palermotoday.it, 30 maggio 2025
Un detenuto si è suicidato nel carcere Pagliarelli di Palermo, impiccandosi nel reparto riservato e protetto dei reclusi con problemi di droga. L’uomo, 43 anni, stava scontando la pena, che si sarebbe conclusa entro un anno, per spaccio e rapina. L’equipe che lo seguiva aveva preso contatti con una comunità e non appena si fosse liberato un posto sarebbe uscito dal carcere. Gli agenti penitenziari hanno tentato di salvarlo ma i soccorsi si sono rivelati inutili.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 30 maggio 2025
Abbiamo visitato aree di trattamento e spazi comuni guardando da vicino le sezioni detentive. Inagibili una cucina e la sesta sezione dopo la rivolta del 2014. Ma c’è anche chi si diploma. Il pallone rimbalza sul campo di terra arsa. Il sole picchia su muscoli strizzati nelle magliette. Non ci sono schemi, nessuna tattica, uno vale uno: chi ha fiato gli corre dietro. A ogni gol, tutti esultano. Poco distante, nella penombra dell’officina comune, sigarette incendiano volti tatuati. Bocche con pochi denti ne sputano il fumo. C’è odore di sudore, rimorsi e rabbia. Dalle celle qualcuno lancia un grido. Ci spostiamo: dentro la luce è tagliata dalle sbarre blu fissate alle finestre. I colori si spengono. Una macchia verde di muffa, ai bordi annerita dal tempo, ci guarda dall’angolo del soffitto.
Torino. “Non toglieteci il liceo artistico, ci salva dalla depressione e riempie le nostre giornate”
di Chiara Sandrucci
Corriere di Torino, 30 maggio 2025
Una protesta pacifica contro la decisione dell’Ufficio scolastico regionale mentre fuori al carcere era in corso un presidio degli insegnanti degli istituti professionali Plana e Giulio e del Primo liceo artistico. Hanno protestato restando in classe a studiare con i loro docenti e saltando il pranzo. “Non toglieteci la scuola, ci salva dalla depressione e riempie le nostre giornate”, hanno chiesto i circa 50 detenuti allievi che seguono le lezioni del Primo liceo artistico nel carcere Lorusso Cutugno di Torino, dopo l’annuncio del taglio di organico ai corsi di istruzione per adulti.
di Andrea Bucci
La Stampa, 30 maggio 2025
Il sindacato Osapp: “La sofferenza legata al sovraffollamento e alla disorganizzazione imperante accomuna poliziotti e detenuti”. Si sono arresi - dopo aver parlato col garante comunale dei detenuti, Raffaele Orso Giacone, i cinque detenuti saliti nel primo pomeriggio di oggi sul tetto del carcere di Ivrea chiedendo di parlare con un magistrato. I primi due verso le 19,30 sono scesi dal tetto e sono stati trasferiti in un altro istituto di pena. Gli altri si sono arresi più tardi. A scatenare la protesta sono state le condizioni carcerarie ogni giorno più insostenibili. A renderla pubblica è stato il sindacato Osapp: “L’episodio - dice il segretario generale, Leo Beneduci - è l’ennesima dimostrazione del fatto che in ambito penitenziario alle molteplici promesse dei governi di opposti schieramenti non seguono mai fatti concreti”. Qui, mercoledì scorso, un detenuto che ha cercato di uccidersi è stato salvato all’ultimo dalla Penitenziaria.
casertanews.it, 30 maggio 2025
Focus sul progetto di reinserimento sociale tra prevenzione della recidiva e la necessità di selezionare i più meritevoli. L’allarme di Gratteri: “In carcere comandano le mafie”. Il progetto di inclusione lavorativa per i detenuti, con la finalità del loro reinserimento sociale, promosso dall’Asi di Caserta e dall’Unicri (Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia) varca i confini nazionali. Alla Scuola Internazionale di Alta Formazione per la Prevenzione e il Contrasto al Crimine a Caserta, il programma è stato al centro del convegno dal titolo “Cultura della legalità e partenariato tra pubblico e privato per l’inclusione sociale dei detenuti: la provincia di Caserta come nuovo modello di sviluppo internazionale”.
trevisotoday.it, 30 maggio 2025
A guidare i ragazzi è l’architetto Rodolfo Dalla Mora, Disability Manager del Comune di Treviso, attraverso incontri tematici, testimonianze e attività esperienziali pensate per abbattere stereotipi e pregiudizi. È stato avviato “Guardare oltre”, un progetto innovativo di educazione all’inclusione e alla cittadinanza attiva promosso all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni (Ipm) di Treviso. Un’iniziativa che punta a sensibilizzare i giovani detenuti al valore della diversità, accompagnandoli in un percorso formativo e umano alla scoperta dell’altro e di sé stessi.
di Luca Bergamin
Corriere della Sera, 30 maggio 2025
Detenuti e volontari, grazie al sostegno del Politecnico e Rilegno, realizzano opere d’artigianato nel reparto La Nave. Non è semplice né scontato che persone detenute dentro un carcere partecipino a “costruire” dentro quel carcere qualcosa che lo renda un po’ meglio anche per chi verrà dopo. Non in senso metaforico ma proprio materiale: in questo caso si tratta di panche. Per chi si stupisse va detto che certo di attività artigianali nelle carceri se ne fanno magari anche molte, vedi la più volte raccontata costruzione di violini col legno dei barconi affondati. E tante altre ce ne sarebbero. Però qui parliamo di panche costruite “per” il carcere.
L’Unità, 30 maggio 2025
Si svolgerà, venerdì 30 maggio alle ore 16.30, presso il Centro Diocesano Pastorale Carceraria di Napoli alla Via Giuseppe Buonomo, 39 Napoli, organizzata dal Partito Democratico della Campania, una iniziativa sulla situazione delle carceri in Campania e la devianza minorile. In Campania ci sono 7.509 persone detenute a fronte di 5.584 posti disponibili. Il carcere di Poggioreale ha un indice di sovraffollamento pari al 155,45%. Nella nostra regione si sono registrati 20 decessi di cui 11 suicidi. Si registra, inoltre, un significativo aumento dei minori in carcere.
di M. Chiara Marchesini*
lavocediferrara.it, 30 maggio 2025
L’anno scorso accettai la scommessa di un corso di chitarra facile per un gruppo di detenuti comuni del carcere di Ferrara, sfociata in un concerto tenutosi all’interno del carcere di Ferrara a marzo 2024, in cui, con l’amico Patrizio Fergnani, abbiamo coinvolto i nostri figli musicisti e alcuni amici a suonare con i detenuti. Questa esperienza straordinaria e inaspettata, in cui il “fuori” ha incontrato il “dentro”, in cui persone esterne sono entrate in carcere per collaborare con i detenuti ad un progetto musicale, ha dato il via, lo scorso settembre, a una nuova scommessa: formare un coro composto da detenuti e volontari esterni. Ha preso così vita il “Coro Out/In”.
La Repubblica, 30 maggio 2025
In un volume l’indagine sulla pelle intesa come spazio di libertà curata da Daniela Attili, Paola Bevere e Gabriele Donnini. Il tatuaggio è un linguaggio visivo antico, una forma d’arte che racconta storie, emozioni e identità. Per chi vive in carcere, diventa molto più di un semplice ornamento: rappresenta l’unico spazio personale che non può essere sottratto. Amomamma. Il carcere visto attraverso il tatuaggio, curato da Daniela Attili, Paola Bevere e Gabriele Donnini, esplora questo tema con profondità e rigore, mettendo in luce il valore simbolico e le implicazioni sociali di questa pratica.
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