di Nadia Addezio
Il Manifesto, 27 aprile 2025
Non sussistono più le condizioni, stop ai Tps concessi dopo la disfatta Usa a Kabul. Status di protezione in scadenza per 11 mila rifugiati afghani. Rimpatri di massa anche da Pakistan e Iran. A partire dal 20 maggio, gli oltre 11mila afghani che hanno ricevuto lo status di protezione temporanea (Tps) rischiano di essere espulsi dagli Stati uniti. Lo ha stabilito il 21 marzo la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem che considera l’Afghanistan un paese dove non sussistono più i requisiti per il riconoscimento del Tps.
di Emanuele Azzità
Corriere di Torino, 27 aprile 2025
Per il dottor Ahmadreza Djalali l’esecuzione potrebbe essere imminente. Era il 25 aprile 2016. Il ricercatore medico iraniano residente in Svezia, Ahmadreza Djalali, veniva arrestato senza un mandato al suo arrivo all’aeroporto di Teheran. Djalali è uno scienziato di medicina delle catastrofi, studia per migliorare la capacità operativa degli ospedali in paesi colpiti da disastri, terrorismo e conflitti armati. Dal 1997 al 2007 aveva lavorato nel suo Paese nella gestione delle catastrofi naturali, ma poi era venuto in Europa per perfezionarsi in Svezia, in Belgio e in Italia. Borsista al Centro di Ricerca in Medicina d’emergenza e dei Disastri (Crimedim) dell’università del Piemonte Orientale, dal 2012 al 2016 ha risieduto a Novara.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 aprile 2025
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) ha pubblicato il suo 34° rapporto annuale, dipingendo un quadro allarmante delle condizioni carcerarie in Europa nel 2024. Due i temi centrali: il sovraffollamento crescente, particolarmente critico in alcuni Paesi occidentali come il nostro Paese, e la persistenza di gerarchie informali tra detenuti in ex Stati sovietici. L’Italia, insieme a Bulgaria, Romania e Turchia, è tra i Paesi citati per criticità specifiche, dal sovraffollamento ai Centri di permanenza per il rimpatrio.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 26 aprile 2025
Alcuni storici ritengono che quella degli internati militari italiani, deportati nei campi di concentramento dopo l’8 settembre, fu una forma di Resistenza passiva contro il nazifascismo. Maligna coincidenza: nelle carceri italiane la protesta pacifica dei detenuti sta per diventare reato. Non c’è miglior modo di celebrare la Liberazione che protestare contro quest’abominio. Ieri il Post ha dedicato un articolo (Ci fu anche una Resistenza “passiva”?) agli internati militari italiani, quei soldati arrestati dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 - furono centinaia di migliaia, forse ottocentomila - che si rifiutarono di combattere contro gli Alleati al fianco dei nazisti e dei repubblichini e furono perciò deportati in appositi campi di concentramento.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 26 aprile 2025
Almeno un anno di riduzione di pena ai carcerati: Papa Francesco lo ha chiesto fino all’ultimo respiro Papa Francesco è stato non solo un capo spirituale ma anche il Capo di Stato più attento allo Stato di diritto e al rispetto dei diritti umani, soprattutto nei confronti degli ultimi. I migranti che ha accolto e protetto nel loro viaggio della speranza. Come il viaggio approdato nell’isola di Lesbo, alle porte dell’Europa, sbarrate. “Ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa”, gli scrisse poco prima di andarsene Marco Pannella dalla sua stanza all’ultimo piano, “vicino al cielo”. “Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano”.
di Luigi Debernardi*
L’Unità, 26 aprile 2025
La società ci presenta principalmente un solo luogo per scontare la pena: il carcere, e questo indirizza a costruire tutte le discussioni su questo unico tema, creando un circolo vizioso composto dagli stessi problemi e dalle stesse “soluzioni”. Per compiere un passo avanti in termini di civiltà, e non avere un futuro già scritto, dobbiamo avere il coraggio di accogliere una visione diversa, scindendo ciò che funziona da ciò che non funziona nell’attuale sistema penale. La galera, utilizzata in chiave punitiva e non cautelare, è un istituto relativamente giovane che ha origine agli inizi dell’800. La Costituzione italiana ha previsto espressamente che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato; non proponendo però un’alternativa all’istituzione totale preesistente si è generata una divisione nell’opinione pubblica sul carcere in chiave rieducativo-punitiva.
di Simona Musco
Il Dubbio, 26 aprile 2025
Sollevata un’altra questione di legittimità davanti alla Consulta: “Con queste norme la giustizia minorile diventa solo punitiva”. Il decreto Caivano compromette uno dei principi cardine del processo penale minorile: la valutazione individuale della personalità del minore. È questo, in sintesi, il cuore dell’ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni di Roma ha sollevato una nuova questione di legittimità costituzionale dell’articolo 28, comma 5-bis, del Dpr 448/1988, introdotto proprio dal decreto. La norma contestata esclude automaticamente l’accesso alla sospensione del processo con messa alla prova per determinati reati considerati gravi - come la violenza sessuale, anche di gruppo, in presenza di specifiche aggravanti - impedendo al giudice qualsiasi valutazione caso per caso.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 aprile 2025
La battaglia per il referendum sulla separazione delle carriere si giocherà molto sulla comunicazione che verrà offerta ai cittadini dagli attori in gioco: da un lato governo, maggioranza di centrodestra e gran parte dell’avvocatura, dall’altra le opposizioni (tranne Azione e Italia viva) e la magistratura. Quasi sicuramente all’appuntamento plebiscitario non si arriverà dopo aver studiato gli aspetti tecnici della modifica normativa: si tratterà di un giudizio di gradimento del lavoro dei magistrati, e anche di quello di Giorgia Meloni e Carlo Nordio, che hanno investito moltissimo su questa riforma.
di Marco Bittau
La Nuova Sardegna, 26 aprile 2025
La Procura di Sassari ha aperto un’inchiesta, l’autopsia sarà svolta il 30 aprile. Più ombre che luci sulla morte improvvisa di un giovane olbiese detenuto nel carcere di Bancali, avvenuta lo scorso 21 aprile. Un caso di suicidio, come subito si è sostenuto? L’ipotesi non ha convinto i familiari del giovane che, assistiti dagli avvocati Abele e Cristina Cherchi, hanno presentato con urgenza una richiesta di indagini alla Procura di Sassari che ha già disposto accertamenti sulle cause della morte. A cominciare dall’autopsia, che il sostituto procuratore Paolo Francesco Piras, pubblico ministero, ha affidato al medico legale Francesco Lubinu. L’esame si svolgerà il 30 aprile a Sassari.
di Luca Pernice
Corriere del Mezzogiorno, 26 aprile 2025
Tortura, rischiano il giudizio dieci agenti, tre medici e una psicologa. Una spedizione punitiva per dare una lezione ad un detenuto considerato “problematico” e a un altro reo di essere intervenuto per difendere il compagno. Sarebbe questo il movente delle violenze avvenute l’11 agosto del 2023 all’interno del carcere di Foggia ai danni di un detenuto, originario di Bitonto, invalido al 100 per cento e affetto da gravi disturbi psichiatrici, picchiato con violenza e crudeltà da un compagno di Taranto. Per quella vicenda la procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone: dieci agenti della polizia penitenziaria, tre medici e una psicologa.
- Asti. Garante dei detenuti pro-Duce, il caso in Parlamento: “Il ministro risponda”
- Ferrara. Detenuti in fabbrica: il progetto è decollato
- Venezia. Pena alternativa e nuovi posti letto: il progetto della Caritas
- Milano. I detenuti scrivono il loro grazie a Francesco: “Un giorno di sofferenza per noi”
- Roma. “Io, innocente in carcere, e quell’abbraccio di Papa Francesco”











