di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2025
Il presidente del Cnel Renato Brunetta rilancia il progetto “Recidiva zero”. Scuola, formazione e mestieri per ridare speranza e futuro. Da “luogo delle ombre”, dove la società si illude di confinare le sue devianze e le sue “proiezioni distopiche”, il carcere può diventare “spazio che produce speranza”. Con la scuola, la formazione e il lavoro come strumenti per combattere lo stigma e spalancare alternative al crimine, dando piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione nella parte in cui stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
youtg.net, 23 maggio 2025
La Garante dei detenuti in Sardegna “Ho ancora impresso il momento in cui Beniamino Zuncheddu è uscito dal carcere, con le sue buste di abiti e oggetti personali e da quel momento non c’è stato nient’altro, né scuse né sostegno di nessun tipo. I dati ci dicono che sono circa mille ogni anno le persone che finiscono in carcere ingiustamente e i risarcimenti arrivano dopo tanti anni”. È Irene Testa, garante dei detenuti in Sardegna, a raccontare nella nostra nuova puntata di YouTalk (sopra l’intervista integrale) da dove nasce la proposta di legge che porta il nome di Zuncheddu, l’ex pastore scarcerato dopo aver passato 33 anni in cella da innocente.
di Roberta Marchetti
today.it, 23 maggio 2025
In carcere da innocenti. In Italia fino a 50 milioni di euro l’anno per i risarcimenti, ma molti restano dentro. Ne parliamo con l’avvocato Gabriele Magno, fondatore dell’associazione Articolo 643, che tutela le vittime di errori giudiziari. E se fosse innocente? È la domanda ricorrente davanti ai più oscuri casi di cronaca nera - negli ultimi anni trasformati spesso dai media in fiction noir -, quando il presunto colpevole finisce in carcere. ‘Presunto’ mai come questi tempi, in cui abbiamo imparato a dubitare anche dopo il terzo grado di giudizio. Garlasco docet, con la condanna di Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, in queste settimane davanti a una nuova indagine che potrebbe spazzare via la verità processuale e trovare un altro colpevole.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 23 maggio 2025
La scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. I gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva scrivono una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile”. Opposizioni in rivolta alla Camera dopo la decisione di applicare una doppia “tagliola” al decreto Sicurezza, su cui le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera hanno approvato il mandato per l’Aula ai relatori. Una scelta della maggioranza per velocizzare l’iter del provvedimento, che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. Alla fine di una seduta concitata, i gruppi di Pd, M5s, Avs, Più Europa, Azione e Italia Viva hanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, denunciando “uno strappo inaccettabile e inaudito alle regole del confronto democratico” e chiedendo di “riaffermare il rispetto dei diritti delle minoranze”.
di Gaetano Mineo
Il Tempo, 23 maggio 2025
Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Non è una guerra contro qualcuno ma un sistema di garanzie per assicurare equità e trasparenza”. Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto (Fi), perché avete deciso di utilizzare il “canguro” sulla separazione delle carriere? “La scelta di adottare il canguro è di competenza del Presidente della Commissione, il senatore Balboni. È stata fissata la data dell’11 giugno per l’approdo in aula della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Per rispettare questa scadenza, stabilita dalla conferenza dei capigruppo, il Presidente ritengo abbia voluto accelerare i tempi di trattazione degli emendamenti, in modo da poter votare il mandato al relatore entro quella data”.
di Massimo Lugli
Il Foglio, 23 maggio 2025
Indagine sull’inspiegabile amore per la cronaca nera e per il mondo pirotecnico che la circonda. Gli show in tv, i pennivendoli (come noi), gli “esperti”. Un terribile amore per il delitto diventato show. “Ogni uomo è un criminale senza saperlo”. Albert Camus ci aveva visto giusto? È per questo che il delitto ci intriga così tanto? Una sorta di dipendenza nazionale: il delitto di Garlasco a colazione, il giallo di Trieste a pranzo e l’omicidio di Rimini a cena, ma non ci basta mai. Una sorta di bulimia trasversale, di fissazione collettiva: tutti a indagare, parteggiare, sospettare, condannare, fino a quando, come succede più o meno nel novanta per cento dei casi, il rubinetto delle “novità” non si prosciuga definitivamente e si passa ad altro. Nuova vittima, nuovi indagati, nuove interminabili diatribe televisive che ormai neanche le sentenze passate in giudicato da anni possono arginare.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 23 maggio 2025
Inchieste e cortocircuiti, i duelli dentro l’Antimafia. Trentatré anni sono trascorsi dalle stragi che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli stessi che aveva Gesù di Nazareth quando fu crocifisso. Chiunque sbarchi a Palermo con l’aereo viene accolto, nella sala arrivi, dalla mostra fotografica che racconta vite, opere e morte di questi due martiri civili, ai quali è intitolato lo scalo di Punta Raisi, dalla nascita nello stesso quartiere fino alle due bombe esplose il 23 maggio 1992 a Capaci e il 19 luglio in via D’Amelio, che eliminarono anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e otto poliziotti delle due scorte.
di Nello Trocchia
Il Domani, 23 maggio 2025
Indagini che fanno a pugni, ex generali dei carabinieri oracoli giù in Sicilia e presunti carnefici altrove, magistrati che hanno passato la vita a indagare il crimine finiti nel tritacarne, indiziati di reati gravi e “pensionati”. Una riflessione sulla crisi dell’antimafia in occasione degli anniversari delle stragi. “Mai così”. È un sussurro quello che un magistrato di lungo corso affida a Domani per raccontare come l’antimafia arriva agli anniversari delle stragi. Quella di Capaci, il 23 maggio 1992, con il tritolo di Cosa Nostra che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre poliziotti, e quella del 19 luglio, in via Mariano D’Amelio, con l’uccisione di Paolo Borsellino e la sua scorta. Ma non è la crisi dell’antimafia che abbiamo conosciuto e raccontato in questi anni, i soldi sprecati, l’affarismo, le ruberie, ma “il punto più basso di quella giudiziaria”, racconta. La crisi dell’antimafia giudiziaria con indagini che fanno a pugni, ex generali dei carabinieri oracoli giù in Sicilia e presunti carnefici altrove, magistrati che hanno passato la vita a indagare il crimine finiti nel tritacarne, indiziati di reati gravi e “pensionati”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 maggio 2025
Il Gip nisseno fa emergere anche la suggestione creata dai clamori mediatici. Ma la trasmissione tv “Report” fa orecchie da mercante. Si sono sprecati anni e risorse a inseguire un’indagine già velleitaria per chi conosceva almeno le basi del modus operandi della mafia corleonese stragista. La “pista nera” sulla strage di Capaci del 23 maggio 1992- che costò la vita a Falcone, Morvillo e alla scorta - è nata da un’iniziativa della scorsa Procura nazionale, ripescando colloqui privi di valore probatorio dell’ex sostituto Gianfranco Donadio (già consulente nella scorsa commissione Antimafia) e rilanciata dall’allora procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, oggi commissario M5S della Antimafia.
di Matteo Castagnoli
Corriere della Sera, 23 maggio 2025
Un senza fissa dimora svizzero di 24 anni ha subito un pestaggio dopo essere stato scambiato per un “rapinatore incappucciato” che da giorni seminerebbe il terrore aggredendo donne e bambini. Ma non c’entra nulla con la vicenda. Dalle voci dei social all’aggressione in strada. Che prende forma alle 18.30 di mercoledì 21 maggio, in via Tina di Lorenzo, periferia Nord di Milano. Siamo a Quarto Oggiaro. Da giorni tra alcuni utenti iscritti a gruppi di quartiere si rincorre la voce che un “uomo con il volto coperto gira per le strade e aggredisce donne e bambini”. È nel tardo pomeriggio che il presunto incappucciato viene individuato. Nella via si riversano decine e decine di persone. Lo colpiscono.
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