di Ferdinando Cotugno
Il Domani, 22 maggio 2025
Fu il primo mattone di quella che sarebbe stata un’altra svolta della storia repubblicana, l’inserimento nel 2022 della tutela dell’ambiente nella Costituzione. Oggi sarebbe impensabile approvarla. L’ambiente non è più visto come bene comune da difendere, ma come qualcosa da cui difendersi. Prima del 2015, e per quasi settanta anni di storia repubblicana, nel codice penale italiano non c’è stato un reato di inquinamento ambientale né uno di disastro ambientale. Forse è qualcosa che dovremmo ricordarci, quando parliamo di progresso o assenza di progresso, di cose che non cambiano mai. Ci sono state volte in cui, con tutti i suoi enormi limiti, la politica è stata in grado di svolgere un lavoro di cura. L’approvazione della legge sugli eco-reati del 2015 fu un raro caso di allineamento di forze e intenzioni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 22 maggio 2025
Parla Riccardo Ravera, il carabiniere che arrestò Riina: “Le indagini non si fanno con le intercettazioni, ma con l’attività sul territorio”. “Gli errori giudiziari stanno aumentando perché gli inquirenti partono da tesi precostituite, si innamorano delle proprie idee anziché vagliare tutte le ipotesi. Non solo, gli investigatori ormai si affidano soltanto alle tecnologie, tralasciando le indagini tradizionali. Possiamo parlare ormai di indagini fatte a tavolino e sempre meno sul campo”. Lo dice al Foglio Riccardo Ravera, maresciallo dei Carabinieri in congedo che, con il nome in codice Arciere, fece parte della squadra che catturò Totò Riina.
di Irene Famà
La Stampa, 22 maggio 2025
Secondo i giudici è impossibile credere che il sottosegretario alla Giustizia abbia agito per “leggerezza, superficialità” o, peggio, per ignoranza vista la sua formazione. Sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha divulgato informazioni “segrete” creando un “concreto pericolo per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità”. Impossibile credere che abbia agito per “leggerezza, superficialità” o, peggio, per ignoranza. Il suo profilo personale parla da sé: “Laureato in legge, avvocato penalista, sottosegretario con delega agli istituti di pena (quindi proprio il settore che attua il regime di carcere duro), parlamentare di lungo corso, attento e sensibile ai profili della sicurezza”. Lo scrivono nero su bianco i giudici che il 20 febbraio scorso hanno condannato l’onorevole a otto mesi di reclusione per divulgazione di segreto d’ufficio.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 22 maggio 2025
L’avvocato Giuseppe De Lucia presenta un esposto alla Corte di appello di Cagliari e per conoscenza al procuratore generale e al magistrato di sorveglianza. “Io chiuso a chiave in una cella insieme con il detenuto”. In Sardegna c’è un carcere che sembra in tutto e per tutto una Alcatraz italiana. Si trova ad Oristano, in località Massama. È stato costruito di recente, inaugurato nel 2012, e classificato come istituto per l’Alta sicurezza. Un gradino sotto la Massima sicurezza. Ci sono quasi solo condannati per reati di criminalità organizzata: mafiosi siciliani, camorristi campani, ‘ndranghetisti calabresi, qualche pugliese. Già di per sé è un’anomalia, questo penitenziario così lontano per le famiglie dei detenuti. Ma poi giungono notizie inquietanti sul clima che vi si respira. Qualche giorno fa, un legale che doveva avere colloqui con alcuni assistiti è stato chiuso per più di un’ora in una cella, quella adibita agli incontri. Probabilmente volevano impedirgli di incrociare il magistrato di sorveglianza che era lì in visita.
di Elisa Sola
La Stampa, 22 maggio 2025
Il quarantenne si è impiccato in carcere prima dell’udienza di convalida dell’arresto. Aperta un’inchiesta per istigazione. C’è il video dell’arresto. “Perdonaci Hamid. Perché, nonostante tutto, non siamo riusciti a tenerti qui con noi. La tua morte ce la sentiamo addosso. È una sconfitta per tutta la società”. Non solo la sorella Zahira, i familiari che lo aspettavano in Marocco, i suoi amici e i compagni di strada di Barriera di Milano. Anche don Luigi Ciotti del Gruppo Abele piange la morte di Hamid Badoui, l’uomo di 40 anni emigrato a Torino 15 anni fa, che si è tolto la vita lunedì mattina nel carcere Lorusso e Cutugno.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 22 maggio 2025
Non è più detenuto. È un paziente in stato grave che nessuna struttura vuole accogliere. La famiglia lancia un appello. La sanità risponde con il silenzio. Un ragazzo giace immobile in un letto dell’Ospedale Moscati, né vivo né morto, ma sospeso in quel territorio incerto che i medici definiscono “stato quasi vegetativo” e che i familiari, più brutalmente, chiamano “agonia”. Si chiama Paolo Piccolo, ha ventisei anni, ed è stato ridotto in questo stato da dieci detenuti che, il 24 ottobre scorso, decisero di farsi giustizia - o forse solo esercizio di violenza - nel carcere di Bellizzi.
di Massimiliano Nardella
foggiatoday.it, 22 maggio 2025
Avevano chiesto una misura alternativa al carcere. La vicenda risale al 26 novembre 2024 in una cella del carcere di Foggia. Il 51enne barese è stato operato alla testa e dopo un mese trascorso in Neurochirurgia e due in una struttura riabilitativa, è tornato a casa. Entrato in carcere a Bari nell’estate 2024 per una condanna a quattro anni e otto mesi, un 51enne barese affetto da tetraparesi spastica, nel novembre scorso è caduto ferendosi gravemente nel carcere di via delle Casermette a Foggia, dov’era stato trasferito e dove nonostante la sua disabilità - limitazioni delle capacità motorie e cognitive - era stato ristretto in una cella insieme ad altri sette detenuti.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 22 maggio 2025
Undicimila euro a titolo di risarcimento a un ex detenuto catanese che ha scontato la pena nella casa circondariale di Augusta, in provincia di Siracusa. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Catania, (presidente Carlo Cannella, Alessandro Dagnino, Valentina Monaco Crea, Salvatore Capizzi), nei confronti di un uomo di 57 anni che è stato recluso dal 13 febbraio del 2019 al 23 novembre del 2023. L’ex carcerato, (come scrive il sito catanese Iene Sicule) durante la sua detenzione aveva chiesto, attraverso il suo legale, l’avv. Alfio Grasso del Foro di Catania, la riduzione della pena, avanzata in considerazione delle condizioni di sovraffollamento, dell’insalubrità delle celle e dei bagni e della mancanza di riscaldamento e di acqua calda, richiedendo la riduzione della pena che era stata, però, rigettata.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 22 maggio 2025
Sarà celebrato un processo in Appello sul caso di presunta tortura da parte di agenti della polizia penitenziaria su un 44enne tunisino. Sarà celebrato un processo in Appello sul caso di presunta tortura da parte di agenti della polizia penitenziaria su un 44enne tunisino, in passato detenuto nel carcere di Reggio. La sentenza di primo grado (17 febbraio), è al centro di opposte impugnazioni: sia da parte della Procura e dell’avvocato Luca Sebastiani, che tutela il 44enne costituito parte civile, sia dalle difese. Il pm Maria Rita Pantani aveva formulato per i dieci poliziotti imputati le accuse a vario titolo di tortura aggravata, lesioni e falso nelle relazioni stese sull’episodio, datato 3 aprile 2023. Nel processo con rito abbreviato, il pm Pantani aveva chiesto condanne sino a 5 anni e 8 mesi.
bolognatoday.it, 22 maggio 2025
All’indomani del rapporto di Antigone sulla situazione all’istituto bolognese, il sindaco ha chiesto un intervento da parte del governo. “Muri sporchi di cibo o di chissà cos’altro, colate di liquidi ripugnanti, bucce di banana, di mandarino, fili elettrici a vista strappati dal muro, involucri di ogni tipo che nessuno raccoglie, cicche di sigaretta, uno strato di nera polvere ovunque”. È così che Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone, descrive sulla sezione blog de ilfattoquotidiano.it la situazione al carcere minorile di via del Pratello, a Bologna.
- Bologna. Pratello, dopo la visita-choc arriva una ditta per ripulire il carcere minorile
- Vigevano (Pv). Una speranza di nome lavoro per il reinserimento sociale dei detenuti
- Napoli. Nel carcere minorile di Nisida sta sorgendo la “Cappella Sistina dei giovani”
- Terracina (Lt). Arriva “noi fuori”: le voci dei detenuti e l’emergenza carceraria
- Taranto. Gruppi di lettura in carcere: storie di crescita e riscoperta











