di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026
Il ministero della Giustizia proroga il regime speciale per l’anarchico detenuto a Sassari. Tra ricorsi respinti e nuovi fronti giudiziari, resta il nodo sull’applicazione del 41 bis a un soggetto senza struttura mafiosa. Il ministero della Giustizia ha rinnovato il 41 bis nei confronti di Alfredo Cospito. Il provvedimento, atteso entro il 4 maggio, è stato notificato oggi all’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini. Per l’anarchico detenuto nel carcere di Sassari altri due anni di carcere duro. Non è una sorpresa. Il rinnovo del 41 bis è diventato da decenni un atto quasi automatico: una volta entrati in quel regime, uscirne è raro. La legge prevede una revisione periodica, ma nella pratica i decreti di proroga si susseguono senza che il quadro di fondo cambi di una virgola.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026
L’esecuzione della pena può fermarsi senza scadenza quando il condannato è in condizioni di salute gravissime e irreversibili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 66 che affronta un tema centrale per la dignità in carcere. La questione era nata da un dubbio del Tribunale di Bologna su un uomo condannato a tre anni e mezzo, ormai devastato da deficit cognitivi e motori in una casa di riposo. Per i giudici bolognesi non era giusto obbligarlo a continue visite mediche per confermare quello che la scienza sa già. Chiedevano di poter dichiarare che la pena non può più essere eseguita.
di Antonio Bargone
Il Riformista, 1 maggio 2026
Il processo non è la ratifica di un teorema: il Pubblico ministero deve valutare le tesi della difesa. E non finisce qui: deve cercare anche gli elementi di prova che possono smentire la sua stessa ipotesi. La sentenza n. 58 depositata nei giorni scorsi dalla Corte Costituzionale afferma una cosa semplice, ma nel contesto italiano quasi rivoluzionaria: il Pubblico ministero deve cercare anche gli elementi di prova che possano smentire la propria stessa ipotesi, valutando con attenzione le tesi della difesa. Non è una novità teorica. È, anzi, un principio scolpito nella cultura costituzionale del processo penale. Eppure, proprio perché ribadito oggi con tanta nettezza, suona come una smentita implicita di una prassi che negli anni si è consolidata in senso opposto.
gazzettadilivorno.it, 1 maggio 2026
Un detenuto di 42 anni, originario del Piemonte ma da tempo residente in città, è stato trovato morto nella sua cella alle Sughere. A dare la notizia è Marco Solimano, garante dei detenuti, che evidenzia le criticità all’interno dell’istituto penitenziario. Il garante dei Diritti delle Persone private della libertà del Comune di Livorno, Marco Solimano, commenta con un intervento la notizia dell’ennesimo decesso avvenuto nel carcere di Livorno, e porge le sue condoglianze ai familiari. “Alle Sughere la morte arriva di notte”.
di Elisa Sola
La Stampa, 1 maggio 2026
Milano, quattro esposti firmati da 135 carcerati. Gli atti mandati ai pm, al Dap e al ministero della Giustizia. È un paragrafo a sé. L’oggetto è in terza riga: “Limitazione dello zucchero”. Il testo è scritto in corsivo su fogli a righe. “Non è possibile acquistare più di un chilo di zucchero al mese. Dobbiamo scegliere se zuccherare il caffè o il latte. O se rinunciare a tutte e due le cose per fare un dolce. Molti di noi non hanno i soldi nemmeno per comprare quel chilo. Sono vietati anche i sughi e lo scatolame. Lo sgombro, il tonno. Dicono per motivi di sicurezza. Ma allora anche questa penna, con cui scriviamo, è pericolosa, se uno vuole fare del male”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 maggio 2026
Al carcere di Opera, a Milano, qualcosa di molto grave starebbe accadendo da mesi. Denunce in procura, esposti, segnalazioni di avvocati, reclami collettivi firmati da oltre cento detenuti, quattro interrogazioni parlamentari. Eppure nessuno sembra muoversi. Un muro di gomma che si consolida giorno dopo giorno, mentre dall’interno continuano ad arrivare voci di pestaggi, umiliazioni, minacce di morte. Il primo allarme formale risale al 26 ottobre 2025. L’associazione “Quei Bravi Ragazzi Family”, presieduta da Nadia Di Rocco, presenta una denuncia-esposto alla procura della Repubblica di Milano.
di Simonetta Ieppariello
ottopagine.it, 1 maggio 2026
Deve scontare la sua pena in carcere ad Avellino, ma è malata di cancro. Si chiama Elena ha 56 anni, e da alcune settimane le sono stati diagnosticati più tumori. Il suo quadro clinico la costringe ad enormi sofferenze e oggi il garante dei detenuti Samuele Ciambriello ha lanciato un appello per lei, perché si possa curare fuori dal carcere. “Elena soffre, sta male. Spiega Ciambriello. Bisogna garantirle cure fuori, quel diritto sancito dalla costituzione che vorrei fosse garantito anche ad altri malati carcerati”.
di Giulio Gavino
La Stampa, 1 maggio 2026
Un contratto, vero, con busta paga, i contributi pagati e tutti gli annessi e connessi, per riprendere a vivere dopo aver saldato il conto con la Giustizia e la Società. Da trafficante di droga all’impiego stabile con un’azienda che ha bisogno di manodopera qualificata. E’ iniziato qualche tempo fa un progetto che non fa del reinserimento solo una “stampella” provvisoria ma una pietra angolare della “seconda vita” fuori dal carcere. A beneficiarne, in effetti, è un detenuto poco più che trentenne che al momento vive in regime di semi-libertà. Ma ancora per poco. Di giorno se ne va al lavoro, la sera per dormire torna in cella.
cronachesalerno.it, 1 maggio 2026
Si è tenuto ieri un dialogo aperto tra S. Ciambriello e Manuela M. Siniscalco una delle mediatrici del centro di giustizia riparativa istituito a Salerno. Il dialogo ha spaziato dall’importanza di divulgare la cultura della giustizia riparativa preparando sempre di più i mediatori esperti nelle università - oggi deputate alla formazione dei nuovi mediatori - per poi concludersi con una proposta concreta del garante dei detenuti alle mediatrici di giustizia riparativa di Salerno di iniziare con lui questa opera di divulgazione della G. R. proprio tra i detenuti negli istituti penitenziari del territorio.
di Eugenio Raimondi
Avvenire, 1 maggio 2026
Per non limitarsi alla sola tregua, la giustizia riparativa ricerca una terzietà generativa che non imponga dall’alto ciò che richiede invece un processo lento, teso al futuro. Per non limitarsi alla sola tregua, il nuovo numero di Gutenberg, il supplemento culturale di Avvenire in edicola e in digitale il 1° maggio, affronta le pratiche e le forme della giustizia riparativa, dal pensiero giuridico ai casi concreti, fino alle risonanze culturali e storiche della ferita.










