di Gianni Alemanno
Il Dubbio, 3 aprile 2025
Gianni Alemanno, detenuto a Rebibbia dal 31 dicembre 2024, continua a pubblicare sulla sua pagina Facebook le sue “lettere dal carcere”, restituendo momenti di solidarietà tra chi vive situazioni infernali. Chi ha vissuto un periodo della sua vita “dietro le sbarre” è testimone di un’esperienza difficilmente comunicabile a chi invece il carcere non l’ha mai conosciuto. Nelle celle si vive un’intensa esperienza comunitaria, con i forti connotati romantici ed emozionali propri di tutte le vicende comunitarie. Tra i compagni di cella si condivide tutto, dalle derrate alimentari ai lavori quotidiani, dalle emozioni ai ricordi.
di Claudio Bozza
Corriere della Sera, 3 aprile 2025
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno racconta via Facebook i suoi primi 90 giorni a Rebibbia: “Dormiamo in 6 su brande a castello. Ma la reclusione è un’intensa esperienza comunitaria: ecco perché è stupido sprecarla”. E dovrà passarci un altro anno. “Ogni attività del carcere è molto frequentata dalle persone detenute, certamente in cerca di modi per passare la giornata, ma anche molto attente a tutto quanto li può far sperare di avere una vita migliore durante e dopo la carcerazione. C’è voglia di partecipare, non di tutti, perché c’è anche chi si lascia andare e diventa un morto vivente. La reclusione è una intensa esperienza comunitaria: ecco perché è stupido sprecarla”. È uno dei passaggi più accorati del diario dal carcere di Gianni Alemanno.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Fino a quando non avrà concluso il congresso federale di sabato e domenica prossimi a Firenze e finché non avrà ottenuto la rielezione a segretario, Matteo Salvini non dà certezze. Ma uno spiraglio sul ddl Sicurezza ora c’è: usando bastone e carota, la premier Meloni è riuscita a convincere la Lega a deporre le armi ed accettare con qualche contentino le modifiche richieste dal Quirinale al provvedimento che in ogni caso dovrà necessariamente tornare alla Camera in terza lettura per via delle correzioni apportate in commissione Bilancio al Senato. Ma non a caso il testo, che il Carroccio avrebbe voluto vedere dritto in gazzetta ufficiale, arriverà invece in Aula a Palazzo Madama con tutta calma il 15 aprile.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 aprile 2025
Audito dalla Commissione sui reati d’odio di Liliana Segre il Ministro ammette: “Prevenire conta più che reprimere”. È una giornata da ricordare, per la giustizia del governo Meloni. Un passaggio che ridimensiona, almeno nelle affermazioni di principio, il dogma dei nuovi reati come scelta salvifica. Anche se Carlo Nordio, nel proprio intervento dinanzi alla “commissione Segre”, abbozza a un certo punto una difesa d’ufficio: “Siamo stati accusati di panpenalismo, eppure è vero che quando si presentano situazioni nuove esistono vuoti normativi che debbono essere colmati dalla tutela penale”. Discorso che sembra pagare dazio più alla diplomazia che alla sostanza. Anche perché Nordio, nella gran parte dell’audizione, dichiara apertamente che di fronte a cose che “ci esplodono in mano” - come l’aumento “esponenziale” della “delinquenza minorile” - serve davvero poco affidare ogni speranza alla pena: “Sarà interessante studiare e capire perché e percome queste cose avvengono, è illusorio e direi quasi utopistico che possano farlo in governo e il ministro. Sono episodi più grandi noi che devono essere studiati in modo approfondito”, dice appunto il guardasigilli a proposito di baby gang e omicidi commessi da “ragazzi di 15 anni”.
di Antonella Mariani
Avvenire, 3 aprile 2025
Il ddl presentato dal governo l’8 marzo è solo un primo passo. Le tragedie di questi giorni dimostrano che inasprire le pene non ha per forza un effetto deterrente e che serve una svolta culturale. Ci risiamo, dunque. Due giovani donne uccise nello spazio di poche ore. Due uomini che non riuscivano a tollerarne la libertà, le scelte, l’indipendenza. E la sensazione di avere le armi spuntate, di non essere riusciti a costruire percorsi educativi sufficienti a un mutamento culturale. È in questo solco, guarda caso, che è stata annunciata lo scorso 8 marzo l’intenzione di istituire il nuovo reato di femminicidio. Uno “spot per la Festa della donna” o “una svolta epocale”? Un “annuncio roboante” o un tentativo di produrre quel cambiamento? Le reazioni al disegno di legge presentato dal governo continuano ad essere agli antipodi ed è necessario metterle a tema oggi, purtroppo alla prova drammatica dei fatti.
di Alessandra Pigliaru
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Intervista a Cecilia D’Elia (Pd): “La violenza è strutturale, non si tratta di una emergenza. L’urgenza è la consapevolezza che dobbiamo avere della necessità di cambiare questa cultura alla radice”. “Sara Campanella e Ilaria Sula erano ragazze che possono essere definite “forti”, nel senso che seguivano il loro percorso di studio di vita. Erano giovanissime e c’è un tema enorme di violenza misogina e di incapacità di convivere con l’autonomia e la libertà delle donne cui si aggiunge un bisogno di controllo e possesso”. Non può nascondere il misto di dolore e la rabbia, Cecilia D’Elia, senatrice del Pd e da sempre impegnata nel contrasto alla violenza maschile.
di Martina Castigliani
Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2025
Le voci di chi fa prevenzione nelle università. Valeria Messina, psicologa del centro antiviolenza de la Sapienza: “Da noi arrivano studentesse molto giovani”. E “vengono da noi per capire se il controllo del telefono o la limitazione dei contatti è violenza”. Irene Pellizzone, delegata della Statale sulle questioni di genere: “Da noi è nato un osservatorio su richiesta degli studenti”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 3 aprile 2025
L’ex pm di Mani Pulite: “Servono competenze particolari”. Il primo consigliere sorteggiato replica: “Se servono per lottizzare incarichi, possiamo farne a meno”. “Come può un magistrato scelto con il sorteggio ricoprire l’incarico, che richiede competenze particolari, di componente del Consiglio superiore della magistratura?”, afferma Gherardo Colombo, ex pm di Mani pulite ed ora riconosciuto saggista. “Se le “competenze particolari” servono per pilotare le nomine e lottizzare gli incarichi possiamo farne anche a meno”, ha replicato il giudice Andrea Mirenda, attuale componente del Csm. Botta e risposta dunque questa settimana fra i due magistrati sul tema, sempre più incandescente, della riforma dell’Ordinamento giudiziario.
di Alberto Cisterna*
Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2025
Il 19 marzo scorso il Parlamento ha approvato il disegno di legge n. 2084 recante “Modifiche alla disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazione”. Il titolo della legge non deve trarre in inganno, perché - in materia di captazioni - la durata degli ascolti costituisce, come dire, l’asse principale della disciplina, l’essenza stessa dello strumento. Quindi, la riforma non si limita a regolare diversamente, per meglio dire restrittivamente, la sola durata delle intercettazioni, ma in modo più immediato ne condiziona l’efficacia come strumento di acquisizione della prova. A una minor durata corrisponde, ad avviso dei più, una restrizione della possibilità di pervenire alla scoperta di elementi di prova utili alle indagini.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 3 aprile 2025
Archiviato. Niente incompatibilità ambientale, secondo il plenum del Consiglio superiore della magistratura. Niente “foglio di via” per il magistrato sgradito alla destra. Stefano Musolino, il procuratore aggiunto antimafia di Reggio Calabria, già sotto scorta per minacce della ‘ndrangheta, nonché segretario generale di Magistratura democratica (la corrente di sinistra delle toghe) non ha leso la sua imparzialità né indipendenza, partecipando - lo scorso 19 ottobre, a Reggio - a quel dibattito in un centro sociale culturale in cui aveva espresso le sue pacate critiche all’impianto del ddl sicurezza: finendo, per questo motivo, sotto gli attacchi di esponenti della maggioranza e dei giornali di area governativa. Qualche giorno dopo, Musolino si era attirato altri attacchi per aver partecipato a un talk politico in tv, su La 7, in cui aveva detto che “non esiste un’imparzialità come condizione pre-data, come stato del magistrato: l’imparzialità è qualcosa verso cui si tende”.
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