di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 aprile 2025
La maggioranza frena sulla Giornata per i “casi Tortora”. Accantonate per ora anche le proposte per garantire visibilità alle assoluzioni e riconoscere le responsabilità di chi sbaglia. Come da calendario d’Aula, giovedì 24 aprile la Camera proseguirà l’esame della proposta di legge per l’istituzione della giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari. Molto probabilmente la proposta tornerà in Commissione giustizia: manca la volontà della maggioranza e della premier Meloni di mandare avanti il provvedimento. Questo stop si inserisce all’interno di un elenco più lungo di mancate tutele per chi entra nel sistema giustizia e ne esce poi con le ossa rotte e di mancate responsabilità per chi in quel sistema ha sbagliato. Pensiamo a tutte quelle persone che da indagati o imputati vengono sbattuti sulle prime pagine dei giornali e nelle aperture dei tg e descritti come colpevoli, addirittura mostri prima ancora che arrivi una sentenza definitiva. Poi, quando finalmente viene proclamata l’assoluzione, tutti si dimenticano di quell’innocente messo alla gogna senza motivo.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 22 aprile 2025
Caro Direttore, di regola preferisco non replicare alle critiche, soprattutto quando non le ritengo condivisibili. Nel caso di Mimmo Passione, però, vorrei fare un’eccezione, non certo giustificata dalla persuasività del suo pensiero. È infatti la seconda volta, dopo un primo “attacco” scritto a quattro mani con Mitja Gialuz, che viene superato il limite della continenza verbale. Affermare che la mia argomentazione è “un’enormità e un’indecenza che si commenta da sola”, oppure accusarmi di essere un visionario stregonesco (Il Dubbio, 26 settembre 2023), sono espressioni che non tanto ledono la mia onorabilità, quanto non fanno onore a chi le ha scritte.
di Davide Imeneo*
Corriere della Sera, 22 aprile 2025
Il 21 giugno 2014 Mario Bergoglio in visita pastorale in Calabria è intervenuto su una delle più brutali manifestazioni della ‘ndrangheta: l’assassinio del piccolo Cocò Campolongo. Nel giorno della sua morte la Calabria ricorda papa Francesco con gratitudine e commozione. Non solo per le sue parole di misericordia, non solo per l’attenzione agli ultimi, ma per un gesto che ha segnato una svolta epocale: la scomunica pubblica e inequivocabile ai mafiosi, pronunciata nel cuore del Meridione, a Cassano allo Ionio. Era il 21 giugno 2014, e Jorge Mario Bergoglio si trovava in visita pastorale in una Calabria ferita da una delle più brutali manifestazioni della ‘ndrangheta: l’assassinio del piccolo Cocò Campolongo, ucciso a tre anni e bruciato con il nonno in un’auto. A Cassano, il Papa incontrò i detenuti, i giovani, i malati, i poveri. Ma fu durante la Messa, celebrata davanti a migliaia di fedeli, che il suo grido risuonò con forza inaudita. “Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”.
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2025
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che definisce criteri, modalità e linee guida per i corsi di recupero dei soggetti condannati per reati di violenza contro le donne e violenza domestica. Al via i corsi di recupero per uomini maltrattanti. È stato pubblicato, infatti, in Gazzetta Ufficiale il decreto del 22 gennaio 2025, del ministro della Giustizia di concerto con la ministra per la famiglia, che definisce criteri, modalità e linee guida per i percorsi di recupero destinati ai soggetti condannati per reati di violenza contro le donne e di violenza domestica.
di Massimiliano Peggio
La Stampa, 22 aprile 2025
Pakistano arrestato ad Asti era ricercato dalle autorità ungheresi. La corte d’Appello respinge la richiesta di estradizione. Le carceri di alta sicurezza dell’Ungheria non garantiscono i diritti fondamentali dei detenuti. Per questo motivo Muhammad Naveed, il pakistano trentenne arrestato lo scorso febbraio dalla Squadra Mobile con l’accusa di essere un trafficante internazionale di migranti, dovrà restare in Italia e non potrà essere consegnato alle autorità ungheresi. Così ha deciso la Corte d’Appello di Torino respingendo l’esecuzione del mandato di arresto internazionale europeo, accogliendo le istanze del suo legale, Jacopo Evangelista.
Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2025
Anche il Tribunale di Pordenone ha sollevato la questione di costituzionalità sull’articolo 187 del codice. Il Tribunale di Pordenone ha mandato gli atti alla Corte costituzionale affinché si pronunci sulla correttezza della decisione - operata con la recente riforma del codice della strada (l. n. 177/2024) - di eliminare dall’articolo 187 (“Guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti”) il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica del conducente”. Il caso era relativo ad una signora fermata - alla Vigilia di Natale del 2024 - alla guida di un veicolo dopo aver assunto sostanze oppiacee in un momento precedente alle 24/72 ore rispetto all’incidente stradale.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 22 aprile 2025
La direttrice del penitenziario romano visitato dal Pontefice cinque giorni fa: “Era molto sofferente eppure ha sorriso a ciascun detenuto: un segno per tutti noi”. “Era molto sofferente. Eppure ha sorriso a ciascuno dei detenuti, con la carrozzina è voluto passare in mezzo a loro. Si vedeva che quella visita era un ultimo segno, un commiato a loro e un messaggio per noi, per tutti”. Claudia Clementi è la direttrice del carcere di Regina Coeli. Ed è stata lei ad accogliere Francesco, di giovedì santo, nell’ultima visita compiuta fuori del Vaticano da un pontefice ormai consapevole di vivere i suoi ultimi giorni. È il Papa che a dicembre aveva varcato Rebibbia per il via (laico) all’Anno Santo: un penitenziario che diventa vera chiesa, luogo di offerta ma anche di speranza.
di Paola Severino
La Repubblica, 22 aprile 2025
Il racconto dell’ex Ministro della Giustizia: “Si inginocchiò sul pavimento, rifiutando anche un cuscino. Aveva due scarpe grosse da contadino, un simbolo di rinuncia al potere terreno”. Ricordo bene la sera in cui Papa Francesco venne eletto: mi trovavo in via Arenula in uno degli ultimi giorni del mio mandato di Ministro della Giustizia e attraverso lo schermo della televisione vidi comparire, insieme a milioni di altre persone, quella immagine così iconica del nuovo Papa che si affacciava al balcone e salutava la folla in quel suo modo semplice e profondo, cui ci saremmo negli anni abituati, ma che ci disse subito tante cose, anche attraverso quegli occhi brillanti il cui messaggio arrivava sincero e diretto. In quello stesso momento sentii il grande desiderio di accompagnare il Papa a fare una visita al carcere.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 22 aprile 2025
Gli avevano scritto l’ultima volta due mesi fa, il giorno in cui era stato ricoverato e cioè poco prima di partire a loro volta per Roma dove dovevano cantare per lui al Giubileo degli Artisti. E ora, pochi minuti dopo la notizia della morte di papa Francesco, i detenuti del reparto La Nave di San Vittore hanno scritto di nuovo. “Oggi è un giorno di sofferenza per noi”. Comincia così la lettera di Salvatore dal reparto La Nave di San Vittore. Scritta di getto, neanche un’ora dopo la notizia. Bisogna sapere che di solito nei giorni festivi non sono previste attività particolari per le persone detenute. C’è la messa, per chi ha il permesso di uscire dalla cella. Ma per il resto poco o niente, in genere la giornata si consuma giocando a carte o guardando la tv. E appunto perché l’ha visto improvvisamente scritto in tv, a metà mattina, anche al reparto la Nave di San Vittore c’è stato uno che l’ha gridato per primo: “È morto il Papa”. E da una cella all’altra il grido è rimbalzato: il Papa, il Papa.
di Elisa Sola
La Stampa, 22 aprile 2025
Rovasio, associazione Marco Pannella: “Manca un reparto psichiatrico per le donne, c’è solo per i maschi. Nessuna risposta dal Dap nonostante la nostra segnalazione”. Sta tutto il giorno, e anche la notte, rannicchiata sul lettino della sua cella. In silenzio. La testa rivolta verso il muro. Non dice una parola. La sua compagna di stanza, una detenuta che lavora per alcune ore, e che per il resto della giornata si prende cura di lei, dice: “Il problema non è se mangia o se beve. Perché quello lo fa. Il punto è che lei ha smesso di parlare. Si è chiusa completamente. Forse non ci riconosce nemmeno più”.
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