di Donatella Signetti
La Stampa, 30 aprile 2026
Il laboratorio “Liberamente”, tenuto in sei incontri nel carcere di Cuneo da due docenti e una psicologa, ha coinvolto una ventina di detenuti con risultati sorprendenti e momenti di forte commozione condivisa. Cosa significa sentirsi liberi in carcere? Per una ventina di persone detenute, la risposta è passata dalla scrittura: sei incontri, parole condivise, silenzi attraversati insieme. Un tempo sospeso in cui la voce, ritrovata, ha aperto uno spazio inatteso di libertà. Non era scontato. In carcere le emozioni spesso si contraggono, si riducono al minimo indispensabile: è una forma di difesa, una strategia di sopravvivenza.
askanews.it, 30 aprile 2026
Cosa succede davvero dentro un carcere minorile? Chi sono i ragazzi che ci finiscono? E cosa resta loro una volta usciti? “La cella di fronte” è uno spettacolo teatrale prodotto da Produzioni Timide in collaborazione con The Best Blend che nasce per affrontare queste domande - e molte altre - senza retorica né sconti, ma con la forza delle storie vere. A guidare il racconto è Kento, rapper, scrittore e formatore, che da anni porta scrittura e musica dentro scuole, carceri e comunità. Attraverso parole, suoni e immagini, la narrazione si sviluppa tra aneddoti ed esperienze vissute, restituendo un ritratto concreto della realtà del carcere minorile: non solo luogo di punizione, ma microcosmo fatto di sogni, errori, speranze e ingiustizie.
di Jule Busch
ilgiunco.net, 30 aprile 2026
Si è svolta ieri mattina, all’interno della Casa circondariale di Massa Marittima, l’inaugurazione del murale realizzato nell’ambito del progetto “Arte senza confini 2026”, promosso dall’associazione Operazione Cuore Ets in collaborazione con la direzione del carcere. Un momento significativo che ha unito arte, scuola e impegno sociale, con la partecipazione degli studenti della Scuola Pontificia Pio IX di Roma e del liceo Carducci Volta Pacinotti di Piombino. Dodici i ragazzi che sono stati protagonisti attivi nella realizzazione dell’opera, trasformando un luogo chiuso come il carcere in uno spazio di espressione e condivisione.
L’Unione Sarda, 30 aprile 2026
L’iniziativa dal 1° al 3 maggio con tappe a Bitti, Lula e Nuoro e momenti di accoglienza nelle comunità locali. Un cammino di speranza, fede e condivisione. Tutti insieme, passo dopo passo, per non lasciare indietro nessuno. È lo spirito che guida anche quest’anno i volontari dl Cammino di Bonaria, che da alcuni anni hanno deciso di mettersi in dialogo con i detenuti delle strutture carcerarie attraversate dal percorso, con momenti di confronto, ascolto e sostegno reciproco. Non solo i detenuti sono chiamati a riflettere su sé stessi, ma anche chi partecipa dall’esterno è invitato a interrogarsi e a mettersi in discussione. L’obiettivo è quello di condividere un’esperienza che diventa occasione di confronto e di crescita personale. Il cammino attraversa tre istituti penitenziari: la colonia penale di Mamone, il carcere di Badu e Carros e quello di Quartucciu. Per tre giorni volontari e detenuti percorreranno insieme alcune tappe in Sardegna.
di Christian Raimo
La Stampa, 30 aprile 2026
È importante leggere scrittori che indagano i colpevoli e che talvolta confessano di esserlo. Ma ci sono anche dei rischi. Una delle novità più importanti del sistema editoriale degli ultimi anni è la presa di parola di chi ha subito violenza: la cortina di silenzio millenario che circondava l’abuso è oggi è lacerata da un’esplosione di narrazioni di sopravvissute. È stato un caso in Francia “La notte nel cuore” (Einaudi) di Natacha Appanah, lo sarà in Italia. È stato un caso mondiale quello di Gisèle Pelicot proprio perché lei ha deciso anche di raccontarlo ovunque, compreso il suo libro “Un inno alla vita” (Rizzoli). Fiction o nonfiction, le voci di donne e persone trans che hanno trasformato il trauma privato in testimonianza letteraria è un catalogo che sta diventando canone.
di Caterina Soffici
La Stampa, 30 aprile 2026
Grande attesa per le manifestazioni del 1° Maggio: la Festa dei lavoratori potrebbe diventare un calderone pieno di tante altre cose. Ognuno a modo suo e tutti in ordine sparso. Tutti in piazza, ma ognuno con la propria agenda. A Roma il 25 aprile abbiamo assistito a un fenomeno nuovo: il giovane ebreo di fede sionista che spara a due manifestanti dell’Anpi perché portano al collo il fazzoletto dei partigiani. Ma abbiamo visto anche chi sfila con la bandiera di Israele quando si commemora il 25 Aprile, festa della Liberazione italiana e viene attaccato dai manifestanti pro Palestina che gridano slogan nazisti e inneggiano alla Shoah. E chi, sempre il 25 Aprile, sfila con bandiere dell’Ucraina e viene aggredito da manifestanti filorussi. È il modello dei social media che dilaga nella realtà, non più solo la contrapposizione delle due curve e l’odio sparso a casaccio, ma uno stress test continuo per la democrazia, un continuo spingere il limite, in momenti che dovrebbero essere condivisi e diventano invece palcoscenici individuali e come tali ancora più divisivi.
di Gad Lerner
Il Manifesto, 30 aprile 2026
Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che nelle scuole e per strada minacciano e aggrediscono chi individuano come nemico di Israele. L’ebreo fascista che il 25 aprile 2026 va a sparare sul raduno antifascista dell’Anpi, sentendosi con ciò guerriero d’Israele… non avrei mai immaginato che si arrivasse fino a dover provare questa vergogna, fino a un tale capovolgimento della storia. Ne proviamo una tristezza infinita. Nel nostro immaginario ci sta che a Milano dei caporioni della destra al potere giustifichino un pestaggio squadristico perché strappare un manifesto commemorativo dell’orribile uccisione di Sergio Ramelli, proprio il giorno dell’anniversario, vorrebbe dire andarsela a cercare. Ma non ci sta l’ebreo che prende la mira e spara sugli antifascisti. Perché noi serbiamo memoria dei martiri ebrei antifascisti della prima ora, da Carlo e Nello Rosselli a Leone Ginzburg, da Emanuele Artom a Eugenio Curiel.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 30 aprile 2026
L’aspetto più peculiare di questo tempo in cui gli avversari politici sono trasformati in nemici esistenziali è l’uso della figura della vittima come leva per l’esercizio della violenza. Spari alla manifestazione del 25 aprile a Roma; spari nello stesso giorno a Washington, alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca all’hotel Hilton. Del secondo episodio sappiamo che il responsabile è un trentunenne incensurato, Cole Tomas Allen, presumibilmente intenzionato a colpire il presidente Trump che in vari post sui social paragonava a Hitler. Per il primo, che ha visto il ferimento di due militanti dell’Anpi, è stato arrestato ieri il ventunenne Eitan Bondi, che alla polizia ha detto di far parte della Brigata ebraica, l’associazione che è stata negli ultimi giorni al centro di furiose polemiche dopo il suo allontanamento dal corteo di Milano.
di Mario Della Cioppa
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2026
Il fatto che, puntualmente, si guardi ai successivi appuntamenti pubblici con la previsione di nuove tensioni è la conferma più chiara di una politica che alimenta il conflitto. Nei giorni scorsi, all’interno del Parlamento, è andata in scena una nuova amara conferma di una deriva ormai evidente: il 24 aprile, durante il voto sul decreto Sicurezza. Cori contrapposti, simboli esibiti come bandiere, appartenenze gridate più che argomentate. “Bella ciao” da una parte, l’Inno di Mameli dall’altra. Nel mezzo, chi resta seduto e in silenzio, come se fosse estraneo a quanto accade. Il punto non è cosa si canta ma dove e come: il Parlamento. Quello che è accaduto in Aula richiama ciò che, da anni, si vede anche il 25 aprile, sempre più caratterizzato da tensioni, contestazioni, appartenenze contrapposte.
di Francesco Rosati
Il Riformista, 30 aprile 2026
La domanda di supporto psicologico e psichiatrico cresce ancora L’iniziativa di “Diritto a Stare Bene” ha già raccolto oltre 70mila firme per costruire una rete pubblica di assistenza gratuita e integrata. Nel 2024 quasi 850mila persone in Italia hanno chiesto aiuto per la propria salute mentale. Non sono solo freddi numeri o dati sanitari, ma la triste storia di un sistema che non regge più. Secondo l’ultimo report del Ministero della Salute, la domanda di supporto psicologico e psichiatrico continua a crescere, colpendo in modo diseguale la popolazione. Le più esposte sono le donne: i casi di depressione sono quasi il doppio rispetto agli uomini. Anche tra i giovani i dati sono allarmanti.










