Corriere di Verona, 16 settembre 2025
Il Centro Nav, grazie all’accordo tra Comune e carcere di Montorio, offrirà ai detenuti condannati per reati di violenza di genere dei percorsi psico-educativi di recupero. Sottoscritto l’accordo di collaborazione tra Comune di Verona, approvato dalla Giunta su proposta della vicesindaca e assessora alla parità di genere, Barbara Bissoli, e la Casa Circondariale di Montorio, alla presenza del Garante delle Persone Detenute, don Carlo Vinco, per l’attivazione ad opera del Centro N.A.V. - Non Agire Violenza dei Servizi Antiviolenza del Comune di percorsi psico-educativi rivolti agli uomini detenuti, condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari e conviventi e per atti persecutori per i quali sia stato formulato un programma di trattamento individualizzato con finalità di recupero e di sostegno a carico del sistema penitenziario.
di Carmela De Rose
Corriere della Sera, 16 settembre 2025
La Casa Circondariale di San Vittore ospiterà martedì 30 settembre, dalle ore 15.30, il convegno nazionale dal titolo “Suicidi dentro e fuori il carcere: strumenti psicologici e giuridici di prevenzione e cura”. L’iniziativa è promossa da Anthea Group Milano, in collaborazione con l’Ufficio del Difensore Regionale di Regione Lombardia, e si terrà nella Sala Polivalente dell’istituto penitenziario. L’evento sarà moderato da Marina De Rose, referente per gli eventi culturali e area psico-criminologica di Anthea Group Milano.
di Luca Tescaroli
Il Domani, 16 settembre 2025
Il magistrato Luca Tescaroli racconta in un volume, pubblicato per Paper First, i fatti accertati sul biennio stragista 1993-1994 che ha insanguinato l’Italia, ma evidenzia anche i punti oscuri e le domande alle quali bisogna ancora dare risposta. Una volta esposte le verità accertate nel corso degli anni, occorre evidenziare che, in ordine ai fatti stragisti terroristico-eversivi del biennio 1993-94, dai processi celebrati, sono emersi spunti investigativi che hanno imposto e impongono di continuare a indagare per verificare se sia dimostrabile sul piano processuale una convergenza di interessi di ulteriori soggetti estranei al sodalizio mafioso nell’ideazione e nell’esecuzione dei delitti in questione.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 16 settembre 2025
Tra i promotori ci sono realtà internazionali ma anche locali. Per l’Italia hanno firmato Asgi, Ics di Trieste e Naga di Milano: “Il testo presentato dalla Commissione delinea misure coercitive”. Rimpatriare, mandare via in fretta, a casa loro, gli stranieri che non hanno diritto legale di restare nel territorio dell’Unione europea, e se non è possibile farlo, trasferirli altrove, anche verso Paesi dove non hanno mai messo piede prima. L’obiettivo della nuova proposta di Regolamento sui rimpatri nell’Ue, ripetuto di continuo ad ogni occasione pubblica, è di “avviare procedure più rapide, semplici ed efficaci” per allontanare le persone. Quello cioè che ancora oggi sembra non riuscire ai Paesi dell’Unione, visto che nel primo trimestre del 2025, secondo Eurostat, sono stati rimpatriati 28.475 cittadini extra-Ue a fronte di 123.905 a cui era stato intimato di lasciare un Paese membro (con l’Italia che fa meno degli altri, ottava per volumi di trasferimenti da gennaio a marzo, tredicesima nel secondo trimestre 2025).
di Franco Vaccari
Avvenire, 16 settembre 2025
La guerra non è un destino, ma una scelta. Una scelta folle, costruita giorno dopo giorno, passo dopo passo, comportamento dopo comportamento. Non rassegniamoci a questa logica. “Ineluttabile”. Ecco la parola che si sta insinuando, silenziosa e vischiosa, nei nostri pensieri. Prima come una paura indistinta, poi come dubbio sussurrato nei discorsi, infine come una certezza cupa che ci sembra ragionevole accettare: “La guerra è inevitabile”. È questo il virus che sta infettando le nostre coscienze. Lo si dice sottovoce, tra una sigaretta e un caffè: “Hai visto? Sta succedendo di nuovo”. “Eh, temo proprio di sì”, risponde l’altro. E quel cenno, quel consenso mormorato, è il primo mattone di una resa.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 16 settembre 2025
Paolo Ciani, Vicepresidente del gruppo Pd-Idp alla Camera dei deputati, è tra i promotori di Rete Civica Solidale: “Non semplicemente una associazione pacifista. Abbiamo proposte per contrastare le disuguaglianze, reagire ad una società individualista. Vogliamo essere l’alternativa ad una politica che si nutre dello scontro sociale”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Allo State Farm Stadium di Glendale (Arizona), teatro di tre Super Bowl, fervono i preparativi per la cerimonia di domenica per ricordare Charlie Kirk, l’attivista assassinato lo scorso 10 settembre in un dibatto pubblico all’università dello Utah. Si chiamerà Building a Legacy, Remembering Charlie Kirk, sono attesi migliaia di attivisti e i principali esponenti della destra MAGA, Donald Trump in primis. Sarà un evento “grandioso”, promette lo stesso presidente, uno show mediatico- politico da ricordare per intere generazioni, la canonizzazione pubblica del protomartire della nuova destra americana. Ma anche una tragedia da sfruttare per imprimere ancora più forza all’azione politica del presidente Usa che ieri ha minacciato la proclamazione dello stato d’emergenza nella città di Washington. Ed è a questo intreccio tra propaganda politica interessata e commozione reale che bisogna guardare per cogliere il senso della beatificazione di Kirk.
di Benedetta Tobagi
La Stampa, 16 settembre 2025
Dopo l’omicidio Kirk, vediamo che in Italia, Meloni, con vari altri esponenti della destra di governo, e la stampa di destra che il governo sostiene, non solo appoggia e sposa acriticamente la retorica della vendetta del governo Trump, ma la estende alla situazione italiana, in maniera del tutto priva di fondamento. Anche questo è pericolosissimo e irresponsabile. “C’è un clima d’odio” dice Meloni. Questo è indubbio, l’estrema destra negli Usa e nel resto del mondo è in prima fila nell’alimentare un discorso pieno di odio, razzista, islamofobo, misogino, e nei fatti sostiene leader che disprezzano e calpestano il diritto internazionale praticando violenza indiscriminata sui civili e invasioni territoriali! Meloni però non prende le distanze dai suoi amici politici e dalla loro retorica virulenta. Accusa fantomatici altri. Alla festa dell’Udc, il 13 settembre, ha detto “Io vengo da una comunità politica che è spesso stata accusata ingiustamente di diffondere odio dagli stessi che oggi minimizzano o addirittura giustificano l’omicidio intenzionale di un ragazzo 31 anni che aveva la colpa di difendere le sue idee”. Ma di chi parla Meloni? Chi, chi, giustifica e difende? Non si capisce proprio, visto che dall’opposizione politica, anche in Italia, la condanna dell’omicidio è stata a dir poco unanime. E se parla dell’”odio social”, anonimo e fluviale, beh, su che pianeta apparterrebbe solo alla galassia di sinistra e non alla destra? Suvvia!
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 16 settembre 2025
Attraverso l’uso del linguaggio che disumanizza l’altro, Israele riesce a giustificare le violenze inflitte al popolo palestinese. Ieri il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha pubblicato sui suoi social un video che mostra una torre bombardata nella Striscia di Gaza, e la didascalia: “la torre del terrore al Ghafri si schianta in mare. Stiamo soffocando i focolai di terrorismo”. Il giorno prima aveva pubblicato un video che mostra la distruzione dell’Università Islamica a Gaza City, la cui didascalia recita: eliminare le fonti di incitamento e terrorismo. Mentre l’esercito israeliano si prepara a un’occupazione su vasta scala di Gaza City, intensificando le operazioni nel cuore urbano della Striscia, distruggendo torri residenziali e sedi universitarie che fungevano da rifugio per gli sfollati, emerge con sempre maggiore chiarezza che anche il linguaggio usato dal governo israeliano è un tassello dell’arsenale.
di Francesca Paci
La Stampa, 16 settembre 2025
Intervista alla premio Nobel per la Pace Narghes Mohammadi a tre anni dalla morte di Mahsa Amini: “La sfida delle ragazze a capo scoperto Gaza? La Repubblica islamica utilizza le tensioni internazionali e le guerre regionali per reprimere ancora di più”. Quando il 16 settembre di tre anni fa il mondo scopriva che la ventitreenne iraniana Mahsa Jina Amini era morta dopo tre giorni di coma per le percosse della polizia religiosa accanitasi su una ciocca sfuggita al chador, pareva che sarebbe finita nel silenzio, l’ennesima vittima inghiottita dal gorgo cieco della teocrazia sciita. Non è andata così, decine di migliaia di donne e di uomini hanno riempito le strade al grido di “donna, vita, libertà” sfidando, con i pasdaran, il sistema dell’apartheid di genere.
- “L’Iran ha paura delle donne, qualsiasi intesa col regime è contro il popolo”
- 6.942 detenuti in più da quando c’è il governo Meloni
- Quando passiamo vicino a una prigione, pensiamoci: lì ci sono persone come noi
- Dentro il carcere si muore e questo carcere non rieduca
- I crimini in carcere vanno valutati diversamente









