di Filomena Gallo*
La Stampa, 26 aprile 2025
Maurizio Fravili ha 68 anni, è malato di Parkinson dal 2020, nel 2023 ha scritto ad Agnete Kirkeby chiedendo di poter accedere alla fase clinica sperimentale delle ricerche per la cura del Parkinson in Svezia. Ma la risposta è stata che possono accedere solamente i pazienti inglesi e svedesi. Maurizio, alla luce del peggioramento della sua salute e con la speranza che presto arrivi una cura, il 1° marzo 2024 ha scritto al Ministro della Salute chiedendo che anche in Italia la ricerca possa utilizzare gli embrioni non idonei per una gravidanza, per trovare cure innovative e speranze per chi soffre perché in Italia questa possibilità è vietata.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 26 aprile 2025
Dopo oltre 300 giorni di reclusione, perché accusata di aver aiutato a gestire l’imbarcazione che ha portato 77 migranti in Italia, è stata assolta per non aver commesso il fatto. Essere libere non significa solo non essere più in carcere: anche ora che non è più reclusa, “sente la mancanza di libertà”. Ha un sogno: mettere in luce la criminalizzazione dei rifugiati attraverso l’articolo 12 del Testo unico sull’immigrazione. “La libertà è una parola che non può essere descritta. So solo che è una necessità, come si ha bisogno di acqua e cibo”. Maysoon Majidi, attivista per i diritti umani e regista curdo-iraniana, parla della libertà dopo aver passato oltre 300 giorni di carcere in Italia. Fuggita dall’Iran con il fratello per la sua attività politica, ha vissuto prima nel Kurdistan iracheno per poi andare in Turchia, dove si è imbarcata per raggiungere le coste calabresi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 aprile 2025
La Liberazione dal nazifascismo e quindi la fine dell’autoritarismo coincidono inevitabilmente con il declino graduale di un modello di carcere tipico delle dittature: un luogo senza limiti al dominio del potere, dove l’esistenza dei diritti fondamentali è negata. Il lento processo di costituzionalizzazione, tra alti e bassi, fatica ancora oggi a compiersi pienamente e conserva l’eco di quella visione fascista in cui, in carcere, il potere non solo è legittimato, ma è chiamato a rivelare il suo volto più spietato. L’ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo non è solo una celebrazione della riconquistata libertà, ma un monito a interrogarsi sulle istituzioni che, come il carcere, hanno resistito al cambiamento. Se la dittatura cadde nel 1945, il suo dna autoritario continuò a pulsare nelle celle, nei regolamenti, nella filosofia stessa della pena.
di Francesco Petrelli*
L’Unità, 25 aprile 2025
Sovraffollamento e suicidi continuano ad aumentare, ma l’esecutivo pensa solo a stroncare il diritto di manifestare dei detenuti. Sovraffollamento, morti per suicidio e per malattia, aumento del disagio fisico e psichico, sembrano oramai rappresentare l’unico orizzonte possibile e il solo irreversibile futuro del nostro sistema carcerario. Ma anziché cogliere in questa drammatica realtà la necessità ed urgenza di provvedimenti che riducano al più presto la pressione del sovraffollamento e lo squilibrio oramai intollerabile fra risorse disponibili e numero di detenuti, si avverte la sola insopprimibile pulsione di dotare il carcere di nuovi strumenti repressivi. Poiché il Parlamento è dotato di regole “farraginose”, il reato di “rivolta” viene riproposto con un Decreto Legge di immediata entrata in vigore. Il nuovo reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” trasforma infatti il carcere in un luogo separato dal mondo ordinario. Un luogo diverso all’interno del quale non valgono le stesse regole della società civile.
di Franco Corleone
L’Unità, 25 aprile 2025
Di fronte al dramma delle carceri il Governo vara per decreto la repressione di proteste e dissenso. Nel nome della sicurezza troppo spesso si compiono misfatti: ultima prova eclatante è il decreto legge pubblicato l’11 aprile sulla Gazzetta Ufficiale in cui sono presenti mostruosità giuridiche senza neppure la giustificazione di necessità e urgenza come richiede la Costituzione. Una prova di arroganza, di disprezzo del Parlamento e di violenza istituzionale. Vale la pena concentrarsi su un punto particolare, cioè la criminalizzazione della resistenza passiva e della nonviolenza in carcere con la previsione di condanne fino a otto anni. Anni di galera per il mancato rientro in cella dopo l’ora d’aria, la battitura delle sbarre, il rifiuto del carrello del cibo e delle terapie, forse persino per il digiuno.
di Rita Bernardini
vita.it, 25 aprile 2025
Uno dei primi atti di governo di Bergoglio fu l’abolizione dell’ergastolo in Vaticano. Lo fece nel luglio 2013, pochi mesi dopo esser stato eletto. “Un messaggio anche per l’Italia”, dice la presidente di Nessuno Tocchi Caino. “La nostra Costituzione dice che “le pene” non possono essere contrarie al senso di umanità”. Se penso a questo decennale di pontificato di Papa Francesco non posso che partire dalla parola “pena”, quella dell’ergastolo, che lui volle abolire per la Città del Vaticano, nel luglio 2013, pochi mesi dopo esser stato eletto. Un messaggio anche per l’Italia. Anche la nostra Costituzione, all’articolo 27, parla di pena, seppure al plurale.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 25 aprile 2025
Nelle stesse ore in cui il mondo ricordava l’impegno di Papa Francesco per un carcere meno truce, il Parlamento discuteva il decreto legge sicurezza. Papa Francesco è stato un nostro compagno di lotte per assicurare diritti e dignità nelle carceri. Inascoltati noi, inascoltato lui. Monsignor Benoni Ambarus, delegato del Papa a occuparsi di carceri e carità, nel ricordare che Francesco ha donato i suoi ultimi averi a favore dei ragazzi reclusi nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma, con amarezza ha constatato come il bilancio del suo mandato sia da considerarsi del tutto negativo a causa dell’inerzia colpevole di governi e governanti. “Ogni volta che entro in carcere mi domando perché loro e non io”, era il suo mantra.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 25 aprile 2025
L’incessante monito di un Papa che ha incarnato fino all’ultimo l’interrogativo evangelico “ero carcerato… e mi hai visitato” (Mt. 26, 26). Si è speso sino all’ultimo, ha levato alto il grido per la dignità di ogni detenuto, è stato vicino, prossimo, a ciascuno sino al giovedì santo prima della morte, coerente con tutto il suo vissuto evangelico di misericordia, speranza e dignità. La crociata di Bergoglio contro quell’indifferenza che trasforma le carceri in depositi di umanità dimenticata e il diritto penale in uno strumento di esclusione. “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”: il monito del Vangelo di Matteo ha trovato in papa Francesco non un semplice eco, ma un “programma di governo”. Egli non si è limitato a citare le parole di Cristo - che, nel capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo, condanna senza appello chi volta le spalle ai reietti - le ha fatte vibrare nelle celle di tutto il mondo.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 25 aprile 2025
“Ogni volta mi chiedo perché mai io non sono lì dentro”. Lo disse Francesco all’uscita dal carcere Regina Coeli di Roma. Luigi Manconi ricorda proprio questa frase: “Avvertire la tentazione del male ci turba. Rimuoviamo il carcere perché ci fa paura come una delle tragiche possibilità della nostra avventura umana”. “La novità e la grandiosità della figura di Papa Francesco è che ha saputo trovare la dimensione spirituale in questa sua attenzione per tutto ciò che costituisce la sofferenza delle persone, la loro condizione di disumanità, nel destino dei migranti, dei poveri, dei detenuti”. A parlare è Luigi Manconi, già docente di Sociologia dei fenomeni politici, una vita in militanza a difesa dei diritti.
di Errico Novi
Il Dubbio, 25 aprile 2025
La presidente emerita della Consulta ed ex ministra della Giustizia: “L’ho visto chinarsi nella lavanda dei piedi, le recluse piangevano tutte”. Prima di essere ministra guardasigilli, Marta Cartabia è stata presidente della Consulta. E nel tempo tra i due incarichi, ha pubblicato un libro che ha contribuito a cambiare la cultura del carcere, “Un’altra storia inizia qui”, scritto col criminologo Adolfo Ceretti. Una testimonianza che raccoglie la lezione di Carlo Maria Martini, l’esperienza della spiritualità cristiana messa di fronte al dolore della pena, della reclusione.
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