di Marzio Bartoloni e Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 21 maggio 2025
La Corte costituzionale nella sentenza numero 66, depositata oggi, ha affermato che il requisito non è in contrasto con la Costituzione e ha rinnovato i propri appelli al legislatore. Non è costituzionalmente illegittimo subordinare la non punibilità dell’aiuto al suicidio al requisito che il paziente necessiti, secondo la valutazione medica, di un trattamento di sostegno vitale. È quanto ha stabilito la Corte costituzionale nella sentenza numero 66, depositata oggi, in cui sono state ritenute non fondate varie questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, sollevate dal GIP di Milano, al quale il pubblico ministero aveva chiesto di archiviare due procedimenti penali per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato (indagato per il delitto di cui all’articolo 580 cod. pen.) commessi il 2 agosto 2022 e il 25 novembre 2022.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 21 maggio 2025
Ottenere la cittadinanza nel nostro paese è un percorso a ostacoli. Bontempelli: “Il referendum riguarda noi e la nostra idea di popolo”. “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”. Giorgio Gaber nel 2003 cantava la sua idea di (non) appartenenza: “Mi scusi presidente, se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza”. Eppure, chi è nato da cittadini e cittadine italiane, secondo il principio dello ius sanguinis, non rischia di vedersi togliere la cittadinanza se non si sente italiano o commette reati, così come non è tenuto a provare di guadagnare abbastanza o sapere a sufficienza la lingua per ottenere un documento.
di Stefano Vecchio
Il Manifesto, 21 maggio 2025
Abbiamo “festeggiato” i nostri trent’anni a Firenze, segnati dall’impegno a contrastare con tutti i modi possibili la politica ancora dominante della “guerra alla droga” e ai “drogati” con l’impegno rinnovato di rintracciare le linee rosse e complesse della nostra storia per recuperarne gli aspetti più trasgressivi e radicalmente critici per rilanciare l’iniziativa politica e l’elaborazione culturale in quest’epoca contrassegnata da una svolta politica neoautoritaria. Il trentennale, purtroppo, è stato segnato dalla grave perdita di Grazia Zuffa, fondatrice di Forum Droghe. Abbiamo voluto affidare al pensiero eccentrico, innovativo e prorompente di Grazia la funzione di orientamento e stimolo critico alla nostra riflessione e ricerca di nuovi orizzonti per innovare le nostre strategie politiche e culturali.
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 21 maggio 2025
Era qui da 15 anni, aveva la carta d’identità e la famiglia con documenti regolari. “Ci aveva fatto vedere una pagella di un istituto tecnico di Torino, fiero dei suoi voti, tutti sette e otto. Ma era visibilmente fragile, stremato dalla sua permanenza nel Cpr di Gijader”. È così che Cecilia Strada ricorda Hamid Badoui, quarantenne di origine marocchina morto suicida nella notte tra sabato e domenica nel carcere di Torino, appena tornato dopo una permanenza di oltre un mese nel centro albanese, dove l’europarlamentare lo aveva incontrato.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 21 maggio 2025
Il tribunale di secondo grado di Roma disattende una sentenza della Corte suprema che equipara i Cpr albanesi a quelli nazionali. Con un decreto dai toni molto duri, e dalle ampie motivazioni, la Corte d’appello di Roma ha disatteso una recente sentenza della Cassazione e non convalidato il trattenimento in Albania di un richiedente asilo del Ghana: l’uomo dovrà tornare in Italia e in libertà. La decisione è di lunedì scorso e fa riferimento alla sentenza con cui l’8 maggio la prima sezione penale degli ermellini aveva accolto il ricorso dell’avvocatura dello Stato contro la liberazione di un richiedente asilo dal centro di Gjader, decisa proprio dai magistrati di secondo grado della capitale. In quell’occasione il massimo tribunale ha affermato il principio di diritto secondo cui il Cpr d’oltre Adriatico va equiparato “a tutti gli effetti” a quelli attivi sul territorio nazionale ed è possibile trattenere nella struttura anche chi chiede asilo dopo il trasferimento dall’Italia.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 21 maggio 2025
L’esecutivo Ue propone un altro tassello del piano che mira a esternalizzare le frontiere e allontanare i richiedenti asilo. Apre alla possibilità di trasferire in Paesi terzi senza legami. La Commissione europea prosegue il suo cammino verso lo svuotamento del diritto di asilo e il sostegno delle politiche sempre più securitarie dei governi. Alla proposta di regolamento sui rimpatri, la lista comune di paesi sicuri, che pare disegnata su misura per legittimare il protocollo Italia-Albania, si aggiunge un ulteriore tassello che “renderà più facile l’applicazione per i paesi membri del concetto di paese sicuro”. Di fatto, in base al progetto della Commissione, gli stati membri possono considerare inammissibile una domanda di asilo se il richiedente ha la possibilità di ricevere protezione internazionale in un paese terzo considerato sicuro. La normativa attuale richiede che ci sia un legame dimostrato, tra la persona e il paese extra Ue. Ora si propone di eliminare questa condizione - “il collegamento non sarà più obbligatorio” - consentendo agli stati membri di trasferire in un paese terzo persone di qualsiasi nazionalità. E in deroga al diritto internazionale dei rifugiati, in base al quale, spiega Amnesty international, “la responsabilità primaria di valutare la richiesta di asilo spetta al paese in cui la persona presenta la domanda”. A questo si aggiunge l’effettiva impossibilità di presentare ricorso. Se nella proposta, che dovrà poi passare al Consiglio e al parlamento, si assicura l’accelerazione delle procedure di asilo senza rinunciare alle garanzie legali per i richiedenti, le organizzazioni della società civile la considerano “un colpo contro le persone che cercano protezione e sostentamento in Europa”, ha commentato Silvia Carta, advocacy officer di Picum.
di Marco Bresolin
La Stampa, 21 maggio 2025
Le nuove regole permetterebbero di trasferire i richiedenti asilo anche dove non hanno “legami”. In Italia arriva il via libera al decreto Albania. L’Unione europea compie un altro passo in direzione della totale esternalizzazione della gestione dei flussi migratori. Dopo aver spianato la strada alla possibilità di creare centri per i rimpatri in Paesi terzi, in cui deportare i migranti che non hanno diritto all’asilo, la Commissione ha ora proposto di rivedere il concetto di “Paese terzo sicuro” per consentire di trasferire lì anche i migranti che hanno effettivamente i requisiti per ottenere la protezione internazionale. Una svolta che va persino oltre il primo “modello Albania”, quello che prevedeva di usare i centri nel Paese balcanico per effettuare l’esame delle domande: con il nuovo sistema, i migranti resteranno infatti nello Stato terzo in maniera definitiva. Intanto l’Italia rinnova in Senato la fiducia al decreto Albania, l’ispiratore di tante strette europee, che ora è legge.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 21 maggio 2025
C’è chi prova per l’ennesima volta ad attraversare la Manica, chi teme i poliziotti e chi si prepara a una nuova odissea dopo il deserto e Lampedusa. Abbiamo raccolto le loro voci sul campo. Correre veloci sulla spiaggia non è facile, soprattutto quando si è al sesto mese di gravidanza, o si ha un figlio piccolo in braccio, o una gamba rotta immobilizzata da un tutore. “Stavamo correndo, appena usciti dal nascondiglio fra la vegetazione. Alcuni aiutavano a trasportare i bambini e gli anziani. La barca è arrivata all’improvviso, poi l’unica cosa che abbiamo visto è stato il gas lacrimogeno che cadeva. Abbiamo cercato di coprirci, ma l’abbiamo respirato”, racconta Immanuel, etiope di 25 anni, descrivendo ciò che gli è accaduto il giorno in cui lo abbiamo incontrato.
di Luciano Capone
Il Foglio, 21 maggio 2025
Dover spiegare a una esponente del governo che l’habeas corpus non è il diritto del presidente degli Stati Uniti di disporre della libertà delle persone ma, al contrario, il diritto delle persone a non essere private arbitrariamente della propria libertà senza una ragione convalidata da un tribunale, avrebbe fatto molto sorridere. Ma in quest’epoca è un po’ inquietante, soprattutto se a rispondere è la segretaria alla Sicurezza nazionale. A essere preoccupati per la violazione dei diritti civili da parte del governo americano non sono soltanto i liberal, come la senatrice democratica del New Hampshire, ma anche pezzi di mondo vicini al Partito repubblicano. Anche perché ormai è chiaro che le espulsioni illegali non sono casi singoli, come quello celebre di Abrego Garcia, ingiustamente spedito in una prigione in El Salvador e goffamente accusato, anche attraverso immagini di tatuaggi ritoccate con photoshop, di essere membro di una gang criminale.
ilpost.it, 21 maggio 2025
Nella Guyana francese, dove un tempo c’era il famigerato carcere dell’isola del Diavolo. Il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha annunciato un piano per costruire una grande prigione di massima sicurezza in mezzo alla foresta pluviale della Guyana francese. Il piano, di cui non sono ancora chiari tutti i dettagli, è stato contestato da molti, secondo cui rischierebbe di far tornare la Guyana francese ai tempi in cui era una colonia penale della Francia. La Guyana francese è a tutti gli effetti una regione della Francia, ma si trova in Sudamerica, a più di 7mila chilometri da Parigi, e quasi tutto il suo territorio è coperto dalla foresta amazzonica. È anche una regione molto povera, abitata da poco meno di 300mila persone, e da cui passa moltissima cocaina, in transito dai laboratori di altri paesi sudamericani verso il resto della Francia.
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