Corriere del Mezzogiorno, 29 maggio 2026
Con il regista napoletano anche Paul Cocian, vera colonna della Compagnia della Fortezza. C’è un cortocircuito potente nel fatto che lo spettacolo Fame tratto dal romanzo di Knut Hamsun abbia preso vita dentro un carcere. Non solo perché il lavoro del premio Nobel norvegese racconta una prigionia interiore fatta di miseria e smarrimento. Ma anche perché Armando Punzo, leone d’oro alla carriera nel 2023 alla Biennale teatro di Venezia, ha scelto di portare questa storia proprio là dove il confine tra reclusione e libertà si fa più drammaticamente visibile.
di Chiara Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 29 maggio 2026
È stato il Gs Excelsior ad aggiudicarsi la seconda edizione di “In&out. Un calcio al passato”, il torneo di calcio a sette che si è svolto ieri al centro sportivo di San Giacomo. Sei le squadre in campo: oltre all’Excelsior, quella dei detenuti, degli operatori penitenziari, degli avvocati (che si sono giocati la finale), dei dipendenti comunali e, per la prima volta, dei magistrati (tra i penalisti bolzanini erano presenti Giulia Rossi e Walter Pelino). Un torneo all’insegna dei valori del fairplay e dello sport, “la leva migliore - sottolinea Giovangiuseppe Monti, direttore della casa circondariale di Bolzano - dal punto di vista della rieducazione. Un modo per sensibilizzare al rispetto delle regole e a valori come quelli della condivisione e del rispetto per l’altro, ma anche uno stimolo, per chi non è potuto essere presente oggi, per orientare il proprio comportamento nella giusta direzione, per partecipare alla prossima edizione”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 maggio 2026
Dario Doshin Girolami, “Buddha dentro. Insegnamenti per chi si sente prigioniero”, edito da Ubiliber. La lunga esperienza con i detenuti nei penitenziari di San Quentin, California, e Rebibbia, a Roma. Lo zen e l’arte di sopravvivere al carcere. Si potrebbe sintetizzare così, concettualmente, la ventennale esperienza di Dario Doshin Girolami come insegnante di meditazione buddista all’interno dei penitenziari di San Quentin, in California, e di Rebibbia a Roma. Ma l’abate del tempio romano Zen L’arco - Zenmon Ji ci avverte fin dalle prime pagine del suo ultimo libro Buddha dentro. Insegnamenti per chi si sente prigioniero, appena pubblicato da Ubiliber, la casa editrice dell’Unione Buddhista Italiana (pp. 219, euro 12), che il percorso nato all’interno delle alte mura di cinta può essere fecondamente esportato all’esterno, tra gli individui cosiddetti liberi. Perché “in qualche modo siamo tutti detenuti”, scrive, “siamo tutti prigionieri di rabbia, odio e illusione”. Dunque, più correttamente, è il caso di parlare di zen - nella tradizione Soto, giapponese - e l’arte di illuminare la propria buia prigione.
di Franco Corleone
L’Espresso, 29 maggio 2026
Contro la retorica della sicurezza ci sono i numeri. Che non dicono però di cosa ha bisogno il Paese. L’uccisione a Taranto di Bakari Sako, giovane del Mali lavoratore regolare, bracciante, aggredito con coltellate e calci e pugni, da una banda di minorenni ha turbato le coscienze per la concretizzazione fisica del razzismo. Questo e altri fatti accaduti in luoghi d’Italia diversi, al Nord, al Centro e al Sud, rafforzano la convinzione che la violenza sia fuori controllo e che la sicurezza vada esaltata con la repressione. Ma la realtà è davvero questa?
di Angelo Palmieri
Il Domani, 29 maggio 2026
Nel 2024 gli accessi in pronto soccorso per ragioni psichiatriche sono stati oltre 636 mila, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente; i TSO sono stati 4.586. Sono numeri che raccontano un sistema costretto a inseguire il dopo perché non riesce a presidiare il prima. Il disagio psichico cresce mentre il sistema pubblico continua a intervenire quasi soltanto nell’emergenza. I numeri del 2024 mostrano una distanza drammatica tra bisogno reale e accesso alla cura. Secondo i dati 2024 del Ministero della Salute, gli utenti psichiatrici seguiti dai servizi pubblici specialistici sono circa 845 mila, pari appena all’1,7% della popolazione adulta. Il bisogno stimato, però, riguarda una platea molto più ampia: circa il 15,7%. In questo scarto non c’è soltanto una carenza sanitaria. C’è una frattura sociale: una domanda di cura che resta in larga parte senza accesso, senza continuità, senza riconoscimento.
di Pino Pisicchio
Il Domani, 29 maggio 2026
Piaccia o non piaccia agli aedi del sovranismo, l’identità italiana, paradossalmente, si salverebbe solo con i nuovi italiani di origine transnazionale. Una questione che va ben oltre il problema della cittadinanza e che necessiterebbe di un intervento organico per promuovere processi d’integrazione. Provate a pensare se quella tragica storia della tentata - e in parte, purtroppo, anche riuscita - strage di pacifici cittadini a passeggio sul corso di Modena fosse accaduta, invece che un sabato pomeriggio qualunque, il sabato di una vigilia elettorale, una manciata d’ore prima dell’apertura delle urne.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 29 maggio 2026
La proposta passa alla camera, dove si vota la relazione sulle politiche Ue. Se n’è accorta Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi Sinistra: la maggioranza vuole disinnescare le sanzioni dell’Unione europea per chi non rispetta lo stato di diritto, considerandole “discrezionali”. Ieri la camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla relazione della commissione politiche Ue sul programma di lavoro della Commissione europea e sulla relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Ue per il 2026. Scorrendo il testo, si scopre che alle premesse, al punto 13 che parla dell’erogazione delle risorse finanziarie Ue, la destra sostiene che “è necessario vigilare affinché i meccanismi di condizionalità siano ancorate a criteri oggettivi e misurabili e non a criteri politicamente sensibili e discrezionali”.
di Davide Varì
Il Dubbio, 29 maggio 2026
Pubblichiamo di seguito un estratto del “Rapporto Italia 2026” diffuso ieri dall’Eurispes. Al capitolo: “Il diritto internazionale sotto stress: selettività, impunità e crisi della legalità globale”.. In materia di violazioni del diritto internazionale, ciò che distingue la fase attuale dalle epoche precedenti non è solo la violazione delle norme in sé ma la frequenza, l’intensità e la simultaneità delle crisi, e soprattutto il fatto che siano le potenze che ne erano state le principali garanti a minarne le fondamenta. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha rappresentato il momento di frattura più netto: per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza ha violato apertamente il divieto di uso della forza contro l’integrità territoriale di un altro Stato. La risposta della comunità internazionale è rimasta essenzialmente sul piano della dichiarazione di princìpi. La guerra è proseguita e prosegue, confermando lo scarto abissale tra l’obbligatorietà formale delle pronunce internazionali e la loro capacità effettiva di incidere sul comportamento di una grande potenza.
di Maria Piera Ceci
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2026
“A 11 anni mi facevo le canne. Da lì a cominciare a spacciare il passo è stato breve” racconta Ibra, 23 anni, detenuto del carcere Due Palazzi di Padova e redattore della rivista Ristretti Orizzonti. Così come Mirko che confessa: “Avevo tanta paura e solo ora riesco a dirlo. Bisogna insegnare ai ragazzi a dire che hanno paura”. Sono due delle testimonianze emerse nel corso della giornata nazionale di studi dal titolo “Punire i giovani”, che si è tenuta il 22 maggio alla casa di reclusione di Padova. Una giornata per chiedersi chi sono i giovani che finiscono in uno dei 17 istituti penali per i minorenni (Ipm) o in carcere, ma soprattutto quali sono i percorsi che li portano a commettere reati e come agire per evitarlo, andando oltre gli strumenti repressivi.
di Angela Stella
L’Unità, 28 maggio 2026
Giachetti (IV): “Numeri che fanno paura”. Via Arenula: “Nelle carceri 793 nuovi posti nel primo trimestre del 2026”, ma dall’insediamento del governo i reclusi sono aumentati di oltre 8.000 unità. In tre anni sono state accolte oltre 17mila istanze presentate ex articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario a favore di detenuti che hanno subìto trattamenti inumani e degradanti in violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”). Il quadro è emerso nella risposta ad un’interrogazione presentata dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti in commissione Giustizia della Camera. In particolare: “Nel 2023, si registrano 9574 istanze, con 4731 accoglimenti e 1143 rigetti; nel 2024, si registrano 11440 istanze, con 5837 accoglimenti e 1829 rigetti; nel 2025, si registrano 11900 istanze, con 6539 accoglimenti e 1704 rigetti”. Per il parlamentare renziano “sono numeri che fanno paura” e sono in aumento negli anni.
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