di Marianna Aprile
La Stampa, 22 maggio 2025
Il saggio di Marianna Aprile con Luca Telese racconta le comunità che ci provano ancora: “Bisogna essere refrattari alla resilienza, il più riuscito anestetico dei nostri tempi”. La relativizzazione dei diritti non l’abbiamo vista arrivare. Ma anche ora che ce l’abbiamo sotto gli occhi fatichiamo a riconoscerla davvero, quindi ad arginarla. Ma sta (anche) a noi farci domande, e farne, non tanto per leggere quel che fin qui è stato, quanto per provare a interpretare quel che è e quel che potrebbe essere.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 22 maggio 2025
Nel piccolo giallo sul fine vita il finale non è ancora scritto. Un “testo condiviso” dalla maggioranza è ancora possibile, anche se il quadro è complicatissimo e la partita si gioca a carte coperte. Qualcuno tira un sospiro di sollievo: meglio nessuna legge che una cattiva legge, si sussurra fuori dal Palazzo. Dentro, invece, sono tutti a volerla. Almeno a parole. Perché a destra c’è anche chi farebbe volentieri a meno di una norma, nella speranza che un nuovo orientamento della Consulta tolga dall’imbarazzo il Parlamento.
di Piero Ignazi*
Il Domani, 22 maggio 2025
Sul tema la società civile italiana, come ai tempi del divorzio e dell’aborto, è molto più avanti rispetto ai governanti. La stessa Corte costituzionale è intervenuta ben quattro volte per dirimere tutte le questioni sorte in merito a una legislazione carente. Ma la maggioranza fa ostruzione, anche per le sue divisioni interne. Di chi è la mia vita? Questo è l’interrogativo essenziale di cui scriveva anni fa Roberto Escobar a proposito del caso di Eluana Englaro. Un caso che sollevò tanta passione emotiva e politica per la ferocia, questa sì mortifera, con cui la destra voleva impedire una fine degna a una vita già spenta da decenni. Ora siamo tornati a quel punto, perché in Italia raramente si fanno passi in avanti: si è condannati a eterni ritorni. Basti pensare a come l’essenza del fascismo, la sua pulsione autoritaria e nazionalista, stia tornando a infettare la società dopo un secolo.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 22 maggio 2025
“Il quesito vuol rendere il sistema più equo e realistico senza stravolgere i criteri già previsti. Non si chiede la luna. L’appello all’astensione di La Russa? Siamo al menefreghismo istituzionale. Amnesty International invita a recarsi ai seggi e ad esprimersi su tutti e cinque i referendum”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 maggio 2025
Ieri l’udienza sui dubbi di incostituzionalità. Attesa per il responso. Tra le questioni finite ieri davanti alla Corte costituzionale c’è anche quella se la zona di ricerca e soccorso libica violi gli obblighi internazionali a cui l’Italia è vincolata. Nella sala Gialla del palazzo della Consulta è approdato il decreto Piantedosi, con cui a gennaio 2023 il governo ha creato nuovi ostacoli al soccorso in mare delle navi ong. I quindici giudici delle leggi dovranno esaminarlo alla luce del rinvio avanzato dal tribunale di Brindisi in un procedimento che riguarda la nave Ocean Viking, dell’ong Sos Mediterranée.
di Danilo Taino
Corriere della Sera, 22 maggio 2025
Nel 1990, ha scritto l’Economist, l’80% dei tedeschi diceva di sentirsi libero di esprimere le proprie opinioni, ora la percentuale si è più che dimezzata. In Francia, un pensionato che aveva esposto uno striscione nel quale invitava il presidente Macron ad “andare fuori dalle palle” ha dovuto frequentare un corso di rieducazione civica per evitare di essere incriminato. In Spagna ci sono reati contro l’offesa al re. Sembra che sull’Atlantico il faro della democrazia faccia meno luce di un tempo. Dell’America si sa, se ne parla molto: l’Amministrazione Trump ha messo sotto pressione i media considerati nemici, le università politicamente troppo corrette, alcuni giudici e grandi studi legali non graditi. Delle evoluzioni della democrazia europea, però, non si parla quasi mai. Ha fatto bene, dunque, il settimanale Economist a mettere in copertina una cerniera che chiude una bocca: titolo, “Il Problema della libertà di espressione dell’Europa”. Perché un problema c’è. Non solo nell’Ungheria di Viktor Orbán, della quale si discute molto. Anche in Germania, nel Regno Unito, in Francia e in altri Paesi la questione esiste. Il settimanale britannico si concentra sulle cosiddette leggi anti odio, attraverso le quali la libertà di espressione viene spesso negata. È chiaro che, soprattutto online, molti messaggi sono più che sgradevoli, in parecchi casi offensivi, fake news che rimbalzano migliaia di volte. È ovviamente legittimo usare la legge per punire l’incitamento alla violenza, la diffusione di segreti nazionali, la pedopornografia.
di Mauro Zanon
Il Foglio, 22 maggio 2025
Le carceri di Vendin-le-Veil e Condé-sur-Sarthe, nell’Orne, si preparano a ospitare nei prossimi mesi duecento tra i più pericolosi trafficanti di droga sul territorio francese. Il ministro della Giustizia di Macron ha già promesso entro il 2028 un nuovo istituto nel cuore della giungla amazzonica, nonostante le proteste della comunità della Guyana. Fin dal primo giorno in cui ha indossato gli abiti di ministro della Giustizia del governo francese, Gérald Darmanin, ex sarzkoysta di ferro convertito al macronismo, ha fatto della lotta al narcotraffico la sua priorità, annunciando misure drastiche per spezzare le reti criminali e riprendere il controllo dei cosiddetti “territori perduti della République” (Georges Bensoussan).
di Tullio Padovani*
L’Unità, 21 maggio 2025
Qualcosa sembra finalmente muoversi sul tetro fronte del sovraffollamento carcerario, sin qui animato solo dall’iniziativa di Rita Bernardini che, qualche settimana fa, aveva iniziato, per sollecitare un intervento risolutore, uno sciopero della fame, che ora ha sospeso in presenza di qualche segnale positivo. C’è da augurarsi che sia così, perché, fra tutti i nodi che affliggono l’istituzione carceraria, quello del sovraffollamento è il più intollerabile. L’affermazione può stupire: tali e tanti sono gli orrori dell’esecuzione penitenziaria, che attribuire un primato negativo al sovraffollamento esige una spiegazione. Com’è noto, il carcere è un’istituzione totale, e cioè un universo disciplinare capace di includere, assorbire e definire ogni aspetto della vita dei detenuti, e si caratterizza ulteriormente per essere marginale ed emarginante: marginale, perché costituisce, in un contesto sociale dato, la peggiore condizione possibile, ed emarginante, perché determina e perpetua una condizione di esclusione.
di Riccardo De Vito
Il Manifesto, 21 maggio 2025
Gli ordinamenti democratici nazionali e internazionali hanno perso la loro capacità di essere bussola del mondo. Tra poco più di due mesi l’ordinamento penitenziario compirà cinquant’anni. Chiamiamo così la legge del 1975 che aveva dato vigore e prospettiva all’articolo 27, comma 3, della Costituzione, per il quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Il compleanno di mezzo secolo, però, si è macchiato di sangue e quel sangue si è tinto di strumentalizzazioni. Tutto accade in pochi giorni, tra il 9 e l’11 maggio, quando Emanuele De Maria, in espiazione della pena per l’omicidio di una donna, esce dal carcere per recarsi a svolgere attività lavorativa all’esterno. Sono due giorni di tragedia: Emanuele torna a uccidere una donna, Chamila; ferisce quasi mortalmente un collega di lavoro; infine, si toglie la vita lanciandosi dalle terrazze del Duomo di Milano.
di Gianni Alemanno*
Il Dubbio, 21 maggio 2025
Un fulmine ha percorso le nostre celle, un passa parola così rapido come solo in carcere può avvenire: La Russa ha aperto sulla proposta Giachetti di una ‘ liberazione anticipata speciale’. Rita Bernardini, Presidente di ‘ Nessuno tocchi Caino’, ha interrotto il suo sciopero della fame in favore dell’indulto. Per farla semplice, potrebbe arrivare finalmente un provvedimento di clemenza per ridurre significativamente il sovraffollamento carcerario.
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