di Ludovica Brognoli
Corriere di Bologna, 6 marzo 2026
Cinquecento volumi per inaugurare la nuova biblioteca dell’Istituto penale per minori Pietro Siciliani di Bologna. Con l’obiettivo di offrire ai ragazzi “uno strumento di riscatto sociale e di libertà, permettendo anche ai cittadini di sentirsi parte dell’iniziativa, con la donazione dei libri”. Così il direttore del centro per la giustizia minorile Emilia-Romagna e Marche, Lorenzo Roccaro, ha spiegato il senso del progetto “Letti in flagranza”, realizzato da Coop Alleanza 3.0 e Librerie Coop. Stilata una selezione di libri: dal 7 marzo fino al 23 aprile circa, nei cinque punti Librerie Coop della città, i volumi potranno essere acquistati, con il 5% di sconto, e donati alla biblioteca.
abruzzoweb.it, 6 marzo 2026
“Oggi, grazie alla generosità di un donatore che ha scelto di restare anonimo, è stato consegnato un tapis roulant alla Casa Circondariale di San Donato. Un piccolo segno di attenzione che contribuisce a migliorare la quotidianità delle persone detenute e a rendere più dignitosa la vita all’interno dell’istituto”. Così, in una nota, la garante dei detenuti d’Abruzzo, Monia Scalera. “A questo donatore va il mio più sincero ringraziamento, insieme alla gratitudine verso tutte le persone che, spesso lontano dai riflettori, compiono spontaneamente gesti di solidarietà.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 6 marzo 2026
Solo portando i microfoni in un’aula di tribunale si può capire come viene amministrata la giustizia. Ascolto gli appelli che da più voci si rivolgono dai microfoni di Radio Radicale per la salvezza di questa cosa unica, che è impreciso o forse riduttivo o forse proprio sbagliato definire “una voce” dell’informazione libera - come se vi fossero altre voci, a quella speculari o in qualche modo sinergiche. Non esiste nulla di assimilabile. Radio Radicale è stata - ed è ancora - una università popolare del Diritto costituzionale e della Democrazia, come lo è stato il Partito Radicale di Marco Pannella. Molto più di una università, se si pensa alla qualità media del sapere accademico odierno e al suo conformismo.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 6 marzo 2026
L’Italia di fronte alle nuove povertà: ripartire da lavoro, welfare e crescita. Il caso dei rider e del food delivery è la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e preoccupante. Si stima infatti che il 10% degli occupati italiani (più di 2 milioni di persone) sia a rischio povertà. Percentuale che sale al 15,6% tra gli operai e assimilati. Il sintomo va preso sul serio. Da anni ormai, l’Italia sta scivolando lungo un piano inclinato. Ai 5,7 milioni di individui (il 9,8% dei residenti) che l’Istat classifica in povertà assoluta, va aggiunto - secondo i dati presentati dall’ultimo rapporto dell’Alleanza contro la povertà - l’8,2% di famiglie che vivono appena sopra la soglia critica, in una condizione definita di “quasi-povertà”. Nel complesso, circa una famiglia su cinque si trova oggi in una situazione di difficoltà economica.
di Associazione Diritti alla Follia
Ristretti Orizzonti, 6 marzo 2026
La norma sul trattamento sanitario obbligatorio non prevede l’assistenza di un avvocato nel procedimento di convalida. L’associazione Diritti alla Follia accoglie con grande interesse l’ordinanza con cui il Tribunale di Firenze ha rimesso alla Corte costituzionale una questione di legittimità riguardante la disciplina del trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Con ordinanza del 29 dicembre 2025, il Tribunale di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del Servizio sanitario nazionale), nella parte in cui non garantisce adeguatamente il diritto alla difesa della persona sottoposta a TSO. Il giudizio davanti alla Corte costituzionale è stato quindi formalmente aperto. L’atto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1ª Serie speciale - Corte costituzionale n. 9 del 4 marzo 2026.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 6 marzo 2026
Il rapporto di Unsmil e Ohchr documenta “violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani e abusi nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, che rimangono impuniti”: “una realtà brutale e normalizzata”, di cui l’Ue è direttamente responsabile. E con essa l’Italia. A febbraio 2026 la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) hanno pubblicato un accurato e coraggioso rapporto dal titolo quanto mai significativo ovvero “As Usal” che evidenzia come “in Libia persistono violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani e abusi nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, che rimangono impuniti.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 6 marzo 2026
Gli Usa non possono tollerare un Iran alleato di Cina e Russia. E per l’Europa finiscono gli ideali di Ventotene. Questa volta, almeno, ci vengono risparmiate le ideologie sulla “guerra di liberazione”. Certo possiamo trovarne ancora qualche cantore, ma solo tra i vassalli dei Trump e dei Netanyahu, i quali, come non si sognano più di perdere il proprio tempo discutendo alle Nazioni Unite o con gli “alleati” europei, così si mostrano interessati alla liberazione del popolo iraniano da decenni di despotismo teocratico quanto all’insediamento di una Repubblica di incorruttibili in Venezuela. Credo che anche la questione del nucleare rimanga in realtà del tutto in secondo piano.
di Domenico Quirico
La Stampa, 6 marzo 2026
Iraniani, libanesi e gli altri caduti nei conflitti di cui non conosciamo i nomi. Così le guerre rivelano la loro infamia e continuano senza il peso della pietà. Ho visto, purtroppo, molte persone morire in guerra: civili, soldati, guerriglieri, buoni e cattivi, fanatici e idealisti, innocenti e assassini, donne, bambini. Quando era possibile ho sempre tentato di sapere il nome degli uccisi, per fissarli pietosamente sul mio taccuino. Strana abitudine in un mondo, quello dei conflitti, dove è solo il caso a decidere chi deve morire. Molti sorridevano a questa pratica: “Che te ne fai dei nomi? Che cosa raccontano di loro? Niente! Li metti tutti nell’articolo? Una rigatteria burocratica come al cimitero o all’obitorio. Ai lettori non importa nulla di un somalo o di un siriano”.
di Federica Angeli
La Repubblica, 5 marzo 2026
La metà circa dei decessi è avvenuta per cause naturali, tre sono stati accidentali, mentre per cinquanta reclusi, circa il 20% del totale, le cause non sono ancora state accertate. Nel 2025 le carceri italiane continuano a fare i conti con un aumento della popolazione detenuta e con un numero crescente di decessi. A fotografare la situazione è il nuovo report sui morti in carcere pubblicato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Il documento evidenzia come negli ultimi anni il sistema penitenziario sia stato sottoposto a una pressione sempre maggiore, con più persone recluse e, di conseguenza, più morti registrate all’interno degli istituti.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 marzo 2026
Nel 2025 sono morti, per cause varie, 254 detenuti nelle carceri italiane, in aumento rispetto all’anno precedente (246). È un dato, questo, pubblicato ieri in un report dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), su cui sono tutti d’accordo. Ciò che distingue invece le statistiche ufficiali da quelle elaborate da associazioni indipendenti come Ristretti Orizzonti, è il computo dei suicidi e delle morti catalogate come per “altre cause”. Secondo l’ufficio del Gnpl - di cui si attende la Relazione al Parlamento, “pronta”, stando alle dichiarazioni dello stesso presidente Turrini Vita, ma ancora non inviata alle Camere dove l’ultima depositata rimane quella redatta da Palma nel 2023 - “nel 2025, il Dap ha registrato un totale di 254 decessi, tra cui 76 suicidi (29,92% sul totale); 125 decessi per cause naturali (49,21%); 50 decessi per cause da accertare (19,69%); 3 decessi accidentali (1,18%)”. Nello specifico i morti per “cause da accertare” sono “saliti da 15 del 2024 ai 50 del 2025”. In un contesto in cui “la presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, un incremento del 16,9%”.
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