di Reza Khandan*
Il Dubbio, 17 settembre 2025
Il 16 giugno stiamo passeggiando nel cortile della sezione 8 quando si sentono colpi di contraerea: i proiettili esplodono sopra le nostre teste, seguiti da detonazioni violente. Le urla dei compagni si mescolano al rombo dei colpi, la polvere sollevata dall’onda d’urto cade sugli occhi e sulle spalle. La paura si diffonde come una corrente elettrica tra di noi, in un istante tutti siamo consapevoli della fragilità del nostro rifugio. L’attacco all’edificio della televisione di Stato iraniana è il più vicino e devastante dall’inizio della guerra che percepiamo dalle sbarre di Evin. Mi precipito alla sala 10, al quarto piano: da una finestra vedo l’enorme colonna di fumo che si innalza verso il cielo grigio. Molti compagni assistono in diretta all’interruzione delle trasmissioni televisive. Tra i detenuti esplodono reazioni contrastanti: paura, incredulità, panico; scoppiano litigi, spintoni, e cinque vengono portati in isolamento nella sezione 209, quella consacrata agli interrogatori.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 settembre 2025
Donatella Stasio racconta la storia di un ex detenuto. La sentenza della Consulta rimasta lettera morta “Il deserto affettivo specchio della nostra società”. Roba che “non si fa”, le aveva risposto di getto. Parlava del sesso in carcere: privazione che lui conosceva bene perché dentro c’era stato tanto. Eppure quella clamorosa sentenza della Consulta, la numero 10 del gennaio 2024 che nell’indifferenza collettiva dichiarava “incostituzionale il divieto di affettività per le persone detenute”, a lui non lo aveva scalfito neanche un po’: questione di rispetto e decenza, aveva tagliato corto, perché oggi in galera non ci sono le condizioni. Poi sono seguiti mesi di colloqui.
di Marco Montini
L’Identità, 16 settembre 2025
Rita Bernardini, presidente della associazione “Nessuno tocchi Caino”, è una donna forte, tosta, che quotidianamente opera per i diritti e le tutele dei detenuti: in questa intervista, la Bernardini accende ancora una volta i fari mediatici sulle complesse e delicate condizione delle carceri italiane e su ciò che la politica dovrebbe fare per risollevare una situazione sempre più emergenziale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Un dato inquietante emerge dall’ultimo rapporto semestrale di Arci Porco Rosso: cittadini egiziani condannati in Italia per essere “scafisti” vengono trasferiti direttamente dai penitenziari ai Centri di permanenza per il rimpatrio. Da lì vengono deportati in Egitto, dove li attende una nuova incarcerazione con le stesse accuse. L’associazione ha documentato negli ultimi mesi diversi casi, concentrandosi su tre uomini deportati nell’autunno 2024 dai Cpr di Milo (Trapani) e Pian del Lago (Caltanissetta). Il contatto mantenuto con loro dopo il rimpatrio ha fatto emergere una realtà paradossale: “le persone detenute in Italia come scafisti vengono nuovamente arrestate all’arrivo in Egitto, in misura cautelare, con l’accusa di traffico di persone”.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 16 settembre 2025
Il percorso di Paolo Amico, che 35 anni fa partecipò all’omicidio del giudice Livatino. “Nella vita di un uomo ci sono volti e incontri che possono dare una direzione nuova all’esistenza”. Gli anni passati finora in galera sono trentacinque, diciassette dei quali in regime di carcere duro. Sta scontando l’ergastolo nella Casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano. Condanna pesante, come pesante è il reato, come pesante è il fardello che continua a gravare sul cuore per ciò che ha fatto. Paolo Amico aveva 23 anni quando partecipò al gruppo di fuoco che il 21 settembre del 1990 uccise il giudice Rosario Livatino mentre andava al lavoro in auto lungo la statale Caltanissetta-Agrigento.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Il sindacato delle toghe ufficializza il Comitato e investe mezzo milione per la campagna contro la separazione delle carriere. Vanificato ogni barlume di speranza di vedere il testo del ddl sulla separazione delle carriere modificato in Parlamento, l’Anm è scesa ufficialmente in campo in vista del referendum costituzionale che dovrebbe tenersi nella prossima primavera. Lo ha fatto nel tardo pomeriggio di sabato quando alcuni membri del “parlamentino”, compreso il presidente Cesare Parodi, si sono recati da un notaio per formalizzare ufficialmente la nascita del Comitato “A difesa della Costituzione e per il No al referendum”.
di Michele Cozzi
Corriere del Mezzogiorno, 16 settembre 2025
Intervista a Franco Cassano, presidente della Corte di Appello di Bari: “L’obiettivo è colpire il Csm”. La riforma della giustizia ha avuto già diversi passaggi parlamentari, e sembra in dirittura di arrivo. Una battaglia ormai finita? “I sondaggi dicono che l’esito del referendum non è scontato. Stanno nascendo tanti Comitati referendari per contrastare la riforma. Nella società, a destra come a sinistra, c’è una forte tradizione attenta ai valori dell’onestà in politica e nell’amministrazione pubblica, e alla necessità di combattere le organizzazioni criminali, che s’interroga sull’opportunità di una riforma che, per ammissione di chi la propugna, non affronta i problemi della giustizia, e mira solo a limitare i poteri della magistratura. La politica dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di andare avanti così, spaccando il Paese col referendum, e con il rischio di esiti inaspettati”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Violenza sulle donne, continuano le polemiche per la sentenza di Torino. Il cortocircuito dell’Anm che difende i colleghi sotto attacco (e in realtà li bacchetta). Il comunicato diffuso dalla Giunta dell’Anm di Torino, teoricamente nato per difendere i giudici finiti nel mirino dopo la controversa sentenza sui maltrattamenti, si è trasformato in un boomerang. Più che protezione, appare come una bacchettata. Il testo, che in apparenza suona come una manifestazione di solidarietà, prende infatti - nemmeno troppo tra le righe - le distanze dal collegio di primo grado parlando di “considerazioni superflue e ultronee rispetto al profilo decisorio”.
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2025
L’Associazione: “Grazie ai magistrati arretrato abbattuto con largo anticipo del 95% nel settore civile e del 25% nel settore penale”. “I magistrati continueranno a fare la loro parte, ma senza una presa d’atto chiara e senza interventi strutturali effettivi, il Paese rischia di fallire non solo l’appuntamento del 2026 ma anche, in prospettiva, l’obiettivo di rendere realmente efficiente il servizio giustizia: di ciò non si potrà addossare alcuna responsabilità alla magistratura”. È quanto si legge in un documento sul “dl Giustizia Pnrr” approvato a maggioranza dal Comitato direttivo centrale dell’Anm. “Spetta al legislatore e al Governo dimostrare che l’efficienza della giustizia è davvero una priorità per il Paese e non terreno di propaganda” si sottolinea.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 16 settembre 2025
Grazie al progetto del Pnrr erano stati assunti a tempo determinato 12 mila addetti agli staff dei giudici. Le loro storie: “Preziosi per gli uffici, invisibili ai diritti”. Preziosi, ma inesistenti per le piante organiche di domani. Indispensabili per far andare avanti fascicoli e dibattimenti, civili e penali: al punto che a tanti di questi collaboratori dei magistrati è sostanzialmente impedito, oggi, di partecipare alla loro prima giornata nazionale di mobilitazione. La motivazione? “Purtroppo non si possono far saltare le udienze”. E tuttavia: invisibili ai diritti, destinati a uscire, come hanno ammesso il ministro Carlo Nordio e il suo vice Francesco Paolo Sisto. Verso l’ennesima precarietà.
- Colpito con il taser muore in ospedale: era stato fermato dalla polizia
- Caso Almasri, il governo deposita la sua difesa
- Caso Lucano, no del Tar di Reggio Calabria: confermata l’incandidabilità
- Assolti ma colpevoli: il caso Cavallotti e la sfida alla presunzione d’innocenza
- Divieto di ne bis in idem per il reato già punito in uno Stato Ue anche se con diversa qualificazione









