di Sergio Labate*
Il Domani, 26 maggio 2025
Gaza, il diritto d’asilo in Europa, la storia di un mendicante a Verona. Cos’hanno in comune queste storie? Sono sintomi del fatto che non possiamo capire ciò che sta accadendo se non osserviamo allo stesso tempo i muri e le deportazioni. Le due cose stanno insieme: fermare o costringere a muoversi. Si tratta di uno stesso esercizio del potere che si rivolge a un elemento fondamentale della nuda vita, la necessità di sentirsi a casa del mondo. Tre indizi non provano una storia, specie quando la storia si presenta così oscura e invadente come in questi anni. Però qualcosa segnalano, sono sintomi di dove sta andando il mondo. Il nostro mondo che chiamiamo Occidente, quello di cui facciamo parte sia quando lo difendiamo sia quando ci indigniamo.
di Simona Forti
La Stampa, 26 maggio 2025
In un mondo sempre più simile ad un campo di battaglia, su cui si combattono guerre armate e “guerre culturali”, alcune parole diventano munizioni. E così, a fronte di un’opinione pubblica sgomenta per l’azione genocidaria del governo israeliano, il 22 maggio alla Casa Bianca Trump impugna il termine genocidio e lo punta contro un attonito presidente del Sudafrica. L’accusa ha un risvolto perverso: Cyril Ramaphosa, a capo di una nazione che si è retta per 50 anni sulla segregazione dei neri, viene accusato dal bianchissimo Donald di assecondare il “genocidio dei bianchi” - degli Afrikaner -- che il suo paese starebbe perpetrando. È ovvio, come viene presto confermato, che la notizia è costruita ad arte, ma come leggerla? È solo espressione dell’ennesimo rito di umiliazione orchestrato dall’intemperante ed esibizionista presidente statunitense?
di Mario Giro*
Il Domani, 26 maggio 2025
C’è un cambiamento antropologico in atto in Europa e Usa. Le nuove generazioni e i discendenti arabo-musulmani non hanno la stessa sensibilità registrata in passato. Occorre trasmettere la storia e la memoria e va separato il giudizio storico di fondo da quello sulla politica del governo Netanyahu, certamente criticabile. Forte polemica tra Israele ed europei attorno ai fatti di antisemitismo. Ma la novità è che l’assassinio dei due diplomatici israeliani a Washington rappresenta un segnale preoccupante: ora nemmeno gli Stati Uniti sono al riparo dall’antisemitismo.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 26 maggio 2025
Nel cuore della Striscia di Gaza, una tragedia umanitaria si consuma con la lentezza crudele della fame. Da troppo tempo in quel luogo diventato l’inferno in terra i bambini muoiono a occhi aperti, le madri stringono corpi ormai senza vita, e i padri scavano tombe a mani nude. Eppure, il mondo guarda altrove. L’orrore è reale, ma la risposta internazionale è un sussurro, un vago fastidio nella routine dell’attività diplomatica. Com’è possibile? La risposta non sta solo nelle ragioni della geopolitica o nella diplomazia, ma anche nella nostra psicologia, nel modo in cui il nostro cervello reagisce a simili tragedie e produce una verità sconcertante: più aumenta il numero delle vittime, meno ci curiamo di loro.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 25 maggio 2025
Da questa settimana, ogni sabato, incontriamo persone rilevanti del terzo settore, donne e uomini che hanno creato lavoro e formazione per i detenuti, promosso la cultura come esercizio di libertà, sfidato ostacoli burocratici, combattuto pregiudizi e stereotipi. Tra passato e presente, attraverso queste figure, è possibile riscrivere la storia del mondo penitenziario dalla Riforma Gozzini a oggi.
di David Allegranti
La Nazione, 25 maggio 2025
Il sovraffollamento delle carceri va sempre peggio ha detto Ignazio La Russa, che nei giorni scorsi ha pronunciato parole sorprendenti sul tema. Il presidente del Senato, uno dei leader di Fratelli d’Italia, partito non esattamente garantista, sembra aver fatto quasi una scelta di campo: “Ho parlato con il presidente Meloni, che mi ha dato contezza che vi è un progetto preciso da parte di questo governo, che però ha dei tempi, non è che da un giorno all’altro puoi risolvere un problema”.
di Giancarlo De Cataldo
La Repubblica, 25 maggio 2025
Viviamo in un Paese dove si ammazza ogni minuto, il terrore serpeggia nelle strade, e i criminali non solo la fanno franca, ma irridono la giustizia scaricando le colpe su innocenti capri espiatori. È la sensazione che si ricava dal profluvio informativo che ci investe da qualche settimana a proposito del caso di Garlasco. Eppure, ci dice l’Istat che omicidi e delitti gravi sono in costante calo. Nel 2023 (ultimo dato rilevato) ne sono stati commessi 334: trent’anni prima erano quasi duemila. Da molti anni la media degli omicidi commessi colloca l’Italia sul podio dei paesi europei più sicuri. Ci dice altro, l’Istat. Ci dice che la percentuale dei casi risolti sempre nel 2023 - è del 90% (299 su 334), con picchi del 95,7% quando vittima è una donna, e dell’86% quando ci si muove in ambito di criminalità organizzata.
di Giuseppe Allegri
Il Manifesto, 25 maggio 2025
Alla Camera approda il disegno di legge di conversione del decreto sicurezza: si dovrebbe utilizzare il poco tempo ancora a nostra disposizione per tentare l’intentato. Il decreto legge “sicurezza” potrebbe essere convertito proprio a ridosso dei referendum dell’8 e 9 giugno, ma naturalmente è già in vigore in quanto “provvisorio” provvedimento governativo con forza di legge che può essere adottato solo “in casi straordinari di necessità e urgenza”. Il contenuto è rimasto quello del disegno di legge che da oltre un anno era oggetto di dibattito parlamentare, criticato e contestato dall’opposizione parlamentare e da quella sociale, radunata nella rete “A pieno regime”: dall’Arci ai movimenti studenteschi, dagli scout all’associazionismo diffuso, agli spazi sociali, ai sindacati.
di Antonio Marvasi
La Discussione, 25 maggio 2025
Il Presidente nazionale dell’Anm Cesare Parodi interviene con fermezza contro la riforma della giustizia promossa dal governo, denunciando un attacco ai principi fondanti dell’ordinamento giudiziario. Lo fa dal Palazzo di Giustizia di Palermo, dove si è tenuto il comitato direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati. “Abbiamo incontrato il Presidente Meloni, il Ministro Nordio e i rappresentanti dei gruppi parlamentari: in questi incontri abbiamo ribadito il nostro assoluto dissenso nei confronti di questa riforma”, ha dichiarato Parodi. Non giova all’efficienza della giustizia, ma vuole semplicemente inserire etichette ideologiche che non condividiamo su ciò che la magistratura rappresenta nel sistema italiano”.
di Alessandro Galimberti
Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2025
Fari puntati su standard e uniformità del servizio e sul buon uso dei fondi. Il Pnrr della giustizia è una grande scommessa che ha raggiunto - e riuscirà a completare entro il giugno del 2026 - un buon numero di target, ma i problemi di fondo restano gli standard e l’uniformità del servizio erogato, il buon utilizzo dei (cospicui) investimenti e, soprattutto, il cambiamento delle “abitudini” giudiziarie in gioco. Il panel sul pianeta giustizia, versante riforme, al Festival dell’economia mette in trasparenza un mondo complesso - non solo per ragioni geografiche - e una correlata difficoltà nella lettura dei dati a un anno dalla scadenza dei maxi prestiti/finanziamenti Ue.
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