di Guido Camera
Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2025
Non conta che la sospensione dei termini tra un grado di giudizio e l’altro sia stata poi abrogata. E il giudice può sospendere la patente più a lungo di quanto già deciso dal prefetto. Per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica la sospensione della prescrizione tra un grado e l’altro di giudizio introdotta dalla “riforma Orlando” (legge 103/2017), nonostante quest’ultima sia stata abrogata da “Spazzacorrotti” (legge n. 3/2019) e “riforma Cartabia” (legge 134/2021). Inoltre, in materia di guida in stato di ebbrezza, il giudice penale ben può comminare all’imputato la sanzione accessoria della sospensione della patente per un periodo superiore a quello irrogato dal Prefetto a titolo cautelare. In questo caso avrà diritto alla detrazione del “presofferto”, che dovrà essere effettuata in via esecutiva dal Prefetto medesimo una volta che si sarà formato il giudicato penale. È quanto ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 12550, depositata il 28 marzo.
di Franco Plataroti
La Stampa, 3 aprile 2025
Il ragazzo era schizofrenico ma era detenuto al Lorusso e Cutugno di Torino: “Non era sfrontato, non era sfacciato, era curioso e trattenuto, intimidito dalla vita, spaventato dalle tante domande senza risposta che ognuno di noi si pone”. Alvaro Fabricio Nunez Sanchez era un ragazzo con una grave forma di schizofrenia che un anno fa si è tolto la vita in carcere. Stamattina il suo istituto, il tecnico Sommeiller, lo ricorda con un incontro sul disagio mentale e il carcere rivolto ai ragazzi di quarta e quinta. Le parole di Franco Plataroti, il suo professore di storia, ad Alvaro.
di Federica Fant
Il Gazzettino, 3 aprile 2025
L’amministrazione comunale di Belluno rinnova il progetto “Detenuti per il sociale” ma, anche quest’anno, rischia di non aver alcun contributo lavorativo dai 115 detenuti del carcere di Baldenich. Il progetto prevede infatti la possibilità di impiegarli in lavori di pubblica utilità su base volontaria, ma in tutto il 2024 nessuno si è fatto avanti. Secondo il Comune la mancata adesione sarebbe dovuta al fatto che nessuno dei detenuti rispondeva alle caratteristiche d’idoneità previste per partecipare al progetto. Un lavoro di mesi quello che portò, un anno fa, l’assessorato al Sociale, Rapporti con le Associazioni, Politiche per la Famiglia del Comune di Belluno, a promuovere e sostenere questa prova di inclusione.
cagliaripad.it, 3 aprile 2025
A denunciare la situazione è stata Maria Grazia Caligaris dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” che sottolinea la mancanza di medici: “Per le prossime tre notti non ce ne sarà alcuno”. La situazione sanitaria nelle carceri sarde, in particolare a Uta, continua ad essere oggetto di grandi polemiche. A sottolineare i disagi è stata Maria Grazia Caligaris dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”. “Il sistema sanitario della Casa Circondariale di Cagliari-Uta con un sovraffollamento al 132,5% è agonizzante - spiega Caligaris - Assente il responsabile dell’area sanitaria, carenti le figure professionali, i servizi alle persone private della libertà sono totalmente inadeguati, nonostante gli sforzi e l’abnegazione dei pochi Medici e Infermieri in campo. Familiari e detenuti esprimono viva preoccupazione per la situazione”.
La Nuova Ferrara, 3 aprile 2025
Arriva la risposta alla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, preoccupata per la qualità della vita. Il ministro della Giustizia: “Posti calati da 120 a 80 a parità di volumi”. Il nuovo padiglione del carcere di via Arginone doveva inizialmente ospitare 120 detenuti, invece è stato ridotto a 80, “a parità di superfici e volumi occupati”. Questo perché, mette per iscritto il ministro Carlo Nordio, “è pensato come architettura per la riabilitazione sociale, ovvero come modello di sviluppo architettonico che, attraverso una diversa concezione e articolazione degli spazi e degli ambienti collocati in un contesto più vicino all’immagine di un quartiere che a quello di un carcere - possa favorire il passaggio ad un trattamento penitenziario con un’attitudine “responsabilizzante”, mirata alla riabilitazione alla vita civile”.
immediato.net, 3 aprile 2025
Il 4 aprile nella Sala Fedora del Teatro Giordano confronto tra magistrati, garanti e avvocati. Sarà firmato un protocollo. È di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo suicidio avvenuto nelle Carceri italiane. Stavolta, e non è la prima, è avvenuto nella Casa Circondariale di Foggia. Detta struttura, stando agli ultimi dati, risulta essere l’istituto tra quelli con il più alto tasso di sovraffollamento in Italia. È in tale preoccupante contesto che la Sezione Aiga di Foggia, unitamente ad Aiga Nazionale, all’Osservatorio Nazionale Aiga sulle Carceri ed al Coordinamento Aiga Puglia, ha deciso di organizzare, proprio a Foggia, un incontro per mettere a fuoco la situazione delle carceri pugliesi, con l’obiettivo da un lato di fornire una fotografia dell’attuale stato dell’arte e dall’altro di individuare le direzioni da intraprendere, concretamente, per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e di tutti coloro che operano all’interno delle strutture penitenziarie.
baritoday.it, 3 aprile 2025
Il giorno 4 aprile 2025 alle ore 15.00 presso l’Università “Bona Sforza’’ di Bari in viale Japigia 188, si terrà il convegno dal titolo “La Giustizia Riparativa come strumento giuridico e culturale: Applicazioni e prospettive” organizzato dal Centro Sperimentale Di Mediazione per la Giustizia Riparativa, progetto dell’Assessorato al Welfare del Comune di Bari in co-progettazione con la Cooperativa C.R.I.S.I. Il convegno verterà sui temi della filosofia e della pratica della mediazione e della Giustizia Riparativa, analizzando attraverso l’interconnessione disciplinare con il diritto, la cittadinanza, l’etica e la sociologia, la sua forza di strumento di crescita culturale.
di Titti Casiello
gamberorosso.it, 3 aprile 2025
Storia di Sofia, che ha trovato riscatto in carcere. “Sentivo il profumo del caffè, mi ha affascinato”. L’ex detenuta, oggi in regime di semilibertà, che in carcere ha imparato a lavorare i chicchi. “Ogni tanto nella mia cella arrivava un bell’odore di caffè. Mi riportava a un attimo di serenità, per me che ero abituata a sentire solo l’odore del ferro”. È così che Sofia (nome di fantasia), oggi in regime di semilibertà, ha saputo che nella casa circondariale femminile di Pozzuoli, dove era detenuta, c’era una torrefazione. “Non capivo da dove veniva, poi un giorno l’educatrice mi disse che erano Imma e Paola che avevano portato una torrefazione in carcere e chiesi di fare un colloquio con loro”.
di Sara D’Ascenzo
Corriere del Veneto, 3 aprile 2025
“Stava cercando di recuperare umanità. Ha aiutato una famiglia con problemi”. Il video inedito nel carcere di Padova e il progetto di una serie televisiva: “Era un uomo anziano di salute cagionevole che stava venendo a contatto veramente con sé stesso e non reggeva a questo impatto”. Un uomo cammina lentissimo vicino a due tavoli rovesciati. Indossa una camicia bianca nella quale sembra perdersi. I pochi capelli grigi rimasti incorniciano un viso provato. Lo sguardo è fisso nel vuoto. A un certo punto si accascia e cade. Quell’uomo è Donato Bilancia, il serial killer dei treni, giocatore di casinò, assassino di prostitute e di rivali al gioco, e prima ancora ladro di auto, di pistole e perfino, futilmente, di panettoni. E questa foto è un fermo immagine di un video, mai visto prima, che documenta l’attività del laboratorio di “Teatro e carcere” al quale Bilancia partecipò nel 2017, diretto dalla regista Cinzia Zanellato, responsabile del laboratorio dal 2004.
di Erica Manna
L’Espresso, 3 aprile 2025
Il traffico di persone cresce e usa sempre di più social e web per adescare vittime. Che sfrutta per lavoro o sesso. Un nuovo progetto tra cinque Paesi europei lo combatte e forma gli operatori. Usman dice di avere 24 anni. Quando entra nella sala d’aspetto dell’ambulatorio, in un vicolo del centro storico di Genova, è accompagnato da un adulto. La dottoressa gli chiede di seguirla nello studio, da solo, per poterlo visitare: Usman dice di sentirsi debole, ha la febbre. Quando lo ausculta, la dottoressa vede una serie di lividi sulla schiena, ma lui non ne vuole parlare. Dietro ai suoi silenzi c’è una storia di tratta e di abusi. Usman, in realtà, ha 17 anni. È fuggito dalla Siria con l’aiuto di un amico del padre, che a sua volta lo ha affidato ad altri conoscenti fino all’arrivo in Italia. Usman non ha documenti e a Genova è stato affidato a Iqbal, un uomo che lo costringe a lavorare 12 ore al giorno e abusa di lui. Ma per arrivare a questa verità bisogna riuscire a porre le domande giuste: perché un approccio troppo diretto o una frase lapidaria possono chiudere ogni spiraglio.
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