Solliccianino è una struttura architettonicamente sostenibile, con un grande spazio verde, dove realizzare una risposta che rispetti gli alti standard riabilitativi della Salute Mentale toscana. Perché consente di rispondere bene alla preoccupazione dei cittadini sulla sicurezza (assolutamente comprensibile) e all'obbligo di garantire una misura detentiva, perché si trova all'interno di un perimetro già protetto, quello di un carcere a custodia attenuata. Sarebbe sbagliato liquidare tutti gli internati come autori di reati di poco conto e capaci di una piena competenza sociale subito dopo avere commesso crimini gravi in preda a una perdita parziale o completa della capacità di intendere o di volere per infermità psichica. La Toscana ha realizzato un piano per dare sufficiente garanzia di tenuta del programma di riammissione di queste persone alla libertà: una Rems per misure di sicurezza detentive che a regime sarà di 20 posti (nell'immediato va tenuto conto del fatto che la Magistratura di Sorveglianza ha comunicato che 39 degli ospiti toscani attuali dell'Opg di Montelupo non possono uscire da una misura detentiva ) e 6 strutture intermedie - 2 per ogni Area Vasta, per un totale di 48 posti - nelle quali ospitare i soggetti dimessi dalla Rems.
Si tratta di una sfida degna di Firenze, la città in cui le famiglie nobili costruirono in Oltrarno i loro splendidi palazzi a ridosso del lazzaretto per dimostrare alla città che lì si poteva vivere senza timore. La Toscana intende scardinare il pregiudizio che tocca il carcere, anche attraverso la contiguità tra un istituto di pena a custodia attenuata e una struttura sanitaria di eccellenza. Siamo capaci di vincere grandi sfide e lo dimostreremo.
Per completare la risposta della Toscana alla giusta chiusura degli Opg, saranno allestiti nelle sezioni femminili e maschili di Sollicciano 2 reparti che ospitino i malati di mente toscani che secondo la legge 9 non possono stare nella Rems. E così eviteremo che si chiudano gli Opg per aprire a questi pazienti le porte del carcere ordinario. Allo scopo di tessere una rete che tenga nel tempo, la Regione ha già avviato un piano di collaborazione tra Aziende Sanitarie e magistratura di merito, attraverso protocolli in-ter-istituzionali e formazione congiunta. Alle parole - anche d'allarme - si risponde con fatti concreti.
La Repubblica, 6 aprile 2015
Il Garante dei detenuti Franco Corleone firma uno dei due appelli "Pessima soluzione".
Chiudere Montelupo per aprire Solliccianino che cosa cambierebbe per gli internati in Toscana? Lo chiede in modo polemico il comitato nazionale "Stop Opg" che contesta la soluzione avanzata dalla Regione, che annuncia nei prossimi mesi uno smistamento degli attuali ospiti nell'ospedale giudiziario in una serie di strutture tra le quali l'istituto Mario Gozzini vicino al carcere di Firenze. Tra le firme quelle di Stefano Cecconi, Giovanna del Giudice e il garante per i diritti dei detenuti della Toscana Franco Corleone.
"Pessima soluzione, si va di male in peggio: dall'Opg al Carcere-Opg", si legge nel documento. "Per quanto riguarda la Lombardia, l'Opg di Castiglione delle Stiviere rimane aperto, con 160 posti tra cui vi saranno anche internati provenienti da altre regioni. In queste situazioni serve il commissariamento. È evidente che le Rems non sono la soluzione per superare gli Opg ma una loro prosecuzione".
Anche Psichiatria Democratica contesta l'idea. "Eravamo stati facili profeti nel denunciare, con largo anticipo, che il 31 marzo 2015 l'Opg di Montelupo non avrebbe chiuso, nemmeno per gli internati toscani", scrivono gli psichiatri. "Ma non potevamo immaginare che la Regione utilizzasse una parte del Gozzini che già ospita detenuti a custodia attenuata o in semi-libertà. Di fronte a tanta incapacità gestionale ci auguriamo che il ministero provveda a commissariare la Regione".
www.casertanews.it, 6 aprile 2015
Il disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, recante "Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari", sancisce in maniera definitiva la proroga della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2015, in favore delle nuove Rems.
Ciò premesso, la Cisl FP seppur in ritardo rispetto ai tempi in questione, fa appello al commissario straordinario Gaetano Tanzi chiedendogli di convocare da subito una riunione con il Direttore del dipartimento della Salute Mentale, Carizzone Luigi e il direttore della Sanità Penitenziaria di Caserta Giovanni Nese, per discutere non solo dell'organizzazione del lavoro e quindi della mobilità del personale, ma della ancor più delicata situazione per ciò che concerne i trasferimenti dei pazienti che, come si sa, devono essere traslocati presso le strutture residenziali intermedie, altrimenti dette Rems.
Intanto i lavoratori, gli infermieri sono in grande preoccupazione soprattutto relativamente alla questione sicurezza, il percorso riabilitativo infatti deve essere affrontato con quanta più accuratezza è possibile, considerata l'estrema delicatezza delle condizioni dei pazienti in questione. Al momento però le due Rems accreditate sono quelle di Mondragone e Roccaromana, due località abbastanza lontane dai centri maggiormente preparati e che non sono adeguatamente attrezzate, con pochi mezzi e poche risorse di polizia.
Ove mai gli operatori sanitari, gli infermieri avessero infatti bisogno di aiuti e sostegni si troveranno lontani dai centri e dalle caserme. Vanno sicuramente aiutati i pazienti - commenta Nicola Cristiani, segretario provinciale - ma non bisogna trascurare la sicurezza dei lavoratori, vogliamo essere tutelati affinché possano essere evitati problemi di maggiore entità.
È importante sottolineare che ottemperando la legge in fretta e furia si possono fare errori che invece possono e devono essere assolutamente evitati. Gli investimenti e le risorse economiche per attuare le giuste scelte ci sono. Cerchiamo di non lanciarci in una corsa al paziente, in un percorso improvvisato che penalizza il paziente i lavoratori, e la struttura sanitaria stessa. È il caso anche di ricordare che in situazione analoghe, nel nord del paese, le strutture che dovevano essere chiuse sono invece state riconvertite esse stesse in Residenze Riabilitative, utilizzando spazi verdi esterni e riadattandoli, con una migliore ricollocazione degli ammalati e dei lavoratori stessi".
La Città di Salerno, 6 aprile 2015
La manutenzione del verde pubblico a Vallo verrà curata dai detenuti del carcere. Si rinnova un'operazione che riguarda l'utilizzazione di detenuti in regime di semilibertà per la pulizia e la manutenzione del verde pubblico del comune. Nel maggio 2012 tra l'Ente vallese e la direzione della Casa circondariale venne siglato un protocollo d'intesa: il carcere mette a disposizione il personale mentre il Comune deve farsi carico soltanto delle spese relative alle assicurazioni, dispositivi di sicurezza individuale, delle attrezzature e delle colazioni.
L'Amministrazione Aloia ha stanziato 500 euro per far fronte alle spese in modo da prolungare un servizio che ha lo scopo di tendere la mano a persone che stanno cercando un pieno reinserimento nella società e nel contempo si impegnano a rendere più decorose alcune zone della città ripulendole da erbacce e rifiuti. Un circuito virtuoso che vede un positivo dialogo tra Istituzioni. Non si tratta dell'unica iniziativa tendente al reinserimento sociale dei detenuti. Infatti gli stessi vengono coinvolti in corsi di cuoco, restauro mobili antichi, pizzaiolo, restauro edifici.
di Andrea Lazzari
Il Gazzettino, 6 aprile 2015
Beppe Sanmarco ha sviluppato lunghe esperienze nello sport: adesso sta lavorando con una ventina di detenuti: obiettivo, recuperare l'autostima.
Il mental coach che insegna a recuperare l'autostima ai detenuti. Beppe Sammarco, classe 1957, dipendente dell'assessorato alla partecipazione, ha un curriculum di tutto rispetto. Diciassette anni trascorsi nel settore giovanile del Vicenza, con compiti di allenatore dai pulcini fino agli allievi, quindi responsabile della scuola calcio e delle attività di base.
Dopo le esperienze al Villaggio del Sole, a Lonigo ed a Dueville, è stato direttore generale al Quinto e poi al San Lazzaro, dove da gennaio ha preso in mano le redini della prima squadra in seconda categoria. Mental coach dal 2006, ha conseguito nel 2010 il master che lo ha certificato a livello internazionale. "Mi sono aperto all'ascolto degli atleti, rendendomi conto dei loro bisogni, e lavoro sui loro talenti, andando alla ricerca delle risorse. Ho fatto della comunicazione tra allenatore e atleta il mio strumento principale per migliorare la prestazione dell'atleta e tengo corsi di formazioni nello sport".
Tra i suoi allievi ci sono nomi illustri, di cui cela però i nomi, fedele alla riservatezza. "Ho seguito anche qualche atleta nazionale di altri sport: uno è diventato campione europeo di schema, un altro è salito sul podio dei campionati assoluti di arti marziali, ma tra i miei clienti ci sono pure manager d'azienda piuttosto che persone comuni".
Che risultati ha avuto in particolare nel calcio? "Le prime applicazioni le ho messe in campo quando ero al Villaggio del Sole, dove ho vinto tre campionati fila alla guida con juniores regionali, d'élite e prima categoria. In particolare faccio tanto coaching sulla gestione dello stato d'animo e con il San Lazzaro siamo risaliti fino a metà classifica". Autore del libro "Il coach sei tu", uscito nell'ottobre del 2012, con il quale ha vinto il premio del Coni per l'arte e la cultura nello sport, da tre anni a questa parte è entrato anche in carcere. "Ho iniziato attraverso i progetti sociali dell'Aics, un percorso che prevede 60 ore di coaching diretto con una ventina di detenuti sul recupero di autostima, che terminerà a fine aprile. È un'esperienza straordinaria, perché hai a che fare con persone al limite. In precedenza mi sono occupato anche di recupero di ex alcolisti e tossici al Sert".
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