di Riccardo Zingaro
luceraweb.eu, 27 maggio 2025
Nel carcere di Lucera si è concluso l’anno scolastico della prima classe dell’istituto professionale alberghiero, avviato a settembre scorso. E i 14 detenuti che frequentano le lezioni di tutti gli indirizzi didattici hanno voluto mostrare quanto appreso, allestendo un vero e proprio banchetto nel cortile del penitenziario, offrendo un menù partito dagli antipasti e finito ai dolci, curando anche tutto l’apparato di accoglienza e preparazione logistica. La partnership con il locale Convitto Bonghi che ha messo a disposizione otto docenti e tutto il know how necessario sta quindi dando frutti evidenti e pure gustosi, e gli ospiti della giornata sono stati gli insegnanti, il personale civile della struttura e quello della polizia penitenziaria, tutte persone che ogni giorno danno il proprio contributo umano e professionale per la loro assistenza ai reclusi, praticamente tutti legati a reati di violenza di genere o a sfondo sessuale.
di Vincenzo Amato
La Stampa, 27 maggio 2025
Comune di Omegna, Mastronauta e carcere di Pallanza hanno siglato un accordo sperimentale. Nel laboratorio “L’Ago della libertà” saranno recuperati vestiti che poi verranno messi in vendita. Solidarietà, creatività e speranza. È il progetto Ri-Vesti, il laboratorio di riuso di abbigliamento usato che con fantasia viene reimmesso sul mercato. Protagonista la casa circondariale di Verbania attraverso il laboratorio sartoriale “L’ago della libertà”. È un’iniziativa che si deve al Comune con l’associazione Mastronauta e i detenuti verbanesi. L’idea è nata dopo le felici esperienze che il carcere di Pallanza ha avuto con i corsi di arte bianca (cucina e biscottificio), e adesso con i capi di abbigliamento dismessi che possono avere una seconda vita.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 27 maggio 2025
Grande folla al Salone del Libro per l’assegnazione del Premio letterario “Meco” sui temi del carcere. Oltre 800 gli elaborati giunti alla giuria del concorso promosso dal Forum Terzo Settore e dai Salesiani, in collaborazione con “La Voce e il Tempo”. Decine di persone sono rimaste in piedi al Salone del Libro, venerdì scorso presso lo stand del Comune di Torino, dove si è tenuta la premiazione della 1ª edizione del Premio letterario “Meco”, dedicato alla memoria di Domenico Ricca, salesiano, per 40 anni cappellano all’Istituto penale minorile torinese “Ferrante Aporti, scomparso lo scorso anno. Un pubblico inatteso come la partecipazione al concorso di cui il nostro giornale era media partner: nel giro di due mesi sono pervenuti alla giuria da tutt’Italia 850 contributi di autori nati dal 2007 al 1947. Saggi, poesie, racconti anche di detenuti (nel carcere di Biella al termine di un laboratorio di scrittura si è deciso di partecipare al premio) e da 13 giovani ristretti al “Ferrante Aporti” a cui era dedicata una sezione.
di Martino Fiumi
lasestina.unimi.it, 27 maggio 2025
Professori di diritto, operatori di San Vittore e Bollate e anche il garante dei detenuti di Milano. Una giornata per chiedersi come rispondere all’emergenza carceri. ““Tu sei una pazza” è la prima cosa che mi hanno detto quando ho deciso di aprire un ristorante per far lavorare i detenuti di Bollate”. dice Silvia Polleri. Alle sue spalle passano i ragazzi e le ragazze del catering, vassoio-muniti e trafelati. In mezzo alla calca che si infrange addosso al tavolo del buffet Polleri si blocca. Strizza gli occhi. Fissa un ragazzo che serve tramezzini. “Ma come, solo tre? E riempi quel vassoio!”. Poi gli sorride. Intorno a lei orbitano professori universitari, giornalisti, ex e attuali operatori del carcere di San Vittore, direttrice compresa. Tutti nell’atrio della Sala Napoleonica dell’Università Statale per l’evento Emergenza carcere tra realtà locale e prospettive europee.
gnewsonline.it, 27 maggio 2025
“Solo con il lavoro possono riscattarsi”. Questo il messaggio che Aldo Gori cerca di trasmettere ai detenuti che lavorano nella fabbrica aperta all’interno nel carcere di Bologna. È un tutor volontari di ‘Fare impresa in Dozza- Fid’ che oggi - assieme agli altri suoi colleghi - ha ricevuto dal Comune di Bologna la Turrita d’argento per “lo straordinario esempio di partecipazione e solidarietà all’interno del carcere” ha commentato il sindaco Lepore. Il cuore pulsante dell’iniziativa è proprio nei volontari, un gruppo di tutor, collaboratori delle aziende fondatrici di Fid in pensione, che si dedicano alla formazione dei detenuti e li seguono nel lavoro quotidiano in fabbrica, trasferendo contenuti tecnici per il montaggio e l’assemblaggio di pezzi meccanici e la costruzione di componenti.
di Sara Paris
lavitadelpopolo.it, 27 maggio 2025
Il racconto dell’archeologa Sara Paris, accanto a un giovane dell’Ipm in messa alla prova. Arricchiti e trasformati reciprocamente dall’esperienza. Sono Sara, uno dei soci fondatori dell’associazione Treviso Sotterranea, che da più di 10 anni lavora per far conoscere gli ambienti ipogei delle mura e della città e per promuovere il patrimonio culturale di Treviso. Quando ho conosciuto don Otello Bisetto, che mi ha proposto di collaborare con il carcere minorile, ho accettato subito, incuriosita e desiderosa di far avvicinare un ragazzo al mondo dei beni culturali. Pensavo che il prendersi cura di qualcosa lo avrebbe forse aiutato a vedere il mondo in modo diverso. Mi chiedevo come rendere questo percorso positivo e formativo per lui; non mi ero, invece, fatta nessuna domanda su cosa avrebbe dato a me questa esperienza; mai avrei immaginato come questo percorso sarebbe stato ricco di momenti significativi che mi avrebbero coinvolta e arricchita.
cataniatoday.it, 27 maggio 2025
Per garantire che la privacy dei minori venga rispettata, le lettere degli studenti vengono vigilate: non possono contenere informazioni con indirizzi e numeri civici, non ci possono essere nomi di battesimo e ogni partecipante sceglie un nickname col quale avviare la corrispondenza. Lettere dal carcere. Missive scambiate tra chi è fuori e chi, invece, nonostante la giovane età, è costretto per un periodo a stare ‘dentro’. Uno scambio che diventa possibilità’ e crescita, ma anche un modo per accorciare le distanze e per abbattere le pareti, non solo fisiche, che separano esperienze di vita diverse.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 27 maggio 2025
Il progetto “Osmosi”: durante l’anno i ragazzi fuori hanno inviato ai reclusi foto e cartoline come segno di amicizia. Più che un suggerimento, è un’invocazione accorata. “Ragazzi, non fate come noi. State lontani dalle strade su cui ci siamo avventurati. E ricordate che il confine tra bene e male è più sottile di quanto comunemente si pensa. Noi l’abbiamo varcato quel confine, a volte senza neppure rendercene conto, e ne stiamo pagando le conseguenze qua dentro”. È proprio un’invocazione quella che arriva dai detenuti della Casa circondariale di Terni, dove si consuma l’ultimo atto del progetto Osmosi che li ha visti protagonisti insieme a un gruppo di studenti dell’Ipsia Pertini della città. In verità, studenti sono pure loro: frequentano in carcere la sezione staccata dell’istituto, hanno sulle spalle il peso di reati che li hanno portati in cella.
di Roberta Rampini
Il Giorno, 27 maggio 2025
Fondazione Versace, l’iniziativa solidale di Santo e della moglie Francesca. Lo spazio inaugurato nella casa di reclusione: “Un sogno che si realizza”. “Da qui si vede il cielo e non le sbarre. Questo è un luogo bello, colorato e accogliente, sicuramente i nostri figli saranno più contenti di incontrarci qui, anziché nella sala colloqui”. È lo spazio “Abbracci in libertà” inaugurato ieri pomeriggio all’interno della casa di reclusione di Bollate. “Un sogno che si realizza, nato dall’ascolto di queste mamme che, nonostante tutto, restano tali”, dichiara Francesca De Stefano Versace. Il progetto è stato realizzato dalla Fondazione Santo Versace, anche grazie al supporto di Banca del Fucino.
rai.it, 27 maggio 2025
Otto marzo 2020, l’Italia si ferma. Poche ore e comincerà il lockdown. Tutti chiusi in casa, come in una prigione. Ma le carceri, quelle vere, ribollono di rabbia. I primi contagi dietro le sbarre, la sospensione dei colloqui e dei permessi sono la miccia che accende le proteste. Quella nel carcere di Modena sarà la rivolta più sanguinosa del dopoguerra in un penitenziario italiano. Finirà con 13 morti, tredici persone che erano nelle mani dello Stato. Uccisi, diranno le indagini, per overdose da farmaci rubati nell’infermeria. L’inchiesta sulle morti viene archiviata, ma c’è un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e ci sono altri fascicoli ancora aperti sulle violenze e sulle devastazioni. Cosa è accaduto davvero in quelle 72 ore durante le quali il carcere era terra di nessuno?
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